i glicini di cetta
Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
venerdì 10 aprile 2026
LA RESA DI TRUMP FIRMATA DALLA CINA, CHE HA SPINTO L'IRAN A RIAPRIRE HORMUZ - Giorgio Cattaneo
«CAZZATOLLAH» - Travaglio - F.Q. 10 aprile
«Corriere::
“Il regime degli ayatollah è fallito da tempo…
In piazza c’è chi inneggia alla monarchia e al ritorno del figlio del Pahlavi” (Polito, 12.1).
Repubblica:
“Bazyar: ‘La rivoluzione ci sarà, il sistema non regge più’” (16.1). “Ebadi: ‘Per liberarci l’intervento straniero è indispensabile’” (11.3).
Stampa:
“Iran, la stretta degli Usa. Pahlavi scende in campo: ‘Il cambiamento sono io’” (17.1). “Dall’Iran libero benefici alla crescita” (Cottarelli, 1.3). “Azione coordinata per far cadere la Repubblica islamica” (Stefanini, 1.3). “’Teheran non ha quasi più lanciamissili’” (3.3). “La guerra Usa al regime è giusta, ma ora devono andare fino in fondo” (B.H. Lévy, 8.3).
Messaggero:
“Teocrazia sempre più isolata. Un tracollo di Khamenei porterebbe la libertà a milioni di persone” (Campi,12.1).
Giornale:
“Arrivano i nostri”, “Meno male che Trump c’è” (Cerno, 14.1). “La forza non ci piace, ma è l’unica via” (Minzolini, 1.3). “Liberi dal male”, “Lo stop al petrolio ridimensiona la Cina”(1.3).
Libero:
“La spallata che serve per far cadere la Repubblica islamica” (12.1). “Cercasi Flotilla in rotta sull’Iran” (Sechi, 12.1). “Finalmente!” (1.3). “Hormuz chiuso per mancanza di assicurazioni. Ma ora ci pensa Donald…” (Dragoni, 5.3).
“Petrolio e gas in netta discesa. Panico sui mercati già finito” (5.3). “Contro le armi di Israele, l’Iran è una tigre di carta” (21.3). “Il fantasma di Khamenei simbolo della sconfitta” (24.3). “’Teheran è crollata per il 70% e gli arabi stanno con Israele’” (31.3). “Con la sconfitta di Teheran tornerà anche il petrolio” (2.4).
Foglio:
“Il regime iraniano si sta consumando” (9.1). “Sognare il regime change” (rag. Claudio Cerasa, 9.1). “Esportare la libertà a Teheran” (15.1). “Il ruggito di Israele per il regime change: è guerra preventiva” (1.3). “Non c’è momento più propizio per far cadere un regime” (2.3).
“Essere antifascisti oggi significa augurarsi un Iran libero” (4.3). “Nel Golfo tutti d’accordo: la fine del regime apre una nuova èra” (5.3). “Sostenere il partito della resa incondizionata. In una settimana Israele e Usa hanno quasi raggiunto gli obiettivi militari” (7.3).
“Ci sono più Ferrari a Teheran che a Roma. Il regime è finito” (12.3).
Riformista:
“Spallata finale. ‘Regime al collasso, Israele darà il colpo di grazia’” (9.1). “Teheran, stiamo arrivando”, “Make Iran Great Again” (14.1).
“Nirenstein: ‘Restaurazione della monarchia? Reza III si presenta come figura unitaria, può aprire la via alla democrazia” (14.1). “Fate presto” (15.1). “L’Asse del Bene” (3.3). “Una nuova primavera a Teheran” (Vernetti, 5.3).
“La guerra di liberazione dell’Iran” (5.3). “I benefici infiniti della rimozione di un regime” (Marattin, 11.3).
E pazienza, dài, è andata così.»
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LUCIGNOLO E IL PAESE DEI BALOCCHI - Viviana Vivarelli
giovedì 9 aprile 2026
«DIES IRAN» - Marco Travaglio
«Sembra ieri
che,
grazie ai bombardamenti american-israeliani,
l’Iran era lì lì per diventare il paradiso terrestre: regime change, mullah e pasdaràn morti o in galera o convertiti al cristianesimo e/o all’ebraismo, abolizione dell’Islam, governo liberaldemocratico col figlio dello Scià o qualcun altro scelto da Trump e/o Netanyahu, addio arricchimento dell’uranio, oppositori in trionfo, ragazze truccatissime coi capelli al vento, petrolio gratis e chiù pilu per tutti.
Il Battaglione Bibi, sparso fra i media, la destra propriamente detta e la sinistra di destra (i “riformisti”) non avevano dubbi:
sì, vabbè, qualche migliaio di innocenti sarebbero morti ammazzati, ma non era il caso di sottilizzare.
Ora, ove mai reggesse la tregua dopo i 38 giorni della guerra più pazza del mondo, il bilancio è più che lusinghiero.
Hormuz, prima gratis per tutti, viene riaperto solo a chi paga il pizzo all’Iran, che ne diventa padrone.
Il regime è più forte di prima, avendo resistito al peggior attacco da 40 anni, con Khamenei jr. (più oltranzista e incazzato) al posto di Khamenei sr. (un po’ meno).
E se nel 2003 l’anziano ayatollah scomunicava con la fatwa le armi nucleari, ora nessun iraniano oserà più negare che l’atomica sia l’unico deterrente contro altre aggressioni.
Giovani e donne che manifestavano contro il regime, illusi da Trump col famoso “resistete, stiamo arrivando”, si ritrovano in balia di una repressione ancor più dura.
In sintesi: gli Usa hanno perso la guerra, come tutte le altre dal 1946.
E anche la faccia:
nessuno negozierà più con chi bombarda l’interlocutore con cui sta trattando; nessuno si fiderà più di parole retrattili che non valgono nulla (diversamente da quelle di Xi Jinping e Putin, che parlano poco, ma poi mantengono).
Il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, mediatore nei negoziati insieme ai trumpiani Witkoff e Kushner, dichiarò alla Cbs che l’Iran aveva fornito “piena disponibilità allo stoccaggio zero dell’uranio arricchito”, accettato ispettori Aiea e supervisori Usa (mentre Israele ha sempre rifiutato ispezioni ai propri siti nucleari) e perfino un’intesa sui missili da negoziare con gli Stati del Golfo: insomma “era pronto un accordo molto più avanzato di quello negoziato da Obama”.
Ora invece l’Iran proseguirà coi suoi piani nucleari e ha mostrato una disponibilità di missili molto superiore alle stime delle disastrose intelligence di Usa e Israele, sforacchiando l’Iron Dome di Bibi e smascherando le ridotte scorte missilistiche dei due nemici.
Ci sarebbero poi le comparse: la Meloni che “non condanna e non condivide” e la Von der Leyen che dice “grazie al Pakistan per la sua mediazione”.
Ma della servitù parliamo magari un’altra volta.»
F.Q. 9 aprile
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