venerdì 10 giugno 2011

Solo fumo. - di Alessandro De Angelis


Disinformazia. Berlusconi nega l’evidenza: «Nessun contrasto con Tremonti e Bossi. Riforma del fisco entro l’estate». Ma l’accordo su manovra e aliquote non c’è.

«Con Bossi e Tremonti siamo d’accordo: il governo varerà la legge delega sulla riforma del fisco prima dell’estate». Silvio Berlusconi, al termine del consiglio dei ministri, piomba in sala stampa per annunciare che la quadratura sul fisco è stata trovata, che non ci sono contrasti con «Giulio».
È colpa della solita stampa se si parla di duelli epici all’interno del governo: «I giornali - ringhia il premier - fanno disinformazione. Io nemmeno li leggo più».
L’obiettivo è alzare una cortina fumogena sullo scontro durissimo tra palazzo Chigi e Tesoro. E l’obiettivo, neanche tanto dissimulato, è far vedere che almeno in apparenza le resistenze di Tremonti sulla riforma fiscale sono state piegate. Ecco l’annuncio sulla legge delega. Ecco che il Cavaliere, in versione rassicurante, quasi minimizza sulla manovra di lacrime e sangue da varare entro qualche mese: «Prima dell’estate interverremo con un’opera di manutenzione del bilancio, che sarà di qualche miliardo, probabilmente intorno ai 3 miliardi». Dall’emergenza alla manutenzione. Miele anche per il futuro: «Negli anni a venire, provvederemo sempre con gli stessi interventi già prodotti negli anni passati». Snocciola numeri, il Cavaliere, per dimostrare che non c’è ragione di dipingere quadri a tinte fosche: «Non si tratta di nulla di preoccupante, state tranquilli». Un quadro che renderebbe possibile una legge delega che impegna il governo a riformare il fisco, entro la fine della legislatura. Il che rappresenta un segnale a quel mondo che ha scelto di punire nelle urne il governo. Ma anche un modo per mostrare che il governo ha una missione da compiere, al di là della necessaria e banale sopravvivenza.
Un fiume di dichiarazioni ottimistiche. Per confondere, prendere tempo, superare le varie nottate che si annunciano già affollate di incubi. Come il referendum, visto che secondo gli ultimi sondaggi il quorum è davvero a un soffio. Come la verifica, visto che ogni giorno porta guai. L’ultimo, l’annuncio di Miccichè: formerà gruppi autonomi, in funzione anti-Lega. E non è un caso che il premier si è limitato a tirarsi fuori dalla prima tenzone («Io non andrò a votare»). E ha mostrato una calma olimpica sul passaggio parlamentare: «Non crediamo ci sarà il voto di fiducia. Napolitano nella sua lettera parlava solo di verifica ma nel caso ci fosse il voto di fiducia non abbiamo timore di nulla. Andremo avanti fino al 2013». I due appuntamenti potrebbero trasformarsi in due scosse fatali. Tali da far saltare la convergenza degli equivoci che si è stabilita ieri con Tremonti.
Già, una convergenza degli equivoci. Perché Berlusconi, con l’annuncio sul fisco, ha buttato la palla avanti, poi si vedrà. Il superministro invece ha incassato l’impegno sulla linea del rigore. E c’è un motivo se i duellanti, rientrati nei rispettivi quartier generali dopo il consiglio dei ministri hanno commentato con le stesse parole l’esito della giornata. Queste: «Ho vinto io». L’accordo non c’è, l’equivoco sì. E la distanza tra i due si è manifestata, per l’ennesima volta, nel faccia a faccia che ha preceduto la riunione di governo. Teso, come nei giorni scorsi. Pure sull’operazione risanamento. Berlusconi pensa a uno schema in due tempi, prima una manovrina per il 2011, e il resto spalmato con una manovrona. Il titolare del Tesoro vuole, da subito, un segnale forte per Europa e mercati: una manovrona senza se e senza ma.
Su queste premesse, il capitolo fisco è carico di incognite: «La legge delega - dice un ministro azzurro - va ancora scritta, Tremonti non ci ha fatto vedere un solo numero, non ci crede né ci ha messo la testa. Ammesso poi che si faccia ci sono due anni per i decreti attuativi. Se ne parlerà seriamente dopo la fiducia». Epperò il Cavaliere è convinto che l’assedio è iniziato e che prima o poi «Giulio» sarà costretto a mollare. È vero: è un cavallo di razza, l’unico che riesce davvero a resistere. I suoi mondi che contano, poi, si sono messi in movimento. E pure i suoi estimatori parlamentari se il Terzo polo ha fatto ben capire, fiutata l’aria in vista della verifica, che un governo Tremonti lo sosterrebbe da subito. Insomma costringerlo alle dimissioni come nel 2004 è impossibile. Per piegarlo Berlusconi confida nella tenaglia di Bossi. Sta pensando a come stringerla. I ben informati a palazzo Chigi raccontano che nelle pieghe dei bilanci, il premier ha a disposizione un tesoretto di una decina di miliardi. Per spenderli non serve l’esame del Tesoro. Ebbene l’idea è di usarli per consentire a Bossi di fare un annuncio, a Pontida, di una qualche misura a favore delle imprese, che parli a una base sul punto della rivolta.


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