domenica 7 giugno 2026

Vogliamo Mandani!!!!!

 

New York
Mamdani ha ereditato un buco di 12 miliardi e lo ha chiuso in 132 giorni. Ha riparato più di 100.000 buche, protetto i lavoratori, imposto multe ai proprietari di case, aumentato a 30 dollari l'ora il salario del personale di pulizia e ridotto i reati violenti ai minimi storici.


Strano, noi abbiamo chi fa crescere il debito ereditato in meno di 132 giorni, se ne frega altamente delle buche, non protegge i lavoratori, non aumenta il salario agli operai, anzi fa il contrario, non impone tasse ai proprietari di case... 

Vogliamo Mandaniiiiiiiiiiiiii
c.

La fase di persuasione è terminata: Putin ha posto fine in modo netto al suo dialogo con l'Occidente. Di Kirill Strelnikov

 

Il discorso pronunciato ieri dal presidente russo Vladimir Putin allo SPIEF, per ovvie ragioni, ha suscitato numerosi commenti contrastanti in Occidente, ma quasi tutti hanno iniziato a cercare indizi e riferimenti alla situazione attuale nel mondo, in Russia e nella sua periferia.
Ma i grandi esperti di Putin , per la centomillesima volta, non hanno tenuto conto del fatto che il leader russo pensa e agisce strategicamente, il che significa che ogni suo discorso programmatico ha un contesto storico e una prospettiva "oltre l'orizzonte".
In questo caso specifico, Putin ha finalmente chiuso la questione che aveva sollevato 19 anni fa.
Nel 2007, Vladimir Putin pronunciò uno storico discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in cui dichiarò al mondo intero che la Russia non era soddisfatta della direzione che il mondo stava prendendo sotto la guida delle élite occidentali dopo la fine della Guerra Fredda.
Putin espresse allora un'idea semplice, ma sovversiva, nella società allora "perbene": l'attuale sistema di sicurezza internazionale aveva esaurito la sua utilità; la situazione globale era diventata meno prevedibile e il diritto veniva sostituito dalla forza; il modello unipolare, in cui tutte le decisioni erano dettate da un singolo paese ( gli Stati Uniti ), era pericoloso, ingiusto e destinato al fallimento.
In quel momento, l'Occidente nel suo complesso non voleva capire di cosa stesse parlando Putin. Oggi, invece, è ormai chiaro che si trattava di un avvertimento, perché assolutamente ogni singola dichiarazione del presidente russo si è rivelata profetica.
L'attuale discorso del leader russo è stato una conclusione complessiva del suo discorso di Monaco, dove, invece degli avvertimenti che l'Occidente aveva un tempo respinto con arroganza, ora ha ascoltato una dura constatazione dei fatti:
— il mondo si sta spostando da un modello gerarchico a uno multipolare ( la quota dei BRICS sul PIL globale a parità di potere d'acquisto è intorno al 40%, mentre quella del G7 è inferiore al 29%); vale a dire, "il paradigma stesso dello sviluppo globale sta cambiando";
— la struttura della crescita sta cambiando a favore di nuovi centri di sviluppo nel Sud del mondo e il fulcro del commercio globale si sta spostando;
— il sistema commerciale globale sta cessando di essere incentrato sull'Occidente: si stanno sviluppando pagamenti in valute nazionali e si stanno aprendo nuovi corridoi di trasporto;
— L'Europa (eufemismo diplomatico per indicare l'Occidente nel suo complesso) sta perdendo la sua posizione nell'economia globale;
— L'Occidente ha iniziato a perdere terreno nel commercio globale e sta quindi puntando tutto sull'uso della forza.
In altre parole: nel 2007 abbiamo avvertito l'Occidente e gli abbiamo offerto cooperazione a condizioni più eque. Non ci hanno ascoltato, e ora state ricevendo ciò che vi era stato detto chiaramente fin dall'inizio. Il messaggio di Putin è semplice: il treno è partito, il mondo è cambiato per sempre e con esso, le vecchie regole. L'esempio delle nuove regole e del nuovo sistema globale è il sistema russo di relazioni paritarie e multipolari con gli altri partner globali, che a loro volta ne riconoscono il valore e il futuro (un dato significativo: rappresentanti di ben 120 paesi hanno partecipato allo SPIEF).
Per coloro che ancora sognano di reprimere un ammutinamento a bordo: il presidente russo "non vede minacce all'economia russa né ora né nel prossimo futuro" e, in senso militare, è meglio non pensarci nemmeno; il Ministero della Salute lo sconsiglia.
Nel suo discorso, Putin ha di fatto chiuso la questione dei negoziati con la fazione Kiev-Bruxelles e ha chiarito che d'ora in poi il nostro esercito sarà il principale diplomatico della Russia: "Lavorate, fratelli!"
Il discorso pronunciato dal presidente russo a Monaco nel 2007 ha infranto alcune barriere mentali in Occidente, spingendo gli intellettuali più eminenti a vedere il mondo in una nuova prospettiva. Ad esempio, le argomentazioni del discorso hanno fortemente influenzato il celebre filosofo e scrittore politico americano Noam Chomsky , il quale, in un'intervista del 2022 al New Statesman, è giunto a una conclusione sorprendente (per le élite intellettuali occidentali): "Quello che è stato definito un 'mondo basato sulle regole' in realtà significa una sola cosa: gli Stati Uniti stabiliscono le regole e gli altri obbediscono". Secondo Chomsky, "Gli Stati Uniti sono una potenza in declino, ma restano di gran lunga lo stato più potente della storia, con una portata militare senza precedenti e un controllo sul sistema finanziario globale. <…> Quando le grandi potenze affrontano il declino, c'è una forte tentazione di ricorrere alla forza, di cercare di consolidare i propri vantaggi o punire i rivali. È proprio questo che rende il momento attuale così pericoloso".
Putin ne ha parlato, non una, non due, e nemmeno tre volte.
Il discorso di Putin a Monaco, versione 2.0, in vista dello SPIEF 2026, ribadisce essenzialmente l'idea principale espressa da un certo personaggio cinematografico prima di scaraventare un cattivo giù per le scale: "Te l'avevo detto? Sì, te l'ho detto. Bene, non offenderti!".


Affari spericolati e contatti mafiosi di Giuseppe Cipriani, il “redentore” di Nicole Minetti. - Gianni Barbacetto

 


L’“operazione Andalusia”, gli affari con Flavio Briatore. E poi Harvey Weinstein, Jeffrey Epstein, Paolo Zampolli.










Giuseppe Cipriani è stato presentato al Quirinale come l’uomo che ha redento Nicole Minetti: imprenditore di successo, persona “normoinserita e lontana da contesti di devianza”. È anche per questo che il presidente della Repubblica ha concesso la grazia alla sua compagna, ex organizzatrice del bunga-bunga per Silvio Berlusconi, e ha cancellato la sua condanna definitiva a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione (caso Ruby) e peculato e truffa (spese allegre da consigliera regionale).

Che Minetti avesse ottenuto la grazia è stato scoperto dalla giornalista Floriana Bulfon (Mi manda Rai Tre). Poi l’inchiesta del Fatto quotidiano ha rivelato il lato oscuro della relazione tra Nicole e Giuseppe, raccontando anche i rapporti di Cipriani con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. Ma chi è davvero Giuseppe Cipriani, sessantenne figlio di Arrigo Cipriani, patron dell’Harry’s Bar, il più iconico locale di Venezia? È colui che ha esportato a Londra, a Ibiza, a Milano, a New York, in Uruguay il brand Cipriani, rendendolo un business globale.

C’è però un’ansa dimenticata nella sua avventura imprenditoriale, che incrocia pericolosamente gli ambienti della mafia siciliana. Ne troviamo le tracce in un’inchiesta antimafia dei primi anni Novanta, l’operazione “Andalusia”, realizzata dallo Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia, e poi dalla Dia, la Direzione investigativa antimafia, sotto la guida dei magistrati di Catania.

Riguardava affari e traffici internazionali di armi che, nelle prime ipotesi investigative, vedevano coinvolti personaggi come Felice Cultrera, uomo d’affari catanese, Tanino Corallo, l’imprenditore che partendo dalla Sicilia tentò di conquistare i casinò di Saint Vincent e di Campione d’Italia, e Tommaso Spadaro, il padrone dei casinò dell’isola caraibica di Saint Maarten che tentò di impiantare affari anche in Italia sotto l’ombrello politico dell’allora partito di Gianfranco Fini, Alleanza nazionale.

Gli investigatori misero il naso in business di tutto rispetto: la costruzione di 5 mila appartamenti a Tenerife; l’acquisto di quote dei casinò di Marrakech, Istambul, Praga, Malta, Montecarlo, da usare (sospettavano gli inquirenti) per riciclare denaro; la commercializzazione e la ricettazione di titoli al portatore; l’intermediazione di armi pesanti e l’acquisto di elicotteri (con la presenza nell’affare di una vecchia conoscenza delle inchieste sul traffico d’armi e droga, il miliardario arabo Adnan Khashoggi); l’avvio di attività finanziarie in Spagna, Arabia Saudita, Israele, Giordania, Egitto, Marocco, Turchia, Cecoslovacchia, Russia, Corea, Hong Kong, Montecarlo… Un vortice d’affari, di contatti, di relazioni.

Alla fine delle indagini, nella rete degli investigatori restò ben poco. Non riuscirono a dimostrare le relazioni degli uomini d’affari con il boss catanese di Cosa nostra Nitto Santapaola. Restano le intercettazioni telefoniche realizzate dalla Dia, che cristallizzano le voci dei protagonisti e i racconti in diretta dei loro business. Tra le voci, quella di Flavio Briatore (non indagato) che era in contatto con Cultrera (che sarà poi prosciolto). I due discutono di affari, donne e motori.

Nel maggio 1992, Briatore, allora a capo del team Benetton di Formula 1, chiede consigli a Cultrera e gli parla proprio di Cipriani, a quei tempi giovane e ancora sconosciuto rampollo della dinastia dell’Harry’s Bar. Racconta Briatore che questi sta cercando di entrare nel business della Formula 1, insieme a un certo Angelo Bonanno. Per convincere Flavio, Cipriani gli aveva squadernato le sue referenze: “Sono amico di Tommaso Spadaro, sono amico di Tanino Corallo”.

Nomi pesanti, in Sicilia. Cultrera ascolta e poi consiglia a Briatore di prendere sul serio il giovane Cipriani: poiché Bonanno – dice Cultrera – “è uno pesante, inserito in una famiglia pesante”. Infatti è considerato uomo dei “cursoti”, clan mafioso catanese che aveva affari anche a Milano.

Non sappiamo come andò a finire il rapporto tra Briatore e Cipriani. Sappiamo che in seguito Cipriani fondò una sua scuderia, “Il Barone Rampante”, con sponsor principali Bioera e Ki Group, società riconducibili alla ex ministra Daniela Santanchè (grande amica di Briatore) oggi indagata per bancarotta fraudolenta, e al suo ex compagno Canio Mazzaro.

L’indagine “Andalusia” non riuscì a produrre condanne. Dunque non ci sono reati da ascrivere ai protagonisti di quell’inchiesta. Ciò che resta è l’indicazione dell’ambiente in cui Cipriani si muoveva, fin dai suoi primi passi nel mondo degli affari. Del resto, bastava consultare fonti aperte, come i giornali americani, per venire a conoscenza dei rapporti di Cipriani jr. con Paolo Zampolli, il grande amico del presidente Donald Trump che si definisce “rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali”.

Ma, prima ancora, con Epstein e con Harvey Weinstein – il produttore cinematografico che scatenò il “meetoo” – che usava i locali di Cipriani come “terreno di caccia” per le donne e usava le suite ai piani alti come “covo sessuale” dove portare le sue prede.

Non solo. Il nome di Giuseppe Cipriani nel 2006 emerse in due processi contro la mafia newyorkese di John Gotti jr. E poi in brutte storie di evasione fiscale e truffe all’assicurazione sanitaria Usa. Nel 2007, Arrigo e Giuseppe si sono dichiarati colpevoli di evasione fiscale per aver frodato allo Stato e alla città di New York 3,5 milioni di dollari in tasse. Per evitare l’arresto – riporta il New York Post – hanno sborsato 10 milioni di dollari come risarcimento. Insomma: non era poi così difficile capire com’era l’ambiente esibito da Nicole Minetti per ottenere la grazia.

https://www.giannibarbacetto.it/2026/05/03/affari-spericolati-e-contatti-mafiosi-di-giuseppe-cipriani-il-redentore-di-nicole-minetti/

sabato 6 giugno 2026

Ci sarà un giudice che ascolterà i fatti (e non le veline) e riscriverà tutto? - Antonio Padellaro

 

Caro Marco,
so che non mi giudicherai né un pazzo e neppure un irresponsabile (mi conosci troppo bene) se dichiaro di aver fortemente desiderato quanto segue.
Primo, che gli osti della Procura generale di Milano e del Quirinale confermassero, come è avvenuto, che il vinello della grazia concessa a Nicole Minetti fosse di eccellente qualità.[…]
Secondo, che la premiata coppia Cipriani avviasse una causa contro il nostro giornale, la più tracotante e temeraria possibile,
come del resto nella loro natura (e anche su questo ho ricevuto adeguata soddisfazione).
[…] Quanto alla mia prima “follia” la definirei, piuttosto, un auspicio prevedibile e calcolato, giacché soltanto una davvero cieca (e anche piuttosto stupida) fiducia nelle nostre istituzioni avrebbe potuto farci sperare in un esito diverso della questione.
In tal caso, avrei (avremmo) preso atto di una sensazionale novità da parte dei vertici di certa magistratura e della Repubblica: la loro capacità di ripensare a decisioni già prese sulla base di fatti accertati e verificati, che poi sarebbe il senso ultimo della parola giustizia.
Così non è stato, perché così non poteva essere. Con simili attori sulla scena, era possibile soltanto una commedia con un copione già scritto, come ampiamente provato.
Quanto alle minacce giudiziarie della coppia Cipriani, temerariamente affermo: ben vengano! Se ci sarà un giudice pronto ad ascoltarci (ma anche più di uno, se procederemo all’azione penale per diffamazione contro la Procura generale milanese), e a prendere nota dei fatti (e non delle veline), finalmente tutta la questione sarà sottoposta al pubblico giudizio, e con ampia facoltà di prova e di evidenze testimoniali.
Si potrà così riscrivere tutta questa storia,
nel rispetto dell’articolo 111 della Costituzione, quello che recita: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti al giudice terzo e imparziale”.
Sarà interessante quanto avrà da dire in proposito il presidente della Repubblica, massimo garante della Carta.
[…] Caro Marco, capisco che nel ruolo di azionista e membro del cda del Fatto, il mio atteggiamento potrà apparire perlomeno spericolato.
Ma quando, quasi un ventennio fa, fondammo questo giornale, sapevamo che non saremmo rimasti soli nella nostra battaglia di libertà e di indipendenza da tutto ciò che non fosse il frutto delle nostre idee e delle nostre notizie.
Infatti, accanto a noi vive e combatte la grande e straordinaria comunità del Fatto Quotidiano, sicuramente indignata per quanto sta accadendo.
Anche nella rinuncia ai soldi pubblici, reiterata anno dopo anno (a svariate decine di milioni abbiamo saputo dire: no, grazie) c’era l’orgogliosa rivendicazione della nostra assoluta diversità nei confronti di un’informazione prona al potere, perché tenuta per le palle grazie a quelle elemosine.
Non spenderò neppure una virgola per la feccia dattilografa che si è scatenata in queste ore contro di noi.
Mentre, come ultima bizzarria, fammi concludere con una frase del grande Tom Wolfe: senza una bella rissa, questo è un mestiere sprecato.

venerdì 5 giugno 2026

CASO MINETTI, LETTERA ALLA PROCURATRICE. - Marco Travaglio - 5 Giugno 2026

 


Egregia procuratrice generale Francesca Nanni, lei è liberissima di credere a Santa Nicole Minetti, di passare un colpo di spugna sulle sue condanne per reati gravissimi senza che abbia scontato un minuto di pena; di cancellare le pesanti accuse lanciate da una testimone oculare senza neppure ascoltarla, anzi facendola “smentire” dai testimoni della difesa, cioè affidando alla Minetti le indagini sulla Minetti; di rinunciare alla rogatoria in Uruguay perché si tratta di un procedimento amministrativo e poi di prendere per oro colato le “indagini difensive” della coppia (quindi nei procedimenti amministrativi indaga solo la difesa?), anche se basta googlare i nomi giusti o andare a Ibiza e Punta del Este e tendere l’orecchio per conoscere la verità.

Tutto questo lei lo può fare perché è nel suo potere insindacabile - nel procedimento amministrativo non esistono gradi di giudizio ed è lei a giudicare se stessa.
Ciò che lei non può fare, perché non è nei suoi poteri, è infangare e diffamare con accuse di falso il lavoro giornalistico di un quotidiano, il Fatto che ho l’onore di dirigere, in un comunicato che non ammette contraddittorio, ma permette alla peggior feccia di darci dei falsari come se l’avesse accertato una sentenza definitiva (la famosa presunzione d’innocenza).
Dopo i nostri scoop, delle 23 righe del suo parere pro grazia non resta in piedi una virgola sui due punti-cardine: la nuova vita di Santa Nicole (ha continuato quella di prima) e l’esigenza di evitare i servizi sociali per far curare il bimbo negli Usa (poteva farlo in 9 ospedali italiani).
Abbiamo intervistato Graciela, ex massaggiatrice di casa Cipriani, riportando fedelmente ciò che ci ha detto e ha poi ripetuto, terrorizzata dalle possibili conseguenze, a una tv uruguayana, sui festini nel ranch di Cipriani con escort d’importazione selezionate dalla Minetti.
In tv ha aggiunto di avere altre cose da riferire per non passare da “complice” di ciò che ha visto e subìto, ma che l’avrebbe fatto solo “alla Procura italiana che presumibilmente mi convocherà”. Cioè a lei, dottoressa Nanni, che invece ha scelto di non ascoltarla.
Se l’avesse fatto, avrebbe potuto sapere le “altre cose” e sottoporle alle doverose verifiche. Magari sentire le due ex colleghe che le hanno scritto lodandone il “coraggio” (quindi escludono che stia mentendo). O trovare altri testimoni che i nostri cronisti sul campo continuano a incontrare registrando sempre nuove conferme su quei festini che presto il Fatto racconterà e che la Procura generale ha omesso di cercare, esponendo la Presidenza della Repubblica a nuove figuracce involontarie.
Le auguro di lavorare un giorno con la passione, lo scrupolo e il culto della verità che contraddistingue i giornalisti del Fatto.
Intanto attendo le sue scuse.
Il Fatto Quotidiano
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Lettera alla procuratrice. - Marco Travaglio

 



giovedì 4 giugno 2026

MARCO TRAVAGLIO - Il vino era ottimo - IFQ- 4 giugno 2026 - Marco Travaglio.

 


Ricapitoliamo. Il 9 gennaio, dopo un mese scarso di “indagini”, la Procura generale di Milano invia a Nordio un parere di 23 righe favorevole alla grazia per la Minetti, condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Il 18 febbraio, in gran segreto, Mattarella firma la grazia. L’11 aprile esce la notizia su Rai3 e sul Fatto. Che indaga e smentisce punto per punto il parere del Pg. Non è vero che Minetti ha cambiato vita (“seria e concreta volontà di riscatto sociale”, “radicale presa di distanza dal passato deviante” da cui è “oggi impermeabile”): vari testimoni raccontano festini con escort a Ibiza e Punta del Este chez Cipriani, suo compagno, amico di Weinstein e di Epstein. Non è vero che il figlio adottivo sia stato abbandonato dai genitori né che fosse operabile solo a Boston (rendendo indispensabile il passaporto e dunque la grazia alla Minetti): il S. Raffaele e l’ospedale di Padova smentiscono di aver trattato il caso e confermano che avrebbero potuto seguirlo, come altri 7 centri italiani. Il Colle si spaventa e chiede nuove indagini alla Procura generale, che le affida allo stesso Pg che ha firmato il parere. Praticamente si chiede all’oste se il vino è buono. E ieri l’oste ha risposto: il vino è ottimo.
In una nota che si stenta a credere sia opera di un magistrato, il Pg scrive che i fatti svelati dal Fatto “non corrispondono al vero” o “non contrastano col quadro probatorio”. Quali? Quelli che non c’entrano nulla col parere sulla grazia e quelli che il Fatto non ha mai scritto. Minetti e Cipriani non hanno “pendenze giudiziarie o indagini”: e chi l’ha scritto? “Non emergono irregolarità nell’adozione” del bambino e l’avvocata bruciata viva difendeva i genitori, non il minore: e che c’entra con la grazia? “È confermato il grave quadro sanitario del minore in cura a Boston”: e chi lo nega? Ciò che è smentito è che non fosse curabile in Italia. E poi Minetti faceva “volontariato”: e questo basta per graziarla? Ma il meglio arriva su Graciela, massaggiatrice in casa Cipriani, che racconta “feste di droga e sesso” e molestie: fornisce dettagli, chiede di svelare “altri fatti ai magistrati”. Ma questi non la sentono perché sarebbe “smentita da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive” (gli avvocati di Minetti e Cipriani hanno trovato dei testimoni a favore dei loro clienti: ma va?) e da misteriose “persone informate sui fatti”. Quindi, al posto della testimone oculare, si interroga chi la smentisce per conto di Minetti e Cipriani. E chissenefrega se non c’è più nulla di vero nelle 23 righe del parere del Pg. In sintesi: Minetti e Cipriani prendono in giro il Pg, che ci casca e ci fa cascare Nordio e Mattarella. E ora, per non ammettere di essere stati presi in giro, si tenta di prendere in giro l’intero popolo italiano.