giovedì 16 dicembre 2010

Il furore epistolare di Bondi «Cari compagni, non sfiduciatemi»




Appello del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi al Pd per il ritiro della mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti, presentata a Montecitorio e presto all'ordine del giorno di quell'assemblea dove la maggioranza è appesa a tre voti.
Siccome riconosco ancora nei principali leader della sinistra e in particolare a Bersani, Veltroni e Fassino - scrive Bondi in una lettera aperta al Pd dal titolo

'Cari compagni vi spiego perchè non dovreste sfiduciarmi- un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare cosi' spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un'onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete".

Bondi sottolinea come la sua gestione dei Beni Culturali si vuole caratterizzare come espressione della "volonta' di gettare dei ponti di collaborazione sul fronte della cultura, il piu' delicato e generatore di conflitti" e a fronte di un "clima pregiudizialmente ostile alla mia peronsa". Nè manca di ricordare la sua formazione politica all'interno del partito comunista e la decisione del salto successivo con Forza Italia "per la consapevolezza dell'impossibilita' di una evoluzione socialdemocratica del Pci", con successivo sovrapiù di acredine della sinistra nei suoi confronti. Tutto questo pero' - domanda Bondi- giustifica una mozione di sfiducia individuale nei miei confronti? Qual e' la ragione per cui la presentate? I crolli avvenuti a Pompei? Non posso crederci. Sapete bene che altri crolli sono avvenuti nel passato, e probabilmente avverranno anche nel futuro, senza che a nessuno passi per la testa di chiedere le dimissioni del Ministro pro tempore alla cultura".


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