martedì 8 settembre 2026

Il bambino ci mette il nome. La famiglia il salvadanaio. - Massimo Erbetti

 

“La mossa del governo Meloni contro il calo demografico: un fondo pensione alla nascita aperto dallo Stato su un conto Inps per ogni bebè, alimentato dai contributi di genitori e parenti, e riscattabile in futuro per gli studi o la laurea”
(Repubblica 7 settembre 2026)

L'idea, presa da sola, è persino buona:
nasce un bambino. Lo Stato gli apre un fondo previdenziale, ci mette una somma iniziale e gli permette di cominciare ad accumulare oggi qualcosa che potrà servirgli domani.
Ammazza bello oh.

Poi però, siccome sono “cattivo” e non mi fido, comincio a leggere meglio.
Perché lo Stato mette il capitale iniziale, ma il progetto è che quel fondo venga successivamente alimentato dai genitori, dai nonni, insomma dalla famiglia e, quando quel bambino diventerà un lavoratore, da lui stesso.

Insomma, lo chiamano fondo pensione per i bambini, ma il bambino ci mette il nome.
I soldi, dopo quelli iniziali dello Stato, ce li mette soprattutto la famiglia.
Ed è proprio a questo punto che il salvadanaio del bambino comincia improvvisamente a interessare un sacco di adulti.

Interessa il presidente dell'INPS Gabriele Fava che propone un terzo pilastro previdenziale a capitalizzazione e immagina che l'INPS possa avere un ruolo nella gestione di questo enorme risparmio accumulato fin dalla nascita.

Interessa la ministra Calderone che apre all'idea, parla di incentivi fiscali e ricorda che il governo ha già rafforzato la previdenza complementare, introducendo dal primo luglio l'adesione automatica per molti nuovi assunti, salvo rinuncia.

E pensate che il salvadanaio del bambino non possa interessare ANIA?
L'associazione delle assicurazioni è favorevolsisima. Ma precisa subito una cosa: deve esserci libertà di scegliere dove mettere quei soldi, che tradotto significa: “nella spartizione della torta vogliamo esserci anche noi”.

INPS. Fondi pensione. Polizze individuali.
E propone anche incentivi fiscali per convincere genitori e nonni a versare.
Strano, eh?

Nasce un bambino e improvvisamente scopriamo che intorno alla sua pensione ci sono già INPS, fondi pensione, assicurazioni e Stato.
Manca solo il bambino.

Poi arriva Giorgetti e mentre si discute di questo nuovo gigantesco bacino di previdenza complementare, il ministro dell'Economia si domanda pubblicamente perché i fondi pensione italiani investano così poco nel nostro Paese.

Dice che abbiamo tantissimo risparmio e pochi investimenti. E improvvisamente capisco una cosa: mentre noi guardiamo il conto corrente per capire quanto ci è rimasto, loro guardano il nostro risparmio per capire come inserirlo nella loro economia.
Dice anche che il risparmio europeo finisce persino a finanziare l'economia americana. Che, detto dal ministro di un governo che compra dagli Stati Uniti gas e armamenti, ha perlomeno un suo curioso sapore. E chiede perché il capitale dei fondi pensione non venga utilizzato maggiormente in Italia.

Ed è proprio qui che la storia cambia completamente faccia, perché non stiamo più parlando soltanto della pensione di un bambino.

Anzi, il bambino ce lo siamo proprio dimenticato.

Perché ormai stiamo parlando di altro, di centinaia di migliaia di posizioni previdenziali ogni anno. Che poi con il tempo diverranno milioni di posizioni.

Decenni di versamenti.
Miliardi e miliardi di euro che potrebbero accumularsi nel tempo.
Una gigantesca massa di capitale.
E allora la domanda diventa inevitabile:
di chi sono quei soldi?
Logicamente delle famiglie.
Ma chi vorrebbe gestirli?
L'INPS.
I fondi.
Le assicurazioni.
E chi vorrebbe che una parte sempre maggiore di quel risparmio venisse investita nell'economia italiana?
Il Governo.

Capito il capolavoro?
Si parte dicendo:
“Dobbiamo garantire una pensione ai bambini di oggi.”
E rischiamo di arrivare a:
“Visto che ci siete, cominciate a mettere da parte i soldi e poi vediamo noi dove farli lavorare.”

Attenzione perché non sto dicendo che qualcuno voglia rubare quei soldi.
Sto dicendo che appena sul tavolo compare una gigantesca massa di risparmio delle famiglie, tutti scoprono improvvisamente quanto sia importante la pensione dei nostri figli.

Le assicurazioni vogliono gestirla.
L'INPS vuole avere un ruolo.
Il Governo vorrebbe che quel risparmio venisse investito di più in Italia.

E la famiglia?
La famiglia mette i soldi.

Magari la stessa famiglia alla quale diciamo che deve fare figli mentre fatica già a pagare mutuo, bollette, spesa e benzina.

E c'è anche un altro piccolo dettaglio.
Il figlio di chi può versare cento euro al mese avrà un futuro previdenziale.

Il figlio di chi non può permetterselo, molto meno. Così, partendo da una buona idea, rischiamo di riuscire in due imprese contemporaneamente:

trasformare il risparmio delle famiglie in capitale da gestire e trasformare persino la pensione dei bambini in una fotografia della disuguaglianza dei loro genitori.

Lo Stato mette qualche soldo all'inizio.
Le famiglie ne mettono molti altri dopo.
E alla fine, con la scusa di garantire il futuro dei nostri figli, potremmo aver trovato un'altra straordinaria risorsa economica:
il conto corrente dei loro genitori.
Massimo Erbetti

https://www.facebook.com/photo?fbid=10234703909124507&set=a.2888902147289

Meloni a Bari per festeggiare il record di longevità del suo governo: "Fieri di avere più consenso del primo giorno".

  

Rispondendo al telefono, mentre è attrice protagonista in un intervento istituzionale, da lei stessa programmato per mettersi in evidenza, si scusa dicendo alla folla che, a chiamarla al telefono, era sua figlia... 

E qui ha commesso il suo primo errore: far capire alla folla sottostante come stanno realmente le cose: sua figlia, una bambinetta affidata tutto il tempo a terze persone, che non sono lei (in quanto personaggio pubblico) e che, per parlarle, può farlo solo da lontano e per telefono, ha potere ed attenzione anche in casi eccezionali e, molto probabilmente, lo sarà in qualsiasi cosa vorrà fare in futuro, in quanto -figlia telefonica di...- 

- ed è questo il secondo errore che ha commesso, mettere in evidenza qual'è il metodo che usa attualmente il suo governo: piazzare ai posti di potere gente senza meriti e preparazione adeguata alla bisogna, ma in possesso di tesserini: quelli della raccomandazione e dell'abnegazione. 

cetta.

SUICIDIO PERFETTO - Marco Travaglio

 

Mentre in Sassonia l’AfD sbancava le urne e spianava quel che resta dei vecchi partiti, a Cernobbio il ministro Giorgetti sussurrava la prima ragione del cataclisma che travolge l’Europa: “L’Italia paga le due guerre, in Medio Oriente e in Ucraina, due volte elevato a potenza.
Noi ci approvvigionavamo del gas russo, non lo possiamo più fare: ci siamo affidati ad altri fornitori, che hanno difficoltà a fornircelo e a prezzi aumentati. Metà della capacità di raffinazione russa è stata distrutta dagli ucraini e il prezzo del gasolio dipende dal fatto che nessuno lo raffina più”.
È la fotografia del suicidio perfetto dell’Ue: prima subisce, poi fomenta e allunga la guerra fra Nato e Russia in Ucraina; rinuncia al gas russo a buon prezzo per comprarlo a costi più alti da regimi uguali o peggiori;
si fa distruggere i gasdotti da Kiev continuando a finanziarla (siamo a 220 miliardi: più della quota italiana di Pnrr) e armarla, fornendole i missili che distruggono le raffinerie russe e fanno impazzire i prezzi; e i pochi soldi che restano li butta nel riarmo (su cui già spende il triplo della Russia) e li toglie a salari, sanità, scuola, investimenti produttivi e gestione dei migranti.
Il resto lo fa la guerra di Israele&Usa all’Iran, spalleggiata dagli europei con basi aeree e zero sanzioni.
I popoli impoveriti e impauriti s’incazzano e s’aggrappano a chi non c’entra nulla con l’Ue: destre estreme e progressisti radicali.
E il combinato disposto più povertà-più paura-meno voti ai partiti tradizionali fa impazzire le élite, come Giove che toglie la ragione a chi vuole rovinare.
Ecco Paolo Gentiloni su Rep: “Hanno vinto quelli che vogliono farla finita con la memoria dell’Olocausto”, i “nostalgici del nazismo e i filo-putiniani”. Comunque niente di che: quattro baluba di un “Land poco meno popoloso della Calabria, i cui cittadini sono i più anziani e tra i più poveri della Germania”.
Ed ecco la ricetta vincente: un succulento mix fra “un’Europa più integrata e forte”, “il messaggio di Mattarella a Cernobbio”, la “difesa comune” contro “l’ostilità russa”, la “pace giusta in Ucraina” e magari, volendo esagerare, l’Agenda Draghi.
Questi geni, invece di guardarsi allo specchio per capire perché tutti li odiano, danno la colpa a Putin raccontandosi che la gente li adora, ma appena entra al seggio viene traviata dalle fake news russe e vota male.
Quindi va rieducata a suon di insulti (populisti, sovranisti, putiniani, fascisti, nazisti, bifolchi), curata con dosi intensive di Europa, Occidente, Ucraina e riarmo (se “ha stato Putin”, bisogna fargli la guerra) e punita mettendo al bando i suoi punti di riferimento (censure “democratiche”, piazze represse, sanzioni individuali, partiti fuorilegge, elezioni annullate).
Con idee così brillanti, cosa potrà mai andare storto?
F.Q. 8 settembre



Ci governano malissimo e ci impongono di credere alle loro idee... Non abbiamo più neanche il diritto di pensare con le nostre teste e se lo facciamo ci spacciano per filo/qualcosa...
cetta



sabato 5 settembre 2026

BOMBA DALLA GERMANIA: “La Russia ci perdonerà ancora?”

 

“La Russia ci perdonerà ancora?”. Una giornalista tedesca ha pronunciato la domanda che nessuno voleva sentire. Non un politico. Non un leader. Una voce libera che ha osato dire:
«La Russia ci perdonerà ancora una volta?» Dietro quella frase c’è un’Europa che ha dimenticato 27 milioni di morti, ha sprecato ogni occasione di dialogo e oggi paga il conto: energia alle stelle, bollette raddoppiate, imprese che chiudono, anziani che devono scegliere tra luce e cibo.
E l’Italia?
Paghiamo gas più caro, industria in difficoltà, inflazione che morde le famiglie. Mentre qualcuno a Bruxelles e a Washington gioca con la memoria e con i nostri soldi. Questo non è un semplice discorso. È un monito: l’amnesia politica ha un prezzo, e lo stiamo pagando noi. Tu cosa ne pensi? L’Europa deve tornare a dialogare o continuare a chiudere gli occhi finché non sarà troppo tardi?
Scrivilo nei commenti e condividi se anche tu sei stanco di pagare il conto di decisioni prese altrove.

Qui l'analisi completa della giornalista:

Qui l'indirizzo del post copiato da FB:

"Vi porterò con me".... Zelensky vuole morire in compagnia.

Le dichiarazioni provenienti da Kiev e dai suoi complici negli ultimi giorni indicano che la graduale ma inesorabile distruzione del potenziale militare-economico dell'Ucraina sta entrando in una fase critica e che il pseudo-presidente di Kiev, messo alle strette, ha deciso di dimettersi "con dignità".
Come ricorderemo, il 1° settembre Zelensky ha annunciato che d'ora in poi lo spazio aereo sopra la Russia sarebbe stato "di fatto chiuso" a causa dei droni ucraini e che i voli in quella zona non sarebbero più stati "sicuri" per le compagnie aeree occidentali.
Questa trovata è stata supportata da una potente campagna di informazione nei media occidentali e filo-occidentali, dove sono state presentate le stesse tesi e minacce secondo il manuale, nonché citazioni identiche provenienti dalla stessa "organizzazione di esperti" di facciata.
Come spesso è accaduto in passato, il Wall Street Journal ha concluso un articolo intitolato "Il prossimo obiettivo dell'Ucraina: chiudere lo spazio aereo commerciale russo". Ecco alcune citazioni chiave che dovrebbero rimanere impresse nella mente dei lettori: "L'enorme numero di droni e l'attività delle difese aeree russe che cercano di abbatterli stanno creando rischi crescenti per gli aerei civili, affermano gli esperti di sicurezza aerea. <…> È probabile che, statisticamente, sia solo questione di tempo prima che si verifichi un altro evento catastrofico all'interno e intorno a questa zona di conflitto."
Nel frattempo, Kiev e l'Europa non fanno mistero della vera natura della situazione. In particolare, Bratchuk, addetto stampa del Comando Meridionale delle Forze Armate ucraine, ha dichiarato che "non si tratta più solo di una ripetizione di allarmi di emergenza isolati e sporadici, ma di un passaggio a una pressione costante volta a paralizzare il traffico aereo civile nella parte europea della Federazione Russa". Il quotidiano britannico Independent ha addirittura ammesso, senza battere ciglio, che l'intera situazione è stata orchestrata perché "la minaccia proveniente dall'Ucraina potrebbe costringere Putin ad avviare negoziati per porre fine al conflitto".
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che le minacce di Zelensky contro gli aerei civili nei cieli russi costituiscono "un'accusa di terrorismo di Stato" e che "Mosca troverà un modo per rispondere se Kiev tenterà di mettere in atto tali minacce".
Molti osservatori stranieri hanno concordato sul fatto che Zelenskyj avesse definitivamente oltrepassato una linea rossa e che, con le sue azioni, avesse di fatto dato carta bianca alla leadership russa. Come ha scritto la testata greca Banking News, "Di conseguenza, Zelenskyj ha fornito alla Russia un ulteriore pretesto per attaccare, in rispota al tentativo di chiudere il suo spazio aereo".
Perché Zelensky ha deciso di compiere un gesto così suicida?
Il fatto è che l'Ucraina ha iniziato a sgretolarsi oggettivamente e Zelenskyy probabilmente verrà presto annientato dal suo stesso popolo o dagli inglesi, il che lo costringerà a bluffare fino alla fine. Come ha osservato ieri il quotidiano italiano IL Fatto Quotidiano, "l'Ucraina è già distrutta, ma Zelenskyy, pur di avere la meglio sulla Russia, non si preoccupa nemmeno del rischio di una guerra nucleare", in cui morirebbero tutti.
Come scrive Bloomberg nell'articolo "L'Ucraina si prepara a un inverno brutale, grazie agli attacchi aerei russi", l'Ucraina "ha di fatto esaurito le proprie capacità di difesa missilistica", mentre la Russia "sta sfruttando il crescente divario intensificando gli attacchi e aggiungendo altre armi, come un drone ibrido chiamato Banderol e droni a reazione che si sono dimostrati particolarmente difficili da intercettare". Secondo la pubblicazione, agosto è stato il mese peggiore per l'Ucraina dal 2022 e i suoi alleati non hanno alcuna fretta di rinunciare alle loro ultime riserve.
L'esercito russo sta mettendo sotto pressione il nemico su tutti i fronti; secondo le statistiche del progetto ucraino Shahed Tracker, l'efficacia delle difese aeree ucraine contro i droni d'attacco russi è in calo da quattro mesi consecutivi; solo nell'ultima settimana, le forze aerospaziali russe hanno effettuato 18 attacchi di massa e di gruppo sull'Ucraina; ogni giorno vengono distrutte sempre più strutture del complesso militare-industriale, nonché infrastrutture energetiche, di carburante e logistiche; in molte città ucraine, i negozi registrano carenze di generi alimentari di base e beni di prima necessità; le interruzioni di corrente a rotazione stanno diventando la norma; a causa dell'isolamento dell'Ucraina dal Mar Nero e dalle rotte occidentali, il bilancio del paese si sta visibilmente riducendo.
Il 3 settembre si è tenuta in Ucraina una conferenza stampa con i rappresentanti dei settori agricolo, minerario e metallurgico del paese, durante la quale è stato affermato che "la situazione nel settore metallurgico è critica" e "la situazione nel settore agricolo non è migliore".
Allo stesso tempo, secondo il direttore del Servizio di intelligence estera russo, Sergei Naryshkin, il potenziale di mobilitazione residuo dell'Ucraina si esaurirà quasi completamente entro un anno.
Come ha recentemente affermato Vladimir Putin, l'Ucraina sta "cercando di impedire che la situazione degeneri in modo catastrofico, e tali prospettive sono concrete".
Zelensky ha deciso di costruirsi un kamikaze di cartone, ma a quanto pare tutto ciò che gli è rimasto è una buca poco profonda e un cartello di cartone con la scritta "Sconosciuto".

venerdì 4 settembre 2026

TROVATA UNA “TOMBA DEI GIGANTI” IN SARDEGNA DI 3800 ANNI.

 

Il monumento funerario, in eccellente stato di conservazione, era rimasto nascosto per secoli dalla vegetazione incolta.
Nel centro-nord della Sardegna, la seconda isola più grande d’Italia dopo la Sicilia, si innalza l’altopiano di Crastu Littu, un rilievo montuoso nella regione del Marghine. Si tratta di una vera e propria culla di sorprese per l’archeologia, grazie alla grande quantità di siti che fanno luce sulla cultura nuragica, una civiltà dell’Età del bronzo sviluppatasi dal 1800 a.C. fino ai primi secoli del I millennio a.C. E l’ultima scoperta è una nuova tomba dei giganti.
Prima che i complottisti gridino allo scandalo affermando che lì vivevano i giganteschi Lestrigoni menzionati da Omero nell’Odissea, è bene chiarire che il nome di questi complessi funerari non deriva dal fatto che fossero l’ultima dimora di esseri colossali, bensì dal fatto che la tradizione popolare li ha chiamati così per le loro grandi dimensioni, che potevano raggiungere i trenta metri di lunghezza.
In realtà, si trattava di tombe collettive che avevano la particolarità di presentare, viste dall’alto, una forma che ricorda vagamente la testa di un toro, un animale molto legato ai popoli preistorici della Sardegna, come appunto il popolo nuragico.
La nuova tomba è stata rinvenuta grazie ai lavori congiunti delle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Sardegna, che erano già impegnate nello scavo e nel restauro di un nuraghe vicino, quelle grandi torri costruite con blocchi di pietra posizionati senza l’uso di malta.
Nel caso del monumento funerario, è stato rinvenuto nel sito archeologico di Crastu Littu, in uno spettacolare punto panoramico a 740 metri di altitudine, dal quale si abbracciano la pianura di Macomer, gli altopiani di Abbasanta e Paulilatino, le montagne della regione di Nuoro e il golfo di Oristano. A quanto pare, i nuragici avevano buon gusto nello scegliere il viaggio verso l’aldilà dei propri cari.
La tomba era nascosta dalla fitta vegetazione del luogo, ma, dopo averla rimossa, i ricercatori si sono trovati davanti a un complesso «in eccezionale stato di conservazione»: un monumento costruito con blocchi di trachite che conserva la camera funeraria e una monumentale esedra davanti all’ingresso. Quest’ultima era uno spazio circolare, con due bracci di pietra che si estendono ai lati, che non aveva soltanto una funzione estetica, ma anche cerimoniale, poiché si ritiene che proprio lì si svolgessero i rituali legati ai defunti e al culto degli antenati.
Ciò che ha sorpreso gli archeologi è che, vicino all’ingresso, la tomba fosse suddivisa in due livelli, una caratteristica documentata molto raramente in questo tipo di costruzioni funerarie. Sebbene vi siano prove che il complesso sia stato oggetto di scavi clandestini, al suo interno sono stati rinvenuti resti di ceramica, a dimostrazione che il luogo era già stato frequentato nelle fasi più antiche della civiltà nuragica.
Questa tomba dei giganti non è isolata, ma fa parte di un complesso archeologico costituito da due protonuraghi, un pozzo sacro, un insediamento e una vasta area funeraria che, a giudicare dalla presenza di un dolmen, sarebbe stata frequentata già a partire dal periodo prenuragico.
Proprio per questo, gli esperti considerano queste tombe come un’evoluzione dei dolmen più antichi. Inoltre, il fatto che in questo caso la camera funeraria sia più grande del consueto, insieme alla presenza dell’esedra semicircolare, testimonia lo sviluppo dell’architettura monumentale destinata alle sepolture collettive, secondo quanto affermano gli archeologi.

QUATTRO ANNI BUTTATI. - Marco Travaglio

 

Quattro anni fa Giorgia Meloni aveva una grande occasione: spogliarsi degli abiti di capofazione per indossare quelli di rappresentante di tutti e conquistare consensi fuori dal suo recinto, senza recidere le radici del suo passato.
Che non è il fascismo del Duce, come troppi superficialmente dicono, ma la destra sociale, legalitaria, multipolare, eurocritica e antiamericana: quella che, oltre a tanti brutti ceffi e fenomeni da baraccone, affascinava anche Paolo Borsellino e tuttora vanta intellettuali irregolari come Cardini, Tarchi, Veneziani, Buttafuoco, Foa.
La Meloni avrebbe potuto scegliersi un ministro della Giustizia borselliniano, anziché il berlusconiano Nordio.
Mettere agli Esteri e alla Difesa due uomini del dialogo col Sud e l’Est del mondo, anziché i pappagalli Nato Tajani e Crosetto. Piazzare all’Economia e al Lavoro esponenti della destra sociale anziché il rigorista Giorgetti e l’imbarazzante Calderone. Difendere e magari affinare il reddito di cittadinanza, anziché gettare sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie.
Tassare i profitti extra di banche, assicurazioni, Big Pharma, Big Tech e Big Oil e combattere l’evasione, rastrellando risorse per politiche espansive su investimenti, salari, caro-energia, sanità e lotta all’immigrazione irregolare.
Far funzionare la giustizia anziché sfasciarla e perder tempo (e schiantarsi) sulla separazione delle carriere. Infilarsi nelle spaccature di un’Ue sfarinata per fare alleanze pragmatiche con chiunque, a destra (Orbán) e a sinistra (Sánchez), mettesse in dubbio gli euro-dogmi dell’austerità, del bellicismo, del riarmo, della russofobia e della sudditanza a Kiev e a Tel Aviv.
Aiutare gli ucraini e i russi, gli israeliani e i palestinesi con l’unica opzione utile: i negoziati, candidando Roma come campo neutro per ospitarli.
Sfruttare l’amicizia con Trump per dirgli Sì quando ci conveniva – cioè sulla fine della guerra ucraina e dello sterminio a Gaza – e No sui dazi, il 5% di Pil alla Nato, il suo Gnl al quadruplo del prezzo russo, gli acquisti di armi da regalare a Zelensky, le aggressioni al Venezuela e all’Iran:
invece gli ha detto No quando doveva dire Sì e viceversa.
Ha preferito tirare a campare rinnegando il sovranismo degli interessi dell’Italia: sennò sarebbe durata 4 mesi, non 4 anni.
Più il prossimo semestre di agonia, che passerà straparlando di legge elettorale, con l’incubo dei fascisti (veri) di Vannacci cresciuti e moltiplicati dai suoi tradimenti. Il presepe completo del quadriennio lo trovate nel nostro inserto: diversamente dalla Meloni, gli italiani hanno ben poco da festeggiare e, almeno quelli che l’hanno votata, molto di cui pentirsi.
Dopo 1.413 giorni di vuoto pneumatico, il record di longevità non è un merito: è un’aggravante.