martedì 29 settembre 2026

Vincenzo Costa: “La guerra inevitabile"

“La guerra inevitabile - La UE e gli USA hanno bisogno delle risorse e del territorio russo.
Per molte ragioni, di natura economica (riserve energetiche, alimentari, l'artico, le rotte commerciali) e politiche,
cioè accerchiare la Cina e contenere il suo sviluppo, che sta permettendo ai paesi non occidentali di riappropriarsi delle proprie risorse e di liberarsi dal colonialismo, in Africa, dove la Francia perde la possibilità di sfruttare quei paesi, in America Latina, in Asia.
Avevano un accesso alle risorse russe, ma senza esserne padroni. Questa guerra è iniziata perché l'Occidente pensava di potersene appropriare in fretta, che la Russia sarebbe crollata in pochi mesi o poche settimane, che ci sarebbe stato un regime change e si sarebbe disintegrata come stato, dando origine a tante piccole repubbliche facilmente dominabili.
Draghi fu molto chiaro: poche settimane, qualche sacrificio temporaneo e poi padroni noi delle risorse russe.
Le cose sono andate diversamente.
La Russia ha sofferto e sta soffrendo delle sanzioni e della guerra, ma sta tenendo duro, e' unita, e sta sviluppando il processo di disaccoppiamento dall'Europa.
Gli investimenti vanno verso l'estremo oriente, si cerca di attrarre li fette crescente di popolazione, il partner fondamentale è la Cina.
La Russia si sta dirigendo a est, come tutto il mondo del resto. L'Europa diverrà un promontorio insignificante del continente asiatico.
In dieci anni sarà ai margini del mondo.
La UE pensava di potersi appropriare in fretta delle sue risorse, e ora si trova alla disperazione, un angolo del mondo sempre più provinciale, povero.
Prezzo del diesel oltre ogni ragionevole sopportabilità,
gas pure, dissangua le sue popolazioni per dare una spallata che fallisce.
Voleva isolare la Russia e si è isolata dal mondo. In Francia lo 11% delle pompe di benzina sono chiuse per mancanza di carburante, gli usa non esportano carburante per contenere il suo prezzo interno.
L'Europa non può sostenere a lungo tutto ciò, senza accesso alle risorse russe muore molto in fretta.
Per la UE la guerra è necessaria, deve cercarla a ogni costo.
Per questo cercherà la guerra frontale, deve fare in fretta, farà di tutto perché si giunga a una guerra con la Russia. Le provocazioni aumenteranno, si cercherà di costringere la Russia a reagire. Ieri 1600 droni coi soldi nostri su Mosca.
Se la Russia non reagisce si aumenterà l'aggressione. Là si deve costringere a difendersi.
Non lasceranno alla Russia altra scelta.
I tedeschi spostano reparti al confine, quel tricheco di ammiraglio dice che siamo pronti alla guerra, in Germania si stanno preparando a ricevere soldati feriti in battaglia.
La guerra non sarà però solo sul fianco est. Tutto il mediterraneo sarà in fiamme.
L'Algeria può essere una base di lancio, le nostre coste saranno sotto attacco, i rifornimenti energetici ridotti a zero, e già l'Arabia Saudita ha detto che per un mese niente forniture a causa degli attacchi dei ribelli dello Yemen.
Può essere una carneficina di dimensioni mai viste. Tutte le nostre vite saranno sconvolte.
E' questo che vogliamo?
Chi insiste per alzare il livello dello scontro dove vuole andare?”.

#TGP #UE #Europa #Russia

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La guerra preventiva. - Marco Travaglio

 

Problema: la Rai, su ordine dei suoi mandanti al governo, caccia il suo vicedirettore Sigfrido Ranucci da Report – il programma che dirige e conduce da nove anni e in cui lavora da venti – dopo che ha subìto con la sua famiglia un attentato esplosivo dinanzi a casa sua. Tutti sanno che il provvedimento, oltreché vergognoso, è fuorilegge, perché viola il contratto, il diritto del lavoro, la Costituzione italiana e il Media Freedom Act europeo. L’ha ammesso anche la Rai, attivando il Comitato Etico per scoprire eventuali condizionamenti della sua amicizia con Valter Lavitola, indagato come mandante della bomba, sul programma senza trovarne neppure l’ombra. Infatti Ranucci fa ricorso d’urgenza contro la Rai al Tribunale civile per annullare la rimozione e ora si attende entro 10 giorni la decisione del giudice Donatella Casari, da poco nominata presidente della sezione Lavoro. Nessuno sa quale sarà, a parte i politici di destra che hanno ordinato la cacciata di Ranucci e hanno la coscienza talmente sporca da sapere che Ranucci sia vittima di un sopruso illegittimo e dunque non potrà che essere reintegrato. Che fare?
Soluzione: scatenare una guerra preventiva sui loro giornali e dei loro trombettieri in Rai contro la giudice Casari per anticiparne il verdetto e affermare che, se reintegrerà Ranucci nel posto che gli spetta, non sarà perché Ranucci ha ragione e la Rai e i suoi padroni hanno torto, ma perché è una toga rossa politicizzata al servizio della sinistra. Anzi, è stata scelta apposta per occuparsi del caso Report proprio perché si sa come la pensa. La prova? Nella sua carriera, la Casari fece parte del collegio del Tribunale dei ministri che accolse la richiesta di archiviazione della Procura su Conte e Speranza per una serie di scombiccherate denunce sul Covid; e anche del collegio del Tribunale dei ministri che chiese al Parlamento di processare Nordio, Piantedosi e Mantovano per un fatto indiscutibile: aver violato l’ordine d’arresto della Cpi per il criminale Almasri, liberandolo e riconsegnandolo a Tripoli sull’aereo di Stato. Non a caso – scrivono i camerieri del governo – la Spectre guidata dal presidente del Tribunale l’ha scelta per la causa Ranucci-Rai. Il guaio è che i giudici del Tribunale dei ministri vengono estratti a sorte fra tutti quelli del distretto, quindi nessuno decise che la Casari seguisse i casi Covid e Almasri: ci capitò per caso. E i processi sono assegnati a questo o quel giudice da “tabelle” predeterminate in base alla cronologia e ai carichi di lavoro, del tutto automatiche e casuali, vigenti da anni sempre uguali, senz’alcuna discrezionalità per il presidente. Quindi chi sta orchestrando questa guerra preventiva alla Casari non è solo un mascalzone: è pure un somaro.

Altro che guerra, la bugia è ibrida. - Pino Corrias

 

Dopo il planetario terrorismo islamico che ci assediava di minuto in minuto, di casa in casa, ora è di grande attualità e di massima ridondanza la guerra ibrida che ha un vantaggio formidabile sulle guerre normali.
Può cominciare senza cominciare, essere combattuta senza combattenti, dichiarata senza dichiarazione e soprattutto scoperta ogni mattina aprendo il giornale.
Un drone sbaglia strada? Guerra ibrida.
Un aeroporto chiude?
Guerra ibrida. Un hacker entra dove non dovrebbe? Guerra ibrida. Un partito sgradito prende troppi voti? Guerra ibrida.
Un treno accumula ritardo? Guerra ibrida anche quella, persino al netto di Salvini.
[…]
Naturalmente la guerra ibrida esiste. La Nato – che la usa dai tempi della Guerra fredda, esattamente quanto la Russia di ieri e di oggi – la definisce come combinazione coordinata di strumenti militari e non militari: disinformazione, sabotaggi, interferenze politiche, spionaggio, operazioni clandestine al punto che è sempre arduo attribuirne la regia.
Ma una cosa è dire che Mosca utilizza sabotaggi e cyber-war – com’è risultato in alcune circostanziate – un’altra è trasformare ogni anomalia europea in una trappola putiniana, per gridare al riarmo. Giustificarlo. Pretenderlo. Finanziarlo.
Un intero genere giornalistico ci va a nozze.
Dal 2022 abbiamo letto che Putin avrebbe attaccato la Nato entro tre anni. Poi quattro. Ora entro il 2030.
Meglio di tutti il sergente Calenda che un mese fa ha previsto l’attacco “in autunno”, cioè ora, boom!
Gli allarmi arrivano dall’Ucraina combattente. E dai baltici che hanno ragioni storiche piuttosto solide per temere Mosca. Approdano ai network, ai giornali, alla Rete senza attendere conferme. L’ultimo viene dalla Cia, no anzi dal governo lituano, che ha incaricato El Mundo di svelarci che Mosca prepara attacchi a Francia, Spagna, Italia.
Una bufala, smentita da tutti il giorno dopo, ma che ha funzionato benissimo il giorno prima.
Peccato che nessuna delle nostre vedette d’inchiostro abbia fatto, in premessa, la domanda più urgente: perché mai Putin dovrebbe attaccare Francia, Spagna, Italia? Quale sarebbe il movente? Quale il bottino? Quali le possibilità di vittoria?
La Nato conta 32 Paesi e nel 2025 ha speso in armi 1.581 miliardi di dollari, il 55 per cento dell’intera spesa militare mondiale. 559 miliardi li hanno spesi i soli membri europei dell’Alleanza, 954 gli Stati Uniti.
E la Russia? 190 miliardi, otto volte di meno. Ha senso immaginare che senza riuscire a vincere nelle limitate regioni del Donbass, la Russia dovrebbe avventurarsi ad attaccare i 27 eserciti d’Europa?
Eppure. Se lo scenario non ha senso, l’allarme ne ha moltissimo, visto che mentre la guerra futura slitta sul calendario, la nostra spesa vuole correre al presente.
Bruxelles ha fretta di difenderci stanziando 800 miliardi di euro nei prossimi quattro anni. E le opinioni pubbliche riluttanti hanno bisogno di essere convinte a colpi di minaccia.
Guai ai pacifisti. Guai ai disertori. Guai agli smidollati che parlano di pace, fosse anche il Papa, sempre lodato, sempre ignorato, sempre considerato “il marziano a Roma”. Mentre i cronisti diventati strateghi, i politici in conto spese, gli amministratori delegati delle fabbriche di armi, loro sì che s’intendono di geopolitica.
[…]
Non occorre immaginare una riunione segreta di ministri, generali, direttori di giornale, Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e fabbricanti di missili che decidono il titolo di domani.
La macchina della paura funziona senza il bisogno di complotti, in automatico.
Il politico lancia l’allarme.
L’intelligence spiega lo scenario. Il generale lo conferma. Il giornale lo illumina. Il talk show convoca l’esperto. L’esperto amplifica il pericolo.
Il pericolo penetra nell’opinione pubblica che lo assorbe, possibilmente senza farsi troppe domande sulla spesa prevista. Senza chiedersi a cosa si dovrà rinunciare, visto che i bilanci degli Stati non sono il miracolo dei pani e dei Leopard.
E per difendere quale società futura se sanità, scuola, salari, benessere, coesione sociale, dovranno diventare le vittime collaterali del “prontissimo riarmo”?
Il potere multiuso della parola “ibrida” rilanciata oggi è identico al successo mediatico che hanno avuto le parole “terrorismo islamico” appena ieri. Il pericolo e il sangue versato erano reali. Ma la sua ossessiva rappresentazione occidentale era smisuratamente più vasta della sua distribuzione geografica. I data center hanno censito 48.035 attentati islamisti dal 1979 al maggio 2021 e almeno 210.138 i morti. Ma il 91,7 per cento delle vittime era nei Paesi musulmani. L’Europa ha avuto 789 morti in 42 anni. Gli Stati Uniti: 3.121, quasi tutti concentrati in un solo giorno, l’11 settembre 2001.
Eppure noi occidentali abbiamo vissuto dentro l’autorappresentazione dell’assedio e delle sue conseguenze: riduzione dei diritti, intercettazioni, leggi speciali, metal detector, liquidi sequestrati negli aeroporti, scarpe tolte, cestini trasparenti, telecamere, terroristi dietro a ogni trolley. E poi film, serial, libri, paranoia. Oltre naturalmente alle bombe e agli stermini delle guerre vere, dichiarate per la “nostra sicurezza nazionale”, ma dislocate in Iraq, Afghanistan, Siria, Iran, Libia, Libano, Somalia, Yemen.
Il terrorismo islamista uccideva nella stragrande maggioranza musulmani, ma la sua camera dell’eco risuonava da noi. Ora il vecchio mostro è in declino.
Ne abbiamo uno più moderno, europeo, tecnologico e soprattutto elastico. La guerra ibrida non ha neanche bisogno del morto.
Le basta un server spento.
Un drone visto male nella nebbia.
Il punto non è assolvere Putin. Ma rendersi conto che la guerra ibrida corre sempre nei due sensi, anche se noi illuminiamo solo quella allestita dai nostri nemici – Russia, Cina, Iran, Corea del Nord – cancellando quella che predisponiamo a specchio, con i medesimi strumenti tecnologici, economici, militari, informativi. Saperlo non assolve Mosca di un solo carro armato entrato in Ucraina.
Ma svela l’inganno di quelli che non vedono l’ora di svuotare le buone ragioni dei granai per riempirli di missili, munizioni e tuoni di ibride bugie.

La benzina, la Cina e il cambio di paradigma. - Tommaso Merlo

 

Dal benzinaio paghiamo l’aggressione illegale americana all’Iran, un paese colpevole di essere farcito di petrolio e dare fastidio alle lobby che infestano Washington. A differenza delle altre guerre a vanvera, questa non la paghiamo solo coi miliardi di soldi pubblici che finiscono in bombe invece che in scuole ed ospedali, ma anche quando dobbiamo mettere mano al portafoglio per tirare avanti. E mentre noi ci impoveriamo, la bulimica lobby della guerra ingrassa.
Stiamo assistendo ad un epocale trasferimento di ricchezza dai cittadini ad una cerchia sempre più ristretta di privilegiati. Benvenuti nell’era della Repubblica capitalista, oligarchica e guerrafondaia. Un sistema che garantisce sempre più profitti ai ricchi e scarica tutti i costi suoi comuni mortali. Ma non dobbiamo perdere la speranza, l’impero americano sta crollando e la Cina ha molto più sale in zucca. Xi in confronto a Trump sembra Confucio ma del resto per fare politica ad alti livelli in Cina servono titoli accademici e decenni di gavetta sul campo, un lungo percorso meritocratico perché dare in mano un paese a degli ignoranti ed inetti e magari pure corrotti e rimbambiti dall’età, è da pazzi.
Negli Stati Uniti per fare politica ad alti livelli servono invece soldi, cinismo e spudoratezza. Chi è ricco è considerato migliore e capace di tutto, anche di fare politica come se un paese fosse un’azienda e la società un mercato e gli altri paesi concorrenza o nemici da annientare. Una deriva palese grazie a Trump. Gli Stati Uniti sono diventati una Repubblica capitalista fondata sul consumo la cui sovranità appartiene alle lobby oligarchiche che la esercitano nei limiti dei loro interessi egoistici.
Al tavolo d’onore con Xi e Trump c’era anche Elon Musk e non certo per caso. Le migliori auto elettriche al mondo sono prodotte dal colosso cinese BYD le cui auto però sono addirittura bandite negli Stati Uniti nonostante in confronto le Tesla sono dei costosissimi rottami, o meglio proprio per questo. Il famoso mercato libero almeno fino a quando conviene agli oligarchi che in caso contrario lo imprigionano e non si fanno certo scrupoli a mungere la mammella statale. Repubblica capitalista ed oligarchica fondata sull’ipocrisia e la fregnaccia epocale della “mano invisibile” del mercato che trasforma magicamente l’egoismo dei singoli individui nel maggior benessere possibile per l’intera società. Già, come no, oligarchi come Musk hanno accumulato più soldi d’interi paesi in cui milioni di persone lottano per sopravvivere. Davvero una pazzia. E non bastandogli più sfruttare il lavoro, gli oligarchi sono passati a sfruttare anche lo stato comprandosi la politica oramai ridotta a marketing col compito di infinocchiare le masse convincendole che contano ancora qualcosa e ricevendo in cambio onorevoli poltrone.
Ma tira aria di cambio di paradigma e dalla “mano invisibile” stiamo passando ad un mega dito medio e sempre più visibile anche grazie alle imprese di Trump e soci.
Già, non dobbiamo perdere la speranza, l’impero americano sta crollando e la Cina ha molto più sale in zucca.
In Cina hanno capito che la libertà di mercato funziona per aziende e prodotti in quanto stimola innovazione e riduzione dei prezzi, ma non funziona affatto per persone e società. La competizione genera sviluppo economico ma non umano e sociale, anzi, l’opposto. Per questo in Cina il timone lo mantiene la politica e quindi non prevale la mera logica del profitto ma un pensiero più lungimirante, profondo e sensibile.
Mentre gli Stati Uniti sono in balia di una cricca di oligarchi che reagisce scompostamente al caos che crea, la Cina è governata da classi politiche competenti e che portano avanti un progetto collettivo di lungo periodo che include la pianificazione e la regolazione del mercato affinché serva davvero l’interesse pubblico e non solo quello privato. Fatti.
Negli Stati Uniti mangiano porcherie chimiche per i profitti dell’industria alimentare e si svenano in medicine o crepano sul divano per i profitti dell’industria farmaceutica e quella sanitaria. E che dire dei profitti dell’indotto delle armi e quindi della guerra che hanno trasformato le strade americane e il mondo intero in un Far West. In Cina hanno capito che ad essere centrale deve essere lo stato e non il mercato. La politica deve prevalere sull’economia in modo da usare il capitalismo invece di venirne usati. Il mercato deve essere sufficientemente libero per generare sviluppo economico ma lo sviluppo sociale spetta alla politica. Solo così prevale il bene pubblico sugli egoismi privati e si maturano decisioni sagge invece di garantire sempre più profitti ai ricchi e scaricare tutti i costi suoi comuni mortali. Ma i cinesi seguono la loro strada e noi dobbiamo seguire la nostra sfruttando l’epocale cambio di paradigma per riconquistare una pace anche sociale attraverso una equa distribuzione delle risorse e una democrazia autentica.

lunedì 28 settembre 2026

MA MI FACCIA IL PIACERE - Editoriale di Marco Travaglio - 28 Settembre 2026

Morto che parla. “È morto Alessandro Di Battista, ex deputato M5S” (Corriere.it, 26.9). Il Corriere, invece, è defunto da parecchi anni.

E lui modestamente lo nacque. “In Italia c’è un certo numero di coglioni che elegge idioti” (Carlo Calenda, leader Azione, Un giorno da Pecora, Rai Radio1, 24.9). Tanto per dare un senso all’esistenza in vita di Azione.
Segretissimo. “Il piano segreto di Putin: sostenere Vannacci per far vincere un centrosinistra filorusso egemonizzato da Conte e Travaglio” (Fabrizio Cicchitto, Riformista, 25.9). Segreto per tutti, ma non per la tessera P2 numero 2232: Putin l’ha confidato solo a lui, in esclusiva.
Il mitomane. “Il Riformista dà fastidio e viene messo nel mirino: Scarpinato, Travaglio e Ranucci, tre compagni d’avventura che non ci fanno paura” (Aldo Torchiaro, Riformista, 21.9). E niente, ci ha sgamati: con Roberto e Sigfrido ci riuniamo ogni notte nelle catacombe per capire chi minchia sia questo Torchiaro.
Musica. “Renzi a Schlein e Conte: ‘Senza di me perderete le elezioni’” (Adnkronos, 22.9). Però “senza di me” suona bene.
Programmi di evasione. “Elkann: ‘L’integrazione si costruisce tra i banchi. Il presidente Mattarella ci ha insegnato che è qui che si tessono cultura e dialogo tra le persone’” (Repubblica, 24.9). Giusto: anche gli stranieri devono imparare a evadere le tasse.
Plurale maiestatico. “Bonaccini: ‘Siamo tutti per il sostegno a Kiev’” (Corriere della sera, 22.9). Ma voi chi?
Ha stato lui/1. “Prof aggredita, la pista dell’account russo” (Corriere della sera, 21.9). “L’aggressore della prof a Roma e le follie estremiste in Rete. Caccia a chi ha postato il video: potrebbe essere un russo” (Stampa, 21.9). “L’autore forse è un cittadino russo, visto che le scritte che accompagnavano il video erano in cirillico” (Sky Tg24, 21.9). Il cirillico è usato anche dalle lingue ucraina, bielorussa, bulgara, serba, macedone, kazaka e da altre dell’Asia Centrale. Ma qui non ci sono dubbi: ha stato Putin.
Ha stato lui/2. “Schlein, eletta dai grillini per tenere a bada il vecchio apparato del partito” (Giuliano Ferrara, Foglio, 21.9). Quindi l’ha eletta Putin.
L’arma segreta. “La chiave della vittoria ucraina è far capire a Putin che non può vincere, ci dice Petraeus” (Foglio, 15.9). E poi sperare che se la beva.
L’amuleto. “Fassino: ‘Senza aiuti militari Ucraina umiliata. Sul ddl Antisemitismo molte falsità’” (Dubbio, 19.9). Quindi gli aiuti all’Ucraina e il ddl Antisemitismo sono spacciati.
Disimparato. “La pm Imparato, paladina della carriere separate, diventa giudice” (Repubblica, 25.9). “Imparato: ‘Il mio cambio di carriera? Ho subìto attacchi personali, volevo andare via da lì. Ma resto per la separazione delle carriere’” (Corriere della sera, 26.9). Quelle degli altri.
Capitano Penultimo. “Vedere quei magistrati che avevano la responsabilità della conduzione delle indagini dopo l’arresto di Riina contestarmi la cosiddetta mancata perquisizione mi ha amareggiato” (Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo, Identità, 24.9). Ma quindi il covo l’ha perquisito e non ci ha detto niente?
I giureconsulti. “L’imboscata. Schlein calpesta la Costituzione: ‘Contro le guerre’. Ma l’ha letta?” (Riformista, 19.9). Dev’esserle sfuggito l’articolo 11-bis: “L’Italia propugna la guerra”.
Lezioni di giornalismo/1. “Lezione di civiltà. Storico discorso di Netanyahu all’Onu” (Riformista, 26.9). Vivi applausi dalle sedie vuote e dal Riformatorio.
Lezioni di giornalismo/2. “Nelle carte il bacio Ranucci-Boccia”, “Adesso volano gli stracci: ‘Sigfrido è un porcone’” (Libero, 10 e 18.9). “Via la kefiah, lo schiaffo al Pd e ora le copertine ‘griffate’. Le metamorfosi di Albanese” (Corriere della sera, 25.9). E poi dicono che non ci sono più le grandi inchieste di una volta.
L’intenditore. “Disertore a chi? In Russia, in Jacuzia, in Buriazia, nel Caucaso, in Corea del Nord, che bell’appello è quello: ‘Organizzeremo i disertori’” (Adriano Sofri, Foglio, 17.9). Se li avessero organizzati a Lotta continua, Luigi Calabresi sarebbe ancora vivo.
Non spingete. “In 4 anni almeno 290 soldati di Kiev hanno abbandonato i loro reparti e i renitenti potrebbero essere oltre 2 milioni” (Domani, 21.9). Come nella nostra Resistenza, praticamente.
Cella dolce cella. “Indagine conoscitiva sulle carceri: Sì all’unanimità alla richiesta di FI” (Dubbio, 17.9). Si incontrano sempre un sacco di amici.
Il Geniale. “La toga di Ranucci voleva processare Nordio”, “Il giudice di Ranucci: lo stesso di Almasri”, “Non solo Almasri: il giudice di Ranucci ‘salvò’ anche Conte”, “Il giudice di Ranucci salvò Conte e Speranza dall’inchiesta sul Covid” (Giornale, 26 e 27.9). In pratica il presidente del Tribunale del Lavoro di Roma non può giudicare la causa di lavoro di Ranucci perché prima ha seguito altri processi, assolvendo innocenti (anzi, per Conte e Speranza si dice “salvare”) e chiedendo di processare colpevoli. Ha fatto il suo mestiere: vergogna.
Il titolo della settimana/1. “Zelensky: ‘Scateneremo il Generale Inverno contro Mosca’” (manifesto, 24.9). Fra l’altro, il Generale Inverno porta buono.
Il titolo della settimana/2. “Un altro schiaffo dai giudici: Roggero deve restare in carcere” (Giornale, 15.9). Strano: è dentro da ben 2 mesi e deve scontarne solo 177 per duplice omicidio volontario. Dove andremo a finire, signora mia.
Il titolo della settimana/3. “Mirko Campochiari: ‘La guerra ibrida di Mosca corre sui media occidentali’” (Dubbio, 26.9). Ce la facciamo da soli e poi ci crediamo.
Il titolo della settimana/4. “Parla Kuperwasser: ‘Israele non accetta lezioni di moralità’” (Foglio, 16.9). Tranquillo, si vede a occhio nudo.

E SVEGLIARSI? - Marco Travaglio

 

Mentre il governo Meloni perde consensi e insegue trafelato Vannacci, spingendo i suoi elettori a domandarsi “Perché solo ora?”, il Pd arretra più di FdI (-0,6% contro -0,1).
È il verdetto dell’Ipsos di Nando Pagnoncelli, che dà i 5Stelle stabili al 14,5 come Avs al 6,3, e FI e Lega in caduta libera (-1 e -0,4) a vantaggio di Vannacci (+1,8%). Quindi il partito della premier, anche se il governo piace solo a un terzo degli italiani, perde molto meno del primo partito di opposizione, che con Elly era risalito al 24 e ora è di nuovo sotto il 20, pericolosamente vicino ai minimi storici di Renzi nel 2018 e di Letta nel 2022. Come si spiega?
1) Meloni si muove, sia pur maldestramente, e invia un messaggio chiaro, anche se preso a prestito da Vannacci. Invece Schlein è immobile, paralizzata dai veti interni, e la sua linea è ambigua e confusa proprio mentre in tutto il mondo vincono le posizioni radicali chiare e nette, a destra come a sinistra. Non è un caso se, per la prima volta da quand’è segretaria, il fronte pacifista di 5Stelle e Avs scavalca col 20.8% il Pd riarmista scivolato al 19,5.
Un riequilibrio interno destinato ad acuirsi, visto che gli elettori progressisti ostili al riarmo Ue e Nato e alle armi all’Ucraina sono il doppio di quelli favorevoli.
2) Il messaggio del Pd è una cacofonia di voci contraddittorie e, se prima l’ambiguità “democristiana” sposata dalla Schlein la aiutava a tener dentro tutto e il contrario di tutto, ora rischia di mettere in fuga sia i pacifisti alla Virginia Libero sia i bellicisti della destra dem.
E il guaio per Elly è che l’ambiguità è una necessità: deve accontentare tutti o almeno non scontentare nessuno, per unire l’intero partito intorno a sé alle primarie, evitando che si candidi qualcun altro favorendo Conte. Quindi il suo linguaggio sarà sempre più cerchiobottista: l’opposto della radicalità che lo spirito del tempo richiede.
Col rischio di farle perdere altri consensi. Cosa che a destra non accade, perché i voti persi dai partiti di governo li raccatta Vannacci, con un po’ di astenuti, quindi non vanno sprecati. Perché le destre di governo l’alleanza con Futuro nazionale la fanno comunque: o prima delle elezioni per superare il 42% e agguantare il premio di maggioranza; oppure dopo, se neppure i progressisti superano al 42% e il Melonellum diventa un proporzionale puro. In entrambi i casi, la destra XXL vince.
Ai progressisti, paradossalmente, tocca sperare che passi il Melonellum, che la Consulta non bocci l’ignobile premio di maggioranza e che Vannacci vada da solo.
Oppure scegliere la via maestra: scaricare Renzi e le altre zavorre paralizzanti, darsi un programma di battaglia e conquistare tanti voti nuovi fra delusi di destra, giovani e astenuti. Cioè svegliarsi.

domenica 27 settembre 2026

ANALISI DEL PAZIENTE SPICHIATRICO TRUMP...

 

C'è una misura esatta della decadenza di un'epoca, il momento in cui affidiamo le chiavi del mondo non a chi sa custodirlo, ma al più spudorato dei saltimbanchi psicolabili, convinto che la sua ricchezza lo ponga al di sopra delle leggi della fisica e della decenza umana. Trump non governa, scompensa! E mentre trascina intere comunità e equilibri globali verso il baratro con la leggerezza cinica di chi si crede immortale, il suo stesso corpo, storto, contratto, ridicolizzato da tic che sfuggono al suo controllo, urla al mondo la verità che la sua mente nega: il tiranno intoccabile è il prigioniero grottesco della propria caricatura... È ora di conoscere i nemici dell'umanità.
Cominciamo dalla chiave psicosomatica, il corpo come verità tradita.
Il corpo non mente mai, soprattutto quando cerca di compensare ciò che la mente nega. Avete notato che quando parla la postura della sua testa è sempre piegata sulla spalla destra: in psicosomatica, il lato destro del corpo è tradizionalmente associato al principio attivo, al potere, al fare, al controllo sociale, al maschile e alla proiezione verso il mondo esterno. Tenere cronicamente la testa piegata verso quella spalla suggerisce una distorsione nel rapporto con l'autorità o con il proprio stesso potere. È come se il collo, sotto il peso di un IO ipertrofico e inflazionato, cedesse a un tentativo di sottomissione o di ascolto forzato di una parte di sé che non si vuole ammettere. Il corpo si piega non per umiltà, ma per uno sforzo asimmetrico di mantenere una "facciata" di dominio.
E le smorfie grottesche e inconsapevoli della sua bocca quando parla, le vogliamo analizzare?
La bocca è l'organo della nutrizione ma anche della voracità, del morso, della parola che definisce e divora. Quando sfugge al controllo cosciente e produce smorfie grottesche, rivela la scissione tra la maschera regale e la realtà pulsionale. Quelle smorfie sono il ritorno del represso, il bambino capriccioso, vorace e grottesco che sghignazza alle spalle del potentato che veste i panni dell'invincibile.
Ora analizziamo la chiave della Psicologia del Profondo (L'inflazione dell'Io e l'ombra divoratrice).
La convinzione assoluta di essere intoccabili e invincibili è il classico sintomo di un IO inflazionato, identificato totalmente con una maschera di onnipotenza.
Più un individuo si percepisce come un monolite inattaccabile, più l'inconscio profondo spinge dalla direzione opposta per ristabilire l'equilibrio (la legge di compensazione).
Il passaggio repentino da un argomento all'altro nell'arco delle 24 ore (il cosiddetto "passare dalla rava alla fava") tradisce una profonda instabilità strutturale. Dietro la facciata del dominatore si agita il caos informe e incontrollabile che Netanyahu ha sfruttato a suo favore.
Spara minacce, derisioni, offese reiterate e schizofreniche nell'arco delle 24 ore. L'aggressività verbale e lo svilimento dell'altro non sono segni di forza, ma di estrema fragilità difensiva. Chi si sente veramente forte non ha bisogno di distruggere l'interlocutore per esistere. In lui agisce un'ombra feroce e infantile, l'incapacità di tollerare la frustrazione del limite umano trasforma ogni interazione in una lotta per la sopravvivenza psichica, dove l'altro deve essere umiliato prima che possa mettere in discussione la fragile divinità del soggetto.
E per concludere non facciamoci mancare anche la chiave di analisi archetipica del tiranno grottesco e il puer aeternus.
Guardando alla scena con gli occhi di chi vede la realtà intessuta di immagini e dèi, ci troviamo di fronte a una costellazione ben precisa.
Trump non vive nella realtà oggettiva, ma è posseduto da un mito personale distorto. L'archetipo del Re o dell'imperatore ha perso la sua saggezza generativa ed è degenerato in una caricatura tirannica.
È l'esempio vivente del contrasto tra potere e ridicolo.. l'aspetto più interessante è il cortocircuito tra la ricchezza/potenza materiale e i tic grotteschi della bocca.
L'immaginale si vendica dell'inflazione... proprio mentre Trump si erge a giudice supremo e intoccabile, le smorfie involontarie rivelano la maschera del buffone o del puer capriccioso che fa i bizzarri capricci. L'anima punisce la Hybris (la presunzione smisurata) rendendo il corpo involontariamente ridicolo. L'immaginaria grandiosità e la farsa convivono nella stessa persona: più urla la sua potenza, più il sintomo fisico grida la sua prigionia dentro un'immagine clownesca sterile e coatta.
In sintesi, ci troviamo davanti a un'anima che ha barattato la propria umanità per un trono di cartapesta, difesa da un apparato di onnipotenza verbale, mentre il corpo, attraverso asimmetrie e smorfie, prova disperatamente a ridicolizzare e a riequilibrare la maschera ormai divenuta insostenibile di Trump...
Quando un clown delirante siede sul trono del mondo, la catastrofe non è un incidente di percorso, è il conto che la realtà presenta a chi ha scambiato le proprie smorfie per il destino dell'umanità.
Qualcuno ha paragonato questo squilibrato a Nerone e Caligola .. dico che è un insulto imperdonabile nei confronti di due modesti dilettanti che, a loro tempo, si limitavano a incendiare una città o a nominare senatore un cavallo, senza l'ambizione moderna di polverizzare l'intero pianeta solo per noia o per un capriccio digestivo.
Karima Angiolina Campanelli



Trump è il classico narcisita assoluto, quello che ama solo se stesso ed ha di sè una stima spropositata, si crede un dio, ma è solo un essere ridicolo e pericoloso: un Caligola o un Nerone, appunto. 
cetta.