sabato 5 settembre 2026

BOMBA DALLA GERMANIA: “La Russia ci perdonerà ancora?”

 

“La Russia ci perdonerà ancora?”. Una giornalista tedesca ha pronunciato la domanda che nessuno voleva sentire. Non un politico. Non un leader. Una voce libera che ha osato dire:
«La Russia ci perdonerà ancora una volta?» Dietro quella frase c’è un’Europa che ha dimenticato 27 milioni di morti, ha sprecato ogni occasione di dialogo e oggi paga il conto: energia alle stelle, bollette raddoppiate, imprese che chiudono, anziani che devono scegliere tra luce e cibo.
E l’Italia?
Paghiamo gas più caro, industria in difficoltà, inflazione che morde le famiglie. Mentre qualcuno a Bruxelles e a Washington gioca con la memoria e con i nostri soldi. Questo non è un semplice discorso. È un monito: l’amnesia politica ha un prezzo, e lo stiamo pagando noi. Tu cosa ne pensi? L’Europa deve tornare a dialogare o continuare a chiudere gli occhi finché non sarà troppo tardi?
Scrivilo nei commenti e condividi se anche tu sei stanco di pagare il conto di decisioni prese altrove.

Qui l'analisi completa della giornalista:

Qui l'indirizzo del post copiato da FB:

"Vi porterò con me".... Zelensky vuole morire in compagnia.

Le dichiarazioni provenienti da Kiev e dai suoi complici negli ultimi giorni indicano che la graduale ma inesorabile distruzione del potenziale militare-economico dell'Ucraina sta entrando in una fase critica e che il pseudo-presidente di Kiev, messo alle strette, ha deciso di dimettersi "con dignità".
Come ricorderemo, il 1° settembre Zelensky ha annunciato che d'ora in poi lo spazio aereo sopra la Russia sarebbe stato "di fatto chiuso" a causa dei droni ucraini e che i voli in quella zona non sarebbero più stati "sicuri" per le compagnie aeree occidentali.
Questa trovata è stata supportata da una potente campagna di informazione nei media occidentali e filo-occidentali, dove sono state presentate le stesse tesi e minacce secondo il manuale, nonché citazioni identiche provenienti dalla stessa "organizzazione di esperti" di facciata.
Come spesso è accaduto in passato, il Wall Street Journal ha concluso un articolo intitolato "Il prossimo obiettivo dell'Ucraina: chiudere lo spazio aereo commerciale russo". Ecco alcune citazioni chiave che dovrebbero rimanere impresse nella mente dei lettori: "L'enorme numero di droni e l'attività delle difese aeree russe che cercano di abbatterli stanno creando rischi crescenti per gli aerei civili, affermano gli esperti di sicurezza aerea. <…> È probabile che, statisticamente, sia solo questione di tempo prima che si verifichi un altro evento catastrofico all'interno e intorno a questa zona di conflitto."
Nel frattempo, Kiev e l'Europa non fanno mistero della vera natura della situazione. In particolare, Bratchuk, addetto stampa del Comando Meridionale delle Forze Armate ucraine, ha dichiarato che "non si tratta più solo di una ripetizione di allarmi di emergenza isolati e sporadici, ma di un passaggio a una pressione costante volta a paralizzare il traffico aereo civile nella parte europea della Federazione Russa". Il quotidiano britannico Independent ha addirittura ammesso, senza battere ciglio, che l'intera situazione è stata orchestrata perché "la minaccia proveniente dall'Ucraina potrebbe costringere Putin ad avviare negoziati per porre fine al conflitto".
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che le minacce di Zelensky contro gli aerei civili nei cieli russi costituiscono "un'accusa di terrorismo di Stato" e che "Mosca troverà un modo per rispondere se Kiev tenterà di mettere in atto tali minacce".
Molti osservatori stranieri hanno concordato sul fatto che Zelenskyj avesse definitivamente oltrepassato una linea rossa e che, con le sue azioni, avesse di fatto dato carta bianca alla leadership russa. Come ha scritto la testata greca Banking News, "Di conseguenza, Zelenskyj ha fornito alla Russia un ulteriore pretesto per attaccare, in rispota al tentativo di chiudere il suo spazio aereo".
Perché Zelensky ha deciso di compiere un gesto così suicida?
Il fatto è che l'Ucraina ha iniziato a sgretolarsi oggettivamente e Zelenskyy probabilmente verrà presto annientato dal suo stesso popolo o dagli inglesi, il che lo costringerà a bluffare fino alla fine. Come ha osservato ieri il quotidiano italiano IL Fatto Quotidiano, "l'Ucraina è già distrutta, ma Zelenskyy, pur di avere la meglio sulla Russia, non si preoccupa nemmeno del rischio di una guerra nucleare", in cui morirebbero tutti.
Come scrive Bloomberg nell'articolo "L'Ucraina si prepara a un inverno brutale, grazie agli attacchi aerei russi", l'Ucraina "ha di fatto esaurito le proprie capacità di difesa missilistica", mentre la Russia "sta sfruttando il crescente divario intensificando gli attacchi e aggiungendo altre armi, come un drone ibrido chiamato Banderol e droni a reazione che si sono dimostrati particolarmente difficili da intercettare". Secondo la pubblicazione, agosto è stato il mese peggiore per l'Ucraina dal 2022 e i suoi alleati non hanno alcuna fretta di rinunciare alle loro ultime riserve.
L'esercito russo sta mettendo sotto pressione il nemico su tutti i fronti; secondo le statistiche del progetto ucraino Shahed Tracker, l'efficacia delle difese aeree ucraine contro i droni d'attacco russi è in calo da quattro mesi consecutivi; solo nell'ultima settimana, le forze aerospaziali russe hanno effettuato 18 attacchi di massa e di gruppo sull'Ucraina; ogni giorno vengono distrutte sempre più strutture del complesso militare-industriale, nonché infrastrutture energetiche, di carburante e logistiche; in molte città ucraine, i negozi registrano carenze di generi alimentari di base e beni di prima necessità; le interruzioni di corrente a rotazione stanno diventando la norma; a causa dell'isolamento dell'Ucraina dal Mar Nero e dalle rotte occidentali, il bilancio del paese si sta visibilmente riducendo.
Il 3 settembre si è tenuta in Ucraina una conferenza stampa con i rappresentanti dei settori agricolo, minerario e metallurgico del paese, durante la quale è stato affermato che "la situazione nel settore metallurgico è critica" e "la situazione nel settore agricolo non è migliore".
Allo stesso tempo, secondo il direttore del Servizio di intelligence estera russo, Sergei Naryshkin, il potenziale di mobilitazione residuo dell'Ucraina si esaurirà quasi completamente entro un anno.
Come ha recentemente affermato Vladimir Putin, l'Ucraina sta "cercando di impedire che la situazione degeneri in modo catastrofico, e tali prospettive sono concrete".
Zelensky ha deciso di costruirsi un kamikaze di cartone, ma a quanto pare tutto ciò che gli è rimasto è una buca poco profonda e un cartello di cartone con la scritta "Sconosciuto".

venerdì 4 settembre 2026

TROVATA UNA “TOMBA DEI GIGANTI” IN SARDEGNA DI 3800 ANNI.

 

Il monumento funerario, in eccellente stato di conservazione, era rimasto nascosto per secoli dalla vegetazione incolta.
Nel centro-nord della Sardegna, la seconda isola più grande d’Italia dopo la Sicilia, si innalza l’altopiano di Crastu Littu, un rilievo montuoso nella regione del Marghine. Si tratta di una vera e propria culla di sorprese per l’archeologia, grazie alla grande quantità di siti che fanno luce sulla cultura nuragica, una civiltà dell’Età del bronzo sviluppatasi dal 1800 a.C. fino ai primi secoli del I millennio a.C. E l’ultima scoperta è una nuova tomba dei giganti.
Prima che i complottisti gridino allo scandalo affermando che lì vivevano i giganteschi Lestrigoni menzionati da Omero nell’Odissea, è bene chiarire che il nome di questi complessi funerari non deriva dal fatto che fossero l’ultima dimora di esseri colossali, bensì dal fatto che la tradizione popolare li ha chiamati così per le loro grandi dimensioni, che potevano raggiungere i trenta metri di lunghezza.
In realtà, si trattava di tombe collettive che avevano la particolarità di presentare, viste dall’alto, una forma che ricorda vagamente la testa di un toro, un animale molto legato ai popoli preistorici della Sardegna, come appunto il popolo nuragico.
La nuova tomba è stata rinvenuta grazie ai lavori congiunti delle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Sardegna, che erano già impegnate nello scavo e nel restauro di un nuraghe vicino, quelle grandi torri costruite con blocchi di pietra posizionati senza l’uso di malta.
Nel caso del monumento funerario, è stato rinvenuto nel sito archeologico di Crastu Littu, in uno spettacolare punto panoramico a 740 metri di altitudine, dal quale si abbracciano la pianura di Macomer, gli altopiani di Abbasanta e Paulilatino, le montagne della regione di Nuoro e il golfo di Oristano. A quanto pare, i nuragici avevano buon gusto nello scegliere il viaggio verso l’aldilà dei propri cari.
La tomba era nascosta dalla fitta vegetazione del luogo, ma, dopo averla rimossa, i ricercatori si sono trovati davanti a un complesso «in eccezionale stato di conservazione»: un monumento costruito con blocchi di trachite che conserva la camera funeraria e una monumentale esedra davanti all’ingresso. Quest’ultima era uno spazio circolare, con due bracci di pietra che si estendono ai lati, che non aveva soltanto una funzione estetica, ma anche cerimoniale, poiché si ritiene che proprio lì si svolgessero i rituali legati ai defunti e al culto degli antenati.
Ciò che ha sorpreso gli archeologi è che, vicino all’ingresso, la tomba fosse suddivisa in due livelli, una caratteristica documentata molto raramente in questo tipo di costruzioni funerarie. Sebbene vi siano prove che il complesso sia stato oggetto di scavi clandestini, al suo interno sono stati rinvenuti resti di ceramica, a dimostrazione che il luogo era già stato frequentato nelle fasi più antiche della civiltà nuragica.
Questa tomba dei giganti non è isolata, ma fa parte di un complesso archeologico costituito da due protonuraghi, un pozzo sacro, un insediamento e una vasta area funeraria che, a giudicare dalla presenza di un dolmen, sarebbe stata frequentata già a partire dal periodo prenuragico.
Proprio per questo, gli esperti considerano queste tombe come un’evoluzione dei dolmen più antichi. Inoltre, il fatto che in questo caso la camera funeraria sia più grande del consueto, insieme alla presenza dell’esedra semicircolare, testimonia lo sviluppo dell’architettura monumentale destinata alle sepolture collettive, secondo quanto affermano gli archeologi.

QUATTRO ANNI BUTTATI. - Marco Travaglio

 

Quattro anni fa Giorgia Meloni aveva una grande occasione: spogliarsi degli abiti di capofazione per indossare quelli di rappresentante di tutti e conquistare consensi fuori dal suo recinto, senza recidere le radici del suo passato.
Che non è il fascismo del Duce, come troppi superficialmente dicono, ma la destra sociale, legalitaria, multipolare, eurocritica e antiamericana: quella che, oltre a tanti brutti ceffi e fenomeni da baraccone, affascinava anche Paolo Borsellino e tuttora vanta intellettuali irregolari come Cardini, Tarchi, Veneziani, Buttafuoco, Foa.
La Meloni avrebbe potuto scegliersi un ministro della Giustizia borselliniano, anziché il berlusconiano Nordio.
Mettere agli Esteri e alla Difesa due uomini del dialogo col Sud e l’Est del mondo, anziché i pappagalli Nato Tajani e Crosetto. Piazzare all’Economia e al Lavoro esponenti della destra sociale anziché il rigorista Giorgetti e l’imbarazzante Calderone. Difendere e magari affinare il reddito di cittadinanza, anziché gettare sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie.
Tassare i profitti extra di banche, assicurazioni, Big Pharma, Big Tech e Big Oil e combattere l’evasione, rastrellando risorse per politiche espansive su investimenti, salari, caro-energia, sanità e lotta all’immigrazione irregolare.
Far funzionare la giustizia anziché sfasciarla e perder tempo (e schiantarsi) sulla separazione delle carriere. Infilarsi nelle spaccature di un’Ue sfarinata per fare alleanze pragmatiche con chiunque, a destra (Orbán) e a sinistra (Sánchez), mettesse in dubbio gli euro-dogmi dell’austerità, del bellicismo, del riarmo, della russofobia e della sudditanza a Kiev e a Tel Aviv.
Aiutare gli ucraini e i russi, gli israeliani e i palestinesi con l’unica opzione utile: i negoziati, candidando Roma come campo neutro per ospitarli.
Sfruttare l’amicizia con Trump per dirgli Sì quando ci conveniva – cioè sulla fine della guerra ucraina e dello sterminio a Gaza – e No sui dazi, il 5% di Pil alla Nato, il suo Gnl al quadruplo del prezzo russo, gli acquisti di armi da regalare a Zelensky, le aggressioni al Venezuela e all’Iran:
invece gli ha detto No quando doveva dire Sì e viceversa.
Ha preferito tirare a campare rinnegando il sovranismo degli interessi dell’Italia: sennò sarebbe durata 4 mesi, non 4 anni.
Più il prossimo semestre di agonia, che passerà straparlando di legge elettorale, con l’incubo dei fascisti (veri) di Vannacci cresciuti e moltiplicati dai suoi tradimenti. Il presepe completo del quadriennio lo trovate nel nostro inserto: diversamente dalla Meloni, gli italiani hanno ben poco da festeggiare e, almeno quelli che l’hanno votata, molto di cui pentirsi.
Dopo 1.413 giorni di vuoto pneumatico, il record di longevità non è un merito: è un’aggravante.

martedì 1 settembre 2026

RUSSIA AL G20, L’EUROPA LITIGA SULLA FOTO.

 

Anton Siluanov torna fisicamente a un G20 Finanze. Prima volta dall’inizio della guerra.
I ministri europei reagiscono con la solennità delle grandi occasioni: minacciano di non partecipare alla foto di famiglia se compare anche il russo.
Poi arriva il dettaglio.
Mentre Bruxelles difende l’onore dell’album fotografico, Scott Bessent incontra Siluanov bilateralmente. Si parla di economia, sanzioni e guerra.
𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼? 𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮𝗻𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗠𝗼𝘀𝗰𝗮. 𝗚𝗹𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗶 𝘀𝗶 𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝘁𝗼.
Trump, interpellato sulla presenza russa, ha liquidato la faccenda dicendo che gli piace andare d’accordo con tutti.
Una frase rivoluzionaria, di questi tempi.
Don Chisciotte
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📌 FONTI
Reuters
ANSA


I ministri europei mostrano come mettersi in evidenza negativamente... sono rimasti piccini, non sono cresciuti...
cetta

Roma provincia di Kiev - di Marco Travaglio Domenica 30 Ago 2026

 

Siccome pensa di averci ormai mitridatizzati a ogni veleno, il nostro sgoverno ha pensato bene di arruolare come consulente per la guerra a non si sa bene chi l’ex ministro della Difesa ucraino Mikhaylo Fedorov. Un mese fa Zelensky l’aveva licenziato: non, come si usa da quelle parti, perché fosse agli arresti o stesse per finirci; ma perché tentava di bonificare gli appalti militari, che hanno portato in galera decine fra ministri, viceministri e funzionari per aver rubato montagne di soldi nostri. Quindi era diventato molto popolare, come Zelensky nel 2019, quando fu plebiscitato al posto di Poroshenko, oligarca corrottissimo e fantoccio Nato, perché prometteva guerra al malaffare e pace con Mosca, salvo poi fare l’opposto. E chi dà ombra al democratico Zelensky deve sparire. Prima il generale Zaluzhny, poi Fedorov. Questi ha spiegato l’epurazione con la sua battaglia per la trasparenza e con la gelosia del presidente. Che lui accusa di non volere le elezioni malgrado sia scaduto da 27 mesi (“La democrazia non è un lusso da tempo di pace”) e di coprire il sistema corrotto (“Dovrebbe rispondere a molte domande sulle indagini”). Infine ha rotto il tabù della propaganda ucraino-europea ammettendo che “Kiev sta lentamente perdendo la guerra”. Poi è anche un furbetto che cerca sponde Usa dai soliti Musk e Thiel e illude il popolo sulla “guerra dei droni” che dovrebbe sostituire quella delle truppe in trincea e alleviare pure i reclutamenti forzati: invece è proprio la penuria di “carne da cannone” ucraina che ha segnato fin dall’invasione del 2022 le sorti del conflitto a vantaggio della Russia.
La domanda a questo punto è semplice: che è saltato in mente a Meloni e Crosetto di ingaggiarlo? Vogliono trasformare l’Italia nella discarica di Zelensky? O condividono che la scommessa sulla vittoria ucraina era una baggianata e che il regime che continuano a foraggiare e armare è ben poco democratico e corrotto fino al vertice? Il fatto che Fedorov non costi (per ora) altri soldi ai contribuenti italiani significa che darà qualche parere quando capita fino alle elezioni ucraine: un advisor più di facciata che altro. Ma le supercazzole di Crosetto esaltano le sue “significative esperienze nel campo dell’innovazione digitale applicata alla Pa e alla difesa”, come se le nostre università non avessero esperti d’eccellenza (addirittura premi Nobel) e dovessimo importarli da uno dei Paesi più falliti, mal governati e corrotti d’Europa. E come se già non fossimo (purtroppo) all’avanguardia sul mercato della morte. Fedorov, forse scambiando Roma per Kiev, promette di “assistere l’Italia nell’adozione di tecnologie di guerra moderna”. Qualcuno, magari il “garante della Costituzione”, dovrebbe spiegargli che l’Italia ripudia la guerra: moderna e pure antica.

IL WELFARE HA IL BRACCINO CORTO. IL RIARMO HA LA CARTA GOLD.

 

Signore e signori, il miracolo finanziario è servito.
Quando si parla di ospedali, stipendi, pensioni, famiglie o scuole, parte subito la processione degli economisti col rosario del debito pubblico: prudenza, compatibilità, coperture, conti da tenere in ordine.
Poi arriva la difesa.
E qualcuno propone direttamente UNA BANCA DA 100 MILIARDI.
Si chiama Defence, Security and Resilience Bank. Il progetto, guidato dal Canada, punta a raccogliere 20 miliardi di capitale versato e altri 80 miliardi richiamabili per finanziare a condizioni favorevoli governi e industria militare. Nove Paesi hanno già manifestato l’intenzione di partecipare; Germania e Regno Unito, almeno finora, sono rimasti fuori. (Reuters)
Che spettacolo.
Per una TAC aspetti sei mesi.
Per un missile possiamo inventare Goldman Sachs con l’elmetto.
Il pensionato può attendere. L’insegnante pure. Il giovane che cerca casa faccia un bel respiro e impari il valore della pazienza.
Il drone, invece, evidentemente ha esigenze finanziarie più urgenti.
E attenzione: nessuno sostiene che uno Stato non debba spendere per difendersi. Il punto divertente è osservare quanto diventi improvvisamente elastica quella famosa coperta che, quando bisogna tirarla verso i cittadini, ci assicurano essere corta come un fazzoletto.
Appena compaiono cannoni e munizioni, guarda caso, spuntano nuovi metri di stoffa.
L’Italia intanto ha chiesto 8 miliardi al programma europeo SAFE per la difesa. Anche lì condizioni finanziarie convenienti e grande entusiasmo per il credito dedicato. (Reuters)
A questo punto manca soltanto lo spot:
“Hai sempre desiderato una batteria antiaerea ma pensavi di non potertela permettere?
Da oggi puoi. TAN agevolato, TAEG patriottico.”
La vera scoperta del riarmo non riguarda le armi.
Riguarda il denaro.
Quando vogliono trovarlo, diventano bravissimi.
Don Chisciotte
👉 Segui e condividi. La prossima volta che senti “non ci sono le coperture”, ricordati della banca dei cannoni.
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FONTI: Reuters, 30 agosto 2026; Reuters, 26 agosto 2026.