domenica 19 agosto 2012

Piscine sospese...saranno vere?



https://www.facebook.com/photo.php?fbid=453348311365795&set=a.453348291365797.118030.109007359133227&type=1&theater


"Scambio borsa con scarpe": ritorna il baratto I comitati:"Uno stratagemma contro la crisi". - Sara Grattoggi


"Scambio borsa con scarpe": ritorna il baratto I comitati:"Uno stratagemma contro la crisi"


Le famiglie scoprono su internet nuove strategie per risparmiare. I baratti online per sconfiggere la crisi.

Tornare al baratto per evitare sprechi e spese inutili. Un'idea anticrisi semplice, che ha trovato terreno fertile sul web, dove si contano numerosi siti dedicati agli scambi senza alcun passaggio di denaro. Per garantire più affidabilità nelle transazioni e costruire una rete solidale sul territorio che favorisca anche la socializzazione fra i residenti, il comitato di quartiere di Serpentara, nel IV municipio, ha creato una piccola comunità virtuale di cittadini disposti a scambiarsi beni e servizi, attraverso un gruppo aperto su Facebook: "Compro e scambio in quarta e risparmio". 

L'idea è partita dal presidente del comitato di quartiere, Mimmo Dorazio: "Da un paio d'anni lo sperimentavamo già durante i mercatini di Natale, poi quest'estate su richiesta degli abitanti abbiamo deciso di farne un progetto stabile, con un gruppo su Facebook che in poche settimane ha già superato i 400 iscritti". 

Nell'ottica di uno scambio di buone pratiche, anche il comitato di Torpignattara ha deciso di attivare un analogo gruppo Facebook ("In Sesto col baratto"), che conta già quasi 300 membri. In bacheca si trova di tutto: c'è chi baratta focacce pugliesi artigianali fatte in casa con un lettino per cani, chi libri per una caraffa filtrante o la riparazione della valvola di una pentola a pressione, chi un cellulare per scarpe, poster o borse, chi bici da montagna per bici da città. "È uno stratagemma per combattere il carovita e ridurre gli - spiega Antonella Fioretti, una delle principali promotrici nel VI municipio  -  L'entusiasmo dei membri del gruppo, che aumentano di giorno in giorno, così come i loro annunci, è la prova del successo dell'iniziativa". 

A Serpentara, intanto, si sta già pensando al prossimo step: "Vorremmo creare un punto fisico di scambio nella sede del comitato di quartiere con appuntamenti settimanali dedicati al baratto, in modo che i cittadini possano conoscersi e creare una rete di relazioni che vada oltre la comunità virtuale" racconta Dorazio. Ma non solo: "Stiamo cercando di organizzare al parco delle Magnolie nei prossimi mesi anche dei corsi gratuiti aperti ai residenti e tenuti da volontari competenti del comitato su vari temi: dal primo soccorso al giardinaggio. 

L'idea è quella di mettere a disposizione della comunità le capacità e l'esperienza dei singoli, in modo che tutti ne possano trarre beneficio e imparino a fare da sé piccoli lavori per cui prima dovevano rivolgersi ad altri a pagamento". La filosofia del "Do it yourself", insomma, come arma per combattere la crisi.


http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/08/18/news/scambio_borsa_con_scarpe_ritorna_il_baratto_i_comitati_uno_stratagemma_contro_la_crisi-41111328/

E poi dicono che i baby pensionati sono al sud...



https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150691257228948&set=a.10150882106788948.436075.302334778947&type=1&theater

Carinerie...


https://www.facebook.com/photo.php?fbid=513159218699138&set=p.513159218699138&type=1&theater

Gonfiate con le pillole per le mucche a 11 anni. Le schiave del sesso in Bangladesh. - Ettore Mo


Il 90% delle giovani prostitute ricorre alla «cow pill», steroidi che accentuano le curve ma provocano il diabete.

FARIDPUR (Bangladesh) - Fanciulle di undici-dodici anni vittime di stupri quotidiani. Ragazzine che ogni giorno si accoppiano con cinque-sei uomini diversi per qualche soldo da portare a casa, a sostegno del magro bilancio familiare. Incessante, inoltre, l'attività dei bordelli legalmente autorizzati della città di Faridpur (due ore di macchina a sud-est della capitale) dove un migliaio di prostitute è al lavoro sette giorni la settimana, senza tregua. Così come avviene nell'isola di Bani Shanta, interamente popolata dalle «sex workers», le così dette «operaie del sesso», che alleviano la solitudine di turisti, marinai, scaricatori di porto e miriadi di sfaticati di ogni genere. In realtà, i dati delle statistiche sulla prostituzione - che sembra essere la maggiore «industria» del Paese - vanno continuamente aggiornati: e non dev'essere stata poca la sorpresa - anzi, lo stupore - per i forestieri di passaggio quando, tempo fa, appresero dai giornali che il flusso dell'acqua nelle fogne era stato inesorabilmente bloccato da una «barriera di preservativi».

Nel primo giorno del mio non mistico pellegrinaggio busso alla porta del Ghat Brothel, casa d'appuntamenti sulla riva del Gange, che qui prende il nome di Padma. Le due signore che lo gestiscono - Rokeya, cinquant'anni, e Aleya, quaranta - sono impegnate nella lotta per la riabilitazione delle prostitute: che hanno avuto la riconferma del diritto di voto e che da ora possono uscire con le scarpe ai piedi. Sono pure riuscite a far aprire un cimitero musulmano (per seppellire degnamente le consorelle islamiche) e a ottenere che le ceneri delle donne Indù, bruciate sul rogo, vengano sparse nelle acque del fiume sacro.
In vetta alla graduatoria dei postriboli del Bangladesh si impone quello di Daulatdia - uno dei più grandi del mondo - forte di un esercito di 1.600 donne, che ogni giorno provvedono a spegnere gli ardori di circa tremila uomini. Il bordello ha le dimensioni e la struttura di un vero e proprio villaggio, qual è nella realtà: con tutte le casette a un solo piano schierate lungo le strade e i vicoli che l'attraversano e i negozi e le botteghe degli artigiani sempre aperti. Un'atmosfera festosa e, a volte, un po' sguaiata, da carnevale. Ma la gente sembra felice: come sono felici, in apparenza, le «sex workers» che non hanno neanche il tempo di rifarsi il trucco, visto il fiume di clienti che i rickshaw scaricano in continuazione davanti ai loro tuguri.
A 11 anni «gonfiate» con le pillole per prostituirsiA 11 anni «gonfiate» con le pillole per prostituirsi     A 11 anni «gonfiate» con le pillole per prostituirsi     A 11 anni «gonfiate» con le pillole per prostituirsi     A 11 anni «gonfiate» con le pillole per prostituirsi     A 11 anni «gonfiate» con le pillole per prostituirsi     A 11 anni «gonfiate» con le pillole per prostituirsi     A 11 anni «gonfiate» con le pillole per prostituirsi
Il dilagare della prostituzione nel Bangladesh è senza dubbio un fenomeno che gli stessi abitanti non esitano a definire «repellente», anche se comporta una serie di vantaggi economici immediati: ma per spiegarlo occorre ricordare che dalla metà degli anni Settanta quasi il 50 per cento della popolazione - 140 milioni di abitanti - continua a vivere sotto la linea della povertà. Situazione sofferta anche dalle operaie del sesso, costrette a versare la maggior parte dei loro guadagni alla sardarnis , la padrona del bordello.
Fornitrici della manodopera locale sono per lo più le famiglie dei contadini ridotti in miseria che vendono le figlie per soli 20 mila taka (circa 245 dollari). È il caso di Eiti, 25 anni, che da 6 è ospite del Ghat Brothel, dove la madre infermiera, disoccupata e senza spiccioli nel salvadanaio, l'ha scaricata; e di Lima, 13 anni appena compiuti, che nell'Istituto ne ha già trascorsi due, ma «come una detenuta, perché questo non è un ospizio, è un carcere a tutti gli effetti, mancano solo le sbarre alla finestra».
Bisogna inoltre tener conto che l'alloggio nei «lupanari» della città - da quelli di 5 stelle al centro alle case-tende-capanne della periferia - non viene offerto gratis: e per pagare l'affitto, la luce, l'acqua, il cibo e quant'altro occorre per un'esistenza decente, le «sex workers» devono avere rapporti quotidiani con almeno quattro o cinque clienti. Insomma, «una vita da cagne», come ha scritto sgarbatamente qualcuno. Si rimane perciò sorpresi quando, varcando la soglia di un edificio di quattro piani come il Town Brothel, trovi decine e decine di ragazze accovacciate nei corridoi che mangiano e bevono allegramente e qualcuna osa perfino invitarti nella sua «cuccia» per un tè o una Coca Light. Grazie, no. Sono di fretta.
Ci sono poi anche quelle - le più sfortunate - che pur avendo lavorato tutti i giorni, per anni, non intascheranno neanche un centesimo di taka: è il destino delle Chukri , prostitute vendute dalla nonna, dalla mamma o dalla suocera, i cui miseri salari sono andati a impinguare il ventre delle sardarnis . Ma a quel punto, anche se hanno tolto loro le catene, che farsene della libertà? Andarsene? La società non sarà mai pronta ad accettarle. Meglio aspettare qui, la morte sarà più dolce.
Un altro capitolo doloroso, ancor tutto da scrivere, riguarda la presenza dei bambini in un bordello del Bangladesh, dove almeno trecento avrebbero trascorso qualche mese (se non qualche anno, i dati di cui dispongo sono incerti) della loro infanzia. «Fu un'esperienza terribile - ha raccontato una donna detenuta nel postribolo di Faridpur -. Quando arrivavano i clienti, nascondevamo i piccoli sotto il letto o li spingevamo fuori a giocare, nel corridoio, perché non vedessero».
In città c'è una scuola riservata esclusivamente ai figli delle prostitute, dove tra l'altro vengono impartite, per chi ne abbia il talento, le prime, elementari lezioni di danza classica: e quella mattina, venticinque alunni - 13 bambine e 12 maschietti - hanno deliziato le loro mamme con un balletto in costume che la diceva lunga sulla speranza di un completo riscatto, che avrebbe loro consentito di partecipare, a pieno diritto, alla serata di gala della vita.Diversamente da quanto avviene in tutte le altre parti del mondo, le donne del Bangladesh non ambiscono a mantenersi filiformi, dal momento che ai loro uomini piace la «femmina in carne», con le dovute curve e rotondità. Perciò ricorrono assiduamente all'Oradexon, un farmaco che viene dato anche alle mucche perché raggiungano il giusto peso e adeguate dimensioni fisiche e viene appunto chiamato cow pill, la pillola delle vacche.
Questa la medicina che la sardarnis di un bordello impone alle sue sei «operaie» sottoposte a una ferrea disciplina anche se si rivolge a loro affettuosamente chiamandole «figlie» e «bambine». L'effetto taumaturgico dell'Oradexon è stato più volte decantato dalle giovani prostitute, come conferma Hashi, una ragazza di 17 anni che intraprese la sua «avventura» quando ne aveva solo dieci (proprio così) e adesso lavora a tempo pieno in un bastione di Kandapara, una città labirinto a nord-est di Dacca: «Tu non lo puoi immaginare - esordisce - ma c'è una grande differenza fra il mio aspetto attuale e quello della bambina gracile e denutrita dell'infanzia. Ora godo di un'ottima salute e sono in grado di intrattenere e soddisfare ogni giorno un bel numero di clienti, talvolta fino a quindici».
Secondo dati forniti dall'Organizzazione non governativa ActionAid, che si occupa a tempo pieno del Bangladesh, il 90 per cento delle prostitute del Paese ricorre costantemente all'Oradexon nell'arco di età fra i 15 e i 35 anni. Ma gli steroidi della pillola - ammoniscono gli esperti - comportano anche effetti negativi come il diabete, la pressione alta, gli sfoghi cutanei e il mal di testa: occorre quindi farne uso con la massima cautela.
Lo spinoso argomento non può essere tuttavia accantonato senza ricordare che, tra le sue magie, la cow pill ha pure la facoltà di invecchiare gradualmente le ragazzine di 13, 14 e 15 anni che dovrebbero aspettare i 18 per intraprendere - come stabilito dalla legge - la carriera di famiglia così tenacemente onorata da trisavole, avole, bisnonne, nonne e mamme, oltre a una schiera infinita di zie e nipoti afflitte da incredibili longevità. Nel pomeriggio le strade sono quasi deserte e le poche persone che incontri rispondono al saluto con l'accenno di un sorriso o piccoli gesti del capo e delle mani. Pochi gli uomini che invece la sera sciamano lungo i vicoli appena illuminati del villaggio-bordello, dirigendosi verso il rettangolo di luce di una porta aperta dietro la quale s'intravede una stanzuccia dove c'è posto solo per il letto. Hai l'impressione di assistere a una funzione liturgica quaresimale celebrata sottovoce.
Contrariamente a quanto avviene in Occidente, dove gli alterchi fra le prostitute di uno stesso quartiere non sono radi, qui non sembrano affiorare né rancori né sussulti di competizione professionale. E come potrebbe essere altrimenti se, per tradizione millenaria, il mestiere è passato dalle mani della madre e quelle della figlia?
La conclusione è amara. Non sembra esserci alternativa alla prostituzione nelle città di Faridpur e Kandapara, la cui effimera vitalità è assicurata solo dai bordelli: e ancor meno nel postribolo sull'isola di Bani Shanta, il più incantevole dei rifugi per eremiti in cerca di pace, dove invece t'imbatti in anziane operaie del sesso a corto di clienti, povere, malate, rinsecchite come alberi nel deserto. Se metti un taka nel palmo della loro scarna mano, non lo respingono.
«Se anche riuscissi a fuggire dal Ghat Brothel - ha confidato un giorno una vecchia signora a un sacerdote che le aveva fatto visita nel bordello-prigione di Faridpur -, dove potrei andare? I miei mi hanno sempre detestato e certo non mi rivogliono indietro. Sono la pecora nera della famiglia. Noi tutte ci dobbiamo rassegnare al fatto che siamo delle schiave e come schiave dobbiamo morire».
«Il Bangladesh è un Paese povero - dichiara Aklima Begum Akhi, capo dell'Associazione operaie del sesso di Tangail - e le ragazze dei bordelli sono le più povere di tutti noi: anche perché non riusciranno mai a liberarsi dagli effetti negativi della cow pill ».
Ma l'ultima immagine che riporto indietro dall'isola di Bani Shanta mi rasserena un poco. È l'apparizione di una splendida, giovane signora che corre a piedi nudi lungo l'argine come fosse una passerella, svelta e leggera e con le braccia distese come ali, e non finisce mai di correre...
(Continua)

WikiLeaks



https://www.facebook.com/photo.php?fbid=400045746690326&set=a.400043343357233.111296.362231420471759&type=1&theater

Il discorso di Assange dal balcone dell'ambasciata dell'Ecuador.




ILVA Taranto: Anonymous entra nel database.

ilvaanonym.jpg

E' in corso un'importante operazione di Anonymous: sono entrati nei database ILVA e hanno recuperato le tabelle relative agli inquinanti. Trovate in questa e questa pagina sul blog Anonymous alcune analisi relative ai risultati.

Qui e qui invece potete scaricare direttamente tabelle e grafici. Mi limito a linkare senza commenti per i motivi che potete immaginare.
LINK UTILI

Fini e l'ultimo giallo nell'hotel di Orbetello: le famiglie degli agenti nelle stanze prenotate. - Diana Alfieri



Per sfruttare quelle camere già pagate per tutta la stagione i bodyguard avrebbero invitato in vacanza anche i parenti.

Roma - L'ultimo dubbio sull'affaire della scorta «balneare» di Gianfranco Fini rimbalza proprio da Orbetello, la città dell'hotel «Presìdi», nove stanze del quale vengono occupate due mesi l'anno per «ospitare» i bodyguard responsabili della sicurezza del presidente.
Una voce che arriva da persone che, da anni, sono loro malgrado testimoni di quel frenetico via vai di gente in borghese o in divisa nel piccolo, grazioso hotel, aperto solo per la bella stagione. Solo rumors, appunto, che però ipotizzano un utilizzo se possibile ancor meno ortodosso per le stanze di quel tre stelle nel centro storico, che sarebbero state occupate, nell'arco dei due mesi di «lavoro vacanziero» delle ultime cinque estati, non soltanto dai bodyguard. Ma anche dai familiari degli uomini della scorta di Fini.Qualcuno, insomma, sostiene che gli agenti abbiano dunque scelto una strada personalissima per rendere meno «sprecata» quella maxiprenotazione annuale. E così, per sfruttare meglio le belle stanze già pagate (80 euro a notte l'una) che spesso restano desolatamente vuote, qualcuno dei «turnisti» avrebbe cominciato a invitare figli, mogli e parenti nell'hotel, conciliando il proprio lavoro con una villeggiatura in compagnia dei propri cari.Se l'indiscrezione corrispondesse al vero, ci sarebbe da capire se gli uomini, agenti di polizia in servizio, abbiano preso di propria iniziativa la decisione di «estendere» ai familiari l'utilizzo delle nove stanze nel quartier generale a tre stelle, prenotate per garantire una serena vacanza a Fini. O se, invece, abbiano ricevuto una qualche forma di avallo superiore, un benefit concesso per rendere più gradevoli i 62 giorni di servizio in distaccamento balneare temporaneo.Ma c'è anche un altro piccolo giallo, che riguarda sempre la logistica della scorta di Gianfry, per l'autunno-inverno. Negli ultimi anni, è capitato che Fini e i suoi «Tullianos» frequentassero la villa di Ansedonia anche per qualche fine settimana «fuori stagione», soli o con amici.Ma l'ormai famoso «Relais i Presìdi», che come detto è l'approdo fisso dal 2008 per i bodyguard dell'uomo che ha sciolto An, chiude i battenti dalla fine di ottobre a maggio. Dunque, dove hanno soggiornato gli uomini della scorta? Hanno forse dormito nella foresteria della Questura? Se così fosse, sarebbe complicato spiegare perché lo stesso metodo non viene adottato anche a luglio e agosto, risparmiando i 40mila e passa euro spesi ogni anno. E se invece anche le gite fuori stagione comportano prenotazioni alberghiere per i suoi angeli custodi, lo spreco di pubblico denaro per la scorta del presidente della Camera sarebbe destinato fatalmente a lievitare a cifre superiori anche ai 220mila euro stimati finora.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/sfruttare-quelle-camere-gi-pagate-tutta-stagione-i-bodyguard-830421.html

Quando una donna non esiste...



https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151112134509767&set=a.168698179766.120654.149617724766&type=1&theater

DECRESCITA E FELICE SOCIALISMO UTOPICO. - Guido Ceronetti



Potrei definirlo così, il Pil, lodato quando e dove cresce (non importa il come), deplorato unicamente quando e dovunque non cresca: un fantasma che infesta le menti (dalle più semplici alle meglio fornite di strumenti per dominare). Se lamente se ne libera, e apre le finestre alla verità, il pensiero liberato arriverà a ragionamenti diversi, a conclusioni finora non pensabili. Come questa: che l’idea della Decrescita del Pil èmigliore dell’idea fissa, cara a tutti i poteri che ci opprimono - dai governi alle mafie - che la Crescita (del Pil, funesto infestatore) non abbia nessuna alternativa possibile.

Ne parlo con Maurizio Pallante, inventore del movimento e della formula alternativa della Decrescita Felice, senza riportare nulla dal suo libro con questo titolo (Edizioni per la decrescita felice, 2005) perché con quest’uomo singolare, romano di nascita, abitante nella zona più verde della provincia astigiana, sessantacinquenne, ho l’occasione di un rapporto di amicizia e di un colloquio diretto. 

Voglio ancora osservare, prima di interpellarlo, come in questa formidabile crisi del pensiero, cominciata molto tempo prima di quella della Lehman Brothers, siano presenti molti segni indicati con premonizione in tutte le trattazioni sul significato della Tecnica, di Martin Heidegger: basterebbe a «qualcosa di più alto» allacciare tutti i discorsi obbligatori e facili (talmente facili che li abbiamo imparati a memoria dai giornali) che si fanno dappertutto sull’economia, vista come un soffocante assoluto senza il minimo scrupolo di obbiettività. Ma dove tutto si relativizza, dove tutto è visto come puramente relativo e dissacrabile, ha senso assolutizzare il Pil, le cifre aziendali, le pensioni, le tasse, i conti della spesa, la Crescita di merci che non portano per niente a diminuzioni di infelicità o a più ricchezza nei rapporti umani?

Emendate il linguaggio e avrete trovato una chiave. Liberate la mente da una formica di falso e vi toglierete dallo stomaco il peso di un elefante. 

Quel che va dicendo da qualche anno Maurizio Pallante in Italia è molto semplice, e nello stesso tempo implica una rivoluzione del pensiero alla quale aderisce sempre più gente, incredula nelle prediche del Potere legale, sempre più distaccata dalla politica, e una quantità di giovani intelligenti che l’enorme pallone di menzogne sospeso sul mondo allontana da tutto, disperatamente. Sulla copertina dell’Espresso del 2 agosto leggevo «In vacanza con lo Spread»: ed è con questo tipo di attrazioni triviali che si vende svago ai lettori? 

In vacanza andateci con Isaac Singer, Georges Simenon, Wells, Dostoevskij, per cui non è necessario ungersi la pelle, e pestate lo Spread sul bagnasciuga, con un disinfettante pronto. 

Più formale, Pallante mi spiega così la Decrescita, come la va raccontando nelle sale e nei libri: «Vedi, per capire che cos’è la decrescita e come possa aiutarci a contrastare una crisi che resiste a tutte le misure di politica economica, dobbiamo bene distinguere tra oggetti e servizi che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio (definibili come beni) e oggetti e servizi che si scambiano con e per il profitto in denaro (definibili come merci). Il Pil e la Crescita non possono considerare altro che le merci e la loro produzione incessante. Merci però non sono beni. La Decrescita, che nessun politico ammetterebbe come un’opportunità felice, non è una diminuzione indiscriminata del Pil, ma selettiva, e totalmente da reimpostare. Introduce elementi di valutazione qualitativa del fare umano e consentirebbe di creare occupazione utile, non distruttiva per l’ambiente. Aprirebbe una fase più evoluta della storia umana...». 

A Pallante non è difficile persuadere me - ecologista dal tempo delle bombe di Bikini - con le sue buone ragioni. Ma la tendenza, in Italia e dovunque, è implacabilmente l’altra, che risponde al pensiero unico dominante. A me, ormai vecchio, vien voglia di gettare la spugna. È la boxe di un nano disperato contro un gigantesco bruto! 

«Guarda che il cambiamento di rotta, vogliano o no saperne i poteri dominanti, sta diventando sempre più inevitabile. Abbiamo esempi che nessun analista può fingere di ignorare. Crollata l’Unione Sovietica, che comprava a Cuba tutta la produzione di zucchero, la salvezza di Cuba fu l’autoproduzione di beni, per mangiare non per acquistare il superfluo. Accadde lo stesso in Argentina. In Grecia, oggi, si salvano dalla crisi tutti quelli che invece di urlare sulle piazze riscoprono il lavoro delle mani e producono per se stessi i beni corrispondenti ai bisogni. In Italia è già così in parecchi settori di economia silenziosa: la famiglia che autoproduce i beni non conosce disoccupazione. È l’offerta di merci sumerci tutte prodotte qua e là nel mondo, a rendere folle l’economia dei potenti. Il profitto perdente sta creando panico e suicidi.Ma il tuo nano disperato ha delle possibilità di sottrarsi ai pugni del bruto, e senza gettare la spugna! Perciò la popolarità dell’idea di decrescita è alta».

Da questo colloquio amichevole emerge «chi per lungo silenzio parea fioco»: le grandi ombre premarxiane dei Thoreau, dei Fourier, dei Saint-Simon, dei Gandhi, della società fabiana, dei Malthus, dei Tolstoij, che tuttora indicano altri cammini, altre vie... E il primo kibbuzismo sionista che cos’è stato? Non ha più nulla da insegnare al mondo? Era un’idea grande, una rivoluzione portatrice di pace...

Il socialismo disprezzato come utopistico da Marx, apostolo della mercificazione e della violenza, risorge anche nelle parole chiarificatrici e nei volti nuovi della Decrescita Felice. 


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10698

Caso Dell'Utri, i pm chiamano Le condizioni di Berlusconi. - Paola Di Caro


Il leader pdl presenterà una memoria tecnica. L'obiettivo è lo status di «testimone assistito» con la facoltà di non rispondere.

ROMA - Gli hanno fatto sapere che una data deve trovarla. Che non è possibile che non ci sia, nella sua agenda, un momento libero per rispondere alla convocazione come testimone che ritengono essenziale nel processo Dell'Utri, per ricostruire i motivi che spinsero lui, Silvio Berlusconi, a concedere all'amico «prestiti infruttiferi» per milioni e a comprare da lui a un prezzo ritenuto eccessivo una villa sul Lago di Como. Loro, i pm di Palermo, ipotizzano che ai suoi danni Dell'Utri abbia compiuto un'estorsione, e vogliono capirne il perché. E per questo hanno comunicato ai suoi avvocati che in una data tra il 20 agosto e il 5 settembre dovrà presentarsi, pena la convocazione coatta (prevista per il testimone che non si presenta).
Di fronte alla nuova richiesta della Procura, che ha anticipato ai legali dell'ex premier i temi sui quali intende interrogare il Cavaliere, la risposta di Niccolò Ghedini è stata aperturista. Ed è arrivata per fax nelle ultime ore.
Siamo disponibili a comunicare la prossima settimana una data nella quale il nostro assistito potrà presentarsi davanti ai giudici, è in sostanza l'annuncio dato ai pm. Ma, è l'aggiunta, Berlusconi presenterà una memoria tecnica con la quale richiede lo status di «testimone assistito», ovvero con la facoltà su alcuni temi di avvalersi della facoltà di non rispondere (non concessa ai testimoni, ma la difesa del Cavaliere contesta la convocazione in qualità di testimone, ritenendo che l'ex premier è indagato in reato connesso per un procedimento già archiviato e non può essere costretto a presentarsi). In più, Ghedini ai suoi interlocutori ha preannunciato la presentazione di un'altra memoria, nella quale si ricostruiscono passo per passo le vicende sulle quali dovrebbero vertere le domande dei pm.
E dunque sembra sbloccarsi la situazione, come peraltro i fedelissimi di Berlusconi sono pronti a giurare («Non avrebbe senso creare un caso che coinvolgerebbe il Parlamento, oggi alla gente queste polemiche non interessano», dice chi lo conosce bene). Il tutto anche se Ghedini e l'altro avvocato Piero Longo sono abbottonatissimi e non vogliono rivelare nulla: «Certo non ci presenteremo il 20 agosto, ma fino al 5 c'è tempo e vedremo», dice il primo. E il secondo si limita a constatare che, per legge «un testimone ha l'obbligo di presentarsi».
A Villa Certosa - mentre si impegna a recuperare la forma (obiettivo perdere 8 chili) e le energie - Berlusconi ha dunque anche un altro dossier da studiare, quello giudiziario. Per mettere a punto con gli avvocati la linea da tenere anche dopo che, nei giorni scorsi, ospite in Costa Azzurra dalla figlia Marina, ne ha a lungo parlato anche con lei che proprio dai giudici di Palermo sulla stessa vicenda è stata sentita come testimone. Il tutto mentre proseguono i suoi contatti con imprenditori, esperti di economia, consiglieri con i quali si confronta su quale dovrà essere il prossimo programma del centrodestra che ha ormai deciso di tornare a guidare.
Sì perché, a sentire chi gli parla in questi giorni, ormai il dado è tratto: sarà lui a guidare il suo partito. Come e alla guida di quale formazione lo si vedrà a settembre, quando si capirà con quale legge elettorale si andrà a votare. E quando, se è vero che l'ipotesi del voto anticipato non è ancora scomparsa dalle opzioni possibili, Berlusconi non vuole farsi trovare impreparato. Né troppo impelagato in vicende giudiziarie che, come gli confermano i focus group e i sondaggi che riceve, non sono certo in cima ai pensieri degli italiani.