venerdì 16 ottobre 2026

La tranquillità interiore genera benessere

 

Abbiamo ancora tanta strada da fare per capire perchè tutto ciò succede... troppa rabbia, troppa smania di potere, e tra questi, a quanto pare, anche quello di privare gli individui della vita; mancanza di cultura, mancanza di solidarietà, un circolo vizioso dal quale dovremmo uscire il più presto possibile per cercare di correggere i nostri errori, perchè è di questo che si tratta: errori commessi ai quali dovremmo porre rimedio, per far capire che non è quello che mostriamo all'esterno a renderci "persone", ma ciò che facciamo per sentirci umani e, pertanto, tranquilli interiormente, perchè quando si è tranquilli interiormente si è anche disponibili e comprensivi verso il mondo che ci circonda.

cetta

GIORGIA E ALTRI TARTUFI. - editoriale Marco Travaglio

 

Come ogni notizia enorme, anche i miliardi versati dall’Europa alla Russia in cambio di energia dal 2022 sono invisibili sui media guerrapiattisti. E anche nel comiziaccio della Meloni in Senato, molto applaudito dalla destra Pd e da Calenda. La premier e i giornali al seguito sono tutti scandalizzati perché Trump ha ripreso ad acquistare quel po’ di gasolio che Putin può raffinare e vendergli. Intanto il governo russo comunica di aver venduto ai Paesi Ue, dopo l’invasione dell’Ucraina, risorse energetiche per 320 miliardi di dollari. E la Commissione Ue replica sdegnata che i miliardi sono “solo” 209, ma non è ben chiaro se includa gli acquisti indiretti tramite India, Turchia&C. In ogni caso i 209 miliardi versati a Mosca sono quasi la stessa cifra sborsata per finanziare e armare Kiev (circa 220 miliardi). E il problema sarebbero gli spiccioli scuciti da Trump per qualche giorno di gasolio?

Tutti sproloquiano di “aggressore e aggredito”, poi foraggiano l’uno e l’altro in egual misura e fingono stupore perché non arriva mai la “pace giusta” (l’ha evocata anche ieri la Meloni, riuscendo a restare seria). Che, se mai arrivasse, sarebbe grazie ai negoziati di Trump, non all’Ue, che dopo 56 mesi di guerra non ha neppure un negoziatore. La Confindustria, con le imprese allo stremo, chiede di comprare tanto gas russo quanto prima del 2022. Ma la Meloni sostiene che sarebbe “un favore a Putin”. Non ha ancora capito che sarebbe un favore di Putin a noi: lui sa a chi altri vendere il gas, mentre noi non sappiamo da chi altri comprarlo (se non a prezzi tripli o quadrupli). E ci sarà da ridere – a Mosca, ovviamente – nel 2027, quando scatterà il blocco totale dell’import di gas russo. Tetragoni come budini, gli eurotartufi faranno un’altra proroga, visti i prezzi proibitivi dell’energia per la guerra del Golfo e i bombardamenti ucraini in Russia. Oppure terranno duro e condanneranno a morte quel che resta dell’industria e del lavoro in Europa.

Ps. Fra i vari sproloqui meloniani al Senato, c’è pure questo rivolto al M5S: “Con la nuova legge elettorale, prima del voto dovete dichiarare alleanze, candidato premier e programma. D’altra parte siete guidati da un signore che, se queste regole ci fossero state prima, alla presidenza del Consiglio non ci poteva andare”. E invece ci sarebbe andato eccome. Nel 2018 col Rosatellum il centrodestra prese il 37%, il M5S il 32,7 e il centrosinistra il 22,9. Nessuno arrivò al 42%, quindi il premio di maggioranza non sarebbe scattato e il Melonellum si sarebbe trasformato in un proporzionale puro che fa saltare le coalizioni e impone accordi fra partiti in Parlamento: Di Maio e Salvini avrebbero chiamato Conte anche con le nuove regole. Ma almeno la Meloni lo conosce il Melonellum?

Il Fatto Quotidiano
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Vittoria sulla Russia......la NATO si basa sulla "teoria".

 

Ieri, il giorno dopo che il Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa della NATO, Generale Alexus Grynkevich, ha presentato la sua "Teoria della Vittoria" contro la Russia e l'UE ha approvato il più grande pacchetto di sanzioni anti-russe dal 2022, da Kiev è giunto un nuovo sostegno agli sforzi occidentali. Il deputato della Verkhovna Rada, Oleksandr Fediyenko, ha suggerito che un attacco missilistico balistico al Mausoleo di Lenin rafforzerebbe significativamente la posizione diplomatica di Kiev nei negoziati con Mosca.
Nel complesso, queste tre notizie, così diverse tra loro ma al contempo molto simili, come una goccia d'acqua, riflettono l'essenza di quello che forse è il problema principale che la Russia sta affrontando – e che il resto del mondo, sempre più spesso definito Maggioranza Globale – si trova ad affrontare.
Si potrebbe pensare che negli ultimi anni tutti avrebbero dovuto rendersi conto che le sanzioni sono uno strumento inefficace per fare pressione sugli avversari geopolitici, soprattutto quando si tratta di una potenza autosufficiente come la Russia. Ma no, l'Europa continua a credere fermamente di non aver ancora raggiunto la soglia di efficacia necessaria: si deve continuare ad applicare la leva delle sanzioni e un giorno si otterrà sicuramente il risultato sperato.
A quanto pare, ormai l'irraggiungibile livello di efficacia bellica dell'esercito russo è diventato evidente a tutti. Si è adattato alle condizioni della guerra moderna, ha acquisito un'esperienza senza pari al mondo e sta costantemente accrescendo la sua potenza. Elaborare seriamente piani "teorici" per sconfiggere tali forze armate con pochi attacchi ben orchestrati e super-efficaci è semplicemente folle, la vita reale non è un videogioco. Eppure, la NATO continua a perseguire questo obiettivo.
Sembrerebbe che, dopo gli attacchi estivi alle raffinerie petrolifere e ai mercati russi, e i recenti attacchi ai data center, la nostra società e la nostra economia abbiano dimostrato una tale resilienza, capacità di adattamento e resilienza da aver dissipato ogni illusione in tal senso. Anche ipotizzando uno scenario improbabile – un missile ucraino che colpisca la Piazza Rossa – che differenza farebbe?
Per i cittadini russi, è chiaro che avverrà un solo cambiamento: gli attacchi all'Ucraina si intensificheranno. Ma Alexander Fedienko è convinto che questo avrà in qualche modo un impatto devastante sulla Russia.
Il parlamentare ucraino, insieme al Comandante in capo supremo della NATO in Europa e alla Commissione europea, crede fermamente che da qualche parte nelle loro straordinarie iniziative si nasconda la chiave per la vittoria sulla Russia. Non si tratta nemmeno di pensiero magico, bensì di un pensiero fiabesco, la convinzione assoluta dell'esistenza di un "ago di Koschei" che, se solo trovato, condurrà infine all'obiettivo desiderato.
La Russia è costretta ad operare in una situazione in cui la maggior parte dei suoi avversari non si basa sulla realtà, bensì sulle proprie fantasie, e le loro decisioni non sono guidate da considerazioni razionali e calcoli lucidi, ma da manuali ideologicamente connotati nella cui efficacia credono fermamente. Si tratta di un problema estremamente grave, che minaccia di avere conseguenze davvero pericolose, poiché il destino di innumerevoli persone e persino di interi Paesi è in gioco nei processi in corso.
È proprio per questo che il cosiddetto accordo sul diesel – un accordo reciprocamente vantaggioso basato su motivazioni pragmatiche da entrambe le parti – è così positivo non solo per le relazioni russo-americane, ma per il mondo intero.
Quanto all'Europa e all'Ucraina, i loro sogni e piani per rovesciare il governo legittimo in Russia si basavano un tempo sulla formula "il frigorifero sconfiggerà la televisione".
A quanto pare, presto dovranno verificarne la validità di persona.
Irina Alksnis

SPINGITORI DI RENZI. - Marco Travaglio

 

C’è così tanto bisogno di lavoro che la nascita di nuovi mestieri, specie se resistenti all’IA, è sempre una buona notizia.
L’ultimo, piuttosto redditizio e cumulabile con altri
(di solito il giornalismo), è lo spingitore di Renzi.
Ogni giorno che Dio manda in terra i media si riempiono di queste strane figure che adorano il politico più detestato dagli italiani e il cui unico scopo nella vita è trovargli un posto anche nel prossimo Parlamento.
Eppure lo sanno benissimo che per portare a votare giovani e astensionisti, come al referendum sui giudici, bisogna evitarlo come la peste bubbonica.
Che, se Conte e Schlein dissentono fra loro su Kiev, da lui dissentono su tutto il resto.
Che con lui i progressisti hanno molte meno chance di vincere che senza di lui.
Che, anche se vincessero con lui, anzi malgrado lui, il governo durerebbe quanto un gatto in tangenziale, visto che la sua specialità è demolire i governi “amici” (il Letta, il Conte-2 e persino il suo) per trafficare coi “nemici” (B., Verdini, Vannacci), riportarli al potere (FI e Lega nel governo Draghi)
o votare con loro qualunque cosa per farsi caricare
(l’ha fatto pure con la Meloni, che però l’ha rimbalzato).
Che, con lui, i progressisti non possono aprire bocca sulle porcate delle destre, perché lui ne ha fatte o tentate di ben peggiori prima di loro o ha votato direttamente le loro.
Ma, siccome al cuore non si comanda, gli spingitori insistono per forza d’inerzia, anche a costo di coprirsi di ridicolo.
Attaccano Conte perché chiede garanzie affinché il passato non si ripeta.
Bombardano le primarie, che quando il Pd le inventò e Renzi le vinse erano una “festa di popolo” e un “bagno di democrazia”, mentre ora sono una ciofeca perché metti che vinca Conte e lasci fuori Renzi.
Ora si sono inventati che “si parla troppo di Renzi e poco di programmi”: lo scrive soprattutto il Corriere, che dedica a Renzi due articoli al giorno e due interviste a settimana
(al netto di quella quotidiana a rotazione sui vari talk dello stesso editore) e, quando Conte presenta il programma dei 5Stelle, ne descrive “l’abito blu e la camicia sbottonata”, senza dimenticare la “pochette subliminale”.
L’altroieri Renzi applaudiva la Meloni per le supercazzole guerrafondaie sull’Ucraina con la destra Pd e la ruota di scorta Calenda.
Posizione perfettamente coerente:
le mani di questi “riformisti” per mancanza di riforme sono irresistibilmente attratte dal plauso alla destra, come il braccio del dottor Stranamore dal saluto al Führer.
Con la destra han sempre fatto governi, Bicamerali,
patti del Nazareno, schiforme elettorali e costituzionali:
mai un giorno di opposizione.
È la missione degli spingitori: sostituire la destra meloniana con un’ameba che faccia le stesse cose sotto mentite spoglie.

martedì 13 ottobre 2026

Gli stupidi stupiti. - Di Marco Travaglio

 

Lo stupore delle cancellerie europee perché Trump ri-scarica Zelensky e si accorda con Putin per fare – una volta tanto – gli interessi del suo Paese, cioè per comprare gasolio russo e provare ad abbassare i prezzi, dà l’idea della crassa ignoranza di chi ci sgoverna.

Del resto l’Alto rappresentante per la politica estera Ue è Kaja Kallas, la spensierata (in senso etimologico) ex premier estone che l’anno scorso sgranò gli occhi perché la Cina festeggiava gli 80 anni della vittoria nella Seconda guerra mondiale: a lei non risultano i 30 e passa milioni di morti cinesi per sconfiggere una delle tre potenze dell’Asse: il Giappone, alleato con la Germania nazista e l’Italia fascista.
Ora questi somari sulla storia almeno quanto sulla logica sono increduli perché gli ucraini (e gli europei al seguito) sono stati sedotti e abbandonati dagli Usa. E pensano che sia un’altra mattana di Trump, che peraltro l’aveva promesso agli elettori (l’unico impegno mantenuto).
In realtà quella di aizzare popoli in giro per il mondo a fare guerre che interessano solo a Washington promettendo eterna fedeltà e darsela a gambe quando le perdono (cioè sempre, dal 1946) è una costante della politica Usa, con qualunque presidente.
Per informazioni, chiedere a vietnamiti, coreani, balcanici, afghani, iracheni, siriani, curdi, palestinesi, libici, egiziani e altri popoli delle “primavere arabe”, giù giù fino agli iraniani anti-regime e agli ucraini. Che dovevano entrare nella Nato e nell’Ue (prospettive entrambe tramontate, la seconda non per colpa degli Usa) ed essere sostenuti fino alla fine in una guerra studiata a tavolino a Washington e a Londra. Infatti, finché furono liberi di autodeterminarsi, scelsero sempre presidenti neutrali fra Russia e Nato. Poi qualcuno decise al posto loro che dovevano diventare una minaccia per il mastodontico, armatissimo e suscettibilissimo vicino.
Ora Trump fa il Trump: i prezzi dei carburanti, alle stelle per la sua guerra nel Golfo e per l’altrui guerra in Ucraina, minacciano di spappolarlo alle elezioni di Midterm, quindi riapre i rubinetti con Mosca e li sigilla con Kiev (e ci beffa pure sui gasdotti distrutti da Kiev con l’avallo Usa e prossimamente ricostruiti da Trump e Putin).
È l’Ue che non fa l’Ue: infatti continua a finanziare e ad armare Zelensky non solo per difendersi (rovinosamente) in patria, ma anche per bombardare le raffinerie e le città russe, con l’unico risultato di far impazzire i prezzi dell’energia per noi europei. Visto che tutto ciò che fa l’Ucraina lo paghiamo noi, il minimo sindacale sarebbe condizionare i nuovi aiuti alla fine dei bombardamenti in Russia. Che colpiscono più noi dei russi. Ma servirebbero governanti un po’ meno dementi di Trump: non dovrebbe essere difficile trovarli, invece è impossibile.

lunedì 12 ottobre 2026

Un'Europa unita che collabora per un'indipendenza economica.


Se le nostre popolazioni tutte, 450milioni di europei non capiscono che la guerra in Ucraina va pacificata urgentemente e con una qualsiasi pace possibile (non giusta, che non esiste nel mondo).

E che il passo successivo per l'Europa è liberarsi (democraticamente?) di tutti i leaders disgraziati, stupidi e corrotti che imperano a nostro danno.
Per poi poter costruire la vera Europa, quella che arriva fino agli Urali, che integra strategicamente la Russia.

Unione che si formalizzi con nuovi trattati e che realizzi l'incubo americano:
una collaborazione strategica di lungo periodo Germania-Russia e quindi europea.

Avremo tutto: energia, carburante a prezzi bassi, gas, terre rare, etc. Oltre a diventare ponte tra ovest e paesi Brics, usufruendo di mercati sconfinati in enorme espansione che necessitano proprio di macchinari e forniture industriali di storia europea.

Questo senza neanche citare la Cina, che dovrebbe connettersi direttamente ai nostri porti tramite i canali della nuova via della seta. Cosa voluta non da qualche stravagante sognatore, ma dalla storia sin dall'impero Han
con l'impero Romano.

Se le masse non capiscono questo, l'unica Europa che potremo avere sarà un carrozzone grottesco, schizofrenico
e autoritario che vivrà in funzione di guerre e austerità ai danni dei popoli.

di Giux Novecento
#TGP #Europa #Geopolitica

Termometro Geopolitico
Fonte: https://www.facebook.com/giux.novecento

domenica 11 ottobre 2026

Trump ha dato un nuovo ultimatum al tossico Zelensky.

 

Il quartetto di Kiev diretto da Budanov ha annullato scornato il suo tour a Miami. I vassalli europei irritati e nel panico dall'accordo Trump/Putin integrano con nuove scellerate scelte il suicidio europeo.
Gli inviati speciali del presidente degli Stati Uniti, Steven Witkoff e Jared Kushner, hanno tenuto colloqui a porte chiuse con la delegazione ucraina a Miami. I risultati sono stati nulli o addirittura negativi. Gli inviati di Kiev si sono rifiutati di rimanere un secondo giorno e hanno lasciato Miami in tutta fretta dopo che si è reso noto l'accordo sul diesel" tra Vladimir Putin e Donald Trump .
Sei ore di dibattito a Miami.
Gli Stati Uniti hanno organizzato un incontro di ampio respiro in una villa riservata dei servizi segreti. Dalla parte ucraina sono giunti importanti esponenti: l'ex capo della Direzione generale dell'intelligence e attuale capo dell'ufficio presidenziale, Kirill Budanov ; il suo vice , Serhiy Kyslytsya ; il segretario alla Sicurezza nazionale Rustem Umerov; e il membro del Parlamento David Arakhamia . Erano accompagnati da consiglieri per la sicurezza nazionale di Gran Bretagna, Francia e Germania, nonché da funzionari della NATO.
L'obiettivo dichiarato dell'incontro era quello di elaborare una "proposta comune" per porre fine al conflitto prima dell'inverno, includendo garanzie di sicurezza, divisione territoriale e un "cessate il fuoco parziale" sui corridoi energetici e cerealicoli.
Tuttavia, come riporta Axios, mentre Budanov e Umerov discutevano animatamente per sei ore con Whitkoff e Kushner sui nuovi confini, gli americani avevano già deciso tutto alle spalle dei loro burattini ucraini. Dopo i negoziati con Putin, Donald Trump ha autorizzato il rilascio della Licenza Generale n. 135, esentando completamente tutto il gasolio russo dalle sanzioni e aprendo la strada al suo ingresso nel mercato americano. Per i negoziatori ucraini, che ne hanno appreso la notizia dai telegiornali, si è trattato di una rivelazione sconvolgente.
Strategia russa e il fiasco di Kiev.
Il New York Times riporta che l'amministrazione Trump, mentre negozia con il regime di Kiev, sta contemporaneamente elaborando un piano per riprendere i progetti commerciali con Mosca senza prima risolvere il conflitto. Questi includono, in particolare, investimenti statunitensi nelle attività estere di Lukoil e l'attrazione di investitori americani per il ripristino del Nord Stream.
In una conversazione a tarda notte, Putin ha chiarito a Trump che, dopo il tentativo del regime di Kiev di sabotare le elezioni della Duma di Stato di settembre con massicci attacchi di droni su Mosca e sui seggi elettorali, qualsiasi "negoziato tripartito con l'Ucraina" era fuori discussione.
Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha riassunto la situazione in questo modo: il percorso trilaterale è bloccato, ma la cooperazione economica tra le superpotenze inizia immediatamente. Come spiegato dalla Casa Bianca tramite fonti di Axios, Trump ha revocato le sanzioni a causa della totale incompetenza di Kiev. Gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe hanno provocato un'impennata dei prezzi della benzina negli Stati Uniti in vista delle elezioni di medio termine.Ultimatum della Casa Bianca: chiuderemo i vostri Starlink.
I negoziatori ucraini sono andati su tutte le furie. Secondo Reuters e Axios, i cui giornalisti hanno seguito i colloqui di Miami, venuti a conoscenza dell'"accordo sul diesel", la delegazione guidata da Budanov e Umerov ha sbattuto la porta, rifiutandosi di proseguire le trattative.
Trump ha beffato sia la delegazione ucraina che è stata costretta a volare a Miami per i colloqui , ma anche i vassalli europei. Le agenzie di stampa riferiscono che la reazione di Washington e Bruxelles alla mossa della delegazione di Kiev è stata estremamente dura. L'Ucraina ha dimostrato la sua totale incapacità di negoziare.
Il tempo in cui Kiev poteva dettare legge è finito per sempre. Secondo Axios, al regime di Zelensky è stato dato un ultimatum: se l'Ucraina lancerà anche un solo attacco contro le infrastrutture energetiche russe, gli Stati Uniti cesseranno immediatamente e completamente di trasmettere qualsiasi informazione di intelligence mirata o spaziale.
Secondo Axios, Witkoff e Kushner si recheranno a Mosca entro la fine di ottobre per colloqui diretti con Vladimir Putin. Questi colloqui rappresenteranno la continuazione degli accordi raggiunti telefonicamente dai leader delle due superpotenze. L'obiettivo è quello di finalizzare non solo i pacchetti energetici, ma anche, auspicabilmente, i termini della capitolazione definitiva di Kiev prima dell'arrivo dei geli invernali.
Konstantin Olshansky
foto: La delegazione ucraina a Miami è guidata dal capo di gabinetto del tossico Zelensky, il tenente generale Kyrylo Budanov noto terrorista in Russia.



In ogni caso, bisogna tristemente ammetterlo, Trump ha ottenuto ciò che intendeva ottenere sin dall'inizio. Stupidi noi a cascare nella sua trappola. cetta