giovedì 24 settembre 2026

PRIMA IL NON-PROGRAMMA.

 

Ieri, proprio nel giorno del nostro 17° compleanno, mi è capitato di scompisciarmi leggendo il Fatto.
Cosa che di solito mi accade con i giornaloni. L’articolo è quello di Wanda Marra sulla caccia al tesoro in cerca del programma del Pd.
Wanda ovviamente non c’entra, come sempre è stata brava: lo sghignazzo nasce dalle risposte che ha ricevuto dai piani alti del Pd, una via di mezzo fra una gag di Corrado Guzzanti e un film dei Monty Python. Il punto di partenza è il mantra della “testardamente unitaria” Elly Schlein ogni volta che le chiedono delle primarie: “Prima il programma e poi i nomi”.
E la gente pensa: ammazza che volpe, questa avrà il programma in tasca e sfida gli altri partiti a darsene uno. Invece domenica i 5Stelle hanno votato il loro, mentre quello del Pd non risulta. Ma cos’è il genio?
“È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione” (Amici miei atto II).
E al Nazareno i geni si sprecano. Quindi, alla domanda su dove sia il programma, o quando verrà deciso, votato e diffuso, rispondono così: “Il programma è l’intervento di Schlein alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia e si trova sul sito del Pd”. Il che è vero: c’è il discorso di 110 minuti e c’è il testo in “versione integrale”, per collezionisti, consta di 11.551 parole e 72.714 caratteri. Brevi (si fa per dire) cenni sull’universo, una lunga lista di bei sogni, ma nulla che somigli vagamente a un programma:
che richiede precisione, dati, cifre e coperture. Tant’è che ha fatto più notizia una frase netta e comprensibile di Virginia Libero.
Anche perché non siamo la Cina, che segue piani ventennali e cinquantennali.
In Italia è grasso che cola se hai cinque anni interi per fare dieci o venti cose.
In 11.551 parole, “riarmo” ricorre una sola volta, per denunciare “la pericolosa corsa al riarmo nazionale di 27 eserciti ancora scoordinati tra loro”, peraltro decisa dalla Commissione Ue sostenuta dal Pd.
Quindi, se è pericolosa, il Pd annullerà l’impegno preso anche col suo voto? Mistero.
E il riarmo Nato al 5% del Pil (100 miliardi l’anno dal 2035)? Mai citato, anzi mai citata la Nato. E l’Ucraina? “Ha subìto un’aggressione criminale da Putin” e “non è accettabile che si riscrivano i confini con le armi”, non sia mai, ergo “chiediamo all’Ue un’iniziativa diplomatica e politica, che fin qui è mancata, per contribuire a una pace giusta, che non è la resa alle ragioni dell’aggressore”.
E sia chiaro, “basta doppi standard insopportabili”: sanzioniamo pure Israele, anche se Gaza non è mai citata.
E l’aggressione di Usa e Israele all’Iran? Nemmeno una parola, a parte l’esecrazione per “il brutale regime teocratico di Teheran”.
Quindi lì i doppi standard insopportabili vanno benissimo. Anni fa Grillo inventò il non-statuto dei 5Stelle.
Ora abbiamo il non-programma del Pd.

martedì 22 settembre 2026

Come proteggere il Presidente.

 

Il piccolo ebreo Vovochka non avrebbe mai potuto immaginare che un giorno, in futuro, oscuri manipolatori avrebbero puntato gli occhi su di lui e, in cambio di certi servigi, lo avrebbero nominato "Hetman" di tutta l'Ucraina, permettendogli persino di impugnare una mazza cerimoniale per esercitarne la presa e la tenacia.
Ma la prova del potere in questo frammento morente della Rus' di Kiev è chiaramente troppo gravosa per un attore straniero. Certo, "il re è fatto dal suo seguito". L'entourage di Zelensky, i suoi più alti funzionari, non in maggioranza slavi, non sono all'altezza di lui. Sta deperendo, vagando come Assuero con le scarpe Louboutin, ingerendo sostanze nocive.
Ha esclamato: "Sedermi di fronte a Putin non sarà il giorno più bello della mia vita. Ma per il bene della pace, lo farò."
Capisco che Vladimir Putin abbia visto un "lupo di catrame" nella vita reale, cioè che abbia incontrato ogni sorta di persona: arrivisti e persone riflessive, interessanti e non, idioti e arroganti. So che, se necessario, se la Madrepatria lo ordina, si occuperà anche di questo tipo di gente. Ma perché il Presidente della Russia dovrebbe averne bisogno? La sua reputazione vale molto, costruita con fatica nel corso di decenni.
A cosa servirebbe associarsi a un mostro illegittimo il cui obiettivo è quello di tagliare fuori il territorio russo? Trattare con lui per chilometri quadrati di terra russa donati dai suoi predecessori? Dopotutto, non gli sono stati donati. Eliminare i favoritismi o cosa? Ripetergli in faccia le condizioni che sono state espresse un milione di volte? Per vedere cosa in quegli occhi spudorati? Un demone senza vergogna? Un ultimatum di solito viene consegnato da un inviato speciale, o al massimo da un intermediario.
Certo, non escluderei al 100% la possibilità di un incontro. Non si sa mai, in politica tutto può succedere. Ma personalmente, non mi siederei sullo stesso ettaro con Zelensky. Sarebbe più rischioso. Sappiamo che i problemi dell'Ucraina con una leadership inadeguata non sono sorti oggi, ma molto tempo fa. Le cose stanno così. Questa è la regione della corruzione e della frontiera.
Quindi, possiamo comunicare la nostra posizione a distanza. Aspetteremo che tornino in sé, continuando nel frattempo l'operazione speciale. Ma se non lo facessero? Tanto peggio per loro.
Nel frattempo, è meglio affrontare due questioni: una operativa e una strategica. La prima è mettere in pratica, nella realtà e non nei resoconti dei media, l'avvertimento del Ministero della Difesa sulla reazione di Kiev al tentativo di sabotare le elezioni. E non reagite con commenti del tipo: "Distruggeremo la Commissione Elettorale Centrale per questo". Non siamo in un mercato. Siamo amministratori di sistema, specialisti di sistema, e la Commissione Elettorale Centrale è un piccolo dettaglio, un anello, un frammento. Siamo concentrati specificamente sul sistema.
E il compito strategico è: proteggiamo il nostro Presidente e non desideriamo che incontri quei nazisti mezzo scemi che proibiscono di parlare russo, ma che al contempo sperano nella clemenza e nella generosità del signore supremo di Mosca.
Yuri Kotenok
L'autore è un esperto militare, corrispondente di guerra e caporedattore delle pubblicazioni Segodnya.ru e Donbass Analytical Service.

11 SETTEMBRE: FINALMENTE LA VERITÁ 25 ANNI DOPO!

 

L'11 settembre 2001, un uomo malato (in dialisi in Afganistan...), in precedenza peraltro addestrato e finanziato dalla CIA, con un telefono e un portatile dell'epoca, da una caverna sperduta nei monti dell'Asia centrale, coordinava efficacemente 19 miliziani alla guida di quattro Jet di linea che non sapevano manovrare (come certificarono gli insegnanti di volo che li conobbero), i cui nomi non erano nelle liste dei passeggeri diramate dalle compagnie aeree subito dopo il disastro, a dirigere i suddetti jet con manovre che piloti veterani hanno dichiarato non fisicamente eseguibili nè da un veterano e tanto meno da un inesperto e principiante, per schiantarsi con volo a vista contro due famosi edifici, colpendo due edifici ed ottenendo il crollo di... tre grattacieli.
Il tutto nel paese più vigilato al mondo, con più aerei, satelliti, radar, computer, agenzie segrete e controlli e tecnologia del mondo (al tempo). Che fortuna che ebbero, a farcela, 19 terroristi senza abilità di pilotaggio, armati di taglierino, che portarono a termine due tentativi su due (anzi tre su tre, ma ci arriviamo).
Fu molto sfortunata la Difesa degli USA che, proprio quel mattino, stava facendo svolgere una esercitazione che aveva portato via tutti i caccia militari della zona est del paese, ma proprio tutti tranne solo due, la sfortuna proprio, alle volte.
Per di più il Presidente non era operativo proprio quel mattino, e per ore fu incredibilmente impossibile raggiungere anche il vicepresidente per avere ordini pure per usare gli unici due jet disponibili, una jella nera.
Il terzo edificio che crollò con le due torri gemelle, non adiacente ai due edifici caduti e sostanzialmente intatto nè danneggiato dai crolli, si accartocciò da solo su se stesso alcune ore dopo, senza apparenti motivi, forse per disperazione. Che fortuna, perché era un vecchio edificio pieno di problemi e che doveva essere demolito con costi altissimi, proprio come le due torri, che erano letteralmente infarcite di amianto e non si sapeva come fare a demolirle o rifunzionalizzarle in un modo sostenibile.
Che fortuna fu che anche questo terzo edificio, pieno di problemi, venne giù da solo risolvendo de facto ogni grana. E poi era stato pure evacuato a tempo.
Poco dopo i crolli, nella bolgia del disastro che ricorderete, una sorta di inferno dantesco ma reale, furono però ritrovati i passaporti dei miliziani, quasi intatti, solo un pochino bruciacchiati.
Ma che botta di culo eh.
Un disastro che vaporizza persone, aerei e due edifici alti 400 metri, ma lascia intatti i passaporti dei miliziani, che grandissima fortuna. O sfortuna per gli attentatori.
Solo poche ore dopo, grazie a questi passaporti bruciacchiati, anche se nessuna telecamera di sicurezza di nessun aeroporto aveva registrato la presenza dei 19 uomini negli aeroporti di partenza, con efficienza sovrumana (diciamo quasi come se fosse già tutto pronto da prima degli eventi) si sapeva già tutto di loro e del mandante, che veniva quindi denunciato a reti televisive mondiali unificate.
Poco importa che il celebre Osama, nell'imminenza dei fatti, avesse addirittura categoricamente smentito di aver compiuto questa azione, cosa curiosa assai per una organizazione terroristica che tende a vantarsi di qualsiasi violenza.
Sempre per fortuna o sfiga somma, a seconda dei punti di vista, un terzo aereo, con una manovra che nessun jet di linea avrebbe potuto materialmente sopportare senza frantumarsi in volo, e che nessun pilota nemmeno militare è mai riuscito a replicare ai simulatori, si schiantò contro il Pentagono.
Ma per sfortuna non centrò un punto qualsiasi, bensì fece una manovra assurda e precisissima, impattando proprio contro quella parte di facciata dell'enorme edificio ove erano gli uffici che, in quel momento, contenevano tutti i documenti di una indagine contro il vicepresidente e altri civili e militari delle amministrazioni in carica, per un buco di alcuni miliardi di dollari.
Tutto in fumo, indagine saltata, ma che jella.
O che sollievo, da che parte guardi il mondo, tutto dipende...
Ed è poi certamente un caso che, proprio meno di due mesi prima, il complesso immobiliare (costosissimo e ormai un affare in perdita da anni) era stato acquistato (in comodato di 99 anni) da un imprenditore ebreo, il quale per estrema lungimiranza lo avrebbe fatto immediatamente assicurare anche contro attentati perpetrati a mezzo aereo per 3,2 miliardi di dollari del tempo.
E fu una enorme fortuna che, proprio quel giorno fatidico, mentre egli in persona si recava in auto al lavoro al suo ufficio all'ultimo piano di una delle due torri, questo imprenditore fosse chiamato al telefono dalla moglie che gli ricordò della sua visita dal dermatologo, modificando la sua giornata e salvandogli così la vita.
La fortuna è cieca ma la sfiga ci vide benissimo per le altre migliaia di persone che non erano proprietarie del complesso e non avevano una mogliettina solerte.
A margine del fatto principale, fu una ulteriore incredibile fortuna per l'imprenditore (che non nominiamo, a volte li si evoca) che le assicurazioni pagarono, in effetti, per indennizzo, una cifra enorme, e la pagarono persino doppiamente perché i legali dell'imprenditore ebreo riuscirono a far passare la tesi che ciascuna torre fosse stata colpita da un aereo diverso, per cui si era trattato di due sinistri diversi che necessitavano il pagamento del premio per ciascuno dei due eventi (e ciascuno di dimensioni stellari).
Quando si dice la fortuna, alle volte.
A proposito, per fortuna il proprietario del terzo edificio, quello caduto senza apparenti motivi oltre ad una fortunata sospetta convenienza, era guardacaso proprio lo stesso imprenditore ebreo che aveva acquistato (in perdita) le torri gemelle, e che avrebbe poi incassato l'indennizzo astronomico dalle assicurazioni.
Fortunato, eh. Ed era certamente una ulteriore grande fortuna che costui, evidentemente un tipo molto lungimirante, come da lui stesso dichiarato, avesse già pronto da alcuni mesi un progetto per rimpiazzare proprio questo terzo edificio crollato forse misteriosamente, ma certo molto opportunamente.
Oh, uno così fortunato è da sposare, eh, beata la moglie.
È poi certamente falso che i lavoratori dei sotterranei del WTC (e in seguito anche alcuni dei primi pompieri e poliziotti soccorritori) abbiano dichiarato e siano addirittura stati feriti da esplosioni avvenute nei sotterranei delle torri prima che fossero colpite dai cosiddetti aerei di linea. Esplosioni che sfortunatamente non sono state riconosciute come eventi realmente accaduti, nelle ricostruzioni ufficiali, e quindi non esistono e se ne parli sei un complottista.
Ed è poi normale che, dopo una intera guerra in Asia, devastazioni e infinite operazioni speciali, il caro e agognato Osama, finalmente rintracciato dalle forze speciali, venisse però ucciso benché dicono fosse disarmato, invece che essere catturato vivo e interrogato fino all'ultima confessione da estirpargli.
Che sfortuna, scappò la mano sul grilletto della task force mandata a prenderlo, e lo ammazzarono, dopotutto mica era all'epoca il cattivo più cattivo di tutti, pieno di segreti e informazioni utili..
E nessuno ebbe nulla da dire sul fatto che il suo corpo, uno o due giorni dopo, fosse poi in fretta e furia buttato in mare a caso invece che mostrarlo al mondo intero come prova della grandezza della collera degli USA, e monito per tutti gli altri cattivi di questo film... ehm, storia.
Inutile precisare che il corpo militare speciale di dodici uomini che lo aveva (presuntamente) catturato, poche settimane dopo, fu sfortunatamente (ma forse molto opportunamente) sterminato interamente dalla caduta dell'elicottero che li stava trasportando.
Anche qui, che sfortuna.
Quel giorno (e negli eventi correlati), si assortirono perfettamente molte grandi fortune e grandi sfortune.
Quasi come se le cose fossero state congegnate. "Quasi come se", è davvero incredibile alle volte quello che, per caso, riesce a succedere nel mondo.
Buon ventunesimo secolo.
Iniziò così.

Giuseppe Salamone - Alessandra Cerreti

 

In un momento in cui le donne al potere stanno facendo danni inestimabili, vedi quella guerrafondaia di Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni, Kaja Kallas, Maia Sandu e compagnia, in Italia abbiamo lei: Alessandra Cerreti.
Alessandra Cerreti è Pubblico Ministero della Direzione distrettuale antimafia di Milano e sta portando avanti la più grande inchiesta contro la mafia dai tempi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Stiamo parlando dell’inchiesta Hydra, che in un solo colpo mette assieme e colpisce Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra romana, tra cui anche il clan Senese, quello coinvolto nella storia della bisteccheria d’Italia dove ci sono in ballo le chat di Delmastro.
A ogni modo, Alessandra Cerreti vive sotto scorta ed è costantemente sotto minacce e intimidazioni. Addirittura oggi viene fuori che l’anno scorso è stata inseguita e "speronata" da un SUV nonostante vi fossero le auto della sua scorta. Oltre al tentativo di sfondamento del vetro della sua auto mentre era parcheggiata all’interno del Palazzo di Giustizia di Milano.
Ecco, Alessandra Cerreti è una delle donne più coraggiose d’Italia e meriterebbe una risonanza mediatica forte anche al fine di proteggerla. Paradossalmente è più conosciuta all’estero che non da noi e questa cosa è davvero allucinante!
A lei, tutta la stima e un forte abbraccio, perché sono queste le persone che davvero lottano per un’Italia migliore!

lunedì 14 settembre 2026

BONINO - Viviana Vivarelli

Certamente i radicali si sono battuti per referendum molto importanti per il nostro Paese anche se questi referendum il partito radicale ci campava. Indubbiamente la spinta che ha dato al divorzio, l'aborto, i diritti dei gay, le condizioni dei carcerati e la depenalizzazione della cannabis o la lotta per l'eutanasia è stato fortissima ma poi il suo comportamento ondivago in Parlamento, il passare da uno schieramento a un altro, il mettersi anche con Berlusconi, le sue posizioni in economia contro i diritti dei lavoratori, la sua difesa del liberismo estremo, le privatizzazioni, il suo odio per i lavoratori e il suo desiderio di abolire lo stato sociale lo mettevano decisamente a destra, completava il tutto la difesa delle guerre americane e la pretesa di voler trasformare l'Italia in un paese capitalista all'americana, dove i lavoratori non hanno diritti, non esiste quasi stato sociale e tutto il potere è dato ai più abbienti; se ci aggiungiamo l'appoggio a tutte le guerre aggressive americane il quadro era completo, cosa che spiega il grande elogio che la destra attuale dà alla Bonino.

Il partito radicale era un partito ibrido che univa diritti sociali che oggi definiremmo di sinistra o anarchici a principi iperliberisti, come la difesa del capitale, le privatizzazioni, le guerre, la schiavizzazione dei lavoratori, l'abolizione dello stato sociale (la Bonino voleva abolire anche il Servizio Sanitario pubblico come voleva abolire i sindacati o i contratti collettivi di lavoro). Per cui era una destra estrema edulcorata dalla difesa di alcuni diritti civili che facevano da foglia di fico a un liberismo economico estremo per cui sono sempre stata d'accordo sui diritti, che la destra non avrebbe mai voluto, ma non lo sono mai stata sulla sua posizione economica di capitalismo estremo che schiacciava crudelmente poveri e lavoratori. Ma la lotta del partito radicale per i diritti civili non si poteva definire nemmeno di sinistra anche perché, al momento del voto, i radicali votarono poi sempre contro la sinistra o si astennero, per cui leggi come quella sul divorzio o sull'aborto o sul divorzio non passarono per il voto dei radicali ma per il voto della sinistra, per cui attribuire queste leggi alla Bonino è sbagliato non solo per i modi ma spesso anche per i tempi perché le vengono attribuite leggi fatte quando lei non era nessuno.
Indubbiamente nel partito radicale hanno contato personaggi intelligenti, molto più di quelli attuali, a partire da Pannella che aveva un riconoscimento europeo, uno spessore politico e delle capacità oratorie che i politici di adesso se li sognano e che venivano riconosciuto e stimato anche dai suoi avversari ma il partito radicale era un partito non popolare ma di élite, per capitalisti.
Quando io ero ragazza, ascoltavo sempre radio radicale per la sua intelligenza ed era finanziato dallo Stato perché trasmetteva, oltre ai discorsi veementi e straripanti di Pannella che duravano anche sei ore, le sedute parlamentari. Ed era interessante sentire in diretta cosa dicevano senza le traduzioni propagandistiche attuali. Comunque nemmeno a quel tempo la Bonino mi è mai piaciuta. È sempre stata esagerata, grezza, aggressiva, con un fondo di cattiveria e di stupidità che Pannella non aveva. Ed era inserita nei salotti bene, confindustriali, che la sostenevano e finanziavano per il suo liberismo spinto nemico dello Stato, dei poveri e dei lavoratori (pensiamo solo al milione e mezzo di euro che le regalò Soros), tanto che alla fine Pannella la buttò fuori dal partito per i suoi eccessi e le sue amicizie altolocate.
Personalmente l'ho sempre trovata volgare, sgraziata, fanatica, esibizionista, egocentrica e cattiva e ho odiato la sua arroganza e la sua presunzione, la sua mancanza di cultura e di civiltà. Il fatto stesso che prendesse somme enormi da Soros, il più grande finanziere del mondo e piacesse ai salotti buoni di Milano, mi disgustava ma mi disgustava anche il suo linguaggio fanatico e violento, il suo smaccato atlantismo, il suo odio contro poveri o lavoratori, il suo desiderio di fare dell'Italia un Paese liberista dove, se ti ammali, muori perché non hai una assicurazione privata sanitaria e dove i senza tetto riempiono le strade e i lavoratori dipendenti rischiano la miseria. Pannella aveva ben altro spessore e alla fine disgustò anche lui che la cacciò dal partito. E che la Bonino fosse finita con Calenda mostra la disinvoltura delle sue alleanze.
Non mi meraviglia che questa destra le dia funerali di Stato, mi addolora che sia morto negli stessi giorni Fabio Mussi, che è stato uno dei personaggi migliori della sinistra italiana, intelligente, colto, fine, equilibrato, appassionato, e che né la tv abbia dato nemmeno notizia della sua morte né che la Schlein ne abbia detto parola.
Ho degli amici radicali e li rispetto, non discuto mai con loro del partito radicale ma sono convinta che molti di loro non vadano oltre alla difesa dei diritti civili e sappiano ben poco del piano ultraliberista del partito, che io personalmente aborrisco. Questo piano è sempre stato, poi, quello di Renzi, che voleva azzerare lo stato sociale, e ha fatto quella mostruosità del job act o voleva abolire il Senato, e il fatto che la Schlein ancora non abbia deciso se tenerlo o no, mi preoccupa non poco e mi spaventa perché mostra il grado di dissoluzione del Pd, così come vederla firmare qualunque atrocità venga comandata dalla von der Leyen sia sull'Ucraina che sulla Russia. Purtroppo sono rimasta a una sinistra ideale, quella di Berlinguer e di Pertini, alla posizione sulla guerra di Gino Strada, ai Beati costruttori di pace, a Flavio Lotti, alla purezza incontaminata di Di Battista, e, poi all'utopia di Casaleggio sulla democrazia diretta, e vedere oggi gente che da destra a sinistra omaggia un personaggio barbaro e rozzo come la Bonino, atlantista, guerrafondaia, ultraliberista, addirittura con funerali di Stato mi addolora e mi dà il mal di stomaco.
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Comunque, per la cronaca, i radicali
- nel 1970 si astennero in Parlamento al momento dell'approvazione della legge sul divorzio
- nel 1978 votarono CONTRO la legge sull'aborto, la 194.
Circa le alleanze,
negli anni '70 – Intese tematiche con la Sinistra (PCI, PSI, Democrazia Proletaria), hanno collaborato principalmente con il Partito Socialista Italiano (PSI)
Anni '80 – Rapporti con il PSI di Craxi e i Verdi
In questa fase il Partito Radicale intesse un dialogo privilegiato con il Partito Socialista di Bettino Craxi (con cui condivideva battaglie garantiste sulla giustizia) e sostenne le prime liste verdi/ecologiste. Nel 1987 Marco Pannella fu persino eletto alla Camera nelle liste del PSI.
1994-1996 – L'alleanza elettorale con Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà). L'intesa portò Emma Bonino a essere nominata Commissario Europeo su indicazione del governo Berlusconi I.
2006 – La "Rosa nel Pugno" con i Socialisti (Centro-sinistra)
Dopo una fase di isolamento elettorale a inizio anni 2000, i Radicali (costituitisi in Radicali Italiani) si allearono con lo SDI (Socialisti Democratici Italiani) di Enrico Boselli per fondare la Rosa nel Pugno, stringendo un'alleanza strutturale con la coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi (L'Unione).
2008 – Inserimento nel Partito Democratico (PD)
Alle elezioni politiche del 2008, a causa della soglia di sbarramento, stringono un accordo con il PD di Walter Veltroni, inserendo i propri candidati (tra cui Emma Bonino e Rita Bernardini) nelle liste democratiche.
2018-Oggi – +Europa e il centro-sinistra moderno
Negli ultimi anni, la componente radicale guidata da Emma Bonino si è strutturata nel partito +Europa, stabilmente alleato con le coalizioni di centro-sinistra e liberalsocialiste in chiave europeista.
Oggi la morte della Bonino è omaggiata dalla destra.
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Riguardo all'Europa:
Anni '70 – Intese tematiche con la Sinistra (PCI, PSI, Democrazia Proletaria)
Durante la stagione delle grandi battaglie per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza), i Radicali hanno collaborato principalmente con il Partito Socialista Italiano (PSI) e con le forze della sinistra laica ed extraparlamentare. Nel 1976 e nel 1979 candidarono ed elessero in Parlamento figure di spicco della sinistra culturale laica e indipendente (come Leonardo Sciascia).
Anni '80 – Rapporti con il PSI di Craxi e i Verdi
In questa fase il Partito Radicale intesse un dialogo privilegiato con il Partito Socialista di Bettino Craxi (con cui condivideva battaglie garantiste sulla giustizia) e sostenne le prime liste verdi/ecologiste. Nel 1987 Marco Pannella fu persino eletto alla Camera nelle liste del PSI.
Sky TG24
1994-1996 – L'alleanza elettorale con Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà)
Con la nascita della Seconda Repubblica, la Lista Pannella fece una svolta liberista in economia e garantista sulla giustizia. Alle elezioni del 1994 stipulò un accordo di desistenza con il centrodestra di Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà) al Nord. L'intesa portò Emma Bonino a essere nominata Commissario Europeo su indicazione del governo Berlusconi I.
Wikipedia
+ 1
2006 – La "Rosa nel Pugno" con i Socialisti (Centro-sinistra)
Dopo una fase di isolamento elettorale a inizio anni 2000, i Radicali (costituitisi in Radicali Italiani) si allearono con lo SDI (Socialisti Democratici Italiani) di Enrico Boselli per fondare la Rosa nel Pugno, stringendo un'alleanza strutturale con la coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi (L'Unione).
2008 – Inserimento nel Partito Democratico (PD)
Alle elezioni politiche del 2008, a causa della soglia di sbarramento, stringono un accordo con il PD di Walter Veltroni, inserendo i propri candidati (tra cui Emma Bonino e Rita Bernardini) nelle liste democratiche.
2018-Oggi – +Europa e il centro-sinistra moderno
Negli ultimi anni, la componente radicale guidata da Emma Bonino si è strutturata nel partito +Europa, stabilmente alleato con le coalizioni di centro-sinistra e liberalsocialiste in chiave europeista.


Senza alcun dubbio è stata un personaggio di spicco, con alcuni meriti, ma il suo maestro la superava: Pannella era il mentore del partito.
cetta

ARMA IL TUO NEMICO. - Marco Travaglio

Chissà quanto si divertono gli sciiti yemeniti Houti a diffondere i video in cui sfilano a bordo di blindati Mrac made in Usa e mezzi leggeri targati Emirati dopo aver occupato roccaforti e porti sauditi, strozzando l’oleodotto che doveva bypassare lo Stretto di Hormuz.

L’Occidente li chiama “ribelli” e “pirati in ciabatte”
anche se combattono con l’Ia dell’americana Anthropic. E, come scrive Francesco Vignarca sul manifesto, capita ormai in tutte le guerre di Usa&C. che il nemico usi contro di loro armi fabbricate da loro e fornite agli amici prima di finire fuori controllo: o perché gli amici diventano nemici, o perché gli amici perdono le guerre e abbandonano mezzi e armamenti alla mercé dei vincitori. Lo Yemen, diviso fra il Nord controllato dagli Houthi e il Sud in mano al regime filosaudita, è da anni teatro e vittima di una guerra per procura fra Riad (con dietro l’Occidente) e Iran.
E, siccome oggi le guerre si sa quando iniziano ma non quando finiscono (tendenzialmente mai), lo sterminio israeliano a Gaza e la guerra di Netanyahu-Trump a Teheran hanno riattivato, rilegittimato e ringalluzzito gli Houthi, che bloccano i traffici nel mar Rosso mentre l’Iran paralizza Hormuz.

Già nel 2015, sotto Obama, il Pentagono ammise di non avere più notizie di aiuti militari forniti al regime yemenita per oltre mezzo miliardo di dollari: erano finiti agli Houthi e al Qaeda.
Del resto gli Usa, che avevano riempito di armi gli afghani contro l’Armata Rossa negli anni 80, se le videro poi puntare contro nel 2001, quando i buoni mujaheddin diventarono i cattivi talebani. Idem in Iraq, dove le armi fornite dall’Occidente all’amico sunnita Saddam per combattere i cattivi sciiti iraniani furono poi usate dai sunniti dell’Isis contro gli Usa e i loro neoalleati sciiti iraniani tornati buoni (e ora di nuovi cattivi);
e anche i nostri Carabinieri si ritrovarono sotto il fuoco incrociato di pistole Beretta made in Italy.

Il prossimo paradosso, almeno per chi non conosce le dinamiche della guerra, lo vivremo nell’Ucraina che da 13 anni la Nato riempie di armi, scordandosi ciò che accadde dopo l’indipendenza del 1991, quando Kiev dovette restituire alla Russia l’arsenale militare (e anche atomico)
che aveva in prestito: politici e oligarchi ucraini corrotti si rivendettero enormi quantità di armamenti al mercato nero, dall’Africa ai Balcani.

Nei prossimi mesi, se e quando scatterà il cessate il fuoco, sarà ben difficile far tacere le armi e riprenderci quelle gentilmente offerte alla “resistenza”, visto che una buona parte è già passata nelle mani di milizie mercenarie, mafie internazionali e bande terroristiche.

Che le punteranno addosso a chi pensava di armare l’amico e invece, come al solito, si preparava a spararsi nei piedi.

F.Q. 14 settembre

https://www.facebook.com/photo/?fbid=3517444881770587&set=a.465946793587093

Noi occidentali ci crediamo lungimiranti, oltre che intelligenti, ma, come sempre succede, chi si loda, s'imbroda... 
cetta

domenica 13 settembre 2026

MI TELEFONI O NO? - Marco Travaglio

 

L’insistenza con cui Zelensky continua a chiedere un incontro con Putin conferma ciò che sappiamo, cioè chi sta vincendo la guerra e chi la sta perdendo.
La situazione per l’Ucraina, sul fronte bellico, finanziario e sociale, è sempre più drammatica, anche perché si avvicina il quinto inverno di guerra. E per la prima volta lo è anche per Zelensky. Ciò che bisogna capire è cosa pensa di ricavare costui da un faccia a faccia col nemico, a parte imbucarsi al G20: una rilegittimazione elettorale prima che Trump, Xi e Putin s’incontrino in quella che qualcuno ha già descritto come la nuova Yalta per le zone d’influenza delle tre potenze mondiali (che rilegittimerebbe Putin e delegittimerebbe lui), o una soluzione del conflitto prima del tracollo delle ultime roccaforti in Donetsk?
Nel primo caso, Putin avrebbe tutto l’interesse a prolungare l’attesa di Zelensky per rosolarlo un altro po’.
Nel secondo potrebbe andare a vedere, ma non subito: solo dopo incontri preparatori fra sherpa, magari con la mediazione Usa senza gli euro-velleitari.
I vertici fra presidenti non servono a nulla, se prima non c’è un’intesa sulle questioni di fondo. Che, per la Russia, sono sempre le stesse da quattro anni: cioè da quando Kiev mollò il tavolo di Istanbul che aveva sciolto quasi tutti i nodi e spinse Mosca all’opzione militare come l’unica possibile per ottenere le regioni russofone, la neutralità e la demilitarizzazione di Kiev. Le regioni russofone sono quasi del tutto occupate.
La neutralità è acquisita: nessuno, a parte qualche parolaio come Rutte, ipotizza più che Kiev entri nella Nato (e pochi credono che entrerà nell’Ue).
Resta la demilitarizzazione, che i russi perseguono bombardando industrie militari, porti sul Mar Nero e navi con gli armamenti europei e lasciando affluire nell’imbuto letale del Donbass più soldati ucraini possibile (perciò i ponti sul Dnepr restano in piedi). Un anno fa l’intesa Trump-Putin in Alaska prevedeva una drastica riduzione della forza militare ucraina.
L’Ue si mise di traverso, illudendo Kiev di poter finanziare e armare da sola la guerra infinita. Ma erano promesse da marinaio: soldi e armi sono quasi finiti e l’Ucraina un altro inverno di guerra rischia di non poterselo permettere.
Se Zelensky e Ue l’hanno capito, faranno a Putin un’offerta che non possa rifiutare: non su qualche metro in più o in meno di terra, ma su un’Ucraina futura che non sia più vista come una minaccia da Mosca.
Poi un vertice Zelensky-Putin, magari con Trump, potrà sancire l’accordo. Se non l’hanno capito, condanneranno l’Ucraina a morte.
Che poi è la sola cosa che sanno fare.