martedì 1 settembre 2026

RUSSIA AL G20, L’EUROPA LITIGA SULLA FOTO.

 

Anton Siluanov torna fisicamente a un G20 Finanze. Prima volta dall’inizio della guerra.
I ministri europei reagiscono con la solennità delle grandi occasioni: minacciano di non partecipare alla foto di famiglia se compare anche il russo.
Poi arriva il dettaglio.
Mentre Bruxelles difende l’onore dell’album fotografico, Scott Bessent incontra Siluanov bilateralmente. Si parla di economia, sanzioni e guerra.
𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼? 𝗚𝗹𝗶 𝗮𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮𝗻𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗠𝗼𝘀𝗰𝗮. 𝗚𝗹𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗶 𝘀𝗶 𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝘁𝗼.
Trump, interpellato sulla presenza russa, ha liquidato la faccenda dicendo che gli piace andare d’accordo con tutti.
Una frase rivoluzionaria, di questi tempi.
Don Chisciotte
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📌 FONTI
Reuters
ANSA


I ministri europei mostrano come mettersi in evidenza negativamente... sono rimasti piccini, non sono cresciuti...
cetta

Roma provincia di Kiev - di Marco Travaglio Domenica 30 Ago 2026

 

Siccome pensa di averci ormai mitridatizzati a ogni veleno, il nostro sgoverno ha pensato bene di arruolare come consulente per la guerra a non si sa bene chi l’ex ministro della Difesa ucraino Mikhaylo Fedorov. Un mese fa Zelensky l’aveva licenziato: non, come si usa da quelle parti, perché fosse agli arresti o stesse per finirci; ma perché tentava di bonificare gli appalti militari, che hanno portato in galera decine fra ministri, viceministri e funzionari per aver rubato montagne di soldi nostri. Quindi era diventato molto popolare, come Zelensky nel 2019, quando fu plebiscitato al posto di Poroshenko, oligarca corrottissimo e fantoccio Nato, perché prometteva guerra al malaffare e pace con Mosca, salvo poi fare l’opposto. E chi dà ombra al democratico Zelensky deve sparire. Prima il generale Zaluzhny, poi Fedorov. Questi ha spiegato l’epurazione con la sua battaglia per la trasparenza e con la gelosia del presidente. Che lui accusa di non volere le elezioni malgrado sia scaduto da 27 mesi (“La democrazia non è un lusso da tempo di pace”) e di coprire il sistema corrotto (“Dovrebbe rispondere a molte domande sulle indagini”). Infine ha rotto il tabù della propaganda ucraino-europea ammettendo che “Kiev sta lentamente perdendo la guerra”. Poi è anche un furbetto che cerca sponde Usa dai soliti Musk e Thiel e illude il popolo sulla “guerra dei droni” che dovrebbe sostituire quella delle truppe in trincea e alleviare pure i reclutamenti forzati: invece è proprio la penuria di “carne da cannone” ucraina che ha segnato fin dall’invasione del 2022 le sorti del conflitto a vantaggio della Russia.
La domanda a questo punto è semplice: che è saltato in mente a Meloni e Crosetto di ingaggiarlo? Vogliono trasformare l’Italia nella discarica di Zelensky? O condividono che la scommessa sulla vittoria ucraina era una baggianata e che il regime che continuano a foraggiare e armare è ben poco democratico e corrotto fino al vertice? Il fatto che Fedorov non costi (per ora) altri soldi ai contribuenti italiani significa che darà qualche parere quando capita fino alle elezioni ucraine: un advisor più di facciata che altro. Ma le supercazzole di Crosetto esaltano le sue “significative esperienze nel campo dell’innovazione digitale applicata alla Pa e alla difesa”, come se le nostre università non avessero esperti d’eccellenza (addirittura premi Nobel) e dovessimo importarli da uno dei Paesi più falliti, mal governati e corrotti d’Europa. E come se già non fossimo (purtroppo) all’avanguardia sul mercato della morte. Fedorov, forse scambiando Roma per Kiev, promette di “assistere l’Italia nell’adozione di tecnologie di guerra moderna”. Qualcuno, magari il “garante della Costituzione”, dovrebbe spiegargli che l’Italia ripudia la guerra: moderna e pure antica.

IL WELFARE HA IL BRACCINO CORTO. IL RIARMO HA LA CARTA GOLD.

 

Signore e signori, il miracolo finanziario è servito.
Quando si parla di ospedali, stipendi, pensioni, famiglie o scuole, parte subito la processione degli economisti col rosario del debito pubblico: prudenza, compatibilità, coperture, conti da tenere in ordine.
Poi arriva la difesa.
E qualcuno propone direttamente UNA BANCA DA 100 MILIARDI.
Si chiama Defence, Security and Resilience Bank. Il progetto, guidato dal Canada, punta a raccogliere 20 miliardi di capitale versato e altri 80 miliardi richiamabili per finanziare a condizioni favorevoli governi e industria militare. Nove Paesi hanno già manifestato l’intenzione di partecipare; Germania e Regno Unito, almeno finora, sono rimasti fuori. (Reuters)
Che spettacolo.
Per una TAC aspetti sei mesi.
Per un missile possiamo inventare Goldman Sachs con l’elmetto.
Il pensionato può attendere. L’insegnante pure. Il giovane che cerca casa faccia un bel respiro e impari il valore della pazienza.
Il drone, invece, evidentemente ha esigenze finanziarie più urgenti.
E attenzione: nessuno sostiene che uno Stato non debba spendere per difendersi. Il punto divertente è osservare quanto diventi improvvisamente elastica quella famosa coperta che, quando bisogna tirarla verso i cittadini, ci assicurano essere corta come un fazzoletto.
Appena compaiono cannoni e munizioni, guarda caso, spuntano nuovi metri di stoffa.
L’Italia intanto ha chiesto 8 miliardi al programma europeo SAFE per la difesa. Anche lì condizioni finanziarie convenienti e grande entusiasmo per il credito dedicato. (Reuters)
A questo punto manca soltanto lo spot:
“Hai sempre desiderato una batteria antiaerea ma pensavi di non potertela permettere?
Da oggi puoi. TAN agevolato, TAEG patriottico.”
La vera scoperta del riarmo non riguarda le armi.
Riguarda il denaro.
Quando vogliono trovarlo, diventano bravissimi.
Don Chisciotte
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FONTI: Reuters, 30 agosto 2026; Reuters, 26 agosto 2026.

KIEV HA UN BUCO DA 27 MILIARDI. E INDOVINATE A CHI PRESENTA IL CONTO?

 

Zelensky lo ha detto apertamente: al Ministero della Difesa ucraino mancano circa 27 miliardi di dollari. Una parte dei soldi destinati alla seconda metà dell’anno è stata spesa in anticipo per droni, armamenti e altre necessità militari. Adesso quella voragine va riempita.
E mentre Kiev fa i conti con miliardi già spesi e miliardi ancora da trovare, lo sguardo torna inevitabilmente verso l’Europa: 30 miliardi di euro di sostegno europeo sono al centro della partita finanziaria.
Tradotto dal linguaggio diplomatico a quello della vita reale: servono altri soldi. Tanti.
Nel frattempo, qui da noi, milioni di cittadini fanno i conti con stipendi che arrancano, bollette, tasse, sanità che fatica, famiglie che rinviano una spesa e imprese che pesano ogni euro. Noi con le pezze al sedere, ma quando Kiev apre il libro dei conti in Europa sembra comparire sempre una penna pronta a firmare.
E la cifra non è marginale: Zelensky ha spiegato che 8-10 miliardi di dollari servono per iniziare il 2027 con armi e forniture già garantite, mentre quasi 20 miliardi sono legati agli stipendi dei militari e ai pagamenti destinati alle famiglie dei soldati caduti.
La domanda allora non è se l’Ucraina abbia bisogno di denaro. Questo lo sappiamo.
La domanda è un’altra: fino a quando i governi europei continueranno a trovare decine di miliardi per Kiev con una rapidità che raramente vediamo quando a bussare sono cittadini, lavoratori, pensionati e famiglie europee?
Perché quando mancano i soldi per noi, bisogna “fare sacrifici”.
Quando mancano a Kiev, bisogna “trovare le risorse”.
Il vocabolario cambia. Il portafoglio, guarda caso, è sempre lo stesso.
Don Chisciotte
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𝗖’È 𝗣𝗨𝗭𝗭𝗔 𝗗𝗜 𝗕𝗥𝗨𝗖𝗜𝗔𝗧𝗢 𝗔 𝗞𝗜𝗘𝗩

 

Che meraviglia la diplomazia occidentale.
A parole Kiev resta il cuore pulsante dell’Europa libera.
Poi apri le raccomandazioni di viaggio e improvvisamente sembra che per le vacanze sia meglio Chernobyl.
🇺🇸 Gli 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗶 aggiornano l’avviso: Ucraina, 𝗡𝗢𝗡 𝗔𝗡𝗗𝗔𝗧𝗘𝗖𝗜.
🇩🇪 La 𝗚𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗶𝗮 mette nero su bianco il rischio per le infrastrutture energetiche.
🇮🇹 L’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 segnala una minaccia crescente di attacchi aerei.
🇳🇱 I 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶 colorano praticamente tutta l’Ucraina di rosso.
🇬🇧 Londra ricorda che tra missili, droni e possibili problemi alla rete elettrica 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗼 𝘄𝗲𝗲𝗸𝗲𝗻𝗱 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗶.
Naturalmente tutto perfettamente rassicurante.
Anzi, dev’essere il nuovo slogan turistico europeo:
𝗨𝗖𝗥𝗔𝗜𝗡𝗔: 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗘𝗧𝗘𝗖𝗜. 𝗠𝗔 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗘 𝗔 𝗖𝗔𝗦𝗔.
Poi compare quella parolina che torna sempre più spesso negli avvisi: 𝗘𝗡𝗘𝗥𝗚𝗜𝗔.
Rete elettrica. Centrali. Riscaldamento. Infrastrutture.
E l’inverno, con la proverbiale delicatezza dell’inverno ucraino, è dietro l’angolo.
Nessun governo sta annunciando l’Apocalisse, sia chiaro.
Ma quando mezza Europa comincia a spiegarti dove 𝗲̀ 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲, qualche domanda nasce spontanea.
Poi arriveranno gli esperti a tranquillizzarci:
𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡 𝗣𝗥𝗢𝗕𝗟𝗘𝗠𝗔.
È soltanto fumo.
𝗘 𝗜𝗟 𝗙𝗨𝗠𝗢, 𝗖𝗢𝗠’È 𝗡𝗢𝗧𝗢, 𝗡𝗢𝗡 𝗩𝗜𝗘𝗡𝗘 𝗠𝗔𝗜 𝗗𝗔 𝗡𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘.
Facciamo finta che non esista la causalità e anche il ragionamento apodittico lasciamolo a chi ha studiato…
🔥 A Kiev, intanto, 𝗰’𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗿𝗲𝘁𝗮 𝗽𝘂𝘇𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗯𝗿𝘂𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼.
Ma è solo fumo, tranquilli!
⚔️ Don Chisciotte
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lunedì 31 agosto 2026

LA GUERRA CHE NON CI DICONO

 

"Comunque, mentre i media ci nutrono ossessivamente solo con la notizia di chi condurrà Report o della calunnie alle sorelle Cappa a Garlasco, non ho ancora letto un articolo di giornale o visto un’inchiesta televisiva sulle continue provocazioni del nuovo primo ministro inglese Andy Burnham che ha portato la Russia a ritirare l’ambasciatore da Londra senza nominarne un altro come si fa solo prima di una guerra. Il Regno Unito ha armato l’Ucraina per 33 miliardi di dollari e autorizzato i suoi militari a costruire direttamente a Kiev i missili Storm Shadow fornendo la tecnologia britannica con cui gli ucraini potranno attaccare in profondità il territorio russo senza essere intercettati dalla contraerea, portando ognuno mezza tonnellata di esplosivo nella testata.

Il 24 agosto Burnham ha voluto sottolineare personalmente la rilevanza di questo accordo militare volando a Kiev per abbracciare Zelensky. Nel comunicato in cui spiegano il perché del ritiro dell’ambasciatore i russi scrivono: “Lo stato delle relazioni tra Russia e Regno Unito in tutti i settori si è deteriorato fino a un livello eccezionalmente basso, completamente per iniziativa di Londra".
Il 26 agosto l’Ucraina ha utilizzato un missile Storm Shadow di fabbricazione britannica per colpire un obiettivo a Donetsk ferendo anche otto civili tra cui due bambini. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, il 27 agosto ha reagito così: “La nostra risposta agli attacchi ucraini con armi britanniche sul territorio russo è molto chiara: qualsiasi struttura e equipaggiamento militare britannico, sia in Ucraina che all'estero, potrebbe diventare un obiettivo. Invito tutti i residenti del Regno Unito a riflettere sulle inevitabili e catastrofiche conseguenze delle misure ostili adottate dalle loro autorità”.
L’ex primo ministro Medvedev più seccamente aveva detto: “Cittadini dei Paesi dell'Ue, sappiate che le vostre autorità sono entrate unilateralmente in guerra con la Russia. Quindi siate vigili e non sorprendetevi di nulla. Il sonno tranquillo è finito. Ma sapete a chi chiedere spiegazioni”.
Quel sistema di armi è la batteria di missili Poseidon imbarcati sul sottomarino Khabarovsk. Ecco, sono queste le notizie drammatiche di cui un giornalismo serio dovrebbe occuparsi, altro che chi condurrà Report. Ma le leggerete solo qui. Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha intanto voluto mandare un segnale di sganciamento dal regime di Kiev abbracciando a Roma Mikhail Fedorov, il principale rivale di Zelensky ove mai l’autocrate ucraino si deciderà a convocare le elezioni visto che il suo mandato è scaduto da tre anni e mezzo.
Tra tre settimane si vota in tutta la Russia per eleggere il Parlamento."
(Mario Adinolfi)
IL PUNTO DI NON RITORNO
Manca poco al punto di non ritorno.
Volevano a tutti i costi la Guerra contro la Russia e alla fine l'hanno ottenuta. La Britannia dei Rotschild ha cambiato premier, accusato (giustamente) di responsabilità per l'impunità delle grooming gangs pakistane che hanno stuprato migliaia di ragazzine inglesi tra gli 11 e 16 anni e ne ha nominato uno ancora peggiore. Un guerrafondaio. L'obiettivo delle Elite Oscure resta la guerra contro la Federazione russa e serve un Primo ministro che faccia questo sporco lavoro.
Da quanto tempo i primi ministri europei lavorano per i lobbisti e per le multinazionali degli armamenti? Da molto tempo.
Il direttore della CIA John Ratcliffe si è recentemente recato in visita a Mosca per una serie di colloqui riservati e non annunciati con i vertici dei servizi segreti russi: ha incontrato i massimi esponenti dell'intelligence russa, tra cui Sergei Naryshkin (capo del Servizio di intelligence estera SVR) e, secondo indiscrezioni, Alexander Bortnikov (capo dell'FSB).
Stando alle ricostruzioni del Wall Street Journal sarebbe andato a negoziare per la pace in Ucraina. La realtà è un'altra: è andato direttamente a Mosca per tirarsi fuori dal prossimo conflitto che vedrà la Nato impegnata contro la Russia.
Gli americani vogliono tirarsi fuori da questo impiccio. I Globalisti vogliono conquistare la Russia per creare un Governo mondiale. La Tecno-Satanista Europa, dopo aver fatto decimare completamente il popolo ucraino (utilizzato come palle di cannone), ha deciso di scendere in campo. Gli uomini ucraini sono finiti (morti tutti) per questo hanno deciso di reclutare le donne. I politici ucraini fuggono all'estero. E Zelensky per evitare l'impiccagione chiede ancora di posticipare le elezioni politiche.
Trump prevedendo al tempo che "i Volenterosi" avrebbero attaccato la Russia indipendentemente dalle sue volontà, ha intelligentemente imposto ai partner della NATO il 5% di spesa: tutto questo siglato ufficialmente al vertice dell'Aia del 25 giugno 2025.
Perché lo ha fatto?
1. Meno spese per gli Stati Uniti che si fanno quasi completamente carico di un carrozzone anacronistico e pericoloso;
2. Imporre una clausola che in caso di mancato adempimento del tetto minimo del 5%, gli Stati Uniti avrebbero lasciato la NATO.
E' quello che sta accadendo. In vista della della guerra Pan-europea Trump ha mandato Ratcliffe a negoziare un accordo di non belligeranza con la Russia, con la promessa che gli Usa usciranno dalla NATO in caso di guerra.
Insieme alla dichiarazione di guerra Britannica, la Nato sta attuando altre provocazioni evidenti, per cercare di far agire per prima la Russia. Come ogni satanista servo delle forze oscure sa, il male provoca, non agisce mai per primo. Il libero arbitrio va rispettato. Sarà la Russia a rispondere ed i Fake News Media diranno ai popoli europei che è stata la prima ad attaccare.
Ma noi che siamo informati, sappiamo bene che non è vero.
Ecco cosa accade in realtà:
"La NATO ha confermato lo svolgimento di una vasta e riservata operazione militare coordinata dagli Stati Uniti il 18 agosto 2026 nella regione baltica, proprio a ridosso dell'exclave russa di Kaliningrad."
In un momento così delicato, questi provocatori seriali vanno ad esercitarsi a pochi passi dai confini russi.
GODI POPOLO
Vi avevo detto che l'Italia era in tempo per lasciare la Tecno-Unione europea e allearsi con Trump. Non lo ha fatto, adesso ne pagherà amaramente le conseguenze.
Come se non bastasse, continua a rincarare la dose e non si ravvede. L'ultima scelta scellerata è la nomina dell'ex ministro ucraino Mykhailo Fedorov come nuovo consulente per l'innovazione della Difesa italiana per volontà del Ministro italiano Guido Crosetto.
I TEMPI SONO MATURI
RESTATE SALDI E CERCATE DI INFORMARE LE PERSONE
La Nato presenta dei meccanismi diabolici come l'articolo 5 che prevede l'intervento in guerra per difendere un alleato attaccato.
E, quando la Russia attaccherà, l'Italia sarà obbligata ad intervenire.
Ma non esiste trattato che possa superare le scelte etiche che può fare un popolo.
I trattati internazionali non sono eterni e marchiati col fuoco. Se l'Italia non vorrà la guerra, potrà stracciare in ogni momento il Patto Atlantico e chiedere asilo politico all'America di Trump.
TEMPI DIFFICILI RICHIEDONO SCELTE CORAGGIOSE
ONLY THE BRAVE

𝐔𝐑𝐒𝐔𝐋𝐀 𝐒𝐂𝐎𝐏𝐑𝐄 𝐎𝐑𝐀 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐋’𝐄𝐔𝐑𝐎𝐏𝐀 𝐒𝐈 𝐄̀ 𝐈𝐌𝐏𝐎𝐕𝐄𝐑𝐈𝐓𝐀. 𝐄 𝐙𝐀𝐇𝐀𝐑𝐎𝐕𝐀 𝐋𝐀 𝐋𝐈𝐐𝐔𝐈𝐃𝐀 𝐂𝐎𝐍 𝐔𝐍𝐀 𝐅𝐑𝐀𝐒𝐄.

 

A volte il problema dell’Europa non è solo aver sbagliato strada. È continuare a percorrerla per anni, distruggendo industria, competitività e potere d’acquisto, per poi fermarsi all’improvviso e dire: “forse c’è qualcosa che non va”.
Ursula von der Leyen ha ammesso ciò che milioni di europei avevano già capito da tempo: il vecchio modello economico europeo si reggeva su alcuni pilastri molto concreti. Energia importata a basso costo. Commercio globale aperto. Accesso crescente al mercato cinese. Protezione strategica americana. Superiorità tecnologica occidentale.
Tradotto in parole semplici: l’Europa viveva di equilibrio, convenienza e realismo. Poi la sua classe dirigente ha pensato bene di sabotare tutto da sola, inseguendo dogmi ideologici, dipendenze nuove e scelte suicide presentate come progresso.
Ed è qui che è intervenuta Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, con una formula che ha colpito nel segno. Ha definito von der Leyen “Capitan Ovvietà dell’Euro-Titanic”.
E come darle torto?
Perché il punto non è che Ursula abbia detto qualcosa di falso. Il punto è che lo dice adesso, quando i danni sono sotto gli occhi di tutti. Fabbriche in crisi, bollette alte, famiglie più povere, imprese meno competitive, risparmi erosi, agricoltura strangolata, ceto medio spremuto. Dopo aver applaudito per anni a politiche che hanno indebolito l’Europa, ora a Bruxelles scoprono che il terreno sotto i piedi è sparito.
Il Titanic europeo continua a imbarcare acqua, ma i suoi comandanti sembrano impegnati più a gestire la narrazione che a cambiare rotta. E allora sì, la battuta di Zakharova fa male proprio perché coglie il bersaglio: non siamo davanti a una rivelazione. Siamo davanti alla confessione tardiva di un fallimento.
Il dramma è che a pagarlo non saranno i burocrati di Bruxelles. Lo stanno già pagando i popoli europei.

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FONTI:
* Commissione europea / intervento di Ursula von der Leyen al MEDEF di Parigi
* Rilanci stampa internazionali del 28 agosto 2026 sulle dichiarazioni di Maria Zakharova