mercoledì 19 agosto 2026

È gravissimo quello che è appena accaduto.

 

Leggete con attenzione cosa ha scritto a caratteri cubitali The Times: "Droni britannici utilizzati per la prima volta in attacchi in profondità nella Russia continentale".
Ogni santo giorno creano un caso di drone russo che attacca l'Europa, salvo poi rivelarsi puntualmente ucraino. Lo fanno per mettere paura, ovviamente, mentendo in continuazione.
Poi i droni europei, in questo specifico caso quelli britannici, vengono lanciati per colpire all'interno della Russia. Ora cosa dovrebbe fare la Russia, bombardare la Gran Bretagna, un Paese NATO?
Cosa succederebbe, secondo voi, se droni russi attaccassero magazzini o infrastrutture energetiche a Londra, a Roma, a Parigi, a Berlino o a Bruxelles, uccidendo civili europei? Provate ad immaginare.
Qualche settimana fa, quando degli hacker russi avevano pubblicato dei documenti che mostravano il coinvolgimento della NATO negli attacchi contro la Russia, gli atlantisti per la guerra ad oltranza fino all'ultimo ucraino dicevano che fosse propaganda del Cremlino. Adesso è il The Times a confermarlo.
Qua siamo davanti a una verità: i droni russi non hanno mai colpito un Paese della NATO, mentre i droni della NATO hanno colpito la Russia. Però vi raccontano che ad essere pericolosi sono i russi. Miserabili!

Domanda di un giornalista a Putin: "Perché, dopo 4 anni di guerra, l'Ucraina esiste ancora? Molti ci vedono la prova che le vostre minacce sono solo aria fritta"

Risposta di Putin:
"È una domanda tipicamente occidentale.
Pensano che vincere significhi distruggere tutto ciò che si muove.
"Se avessi voluto che Kiev non esistesse più, non mi sarebbero serviti 4 anni, 20 minuti sarebbero bastati.
Ma non è il nostro obiettivo. Non abbiamo mai voluto radere al suolo l'Ucraina.
Vogliamo strapparla alla NATO senza distruggere un popolo fratello.
L'Occidente ha trasformato questo conflitto in un campo di sperimentazione militare. Forniscono le armi, i satelliti, i bersagli.
In altre parole, la Russia non sta combattendo contro l'Ucraina ma contro l'intero sistema militare occidentale.
Eppure, resistiamo.
Ancora meglio, adattiamo il nostro esercito, le nostre tecnologie, la nostra economia.
Mentre loro si esauriscono, noi impariamo.
Coloro che credono che la lentezza sia una debolezza non hanno mai condotto una guerra moderna.
Abbiamo scelto la pazienza strategica, non il caos perché sappiamo che quando la polvere si sarà posata, non ci sarà più un'Ucraina ma una Russia più unita che mai.
Per rispondere alla tua domanda:
No, non è aria fritta, è una tempesta e sta ancora soffiando."

«PIOVONO PIETRE. CAPITALISMO VORACE. ACQUA, ENERGIA E CO2: PROFITTI PER POCHI, COSTI PER TUTTI» - Alessandro Robecchi

 

«C’è un barbatrucco che non delude mai, che uccide più gente della malaria e che si chiama “capitalismo”, avvolge il pianeta senza apparente possibilità di cambiamento e consiste in una cosa piuttosto semplice: privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Tipo una scommessa, per intenderci, che se vinci incassi tu, e se perdi perdono tutti: nel Paese della Fiat non è il caso di fare un disegnino esplicativo, ci siamo capiti.
Esistono migliaia di casi di scuola, naturalmente, alcuni nascosti e alcuni conosciuti e studiati in tutto il mondo. Uno per tutti, la triste faccenda della Coca-Cola in Chiapas (Messico), dove l’acqua potabile è un grosso problema e le guide turistiche sconsigliano persino di lavarsi i denti con quella del rubinetto, ma la famosa multinazionale delle bollicine ne usa milioni e milioni di litri pagati una sciocchezza, sottraendola di fatto alla popolazione locale, che infatti beve Coca-Cola (consumo più alto del mondo, due litri pro capite al giorno) perché costa meno dell’acqua potabile. Risultato: immensi guadagni per pochi, record di morti per diabete per molti. Il capitalismo (e le complicità della politica), spiegato bene.
Se non vi piace questa storia e il Chiapas vi sembra lontano lontano, potete dilettarvi con qualcosa che succede qui e ora: i data-center, cioè quei capannoni che contengono enormi server (semplifico) che assicurano una mostruosa potenza di calcolo al web, e soprattutto all’Intelligenza artificiale.
Sono “aziende” che danno lavoro a poche persone, al massimo un centinaio di tecnici, hanno rendimenti spaventosi, quasi tutti destinati alle cinque o sei enormi aziende del settore (quella decina di miliardari americani che fanno il bello e il cattivo tempo), inquinano spaventosamente e consumano una quantità inimmaginabile di acqua.
Secondo il Financial Times, che non è esattamente una fanzine ecologista, i sessanta data-center in costruzione attualmente negli Stati Uniti inquineranno come 27 centrali a carbone, oppure come 24 milioni di auto a benzina: niente male.
Per quanto riguarda il consumo di acqua, invece, si stima che nel 2030, praticamente domani mattina, i data-center del mondo basati sull’Intelligenza artificiale, consumeranno 9.300 miliardi di litri d’acqua ogni anno, il che significa il fabbisogno idrico di un miliardo e trecento milioni di esseri umani.
Calcolando che già oggi almeno quattro miliardi di persone soffrono di disagio idrico, non è male nemmeno questo, ed esistono sul pianeta decine e decine di comunità “assetate” perché bisogna raffreddare i server.
E poi ci sarebbe la questioncella dell’energia, non un dettaglio. In Irlanda, per dirne una, i data-center utilizzano il 23% di tutta l’energia del Paese.
Qui da noi, invece, dove il settore è in pieno sviluppo e giacciono in attesa più di 500 pratiche di costruzione e installazione, la domanda di energia dedicata solo a queste “fabbriche di dati” raggiungerebbe i 95 GigaWatt.
Per avere un’idea delle grandezze, il picco di consumo nazionale è del luglio 2025, quando tutta l’Italia consumò 60,5 GigaWatt: ne serviranno il 150% in più. Quando andrà adeguata la rete (una cosuccia che costa), naturalmente, non la pagheranno i grandi attori dell’Intelligenza artificiale, che già godono di agevolazioni fiscali, favori e incentivi in tutto il mondo, ma noi, con le nostre bollette.
Ed ecco privatizzati i profitti e socializzate le perdite, proprio come sta scritto nelle prime pagine del manuale mondiale del capitalismo.»

martedì 18 agosto 2026

PERCHE’ PUTIN NON SFONDA IL FRONTE E TERMINA IL CONFLITTO ANNETTENDO PARTE DELL’UCRAINA?

 

A parte i “giulivi” che seguendo le favole di alcuni quotidiani italiani asseriscono che la Russia stia perdendo la guerra la domanda elementare ad ogni mente pensante è per quale motivo Putin non sfonda il fronte e pone fine al conflitto. Uno dei motivi principali è che non vuole mettere a repentaglio le vite di tanti soldati russi per cui prosegue certo che il tempo gli darà ragione. E’ la tattica in chiave moderna usata contro Napoleone e contro la Germania di Hitler che condusse alla loro caduta. Basterebbe una bomba nucleare tattica su Kyev e la guerra terminerebbe il giorno seguente. Ma l’Ucraina, al di la dei nazisti di Bandera e dei battaglioni neo-nazisti di Zelensky, è sempre stata sentita come una parte importante della Russia ed una scelta del genere sarebbe impopolare ed inimicherebbe ulteriormente larga parte della popolazione inclusa quella russofona. Credo anche che Putin tema la reazione dei paesi europei e della UK che, nel nome di una non ben chiara democrazia, stanno finanziando anche non troppo sotterraneamente l’Ucraina. Per quanto tattica una bomba atomica crea una radioattività che andrebbe a propagarsi su un’area più ampia magari travalicando il confine e coinvolgendo paesi europei limitrofi. Credo sia però evidente che se il conflitto continuerà questa sia una soluzione che Putin prenderà in considerazione. Chi non si rende conto dello squilibrio delle forze in gioco fa finta di disconoscere che la Russia ha 6000 testate nucleari!! Ma Putin deve anche rendere conto all’opinione pubblica in patria che certamente non vede di buon occhio le migliaia di morti tra i giovani russi al fronte e gli attacchi con i droni che si sono spinti anche molto all’interno della Russia facendo danni non trascurabili. Insomma Zelesky stà “stuzzicando il can che dorme” e che da un momento all’altro potrebbe “incazzarsi” veramente.

GUERRA. ZELENSKY CHIEDE IL CESSATE IL FUOCO PERCHÉ SA CHE STA PERDENDO.
ALESSANDRO ORSINI – IL FATTO – 18.08.2026
Il dibattito su chi sia in vantaggio tra Putin e Zelensky nella guerra in Ucraina ha ormai assunto una dimensione morbosa, direi addirittura malata nella sua dimensione paranoica, che mostra tutti i limiti dell’informazione in Italia sulla politica internazionale. La risposta alla domanda è agevole. Basta usare il metodo della comparazione, che, almeno nella sua impostazione elementare, può essere usato da qualunque lettore. Occorre prendere carta e penna e appuntare le dichiarazioni rese da Zelensky nel periodo tra il 24 febbraio 2022, il giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, e il 20 novembre 2024, il giorno in cui Zelensky, in un’intervista a Fox News, dichiarò che l’esercito ucraino non aveva la forza di recuperare i territori occupati dai russi: “Comprendiamo di non avere ancora la forza di respingere (Putin) fino alla linea del 1991 con le armi in pugno”. Nel mezzo, c’era stata la controffensiva ucraina, iniziata il 5 giugno 2023, che aveva semi-devastato l’esercito ucraino, costretto a invocare 500 mila nuove reclute per bocca di Valery Zaluzhny, e semi-demilitarizzato l’Unione europea e il Regno Unito, costretti a un riarmo drammatico in un clima psicologico non molto diverso dall’evacuazione di Dunkerque. Ebbene, nella prima fase, Zelensky rifiutava qualunque dialogo diplomatico con Putin; equiparava la parola “pace” a una bestemmia e insolentiva chiunque proponesse una soluzione diplomatica, incluso Papa Francesco. Nella prima fase, Zelensky assicurava che avrebbe vinto la guerra; che avrebbe liberato i territori armi in pugno (pure la Crimea!); che avrebbe costretto la Russia a inginocchiarsi al suo cospetto infliggendole un’umiliazione smisurata. Questa perdita totale di contatto con la realtà, pericolosissima per la vita di noi tutti, è stata sostenuta e alimentata da Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Libero, il Giornale,il Foglio, Radio Rai, il salotto di Porta a Porta, la quasi totalità dei partiti politici italiani e il Quirinale. È stato uno dei più grandi fallimenti della classe dirigente italiana. Il 22 novembre 2023, al G20 presieduto dall’India, Giorgia Meloni disse a Putin che avrebbe dovuto ritirarsi da tutti i territori, senza chiedere niente in cambio ovviamente, dopo avere assicurato, nelle sue comunicazioni ufficiali, che l’Ucraina avrebbe vinto la guerra. Il Giornale scrisse che Meloni aveva “schiaffeggiato” Putin, reo di avere chiesto di trovare una soluzione diplomatica alla guerra. E poi è arrivata la seconda fase, in cui Zelensky invoca il cessate il fuoco e Putin lo rifiuta. Questa è la prova che Zelensky sta perdendo la guerra e la Russia la sta vincendo. Gli Stati iniziano a chiedere il cessate il fuoco con largo anticipo sul loro cedimento. Non chiedono il cessate il fuoco il giorno prima di terminare le munizioni: lo chiedono il giorno dopo avere calcolato che le finiranno. Gli Stati sono inclini alla diplomazia quando prevedono che la prosecuzione del conflitto produrrà un deterioramento della loro posizione negoziale. La previsione di questa rubrica era corretta: “Quanto maggiore sarà il volume di fuoco dell ’Ucraina contro la Russia, tanto più grande sarà il volume di fuoco della Russia contro l’Ucraina”. I droni contro Mosca non ribalteranno gli equilibri del conflitto. L’esaurimento progressivo dei missili Patriot e dei soldati è un nodo scorsoio per Zelensky. Quanto tempo ci vorrà? Questa rubrica non può mostrare un calcolo. Ma Zelensky deve averlo fatto, se è passato dalla certezza assoluta di vincere alla richiesta quotidiana del cessate il fuoco. Sta perdendo chi chiede di congelare il conflitto. Sta vincendo chi rifiuta.

ROBERTO ZACCARIA EX PRESIDENTE RAI.

 

C'è una domanda che dovrebbe far riflettere tutti, non solo chi si occupa di informazione: siamo arrivati davvero a Tele Meloni? Roberto Zaccaria, che la Rai l'ha guidata per anni e conosce le pressioni politiche "anche di altissimo livello", non usa mezzi termini quando parla di Sigfrido Ranucci: un giornalista non è un magistrato, non deve rendere conto delle persone che frequenta per fare il proprio mestiere. È la parte offesa, non l'imputato.
Eppure lo stiamo trattando come un colpevole da isolare. E mentre lo si mette sotto processo mediatico, si smonta pezzo dopo pezzo tutto ciò che ancora somiglia a giornalismo d'inchiesta: Report da una parte, Caterpillar dall'altra. Un "indebolimento obiettivo", lo chiama Zaccaria. Io lo chiamerei con un'altra parola: paura. Paura di chi racconta la verità e dà fastidio al potere.
Un'azienda pubblica ha il dovere di proteggere chi lavora per informare i cittadini, non di consegnarlo alle pressioni di chi vorrebbe silenzio. La libertà di stampa non è un dettaglio tecnico: è la misura della salute di una democrazia.

Verso Mosca sono volati dei droni infarciti di pallini metallici e pezzetti di chiodi.

 

Verso Mosca sono volati dei droni infarciti di pallini metallici e pezzetti di chiodi. Ma questo i pennivendoli italiani non lo mostrano! Altrimenti rischierebbero di far capire agli italiani che il regime di Kiev, che il governo italiano sostiene e alimenta, è nella sostanza nazista e terrorista, poiché uccide artatamente i civili russi: bambini, donne, anziani.
Scrive il corrispondente di guerra russo SashaKot:
Guardate la foto. Si tratta di pallini metallici – «elementi letali», per usare il linguaggio ufficiale. Questo è stato estratto da una finestra a doppio vetro sulla strada Varšavka, la tangenziale di Mosca, il drone non è riuscito a raggiungere l’abitazione, si è schiantato contro un albero ed è esploso, disseminando ovunque la morte di ferro.
A Ramenskoe, un pensionato di 83 anni è morto nel cortile di casa sua. Forse proprio a causa di un pallino simile. A Podolsk stanno estraendo da un uomo che vive nel condominio «Lesnoj» dei frammenti, tipici del contenuto di una bomba a cassetta. Non si tratta di munizioni destinate a un obiettivo industriale. Non è con queste che si distruggono le fabbriche militari. Con queste si cerca di uccidere il maggior numero possibile di persone. Civili.
Il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin ha fornito i dati in mattinata: da sabato sera fino alle 6:30 di stamattina sono stati avvistati 600 droni diretti verso la regione di Mosca, 201 dei quali abbattuti sopra la periferia di Mosca: Domodedovo, Podolsk, Stupino, Odincovo, Naro-Fominsk, Ramenskoe, Čechov, Kolomna, Kašira, Egorevsk. Dalle tre del mattino gli aeroporti di «Vnukovo», «Domodedovo» e «Žukovskij» sono stati chiusi per tre ore e mezza.
A Podolsk, nel parco industriale di Kaledino, ha preso fuoco un magazzino di Wildberries. A Domodedovo, nel complesso industriale «Severnoe Domodedovo», è stato colpito un magazzino di medicinali. A Voskresensk, un obiettivo industriale. A Čechov è stato spazzato via il tetto della scuola parrocchiale di Jakšino. A Stupino è stata distrutta una sauna di campagna. A «Matveevskoe» sono state spezzate le linee elettriche.
Questa primavera, nella regione di Mosca, i “Luty” trasportavano già sfere di cuscinetti da 4 e 7 millimetri. A luglio, nella regione di Tambov, si è verificata la stessa situazione: dopo l’attacco contro Wildberries a Kotovsk, il governatore ha dichiarato per iscritto che «il nemico ha utilizzato intenzionalmente proiettili sotto forma di sfere metalliche, che hanno causato il massimo danno alla popolazione civile».
Oltre al pensionato ucciso, ci sono tre feriti, tutti nel distretto di Podolsk. Un camionista a Klimovsk ha riportato una scheggia alla mano. Un uomo nel complesso di villette «Lesnoy» ha riportato ferite da schegge. Una residente del villaggio di Zheleznodorozhny ha riportato una ferita alla spalla.
Altri tre feriti si trovano a Mosca, nella zona della MKAD.
Nessun obiettivo militare in questo elenco. Case di campagna, complessi residenziali, insediamenti lungo le strade, un magazzino con bende, una scuola parrocchiale.
I discorsi sulla «moderazione» e sulla «risposta proporzionata» finiscono qui. Quando il nemico riempie consapevolmente le munizioni con proiettili di piombo a sfera contro gli anziani, bisogna rispondere con un’azione sistematica contro le loro infrastrutture. Ancora più potente. Ancora più spietata. Ogni notte. Con l’intero arsenale: «Kinžal», «Iskander», «Zircon», «Gerani». Finché non finiranno ridotti in polvere di cemento.
Ogni pallottola estratta dal nostro chirurgo dal corpo di un anziano a Ramenskoe è un indirizzo sulla carta geografica ucraina. Per ognuno di essi, il conto è a parte.




Già la guerra è una concezione inaccettabile, ma usare questi mezzi per uccidere civili è assurdo! Quale grado di malvagità bisogna raggiungere per concepire un simile massacro?
cetta.

NO GRAZIE: PRIMA VOI!

 

Ah, che meraviglia la nuova ventata di civiltà che soffia sull'Europa: il riarmo!
Ma non quello rozzo e polveroso di una volta, no.
Un riarmo moderno, ecologico, quasi ricreativo.

In Italia il ministro Crosetto ha questa splendida intuizione della “riserva volontaria”.

Quarantamila civili da reclutare nel tempo libero. Funziona così: il giovedì il calcetto, il venerdì la pizza e il sabato mattina tutti in trincea a difendere le infrastrutture.
Come se un cittadino, uscendo dal supermercato con le borse della spesa, avvertisse l'improvviso desiderio di fare il piantone alla cabina elettrica con l'elmetto.

Ma il capolavoro assoluto si consuma in Germania.

Lì hanno mandato trecentomila lettere ai diciottenni con scritto: “Caro ragazzo, ti andrebbe di venire a fare il soldato?”. Risultato? Hanno risposto in cinquecento. Cinquecento! Praticamente i parenti del ministro e quattro appassionati di videogiochi che avevano capito male il modulo.

È confortante.

L’uomo occidentale moderno lo puoi convincere a fare di tutto: la dieta chetogenica, la raccolta differenziata, l'abbonamento alla palestra. Ma quando gli chiedi di arruolarsi per la patria, guarda lo smartphone, sospira e risponde: “Guarda, sarei venuto volentieri, ma sabato c’ho il torneo di padel”.

Forse non sarà solo la coscienza che ci salverà dalla guerra. Sarà la pigrizia. E meno male.

Mauro David 

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