domenica 19 giugno 2011

L’attesa. - di Tommaso Labate

FUOCO AMICO. Il Cavaliere affronterà la gimkana della prossima settimana con un tarlo. Che la vagonata di carte sulla P4 sia riconducibile allo scontro col ministero dell’Economia. «Gianni è un galantuomo», dice di Letta. «Sono preoccupato per la sentenza milionaria», aggiunge. Appello di Napolitano alla politica: «Le divisioni non impediscano di operare insieme».

Niente «poteri forti», nessuna «toga rossa», nemmeno un piccolo accenno alle vecchie inchieste di Henry John Woodcock. Stavolta, il solito “campionario” a cui Silvio Berlusconi attinge quando le indagini della magistratura sfiorano il suo governo è rimasto nel cassetto. Perché? Semplice. Il Cavaliere è convinto che «stavolta si tratta di fuoco amico».

L'ostinazione del Cavaliere è nota. Quando si convince di una teoria, come nella sua cerchia ristretta sanno perfettamente, «poi è difficile fargli cambiare idea». Stavolta s’è convinto che la vagonata di carte che arrivano da Napoli su Bisignani e compagnia - «tra l’altro a pochi giorni dalla sconfitta delle amministrative e dal referendum» - abbia a che fare con le dinamiche interne all’esecutivo. Ed è un pensiero, questo, che lo accompagnerà durante tutti i gironi infernali che sarà costretto ad affrontare da domani alle prossime settimane. Dalla manifestazione leghista di Pontida, su cui continua a ostentare sicurezza («Non sono affatto preoccupato, perché l’asse con Bossi è forte ed assolutamente saldo», è il pensiero consegnato alla deputata Micaela Biancofiore). Alla sentenza del tribunale sul Lodo Mondadori, da cui dipende l’esborso di centinaia di milioni di euro da restituire a Carlo De Benedetti e al fisco, che invece continua a rendergli insonni le notti («Dove li prendo tutti quei soldi?»). Passando, ovviamente, per la verifica sulla nuova maggioranza dopo l’ingresso dei Responsabili.
Sull’inchiesta di Napoli, però, ogni singolo passo mediatico viene calibrato mille volte. E non solo perché il coinvolgimento di una persona con la prudenza istituzionale di Gianni Letta mal si sposa con il solito fuoco di fila dei falchi. Né perché, stavolta, un ruolo da prim’attore sembra svolgerlo un ex magistrato, il deputato pidiellino Alfonso Papa. Quanto perché il Cavaliere, come nella sua cerchia ristretta sostengono da quarantott’ore, è convinto che siano «colpi che arrivano dal fuoco amico».
Nel suo giro di spin doctor, infatti, c’è chi lega l’uscita delle “carte” su Bisignani alla sfida in corso tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia guidato da Giulio Tremonti. Sembra una teoria oltre il limite della “follia” politico-mediatica, ma tant’è. Un berlusconiano di rango parte dalla notizia di una lite (ufficialmente smentita) tra «Silvio» e «Giulietto», raccontata più di una settimana fa da Franco Bechis di Libero.
Stando al racconto di Bechis, durante l’incontro di Arcore con Tremonti e lo stato maggiore leghista, il Cavaliere e il ministro dell’Economia sarebbero arrivati oltre il limite dei canonici “ferri corti”. «Tu mi hai fatto spiare! Hai messo i servizi segreti alle mie calcagna», è l’accusa che - secondo il giornalista di Libero - l’ultimo successore di Quintino Sella avrebbe rivolto al Cavaliere. Che, rispondendogli, non sarebbe andato oltre un cauto «ma che stai dicendo, Giulio?».
Pochi giorni dopo quelle accuse (poi smentite) di «spionaggio», Bisignani sarebbe finito in galera e il nome di Letta su tutte le pagine dei quotidiani. Con accuse, per il primo, che spaziano dall’associazione a delinquere alla violazione di segreto istruttorio. «Tutto per mano della Guardia di Finanza», sibilano alcuni spin doctor del Cavaliere dando voce ai pensieri del Capo.
Sembrano cronache da Marte. Pensieri sconnessi di chi sente di trovarsi, al di là delle carte dell’inchiesta di Napoli, sul punto di imboccare un vicolo cieco.
«Sull’inchiesta P4 sono serenissimo. È un’indagine sul nulla. Letta è un galantuomo, un servitore delle istituzioni», ha detto Berlusconi alla Biancofiore. «Per me, una delle cose più tristi e umilianti è dover andare in tribunale da imputato», ha riferito - sempre stando alla medesima fonte - il premier, che prepara il suo ritorno in Aula al processo Mills.
Nell’attesa di una domenica che darà il «la» a una settimana incandescente, il Cavaliere ha passato una giornata al telefono. Ha parlato col primo ministro greco George Papandreu, a cui ha garantito l’impegno dell’Italia sulla stabilità dell’euro. Ha parlato con presidente francese Nicolas Sarkozy, con cui s’è soffermato sulla Bce. E ha parlato inoltre, sempre al telefono, con una sala ormai vuota. Quella che a Campora San Giovanni aveva appena finito di ospitare un convegno della Fondazione John Motta. Il Tg3 ha mostrato le immagini di pochi tecnici e organizzatori dell’evento, unici “ascoltatori” di un collegamento telefonico stabilito «quando i ragazzi erano già al buffet» (lo ha spiegato il leader dei Repubblicani Francesco Nucara all’agenzia Tm-news).
Tutto questo mentre il presidente della Repubblica ha lanciato un altro appello alla politica. «L’essenziale è che la divisione non ci impedisca di operare insieme per costruire insieme e di fare dell’Italia una protagonista anche del secolo così difficile che si è aperto».



Nessun commento:

Posta un commento