mercoledì 31 luglio 2013

Meraviglie della natura: Grotta Phong Nha, Vietnam.



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Posti da sogno. - Islas Cies - Vigo, Pontevedra, Spagna.



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Villaggio di Kandovan, Azerbaiján, Iran.



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PERCHè GLI USA HANNO BISOGNO DELLE PRIMAVERE ARABE PRIMA DELLA 3° GUERRA MONDIALE

Repellente per le zanzare fatto in casa (biologico).


L’estate: la bella stagione fatta di mare, sole, caldo, giornate lunghe, magari da passare in campagna in compagnia di amici…e anche di qualche ospite indesiderato come le zanzare, le formiche e le pulci.
Quindi, cosa ci rimane da fare? Cospargerci la pelle (e i vestiti) di quegli odiosi repellenti chimici che si trovano in commercio e aspettare che facciano effetto. E se invece ci fosse una soluzione alternativa? Restare a casa, direte voi. Invece no. Vi proponiamo una ricetta semplice e veloce da fare in casa con pochi ingredienti facili da trovare. Ecco come farla.
Ingredienti:
1/2 litro di alcool etilico di colore bianco per usi alimentari puro al 99%; (quello per fare i liquori in casa, per intenderci)
100 grammi di chiodi di garofano interi (meglio se bio);
100 ml di un buon olio per bambini o simili (mandorle, sesamo, camomilla, lavanda, finocchio, ecc) magari biologico.
Sia i chiodi di garofano che gli oli naturali si possono trovare in erboristeria.
Preparazione:
Mettere  i chiodi di garofano a macerare in alcool 4 giorni.
Mescolare ogni mattina e sera.
Dopo 4 giorni aggiungi l’olio.
Ora è pronta per l’uso.
Come si usa:
Strofina delicatamente alcune gocce sulla pelle delle braccia e delle gambe.
Osserva le zanzare in fuga dalla stanza.
Respinge anche le pulci dagli animali domestici.
Con poca spesa, a parte l’alcool, possiamo provare a fare questo “unguento” senza componenti chimici e senza rischiare di intossicarci.
Provateci e fateci sapere come vi siete trovati con questo repellente autoprodotto!

Non c'è più alcuna differenza tra destra e sinistra...



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Tempo al tempo...



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La Neve Copre un Giovanissimo Sistema Planetario.


Questa immagine, presa dall'osservatorio ALMA in Cile, mostra la zona (in verde) in cui si è formata neve di monossido di carbonio intorno alla stella TW Hydrae (indicata al centro). Il cerchio blu rappresenta il punto in cui si troverebbe l'orbita di Nettuno per confronto con la dimensione del Sistema Solare. Il passaggio al ghiaccio di monossido di carbonio potrebbe anche indicare il confine interno della regione in cui si possono formare i corpi minori ghiacciati come le comete e i pianeti nani come Plutone e Eris. Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

Un gruppo di astronomi è riuscito ad ottenere, grazie all'uso del telescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimiter Array), la primissima immagine mai scattata della linea nevosa che si forma all'interno di un giovane sistema planetario, ancora nelle fasce. Questa zona ghiacciata gioca un ruolo essenziale per la formazione dei pianeti, asteroidi e comete e ha una grande influenza sulla futura composizione chimica di questi corpi. Sulla Terra, simili "linee di neve" si formano ad altitudini molto alte, dove le temperature in caduta portano l'umidità presente nell'aria a diventare neve. Allo stesso modo, le linee che vediamo intorno a queste giovani stelle, potrebbero formare anelli di neve sporca di materiale minerale, dando nascita ai primi planetesimi. La composizione chimica di questi può variare molto e la neve stessa può avere caratteristiche molto esotiche, variando così anche la sua distanza dalla stella, in base alla temperatura a cui vari composti chimici ghiacciano o diventano neve.

L'acqua è la prima a ghiacciare, e a seguire ci sono gli altri gas come l'anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), ed il monossido di carbonio (CO). Questi composti formano piccoli granelli che iniziano lentamente a mischiarsi entrando in collisione.
ALMA è riuscito ad osservare una linea di neve di CO, mai osservata prima, intorno ad una giovane stella chiamata TW Hydrae, distante 175 anni luce dalla Terra. Gli astronomi ritengono che questo sistema solare nascente ha molte delle caratteristiche che aveva anche il nostro Sistema Solare nella sua infanzia, all'età di pochi milioni di anni. I risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica "Science Express".

"ALMA ci ha permesso di ottenere un'immagine reale della linea di neve intorno ad una giovane stella. Questo è estremamente eccitante perché ci dice molto sui primi tempi del nostro sistema solare" ha spiegato Chunhua Qi, ricercatore del Centro per l'Astrofisica della Harvard-Smithsonian, che ha guidato un team internazionale insieme a Karin Oberg, ricercatrice della Harvard University e dell'Università di Virginia.
"Adesso siamo in grado per la prima volta di vedere i dettagli nascosti riguardi alle regioni ghiacciati di altri sistemi planetari, e questo in particolare ha anche molto in comune con il nostro quando aveva meno di 10 milioni di anni." ha spiegato Qi.
Le linee di neve sono fino ad ora state rilevate soltanto per le loro impronte spettrali nell'esaminare la luce delle stelle, ma mai erano state viste direttamente, quindi era impossibile determinare quanto sono estese e dove si trovano intorno alle stelle.
Questo perché le linee di neve si formano esclusivamente nella regione relativamente stretta al centro del disco protoplanetario. Sopra e sotto questa regione, la radiazione stellare mantiene i gas troppo caldi, non permettendo la formazione di ghiacci. Solo grazie all'effetto di insolazione della polvere ed il gas che si accumulano qui al centro, le temperature possono scendere abbastanza da formare ghiaccio di CO.
Normalmente, questo involucro esterno di gas caldo impedirebbe agli astronomi di guardare all'interno del disco dove il gas è riuscito ad arrivare allo stato ghiacciato. "Sarebbe come cercare di trovare una piccola regione soleggiata durante una giornata molto nebbiosa." ha spiegato Oberg.
Questa equipe di astronomi è riuscita a sbirciare nel disco, dove la neve si era formata, sfruttando un abile trucco: invece di cercare la neve - che non può essere osservata direttamente - hanno cercato una molecola nota come diazenilio (N2H+), che emette radiazione nella banda millimetrica dello spettro ed è perciò un bersaglio perfetto per ALMA. La fragile molecola viene distrutta facilmente in presenza di monossido di carbonio gassoso e perciò appare in quantità misurabili solo nelle zone in cui il monossido di carbonio è ghiacciato e non può più aggredirla. In sostanza, la chiave per trovare il limite della neve di monossido di carbonio sta nel trovare il diazenilio.
La sensibilità e la risoluzione uniche di ALMA hanno permesso agli astronomi di tracciare la presenza e la distribuzione del diazenilio e di trovare un confine ben delineato a circa 30 unità astronomiche dalla stella (30 volta la distanza tra la Terra e il Sole). Questo dà, in effetti, un'immagine in negativo della neve di monossido di carbonio nel disco che circonda TW Hydrae, immagine che può essere usata per vedere il limite della neve di monossido di carbonio esattamente dove la prevede la teoria - all'interno dell'anello di diazenilio.
"Per queste osservazioni abbiamo usato solo 26 antenne delle 66 finali di ALMA. Indicazioni della presenza del limite della neve si vedevano già con ALMA intorno ad altre stelle e siamo convinti che future ossservazioni con la schiera completa di antenne troveranno molti altri casi e provvederanno emozionanti approfondimenti sulla formazione ed evoluzione dei pianeti. Aspettate e vedrete," conclude Michiel Hogerheijde del Leiden Observatory, Paesi Bassi.

martedì 30 luglio 2013

La stampa tedesca dal 2008 a oggi: “Italia = Berlusconi = caos = debiti”. - Alessandro Madron

Berlusconi e Merkel


Il pregiudizio non muore, come testimonia lo studio sull’immagine della Penisola nei media tedeschi, dell’Europaische Akademie Berlin, ente indipendente che collabora con il ministero degli Affari Esteri tedesco, che analizza titoli e servizi pubblicati da Die Zeit, Frankfurter Allgemenine e Bild Zeitung.

Inaffidabili e traditori, cialtroni e scansafatiche. L’Europaische Akademie Berlin, ente indipendente che collabora con il ministero degli Affari Esteri tedesco, ha effettuato uno studio sull’immagine dell’Italia nei media tedeschi, analizzando titoli e servizi dal 2008 ad oggi pubblicati da Die ZeitFrankfurter Allgemeninee Bild Zeitung. Tre giornali differenti, che si rivolgono ad un pubblico diverso, da cui emerge con prepotenza un giudizio pesante sull’Italia.
Il pregiudizio tedesco sul conto del popolo italiano, del resto, è vecchio di cent’anni ed è stato rafforzato nel tempo. Il peccato originale risale alla prima guerra mondiale, poi confermato con l’epilogo della seconda. Il giudizio storico è stato poi alimentato dal mito costruito negli anni della dolce vita, di un Paese popolato da maschi veraci, votati più al piacere che alla fatica. Oggi quell’impronta rimane e il pregiudizio torna a riproporsi, pescando da quell’immaginario.
Negli articoli presi in esame dall’analisi si parla principalmente dei protagonisti del sistema politico, delle elezioni e della crisi del sistema, oltre che di economia e di crisi finanziaria. L’equazione che ne emerge è particolarmente pesante: “Italia = Berlusconi = caos = debiti”. Ad esporre i risultati dello studio il professor Eckart Stratenschulte (direttore dell’ente), in occasione di un seminario dedicato alla Germania, organizzato da Villa Vigoni, centro Italo-Tedesco per l’eccellenza europea.
“A farla da padrone, tra i politici italiani raccontati dai giornali tedeschi, è stata la figura di Silvio Berlusconi– ha spiegato Stratenschulte -. Sono famose le copertine e le prime pagine che gli sono state riservate, spesso irriverenti. Ancora oggi in Germania domina l’incomprensione su come gli italiani possano continuare a votare Berlusconi, sia come imprenditore dei media, sia per gli scandali che lo hanno travolto, per le leggi ad personam, ma soprattutto per quello che è successo sul caso Ruby, in particolare per la bugia sulla parentela con Mubarak, che all’epoca era ancora un importante Capo di Stato, una cosa incomprensibile e inconcepibile per un tedesco”.
Accanto ad un giudizio pesante su una certa classe politica c’è però anche il tentativo di spiegare il caso italiano è diverso da quello greco: “Per noi la Grecia è stato un vero incubo e lo è tutt’ora. Soprattutto la Frankfurter e Zeit, in questi anni hanno spiegato che l’Italia non è la Grecia. Certo c’è preoccupazione per la situazione di crisi in Italia, perché l’Italia è una grande forza economica e un tracollo avrebbe conseguenze disastrose per tutta l’eurozona, ma sono stati fatti notare gli sforzo compiuti, prima con il governo Monti e adesso con il governo Letta. I tedeschi capiscono e apprezzano lo sforzo di dare un governo al Paese che vada oltre le spaccature”.
Interessante, per comprendere il giudizio tedesco sull’Italia, un sondaggio pubblicato recentemente nel quale è stato chiesto chi fosse il partner più affidabile per la Germania: “L’82% per cento ha messo al primo posto la Francia, poi a scendere ci sono altri paesi come Usa, Polonia e solo il 32% ha risposto Italia”. Quando invece si è trattato di rispondere alla domanda su quale paese dovesse uscire dall’Europa il risultato è stato differente: “Il 74 % degli intervistati ha detto che l’Italia deve rimanere dentro l’eurozona e solo il 20% ritiene che debba uscire. Un risultato migliore di Spagna, Portogallo e ovviamente della Grecia”.
Stratenschulte ha spiegato che non ci sono solo stereotipi negativi sul conto degli italiani: “Siete caotici ma charmant. Venite visti comunque come il Paese della moda, della cultura, della gastronomia, del buon vivere, dell’architettura e del design. Io non sarei preoccupato per l’immagine italiana. Per chiudere con una battuta possiamo dire che forse alla base c’è un po’ di invidia, perché i tedeschi lavorano per entrare in paradiso mentre gli italiani lavorano meno perché sono già in paradiso”.
Prova a metterci una buona parola anche Michael Georg Link, viceministro degli Affari Esteri tedesco, con delega alle politiche comunitarie: “Io sono del Baden Württemberg, abbiamo relazioni molto strette con il Nord Italia ormai da 40 anni. C’è molto rispetto a livello tecnico e industriale. La nostra immagine dell’Italia è che ci sono molte italie differenti. Sappiamo che l’Italia è uno dei migliori alleati quando si tratta di portare avanti l’idea europea. Oggi siamo molto lieti della collaborazione tra Guido Westerwelle ed Emma Bonino, che a Mallorca hanno appena firmato una dichiarazione di intenti per continuare nel processo di integrazione europea. Gli anni del governo Berlusconi, in Germania, sono stati percepiti come anni perduti per l’Europa. Durante quel periodo è mancata una voce forte italiana a Bruxelles, oggi stiamo riflettendo su come approfondire la collaborazione perché crediamo molto nella forza di questo governo Letta”.

Myrciaria cauliflora.

  

La Jabuticaba (ʒabutʃiˈkabɐ) (Plinia cauliflora) è un albero fruttifero della famiglia Myrtaceae che cresce negli stati di Minas Gerais e San Paolo nel Brasile sud-orientale. Specie simili comprese nel genere Myrciaria, spesso chiamate con lo stesso nome, crescono in Brasile, ArgentinaParaguay e Bolivia. L'albero viene coltivato per i suoi frutti color nero-viola e dalla polpa bianca; questi possono essere mangiati crudi o possono essere usati per preparare marmellate e bevande (succo semplice o vino). Altri nomi usati comunemente per indicare questa pianta sono Brazilian Grape Tree (albero dell'uva brasiliana), JaboticabaJabotica,JabuticabeiraGuaperuGuapuruHivapuruSabará e Ybapuru (guarani).
Le foglie dell'albero sono color salmone quando sono giovani e diventano verdi quando sono mature. L'albero cresce molto lentamente e preferisce un suolo umido, leggermente acido. Si adatta molto facilmente e cresce perfino su suolo alcalino sabbioso, se però viene curato e innaffiato. Ha fiori bianchi che crescono direttamente sul tronco (caulifloria. In natura l'albero fiorisce e fruttifica sono una o due volte l'anno, ma se innaffiato continuamente fiorisce di frequente e in alcune regioni tropicali i frutti son presenti tutto l'anno.
Il frutto ha un diametro di 3–4 cm, possono avere uno o più semi (fino a quattro), crescono direttamente sul tronco principale e sui rami della pianta, conferendo un aspetto caratteristico all'albero. La buccia è spessa, viola, astringente e copre una polpa dolce, bianca o rosacea, gelatinosa. I frutti sono molto comuni nei mercati brasiliani, vengono mangiati soprattutto freschi; la loro popolarità può essere paragonata a quella dell'uva negli USA. I frutti freschi possono cominciare a fermentare 3 o 4 giorni dopo il raccolto, quindi spesso vengono usati per preparare marmellate, crostate, vini forti e liquori. Visto che è facilmente deperibile, questo frutto è molto raro nei mercati lontani dalle aree di coltivazioni. Tradizionalmente, si usa un decotto astringente di buccia seccata al sole per trattare malattie come emottisi, asma, diarrea e per fare gargarismi in caso di tonsillite cronica.
Foglie di Plinia cauliflora
Dal frutto sono stati isolate varie sostanze, potenti antiossidanti, antiinfiammatori e anticancro.[1] Una di queste sostanze, la jaboticabina, si trova solo in questo frutto.
In Brasile i frutti di varie specie collegate, precisamente Myrciaria tenella e M. trunciflora, vengono indicate con lo stesso nome comune. Mentre tutte le specie jabuticaba sono subtropicali e possono sopportare gelate miti e brevi, alcune specie possono essere più sensibili al freddo. Nell'emisfero boreale la coltivazione a scopo commerciale di questo frutto è ridotta più per la crescita estremamente lenta e per la forte deperibilità del frutto che per le temperature richieste. Le piante innestate possono fruttificare ogni 5 anni; le piante cresciute da seme possono impiegare da 10 a 20 anni per fruttificare, anche se per la loro crescita lenta e per le dimensioni ridotte quando sono giovani sono molto popolari come bonsai o piante ornamentali da vaso nelle regioni temperate. Le jabuticabas si adattano abbastanza bene a varie condizioni di crescita, sia su sabbia sia su terra molto ricca. Non sopportano i suoli salati. Tollerano la siccità, anche se la produzione di frutti può essere ridotta e sarà necessario innaffiare nei periodi di siccità prolungata.
Il nome jabuticaba deriva dalla parola Tupi jabuti (tartaruga) + Caba (luogo) e significa "luogo dove si possono trovare le tartarughe". Il nome in guarani è "Yvapuru", dove yva significa frutto e la parola onomatopeica purũ indica il rumore che fa il frutto quando viene morso.
Una canzone tradizionale della regione orientale della Bolivia si riferisce a una giovane donna che ha gli "occhi come il guapuru" (per via del colore nero) e una bocca "dolce come l'achachairu."[3]
L'albero della jabuticaba compare sullo stemma di ContagemMinas Gerais e Brasile,[4] ed è molto usato come specie da bonsai, in particolare a Taiwan e in varie zone dei Caraibi.
In Brasile si usa la parola "jabuticaba" per indicare qualcosa che si pensa essere tipicamente brasiliano, visto che si ritiene che l'albero cresca solo in Brasile. Di solito è un'espressione peggiorativa.[5][6]

Metodo Stamina, da giorni i malati protestano davanti a Montecitorio. - Ilaria Vacca

Una decina di disabili gravi chiedono di poter essere sottoposti alle infusioni a base di staminali. Biviano: "Lo Stato condanna a morte migliaia di persone."
Roma – Da martedì scorso una decina di disabili gravi ha deciso di stazionare davanti a Montecitorio, per protestare contro l’impossibilità di accedere alla sperimentazione clinica del metodo Stamina. Si sono incatenati, con le loro sedie a rotelle e sono rimasti davanti alla Camera, in attesa della promessa di poter tentare le infusioni a base di staminali mesenchimali che propone Vannoni.
Hanno sopportato il caldo torrido di questi giorni e non hanno nessuna intenzione di andarsene, hanno anche tentato di fare irruzione nel palazzo del Governo. Insieme a loro anche Pietro Crisafulli, vicepresidente del Movimento Vite Sospese che racconta: “A me e ad un altro membro del Movimento è stato chiesto il documento di identità dalle forze dell’ordine presenti. Noi lo abbiamo fornito ma non ce l’hanno più restituito. Forse vogliono arrestarci. Ci hanno chiesto di far smettere la protesta, ma questo non dipende da noi. I malati sono stati chiari, non smetteranno di manifestare fino a quando non avranno l’accesso alle cure”.

“Io da qui non me ne vado senza aver raggiunto il risultato di poter curare me stesso e i miei fratelli.- sono le parole di Sandro Biviano, malato di Sla come suo fratello - Sono disposto a morire qui, davanti al palazzo che rappresenta uno Stato che condanna a morte migliaia di persone”.

I pazienti chiedono un decreto legge urgente che permetta di accedere al metodo Stamina anche ai pazienti che ne sono stati esclusi. Il Ministro Lorenzin era stata chiara: il metodo Stamina non è una cura, prima degli esiti della sperimentazione le infusioni non devono essere autorizzate.
La sperimentazione però non è ancora stata avviata, perchè Vannoni non ha ancora consegnato all'ISS la documentazione necessaria.  Il 1 agosto dovrebbero essere depositati i protocolli. Solo allora potrà essere eventualmente avviata la fase I della sperimentazione, volta a determinare la non pericolosità delle infusioni. Successivamente dovranno essere avviate le fasi II e III, solo alla fine della terza fase la terapia, se di efficacia confermata, potrà essere resa disponibile su larga scala.
E nessuno ne parla...

Cae Mabon, il villaggio celtico che sembra provenire dal mondo delle fiabe.

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Se vi trovate in Galles, nei pressi di un piccolo villaggio chiamato Fachwen, potete seguire le indicazioni per raggiungere una località chiamata Cae Mabon, che si annida in una radura di un bosco di quercia, attraversato da un piccolo fiume che a cascata raggiunge un lago vicino. Questo meraviglioso contesto si trova ai piedi dell’Elidir Fawr.
Il percorso dura meno di un chilometro e vi porta dritti in un luogo magico, dove è possibile trovare tutti i connotati delle più fantastiche tradizioni celtiche. Al centro del Cae Mabon si trova una tipica Roundhouse celtica con tanto di camino e tetto di paglia, dove poter passare molte intime serate in compagnia.
La casina dispone di una cucina completamente attrezzata, una sala da pranzo spaziosa e una sala riunioni e un bagno elegante. All’esterno vi è una capanna di paglia che ospita una doccia e perfino una vasca idromassaggio. L’acqua viene reperita dal vicino fiume.
Cae Mabon si è trasformato in un luogo di villeggiatura di successo; tant’è che i turisti arrivano da tutta la Gran Bretagna e dal mondo. E’ un ambiente ideale per incontrarsi, lavorare, isolarsi e giocare. Tanti gli eventi in programma: canto, danza, laboratori di lettura e terapeutici, lo yoga, la meditazione e ritiri spiritualiAncora, è possibile apprezzare il suggestivo paesaggio celtico e fare escursioni mitologiche, adatte anche a gruppi scolastici e per campi giovanili ambientali.
Cae Mabon può essere un luogo adatto anche per le aziende, dove poter fare corsi di creatività e comunicazione. Si celebrano anche riti stagionali e perfino matrimoni.
Cae Mabon ha anche ispirato disegnatori di libri illustrati per bambini, e cantautori. Un villaggio adatto insomma per ritrovare la pace con se stessi, la creatività, i vecchi miti celtici o per stare in compagnia. Il tutto isolato dai ritmi frenetici della modernità tipicamente occidentale.
Per saperne di più potete visitare il sito specifico: http://www.caemabon.co.uk/

Buffoni conclamati.



Ha, ha, ha...



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lunedì 29 luglio 2013

LA SESIUS TAX. - Eugenio Benetazzo










Tutto ebbe inizio nel 1958 quando Angelina Merlin, ostile maestra padovana e senatrice socialista intollerante dell'ipocrisia cristiana che consentiva ai maschi dell'epoca la frequentazione delle case chiuse, forte della sua idilliaca vocazione nel difendere i soggetti più deboli (leggasi allora le donne), si fece portavoce ed autrice della infelice Legge Merlin per l'abolizione della prostituzione. 
Sono passati più di cinquant'anni e sono nel frattempo cambiati anche molti costumi e punti di riferimento per il nostro tessuto sociale, a distanza di così tanto tempo una riflessione è pertanto dovuta. Se l'obiettivo della legge e della senatrice era quello di scoraggiare il meretricio e i suoi potenziali clienti, allora possiamo dire che il fallimento legislativo è plateale. Sino a prima dell'arrivo della Merlin, in Italia, intesa come denominazione geografica, la prostituzione è sempre stata regolamentata e consentita, andando dall'Antica Roma sino al Regno delle Due Sicilie, quest'ultimo che con grande lungimiranza aveva addirittura previsto il rilascio di una patente o concessione reale per l'esercizio della professione, se così possiamo chiamarla.

Il fenomeno della prostituzione in Italia è ormai privo di qualsiasi controllo grazie ad una legge tanto obsoleta quanto ridicola per l'epoca in cui stiamo vivendo. 
Tanto per dare alcuni numeri in Italia si stimano essere operative oltre 70 mila prostitute, la maggior parte delle quali esercita in strada o in luoghi pubblici (65%). Circa 20 mila sono straniere, soprattutto di etnia africana e slava. Il parco clienti è stimato in nove milioni di maschi, il che significa che ai fini statistici quasi un maschio su due è un potenziale cliente, considerando una popolazione maschile tra i 15 ed i 65 anni di quasi 20 milioni. Il dato che pochi invece soppesano adeguatamente è la percentuale di donne vittima del racket della prostituzione, vale a dire il 10%, questo significa che la quasi totalità (il restante 90%) sceglie liberamente di prostituirsi per i più vari motivi. Uno di questi probabilmente è rappresentato dalle aspettative di reddito, che può andare dai 3.000 agli oltre 10.000 euro mensili. Tax free naturalmente.  In Italia, infatti, non è considerato reato la vendita del proprio corpo, mentre lo è lo sfruttamento del corpo altrui anche se in ambiente organizzato. Questa assurdo quadro legislativo ha permesso proprio la mercificazione corporale nelle strade oltre che nelle case, tuttavia in piena clandestinità.

Eppure la prostituzIone non è illegale in gran parte dell'Europa,  ogni singolo stato cerca invece di punire le varie forme di sfruttamento, favoreggiamento ed induzione, nella speranza che questo renda più difficile il prostituirsi. L'era dei social network con tutte le loro potenzialità, unita alle risorse tecnologiche degli smart phone, ha letteralmente creato un effetto over boost all'intero settore del sesso a pagamento. Oggi infatti non vengono considerati e nemmeno normati severamente fenomeni di nuova generazione come il sexting (l'invio di immagini sessuali esplicite, principalmente tramite dispositivi di telefonia mobile, ma anche tramite altri mezzi informatici) che rappresentano nuove forme di microprostituzione. Le foto ed i video servono per pure finalità di marketing nell'intento di adescare nuovi potenziali clienti a cui erogare successivamente prestazioni sessuali complete. Deve fare rabbrividire per chi è un giovane padre sapere che l'ambiente in cui si svolgono tali incontri è nella stragrande maggioranza dei casi la scuola pubblica. Personalmente ho in più occasioni esplicitato la necessità di istituzionalizzare e tassare la prostituzione, stimando ungettito fiscale compreso tra i 10 e i 15 miliardi annui.

La mia personale proposta è la S.E.S.I.U.S. Tax intesa come acronomo di Soggetti Erogatori di Servizi di Intrattenimento e di Utilità Sociale, riferendosi tanto a chi si prostituisce (maschi e femmine) in modalità convenzionale quanto a chi si rivolge a un pubblico dedicato o di nicchia pensiamo ad esempio alle escort di lusso. La Sesius Tax è concepita come una licenza amministrativa che prevede, a pagamento, un rinnovo annuo in base alla tipologia di attività di intrattenimento sessuale che si desidera esercitare: in questo modo eventuali fenomeni di repressione o l'attività sanzionatoria diventano di  facile ed intuibile implementazione. I vantaggi e benefici per la collettività si possono identificare su tre diversi steps: monitoraggio sanitario (ogni intestatario di licenza deve effettuare periodicamente accurati controlli medici),sicurezza pubblica (chi decide di esercitare sulla strada può stazionare solo in prossimità di un parchimetro come è già stato introdotto ad esempio nella città di Bonn) ed infine un aumento del gettito fiscale grazie agli introiti provenienti dai rinnovi annui. Il vantaggio della licenza al posto dell'obbligo di rilascio di una ricevuta fiscale per ogni prestazione ha lo scopo di evitare fenomeni di evasione fiscale più che altro dovuti a motivazioni di privacy della clientela.

http://www.eugeniobenetazzo.com/licenza-di-prostituirsi.htm






Andrea Scanzi.



L'attesa per domani è in buona parte ipocrita, perché Silvio Berlusconi è stato già condannato in primo grado e in appello. La Corte Suprema di Cassazione non entra nel merito della sentenza, limitandosi a valutare rispetto delle norme e procedure.
Berlusconi è già stato condannato a quattro anni per evasione fiscale e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. In qualsiasi altro paese non farebbe più politica. Oltretutto ha molti altri processi pendenti. Eppure sta sempre lì. Da vent'anni. Grazie agli italiani che lo votano e grazie al Pd (e predecessori: que viva Violante) che lo ha sempre tenuto in vita. Anzitutto adesso.
Nel centrodestra sono sicuri del rinvio di un mese. Anche ammesso che venisse confermata la condanna, sono certi che il governicchio Letta andrebbe avanti (come ha ordinato Berlusconi nella solita intervista rilasciata a Libero e poi smentita) e che in qualche modo Napolitano e centrosinistra organizzerebbero una sorta di amnistia ad personam.
Nel caso peggiore, molto poco probabile, Berlusconi è pronto ad affidarsi alla figlia Marina come megafono e portavoce.
E nel Pd? L'attesa è vissuta con grande nervosismo. Ciò che più innervosisce è proprio la conferma della condanna: "Il Pd non reggerebbe l'urto e salterebbe come un birillo", dice Ugo Sposetti. Gli unici a "sperare" in una conferma della condanna sono quelli di Occupy Pd: "Alle volte è difficile non dare ragione a Grillo. Pd sveglia".
Santanché promette guerriglia, Biancofiore promette guerriglia. E Letta, beato lui, è "sereno".
Berlusconi non andrà comunque in galera. Glielo impediscono - toh, che coincidenza - le norme che escludono la detenzione in carcere per gli ultrasettantenni. In caso di condanna definitiva, la prospettiva sarebbe quella dell'affidamento in prova ai servizi sociali. Se li rifiutasse, rischierebbe al massimo gli arresti domiciliari.
La Sezione Feriale della Cassazione che deciderà domani il suo futuro può scegliere tra il rinvio di un mese (con rischio prescrizione); la condanna, l'assoluzione e l'annullamento del procedimento con nuovo processo (e prescrizione certa). Berlusconi non ha troppi motivi di essere pessimista. Nessuno dei cinque giudici è una toga rossa. Al contrario, è una Sezione fortemente e dichiaratamente conservatrice. Il relatore sarà Amedeo Franco, il presidente Antonio Esposito (padre del Pm Ferdinando, noto anche per le cene private con Nicole Minetti). Non è "rosso" nemmeno il rappresentante della Procura della Cassazione, Antonio Mura, braccio destro del procuratore generale Gianfranco Ciani e uomo di punta di Magistratura Indipendente, la corrente di destra delle toghe (di cui è stato anche presidente). E non sono "rossi" gli altri tre giudici a latere: Claudio D'Isa, Ercole Aprile e Giuseppe De Marzo.
La sensazione è che il Partito Unico vincerà anche stavolta, domani o tra un mese, e l'Italia perderà un altro treno per raggiungere un livello minimo di decenza.
Buona catastrofe.


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sabato 27 luglio 2013

L'acqua santa...



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Ecco dove può arrivare l'indifferenza dell'uomo!



E non venitemi a parlare di religione!

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Sferracavallo, Isola delle Femmine. Tramonto




Tesi, discorsi e programmi copiati: esiste il software anti plagio. - Loredana Di Cesare

Studenti Università


Il programma dal nome Turing è stato reso operativo all'università Bocconi di Milano nel 2011 e permette di verificare che l'autenticità delle tesi di laurea. Un sistema che se applicato anche per i politici rivelerebbe i numerosi "prestiti".

Se uno studente copia la tesi, rischia la sospensione dall’università. Se un ministro copia un discorso o una relazione programmatica, invece, nessun problema: Governo e Parlamento non hanno nulla da rimproverargli. Nessuna sanzione, nessuna censura. Eppure il software anti plagio – il suo nome è Turing – è stato reso operativo, nell’università Bocconi di Milano, dal 2011: nello stesso anno, il suo ex rettore, Mario Monti, che lasciò l’ateneo milanese per assumere la guida del Governo, copiò alcuni passaggi del programma fiscale dalle relazioni di Bankitalia, senza citarne la fonte. Un retroscena rivelato dal quotidiano Libero che non ci risulta sia stato smentito.
Ciò accadeva mentre la sua Bocconi – dov’è rientrato da un mese in qualità di presidente del consiglio di amministrazione dell’Università – sperimentava gli effetti pratici del software “Turing” sugli studenti. Risultato della sperimentazione: negli ultimi 18 mesi, un laureando è stato sospeso e allontanato dall’università perché aveva copiato la tesi di un suo collega. Tra i comportamenti sanzionabili – si legge nel codice etico (honor code) dell’istituto milanese – c’è appunto quello di “appropriarsi di idee, concetti, presentazioni, dati e di ogni altra informazione elaborata o riportata in scritti o in interventi orali altrui senza espressamente e correttamente indicarne le fonti”.
Ma da quando è stato “lanciato il programma anti plagio, e gli studenti sono a conoscenza della possibilità di essere scoperti, si è messo in moto un meccanismo virtuoso e un regime di deterrenza per cui ogni possibilità di plagio è impedita sul nascere – precisa Roberto Grassi, dirigente responsabile divisione didattica e componente della commissione disciplinare della Bocconi. Infatti, un solo caso di copiatura, in un anno e mezzo, è stato scoperto. “Nel momento in cui viene individuato un plagio – spiega Grassi – la tesi è annullata, lo studente deve riscriverla, è sottoposto a un provvedimento disciplinare e scatta la sanzione, legata a quelle previste dal ministero dell’Istruzione: sospensione da sei mesi a tre anni e allontanamento dalla vita universitaria”. In sintesi, a uno studente che copia, viene bloccata la carriera eritardato l’accesso nel mondo del lavoro. “Possiamo soltanto sospendere e non espellere lo studente – dice Grassi – fatto che avviene per esempio negli Stati uniti, perché l’espulsione non è prevista dalla normativa italiana”. Ai 13 mila bocconiani, l’università manda ogni anno una lettera con tutte le tipologie di provvedimenti disciplinari con equivalente sanzione.
“Ciò che ci caratterizza – continua Grassi – è che noi abbiamo inserito questo software anti plagio in automatico, quindi tutti i lavori di laurea, una volta completati, passano al vaglio del sistema Turing. Il docente, dunque, riceve insieme alla copia della tesi anche la copia del report anti plagio”. Insomma, la chiave del successo, è un prodotto made in Bocconi, che verifica l’autenticità di un elaborato, in pochi minuti, incrociando le informazioni pubblicate sul web e quelle presenti nella base dati della Bocconi.
Usato in chiave politica, il software sarebbe stato utile per scoprire che l’ex premier Monti era stato “ispirato” dal giuslavorista Pietro Ichino per esprimere le idee della sua agenda. Nessuna smentita dal professore e Ichino intervistato da Radio 24 ha dichiarato che il suo documento era online da mesi. Bastava confrontare l’agenda Monti sulla rete e il saccheggio sarebbe stato scoperto. Invece nessuno ha fiatato. Il Turing avrebbe funzionato anche per la neo ministra della Salute Beatrice Lorenzin che, al primo esordio ufficiale a un congresso di medici, ha presentato un programma con parti interamente copiate dal Libro bianco dell’ex ministro, Maurizio Sacconi. Anche in questo caso, la fonte non è stata indicata. Tutt’altra storia in Germania dove, per il copia e incolla della tesi di dottorato, il ministro della Difesa, Karl Theodor zu Guttemberg, nel 2011, ha dovuto dimettersi. E pensare che non c’è stato neanche bisogno del sistema elaborato dalla Bocconi.

Caso Ablyazov, il tribunale accusa la polizia: “Omissioni e fretta insolita”.

Figlia Mukhtar Ablyazov


Il magistrato di Roma, Mario Bresciano, dopo la richiesta di verifiche da parte del ministro della giustizia Annamaria Cancellieri, assolve il giudice di Pace Stefania Lavore e punta il dito contro le forze dell'ordine: "Nel lavoro della collega nessuna irregolarità. Non altrettanto si può dire di chi ha effettuato la procedura di espulsione".

Il giudice di pace Stefania Lavore “è stato tratto in inganno dalla polizia”. L’accusa arriva dal presidente del tribunale di Roma Mario Bresciano, che in merito al caso Ablyazov e all’espulsione di figlia e moglie del dissidente, assolve le colpe della collega, ma punta il dito contro la polizia. Il magistrato sollecita l’apertura di un’indagine e dopo la richiesta di verifiche da parte del ministro della giustizia Annamaria Cancellieri commenta: “Nel lavoro della dottoressa Stefania Lavore non ho riscontrato alcuna irregolarità, anzi. Non posso negare che al suo posto un togato con maggiore esperienza avrebbe potuto accorgersi delle tante stranezze, ma questo non inficia assolutamente quanto è stato fatto. Il comportamento della giudice è stato ineccepibile. L’ho scritto nella relazione che ho trasmesso al ministro”. Il problema dunque, riguarda il comportamento delle forze dell’ordine: “Non altrettanto si può dire della polizia che certamente ha agito con una fretta insolita e anomala. Ma soprattutto ha tenuto per sé delle informazioni preziose»
”La nota dell’ambasciata kazaka non mi è mai stata data”. Stefania Lavore, giudice di pace che ha convalidato il trattenimento di Alma Shalabayeva nel Cie di Ponte Galeria, ha dichiarato di non avere mai visto il documento del 30 maggio, indirizzato all’Ufficio immigrazione della Questura che fornisce indicazioni sulle generalità della Shabalayeva, con la data di nascita della donna e il riferimento a due passaporti nazionali del Kazakistan. Proprio su questo documento e sul perché il giudice non lo avesse visionato, il ministro della Giustizia aveva disposto verifiche tramite l’ispettorato. E gli accertamenti preliminari sono partiti subito. Stefania Levore, infatti, è stata sentita dal presidente del tribunale di Roma, Marco Bresciano, quale organo di vigilanza rispetto al giudice di pace, al quale ho consegnato una relazione scritta.
Se il giudice di pace avesse avuto quella nota, il corso della vicenda avrebbe potuto essere diverso? Di certo, il giudice avrebbe potuto porsi una domanda centrale, e cioè se la donna di cui stava convalidando il trattenimento nel Cie fosse Alma Ayan, in base all’identità da lei stessa fornita, o Alma Shalabayeva, come indicava la nota. I legali di Alma hanno sempre sostenuto che la moglie di Mukthar Alyazov, dissidente kazako, non abbia voluto dire chi realmente fosse temendo ritorsioni per sé e la figlia. Ma certo, il verbale di convalida di trattenimento firmato da Stefania Lavore dopo un’udienza durata circa 40 minuti, fa riferimento ad Alma Ayan.
“Io ho solo applicato la legge – ha spiegato Lavore, rappresentata dall’avvocato Lorenzo Contrada – Sulla base della documentazione fornita dal Prefetto ho convalidato il trattenimento della signora, non certo l’espulsione che non rientra nella mia competenza e che spetta, eventualmente, all’autorità di polizia. Gli unici documenti posti alla mia attenzione sono stati quelli della difesa: si tratta di dichiarazioni della Repubblica Centrafricana secondo cui la donna era un soggetto da loro conosciuto con il nome di Alma Ayan, lo stesso che per il prefetto era presente su documentazione contraffatta e falsa. Con queste carte non avrei potuto adottare decisione diversa da quella che ho preso”.
Il giudice di pace ha preso posizione anche su un altro punto: “Nessuna richiesta di asilo politico mi è stata avanzata dalle parti in quella sede”. Semmai la scelta di trattenere la donna era “finalizzata proprio ad accertare la sua reale identità e non certo ad agevolarne l’espulsione”. Impossibile, a partire da qui, “immaginare cosa sarebbe successo dopo”. “Se mi avesse detto che era in pericolo – ammette Lavore, interpellata telefonicamente – forse le cose sarebbero andate diversamente”.

venerdì 26 luglio 2013

“La Costituzione stravolta nel silenzio”. L’appello contro la riforma presidenziale

Costituzione


Lucarelli, Salvi, Ingroia, La Valle, Giulietti e altri chiedono una firma per fermare la procedura di modifica della Carta messa in opera dalla maggioranza delle larghe intese. Che affossa l'articolo 138, umilia i parlamentari e tiene all'oscuro l'opinione pubblica. Mentre il Porcellum resta.

Pubblichiamo l’appello contro il ddl di riforma costituzionale firmato da Alessandro Pace, Alberto Lucarelli, Paolo Maddalena, Gianni Ferrara, Cesare Salvi, Massimo Villone, Silvio Gambino, Antonio Ingroia, Antonello Falomi, Domenico Gallo, Raffaele D’ Agata, Raniero La Valle, Beppe Giulietti e Mario Serio.
Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “premier assoluto”, è ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, posponendo a questa la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale. In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione della Costituzione in plateale violazione della disciplina prevista dall’articolo 138, che costituisce la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione.
Ci appelliamo a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato nei binari della legalità costituzionale. Chiediamo che l’iter di discussione del disegno di legge costituzionale presentato dal governo Letta segua tempi e modi rispettosi del dettato costituzionale (…). Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge, contrastando con le finalità dell’articolo 138 della Costituzione, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito. In secondo luogo vi chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta.
L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al governo un potere emendativo privilegiato, la proibizione di porre le questioni pregiudiziali, sospensive o di non passaggio agli articoli, l’ impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del governo o del comitato, la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento.
Le conseguenze di tali scelte si riveleranno in tutta la loro gravità allorché, una volta approvato questo disegno di legge, l’istituendo comitato per le riforme costituzionali porrà mano alla riforma delle strutture portanti della nostra organizzazione costituzionale (dal Parlamento al presidente della Repubblica, dal governo alle Regioni) sulla base delle norme che oggi la Camera sta approvando in flagrante violazione dell’art. 138. (…) Vi chiediamo ancora che le singole leggi costituzionali, omogenee nel loro contenuto, indichino con precisione le parti della Costituzione sottoposte a revisione. (…) Non si tratta, in definitiva, di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Carta non consentita dalla Costituzione, che apre ampi spazi all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari.
Chiediamo, infine, che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138. È in gioco il futuro della nostra democrazia. Assumetevi la responsabilità di garantirlo.

Commercianti e posteggiatori distruggono l'isola pedonale di piazza San Domenico. - Sara Scarafia e Vassily Sortino

In pezzi l'isola pedonale di piazza San Domenico


Panchine divelte, vasi rotti: stamattina una cinquantina di persone hanno paralizzato il traffico in via Roma. Il sindaco Leoluca Orlando all'attacco: "Denunceremo chi ha fatto danni".

Tutto distrutto: panchine divelte, vasi rotti e rovesciati per strada e cuscini strappati: negozianti e posteggiatori abusivi distruggono l'isola pedonale di piazza San Domenico. Da stamattina una cinquantina di persone bloccano il traffico in via Roma accusando il Comune di aver fatto crollarte i loro affari con la decisione di mantenere fino a ottobre l'isola pedonale in piazza San Domenico.

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Durissimo il sindaco Leoluca Orlando: "Chi fa scelte e tiene comportamenti violenti non avrà mai alcun dialogo con l'amministrazione comunale. I commercianti scelgano se stare dalla parte della legge o lasciarsi sobillare da chi vuole gestire il racket del parcheggio abusivo.Chi oggi ha fatto danni sarà  denunciato e il Comune si costituirà parte civile". 
I commercianti hanno deciso di vandalizzare l'intera piazza distruggendo gli arredi che ormai dal 4 luglio accolgono i palermitani. Salvatore Tabita, negoziante della Vucciria parla per tutti i colleghi del mercato:  "Nessuno ci ha mai detto che la piazza sarebbe stata chiusa e in ogni caso sapevamo che entro il 15 luglio sarebbe stata smantellata: così la Vucciria è definitivamente morta".
 
LEGGI: SI' DEL COMUNE ALLE PIAZZE SALOTTO  

Intono alle 10,30 i negozianti hanno eliminato il blocco stradale, consentendo nuovamente il passaggio delle auto su via Roma. Chiedono un incontro con l'assessore al Centro storico Agata Bazzi. Ma l'amministrazione non sembra intenzionata a incontrarli.   

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