Da quando la cronaca giudiziaria la fa chi non ha mai visto un processo neppure col binocolo e crede che l’incidente probatorio sia la bicicletta delle gemelle Cappa che va a sbattere contro quella di Alberto Stasi, può succedere di tutto. Anche lo scempio del diritto, della pietà e della decenza che dura da più di un anno sul caso Garlasco, da quando la Procura di Pavia decise di battere le piste alternative alla condanna definitiva del fidanzato di Chiara Poggi. Dopo mesi di “rivelazioni” partorite da giornalisti, mitomani e giornalisti mitomani o fatte trapelare da avvocati e investigatori, neppure l’invito a comparire recapitato al sospettato Andrea Sempio, amico di Marco Poggi (fratello della vittima), ha chiarito cosa abbiano trovato i pm a suo carico. Ma si pensa, o si spera, che sia una prova formidabile. Perché dev’essere in grado di annientare la sentenza definitiva su Stasi. Senza una revisione che cancelli la sua condanna in Cassazione, il processo a Sempio sarebbe uno spasso. Potremmo avere un fatto unico nella storia: una donna morta due volte, uccisa da due diversi uomini a poche ore di distanza. Spiace per la compagnia di giro del Circo Garlasco, ma al momento il colpevole è solo uno, Stasi, che nessuno ha scagionato. Invece di Sempio – sempre in attesa della pistola o del pistolino fumante – non risulta alcuna traccia sulla scena del delitto (che pure frequentava per far visita all’amico Marco): anzi, le nuove tracce sulla colazione, che qualcuno sperava fossero sue, erano anche quelle di Stasi. La cui posizione esce peggiorata dall’inchiesta che doveva scagionarlo.
i glicini di cetta
Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
mercoledì 6 maggio 2026
MARCO TRAVAGLIO - Sempio e lo scempio - IFQ - 6 maggio 2026
Da quando la cronaca giudiziaria la fa chi non ha mai visto un processo neppure col binocolo e crede che l’incidente probatorio sia la bicicletta delle gemelle Cappa che va a sbattere contro quella di Alberto Stasi, può succedere di tutto. Anche lo scempio del diritto, della pietà e della decenza che dura da più di un anno sul caso Garlasco, da quando la Procura di Pavia decise di battere le piste alternative alla condanna definitiva del fidanzato di Chiara Poggi. Dopo mesi di “rivelazioni” partorite da giornalisti, mitomani e giornalisti mitomani o fatte trapelare da avvocati e investigatori, neppure l’invito a comparire recapitato al sospettato Andrea Sempio, amico di Marco Poggi (fratello della vittima), ha chiarito cosa abbiano trovato i pm a suo carico. Ma si pensa, o si spera, che sia una prova formidabile. Perché dev’essere in grado di annientare la sentenza definitiva su Stasi. Senza una revisione che cancelli la sua condanna in Cassazione, il processo a Sempio sarebbe uno spasso. Potremmo avere un fatto unico nella storia: una donna morta due volte, uccisa da due diversi uomini a poche ore di distanza. Spiace per la compagnia di giro del Circo Garlasco, ma al momento il colpevole è solo uno, Stasi, che nessuno ha scagionato. Invece di Sempio – sempre in attesa della pistola o del pistolino fumante – non risulta alcuna traccia sulla scena del delitto (che pure frequentava per far visita all’amico Marco): anzi, le nuove tracce sulla colazione, che qualcuno sperava fossero sue, erano anche quelle di Stasi. La cui posizione esce peggiorata dall’inchiesta che doveva scagionarlo.
martedì 5 maggio 2026
Melillo scrive a Nordio e Piantedosi.
Questa è una di quelle giornate che segnano un prima e un dopo. Una di quelle date che finiscono dritte nei libri di storia perché quello che è successo non ha precedenti.
Il Procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo ha preso carta e penna e ha scritto una lettera senza appello al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo. Non era mai successo che la massima autorità investigativa contro le mafie dovesse arrivare a un gesto così estremo e pubblico per denunciare il rischio di un collasso del sistema.
Il contenuto è da brividi. Melillo parla di unl“obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”
Avete capito bene? Grazie alle norme di questo governo, siamo tornati indietro nella lotta ai clan e ai terroristi. Un effetto che il Procuratore definisce “oltremodo grave e allarmante”
Siamo davanti a paradossi che gridano vendetta. Per colpa dei nuovi limiti, oggi puoi usare le intercettazioni di un altro processo per una ricettazione o un documento falso, ma non puoi usarle per inchiodare qualcuno per riciclaggio mafioso o scambio elettorale-mafioso. È una follia pura che favorisce solo i colletti bianchi e i boss. Le procure sono costrette a spendere il doppio dei soldi per rifare le stesse intercettazioni, sprecando risorse preziose.
E mentre accade tutto questo, la Presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo si è tenuta la lettera nel cassetto per giorni senza dire nulla a nessuno.
È “gravissimo e inaccettabile” che una comunicazione così urgente sia stata nascosta. Sembra quasi che qualcuno debba fare da "guardaspalle" al governo invece di difendere la legalità.
Dopo questo schiaffo della realtà, ci auguriamo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più i nomi di Falcone e Borsellino. Non puoi fare passerelle ogni 19 luglio e poi avallare leggi che, come dice Melillo, creano un vulnus nell'azione di contrasto ai rapporti tra mafia e colletti bianchi. La lotta alla mafia si fa con i fatti, non con le sceneggiate da Mentana mentre si disarmano i magistrati.
Noi non stiamo zitti. Gli italiani hanno già detto NO a questo scempio con il Referendum, ma loro continuano a ignorare il voto e gli allarmi di chi rischia la vita sul campo. È ora di finirla con questa ipocrisia.
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lunedì 4 maggio 2026
L'EUROPA SI STA' PREPARANDO A RICEVERE UN CALCIO NEI DENTI DALLA RUSSIA, MA NE STA RICEVENDO UNO DAGLI STATI UNITI. - Eugenio Cortinovis
TRUMP NON È L’ANOMALIA MA LA VERSIONE NON CENSURATA. - Alexandro Sabetti
Davvero qualcuno è sorpreso? Davvero serviva il ritorno di Donald Trump per accorgersi di cosa siano gli Stati Uniti quando smettono di recitare?
Trump non ha “tradito” la democrazia americana. Ha fatto qualcosa di molto più scomodo: ha eliminato il filtro. Ha tolto il doppiaggio morale. Ha restituito il suono originale.
Perché gli Stati Uniti, come potenza politica, non sono mai stati il set progressista che ci hanno venduto. Sono stati anche — e soprattutto — il paese del Ku Klux Klan, del maccartismo, di Guantanamo Bay, del Plan Condor, delle bombe atomiche sui civili giapponesi, e potremmo continuare a lungo.
E allora perché per decenni abbiamo fatto finta di niente?
Perché nel frattempo funzionava una macchina molto più sofisticata della propaganda: l’industria culturale americana. Non solo Hollywood in senso stretto, ma un ecosistema capace di produrre dissenso addomesticato e venderlo come segno di libertà.
C’erano i liberal impegnati — Jane Fonda, Robert Redford — simboli di un’opposizione morale perfettamente integrata nel sistema che criticavano. C’era la controcultura della West Coast, trasformata in estetica esportabile. C’era la “beat generation” , la nuova Hollywood, e poi il mondo delle start up rampanti nate nei garage, cresciute tra ribellione e consumo, tra Woodstock e Wall Street.
E poi l'effetto "boss": Bruce Springsteen elevato a coscienza critica globale, con intere generazioni europee a identificarsi in una narrazione profondamente americana, come se fosse universale.
A questo si aggiungevano nomi e immaginari che costruivano un’opposizione sempre riconoscibile, mai realmente destabilizzante: Oliver Stone, Michael Moore, fino al circuito dei festival indipendenti e dei media progressisti.
Il risultato? Una ribellione confezionata, perfettamente compatibile con il mercato. Apparentemente antagonista, ma strutturalmente innocua. Un dissenso spettacolarizzato, che non mette mai in discussione il perimetro reale del potere, e proprio per questo diventava il miglior ambasciatore possibile del sistema.
I nostri commentatori — per debolezza politica, culturale, perfino antropologica — hanno tradotto questa dipendenza in “umanitarismo”. Una parola elegante per non dire la più semplice: siamo dentro una sfera di influenza costruita dopo una sconfitta militare. Trump non ha creato nulla, ha solo smesso di fingere.
Dunque, il vero scandalo, non è quello che dice. È il fatto che, senza la colonna sonora giusta, improvvisamente suona tutto familiare.
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domenica 3 maggio 2026
Alex Zanardi.
Alessandro Leone Zanardi, detto Alex (Bologna, 23 ottobre 1966 – Padova, 1º maggio 2026[1][2][3]), è stato un pilota automobilistico e paraciclista italiano.
Nell'automobilismo si è laureato campione CART nel 1997 e 1998 e campione italiano superturismo nel 2005. Nel paraciclismo ha conquistato quattro medaglie d'oro nei Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016 e dodici titoli ai campionati mondiali su strada.
https://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Zanardi
mercoledì 29 aprile 2026
Perché l'Europa non cerca una via d'uscita dallo stallo ucraino...
Recentemente, criticando la politica estera statunitense, cosa quantomeno ridicola, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato, in particolare:

