venerdì 16 dicembre 2011

Rinviata a giudizio Emanuela Romano cofondatrice dei club ‘Silvio ci manchi’. - di Vincenzo Iurillo



La sua elezione al Corecom è finita nel mirino degli inquirenti. Ma anche le altre amiche del premier non se la passano bene. Poche settimane fa ‘azzerato’ l’assessorato provinciale di Giovanna Del Giudice, e se abrogano le province perderà la scranno anche la consigliera Francesca Pascale.


Virna Bello, Emanuela Romano, Francesca Pascale

E’ un momento infelice per il vivaio napoletano delle pupille di Berlusconi. E’ stata appena rinviata a giudizio Emanuela Romano, 30 anni, cofondatrice del club ‘Silvio ci manchi’, animato da giovani ragazze che in passato festeggiavano con striscioni e cori le frequenti puntate napoletane dell’ormai ex premier. La Romano, laurea in psicologia, master in Publitalia e una partecipazione a Miss Italia, fa parte delComitato Regionale delle Comunicazioni (Corecom), di nomina del consiglio regionale campano, che ha tra i suoi scopi quello di compilare la graduatoria per l’assegnazione dei fondi pubblici alle emittenti radiotelevisive private locali.

La sua elezione però è finita sotto inchiesta. La Romano è accusata di aver attestato falsamente di non trovarsi in condizione di incompatibilità mentre il 14 settembre 2010 presentava la domanda per far parte dell’organismo. La falsità consisterebbe nell’aver ‘omesso’ la circostanza di essere, in quel momento, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Castellammare di Stabia, guidato dal sindaco Pdl Luigi Bobbio. “Carica espressamente prevista dalla legge regionale come condizione di incompatibilità”, scrive il pm di Napoli Giancarlo Novelli nel decreto di citazione diretta a giudizio (l’ipotesi di reato è di quelle che non prevede il vaglio dell’udienza preliminare). E non è stato sufficiente dimettersi dalla giunta stabiese subito dopo essere stata eletta nel Corecom. Per la Procura, le dimissioni le ‘blindano’ la permanenza nell’organismo regionale (la nomina non può essere annullata), ma non le evitano un processo per la falsa attestazione, che inizierà il 14 novembre 2012 di fronte al giudice unico Baiocco della Quarta Sezione Penale del Tribunale di Napoli.

I guai giudiziari della Romano arrivano subito dopo la notizia dello svuotamento delle amministrazioni provinciali, e in quella di Napoli avevano trovato comodo rifugio altre due giovanissime amiche e ammiratrici del Cavaliere: la 26enne ex soubrette e consigliera provincialeFrancesca Pascale – fotografata qualche settimana fa all’uscita di Palazzo Grazioli in piena crisi di governo – e la 27enne assessora alle Pari Opportunità ed ex meteorina del Tg di Emilio Fede,Giovanna Del Giudice, il cui ruolo peraltro è a rischio dopo l’azzeramento della giunta deciso dal presidente Pdl Luigi Cesaro.

Nomi femminili che ricorrevano spesso in quel miscuglio di cronaca politica e rosa che ha raccontato negli anni scorsi i meccanismi di selezione della classe dirigente Pdl. Una foto su tutte, pubblicata nell’estate del 2009: Emanuela Romano, Francesca Pascale e Virna Bello che scendevano da un aereo del premier a Olbia per essere ospiti nella residenza sarda di Berlusconi, a Villa Certosa. Foto che risalirebbe al 2006. Delle tre Virna Bello, soprannominata ‘braciuolona’, è quella uscita per prima dai giri politici che contano. Ha fatto parte solo per un anno della giunta di Torre del Greco. Poi è stata esautorata per far spazio al rampollo di un ex assessore comunale. “Un figlio di papà al posto di una papi girl” commentò perfido qualche cronista locale con notevole senso dell’umorismo. La Bello ora è dipendente di una società pubblica di trasporti.

L’inchiesta culminata nel rinvio a giudizio della Romano è nata in seguito all’esposto di Remigio del Grosso, segretario nazionale della Lega consumatori delle Acli. Uno dei 386 presentatori di domanda al Corecom, non eletto. In base a questa denuncia è stato indagato anche Andrea Palumbo, ex consulente di direzione aziendale per del gruppo di tv locali Tele A, Tele A+ e Tv Capital. Palumbo ha però dimostrato che i suoi rapporti di lavoro erano già cessati al momento di presentare la domanda. E il pm ha disposto l’archiviazione della sua posizione.

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