lunedì 28 novembre 2011

Asilo Mariuccia, zero soldi e comunità chiuse. Ma gli uomini di Cl ci guadagnano lo stesso. - di Luigi Franco






Nel 2010 il Cda ottiene da Regione Lombardia 600mila euro. Contemporaneamente sborsa la stessa cifra per ristrutturare la sede di una sua ex comunità poi affittata alla Esae, fondazione dello stesso presidente del Mariuccia Valter Izzo.


Le comunità dell’Asilo Mariuccia chiudono una dopo l’altra. I soldi della storica istituzione milanese per l’assistenza ai minori sono sempre meno. Eppure gli uomini legati a Comunione e liberazione che la gestiscono riescono a fare i loro interessi. Grazie anche ai finanziamenti pubblici. Il consiglio di amministrazione, nominato da Regione Lombardia e Comune di Milano, ha infatti ottenuto nel 2010 un finanziamento straordinario di 600mila euro dalla giunta lombarda. E nello stesso periodo ha sborsato una cifra analoga per ristrutturare un edificio a Milano. Dove prima c’erano adolescenti disagiati. Che ora hanno lasciato il posto a Esae, una fondazione che opera nel sociale e che è guidata dallo stesso presidente dell’Asilo Mariuccia, Valter Izzo. Ciellino come il governatore Roberto Formigoni, Izzo è vice presidente della Compagnia delle Opere non profit e in Lombardia fa la parte del leone in campo sociale con il gruppo La Strada di cui è a capo: “Una holding di imprese sociali”, la definisce Ferruccio Pinotti in La lobby di Dio (ed. Chiarelettere). Contattato da ilfattoquotidiano.it, Izzo afferma che “ora l’asilo ha un bilancio in pareggio, grazie anche a quelle che più che chiusure di comunità sono riconversioni che hanno reso possibile il potenziamento dei centri per ragazze madri”.

Facciamo un passo indietro. Quando Ersilia Bronzini Majno fonda a Milano un istituto per il recupero di bambine e adolescenti “traviate” è il 1902. Lo dedica alla figlia Mariuccia, morta a soli 13 anni di difterite. Col tempo l’asilo inizia ad accogliere anche i maschi. E se fino a tre anni fa nel capoluogo lombardo ci sono quattro comunità e alcuni gruppi appartamento (più altri centri a Sesto San Giovanni e, nel varesotto, a Porto Valtravaglia), nel 2009 iniziano in rapida successione le chiusure. Nei primi mesi dell’anno si conclude l’attività della comunità di pronta accoglienza maschile di via Porpora. Nell’aprile 2010 è la volta delle comunità femminile di via Jommelli. “E’ chiaro – spiega Izzo in quel periodo al Corriere della Sera – che se in una comunità tarata su dieci ragazze, ce ne sono solo tre, non riesco più a pagare le spese del personale e sono costretto a chiudere”. Ecco la replica del Comune, che paga le rette: “E’ un dato oggettivo che sia calato il numero di stranieri non accompagnati e noi stiamo lavorando con la Regione per individuare comunità più leggere che permettano con più facilità l’integrazione delle giovani ragazze”.

Qualcosa però non torna, visto che solo due mesi prima, nel febbraio 2010, l’Asilo Mariuccia ha ottenuto dalla Regione un contributo straordinario di 600mila euro e tra le motivazioni c’è “l’aumento di minori, inviati dai servizi pubblici, con patologie anche gravi della sfera psichica”. E poi, si legge sempre nella delibera della giunta, “l’aumento di minori che, prevalentemente rinvenuti sul territorio della città di Milano, vengono condotti dalle forze dell’ordine nella sede principale di Milano, quale sede storicamente presente sul territorio”.

Insomma, da un lato Izzo si lamenta perché nelle comunità ci sono sempre meno ragazzi, dall’altro riceve un finanziamento dalla Regione anche per compensare l’aumento del numero di adolescenti che hanno bisogno di essere ospitati. Ottiene 600mila euro per far fronte alle spese, ma passa qualche mese e dopo la chiusura dell’aprile 2010 ce ne sono altre: a fine 2010 è la volta di un gruppo appartamento in via Pacini, a inizio 2011 della comunità maschile di via Jommelli.

A incuriosire poi è un particolare, che potrebbe essere solo una coincidenza, ma lascia qualche interrogativo. Il 20 gennaio 2010, tre settimane prima di ottenere il contributo della Regione, l’Asilo Mariuccia pubblica un bando di gara per la ristrutturazione dell’edificio di sua proprietà in via Porpora, lo stesso dove è stata mandata via la comunità di pronta accoglienza maschile: lavori per la “realizzazione di opere edili ed impiantistica” da eseguirsi in quattro mesi per 478.900 euro, cifra che si avvicina a quella incassata dalla Regione. Il rinnovamento dei locali è totale: sono previsti nuovi sanitari, un nuovo impianto di condizionamento, un nuovo impianto elettrico e vengono ridisegnati tutti gli spazi interni. Perché lo stabile non servirà più a ospitare adolescenti in difficoltà. Ma verrà dato in affitto per 18mila euro all’anno alla fondazione Esae, per i suoi servizi di consulenza e formazione in ambito sociale. Izzo smentisce che il finanziamento della Regione sia stato usato per la ristrutturazione: “Quei soldi – dice – sono serviti a chiudere i buchi della gestione corrente. Per i lavori è stato usato quello che l’Asilo Mariuccia ha in conto patrimonio”. Cioè quanto derivato dalle vendite di alcuni immobili di proprietà dell’istituzione, che secondo Izzo “non può essere utilizzato per la spesa corrente”.

Però c’è un’altra coincidenza: il presidente di Esae, una fondazione che nel suo comitato di indirizzo ha Regione Lombardia, Comune e Provincia di Milano, è sempre Valter Izzo. E nel suo consiglio di amministrazione ci sono Maurizio Faini e Diego Montrone. Legati anche loro a Comunione e liberazione, sono rispettivamente il direttore dell’Asilo Mariuccia e uno dei membri del cda.

L’edificio di tre piani in via Porpora cambia quindi la sua destinazione, ma rimane in famiglia. Inoltre Izzo, che da presidente dell’Asilo Mariuccia il 20 gennaio 2010 firma il bando per i lavori edili, un mese prima (il 9 dicembre 2009) ha già firmato, da presidente della fondazione Esae, un altro bando: quello da 60.845 euro Iva esclusa per “la fornitura in opera di arredi vari per un centro servizi e formazione” destinati proprio ai locali che verranno ristrutturati e ceduti in affitto dall’Asilo. Nuovi spazi per accogliere chi seguirà i corsi e tutta una schiera di docenti pagati per tenerli. Mentre Izzo continuerà a essere uno dei padroni dei servizi sociali in Lombardia.

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