martedì 9 giugno 2026

Governo Meloni - Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) - Alessandro Volpi

 

Scrivo di nuovo un post lungo... ma, a mio parere, necessario. Per leggerlo servono meno di 4 minuti. L’azione dl governo Meloni e della sua maggioranza è decisamente certosina nella demolizione dello Stato sociale a vantaggio di grandi banche e dei grandi gestori del risparmio. La recente riforma introdotta con la Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) ha effettivamente segnato un punto di svolta nel sistema della previdenza complementare italiana. Il fulcro della questione è la piena portabilità, fino ad ora non consentita, del contributo datoriale, una misura che permette al lavoratore di trasferire non solo il proprio capitale e il TFR, ma anche la quota a carico dell'azienda, da un fondo negoziale (chiuso) a un fondo aperto o a un PIP (Piano Individuale Pensionistico), gestiti da banche e assicurazioni.Il Governo ha giustificato questa misura con un argomento principale. Prima della riforma, se un lavoratore decideva di passare a un fondo privato, perdeva il diritto al contributo che il datore di lavoro è obbligato a versare solo nel fondo di categoria (negoziale). Il Governo sostiene che "liberare" questo contributo stimoli la concorrenza tra i gestori, spingendoli a offrire rendimenti migliori per non perdere iscritti; un’affermazione davvero incredibile data la pressoché totale situazione di monopolio esistente fra i grandi gestori, a partire da BlackRock, chei, con questa misura, arriveranno molto più facilmente ai risparmi italiani. Ma i contorni della trasformazione sono ancora più profondi. I fondi negoziali sono senza scopo di lucro e hanno costi di gestione bassissimi (spesso sotto lo 0,5%). I fondi aperti e i PIP, venduti da banche e grandi gestori internazionali (come BlackRock, che attraverso i suoi prodotti di investimento è il principale partner di molte banche), hanno costi decisamente superiori (anche oltre l'1,5-2%). Nel lungo periodo, commissioni più alte possono "mangiare" una fetta enorme della pensione finale. In questo senso, i grandi gestori globali, BlackRock in primis, spingono da anni per una privatizzazione del sistema pensionistico europeo (si veda il PEPP, il Prodotto Pensionistico Individuale Europeo). Rendere il contributo datoriale "portabile" significa aprire un mercato di miliardi di euro alla gestione privata, a discapito dei fondi collettivi gestiti pariteticamente da sindacati e imprese. Naturalmente in tale ambito diventa fondamentale l’azione di “marketing”. Le banche hanno una rete di vendita capillare che i fondi negoziali non hanno. Il rischio è che i lavoratori vengano convinti a trasferire i propri fondi verso strumenti privati più costosi e non necessariamente più performanti. In termini sociali ciò significa l’erosione del Welfare Contrattuale: Il contributo datoriale non è un "regalo" individuale, ma è frutto di accordi collettivi in cui i lavoratori hanno spesso rinunciato a quote di salario per ottenere questa protezione previdenziale. Scollegarlo dal fondo di categoria indebolisce il valore del Contratto Collettivo Nazionale. Se poi i lavoratori escono dai fondi chiusi, questi perdono "massa critica". Meno iscritti significa meno potere negoziale e costi medi che potrebbero alzarsi per chi rimane, mettendo a rischio la sostenibilità del sistema dei fondi di categoria. Il fatto che il CEO di BlackRock, Larry Fink, abbia avuto diversi incontri istituzionali in Italia e abbia pubblicamente lodato le riforme che spostano il risparmio verso il mercato dei capitali, mette in luce quanto queste norme siano scritte per favorire i grandi gestori patrimoniali piuttosto che per tutelare il tasso di sostituzione (ovvero quanto sarà alta la pensione rispetto all'ultimo stipendio) dei lavoratori. E’ utile ricordare poi che la riforma italiana sembra andare esattamente nella direzione auspicata dai grandi gestori patrimoniali internazionali e dalla Commissione Europea con il già ricordato PEPP (Pan-European Personal Pension Product) che è uno strumento "portatile" in tutta Europa, pensato per essere gestito da grandi player finanziari. BlackRock è stato uno dei principali sostenitori del PEPP a Bruxelles, spingendo affinché i governi nazionali concedessero incentivi fiscali e portabilità ai prodotti individuali, proprio per competere con i fondi pensione nazionali e collettivi. E’ necessaria poi un’ultima considerazione, In molti altri Paesi europei il sistema pensionistico è basato su una fortissima solidarietà collettiva e i fondi sono gestiti pariteticamente. La mossa italiana è vista da molti osservatori europei come una "privatizzazione di fatto" del secondo pilastro previdenziale, finalizzata a indebolire le rappresentanze sindacali a tutto vantaggio dei processi di finanziarizzazione internazionale. Non esiste una condizione così "aggressiva" negli altri grandi ordinamenti dell'Europa continentale, dove il legame tra contratto collettivo e fondo di categoria rimane il pilastro centrale. La scelta italiana è una virata verso il modello americano/anglosassone, dove la previdenza è vista come un "prodotto finanziario individuale" e non come una "tutela collettiva del lavoro". Se il Welfare contrattuale è stato un pericoloso cedimento sindacale e politico, il suo totale smantellamento a favore dei grandi gestori americani significa dare al capitalismo finanziario le principali risorse per sopravvivere, costitute dai risparmi collettivi.

Alessandro Volpi

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Giorgia Meloni ha presentato come una grande vittoria politica l’ottenimento di maggiore “flessibilità di bilancio” in Europa.

 


Giorgia Meloni ha presentato come una grande vittoria politica l’ottenimento di maggiore “flessibilità di bilancio” in Europa. Tradotto: il permesso di spendere di più.
Molti hanno applaudito quella che, a mio avviso, è invece una sconfitta per l’Italia.
Se una famiglia fortemente indebitata convince la banca a concederle altro credito invece di imporle maggiore disciplina finanziaria, può sembrare una vittoria. In realtà sta semplicemente rinviando e aggravando il problema.
L’Italia si trova in una situazione analoga.
Ogni anno paghiamo circa 100 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico. Una cifra enorme, paragonabile o superiore all’intera spesa per settori fondamentali come l’istruzione o la difesa.
Spesso si ricorda che l’Italia realizza un avanzo primario. È vero. Significa che, prima degli interessi, lo Stato incassa più di quanto spende. Ma poi arrivano gli interessi, l’avanzo si trasforma in deficit e il debito continua a crescere.
In un Paese con questi numeri, la priorità dovrebbe essere ridurre gradualmente deficit e debito, esattamente come previsto dal Patto di stabilità europeo. Non perché lo chieda Bruxelles o lo pretendano i mercati, ma perché ogni euro speso per interessi è un euro sottratto a scuole, sanità, infrastrutture, ricerca, sicurezza e crescita economica.
C’è poi un altro problema spesso ignorato: lo Stato italiano non soffre soltanto di scarsità di risorse, ma anche di una storica inefficienza nel modo in cui le utilizza. Sprechi, sovrapposizioni burocratiche e cattiva amministrazione continuano a pesare enormemente. Per questo la vera vittoria non sarebbe spendere di più, ma spendere meglio.
Ed è qui che emerge la differenza tra il politico e lo statista.
Il politico festeggia la possibilità di spendere di più.
Lo statista si preoccupa delle conseguenze che quella spesa produrrà tra dieci o vent’anni.
Lo stesso schema si ritrova nella questione delle accise sui carburanti.
Quando il prezzo della benzina sale, la pressione politica per intervenire diventa fortissima. L’automobilista vede un prezzo più basso alla pompa e il governo raccoglie consenso.
Ma prezzi più elevati degli idrocarburi incentivano anche il risparmio energetico, l’innovazione tecnologica, l’efficienza dei consumi e la riduzione della dipendenza dal petrolio. Intervenire continuamente per abbassarli significa rallentare cambiamenti che prima o poi dovranno comunque avvenire.
Ancora una volta: vantaggio immediato per la politica, beneficio discutibile per il Paese.
La storia italiana è piena di esempi simili.
Negli anni Ottanta Giovanni Spadolini cercò di richiamare l’attenzione sulla spesa pubblica. Bettino Craxi preferì una strada diversa. La famosa frase secondo cui le forbici erano il simbolo degli eunuchi rappresenta perfettamente una stagione in cui il consenso immediato prevalse sul rigore finanziario. Il debito che ancora oggi paghiamo nasce anche da quelle scelte.
Non è un caso che molte delle riforme più importanti e impopolari siano state realizzate da governi tecnici o da figure chiamate a intervenire quando la politica aveva ormai esaurito i margini di manovra.
La riforma pensionistica di Dini.
Il risanamento promosso da Ciampi.
La riforma Fornero.
L’azione di Draghi.
Tutte figure contestate e spesso demonizzate.
Per una ragione semplice: chi distribuisce vantaggi raccoglie applausi; chi presenta il conto raccoglie proteste.
Anche Matteo Renzi, pur governando complessivamente meglio di molti altri, quando si trovò davanti al lavoro di Carlo Cottarelli sulla spending review scelse la strada politicamente più conveniente. Licenziò Cottarelli e abbandonò una revisione della spesa che avrebbe inevitabilmente colpito interessi consolidati.
Ancora una volta la politica prevalse sul lungo periodo.
Per questo considero la “flessibilità” ottenuta da Meloni non una vittoria, ma il sintomo di un problema più profondo.
Da decenni l’elettorato premia chi promette di spendere di più e punisce chi prova a spiegare che il debito prima o poi presenta il conto.
Finché questa logica non cambierà, continueremo ad avere molti politici e pochi statisti.
Autore: Mark Pisoni

Viviana Vivarelli In che senso Renzi avrebbe governato meglio degli altri? Aveva la ferma intenzione di azzerare lo stato sociale. E vogliamo parlare delle sue privatizzazioni? Poste Italiane (ottobre 2015): È stata la privatizzazione più rilevante del periodo. Il governo ha collocato sul mercato azionario (quotazione in Borsa) circa il 38,2% del capitale, incassando circa 3,4 miliardi di euro. Lo Stato ha mantenuto la maggioranza assoluta attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) e Cassa Depositi e Prestiti (CDP). ENAV (luglio 2016): La società che gestisce il traffico aereo civile in Italia è stata quotata in Borsa. È stato collocato sul mercato il 46,6% del capitale (compresa la quota di greenshoe), per un incasso complessivo di circa 833 milioni di euro. Il controllo è rimasto in mano pubblica tramite il MEF (53,4%). Fincantieri (luglio 2014): Il gruppo cantieristico controllato da CDP Reti è stato quotato alla Borsa di Milano attraverso un'Offerta Pubblica di Vendita e Sottoscrizione (OPVS), riducendo la quota pubblica diretta ma mantenendone il controllo strategico. Rai Way (novemmer 2014): Quotazione in Borsa del 30,5% delle azioni della società che gestisce la rete di trasmissione del segnale Rai, con un incasso di circa 300 milioni di euro rimasto alla capogruppo pubblica Rai. Altre operazioni minori o indirette hanno riguardato la cessione di quote di CDP Reti (società in cui confluiscono le partecipazioni di Snam e Terna) a investitori istituzionali esteri (i cinesi di State Grid Europe Limited) nell'autunno del 2014. I piani per la privatizzazione parziale delle Ferrovie dello Stato (FS), sebbene discussi e impostati durante il mandato, non sono stati poi portati a termine. https://www.facebook.com/photo/?fbid=4491513911093531&set=gm.10162168041026148&idorvanity=41112401147

NEGLI STATI UNITI D'ISRAELE. - Renata Girardi

 

Howard Lutnick è il ministro al Commercio USA nominato al secondo mandato da Trump.
Ebreo e miliardario Lutnick finanziò generosamente sia la campagna di Trump del 2020 che quella del 2025.

Nella Torre Nord del WTC aveva sede la sua banca d'affari, in cui persero la vita tutti i suoi 658 dipendenti e anche il fratello Gary.

Nello Studio Ovale, alla sua nomina, Trump lo elogio' per essersi salvato dall'evento dell'11 settembre in cui persero la vita 3000 persone.

"Pensate questo signore quanto è fortunato
L' 11 settembre si è salvato grazie a sua moglie, sì deve ringraziare lei.
Lui non ha mai portato i figli a scuola e quel giorno sua moglie lo costrinse a farlo neanche dopo li ha portati, non è fantastico??"

Ha detto "fantastico" evocando il trauma più grande che il Paese abbia subito.
Trump ride, Lutnick ride pure di più.

La rabbia del comitato dei famigliari delle vittime dell'11 settembre si è fatta sentire e hanno rimarcato quanto sia stato ritenuto oltraggioso quel siparietto nei confronti delle vittime.

Lo è perché all'indomani dell'evento Lutnick era in tutte le tv a piangere, come fosse stato il solo ad aver subito perdite umane ed economiche e arrivando, per esposizione mediatica, a diventare un simbolo di quell' attentato.

Howard Lutnick e' presente negli Epstein Files e i pezzi apparsi hanno dello sconcertante.

Soprattutto il buco temporale tra il 2000 e il 2001 la mancanza di comunicazioni che riprenderanno normalmente successivamente è sospetta.
Risultano" epurate" 25.000 mails e la cosa è assai più che sospetta.
Diventa un indizio.

In una mail del 2003 inviata a Ed Epstein da Gmax , Ghislaine Maxwell , viene invitato a fare parte della Shadow Commission 911, si parla di una Commissione Ombra sul 9/11.

Una commissione segreta che quando ne fu ventilata l'esistenza allo scopo di marcare stretta la vera Commissione per poter condizionare i lavori della Commissione ufficiale, chi ne fece menzione fu bollato come complottista e teorico della cospirazione.

Nella mail si rassicura e garantisce la segretezza dei membri contenuti in una lista secretata . Essa è contenuta tra i 3 milioni di Epstein Files non pubblicati e corre voce che Lutnick fosse un membro prestigioso tra molti ebrei potenti che ne facevano parte.

Quanto trapelato sembra essere la causa principale del licenziamento di Pam Bondi , custode poco affidabile a detta di Trump.

Nella Commissione Ombra sedeva GMax , Ghislaine Maxwell, la figlia di Robert, eroe per Israele e spia del Mossad,
che trafugo' la tecnologia USA per far avere a Israele la bomba nucleare.

Julian Dorey e l'ex Cia John Kiriakou ne parlano durante un filmato in cui leggono alcune mail degli Epstein Files e il commento è "sono senza parole...incredibile".

Una commissione di cani da guardia tutti ebrei e GMax collegata e operativa per il Mossad.

Non è solo Trump sotto ricatto e non si tratta solo di crimini legati a depravazioni consumate su bambini , siamo un passo oltre: uno stato complice o artefice stesso di un attentato contro i propri cittadini e le sue istituzioni.

Oggi chi custodisce questi segreti siede in posti di potere e detta legge, possiede verità orribili e ha in pugno l' intero sistema, produce leggi immancabilmente a favore di Israele
come le montagne di dollari che gli vengono puntualmente inviati.

Renata Girardi 

https://www.facebook.com/photo/?fbid=3409330669248676&set=a.397017047146735

domenica 7 giugno 2026

Vogliamo Mandani!!!!!

 

New York
Mamdani ha ereditato un buco di 12 miliardi e lo ha chiuso in 132 giorni. Ha riparato più di 100.000 buche, protetto i lavoratori, imposto multe ai proprietari di case, aumentato a 30 dollari l'ora il salario del personale di pulizia e ridotto i reati violenti ai minimi storici.


Strano, noi abbiamo chi fa crescere il debito ereditato in meno di 132 giorni, se ne frega altamente delle buche, non protegge i lavoratori, non aumenta il salario agli operai, anzi fa il contrario, non impone tasse ai proprietari di case... 

Vogliamo Mandaniiiiiiiiiiiiii
c.

La fase di persuasione è terminata: Putin ha posto fine in modo netto al suo dialogo con l'Occidente. Di Kirill Strelnikov

 

Il discorso pronunciato ieri dal presidente russo Vladimir Putin allo SPIEF, per ovvie ragioni, ha suscitato numerosi commenti contrastanti in Occidente, ma quasi tutti hanno iniziato a cercare indizi e riferimenti alla situazione attuale nel mondo, in Russia e nella sua periferia.
Ma i grandi esperti di Putin , per la centomillesima volta, non hanno tenuto conto del fatto che il leader russo pensa e agisce strategicamente, il che significa che ogni suo discorso programmatico ha un contesto storico e una prospettiva "oltre l'orizzonte".
In questo caso specifico, Putin ha finalmente chiuso la questione che aveva sollevato 19 anni fa.
Nel 2007, Vladimir Putin pronunciò uno storico discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in cui dichiarò al mondo intero che la Russia non era soddisfatta della direzione che il mondo stava prendendo sotto la guida delle élite occidentali dopo la fine della Guerra Fredda.
Putin espresse allora un'idea semplice, ma sovversiva, nella società allora "perbene": l'attuale sistema di sicurezza internazionale aveva esaurito la sua utilità; la situazione globale era diventata meno prevedibile e il diritto veniva sostituito dalla forza; il modello unipolare, in cui tutte le decisioni erano dettate da un singolo paese ( gli Stati Uniti ), era pericoloso, ingiusto e destinato al fallimento.
In quel momento, l'Occidente nel suo complesso non voleva capire di cosa stesse parlando Putin. Oggi, invece, è ormai chiaro che si trattava di un avvertimento, perché assolutamente ogni singola dichiarazione del presidente russo si è rivelata profetica.
L'attuale discorso del leader russo è stato una conclusione complessiva del suo discorso di Monaco, dove, invece degli avvertimenti che l'Occidente aveva un tempo respinto con arroganza, ora ha ascoltato una dura constatazione dei fatti:
— il mondo si sta spostando da un modello gerarchico a uno multipolare ( la quota dei BRICS sul PIL globale a parità di potere d'acquisto è intorno al 40%, mentre quella del G7 è inferiore al 29%); vale a dire, "il paradigma stesso dello sviluppo globale sta cambiando";
— la struttura della crescita sta cambiando a favore di nuovi centri di sviluppo nel Sud del mondo e il fulcro del commercio globale si sta spostando;
— il sistema commerciale globale sta cessando di essere incentrato sull'Occidente: si stanno sviluppando pagamenti in valute nazionali e si stanno aprendo nuovi corridoi di trasporto;
— L'Europa (eufemismo diplomatico per indicare l'Occidente nel suo complesso) sta perdendo la sua posizione nell'economia globale;
— L'Occidente ha iniziato a perdere terreno nel commercio globale e sta quindi puntando tutto sull'uso della forza.
In altre parole: nel 2007 abbiamo avvertito l'Occidente e gli abbiamo offerto cooperazione a condizioni più eque. Non ci hanno ascoltato, e ora state ricevendo ciò che vi era stato detto chiaramente fin dall'inizio. Il messaggio di Putin è semplice: il treno è partito, il mondo è cambiato per sempre e con esso, le vecchie regole. L'esempio delle nuove regole e del nuovo sistema globale è il sistema russo di relazioni paritarie e multipolari con gli altri partner globali, che a loro volta ne riconoscono il valore e il futuro (un dato significativo: rappresentanti di ben 120 paesi hanno partecipato allo SPIEF).
Per coloro che ancora sognano di reprimere un ammutinamento a bordo: il presidente russo "non vede minacce all'economia russa né ora né nel prossimo futuro" e, in senso militare, è meglio non pensarci nemmeno; il Ministero della Salute lo sconsiglia.
Nel suo discorso, Putin ha di fatto chiuso la questione dei negoziati con la fazione Kiev-Bruxelles e ha chiarito che d'ora in poi il nostro esercito sarà il principale diplomatico della Russia: "Lavorate, fratelli!"
Il discorso pronunciato dal presidente russo a Monaco nel 2007 ha infranto alcune barriere mentali in Occidente, spingendo gli intellettuali più eminenti a vedere il mondo in una nuova prospettiva. Ad esempio, le argomentazioni del discorso hanno fortemente influenzato il celebre filosofo e scrittore politico americano Noam Chomsky , il quale, in un'intervista del 2022 al New Statesman, è giunto a una conclusione sorprendente (per le élite intellettuali occidentali): "Quello che è stato definito un 'mondo basato sulle regole' in realtà significa una sola cosa: gli Stati Uniti stabiliscono le regole e gli altri obbediscono". Secondo Chomsky, "Gli Stati Uniti sono una potenza in declino, ma restano di gran lunga lo stato più potente della storia, con una portata militare senza precedenti e un controllo sul sistema finanziario globale. <…> Quando le grandi potenze affrontano il declino, c'è una forte tentazione di ricorrere alla forza, di cercare di consolidare i propri vantaggi o punire i rivali. È proprio questo che rende il momento attuale così pericoloso".
Putin ne ha parlato, non una, non due, e nemmeno tre volte.
Il discorso di Putin a Monaco, versione 2.0, in vista dello SPIEF 2026, ribadisce essenzialmente l'idea principale espressa da un certo personaggio cinematografico prima di scaraventare un cattivo giù per le scale: "Te l'avevo detto? Sì, te l'ho detto. Bene, non offenderti!".