lunedì 16 gennaio 2012

Esclusivo/Il socio di Ponzoni: “Minacce dall’assessore, temo per la mia vita”



Sergio Pennati, commercialista di Desio che curava le immobiliari del politico del Pdl poi fallite, nel marzo del 2009 scrive una sorta di testamento, poi sequestrato dai magistrati che hanno disposto l'arresto del luogotenente di Formigoni in Brianza. Dove svela le sue "malefatte", i rapporti politici, i rapporti d'affari. L'ombra degli "amici calabresi".





Teme per la propria vita Sergio Pennati, il commercialista di Desio che cura le società immobiliari di Massimo Ponzoni, il numero uno del Pdl in Brianza, consigliere regionale e più volte assessore nelle giunte di Roberto Formigoni, inseguito da un ordine di custodia emesso dal gip di Monza e al momento “irreperibile”. Tanto da scrivere un drammatico testamento in cui parla esplicitamente di “minacce” ricevute dall’uomo politico dopo aver rifiutato di uscire dalle società ormai sull’orlo del crac. Intimidazioni, spiegherà poi ai magistrati di Monza, rafforzate dall’essere state profferite in presenza “di persone di origine calabrese dal cui atteggiamento si ricavava una certa preoccupazione”.

“Chi leggerà queste parole è perché, purtroppo, a me sarà successo qualche incidente. Nel caso mi capitasse qualcosa, la persona a cui dovrà essere addebitata la colpa è Massimo Ponzoni, ora assessore alla qualità dell’ambiente della Regione Lombardia”.  Comincia così il documento rivolto ai propri familiari, scritto il 4 marzo 2009 e sequestrato dalla Guardia di finanza nel corso dell’inchiesta. Pennati traccia un ritratto impietoso del luogotenente di Formigoni in Brianza: “E’ un drogato cocainomane dedito più che altro alle donne”, scrive. Ma quel che più conta è il lungo elenco delle sue “malefatte”, commesse per fare carriera in politica e per “mantenere un tenore di vita superiore alle sue possibilità”. Malefatte che ricalcano le accuse della Procura di Monza, che ha ottenuto un ordine di custodia per Ponzoni con accuse che vanno dalla corruzione alla bancarotta fraudolenta.

Una delle società a cui Pennati fa riferimento è l’immobiliare Pellicano srl, poi fallita, di cui erano soci diversi big del Pdl lombardo: l’attuale assessore regionale Massimo Buscemi, il consigliere regionale Giorgio Pozzi e Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale a Pavia e moglie del parlamentare berlusconiano Giancarlo Abelli, già condannata per riciclaggio.

Ecco il testo integrale del “testamento” di Pennati, agli atti dell’inchiesta.

Il 4 dicembre 2009, i magistrati di Monza interrogano Sergio Pennati e gli chiedono conto di quel testo inquietante. “Ho scritto il memoriale perché avevo ricevuto delle minacce da Ponzoni nel mese precedente”, spiega. “In particolare ciò è accaduto tre volte, una volta a Milano negli uffici della Regione e le altre volte nel parcheggio del bar ‘La Rotonda’ di Cesano Maderno”. Nella prima occasione, continua, “in seguito al mio diniego a uscire dalla società Il Pellicano e La Perla, Ponzoni mi ha detto: ‘Stai attento che io ti schiaccio’”.

Fuori dal bar di Cesano, l’allora assessore rincara la dose: “Stai attento che sopravvive chi ha gli amici”. E Pennati coglie un riferimento “a un gruppo di persone che frequentano quel bar: si tratta di persone di origine calabrese, lo posso dire dall’accento, dal cui atteggiamento si ricavava una certa preoccupazione”. E nella terza occasione, Pennato afferma di essersi sentito dire: “Ricordati che gli amici ce li ho io”. 

Pio Albergo Trivulzio e lo strano appalto per le pulizie che vale sei milioni di euro. - di Davide Milosa





Su sei società che sono andate alle buste, tre condividono interessi e soci. Di più: il caso si allarga a personaggi già coinvolti in tangentopoli. Spuntano contatti con Cosa nostra e un'indagine su un omicidio irrisolto, quello di Maurizio Pierro.





Una gara d’appalto da sei milioni di euro. Dodici ditte partecipanti che diventano sei all’apertura delle buste. Tra queste, ben tre, vale a dire il 50%, condividono affari e interessi. Una di loro, poi, si aggiudicherà il bando. Le altre arriveranno seconda e quarta. Con un particolare: la differenza tra le rispettive offerte sta dentro una forbice di appena 50mila euro. In questo modo si evitano ribassi che potrebbero essere giudicati anomali. Capita al Pio Albergo Trivulzio di Milano.

Ma per comprendere i particolari di questa vicenda, che rischia di riportare sotto i riflettori la Baggina dei milanesi, bisogna tornare al 14 aprile 2011. In quella giornata l’allora commissario Emilio Triaca, nominato a febbraio dopo l’azzeramento dei vertici del Pat travolto dallo scandalo di affittopoli, licenzia il bando di gara per gestire il comparto delle pulizie. Un bel tesoretto da spalmare in tre anni. Ai nastri di partenza ci sono anche due spa, che saranno escluse. L’appalto, catalogato come pubblico, vale 6,5 milioni di euro. L’apertura delle buste avviene il 20 settembre. Tutte le ditte fissano un tetto di spesa annuale. Vince la Colocoop che spunta un prezzo di due milioni di euro. A seguire la National Cleaness, quindi la Manutencoop e quarta la Ferco srl. Ultima la Team service che corre con l’handicap di aver vinto la stessa gara tre anni prima. In calce al verbale di apertura delle buste le firme dell’avvocato Massimo Meraviglia, dirigente degli affari generali e del provveditore Ugo Ammanati, entrambi presenti nell’attuale organigramma del Pio Albergo che dallo scorso ottobre ha un nuovo Cda presieduto da Laura Iris Ferro.

L’appalto in queste ore stuzzica gli investigatori, anche se ad oggi non è stato aperto alcun fascicolo. Ma, al di là delle ipotesi giudiziarie, resta una certezza: i rapporti d’affari tra alcuni soci. Cui fanno da contorno vecchi protagonisti di tangentopoli e l’ombra della mafia.

ASSETTI SOCIETARI COMUNI

Dubbi e sospetti emergono spulciando gli assetti societari delle ditte arrivate prima, seconda e quarta. Cominciamo allora dalla Colocoop. Tra i soci c’è il milanese Valerio Greco. Suo padre, Bruno Greco, ufficialmente compare nel Cda dell’azienda fino al 1996. Quattro anni prima finirà in carcere per tangentopoli. Il suo nome sta nella lista dei primi otto imprenditori arrestati. Lo scandalo di Mani Pulite all’epoca è solo all’inizio. Lui ne uscirà dopo una condanna pecuniaria. Non è finita. Nel 1999 per Bruno Greco scattano di nuovo le manette. L’inchiesta riguarda le mense del Comune. L’imprenditore viene accusato di aver pagato una tangente ai funzionari dell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Denaro versato, scrivono i giudici, anche “per nascondere condotte scorrette del personale dell’impresa di pulizie nei confronti dei pazienti”. L’impresa, come per il 1992, è sempre la Colocoop. Nel 2003 Bruno Greco sarà assolto con formula piena e dopo aver passato tre mesi di carcere preventivo.

APPALTI E COSA NOSTRA

Proseguiamo: seconda classificata nell’appalto del Pat è la National Cleanness. La srl con sede a Ferno (Varese) ha tra i suoi soci sempre Bruno Greco che detiene il 24,5% delle quote. La società, riferibile al gruppo composto da Bruno Greco, Stefano Fabris e Franco Sales, compare nel fascicolo che riguarda la morte di Maurizio Pierro, commercialista ucciso a Milano l’11 febbraio 1997. Omicidio a oggi irrisolto e le cui indagini hanno riguardato imprenditori vicini a Cosa Nostra. Tra le migliaia di pagine dell’inchiesta spunta un’annotazione della Dda di Milano “che – si legge – vuole mettere in luce il collegamento di Bruno Greco con ambienti riconducibili alla malavita organizzata”. Legami che secondo gli investigatori emergono da un’indagine della procura di Catania sulle infiltrazioni del clan Santapaola negli appalti della base americana di Sigonella. Il fascicolo risale alla seconda metà degli anni Novanta e si concluderà con l’arresto di 21 persone.

Nel 1996 la Cooperativa Trasporiental “riconducibile a Cosa nostra”, si aggiudica l’appalto per le pulizie inizialmente vinto proprio dalla National Cleanness. Gli accertamenti successivi dimostrano come “la Trasporiental, per mezzo di persone legate a Stefano Fabris e Bruno Greco, aveva concordato delle strategie atte a consentire alla società medesima di inserirsi nelle gare d’appalto del Nord Italia”. Sul punto vengono anche sentiti Greco e Fabris, i quali, si legge nell’annotazione milanese, rendono “dichiarazioni mendaci e concordate tra loro, al fine di eludere le investigazioni”. Di più: “Gli imprenditori dopo essere stati vittime dell’attività illecita della Trasporiental, avevano poi raggiunto un accordo con questi ultimi, condividendone la strategia mafiosa che avrebbe loro consentito di operare con la loro impresa sul territorio”.

Sia Bruno Greco sia Stefano Fabris non saranno raggiunti da avvisi di garanzia. Il loro terzo socio nella National Cleaness, Franco Sales, invece sì, ma per altri fatti. Nel 2005 il tribunale di Milano lo condannerà a undici mesi in primo grado per corruzione negli appalti della sanità lombarda.

NON SOLO PULIZIA: CEMENTO E ‘NDRANGHETA

Non è finita. Bruno Greco, infatti, è legato a Enzo Costa proprietario della Ferco srl, la società che nell’appalto del Pat arriverà quarta. I due ras delle pulizie condividono diversi interessi nel settore immobiliare. I loro nomi compaiono negli assetti societari della Giglio2 srl e dell’Immobiliare Cusago 96. A chiudere il quadro, riportando in primo piano l’ombra della mafia, c’è una spa che si occupa di edilizia: la Villaggio del Sole, tra i cui soci, oltre allo stesso Greco, compare Adolfo Mandelli, arrestato il primo luglio 2010 per i suoi legami con la ‘ndrangheta lombarda.

Insomma, dopo affittopoli e dopo i sospetti d’infiltrazione delle cosche nei lavori della ex Casa Albergo di via Fornero, ora spunta l’ennesimo sospetto. E del resto alcuni appalti sono già oggetto d’indagine da parte della procura. Tra questi anche quello per la ristrutturazione dell’ex sezione Santa Caterina poi dedicata alla mamma di Silvio Berlusconi.

Presa Diretta - MAFIA AL NORDIN ONDA DOMENICA 15 GENNAIO 2012 ALLE 21.30






Al Nord politica e mafia si intrecciano?  Hanno interessi in comune? Si scambiano favori?


Non solo la Lombardia è stata scelta dalla criminalità organizzata per riciclare proventi infiltrandosi nell’economia con l’aiuto di alcuni politici.  A “Presadiretta” l’ inarrestabile avanzata della ‘ndrangheta in due regioni: Piemonte e Liguria.

Piemonte:  al Alessandria arrestato il presidente della commissione territorio del comune , era un picciotto della malavita calabrese.  A Leinì in provincia di Torino due sindaci (padre e figlio) chiedevano alla ‘ndrangheta voti in cambio del permesso di costruire. E poi Torino, Rivoli, gli interessi della criminalità organizzata si stanno espandendo.

Liguria
:  Gino Mamone,  aveva già attirato l’attenzione della prefettura, ma ha conquistato il monopolio delle bonifiche ambientali e degli appalti per il movimento terra. E nella riviera dei fiori la giunta del comune di Bordighera è stata sciolta per mafia.

Rocco Varacalli, il pentito che con le sue rivelazioni ha fatto arrestare 150 persone per la prima a volta a “Presadiretta” racconta tutto a Domenico Iannacone e traccia la mappa degli affari e rivela le protezioni importanti…

Un racconto di Domenico Iannacone e Danilo Procaccianti.



http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-544f5106-d6b3-4fac-9549-a50cc995077e.html?homepage

Si è dimesso il sindaco Cammarata "L'ho fatto per amore della città". - di SARA SCARAFIA




Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, si è dimesso dalla carica di primo cittadino dopo dieci anni di governo. Adesso la Regione nominerà un commissario che amministrerà la città fino alle elezioni di primavera. "Lombardo è stato ostile a Palermo, adesso dovrà assumersene la responsabilità". Smentito un suo ingresso in Mediaset.


Diego Cammarata si è dimesso dalla carica di sindaco di Palermo. Lo ha annunciato lo stesso primo cittadino nel corso di una conferenza stampa a Villa Niscemi. Si chiude così, dopo dieci anni, l'avventura dell'esponente del Pdl a Palazzo delle Aquile: "Mi dimetto per amore della città - ha detto il sindaco - mi sarei dimesso il 2 gennaio ma non ho potuto per ragioni tecniche, volevo essere sicuro che il Comune non avesse sforato il patto di stabilità. Ho avuto tanti momenti di paura per l'Amia, per la Gesip".

Il commiato del sindaco più impopolare"Il mio ruolo, una missione"

Adesso si profila l'arrivo di un commissario nominato dal presidente della Regione che amministrerà la città fino alle elezioni di primavera. Intanto Cammarata è andato all'attacco proprio del presidente della Regione: "Mi sono dimesso perché siamo in campagna elettorale e Lombardo che non ha mai rispettato gli accordi con il Comune potrebbe essere ancora più ostile". 

Diego Cammarata ha spiegato che prima di presentare le  dimissioni da sindaco di Palermo si è "confrontato e confortato con i dirigenti del Pdl e primo fra tutti con Berlusconi". Come da regolamento, Cammarata adesso rassegnerà il mandato nella mani del segretario generale del comune di Palermo. Non si presenterà invece davanti al Consiglio comunale. "E perché dovrei farlo? Reputo vergognoso l'atteggiamento avuto negli ultimi tempi", ha affermato.

Lombardo: "Il peggiore sindaco della storia di Palermo"
Il sindaco ha parlato anche del suo futuro: "Non ho nessuna poltrona pronta, torno a fare l'avvocato e mi occuperò della mia famiglia". Cammarata ha smentito un suo ingresso in Mediaset, ventilato nei giorni scorsi: "Ipotesi di fantasia".

Uscendo di scena, Cammarata non ha risparmiato una stilettata a Lombardo: "Il presidente della Regione Lombardo in questi anni non ha avuto nessuna attenzione per Palermo, figuratevi che atteggiamento potrebbe tenere nei prossimi mesi. Non intendo dare alibi a nessuno. Credo che una gestione commissariale costringerà la Regione ad assumersi piena responsabilità nei confronti di Palermo. Lombardo non lo ha fatto nel passato e con me sindaco non lo farebbe di certo nei prossimi mesi di campagna elettorale. Con una gestione commissariale e una maggioranza in consiglio comunale omogenea al governo regionale Lombardo dovrà fare quello che non ha mai fatto in questi anni, almeno spero".

Non sono mancate battute polemiche nei confronti del Consiglio comunale: "Tra le ragioni delle mie dimissioni c'è anche l'immobilismo del Consiglio comunale che da due anni è in mano al centrosinistra e ha prodotto solo gettoni di presenza per i consiglieri. Il Consiglio è stato vergognoso e l'atteggiamento sciagurato mi ha indignato".

Vado via, dice Cammarata, con la coscienza a posto: "Passo la mano con l'orgoglio di lasciare i conti in ordine e un bilancio strutturalmente sano. Ho chiesto alla ragioneria generale di predisporre un bilancio di fine mandato accompagnato da una relazione sullo stato delle nostre finanze - ha aggiunto - e ciò a scanso di equivoci e per evitare che qualcuno parli, o meglio straparli, in maniera irresponsabile di comune di Palermo sull'orlo del dissesto o di grave situazione di indebitamento". 

E su eventuali nuove avventure politiche ha aggiunto: "Vedremo, anche se non credo che la politica sia a tempo indeterminato". "Non mi sono mai sentito abbandonato dal mio partito, il Pdl. Anzi ho avuto al mio fianco Schifani, Alfano che mi sono stati sempre vicini nelle decisioni che ho preso nei momenti piu" difficili. Ringrazio Gianni Letta che ho martirizzato al telefono tante volte e soprattutto il presidente Berlusconi nei cui confronti non ci sono parole per poterlo ringraziare". 

Le reazioni. "Quella delle dimissioni da sindaco di Diego Cammarata è una notizia purtroppo tardiva che noi palermitani auspicavamo da troppo tempo", ha detto la deputata palermitana del Pd, Alessandra Siragusa, dopo le dimissioni del sindaco. "Cammarata ci consegna una città segnata da una grave crisi politica, finanziaria e amministrativa - ha aggiunto - . In questi dieci anni la sua amministrazione ha bruciato in maniera impropria e improvvida le risorse pubbliche, come emerso anche da inchieste giornalistiche e giudiziarie che lo hanno visto coinvolto a vario titolo. Una situazione insostenibile pagata a caro prezzo dei palermitani".

Crisi, dalla Sicilia parte la protesta del movimento dei forconi.


Cinque giorni di mobilitazione. Tir e trattori fermi sulle strade dell'isola. Una settimana di mobilitazione del movimento, alleati con i trasportatori. Per la terra che non produce reddito ma solo debito.

Il movimento dei forconi
Gli “indignati” di Sicilia hanno rispolverato un’icona di chi lavora la terra: il forcone. In Trinacria è diventato il simbolo di un movimento di agricoltori che vuol far sentire la propria voce. Quelli dei forconi sono assolutamente determinati. Perché non hanno più nulla da perdere. Le loro aziende agricole sono in default. Quello che producono non genera più profitto, è solo un costo. Arance e pomodori, grano e zucchine non hanno più valore. I prezzi al mercato ortofrutticolo sono alterati dalla globalizzazione, dalla grande distribuzione, da prodotti importati spacciati per locali. Un chilo di limoni ormai si vende a meno di 30 centesimi di euro. Trasportarlo su un tir che va al Nord costa più del doppio.

L’economia agricola, che nell’isola coinvolge un milione di persone, è al tracollo. La domanda dei “forconi” è semplice: che succede se in Sicilia l’agricoltura si ferma? Se la rabbia degli agricoltori si unisce a quella dei trasportatori? L’alleanza tra i forconi, i trattori e i tir forse stavolta farà la differenza. Gli autotrasportatori dell’Aias hanno aderito alla protesta e si fermeranno. La scommessa è quella di riuscire a trasformarsi in “una forza d’urto”. Cinque giorni di mobilitazione a partire da domani, lunedì 16 gennaio. In strada agricoltori, pastori, autotrasportatori, commercianti, pescatori, commercianti. Tutti insieme per chiedere la defiscalizzazione dei carburanti e dell’energia elettrica, l’utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo per risolvere la crisi dell’agricoltura e il blocco delle procedure esecutive della Serit, l’agenzia siciliana di riscossione dei tributi.

“Occuperemo luoghi strategici e simbolici in tutta la regione: snodi autostradali, porti, raffinerie, aeroporti, banche e sedi della Serit”, annuncia Mariano Ferro, 52 anni, che ha smesso di coltivare ortaggi in serra ed è uno dei leader della protesta dei forconi. “Vogliamo scrivere una pagina nella storia della Sicilia. Siamo stanchi di false promesse. Della politica che non dà risposte. Vogliamo che la gente torni a manifestare la sua indignazione e la sua voglia di cambiamento. E che il governo di Palermo ci ascolti”. Ferro è di Avola, fino a qualche anno fa uno dei centri agricoli più ricchi della provincia di Siracusa. Per chi ha memoria anche luogo di una pagina triste, passata alla storia come i “fatti di Avola”: era il 2 dicembre del ’68, la polizia sparò su un blocco stradale di braccianti agricoli in sciopero, 48 feriti e due morti.

di Renata Storaci


“Aritmia cardiaca” per Mills, udienza saltata. Prescrizione più vicina per Berlusconi



L'avvocato afferma di aver avuto problemi di salute dopo l'interrogatorio del pm De Pasquale al processo per corruzione in atti giudiziari contro l'ex presidente del consiglio. La corte dispone una visita medica entro il 20 gennaio. I termini per arrivare a sentenza scadono a metà febbraio.


L’avvocato inglese David Mills non si è presentato in aula al Tribunale di Milano, dove avrebbe dovuto essere completare la sua testimonianza nel processo per corruzione in atti giudiziari contro Silvio Berlusconi, che corre verso il limite della prescrizione. Secondo quanto comunicato in una lettera affidata ai suoi legali, Mills avrebbe accusato “un’aritmia cardiaca” durante “l’interrogatorio del 22 dicembre scorso (data della testimonianza per rogatoria di fronte al pm Fabio De Pasquale, ndr)“. L’episodio di aritmia “si è protratto anche per alcune ore dopo”. Il difensore inglese ha aggiunto che “questo pomeriggio Mills si presenterà in ospedale, dove verrà effettuato un esame, poi tornerà a casa e i medici dovranno decidere se ricoverarlo o meno”.

Dopo altre questioni procedurali che hanno ritardato nei mesi scorsi l’inizio della deposizione del testimone chiave – che è già stato condannato per aver ricevuto da Berlusconi 600 mila dollari per edulcorare le sue deposizioni alcuni processi – il processo rischia di non arrivare a sentenza prima della prescrizione, che scatterà a metà febbraio. La testimonianza di Mills è stata rimandata al 20 gennaio, data entro la quale il collegio presieduto da Francesca Vitale ha disposto “una procedura di controllo medico sul testimone”. I giudici milanesi hanno chiesto alla corte inglese di valutare, nel caso, l’accompagnamento coattivo di David Mills qualora venisse accertato che le sue condizioni di salute non sono tali da impedirgli la testimonianza.

“Prima di espormi a qualsiasi evento che può causare stress e conseguente attacco cardiaco”, scrive ancora Mills nella lettera, “il medico mi ha consigliato di sottopormi ad accertamenti. Desidero sottolineare comunque la mia assoluta volontà a testimoniare, perché tale testimonianze può alleviare la posizione di Silvio Berlusconi e la mia”.

Regione Lombardia, ordine di arresto per l’ex assessore Pdl Massimo Ponzoni.



Il politico risulta "irreperibile". Provvedimento cautelare della Procura di Monza per altre quattro persone, tra le quali il vicepresidente della Provincia brianzola Antonino Brambilla e l'ex assessore Rosario Perri, già coinvolto nell'inchiesta Infinito sulla 'ndrangheta. Le accuse vanno dalle tangenti sui piani urbanistici di Desio e Giussano alla bancarotta dell'immobiliare Pellicano, dove erano soci diversi big del partito berlusconiano.



Il consigliere regionale Pdl Massimo Ponzoni
L’ex assessore regionale della Lombardia e attuale consigliere Pdl del Pirellone Massimo Ponzoni è stato colpito da un provvedimento di custodia cautelare emesso dal Gip di Monza. Ponzoni, che si trova all’estero e risulta “irreperibile”, è accusato di bancarotta nell’ambito del crac della società Pellicano e di diversi episodi di corruzione relativi ai Piani di governo del territorio di Desio e Giussano. Altri reati contestati sono concussione, peculato, appropriazione indebita e finanziamento illecito ai partiti.

Ponzoni è il signore incontrastato del Pdl in Brianza (alle ultime elezioni regionali ha raggiunto il record di 11 mila preferenze), saldamente legato al governatore Roberto Formigoni. E’ stato assessore regionale all’ambiente e ricopre attualmente la carica di consigliere segretario del Consiglio regionale della Lombardia.

I militari della Guardia di finanza di Paderno Dugnano e del Nucleo di polizia tributaria di Milano hanno arrestato anche Franco Riva, ex sindaco di Giussano, Antonino Brambilla, vicepresidente della provincia di Monza e Brianza, Rosario Perri, ex assessore provinciale e e storico dirigente dell’Edilizia comunale a Desio, Filippo Duzioni, imprenditore bergamasco accusato di aver pagato una tangente a Ponzoni.

Perri, agli arresti domiciliari, era stato coinvolto nell’inchiesta Crimine-Infinito sulla ‘ndrangheta in Lombardia del luglio 2010, e si era dovuto dimettere dalla carica di assessore della Provincia di Monza-Brianza. Un altro terremoto giudiziario si abbatte dunque sul Pdl lombardo, dopo l’arresto del vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, per una presunta corruzione legata al settore dello smaltimento dei rifiuti speciali.

A Ponzoni sono contestati reati contro la pubblica amministrazione, in particolare diversi episodi di corruzione, concussione e peculato. Determinati, secondo la Procura di Monza, “dalla capacità di Ponzoni Massimo di determinare, almeno in parte, i contenuti dei Piano di governo del territorio di Desio e Giussano, assicurando ad imprenditori a lui vicini (referenti di importanti gruppi societari) cambi di destinazione di terreni (da agricoli a edificabili), grazie ai legami influenti e al posizionamento di propri uomini di fiducia in ruoli chiave delle varie amministrazioni (a loro volta destinatari di denaro e/o altri vantaggi, anche solo in termini politico elettorali)”. Un ruolo chiave nell’indagine ha assunto la figura del’imprenditore Duzioni, il quale, a capo di un gruppo di aziende di consulenza, avrebbe trattato grosse somme di denaro frutto degli accordi corruttivi. Duzioni è accusato tra l’altro di aver pagato a Ponzoni una tangente di 220 mila euro per operazioni urbanistiche a Desio.

La seconda tranche dell’indagine riguarda la bancarotta della Pellicano srl, che aveva sede a Desio, in provincia di Monza e Brianza, nella segreteria politica di Ponzoni. Tra i soci figuravano esponenti di punta del Pdl lombardo: l’attuale assessore regionale Massimo Buscemi, il consigliere regionale Giorgio Pozzi e Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale a Pavia e moglie del parlamentare berlusconiano Giancarlo Abelli, già condannata per riciclaggio. Immobili di lusso costruiti da Pozzi, con la società General Project & Contract, sono interessati al “condono” dei sottotetti attualmente in discussione in consiglio regionale.

L’indagine sulla Pellicano e sull’Immobiliare Mais nasce alla fine del 2009 e si è sviluppata su due fronti. Uno che riguarda reati contro il patrimonio (appropriazione indebita sfociata anche in ipotesi di bancarotta fraudolenta) e finanziamento illecito a esponenti politici in relazione al sostenimento di spese, sia per la campagna elettorale di Massimo Ponzoni sia per fini personali, addebitate a una serie di compagini societarie, riconducibili sempre a Ponzoni e amministrate dall’allora socio e uomo di fiducia, il ragioniere Sergio Pennati, anche attraverso il ricorso alle false fatturazioni. Le due sono state dichiarate fallite dal Tribunale di Monza nel 2010, a seguito degli accertamenti condotti nel corso delle indagini.

La casa popolare della Polverini: «A 130 euro al mese».




Anche Renata Polverini finisce al centro di «affittopoli». La governatrice del Lazio proprio l'altro ieri aveva istituito una «commissione ispettiva» sull'Ater (l'azienda dell'edilizia popolare) di Roma. Obiettivo: fare luce su eventuali abusi e favoritismi nei contratti di affitto e di vendita delle case pubbliche. Da settimane il centrodestra accusa la vecchia giunta Veltroni di aver svenduto case ad amici e amici di amici. Ma ieri, appena 24 ore dopo l'annuncio della linea dura, Renata Polverini si è ritrovata a sua volta sotto accusa. Tirata in ballo da un'inchiesta pubblicata sul sito internet de l'Espresso.

Secondo la ricostruzione del settimanale (suffragata da certificati anagrafici), l'ex sindacalista per 15 anni, fino al 2004, ha avuto la propria residenza insieme al marito Massimo Cavicchioli in una casa dell'Ater in via Bramante, all'Aventino, quartiere extra lusso, usufruendo di un canone ultra-popolare: circa 130 euro al mese per 4 vani più bagno e cucina. E ancora oggi, sostiene il giornale, Cavicchioli risulta residente nell'appartamento.
Renata Polverini, cercata tramite la propria portavoce, ha preferito non commentare: «Domani (oggi per chi legge, ndr) forse parlerà di questa storia». La governatrice - secondo la ricostruzione de l'Espresso - dal settembre del 2004 abita e ha la propria residenza in un elegante appartamento a San Saba, altra zona extra lusso in pieno centro della Capitale. Si tratta di una casa acquistata nel 2002 dallo Ior: nove stanze, due box e tre balconi, pagata appena 272 mila euro (somma con la quale all'epoca a Roma si acquistavano sul mercato al massimo 70-75 metri fuori dal centro). E sempre nello stesso stabile aveva poi comprato nel 2004, quando ancora era residente nella casa Ater, un altro appartamento gemello, stavolta a 666 mila euro (valore sempre di molto inferiore rispetto ai prezzi di mercato), di proprietà di una società in affari con la Santa sede.

Concordia: trovato sesto cadavere. Mancano all'appello 16 persone.




(AGI) - Isola del Giglio, 16 gen. - Sale a 6 il numero delle vittime della Concordia. E' stato trovato il cadavere di un uomo, si tratterebbe di un passeggero. Si trovava nel secondo ponte, addosso ancora il giubbotto salvagente. Scende cosi' a 16 il numero dei dispersi, tra loro una bimba di 5 anni che viaggiava con il papa' e con la sua compagna. Proseguono, intanto, ininterrottamente, le ricerche.
Sull'isola sono operativi insieme ai sommozzatori dei Vigili del Fuoco, gruppi di speleosub dei Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) e della Fias (Federazione italiana attivita' subacquea) che utilizzano attrezzature avanzate per la ricerca mirata di dispersi), grazie anche al possesso della mappatura della nave.
Sono arrivati anche 9 cani dell'unita' cinofila toscana dei Vigili del Fuoco addetti al ritrovamento di persone disperse.
Sono sbarcati al Giglio anche le squadre di sub della Protezione Civile con attrezzature particolari in grado di individuare i cadaveri in mare.
PREOCCUPAZIONE PER CAMBIO CONDIZIONI METEO
Cambia il tempo, previsto per le prossime ore un temporale, si increspa il mare e c'e' preoccupazione per la Concordia che potrebbe spostarsi rendendo sempre piu' complicate le operazioni di ricerca dei 16 dispersi, tra cui una bimba di 5 anni. Al momento un gruppo di sommozzatori dei vigili del fuoco e' salito a bordo per verificare la situazione.