mercoledì 26 aprile 2017

25 aprile, festa della liberazione.


Partigiani_sfilano_per_le_strade_di_milano Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=18653

L'anniversario della liberazione d'Italia (anche chiamato festa della Liberazioneanniversario della Resistenza[2] o semplicemente 25 aprile) è una festa nazionale della Repubblica Italiana che ricorre il 25 aprile di ogni anno.
È un giorno fondamentale per la storia d'Italia ed assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall'8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l'occupazione nazista.(wiki)
Tante le manifestazioni in memria dello storico avvenimento. 
Tra questi:
"Doppio corteo a Roma per la festa della Liberazione, uno dell'Anpi (senza Pd) e l'altro della Brigata ebraica." (fonte L'Espresso)

Non nego di essere felice di non essere vissuta durante la dittatura fascista e sono estremamente grata a chi si è fatto carico di liberarci da tale sciagura.
Ma poi mi domando......di quale libertà parliamo?
Ci riferiamo alla libertà di vivere e di dire, limitatamente alle regole dettate, ciò che più ci pare? 
Io gradirei una libertà più ampia, 
- senza confini di stato perché la terra è di tutti; 
- senza religioni che altro non sono che partiti politici camuffati da credenze teistiche; 
- senza i paletti ideologici dettati da personaggi inqualificabili che vogliono detenere il potere di guidare le masse e, quindi, di possedere le menti per possedere al massimo; 
- una cultura più ampia, accessibile a tutti, senza distinzione di grado sociale o possibilità economica;
- un lavoro dignitoso e produttivo, in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana;
- uguaglianza sociale;
- giustizia equa per tutti;
e tante, tante altre cose....
In realtà, con questa limitata libertà io mi sento impotente e incatenata. 
Festeggiamo una liberazione limitata solo per gratificare chi si è sacrificato quasi inutilmente per noi e per dare ai sostituti dei precedenti oppressori la possibilità di possederci con una spolverata di finta democrazia: 
Tanto per gradire.
La realtà è che siamo ancora legati, e mai liberi di pensare in piena libertà.
La realtà è che non siamo liberi, non lo siamo affatto e perdiamo pezzi di libertà ogni giorno irrimediabilmente.
Siamo schiavi di false dottrine, schiavi del potere economico, schiavi di ipocrisie, schiavi dell'ignoranza, incatenati da lusinghe.

domenica 23 aprile 2017

Bando per la tenuta di Castelporziano: scelta la figlia dell’ex vicesegretario del Quirinale. Pronti ricorsi: ‘Non ha i requisiti’. - Thomas Mackinson

Risultati immagini per castelporziano

Per la prima volta l'incarico triennale da 125mila euro l'anno viene affidato tramite selezione pubblica per titoli. Partecipano in 577 e 16 sostengono i colloqui, tra cui il fior fiore dei direttori di parchi e aree protette, docenti universitari e dirigenti forestali. Risultato? A dirigere la residenza estiva del Presidente viene scelta Giulia Bonella, 44 anni, figlia dell’ex vicesegretario generale della Presidenza della Repubblica, lo stesso organismo che ha gestito la selezione. Il Quirinale: “Ha tutti i titoli e il cv europeo non contempla l’indicazione delle parentele”.

Ne aveva parlato perfino il Tg1: per la prima volta il Quirinale sceglie con una selezione pubblica per titoli il nuovo direttore della tenuta di Castelporziano, residenza estiva del presidente con annessi seimila ettari di macchia mediterranea incontaminata. Basta nomine a chiamata diretta, viva la trasparenza e la meritocrazia. E che sia d’esempio agli italiani tutti. La selezione per quel ruolo di assoluto prestigio, che vale un compenso annuo di 125.080 euro, effettivamente viene fatta con tanto di avviso (a dicembre) e commissione di valutazione di saggi (a marzo). La competizione è durissima: 577 candidati e 17 selezionati per il colloquio conoscitivo.
Tra il 6 e 7 marzo 2017 sfilano davanti al Segretario generale della Presidenza Ugo Zampetti e all’apposita commissione candidati con curriculum più che importanti e attinenti all’incarico: ex direttori di Parchi nazionali, docenti universitari, dirigenti forestali con lunghi anni di esperienza nella gestione delle riserve naturali dello Stato. L’esito è che la più idonea a dirigere la tenuta presidenziale in vita sua non ha mai diretto un parco o una riserva naturale. Dubbi sono anche i requisiti minimi per partecipare al bando, come la formazione post laurea e un’esperienza “almeno decennale” con compiti di “direzione, programmazione e coordinamento in settori che abbiano attinenza con il presente avviso e con le attività svolte presso la Tenuta di Castelporziano”.
A lasciare di sasso gli esclusi è però un altro dettaglio: la nuova numero 1 di Castelporziano è infatti la figlia della ex vicesegretario generale della Presidenza della Repubblica, e cioè lo stesso organismo che ha gestito la selezione. Ad aggiudicarsi il prestigioso incarico è infatti Giulia Bonella, 44 anni, che a Castelporziano ha svolto un tirocinio nel 1998 sul tema “La rinnovazione del Punus pinea in presenza di carico eccessivo di cinghiali”. Il Colle ribatte di aver tenuto conto dell’avviso unanime del gruppo di lavoro motivato “dall’eccellente livello delle sue competenze ed esperienze professionali, maturate in ambito pubblico e privato ed anche in sede europea”. E sulla parentela con la professoressa Carmela Decaro, docente alla Luiss di Roma, nominata da Carlo Azeglio Ciampi vice segretario generale tra il 1999 e il 2006, risponde che l’incarico è cessato 11 anni fa e che “l’avviso di selezione stabiliva che il cv dei candidati fosse redatto ‘in conformità del vigente modello europeo’, il quale, come è noto, non contiene voci relative alle generalità di parenti”.
I candidati esclusi promettono battaglia e la stessa Associazione italiana direttori e funzionari aree protette (Aidap) si appresta a scrivere una lettera aperta a Sergio Mattarella per chiedergli di intervenire a tutela della riserva e a garanzia della correttezza della procedura, sbandierata come prova di trasparenza e valorizzazione delle competenze ma risolta poi con una soluzione che sa di nepotismo. Si attrezza a ricorrere lo stesso presidente Aidap, Andrea Gennai, che ha partecipato alla selezione senza accedere al colloquio. “Sono due volte in imbarazzo, come candidato e come presidente”, racconta. “Mi pare evidente la sproporzione tra i titoli e le esperienze di molti professionisti e quello della nuova direttrice. Il punto non sono i suoi ascendenti familiari, ma che la selezione sia stata fatta nel rispetto dei requisiti del bando. A fine marzo ho fatto richiesta di accesso agli atti per avere il verbale conclusivo della commissione d’esame e il cv del vincitore. Non ho ricevuto risposta”.
Vero è che Castelporziano è un parco anomalo, dice Gennai, perché è un’area protetta ma nasce come tenuta presidenziale e perciò unica, “anzi doppia perché c’è anche la gemella di San Rossore (Pisa) che dal 1999 è della Regione Toscana. Io ne sono stato direttore per tre anni e mezzo e avevo 14 dipendenti del Colle laggiù. Confermo che le due tenute hanno una gestione peculiare, ma siccome l’ho fatta e m’hanno escluso ritengo abbiano seguito criteri diversi”. Sconcertato è pure Giorgio Boscagli, 64 anni, direttore del Parco nazionale Foreste casentinesi e per 20 anni biologo ispettore di sorveglianza del Parco d’Abruzzo. È tra i 17 che hanno superato di slancio la preselezione, ma il colloquio? “Non posso dire che sia stata una farsa ma francamente non ho avuto la sensazione di un reale interesse ad approfondire competenze e conoscenze. Poi ho letto il curriculum della professionista scelta e non fatico ad ammettere che altri erano assolutamente preponderanti”.
Difficile dire come finirà. Eventuali ricorsi devono essere proposti alla stessa presidenza della Repubblica, che è organo costituzionale e come tale autodetermina i propri giudizi, salvo che un altro organo di giustizia non intervenga, aprendo la strada al conflitto d’attribuzione. Improbabile. Così come il passo indietro sul nome del nuovo capo della Riserva presidenziale accolto con fior di riserve. Di sicuro la vicenda non aiuta lo sforzo profuso finora dal presidente Mattarella a convertire l’ex reggia reale in uno spazio aperto ai cittadini e alle regole che governano la pubblica amministrazione vincolandola a procedure trasparenti. Neppure a levare le vecchie macchie che proprio a Castelporiziano hanno imbrattato l’immagine della Presidenza.
Di pochi giorni fa la notizia, rilanciata da Repubblica, del conflitto di attribuzioni sollevato dal Quirinale contro la Corte dei Conti davanti alla Consulta proprio per una vicenda di ruberie e nepotismo nella tenuta emersa nel 2009, quando un’ispezione rivelò un ammanco di quasi 5 milioni di euro dalle casse tra spese ed esborsi ingiustificati. Ne era scaturita un’indagine penale e un procedimento civile che avevano coinvolto anche l’ex segretario generale Gaetano Gifuni e suo nipote per abusi edilizi ed ex dipendenti della contabilità che furono condannati a risarcire 4,6 milioni di euro, oltre a cento milioni per danno all’immagine. Su questa parte, però, la Corte dei Conti nel 2016, è arrivata a conclusioni differenti, non riconoscendo i danni d’immagine e chiedendo il risarcimento solo all’imputato assolto per omessa vigilanza. Contro la decisione il presidente della Repubblica ricorre alla Consulta. Di mezzo equità e giustizia. Le stesse che i candidati direttori scartati per una sospetta raccomandazione.

venerdì 21 aprile 2017

Lo cercano in 800, con cani molecolari, da 16 giorni......ma non l'hanno trovato.....

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'aperto e natura

Anac, il governo leva i superpoteri a Cantone. Poi ci ripensa. - Nino Femiani

Raffaele Cantone (ImagoE)

Gentiloni rassicura subito il capo dell'Anticorruzione: "Riprisitineremo la norma".

Roma, 21 aprile 2017 - Un comma abrogato nel codice sugli appalti e scoppia la polemica. Viene cancellato nel Consiglio dei ministri il secondo comma dell’articolo 211 e, nei fatti, vengono tagliate le unghie all’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone. Cosa era scritto in quella decina di righe finite al macero? 
Permettevano all’Anac di essere vincolante, anche nelle sanzioni comminate (fino a 25 mila euro a carico del dirigente responsabile), se ravvisava gravi illeciti. Un bisturi contro i corrotti, perché consentiva di mostrare il cartellino giallo appena ravvisava un "sussistente vizio di legittimità in uno degli atti della procedura". In 60 giorni la stazione appaltante si doveva ‘ravvedere’, altrimenti scattava il cartellino rosso. Tutto questo è stato depennato nel corso del consiglio dei ministri del 19 aprile, in occasione dell’annuale ‘tagliando’ (previsto dallo stesso codice), creando le premesse per ‘rimpicciolire’ Cantone e la sua Agenzia con un ritorno di grand commis e lobbisti. Finora la ‘raccomandazione vincolante’, figlia dei poteri dell’Autorità e disposta dal comma 2, era stata usata da Cantone una sola volta, pochi giorni fa. Questo perché il regolamento su come esercitare l’attività di vigilanza era stato approvato appena il 15 febbraio.
Gentiloni, in missione negli Usa, fa sapere che non c’è "nessuna volontà politica di ridimensionare i poteri dell’Anac". Fonti di Palazzo Chigi aggiungono che il premier "è stato in contatto con Cantone". Sul punto, assicurano, "sarà posto rimedio già in sede di conversione del decreto in maniera inequivocabile". Cantone, gelato dall’intervento del governo, "prende atto positivamente" dell’impegno assunto dal premier, ma manifesta perplessità per il fatto che la norma non sia stata discussa né abbia potuto avere un confronto in Parlamento. Un banale scivolone burocratico (carte non lette dai ministri e passate alla firma) o un segnale inviato a Cantone considerato da alcune parti un ingombro, insieme al codice degli appalti, per il decollo degli investimenti? Nella nebbia politica, sollevata in queste ore, non è chiaro chi abbia materialmente cancellato il comma anticorruzione. Tutti puntano il dito contro il governo e bordate arrivano da maggioranza e opposizione.
"Questa soppressione è un atto grave e i responsabili devono assumersene la responsabilità. Siamo di fronte a una violazione del rapporto tra Parlamento e governo", tuona il senatore Stefano Esposito, componente della Commissione Lavori Pubblici che è saltato dalla sedia quando ha visto il testo. "Con un colpo di spugna l’Anac ha perso i suoi poteri. La legge è passata per il Consiglio dei ministri che, o non ha capito nulla e quindi firma senza leggere le carte, oppure è complice. Rimane la domanda: chi vuole depotenziare l’Anac?", si interroga Roberta Lombardi del M5S.
Oltre a politici e burocrazia, sono in molti a voler fare lo sgambetto a Cantone. Secondo una ricerca Ance – l’associazione costruttori edili – il nuovo codice sta spaventando gli amministratori pubblici. Norme poco rodate, procedure farraginose, soft law, hanno avuto come conseguenza un calo degli investimenti. Nei primi 11 mesi del 2016 i bandi di gara per lavori pubblici sono diminuiti del 12,6% in valore in confronto all’analogo periodo del 2015. Giù soprattutto gli appalti dei Comuni, ridotti del 38,3% in valore. Con gli assessori locali che hanno scelto di andare avanti con tanti piccoli bandi, inferiori a 150mila euro, cresciuti del 23%. Altro che trionfo della trasparenza.
Ancora una volta il governo cerca di proteggere chi corrompe o viene corrotto! 

Champs Elysées, identificato l'autore dell'attentato: si chiama Karim. Caccia al complice arrivato dal Belgio.

Champs Elysées, identificato l'autore dell'attentato: si chiama Karim. Caccia al complice arrivato dal Belgio

Secondo gli investigatori parigini, che per il momento non ne vogliono rivelare l'identità, si tratterebbe di un pregiudicato 39enne. Nell'auto aveva coltelli ed un fucile a pompa. Interrogati in stato di fermo tre suoi parenti. Una rivendicazione dell'Isis attribuisce l'attacco al jihadista belga Abu Yousif. La persona segnalata dalle autorità di Bruxelles si presenta in commissariato ad Anversa: "Io non c'entro".

PARIGI -  L'uomo che ha ammazzato un poliziotto e ne ha feriti altri due ieri nel centro di Parigi prima di essere ucciso è stato identificato. Si chiama Karim, ma il suo nome completo per il momento non sarà rivelato. Gli investigatori sono convinti che abbia goduto della complicità di un jihadista arrivato dal Belgio e hanno disposto un avviso di ricerca nei suoi confronti. Le autorità belga hanno anche fornito un nominativo, ma la persona indicata nella comunicazione, ha reso noto il ministero dell'Interno francese, si è presentato spontaneamente al commissariato di polizia di Anversa per dimostrare la sua estraneità. Nella sua abitazione la polizia belga avrebbe rinvenuto però armi, passamontagna e un biglietto ferroviario per Parigi con partenza giovedì mattina.

L'esistenza di un complice arrivato dal Belgio sarebbe confermata però dalla rivendicazione dell'Isis arrivata nelle ore scorse che ha attribuito l'attacco ad Abu Yousif al-Belgiki . Si tratterebbe quindi di una persona diversa rispetto a quella identificata dagli investigatori parigini. Quest'ultima, secondo indiscrezioni giornalistiche, aveva 39 anni ed era conosciuto dall'intelligence francese per la sua "radicalizzazione".


Secondo l'emittente BFMTV, era stato precedentemente condannato a 15 anni di carcere per aver sparato a due agenti di polizia nel 2001. Inoltre, aveva riferito di aver vissuto nelle periferie della capitale francese. Il quotidiano Le Parisien afferma invece che sulla base dei documenti trovati nella vecchia Audi A4 color argento da cui il killer è sceso per attaccare una camionetta della polizia si chiamerebbe Karim Cheurfi, avrebbe 39 anni e nel 2003 era stato condannato a 20 anni di reclusione - pena ridotta a soli 5 anni - per aver tentato di uccidere tre uomini, inclusi due agenti, nel 2001 a Roissy-en-Brie. L'antiterroismo sta perquisendo la sua casa nell'area di Seine-et-Marne mentre nell'auto sarebbero stati trovati un fucile a pompa e armi bianche, tra cui un coltello da cucina. Tre persone considerate a lui vicine, probabilmente parenti, sono sotto interrogatorio - in stato di fermo - dei servizi antiterrorismo francesi.

Questa mattina intanto, mentre gli Champ Elysees sono stati riaperti al traffico, è stata convocata una riunione d'emergenza del Consiglio di difesa francese. L'incontro ha avuto inizio poco dopo le 8. Oltre al presidente François Hollande, vi prendono parte il primo ministro Bernanrd Cazeneuve, i ministri dell'Interno, della Giustizia, della Difesa e degli Esteri, oltre che i numeri uno dei servizi di sicurezza, dell'intelligence, delle forze armate. In tutto una quindicina di persone.

Parlando a Rfi (Radio France International), la presidente del Front National, Marine Le Pen, ha detto stamattina di temere nuovi attentati prima del primo turno delle presidenziali, questa domenica. "Non voglio dire di più - ha affermato - ma sappiamo che lo Stato islamico ha inviato almeno un terrorista per compiere attentati, e costui è ancora in giro, quindi il pericolo è massimo". La candidata all'Eliseo per la destra ha anche aggiunto di "non credere assolutamente" che l'attentato di ieri abbia avuto l'obiettivo di influenzare l'esito delle elezioni. "Non credo che sia stato per pesare sulle elezioni presidenziali francesi che ci siano stati gli attentati di San pietroburgo, Stoccolma o Londra", ha insistito per poi proporre la sua ricetta: "è necessario rafforzare i mezzi a disposizione della polizia, morali e materiali". "E poi bisogna attaccare la radice del male. Il fondamentalismo islamista che è l'ideologia che arma i terroristi".

Analisi opposta a quella del suo principale avversario nella corsa all'Eliseo, il candidato centrista Emmanuel Macron. "I terroristi tentano di colpire le elezioni. Vogliono la contemplazione del disastro. Giocano sulle paure, non cederò su niente", scrive oggi su twitter.

Sugli avvenimenti degli Champs Elysees interviene questa mattina anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quanto è accaduto ieri a Parigi, sostiene, "ci riporta alla pericolosità del terrorismo e all'esigenza di una difesa salda, forte, decisa e responsabile che garantisca i valori della democrazia e della libertà".


http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/21/news/champs_elyse_es_sospetto_gia_condannato_nel_2003-163521849/

Io sono sempre più convinta che questi attentati siano commissionati da chi detiene il potere economico, gli stessi che hanno dato vita ad un organismo come l'ISIS.
Non ci sarebbero, altrimenti, motivazioni adducibili ad altre cause diverse da quelle del potere economico.

Compravendita senatori: prescrizione per Berlusconi a Napoli.


Silvio Berlusconi al suo ingresso nell'aula del tribunale di Napoli in una foto del 19 giungo 2014

In primo grado era stato condannato a tre anni.

La seconda sezione della Corte di Appello di Napoli ha dichiarato la prescrizione del reato di corruzione nei confronti di Silvio Berlusconi e Valter Lavitola al termine del processo per la presunta compravendita dei senatori. In primo grado entrambi erano stati condannati a tre anni.
La sentenza della seconda sezione della Corte d'Appello, presieduta da Patrizia Mirra, è stata emessa dopo tre ore e mezza di Camera di Consiglio. I giudici hanno ritenuto pertanto sussistente l'ipotesi di corruzione che aveva portato alla condanna in primo grado. I legali di Berlusconi - avvocati Niccolò Ghedini e Michele Cerabona - avevano chiesto l'assoluzione sottolineando in particolare l'insindacabilità del voto dei parlamentari prevista dalla Costituzione e ritenendo non veritiere le dichiarazioni di accusa fatte dall'ex senatore Sergio De Gregorio.
Le indagini sulla vicenda furono avviate dai pm di Napoli Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli che sostennero l'accusa in primo grado. Secondo la ricostruzione che fu poi condivisa dal tribunale, De Gregorio eletto nelle file dell'Italia dei Valori avrebbe ricevuto ingenti somme di denaro, sotto forma di finanziamenti al suo movimento "Italiani nel Mondo", per cambiare schieramento e determinare la caduta del governo Prodi che si reggeva al Senato su una esigua maggioranza.
Questo losco individuo riesce a bypassare tutte le leggi, pur essendo un reato egli stesso.
La prescrizione deve essere abolita, così come debbono essere abolite le leggi che permettono agli azzeccagarbugli di riuscire a "cavillare" per allungare il brodo.

giovedì 20 aprile 2017

Biotestamento, ok della Camera: “Il paziente può abbandonare le terapie”. No a esonero delle cliniche cattoliche

Biotestamento, ok della Camera: “Il paziente può abbandonare le terapie”. No a esonero delle cliniche cattoliche

Cancellato a larghissima maggioranza il passaggio che prescriveva il "non abbandono" terapeutico. Votazione finale forse domani, c'è da votare ancora un centinaio di emendamenti. Bocciato quello che prevedeva la possibilità per le cliniche private cattoliche di chiedere l'esonero dall'applicazione delle norme.

Il paziente avrà il diritto di abbandonare le terapie. Lo stabilisce l’emendamento della commissione al ddl Biotestamento che sopprime il sesto comma del primo articolo del testo. Il comma eliminato prescriveva che “il rifiuto del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico. Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l’erogazione delle cure palliative”. L’emendamento della commissione, firmato dal presidente Mario Marazziti, è passato a larghissima maggioranza: i voti a favore sono stati 360, 21 i contrari e due astenuti. L’Aula della Camera ha ripreso l’esame del disegno di legge per il quale mancano da votare circa cento emendamenti. Anche oggi, in fase di emissione dei pareri, il Governo si è “rimesso all’Aula”, dichiarandosi così neutrale rispetto all’esame del provvedimento da parte dell’Assemblea. Il testo potrebbe essere licenziato a Montecitorio domani per poi passare al Senato. Arrivati a questo punto l’Aula della Camera ha approvato l’intero articolo 1, passato con 326 voti, che è il “cuore” del provvedimento perché regola il consenso informato del fine vita. Hanno votato contro Forza Italia e Alternativa popolare, a favore il PdM5s e Mdp. In apertura di seduta, peraltro, la Lega Nord aveva chiesto di invertire l’ordine del giorno per parlare prima della legittima difesa: la richiesta è stata bocciata con oltre 180 voti di differenza.
Nel ddl biotestamento entra dunque il principio del divieto dell’accanimento terapeutico e il conseguente riconoscimento del diritto del paziente di abbandonare totalmente la terapia. In base al testo “il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico. A tal fine, è sempre garantita un’appropriata terapia del dolore con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l’erogazione delle cure palliative”.
Il testo prevede anche che “nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente. Il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua o il rifiuto della stessa sono motivati e sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico”.
Viceversa anche il medico ha il diritto di rifiutarsi: a fronte del rifiuto di un trattamento sanitario da parte del paziente “non ha obblighi professionali”. In base alla norma, a fronte della richiesta di un paziente di sospendere i trattamenti un singolo medico potrà rifiutarsi di “staccare la spina”. Il paziente potrà comunque rivolgersi a un altro medico della stessa struttura sanitaria.
E in questo quadro, peraltro, le cliniche private, e in particolare quelle cattolicheconvenzionate con il sistema sanitario nazionale, non potranno chiedere alle Regioni di essere esonerate dall’applicazione delle norme sul biotestamento “non rispondenti alla carta di valori su cui fondano i propri servizi”: la Camera ha respinto a scrutinio segreto l’emendamento di cui era primo firmatario Gian Luigi Gigli (Democrazia Solidale) che mirava ad evitare penalizzazioni “nei rapporti che legano” quelle strutture al Sistema sanitario nazionale. L’emendamento è stato bocciato con 335 no e 82 sì.
Un primo passo avanti nel rispetto della dignità umana.
Aspettiamo, però, di leggere il contenuto completo dell'emendamento.
Mi rende scettica, infatti, la clausola: - Viceversa anche il medico ha il diritto di rifiutarsi: a fronte del rifiuto di un trattamento sanitario da parte del paziente "non ha obblighi professionali” - che non fa altro che rendere nullo l'emendamento.
Come al solito fanno leggi che vanno in contrasto tra loro perchè l'una invalida l'altra.

giovedì 13 aprile 2017

INCHIESTA INVESTIGATIVA SULLE ONG AL SERVIZIO DEL GRANDE CAPITALE – PARTE SECONDA

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di Cory Morningstar, 10 settembre 2012 - Traduzione di Margherita Russo
Ecco la seconda parte della lunga e approfondita inchiesta investigativa in cinque puntate sulle più famose organizzazioni non governative, la maggior parte delle quali sono finanziate dal grande capitale in quanto utilissimi strumenti  all’interno delle cosiddette Psy Operations.  Sfruttando con grande perizia tecnica la rete e i social network, esse diventano potenti veicoli di diffusione della propaganda e manipolazione del consenso, pur coperte da una  illusoria facciata di democrazia e partecipazione diretta dei cittadini. In questa parte l’attenzione è focalizzata specialmente su Occupy Wall Street, con le sue diramazioni europee, sulle inquietanti connection di Wikileaks e sul potentissimo Change.org.
Dopo il successo di TckTckTck, Havas (agenzia pubblicitaria internazionale) si è sbarazzata degli intermediari (le stesse ONG), e ha creato una propria ONG chiamata One Young World. One Young World si potrebbe definire come un modello capitalistico di pedofilia predatoria. Nel sito TakingItGlobal, sotto il titolo How to Mobilize Youth Globally to Support the Goals of the Rio 2012 Summit [l’illusoria economia “verde”], un evento RSVP dell’IYY HLM (INTERNATIONAL YOUTH YEAR – HIGH LEVEL MEETING) viene descritto con le seguenti parole:
“La vasta rete costituita da AVAAZ, Taking IT Global, Peace Child e One Young World rappresenta un ottimo strumento per rilanciare la campagna iniziata da IYY per promuovere gli obiettivi di Rio+20 attraverso social network, canali pubblicitari e di pubbliche relazioni – e con la propaganda in vecchio stile…. Il Summit Rio+20 è la migliore opportunità per marcare questo spartiacque: i giovani – per il tramite della scuola, delle loro associazioni e reti online, hanno tutte le carte in regola per aiutare l’ONU ed i suoi stati membri a spiegare questa transizione e radicarla nei cuori e nelle menti del grande pubblico. Questo meeting collaterale aumenterà la visibilità e l’importanza del meeting Rio+20 agli occhi dei partecipanti dell’IYY HLM – e li manderà a casa con nuove competenze e nuove ispirazioni per aiutare l’Onu ad ottenere uno strepitoso successo a Rio il prossimo giugno 2012.”
Fra i relatori erano David Jones (fondatore/presidente di One Young World; presidente di Havas Global Advertising) e Jeremy Heimans (fondatore/membro del comitato esecutivo di AVAAZ.org; presidente di Purpose Inc.). One Young World ha iniziato a creare organizzazioni partner in tutto il mondo a ritmo serrato (H. W. Bush è uno dei sostenitori di One Young World Pittsburgh org). Ha anche siglato una partnership con l’Association Internationale des Étudiants en Sciences Économiques et Commerciales (AIESEC); presente in oltre 110 paesi e territori e con oltre 82,000 membri, AIESEC è l’organizzazione studentesca più grande al mondo.
Il commercio della fiducia
Bisogna tenere a mente che l’industria del non-profit, proprio come l’oligarchia, mantiene il proprio potere grazie al flusso costante di denaro dalle grandi società (per il tramite delle fondazioni). Quando una ONG diventa ricca quanto le società che l’hanno finanziata, non è più necessario canalizzare finanziamenti tramite le fondazioni. Fra gli esempi più recenti troviamo la partnership tra Coca-Cola ed il World Wildlife Fund per $3 milioni e la fusione di Nature Conservancy con Dow Chemical per la bellezza di $10 milioni. Tutto ciò senza tenere minimamente in conto il denaro distribuito dall’amministrazione USA alle ONG sotto il pretesto dell’“umanitarismo.” [Agenzia stampa PR, WASHINGTON, 24 maggio 2012, “Le ONG accolgono favorevolmente il ruolo guida del Senato negli aiuti umanitari internazionali; il progetto di legge di stanziamento statale per le gestioni estere del Senato per l’esercizio finanziario 2013 prevede $52.1 miliardi di spese discrezionali per il Dipartimento di Stato, la U.S. Agency for International Development ed altri programmi di sviluppo internazionale ed assistenza umanitaria….”]
Nel 2012, dopo aver invaso e distrutto “legalmente” la Libia, che prima dell’invasione della NATO aveva il tenore di vita più elevato dell’Africa, le potenze imperialiste iniziavano a sbavare di fronte alla prospettiva di invadere/occupare la Siria, sempre con il pretesto sapientemente orchestrato dell’“intervento umanitario.” Nei paesi ricchi di risorse, l’imperialismo deruba e saccheggia ogni singola goccia del patrimonio – sia economico che culturale, oltre che ecologico. È altresì importante per le potenze imperialiste arginare la decadenza del dollaro e dell’euro e mantenere in povertà i paesi ricchi di risorse mediante il debito. (Esempio emblematico: La Libia non era indebitata. Inoltre Gheddafi stava pianificando l’introduzione del dinaro aureo, una moneta unica Africana che avrebbe dovuto consentire “un’autentica condivisione di ricchezza” per il popolo africano, permettendo così al petrolio di non essere quotato in valuta americana o in euro, per liberarsi almeno in parte dalle catene dell’imperialismo.) Osservando attentamente, si nota una progressiva, già ben avviata trasformazione dei ben oliati e minuziosamente dettagliati  ingranaggi dell’apparato propagandistico – un apparato in costante perfezionamento. La sfocatura della linea divisoria tra multinazionali, media corporativi, l’industria del non-profit e le Nazioni Unite continua ad accentuarsi, mentre parallelamente la verità inizia a venire alla luce.
Il segreto svelato
In un articolo della Strategic Culture Foundation del 21 dicembre 2011, “A Third-Rate Intelligence Agency for a Failing Super-Power: The CIA’s Global Demise”, l’autore concludeva con queste parole:
“Ogni giorno nuove ingerenze politiche della CIA a livello globale vengono rivelate. I tentativi della CIA di fomentare rivolte mediante ‘rivoluzioni a tema’ e brogli elettorali, gestiti in collaborazione con il finanziere internazionale George Soros tramite la sua rete di organizzazioni non governative (ONG) e fondazioni senza scopo di lucro, vengono sempre più allo scoperto, e per ironia della sorte proprio grazie ai mezzi di comunicazione più ardentemente sostenuti da Soros e dalla CIA – i social network. I segreti sono ormai sotto gli occhi di tutti, dalle strade dell’Egitto e della Siria, dove il coinvolgimento della CIA e di Soros in insurrezioni create artificialmente è ormai palese, fino in Russia, Venezuela, Bielorussia e Cina, dove l’ingerenza politica della CIA con la sua squadra di ‘buoni samaritani’ prezzolati da Soros incontra ormai una ferma opposizione.                                                                                                             “Mentre per decenni la CIA ha potuto godere del lusso di celarsi dietro ONG, missionari, cooperanti e giornalisti, Internet ha permesso di scoprire le reti d’influenza della CIA ed identificare i suoi agenti, lacchè e gonzi. Time magazine ha nominato ‘Persona dell’anno’ per il 2011 il tipico ‘manifestante.’  Tuttavia, man mano che le attività della CIA nel mondo vengono sempre più a galla, il ‘manifestante’ decantato dal Time non sarà più un provocatore prezzolato al servizio della CIA e di Soros – che riceve ordini e denaro da Human Rights Watch e Global Witness – ma qualcuno che protesta davvero contro l’interferenza e le aggressioni degli Stati Uniti. Questo tipo di manifestante lo si potrà trovare tanto al Cairo, Mosca, Caracas e Beirut che a New York, Washington, Chicago e Los Angeles.”
L’Open Society Institute (che nel 2011 ha cambiato il nome in Open Society Foundations) è una fondazione privata a scopo operativo e di erogazione di aiuti, fondata e tuttora presieduta da George Soros. Soros è conosciuto come un multimiliardario speculatore in valute divenuto famoso come “l’uomo che ha fatto saltare la Banca d’Inghilterra” guadagnando un miliardo di dollari di utili in un solo giorno, il 16 settembre 1992. Soros è un ex membro del consiglio di amministrazione del Council on Foreign Relations (CFR), creato nel 1924 dalle fondazioni Rockefeller e Carnegie. Il CFR è essenzialmente il braccio promozionale delle élite dominanti statunitensi, e praticamente tutta la politica USA è decisa per iniziativa e disposizione dei componenti esclusivi del CFR.   Soros ha legami profondi con la Trilateral Commission, controparte internazionale del CFR creata nel 1973 da David Rockefeller, Zbigniew Brzezinski (che ha cooperato con l’agente della CIA Gloria Steinman) e da McGeorge Bundy.  Soros ha anche accesso all’esclusivo Bilderberg Group, che opera a porte chiuse. Il Bilderberg Group è una diramazione del CFR, fondata da David Rockefeller; Dean Rusk, ex direttore della Rockefeller Foundation; Joseph Johnson, direttore del Carnegie Endowment; John J. McCloy, presidente della Ford Foundation, ed alcuni esponenti dell’oligarchia europea. Significativamente, Soros è un convinto fautore di Occupy Wall Street.
New York City Occupy Wall Street sposa Otpor e Bombing for Peace
“È davvero meraviglioso come si lascino catturare così facilmente al minimo solletico delle loro fantasie. Commedie, pagliacci, spettacoli, gladiatori, bestie esotiche, medaglie, immagini ed altri simili narcotizzanti sono stati, fin dall’antichità, le lusinghe per indurre i popoli in schiavitù, il prezzo della loro libertà, gli strumenti della tirannide. Tramite tali pratiche di adescamento gli antichi dittatori riuscirono ad indurre i sudditi a sottomettersi talmente bene che le plebi inebetite, affascinate dagli svaghi e dai vani piaceri balenati sotto i loro occhi, impararono ad assoggettarsi con la stessa innocenza, ma non con pari merito, dei bambini che imparano a leggere guardando le figure dei libri.” — Étienne de La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria (Discours de la servitude volontaire), c. 1553
Murray N. Rothbard si chiedeva, “Dal momento che il dispotismo va contro gli interessi della maggior parte della popolazione, come è possibile che questa le dia il suo consenso? Ancora una volta, La Boétie sottolinea come tale consenso sia creato artificialmente, in gran parte tramite la propaganda diffusa tra le plebi dai governati e dai loro apologeti intellettuali. Le tecniche utilizzate oggi dai governanti – panem et circenses, mistificazione ideologica – allo scopo di ingannare le masse ed ottenerne il consenso, sono ancora le stesse dei tempi di La Boétie. L’unica differenza è la crescita esponenziale del numero degli esperti al servizio dei potenti.”
Non c’è dubbio che, se fosse ancora vivo, Étienne de La Boétie considererebbe l’industria del non-profit parte integrante, se non addirittura l’apologeta intellettuale, dell’oligarchia. La Boétie scriveva: “Si tratta della creazione, dell’acquisto per così dire permanente e costante, di una gerarchia di alleati subordinati, un codazzo di fedeli servitori, guardaspalle, e burocrati.” La Boétie riteneva che ciò fosse “la molla principale ed arma segreta del predominio, sostegno e fondamento della tirannia.”
L’articolo che segue contiene informazioni/prove fattuali che susciteranno sicuramente in molti ostilità e risentimento. Tuttavia, analizzare queste informazioni è essenziale se si vuole intravedere la luce attraverso il velo delle illusioni che permettono ad eventi, orchestrati con false apparenze per servire interessi corporativi ed imperialisti, di avere reale influenza ed esito. Le stesse forze che andrebbero contrastate riescono continuamente a riassorbire l’uomo in un sistema distruttivo – lo stesso sistema che invece dovrebbe essere isolato, combattuto e smantellato. In ciò consiste l’attuale fallimento. Continuando a negare questi fatti invece di affrontarli, l’indifferenza collettiva diviene lo strumento per assicurare la distruzione globale.
Ciò non vuol dire che non esistano settori legittimi di Occupy Wall Street (OWS) che si siano distanziati dal movimento OWS centrale, finanziato e dominato dalle ideologie neoliberali.
Ma proprio per questo è essenziale individuare i finanziamenti privati (tramite le fondazioni), oltre ad avere una ferrata consapevolezza storica. Per scavalcare le barriere di filo spinato che ci riducono in schiavitù è necessario capire come i grandi avvenimenti degli ultimi anni siano stati finanziati, progettati e controllati da poteri che andrebbero contrastati, e ricostruire la sequenza degli eventi che hanno portato la società al suo stato attuale.
Non dovrebbe dunque stupire che MoveOn.org, uno dei fondatori di Avaaz insieme a Res Publica, sia fra i più convinti sostenitori di Occupy Wall Street. (MoveOn e Res Publica saranno discussi ed più avanti in questa inchiesta.)
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mercoledì 12 aprile 2017

Lorenzo Guerini, l’idolo di noi tutti. - Andrea Scanzi

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Se non avete sentito niente, vuol dire quasi sempre che ha appena parlato Guerini: Lorenzo Guerini. 
Il suo nome dirà poco a molti, ed è una fortuna per quei “molti”, eppure questo bel personaggetto coi capelli da Zanda minore è uno che conta. 
O almeno così gli han fatto credere. Guerini è addirittura il portavoce del Pd, ed è anche per questo che quando parla non dice quasi mai niente. 
Per questo e per quel carisma nascosto. Molto nascosto. Praticamente inesistente. Con l’avvento di Renzi al soglio pontificio del partito di presunta sinistra, Guerini è diventato anche vicepresidente del Pd in coabitazione con Debora Serracchiani: parafrasando sadicamente Gaber, “due miserie in due corpi soli”. 
Guerini è tornato a parlare pochi giorni fa. 
Il povero Michele Emiliano, che da quando ha deciso (assurdamente) di non abbandonare il Pd ha più sfiga di Giuseppe Rossi, si è rotto il tendine d’Achille. 
Qualcuno dei suoi, tipo l’ineffabile Francesco Boccia, ha chiesto – pare all’insaputa dello stesso Emiliano – di procrastinare la data delle Primarie. Orlando, il Jack Pisapia che non è uscito dal gruppo (cioè dal partito), si è detto subito d’accordo. Un gesto di sportività e correttezza: per questo il gesto meno indicato per un tipino goffo e vendicativo come Renzi. 

Così Guerini, che del Pacioccone Mannaro è propaggine ligia e fedelissima, ha dispensato il Sacro Diniego al vile volgo: “Facciamo tanti auguri a Michele, ma la macchina è ormai in moto“. 
E’ del tutto evidente che definire il Pd “una macchina in moto” è come asserire che Adinolfi è un recordman filiforme nei 100 metri, o che Facci è un giornalista bravo e pure figo, ma nel Pd tutto è dadaismo. 
E infatti Guerini, lì dentro, ci sta benissimo. La sua storia non è granché divertente, però a suo modo emblematica. Il trionfo grigio del burocrate nato, dell’uomo che senza talenti evidenti vive la politica come un continuo barcamenarsi. 
Come un eterno compromesso, va da sé al ribasso. Sempre Gaber, in Io se fossi Dio, se la prendeva con i “grigi compagni del PCI” e con “gli untuosi democristiani”. Verrebbe quasi da pensare che, di tali baldanzose e iconoclaste definizioni, Guerini costituisca una sorta di crasi umana. 
Un po’ grigio e un po’ democristiano. Nato a Lodi nel ’66 (1966: non 1866), comincia la sua carriera nella Democrazia Cristiana. Due volte consigliere comunale a Lodi, poi assessore, quindi coordinatore locale dello sfavillante Partito Popolare. A neanche 29 anni, nel 1995, è eletto Presidente di Provincia: il più giovane in Italia. 
Fa il bis nel 1999. Nel frattempo aderisce alla Margherita. Nell’aprile 2005 è eletto sindaco, anticipando a Lodi il percorso che il suo futuro dux Renzi farà nella povera Firenze (povera perché non si meritava Renzi, come non si merita Nardella). 
Ancora sindaco di Lodi nel 2010, lascia il mandato per farsi eleggere alla Camera nel 2013 tra le file del Pd. Con Bersani non ha posizioni di primissimo piano, ma con Renzi gli ex Margherita prendono il potere (va be’) e Guerini si unisce all’allegro carrozzone. Ogni volta che c’è da giustificare istituzionalmente l’impossibile, spunta lui. Butta là due frasi fatte, dà la sensazione di crederci pure e poi se ne va. Fiero di aver ricordato una volta di più al mondo che la politica può essere una cosa bella e addirittura sognante, ma molto più spesso no. 
(Il Fatto Quotidiano, 11 aprile 2017, rubrica Identikit)

http://www.andreascanzi.it/?p=4852

E adesso quali sono i piani americani per la Siria ?




Cosa vuole fare l’amministrazione U.S.A. in Siria?
Lo si è capito pochi giorni fa. Vuole creare un’enclave curda ad est, da occupare poi con l’aiuto di mercenari. Ne farebbe leva per portare ad un regime change nella Siria ovest. Israele invece occuperebbe un altro pezzo del Golan.
La nuova strategia è ben congegnata, ma si rivelerebbe inefficace nel lungo termine. Le forze statunitensi ad est sarebbero circondate da avversari, lontani dal mare e sotto costante attacco di varie forze contrapposte:

Come vari militari  hanno dichiarato, la nuova strategia impone di intervenire solo in caso di utilizzo di armi chimiche o se venissero uccisi civili innocenti . Si spingerà per la cacciata di Assad – in caso, lo si farà dopo aver sconfitto lo Stato Islamico. L’interesse ufficiale americano in Siria è quello di combattere il terrorismo. O per alleviare la crisi umanitaria. O per ripristinare la stabilità.

Non ha senso. Non c’è alcun pro per Trump, rischia solo di perdere i propri sostenitori.
Ricattato dal Russiagate,  si è arreso ai neocons., che ora improvvisamente lo elogiano. Vogliono il caos, ma il caos non è un piano.
Washington non può dividere la Siria dai suoi alleati, Hezbollah, Iran e Russia. Quest’ultima è sì sotto pressione a Kaliningrad ed in Crimea e Siria, ma ha vissuto situazioni ben peggiori e queste hanno sempre aumentato la sua determinazione. Non si capisce perché dovrebbe piegarsi ora.
Trump ha usato una strategia intelligente contro la Clinton, sa senza dubbio sfruttare i propri punti di forza. Ha però pochi vantaggi nelle scelte per il Medio Oriente. Usare la forza militare bruta? Non è una strategia, è solo un gioco tattico. Se distrugge la Siria, poi anche Libano e Giordania cadranno in mano degli estremisti. Altri paesi seguiranno. L’Iraq caccerebbe nuovamente le truppe americane.
Perché gli U.S.A., o Israele, dovrebbero volerlo?
Trump non è uno sprovveduto, deve avere qualche piano. O almeno si spera. 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG