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martedì 3 marzo 2026

L'occhio bionico che ripristina la vista ai ciechi.


Un salto rivoluzionario nella tecnologia medica potrebbe cambiare il modo in cui trattiamo la cecità. Medici e ricercatori in Australia hanno presentato un avanzato occhio bionico progettato per ripristinare la visione funzionale trasmettendo segnali direttamente al cervello.

Il dispositivo funziona bypassando le cellule retiniche danneggiate e stimolando la corteccia visiva tramite elettrodi impiantati e sistemi di elaborazione esterni. Questo approccio è particolarmente promettente per alcuni tipi di cecità in cui l’occhio non riesce a trasmettere correttamente i segnali, ma il cervello è ancora in grado di interpretarli.

A livello globale, oltre 40 milioni di persone vivono con la cecità e milioni di altre soffrono di gravi deficit visivi. Innovazioni come questa rappresentano un settore in crescita delle neuroprotesi, dove la tecnologia interagisce direttamente con il sistema nervoso per ripristinare sensi perduti.

I primi trial sono focalizzati sulla sicurezza, sulla chiarezza delle immagini e sulla capacità dei pazienti di interpretare efficacemente i segnali visivi. Sebbene una visione pienamente naturale possa non essere immediatamente raggiungibile in tutti i casi, anche un ripristino parziale potrebbe migliorare notevolmente l’indipendenza e la qualità della vita.

Gli esperti raccomandano un ottimismo prudente, poiché i risultati a lungo termine e test clinici più ampi determineranno quanto diffusamente la tecnologia potrà essere applicata. Tuttavia, la fusione tra neuroscienze e ingegneria sta rapidamente spingendo i confini di ciò che una volta era considerato impossibile.

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Leggi anche: https://www.google.com/search?q=occhio+bionico&ie=UTF-8


Il perodo che stiamo vivendo è caratterizzato da due fattori contrastanti tra loro: una scarsissima e deludente politica a livello mondiale ed un incremento della ricerca in campo scientifico, medico e tecnologico. 
Possiamo ben sperare che il fattore della ricerca ci aiuti a superare il fattore politico.
cetta.

sabato 7 marzo 2020

Taglia-incolla Dna usato per la prima volta nel corpo umano.

La Crispr-Cas applicata per la prima volta in vivo nelle cellule della retina (fonte: P. Motta/Università Sapienza di Roma/SPL) © Ansa
La Crispr-Cas applicata per la prima volta in vivo nelle cellule della retina (fonte: P. Motta/Università Sapienza di Roma/SPL)

Per correggere le cellule malate nell'occhio e non in provetta.

La tecnica che taglia e incolla il Dna, la Crispr-Cas, è stata applicata per la prima volta all'interno del corpo umano, per modificare (in vivo e non in provetta) le cellule di una persona colpita da una rara forma di cecità ereditaria incurabile. Il trattamento verrà a breve testato su altri 17 pazienti nell'ambito della sperimentazione 'Brilliance', condotta all'Università dell'Oregon in collaborazione con l'azienda farmaceutica Allergan e la compagnia biotech Editas Medicine.
La terapia sperimentale consiste nell'iniettare nell'occhio un innocuo virus 'fattorino', che nel suo genoma trasporta tutto il necessario per produrre in loco le forbici molecolari ultra-precise della Crispr. L'obiettivo è farle entrare in azione nelle cellule della retina sensibili alla luce (fotorecettori), per correggere la mutazione del gene CEP290 che provoca una rara forma di distrofia chiamata amaurosi congenita di Leber (Acl).
Finora la terapia genica tradizionale prevedeva l'inserimento nella cellula malata di una copia corretta del gene, procedura impossibile nell'amaurosi congenita di Leber perché il gene CEP290 è troppo grande per poter essere veicolato da un vettore virale. In passato un'altra tecnica di editing (quella della nucleasi a dita di zinco) era stata applicata direttamente nel corpo umano, per inserire una copia corretta del gene malato in un paziente colpito da una malattia metabolica (la sindrome di Hunter), ma l'intervento non aveva determinato alcun miglioramento dei sintomi.
L'idea di provare la Crispr nel corpo del paziente, e non sulle sue cellule coltivate in provetta per essere poi reinfuse, rappresenta un notevole cambio di passo nel campo dell'editing genetico. Come spiega sul sito di Nature l'esperto Fyodor Urnov, dell'Università della California a Barkeley, è come paragonare “un volo spaziale a un normale volo in aereo: le sfide tecniche, e i rischi per la sicurezza, sono molto più grandi".

lunedì 5 agosto 2019

Un occhio su chip, creato in 3D con cellule umane.

L'immagine in 3D dell'occhio © Ansa

Modello dotato di palpebra, cornea e lacrime per testare farmaci.


E' un occhio da fantascienza, quello ricreato su chip dai ricercatori dell'Università della Pennsylvania, che hanno sviluppato un modello 3D della sua superficie fatto con cellule umane, capace di aprirsi e chiudersi. Dotato di cornea, congiuntiva, palpebra e lacrime artificiali, in futuro potrebbe essere usato al posto di modelli animali per studiare disturbi come l'occhio secco e per testare nuovi farmaci. A indicarlo è lo studio pubblicato su Nature Medicine dal gruppo di ricerca di Dongeun Huh.