sabato 31 dicembre 2016


Noi, loro.

buoni e cattivi

NOI.
Combattiamo contro i mulini a vento, siamo i nuovi don Chisciotte della Mancia. 
Combattiamo contro strutture che ci opprimono e acquisiscono nuova forza dalla loro protervia.
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LORO
Ci hanno ridotti al nulla, non contiamo più nulla, non possiamo più nulla.
Li abbiamo messi lì per governarci, hanno preferito vessarci.
Ci utilizzano a loro piacimento per avvantaggiarsi ed avvantaggiare chi li sostiene.
Hanno distrutto il senso dell'onore, sono esempi di corruzione, malversazione e disinformazione, si sentono padroni del mondo che li circonda, si sono assurti a idoli da adorare, si attorniano di servi ammiccanti e accondiscendenti, si sono prostituiti al dio denaro, hanno ridotto il parlamento ad postribolo.
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NOI
Non amiamo le ipocrisie, non scriviamo per piacere agli altri, ma per mettere in evidenza il marcio che ci circonda e ci ferisce immotivatamente. Siamo i novelli eroi, quelli senza medaglia, ma con un unico scopo: ribellarsi alle storture!

Cetta

Putin blocca risposta a espulsioni. Trump: grande mossa.

Vladimir Putin e Barack Obama © EPA

Diplomatici Usa resteranno. E lo zar scrive a tycoon, cooperiamo.


Il 'pazzo' 2016 fra Russia e Stati Uniti finisce al fulmicotone, con l'espulsione dagli Usa di 35 diplomatici russi - come 'rappresaglia' per l'intromissione degli hacker del Cremlino nelle elezioni presidenziali, nuovamente smentita da Mosca - e un Vladimir Putin 'scatenato' che prima lascia intendere di voler ribattere occhio per occhio e poi, magnanimamente, annuncia al mondo l'esatto contrario: la Russia non si piegherà al livello di una diplomazia "irresponsabile" e "da cucina". 
Mosca, ha detto lo zar in una nota diffusa ai media, "non creerà problemi ai diplomatici americani, non espellerà nessuno" per quanto la prassi della "reciprocità" le offrirebbe campo libero e si riservi comunque "il diritto di varare misure di risposta". 

Una "grande mossa" quella di "ritardare" la risposta da parte di Putin, commenta il presidente eletto Trump. "Ho sempre saputo che e' molto intelligente!", ha twittato il tycoon apprezzando l'apertura di credito del presidente russo verso la sua futura amministrazione.

La decisione di Putin rappresenta uno sviluppo a sorpresa, un vero e proprio colpo di teatro, visto che in tarda mattinata il ministro degli Esteri Serghei Lavrov aveva pubblicamente "proposto" al presidente russo di dichiarare "persona non grata" 35 diplomatici americani, "31 a Mosca e 4 a San Pietroburgo". 
Una consuetudine, quella di rispondere a tono, per l'appunto ben radicata nel mondo della diplomazia e che non aveva stupito nessuno. 
Ma non è tutto. 
In precedenza la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, con il suo abituale stile graffiante aveva smentito nettamente la notizia - diffusa dalla CNN - che le autorità russe avrebbero chiuso la prestigiosa scuola angloamericana di Mosca. Un fulmine a ciel sereno che per un'intera mattinata ha gettato nel panico una bella fetta della comunità 'expat' moscovita. 
"E' una menzogna", ha precisato Zakharova. "Evidentemente la Casa Bianca è impazzita completamente e ha iniziato a inventare sanzioni contro i propri figli". 
"CNN e altri media occidentali, citando fondi ufficiali americane, hanno nuovamente diffuso informazioni non attendibili". 
I russi insomma non mangiano i bambini. Tant'è vero che Putin, nel suo messaggio, ha invitato tutti i figli piccoli dei diplomatici Usa alla tradizionale festa dell'albero di Natale al Cremlino. Lo zar ha poi colto l'occasione per augurare 'buon anno' a Barack Obama e alla sua famiglia, "nonostante "il fatto che la sua amministrazione finisca il lavoro in questo modo" - rinnovando così, fra le righe, l'accusa di non "saper perdere" lanciata nel corso della conferenza stampa di fine anno. 
L'ex presidente e attuale primo ministro, quel Dmitri Medvedev protagonista del 'reset' nelle relazioni russo-americane voluto proprio dal presidente uscente, ha usato toni simili: "E 'un peccato che l'amministrazione Obama, che ha iniziato il suo mandato con il ripristino della cooperazione con la Russia, si stia concludendo con un'agonia anti-russa". Meglio allora guardare al futuro. 
Putin, che oggi ha inviato gli auguri di Capodanno praticamente a tutto il mondo (salvo al presidente ucraino Petro Poroshenko), ha scritto a Donald Trump auspicando "un livello qualitativamente nuovo" nella "cooperazione e interazione sull'arena internazionale dei nostri due Paesi". La parola chiave di questa nuova era di rapporti è allora "pragmaticità". "Speriamo che questa sia l'ultima uscita poco intelligente di Obama", ha tagliato corto Zakharova. Il conto alla rovescia, più che sulla mezzanotte del 31 dicembre, al Cremlino è settato sul 20 gennaio, quando Trump s'insedierà ufficialmente alla Casa Bianca.

Le valutazioni della Cia sugli hacker russi sconfessate "per mancanza di prove". Reuters.

Le valutazioni della Cia sugli hacker russi sconfessate per mancanza di prove. Reuters

Fake news e cyber propaganda, nuovo fallimento per il giornale di Amazon e della Cia, il Washington Post.

Venerdì scorso il WP ha riportato - citando le solite fonti anonime come si vuole ad ogni inchiesta con la I maiuscola di oggi - del rapporto "segreto" della Cia sull'attacco hacker russo per far vincere Trump, come Antidiplomatico vi abbiamo subito scritto:
 

quindi una “riunione a porte chiuse” per valutare un “rapporto segreto” di agenti segreti con pochi e “selezionati senatori”. Quella che descrive il Washington Post sembra più una riunione di cospirazione contro il neo-presidente eletto che altro.

Vi abbiamo già riportato come il Washington Post abbia già dovuto rettificare la "fake news" sulle fake news e cyber propaganda russa attraverso alcuni siti negli Stati Uniti. Ha ammesso di aver detto una stupidaggine di fatto, ma la caccia alle streghe generata ha prodotto negli Usa un iter legislativo che va verso la censura di tutto ciò che non è allineato. Oltre che "inchieste" parallele in Europa.  

Dopo il fallimento, il giornale di Amazon si è arreso? Apprendiamo oggi dalla Reuters che anche l'"inchiesta" del giornale di Bezos di venerdì scorso sul "rapporto segreto della Cia" è... una "fake news parziale".

Secondo quanto scrive Reuters, i cosiddetti supervisori della comunità d'intelligence a stelle e strisce, che controlla le 17 agenzie Usa, il cosiddetto Office of the Director of National Intelligence (ODNI), ha deciso che non sosterrà le conclusioni della CIA "per mancanza di prove evidenti" del fatto che Mosca abbia cercato di favorire la vittoria di Trump contro Hillary Clinton.

Il presidente della Commissione Intelligence della Camera, Devin Nunes aveva scritto una lettera a James Clapper, esprimendo il suo "disappunto" per l'inerzia con cui quest'ultimo non avesse informato la Commissione sulla diversa valutazione tra Cia e FBI. Nunes ha anche sottolineato come a novembre Clapper avesse testimoniato sotto giuramento come non ci fossero abbastanza prove per mostrare una connessione tra la Russia e le “Podesta emails” rivelate da WikiLeaks.

Come conclude correttamente Reuters, la posizione dell'ODNI darà a Trump la possibilità di sostenere con ancora maggiore forza l'epiteto di "ridicolo" con cui già ha definito il tutto. 

venerdì 30 dicembre 2016

Non paghi le tasse? Ecco come il fisco ti pignora il conto corrente.

Non paghi le tasse? Ecco come il fisco ti pignora il conto corrente

Hai come creditore il fisco? Il tuo conto corrente può essere pignorato in modo automatico, senza cioè bisogno di un procedimento in tribunale, davanti al giudice. E' quanto si legge su laleggepertutti.it. Tutto ciò che deve fare l’Agente per la riscossione (Equitalia o altro, successivo alla sua chiusura) è notificare la cartella di pagamento al contribuente, attendere almeno 60 giorni e poi notificare l’atto di pignoramento alla banca e al debitore. Decorsi altri 60 giorni dalla notifica del pignoramento senza che, nel frattempo, il debito sia stato saldato o sia stata presentata la domanda di dilazione, le somme bloccate vengono accreditate sul conto corrente dell’esattore. Ma procediamo con ordine.

Come avviene il pignoramento del conto corrente?
Quando il creditore è un soggetto privato (ad esempio, un fornitore, una banca, una persona che ha vinto una causa, ecc.), il pignoramento del conto corrente avviene essenzialmente in tre passaggi:
la notifica al debitore dell’atto di precetto, un’intimazione cioè ad adempiere al più presto al pagamento delle somme indicate (maggiorate delle spese legali). Se il debitore non paga entro 10 giorni, il creditore può passare al gradino successivo. Ma se trascorrono più di 90 giorni, il precetto 'scade' e va nuovamente notificato. L’atto di precetto non specifica quale sarà il tipo di pignoramento che verrà eseguito: il creditore può, dunque, decidere anche all’ultimo minuto; la notifica al debitore e alla banca del vero e proprio atto di pignoramento: questo ha lo scopo di 'bloccare' (o meglio, vincolare) le somme presenti sul conto corrente nei limiti dell’importo. Dunque il correntista non potrà più prelevarle, né la banca potrà pagare eventuali Rid o assegni con tali somme, anche se emessi prima della notifica del pignoramento. Insomma, tali importi diventano completamente indisponibili, come se fossero 'accantonati'. La banca deve comunicare al creditore, con posta elettronica certificata (Pec) o con raccomandata, se sul conto corrente del debitore sono presenti somme di denaro e, quindi, ne conferma il blocco; l’atto di pignoramento contiene anche una citazione, ossia l’invito a presentarsi davanti al giudice del tribunale (sezione: esecuzioni forzate), in una specifica data. Tale udienza è quindi il terzo passaggio: il giudice verifica se la banca ha già comunicato, al creditore, la presenza di somme sul conto. In tal caso, emette un provvedimento con cui 'assegna il denaro pignorato' al creditore: in sostanza ordina alla banca di versare le somme a chi ha intrapreso l’esecuzione forzata. Solo dopo tale momento il conto viene svuotato dei soldi pignorati e ritorna libero e utilizzabile.

Come avviene il pignoramento del conto quando il creditore è il fisco?
Le regole cambiano quando ad agire è il fisco. I passaggi si riducono a uno soltanto. Da un lato, infatti, la cartella di pagamento è anche atto di precetto e, pertanto, non c’è bisogno di una seconda notifica. Dall’altro lato, l’Agente per la riscossione (ex Equitalia dopo la sua chiusura) è infatti autorizzato a procedere in autonomia, senza bisogno dell’autorizzazione del giudice. Dunque, quando il creditore è il fisco i passaggi sono i seguenti:
notifica della cartella di pagamento o di una intimazione ad adempiere (tramite raccomandata a.r. o posta certificata). L’Agente per la riscossione esattoriale deve attendere almeno 60 giorni prima di procedere, ma non più di un anno (se il precedente atto è una cartella di pagamento) o 180 giorni (se il precedente atto è una intimazione ad adempiere). Il debitore che, prima del pignoramento, chieda una dilazione (o meglio detta 'rateazione'), blocca ogni successivo pignoramento;
notifica dell’atto di pignoramento alla banca e al debitore (tramite raccomandata a.r. o posta certificata). Anche se la legge non lo specifica, l’atto di pignoramento viene subito notificato alla banca e solo dopo al contribuente, onde evitare che quest’ultimo prelevi dal conto delle somme prima del materiale blocco.
L’atto di pignoramento contiene un invito a pagare le somme entro 60 giorni. Se ciò non avviene, le somme vengono direttamente versate, dalla banca, sul conto del fisco e, quindi, sottratte dl conto del debitore. Il tutto, come già detto, senza alcuna udienza in tribunale.
In ogni caso, il fisco può anche optare per il pignoramento nella forma tradizionale, quella cioè ordinaria, anche se ciò non avviene mai. Invece, se ad essere pignorata è la pensione, la procedura ordinaria è obbligatoria.

Come evitare il pignoramento del conto corrente del fisco?
Una volta già avvenuto il pignoramento, e prima che siano decorsi i 60 giorni oltre i quali la banca accredita direttamente le somme sul conto dell’Agente della riscossione, il contribuente può presentare una richiesta di rateazione: se ottiene l’autorizzazione a pagare in forma dilazionata il proprio debito, esibendo la ricevuta del primo pagamento il pignoramento ancora in stand by si blocca e non va più avanti; con la conseguenza che il conto corrente viene liberato dal pignoramento. È troppo tardi, invece, se la richiesta viene presentata scaduti i 60 giorni dalla notifica del pignoramento, quando ormai le somme sono state accreditate all’esattore.

giovedì 29 dicembre 2016

La Fata della Nebulosa Aquila. - Barbara Bubbi

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Anche se sembra un’alata creatura fiabesca in bilico su un piedistallo, questa strepitosa struttura, nota come “La guglia” (The Spire) o “La Fata della Nebulosa Aquila” (Fairy of Eagle Nebula) è in realtà una torre ondeggiante di gas e polveri di straordinaria e struggente bellezza, che si staglia sullo sfondo luminoso di gas più distante e si innalza da un vivaio stellare chiamato Nebulosa Aquila.
Queste nubi di gas idrogeno a bassa temperatura risiedono in regioni caotiche, dove l’energia proveniente dalle stelle scolpisce paesaggi fantasiosi nel gas circostante. Il pilastro si estende per circa 9,5 anni luce e può costituire una nursery per stelle appena nate: alcune di queste stelle si sono formate da gas denso collassato per gravità. Altre stelle possono nascere a causa della pressione del gas riscaldato dal vicino ammasso stellare.
La prima ondata di stelle potrebbe essersi formata prima che il massiccio ammasso stellare abbia dato sfogo alla sua luce cocente, quando le regioni più dense di gas freddo all’interno della torre hanno iniziato a collassare. Le stelle nascenti hanno continuato poi a risplendere, alimentate dalla nube di gas circostante, ma alcune possono anche aver smesso bruscamente di crescere quando la luce dell’ammasso stellare ha portato allo scoperto le loro culle gassose, separandole dalla loro fonte di alimentazione.
Un torrente di luce ultravioletta emessa da un ammasso di massicce, calde, giovani stelle (nella parte superiore dell’immagine) sta infatti erodendo il pilastro, generando un flusso che porta all’evaporazione della nube. Il ciclo di distruzione delle nubi meno dense di gas e polveri si unisce quindi al ciclo di formazione stellare.

mercoledì 28 dicembre 2016

Bilancio Comune di Roma, il revisore che l’ha bocciato è a processo per bancarotta. - Andrea Palladino

Bilancio Comune di Roma, il revisore che l’ha bocciato è a processo per bancarotta


Marco Raponi, commercialista vicino al centrodestra, è membro dell'Oref, l'organismo che per la prima volta ha respinto i conti della Capitale, "firmati" dalla giunta Raggi. Ilfattoquotidiano.it è in grado di rivelare che lo stesso professionista è imputato per il crac del Latina calcio. Con accuse pesanti. Comprese quelle di aver fatto sparire documenti. La replica: "Processo in corso, non commento".

E’ membro del collegio che ha bocciato pochi giorni fa il bilancio del Comune di Roma, il primo dell’era Raggi, e allo stesso tempo è imputato per bancarotta fraudolenta, con l’accusa di aver “sottratto o distrutto” i verbali del collegio sindacale del Latina Calcio, con l’obiettivo di nascondere il crac in corso. Marco Raponi, commercialista di Cori (Latina) con la passione per la politica (di centrodestra), mai avrebbe immaginato un giorno di trovarsi con in mano un bilancio pubblico pesantissimo da valutare. La città di Cori che negli anni passati ha amministrato – appoggiato da una lista civica vicina all’epoca a Forza Italia e Alleanza nazionale – ha appena 11mila abitanti, e un bilancio che neanche sfiora quello del più piccolo municipio della capitale. Ma a volte è il caso che gioca curiosi scherzi: dallo scorso febbraio è uno dei tre revisori dei conti del Campidoglio, componente dell’Oref, l’organismo che poco prima di Natale ha bocciato il primo bilancio firmato dalla giunta Raggi. Nominato nel febbraio scorso dal commissario straordinario, attraverso una selezione basata sul sorteggio informatico, come raccontano i verbali di Roma capitale firmati dal prefetto Tronca.
Raponi nel curriculum pubblicato sul sito del Comune di Roma non ha inserito quella che lui definisce con un certo pudore “una situazione professionale”. Per la Procura di Latina è in realtà una pesante imputazione per l’ipotesi di bancarotta fraudolenta del vecchio Latina Calcio, fallito nel 2009. Le indagini condotte dal pubblico ministero Marco Giancristofaro portarono a individuare pesanti ipotesi di responsabilità per l’intero collegio sindacale della squadra di calcio (la cui attuale gestione nulla ha che vedere con il fallimento di sette anni fa), presieduto proprio da Raponi: “In concorso tra loro – scrive la Procura nel capo d’imputazione – sottraevano o distruggevano, allo scopo di crearsi ingiusto profitto e di recare pregiudizio ai creditori, il libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale”.
Non solo. Per i magistrati quel collegio di sindaci presieduto da Raponi avrebbe evitato di “richiedere l’intervento del Tribunale di Latina affinché venisse dichiarato il fallimento della As Latina spa, appena venuti a conoscenza dell’insolvenza”, evidente già nel 2006, tre anni prima del fallimento. In altre parole Raponi – per i magistrati di Latina – invece di vigilare sulla tenuta dei conti del Latina calcio avrebbe aiutato l’amministratore a far sparire le scritture contabili e i registri della società, non segnalando poi in tempo l’imminente crac. Il processo per la bancarotta fraudolenta iniziato da pochi mesi è ancora in corso: “Siamo nel primo dibattimento – spiega a ilfattoquotidiano.it Raponi – speriamo di uscirne fuori”. Una situazione che avrebbe magari consigliato di rinunciare all’incarico delicato di revisore dei conti del Comune di Roma? “C’è un processo in corso – risponde Raponi – non è opportuno commentare”.
Il destino giudiziario e la carriera di revisore dei conti di Marco Raponi sono legati a doppio filo con due nomi noti in provincia di Latina e di Roma, quello di Antonio Sciarretta, patron del Latina calcio tra il 2002 e il 2006 (anno horribilis, quando la squadra venne radiata dopo essersi vista respingere la domanda d’iscrizione al campionato), con velleità politiche nel centrodestra – area Alleanza nazionale – andate spesso a vuoto, e quello di Marcello Ilardi, imprenditore della sanità privata laziale morto tre anni fa. Sciarretta e Ilardi gestivano insieme la Life Hospital spa, società finita fallita nel 2008, dopo appena sette anni di attività, socio unico a sua volta del vecchio Latina calcio. Anche in questo caso il presidente del collegio sindacale era il commercialista Marco Raponi.
Il suo nome appare ancora oggi nelle visure di alcune società legate al gruppo Ilardi (gestite oggi dagli eredi), come la Clinica Madonna delle Grazie di Velletri. Sciarretta era l’amministratore delegato del Latina Calcio al momento del fallimento ed è il principale imputato nel processo per bancarotta fraudolenta. Nel suo caso la procura gli ha contestato anche la distrazione di alcuni beni della società di calcio: “Un automezzo Fiat Ducato, un respiratore, un elettrocardiografo, un trattorino, attrezzi da palestra, armadi e una stampante”, per un valore complessivo di circa 25mila euro. Nel processo dovrà rispondere – insieme al revisore contabile del Comune di Roma Marco Raponi – anche per la distruzione dei registri e di alcuni documenti contabili.

Segni di risveglio ai Campi Flegrei. Il vulcano più grande d'Europa preoccupa i ricercatori. - Elena Dusi

Segni di risveglio ai Campi Flegrei. Il vulcano più grande d'Europa preoccupa i ricercatori
Il sollevamento del suolo osservato dai satelliti (immagine Cnr Irea) 

"Dobbiamo monitorarlo meglio" esortano i ricercatori dell'Ingv, dopo uno studio scientifico che rivela segni di irrequietezza nella caldera abitata da 500mila persone. Il suolo si sta sollevando, le emissioni di gas aumentano, così come le temperature del sottosuolo. E il magma ha raggiunto la profondità di 3-4 chilometri.

I Campi Flegrei potrebbero raggiungere un punto critico. Il suolo si sta rigonfiando, il magma sta risalendo e le temperature interne aumentano. Si tratta ancora di valori minimi: nulla a che vedere con un’eruzione imminente. “Ma bisogna intensificare l’attività di sorveglianza” esorta l’Ingv (Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia) dopo la pubblicazione di un suo studio su Nature Communications.
 
La ricerca, coordinata da Giovanni Chiodini e condotta insieme alle università di Palermo, Roma Tre e Savoia in Francia, ha cercato di fissare il possibile “punto critico” oltre il quale la risalita del magma e dei suoi gas renderebbe instabile tutto il sistema. “Raggiunte le condizioni critiche – spiega Chiodini – il magma rilascia grandi quantità di vapore”. Risalendo verso la superficie, questo vapore bollente indebolisce le rocce, aprendo due possibili scenari. Il primo è l’eruzione, il secondo (quello opposto) è un aumento della viscosità del magma, e quindi la fine della sua risalita.
 
Resta dunque incerto cosa accadrà in uno dei supervulcani più pericolosi del mondo, che 39mila anni fa provocò l’eruzione più potente del pianeta negli ultimi 200mila anni, ricoprì delle sue ceneri l’Europa fino a Mosca, bloccò i raggi del Sole provocando un “inverno vulcanico” di due anni e secondo alcuni contribuì addirittura all’estinzione dei Neanderthal. Ma per le 500mila persone che vivono nel bel mezzo della caldera, i segni di irrequietezza non sono da prendere sotto gamba. Tanto che nel 2012 l’allerta è stata innalzata da verde a gialla (livello di attenzione). 

 Segni di risveglio ai Campi Flegrei. Il vulcano più grande d'Europa preoccupa i ricercatori
Il magma oggi è risalito a 3-4 chilometri dalla superficie (stessa profondità dell’ultima eruzione, detta del Monte Nuovo, nel 1538). Le analisi dei gas della solfatara di Pozzuoli dimostrano che le rocce intorno al serbatoio di magma si stanno scaldando e rilasciano sempre più vapore acqueo. “Il possibile avvicinarsi del magma alle condizioni di pressione critica – spiega ancora Chiodini – può spiegare l’attuale accelerazione delle deformazioni del suolo, il recente incremento delle scosse di terremoto e l’aumento dei gas più sensibili agli incrementi di temperatura”. 
Segni di risveglio ai Campi Flegrei. Il vulcano più grande d'Europa preoccupa i ricercatori
Solfatara a Pozzuoli 
Più che dal simbolico Vesuvio, è dunque dai Campi Flegrei che gli abitanti di Napoli e dintorni dovrebbero guardarsi. La forma di caldera anziché di montagna fa sembrare innocuo questo vulcano con un diametro di 12 chilometri, metà a terra e metà nel golfo di Pozzuoli, costellato da bocche eruttive, coni e fumarole. Ma se greci e romani collocavano qui (nell’Averno) la porta dell’inferno, una ragione probabilmente c’è. 
Nella storia, la caldera si è sempre alzata e abbassata, quasi avesse un respiro. Nel mercato romano di Pozzuoli alcune colonne sono incrostate da conchiglie, a dimostrazione che un tempo si trovavano sotto l’acqua. Dopo l’eruzione del Monte Nuovo, la caldera si è assestata sprofondando leggermente. E’ tornata ad alzarsi a partire dal 1950, fino all’eclatante bradisismo degli anni ’80. Tra il 1982 e il 1985 il suolo si sollevò di quasi due metri e uno sciame sismico provocò l’evacuazione degli abitanti di Pozzuoli. Dal 2005 il suolo si è rialzato di altri 40 centimetri, seguito millimetro per millimetro dai satelliti CosmoSkyMed, dall'Istituto Irea del Cnr che ne analizza i dati e dalle stazioni di monitoraggio dell'Ingv. Una sequenza di piccoli terremoti conferma che il gigante potrebbe aver voglia di risvegliarsi. Sarebbe come – dichiarò alla Reuters qualche anno fa Giuseppe De Natale, il direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv (il più antico centro di ricerche sui vulcani del mondo ) – come l’arrivo di un grande meteorite. Un’eventualità tanto rara quanto catastrofica”.

venerdì 23 dicembre 2016

Il ministro Luca Lotti indagato nella vicenda Consip.

Il ministro Luca Lotti indagato nella vicenda Consip

Il neo ministro Luca Lotti è indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento nell'ambito dell'indagine avviata dalla Procura di Napoli sulla corruzione in Consip. Lo riporta il "Fatto Quotidiano" (ma la Procura non conferma), aggiungendo che il fascicolo contenente le ipotesi di reato sulle fughe di notizie è stato stralciato dal filone principale sulla corruzione (che vede indagati Alfredo Romeo e il dirigente della Consip Marco Gasparri) ed è finito a Roma per competenza territoriale, dunque al procuratore Giuseppe Pignatone.

Luca Lotti, scrive il quotidiano, è indagato a seguito delle dichiarazioni di Luigi Marroni. "L'ex assessore alla sanità della Regione Toscana, promosso da Renzi a capo della Consip", riporta il Fatto, "nel suo esame come persona informata dei fatti, ha tirato in ballo anche il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana, indagato per le stesse ipotesi di reato". A far partire gli accertamenti che hanno portato a indagare tre persone, oltre a Lotti e Saltalamacchia c'è anche il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Tullio Del Sette, sarebbe stata "una bonifica contro le microspie". Interpellato dal Fatto, il ministro Luca Lotti alla domanda: "Ha mai parlato dell'esistenza di un'indagine su Consip con Marroni?", ha risposto: "No". Il comandante Saltalamacchia, contattato dal Fatto, non rilascia commenti.

 Il ministro risponde invece su Facebook "Sarei indagato per rivelazioni di segreto d'ufficio", scrive. "È una cosa che semplicemente non esiste. Inutile stare a fare dietrologie o polemiche. Sto comunque tornando a Roma per sapere se la notizia corrisponde al vero e, in tal caso, per chiedere di essere sentito oggi stesso. È una cosa che non esiste e non ho voglia di lasciarla sospesa".

"Dopo settimane di lavoro molto intenso tra referendum, crisi di governo e primi passi del nuovo impegno come ministro - prosegue Lotti - mi ero preso un giorno di ferie per la prima recita di Gherardo, mio figlio. Oggi però un giornale scrive che sarei indagato per rivelazioni di segreto d'ufficio in una inchiesta che vedrebbe indagato persino il Comandante generale dell'Arma dei carabinieri. Noi non scappiamo dalle indagini: siamo a totale disposizione di ogni chiarimento da parte dell'autorità giudiziaria. La verità è più forte di qualsiasi polemica mediatica e non vedo l'ora di dimostrarlo".


http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/12/23/news/il_ministro_luca_lotti_indagato_nella_vicenda_consip-154713197/

Il Tesoro controllerà Mps. Padoan: rimborso integrale per obbligazionisti subordinati retail. - Vittorio Nuti



Foto Ansa

Varo nel cuore della notte per il decreto legge “salva banche”, in pratica una stampella pubblica per gli istituti di credito in difficoltà. Convocato a mercati chiusi, il Consiglio dei ministri straordinario iniziato alle 23.35 ha approvato l'atteso decreto legge con misure a tutela dei risparmiatori previsto dal piano di intervento messo in campo lunedì scorso dal Governo per salvare il Monte dei Paschi di Siena.

Poche ore dopo, il Cda di Monte dei Paschi - che in serata aveva preso atto del fallito aumento di capitale sul mercato - ha avviato l'iter della nazionalizzazione con la richiesta di un sostegno finanziario straordinario e temporaneo per la ricapitalizzazione precauzionale prevista dalla direttiva europea Brrd. La banca aggiunge che in coerenza con le misure del Governo presenterà una proposta agli investitori retail detentori dell'obbligazione subordinata da 2 miliardi emessa nel 2008 «per porre fine o prevenire liti» legate alla vendita di quel titolo.

Il fondo da 20 miliardi di indebitamento aggiuntivo autorizzato mercoledì dal Parlamento sarà utilizzato per le ricapitalizzazioni precauzionali e per le garanzie sulla liquidità per le banche che lo chiederanno, dunque non solo per Mps. Il via libera al provvedimento è arrivato mentre il Consiglio di amministrazione della banca senese era ancora riunito a Milano dopo aver certificato, nel pomeriggio, il fallimento dell'aumento di capitale privato. Una concomitanza che ha permesso allo stesso Cda di attivare immediatamente la procedura per richiedere l'intervento pubblico, così come previsto dal decreto.

Gentiloni: decreto «salvarisparmio» varato dopo ok del Parlamento
Il decreto, ha sottolineato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in conferenza stampa notturna con al fianco il titolare dell’Economia Pier Carlo Padoan, «rassicura i risparmiatori e il futuro di Mps». Il Governo ha infatti definito il decreto legge un provvedimento «salvarisparmio», basato «sull'autorizzazione ricevuta dal Parlamento con un'ampia maggioranza». «Ci siamo mossi a seguito della presa d'atto del Mps della conclusione dell'operazione di mercato - ha concluso Gentiloni - e abbiamo concordato con le autorità europee le modalità di questo intervento».


Lo schema di tutela dei risparmiatori
Nel comunicato diffuso al termine del Consiglio dei ministri Palazzo Chigi ha illustrato lo schema di tutela dei risparmiatori. Un meccanismo di tutela degli
obbligazionisti subordinati di Mps al 100% assegnando loro prima azioni e poi obbligazioni ordinarie: «Il decreto legge - spiega il governo - contempla la possibilità che la banca interessata da una ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato, che comporta la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni, offra obbligazioni non subordinate in cambio delle azioni frutto della conversione. Il Tesoro può acquistare tali azioni. Al termine della procedura di compensazione orientata a tutelare i risparmiatori, coloro che inizialmente detengono obbligazioni subordinate si troverebbero quindi a possedere obbligazioni ordinarie, non soggette dunque a perdite. 


Così in sintesi lo schema di compensazione: 
1. La banca propone di scambiare le azioni frutto della conversione delle obbligazioni subordinate con obbligazioni non subordinate di nuova emissione; 
2. Il Tesoro acquista le azioni scambiate con le obbligazioni non subordinate di nuova emissione. 
Il riacquisto delle azioni frutto della conversione dalle obbligazioni subordinate ha lo scopo di prevenire liti giudiziarie connesse alla commercializzazione delle obbligazioni stesse». Si tratterà di vedere ora se lo schema sarà approvato dalla Commissione europea. Bruxelles ha sempre insistito finora sul fatto che gli obbligazionisti subordinati condividano i costi dell’operazione e che solo successivamente vengano rimborsati se sono in grado di dimostrare di aver acquistato quei prodotti senza averne il profilo di rischio.

Piano da 20 mld autorizzato dal Parlamento
Il varo del provvedimento segue al via libera del Parlamento, a maggioranza assoluta, all'aumento del debito pubblico fino a 20 miliardi di euro (in maniera non strutturale perchè la misura salva banche è da considerarsi una tantum) sollecitato mercoledì dal Governo proprio per finanziare il salvataggio degli istituti in difficoltà. In sintesi, il decreto predisposto da via XX settembre disciplina la creazione di un fondo ad hoc (da finanziare con l’emissione di nuovi titoli di debito pubblico) che opera su due fronti, la liquidità con le garanzie e il patrimonio con la ricapitalizzazione, ed è destinato a sostenere le banche a rischio. Il nuovo strumento è finalizzato in particolare a permettere la statalizzazione di Mps - la terza banca d’Italia, considerata il più antico istituto di credito del mondo - con il Tesoro destinato a diventare l’azionista di riferimento, per poi rimettere le quote sul mercato una volta risanato l’istituto. Il puntello pubblico prenderà la forma di una ricapitalizzazione «precauzionale» e «temporaneo» per rafforzare il patrimonio del Monte dei Paschi nella cornice della Direttiva europea Brrd, operativa dall’inizio del 2016, che introduce il principio del cosiddetto bail-in.


Fallito il rafforzamento patrimoniale Mps
Dopo la chiusura dell'offerta istituzionale, ad ufficializzare il fallimento dell’operazione è stato un comunicato diffuso da Mps in prima serata. La nota ha confermato una raccolta insufficiente di ordini di investimento necessari a raggiungere la somma di 5 miliardi destinati al rafforzamento patrimoniale, nonostante l'esito positivo dell'esercizio di liability management che ha registrato la volontaria conversione di obbligazioni subordinate in azioni per complessivi 2,45 miliardi di euro. L'assenza di grandi investitori disposti a un investimento rilevante, ha spiegato Mps, ha influito negativamente sulle decisioni di investimento degli istituzionali, limitando significativamente gli ordini di sottoscrizione. Ora le obbligazioni subordinate Mps conferite in adesione alle offerte della banca, ha chiarito la nota, saranno restituite ai rispettivi portatori.


http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-12-22/verso-rimborso-integrale-gli-obbligazionisti-subordinati-retail-215130.shtml?uuid=ADKBl6IC

Ma chi ha provocato il danno è stato inquisito? Si sa chi sono i responsabili del danno economico provocato?
Perchè noi cittadini abbiamo l'obbligo di sopperire alle sofferenze di banche dirette da incapaci?
Perchè noi cittadini abbiamo l'obbligo di salvaguardare chi ha deciso di fidarsi delle banche e mettere i propri risparmi a rischio?
Perchè il governo non trova i soldi per pagare i pensionati defraudati incostituzionalmente di un diritto sacrosanto, ma li trova per salvare le banche che hanno avuto la dabbenaggine, la stoltezza di accumulare carta straccia?
Praticamente hanno spalmato il debito accumulato dalle banche e da risparmiatori ingenui e sprovveduti a tutti i cittadini, anche ai disoccupati, ai sottopagati, ai pensionati, ai neonati, ....
Questo è quanto ha deciso un governo di incapaci venduti al miglior offerente!
E c'è la doppia fregatura! Perchè lo stato, cioè noi, potrà acquistare le azioni che sono state trasfomate da obbligazioni in azioni...... potrà, pertanto, acquistare quella stessa carta straccia "ripulita, rilavata" solo esteticamente....
In altri termini, noi, in quanto stato, diverremo possessori delle azioni fasulle derivanti da operazioni di facciata in cambio di nostro denaro contante e sonante che finirà nelle casse della banca e di quei risparmiatori che hanno avuto la dabbenaggine di credere alle fragnacce elargite da servetti consensienti delle banche e di chi le dirige....servetti, a loro volta, del potere economico mondiale.
Pagheremo noi, come sempre, le fesserie fatte da altri.
In ogni caso, azionisti e possessori di azioni malridotte lo saremo solo il tempo di dare alla banca l'ossigeno necessario per riprendersi dal default, una volta che la banca si sarà ripresa, ridiverremo nulla....senza neanche un ringraziamento.....
by Cetta


giovedì 22 dicembre 2016

Roberto Formigoni condannato a sei anni per corruzione nella sanità lombarda. “Vacanze di lusso in cambio di fondi”. - Giovanna Trinchella




L'ex governatore della Regione Lombardia, attuale senatore Ncd e presidente della Commissione agricoltura, riconosciuto colpevole in primo grado per i casi San Raffaele e Maugeri, due fra i maggiori scandali della sanità regionale. Caduta l'associazione a delinquere. Disposti anche sei anni di interdizione dai pubblici uffici e il pagamento di tre milioni al Pirellone, in solido con i coimputati Daccò (nove anni e due mesi) e Simone (otto anni e otto mesi). Sette anni a Passerino, ex direttore della clinica pavese. Le "utilità" ricevute dal "Celeste" in cambio di finanziamenti pubblici per 200 milioni alle strutture private stimate dai pm Pedio e Pastore in 8 milioni, tra vacanze e contanti. Il legale: "Cortesie, non tangenti". Cinque assolti, tra loro Perego e Lucchina. Confische complessive per 53,8 milioni.

L’ex presidente della Lombardia, e senatore di Ncd, Roberto Formigoni è stato condannato a 6 anni di carcere per corruzione, mentre è caduta – “per non aver commesso il fatto” – l’accusa di associazione a delinquere. Lo ha deciso la decima sezione penale del Tribunale di Milano nel processo sul caso Maugeri e San Raffaele per il quale l’ex numero uno del Pirellone era imputato con altre nove persone. La sentenza, letta nella maxi aula della Prima Corte d’Assise d’Appello, la stessa dei processi a carico di Silvio Berlusconi, arriva otto mesi dalla richiesta di pena, quantificata dai pm in nove anni. E innesca subito la polemica politica, non solo regionale, mentre il governatore leghista Roberto Maroni sceglie di “prendere atto” senza ulteriori commenti.
Le condanne per Daccò e gli altri
Per il “Celeste”, alla guida della Regione ininterrottamente dal 1995 al 2013, già democristiano ed esponente di Forza Italia di osservanza ciellina, poi approdato fra gli alfaniani, i giudici hanno disposto anche sei anni di interdizione dai pubblici uffici. Il tribunale ha condannato Formigoni in solido con Pierangelo Daccò e l’ex assessore Antonio Simone – coimputati al processo, entrambi ciellini – a versare una provvisionale complessiva alla Regione Lombardia di 3 milioni di euro. Daccò è stato condannato a 9 anni e 2 mesi (l’accusa aveva chiesto 8 anni e 8 mesi) e Simone a 8 anni e 8 mesi come chiesto dalla pm Laura Pedio e Antonio Pastore. Condannati anche l’ex direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino, a 7 anni, e l’imprenditore Carlo Farina a 3 anni e 4 mesi.
Confiscato il tesoretto del Celeste
Il tribunale ha disposto la confisca di circa 6,626 milioni di euro, in beni tra i quali quadri, quote di proprietà di sette ‘abitazioni’ (da Sanremo a Lecco ad Arzachena), di due box, di un terreno, di un ufficio e di un negozio a Lecco, oltre a tre auto e conti correnti. Per quanto riguarda la quota del 50% di proprietà della villa in Sardegna il cui acquisto era stato uno dei punti al centro dell’inchiesta, i giudici hanno deciso il trasferimento di quelle quote in capo allo storico amico di Formigoni, Alberto Perego, assolto oggi insieme ad altri quattro imputati: l’ex moglie di Daccò Carla Vites, l’ex dg della sanità regionale Carlo Lucchina, l’ex segretario generale del Pirellone Nicola Maria Sanese e l’ex dirigente regionale Alessandra Massei. I pm avevano chiesto le loro condanne. In particolare avevano chiesto 5 anni e 6 mesi di carcere per Lucchina e Sanese e 5 anni per Perego. Le confische disposte dal tribunale a carico dei cinque condannati ammontano a oltre 53,8 milioni di euro: 15,9 milioni a Simone, 23,353 a Daccò, 8 a Passerino.
La difesa: “Presenteremo appello, erano cortesie”
La difesa di Formigoni attende di leggere le motivazioni e poi presenterà ricorso in appello, ha spiegato l’avvocato Mario Brusa, uno dei legali del senatore. “Un’ottima cosa”, ha aggiunto, l’assoluzione dell’ex Governatore dall’associazione per delinquere. Un altro difensore del politico Ncd, Luigi Stortoni, aggiunge all’Ansa che non di corruzione ma di “cortesie” nei confronti del Celeste si è trattato: “L’assoluzione dei funzionari della Regione dimostra che le attività erano svolte in maniera legale e che la sanità lombarda era gestita correttamente. Questo conferma che i cosiddetti benefit non erano corruzione ma ‘cortesie‘”. “Questo risultato oltremodo ci sorprende”, hanno commentato invece gli avvocati Gabriele Vitiello e Matteo De Luca, legali di Daccò. “È una sentenza che di certo stravolge la verità – hanno aggiunto -. Attendiamo ovviamente di leggerne le motivazioni per predisporci a un doveroso atto di appello”.
L’accusa: “Corrotto con viaggi e vacanze”, la difesa: “Un teorema”
Per l’accusa il faccendiere Pierangelo Daccogià condannato nel processo San Raffaele, e l’ex assessore lombardo Antonio Simone sarebbero stati “il borsellino” attraverso cui l’allora governatore avrebbe goduto di una serie di benefit di lusso, tra cui “viaggi ai Cairabi e barche con tanto di champagne a bordo”. In questo modo il Celeste, per i pm di Milano Laura Pedio e Antonio Pastore, era “capo” di un “gruppo criminale” che avrebbe “sperperato 70 milioni di euro di denaro pubblico con un grave danno al sistema sanitario”. Soldi tolti ai malati per i suoi sollazzi, grazie a “corruzione sistemica durata 10 anni”. Soldi “rubati, rubati ai malati della Regione Lombardia, soldi pubblici che erano destinati a curare malattie, ad accorciare liste di attesa, ad aumentare posti letto, a comprare farmaci… – aveva detto il pm -. E anche i soldi con cui è stato costruito un ospedale in Cile per i bambini cerebrolesi sono stati rubati ad altri malati”.
Formigoni né da indagato né da imputato, come era suo diritto, si è fatto interrogare, ma per gli inquirenti durante le dichiarazioni spontaneein cui affermava che i suoi atti erano legittimi e incontestabili bollando come un teorema le ricostruzione della Procura di Milano, ha “mentito”. Ed è venuto a farlo, aveva aggiunto il pm Pedio, “qua in aula da senatore della Repubblica e da presidente della Commissione Agricoltura”. Secondo l’accusa, dalle casse della Fondazione Maugeri – il cui ex presidente Umberto Maugeri – ha patteggiato una pena a sarebbero usciti circa 61 milioni di euro tra il ’97 e il 2011 e dalle casse del San Raffaele, tra il 2005 e il 2006, altri nove milioni di euro. Tutti soldi che sarebbero confluiti sui conti e sulle società di Daccò e Simone, considerati i collettori di quelle tangenti fatte di giornate in barche e flûte, di cene e vacanze, quantificate in circa otto milioni di euro. E lui in cambio, sempre secondo l’accusa, avrebbe favorito la Maugeri e il San Raffaele con atti di Giunta garantendogli rimborsi per 200 milioni di euro.
Formigoni, l’amico Perego e la villa in Sardegna
Formigoni, assieme all’amico di una vita e anche lui tra i ‘memores domini’, Alberto Perego, avrebbe avuto “i poteri di armatore” su tre yacht che, uno dietro l’altro, Dacco’ gli avrebbe messo a disposizione per il suo “uso esclusivo”, con tanto di “cabine riservate” e “marinai” a disposizione per un totale di circa 4,7 milioni di euro. Oltre, poi, a cinque viaggi ai Caraibi interamente pagati, a un finanziamento da 600mila euro per una campagna elettorale nel 2010, alle cene per la quali Formigoni “non sborsava come al solito neanche un centesimo”. Dacco’ avrebbe garantito, a detta dei pm, a Formigoni e al suo “prestanome” Perego un maxisconto da 1,5 milioni di euro sull’acquisto di una villa in Sardegna non potendo Perego pagare “il mutuo da oltre 6mila euro”, l’ex numero uno del Pirellone nel dicembre del 2010 lo nominò, hanno ricostruito i pm, come membro del cda dell’Istituto nazionale di genetica molecolare garantendogli cosi’ “uno stipendio superiore ai 100mila euro all’anno”.
Pm: “I conti correnti silenti di Formigoni che non si comprava neanche un vestito”
Durante la requisitoria il pm aveva descritto anche una scena definita “agghiacciante”. Quella di un Presidente che consegna buste di contanti a un direttore di banca nel Palazzo della Regione e si raccomanda di non versarli sul suo conto ma su un conto di ‘transito'”. Formigoni, infatti, sempre secondo i pm, avrebbe goduto anche di “parte di quegli milioni di euro in contanti”‘ di Dacco’. Tra il 2002 e il 2012, invece, “i conti del Presidente sono rimasti silenti” perché, aveva detto il pm Pedio, “lui non si comprava neanche un vestito, non si pagava neanche un aereo per andare in Sardegna a godersi la sua bella barca”.

mercoledì 21 dicembre 2016

Vuoi diventare milionario? Risolvi uno di questi 5 problemi.

Risultati immagini per tranquillità

Chi non ha mai sognato di essere milionario? Il sogno potrebbe diventare realtà risolvendo cinque rompicapo, o meglio, cinque grandi problemi che affliggono l'umanità. Dalla previsione dei disastri naturali alla produzione di energia solare economica - si legge su 'Business Insider' - sono tante oggi le sfide che l'uomo deve affrontare per poter salvaguardare se stesso e il pianeta.

Trovando una soluzione a cinque questioni fondamentali, attualmente al centro dell'attenzione di scienziati e ingegneri, è possibile risparmiare tempo, energia, costi e trovare un modo per arricchirsi.

1) L'alimentazione senza fili . Di recente la trasmissione di energia wireless si è imposta come la tecnologia ideale per lo sviluppo di sistemi energeticamente autonomi, ossia privi di batterie o, comunque, senza necessità di collegamento alla rete elettrica. Si comprende, quindi, l’importanza di concentrare gli sforzi della ricerca sulla possibilità di implementare un'alimentazione di tipo wireless per dispositivi elettronici, visti gli enormi vantaggi in termini di qualità della vita che l’adozione di tale tecnologia comporterebbe.

2) Internet per luoghi remoti e rurali. Nei paesi in via di sviluppo la carenza di infrastrutture e la povertà non consentono a tutti una connessione a pagamento. Negli ultimi anni Google e Facebook hanno implementato gli sforzi per affrontare il problema e offrire servizi di base accessibili a tutti, tuttavia ancora non si è arrivati a trovare soluzioni veloci ed economiche.

3) Energia solare economica. Lo sviluppo di tecnologie che possano rendere economico l'uso dell'energia solare è un settore della ricerca molto attivo ma che, per il momento, non ha avuto ancora risultati innovativi. E' quindi necessario trovare delle modalità alternative che consentano di produrre energia in maniera economica ed efficiente.

4) La desalinizzazione dell'acqua. Tale processo rappresenta una possibile fonte per supplire la diminuzione delle riserve d'acqua in molte zone della Terra che soffrono di croniche, drastiche diminuzioni delle riserve. Nonostante i miglioramenti della tecnica però. convertire l'acqua del mare in acqua dolce rimane ancora oggi molto costoso, soprattutto perché richiede grandi quantità di energia. Per questo motivo la sfida è quella di progettare un impianto che effettui il processo a costi contenuti.

5) Prevedere disastri e calamità naturali. Ogni anno terremoti, uragani, tornado e tifoni causano gravi danni nel mondo. Il più delle volte è difficile o impossibile prevedere tali disastri naturali, tuttavia è possibile sviluppare un modello di previsione migliore per evitare danni e vittime attraverso l’identificazione dei rischi e l’allerta precoce.

Un fiume di ferro incandescente nel cuore della Terra.

La costellazione di satelliti Swarm (fonte: ESA/ATG Media Lab)
La costellazione di satelliti Swarm (fonte: ESA/ATG Media Lab)


Scoperto dai satelliti europei Swarm


Un 'fiume' di ferro incandescente sta accelerando la sua corsa nel 'cuore' della Terra, nascosto da 3.000 chilometri di roccia sotto l'Alaska e la Siberia. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Università di Leeds grazie alle più accurata 'radiografia' del Pianeta mai ottenuta finora, prodotta dai satelliti Swarm dell'Agenzia spaziale europea (Esa) e pubblicata su Nature Geoscience. 

Il fiume invisibile
Il 'fiume invisibile', largo quasi 420 chilometri, altro non è che una forte corrente che scorre impetuosa nel nucleo esterno della Terra, ovvero lo strato di ferro fuso che si trova tra il nucleo interno solido e il mantello terrestre. Questa corrente ha triplicato la sua velocità dal 2000 ad oggi, e ora circola verso ovest a più di 40 chilometri all'anno, una velocità che è tre volte superiore a quella del nucleo esterno della Terra e addirittura centinaia di migliaia di volte superiore a quella con cui si muovono le placche della crosta terrestre. 

La missione Swarm
La scoperta è frutto della missione Swarm, una costellazione di tre satelliti identici lanciati nel novembre del 2013 per monitorare proprio il 'cuore' del Pianeta e le variazioni del campo magnetico terrestre. ''Dobbiamo aspettarci ulteriori sorprese'', afferma Rune Floberghagen, responsabile della missione Swarm. ''Il campo magnetico terrestre cambia continuamente e questo – conclude - potrebbe modificare la direzione della corrente individuata nel cuore terrestre''.


http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/terrapoli/2016/12/20/un-fiume-di-ferro-incandescente-nel-cuore-della-terra_06b5d7c0-e2eb-417b-b29e-764b60e7896d.html

martedì 20 dicembre 2016

Il ruolo degli Spetsnaz nella liberazione di Aleppo. - Valentin Vasilescu



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Liberando la strada del Castello a metà 2016, l’Esercito arabo siriano isolava 10000 terroristi nella parte orientale di Aleppo. Dopo cinque anni di guerra, l’Esercito arabo siriano sorprendeva per il livello di massima efficienza, accertata con l’operazione di liberazione della parte orientale di Aleppo. Alla base di questa efficienza c’è la notevole capacità di disorganizzazione dei gruppi mercenari islamisti guidati dalle forze per le operazioni speciali dell’esercito russo, Spetsnaz. Gli Spetsnaz sono alle dirette dipendenze del GRU, il Servizio d’Intelligence militare della Federazione Russa, con 13000 soldati. Solo il 25% della forza degli Spetsnaz, ovvero un reggimento (45.mo Paracadutisti), sette gruppi di truppe (Gruppi 2, 3, 10, 14, 16, 22 e 24) e quattro gruppi marittimi (420, 431, 442 e 561), sono autorizzati a condurre operazioni segrete lontano dalla Russia. Per agire in un ambiente ostile si richiede intelligenza, forza fisica e mentale, motivazione, capacità di lavoro di squadra e rapidità di decisione, l’Esercito russo ha selezionato un contingente di tre battaglioni di Spetsnaz per la Siria, autorizzato alle azioni segrete, e che conoscono lingua araba e costumi locali. Nel corso di un anno, un battaglione di Spetsnaz s’infiltrava gradualmente ad Aleppo, nelle aree controllate dai terroristi. Il battaglione di Spetsnaz è strutturato in 30 squadre Alfa, formate da 10 soldati ciascuna, dotati di apparecchiature di comunicazione delle dimensioni di un tablet che consente comunicazione a bassa voce e trasmissione di dati video e satellitari in banda X (da 7 a 11,2 GHz). Dispositivi simili esistono nel sistema russo di raccolta ed elaborazione delle informazioni C4I (comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence e interoperabilità), che i russi hanno creato in Siria. Le squadre Spetsnaz hanno anche dispositivi per la visione notturna, espositori, GPS, raggi laser e una moltitudine di sensori con cui controllano continuamente individui o gruppi di persone.
Le attività di ricerca con informatori (HUMINT) e mezzi tecnici (SIGINT IMINT, MASINT) dell’Esercito russo hanno portato alla conclusione che sponsor stranieri fornivano informazioni (anche con satelliti e droni da ricognizione) sui punti deboli del dispositivo dell’Esercito arabo siriano e dei relativi piani operativi, a soli 50 capi di gruppi islamisti ad Aleppo. Anche attraverso tali capi passavano le paghe per i mercenari, armi, munizioni e istruttori militari. Perciò i russi decisero di eliminarli. Solo il 10% dei terroristi ad Aleppo est è siriano, motivo per cui la popolazione di Aleppo non solo si rifiutava di collaborarvi ma cercava, per quanto possibile, d’informare l’Esercito arabo siriano. La realtà sul campo facilitava l’infiltrazione degli Spetsnaz e la loro ormai leggendaria presenza nei quartieri orientali di Aleppo, dove creavano rifugi, punti di osservazione e reclutavano gruppi di sostegno tra i civili. In pochi mesi, ogni squadra raccolse informazioni sulla posizione dei membri della direzione della struttura terroristica, abitudini e debolezze dei capigruppo islamisti nelle zone occupate. Con il pretesto di compare alimentari, alcuni membri della squadra Alfa degli Spetsnaz si offrirono volontari per scavare rifugi e tunnel per immagazzinare armi e munizioni dei terroristi. 
Con enormi quantità di euro e dollari, i membri delle squadre Alfa corruppero i terroristi di basso rango per avere i permessi di libero passaggio e lavorare nelle officine di riparazione e manutenzione di veicoli, blindati e apparecchiature di comunicazione. I terroristi dissero di aver moderni camioncini Toyota Tacoma fabbricati a San Antonio (Texas), il cui motore da 3,5 litri e 278 cavalli ha un microprocessore. Infine, per soldi, molti terroristi divennero informatori della squadra Alfa. In ogni squadra Alfa ci sono due specialisti di riparazione e gestione di ogni tipo di auto e blindato, e tre specialisti che operano, programmano e riparano apparecchiature di comunicazione (come l’impiego di dispositivi di localizzazione satellitare e di trasmissione). La squadra comprende anche tre cecchini che hanno la responsabilità di guidare gli attacchi aerei mediante comandi vocali, tracciamento o raggi laser sul bersaglio. Altri due membri della squadra fanno parte del genio, e sono specializzati in sistemi di camuffamento, trappole esplosive e sminamento. Tutti i membri di una squadra Alfa sono specializzati nell’uso di tutti i tipi di armi e sono addestrati nel pronto soccorso.
Questo spiega come pochi giorni prima dell’inizio dell’operazione per la liberazione di Aleppo est, condotto dall’Esercito arabo siriano, apparvero sulle reti sociali della cosiddetta opposizione siriana, resoconti sulla liquidazione di oltre 10 capi di gruppi islamisti, tutti eliminati con fucili di precisione di grosso calibro, da parte dei tiratori degli Spetsnaz posti a grande distanza dagli obiettivi. 
Altri otto capi terroristi furono eliminati da aerei russi mentre parlavano al cellulare o satellitare. I telefoni erano stati “lavorati” dalle squadre Alfa, in modo che i missili “intelligenti” puntassero sul segnale emesso. 12 altri capi islamisti furono eliminati dagli attacchi aerei ad auto o veicoli su cui viaggiavano ad Aleppo. Le squadre Alfa degli Spetsnaz piazzarono su tali veicoli microdispositivi di rilevamento satellitare. Allo stesso tempo, missili da crociera o bombe sganciate dagli aerei russi, basandosi sulle coordinate GPS ricevute dalle squadre Alfa, spazzavano edifici o bunker ad Aleppo est nel momento esatto in cui i capi islamisti s’incontravano. Il giorno prima dell’offensiva dell’Esercito arabo siriano, aerei russi condussero 24 incursioni bombardando rifugi e tunnel sotterranei, lasciando i ribelli senza munizioni. Le bombe dell’Aeronautica russa erano guidate dai marcatori assegnati dalle squadre Alfa. Le attività di queste squadre continuarono durante l’offensiva dell’Esercito arabo siriano, inviando informazioni e immagini via satellite sui sistemi di difesa adottati dai gruppi islamisti ad Aleppo, e localizzando le aree di concentramento con precisione con i sistemi di puntamento. Questo permise agli aerei russi e all’artiglieria siriana di neutralizzare gli islamisti, permettendo all’Esercito arabo siriano di scoprire i corridoi d’infiltrazione e di usarli per aggirare la fortificazioni dei terroristi, riuscendo a spezzare la difesa e a distruggerla totalmente.
Conclusioni
Assistiamo alla trasformazione delle forze speciali delle potenze mondiali, il semplice Rambo diventa un professionista high-tech.
La Russia ha dimostrato di avere le forze speciali, come gli Stati Uniti, la cui professionalità può cambiare le sorti della guerra.
Gli islamisti in Siria possono essere facilmente battuti quando isolati, senza la possibilità di ricevere rinforzi, denaro, armi e informazioni dai loro sponsor esteri.
Dopo questo primo tentativo riuscito, i russi possono infiltrare squadre Alfa degli Spetsnaz nel territorio occupato dallo Stato islamico. Cosa che non avevano fatto finora. Le azioni degli Spetsnaz hanno influenzato in modo decisivo l’operazione per la liberazione dell’Esercito arabo siriano contro il gruppo Stato islamico.
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La Russia invia Forze Speciali cecene in Siria
Sergej Gladysh, The Duran 15 dicembre 2016
russkiy_specnaz_siriyaSecondo i media russi, due battaglioni d’élite della Cecenia saranno dispiegati in Siria con il compito di proteggere la base aerea di Humaymim a Lataqia.
Rari video diffusi da Rossija TV rivelano che unità delle Forze Speciale russi sono già sul campo in Siria, attivamente impegnate in operazioni di combattimento a fianco dell’Esercito arabo siriano nella guerra al terrorismo. E se la notizia delle Izvestia è vera, altri soldati d’élite sono in arrivo. Due battaglioni delle Forze speciali della Cecenia, Vostok e Zapad, diverrebbero unità di polizia militare pronte ad essere schierate in Siria entro la fine di dicembre dove, secondo le notizie, difenderanno la base aerea russa di Humaymim a Lataqia. I battaglioni hanno vasta esperienza, essendo state attivamente impegnate nella lotta al terrorismo, interno ed estero, come la breve guerra della Russia con la Georgia nel 2008. Il leader della Cecenia Ramzan Kadyrov non ha negato né confermato, dicendo che le truppe d’élite saranno felici di combattere la “feccia” terroristica in Siria agli ordini del Presidente Vladimir Putin. In realtà, Kadyrov ha più volte descritto se stesso e le sue truppe come “soldati di Putin”. All’inizio di quest’anno, disse in un documentario russo di aver inviato dei ceceni per infiltrare lo SIIL in Siria e raccogliere informazioni. Se questo si rivela accurato, si può parlare della trasformazione miracolosa che la Cecenia ha avuto negli ultimi dieci anni, mutando ciò che una volta era noto come il tallone della Russia d’Achille ed epicentro del separatismo, in un solido scudo regionale e centro di addestramento delle forze d’élite antiterrorismo del Paese.
Traduzione di Alessandro Lattanzio