mercoledì 26 gennaio 2011

A Milano arriva il cohousing, il nuovo modo di vivere in comunità. - di Eleonora Bianchini.


Il capoluogo lombardo è la prima città in cui sbarca la modalità abitativa volta a condividere spazi e servizi pur mantenendo la propria abitazione privata: dall'orto collettivo alla baby sitter in comune fino al car sharing

Pannelli fotovoltaici per risparmiare sulle bollette di luce e gas, banca del tempo per garantirsi la baby sitter gratis e palestra con bagno turco inclusi nel prezzo d’acquisto dell’immobile. Ma anche un orto per far crescere le verdure bio, la possibilità di organizzarsi con il car sharing e soprattutto la certezza di potersi fidare dei propri vicini di casa. Tutto questo e molto di più è il cohousing, la modalità abitativa volta a condividere spazi e servizi pur mantenendo la propria abitazione privata. In Italia, sebbene sia ancora agli albori, èCohousing.it la community che ha l’ha tradotta in realtà. Nata a Milano, attraverso la società di servizi Cohousing Ventures, ha curato i nuclei abitativi partecipati di Urban Village Bovisa 01e Cosycoh in città, e TerraCielo, complesso di 60 appartamenti a Rodano, pronto per l’estate 2011.

A differenza delle imprese immobiliari non chiede una percentuale sulla vendita, ma il pagamento di una quota associativa (2.500 euro per l’acquisto, 500 per l’affitto) per retribuire gli stipendi di impiegati e psicologi che seguono gli acquirenti dalla prima riunione di programmazione partecipata. E’ l’unica impresa italiana, per ora, che prima presenta il progetto di cohousing e poi raccoglie le adesioni. Il contrario di quanto fanno i gruppi spontanei, nuclei di famiglie che si conoscono ma che raramente arrivano all’obiettivo. “Dalla presentazione alle chiavi in mano passano circa due anni”, spiega Nadia Simionato di Cohousing.it. “Chi è interessato ci contatta via web e con la newsletter teniamo aggiornati sulle abitazioni in vendita o in affitto”. E le adesioni negli ultimi anni sono in aumento. “Nel 2006 abbiamo lanciato una ricerca su Internet, da cui è emerso che le esigenze di socialità e le buone pratiche della convivenza oggi sono prioritarie. In 3 settimane oltre 3500 persone hanno manifestato interesse per il cohousing”.

Un boom che riproduce modelli collaborativi del passato, attraverso la relazione con il vicino di casa con cui oggi, specie nelle grandi città, non si interagisce. “I più resistenti al cohousing sono gli over 50, che hanno già una vita stabile, figli adolescenti e non sono disposti a cambiare quartiere”, prosegue Simionato. “Le giovani coppie e i single invece cercano un grado maggiore di interazione da cui possono ricavare beneficio: tra i residenti qualcuno è disposto a fare da babysitter o a gestire un piccolo asilo nido interno e per ripagare il servizio, ad esempio, ci si organizza per fare la spesa”.

E i vantaggi della vita comune portano anche a risparmi importanti: “Nel nuovo complesso di Rodano saranno costruite anche sauna e palestra e i residenti risparmieranno sull’abbonamento. Potranno disporre di un’area verde da coltivare e per 20 anni, grazie ai pannelli fotovoltaici, dovranno pagare solo la bolletta elettrica”, aggiunge Michele Bonelli di Cohousing Ventures. “Visto che tutti si conoscono e si fidano reciprocamente non sarà necessario chiudere la porta di casa. Di solito per andare al lavoro si organizzano spontaneamente con il car-sharing e aderiscono ai gas (gruppi di acquisto solidale, ndr) per comprare biologico e accorciare la filiera distributiva”. Una vita basata su etica e sostenibilità che anche l’imprenditore che avanza il progetto deve condividere visto che non sposa la speculazione. “Le proposte che arrivano dai privati o dalle aziende sono numerose”, puntualizza Bonelli, “perché l’idea del cohousing risponde a un bisogno di fare comunità che sul mercato oggi ha più possibilità di incontrare acquirenti”.

Tuttavia i committenti possono anche essere amministrazioni pubbliche. Ma gli ostacoli sono tanti: “Alcune si sono ispirate a noi per modelli di social housing, quello che un tempo erano le ‘case popolari’ – prosegue Bonelli – Ci chiedono assistenza per progetti che prima o poi partiranno. Al momento a bloccare l’avvio sono i cavilli burocratici. E anche i grandi speculatori, dal Gruppo Ligresti al comparto edile coinvolto nell’Expo 2015, godono di un mondo di relazioni a cui non abbiamo accesso”.

E il cohousing, nonostante le economie di scala, non è sostenibile per tutti: “Qui a Rodano costa 3000 euro al metro quadro – sottolinea Bonelli – anche se i pannelli solari permettono di risparmiare 1000 euro l’anno di riscaldamento per un appartamento di 100 mq”.

Ma la strada è ancora lunga: “Il nostro sogno”, conclude, “è fare accedere i giovani e creare abitazioni in affitto con l’opzione di riscatto. Proprio come se fosse un mutuo sociale”.


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