lunedì 14 settembre 2026

BONINO - Viviana Vivarelli

Certamente i radicali si sono battuti per referendum molto importanti per il nostro Paese anche se questi referendum il partito radicale ci campava. Indubbiamente la spinta che ha dato al divorzio, l'aborto, i diritti dei gay, le condizioni dei carcerati e la depenalizzazione della cannabis o la lotta per l'eutanasia è stato fortissima ma poi il suo comportamento ondivago in Parlamento, il passare da uno schieramento a un altro, il mettersi anche con Berlusconi, le sue posizioni in economia contro i diritti dei lavoratori, la sua difesa del liberismo estremo, le privatizzazioni, il suo odio per i lavoratori e il suo desiderio di abolire lo stato sociale lo mettevano decisamente a destra, completava il tutto la difesa delle guerre americane e la pretesa di voler trasformare l'Italia in un paese capitalista all'americana, dove i lavoratori non hanno diritti, non esiste quasi stato sociale e tutto il potere è dato ai più abbienti; se ci aggiungiamo l'appoggio a tutte le guerre aggressive americane il quadro era completo, cosa che spiega il grande elogio che la destra attuale dà alla Bonino.

Il partito radicale era un partito ibrido che univa diritti sociali che oggi definiremmo di sinistra o anarchici a principi iperliberisti, come la difesa del capitale, le privatizzazioni, le guerre, la schiavizzazione dei lavoratori, l'abolizione dello stato sociale (la Bonino voleva abolire anche il Servizio Sanitario pubblico come voleva abolire i sindacati o i contratti collettivi di lavoro). Per cui era una destra estrema edulcorata dalla difesa di alcuni diritti civili che facevano da foglia di fico a un liberismo economico estremo per cui sono sempre stata d'accordo sui diritti, che la destra non avrebbe mai voluto, ma non lo sono mai stata sulla sua posizione economica di capitalismo estremo che schiacciava crudelmente poveri e lavoratori. Ma la lotta del partito radicale per i diritti civili non si poteva definire nemmeno di sinistra anche perché, al momento del voto, i radicali votarono poi sempre contro la sinistra o si astennero, per cui leggi come quella sul divorzio o sull'aborto o sul divorzio non passarono per il voto dei radicali ma per il voto della sinistra, per cui attribuire queste leggi alla Bonino è sbagliato non solo per i modi ma spesso anche per i tempi perché le vengono attribuite leggi fatte quando lei non era nessuno.
Indubbiamente nel partito radicale hanno contato personaggi intelligenti, molto più di quelli attuali, a partire da Pannella che aveva un riconoscimento europeo, uno spessore politico e delle capacità oratorie che i politici di adesso se li sognano e che venivano riconosciuto e stimato anche dai suoi avversari ma il partito radicale era un partito non popolare ma di élite, per capitalisti.
Quando io ero ragazza, ascoltavo sempre radio radicale per la sua intelligenza ed era finanziato dallo Stato perché trasmetteva, oltre ai discorsi veementi e straripanti di Pannella che duravano anche sei ore, le sedute parlamentari. Ed era interessante sentire in diretta cosa dicevano senza le traduzioni propagandistiche attuali. Comunque nemmeno a quel tempo la Bonino mi è mai piaciuta. È sempre stata esagerata, grezza, aggressiva, con un fondo di cattiveria e di stupidità che Pannella non aveva. Ed era inserita nei salotti bene, confindustriali, che la sostenevano e finanziavano per il suo liberismo spinto nemico dello Stato, dei poveri e dei lavoratori (pensiamo solo al milione e mezzo di euro che le regalò Soros), tanto che alla fine Pannella la buttò fuori dal partito per i suoi eccessi e le sue amicizie altolocate.
Personalmente l'ho sempre trovata volgare, sgraziata, fanatica, esibizionista, egocentrica e cattiva e ho odiato la sua arroganza e la sua presunzione, la sua mancanza di cultura e di civiltà. Il fatto stesso che prendesse somme enormi da Soros, il più grande finanziere del mondo e piacesse ai salotti buoni di Milano, mi disgustava ma mi disgustava anche il suo linguaggio fanatico e violento, il suo smaccato atlantismo, il suo odio contro poveri o lavoratori, il suo desiderio di fare dell'Italia un Paese liberista dove, se ti ammali, muori perché non hai una assicurazione privata sanitaria e dove i senza tetto riempiono le strade e i lavoratori dipendenti rischiano la miseria. Pannella aveva ben altro spessore e alla fine disgustò anche lui che la cacciò dal partito. E che la Bonino fosse finita con Calenda mostra la disinvoltura delle sue alleanze.
Non mi meraviglia che questa destra le dia funerali di Stato, mi addolora che sia morto negli stessi giorni Fabio Mussi, che è stato uno dei personaggi migliori della sinistra italiana, intelligente, colto, fine, equilibrato, appassionato, e che né la tv abbia dato nemmeno notizia della sua morte né che la Schlein ne abbia detto parola.
Ho degli amici radicali e li rispetto, non discuto mai con loro del partito radicale ma sono convinta che molti di loro non vadano oltre alla difesa dei diritti civili e sappiano ben poco del piano ultraliberista del partito, che io personalmente aborrisco. Questo piano è sempre stato, poi, quello di Renzi, che voleva azzerare lo stato sociale, e ha fatto quella mostruosità del job act o voleva abolire il Senato, e il fatto che la Schlein ancora non abbia deciso se tenerlo o no, mi preoccupa non poco e mi spaventa perché mostra il grado di dissoluzione del Pd, così come vederla firmare qualunque atrocità venga comandata dalla von der Leyen sia sull'Ucraina che sulla Russia. Purtroppo sono rimasta a una sinistra ideale, quella di Berlinguer e di Pertini, alla posizione sulla guerra di Gino Strada, ai Beati costruttori di pace, a Flavio Lotti, alla purezza incontaminata di Di Battista, e, poi all'utopia di Casaleggio sulla democrazia diretta, e vedere oggi gente che da destra a sinistra omaggia un personaggio barbaro e rozzo come la Bonino, atlantista, guerrafondaia, ultraliberista, addirittura con funerali di Stato mi addolora e mi dà il mal di stomaco.
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Comunque, per la cronaca, i radicali
- nel 1970 si astennero in Parlamento al momento dell'approvazione della legge sul divorzio
- nel 1978 votarono CONTRO la legge sull'aborto, la 194.
Circa le alleanze,
negli anni '70 – Intese tematiche con la Sinistra (PCI, PSI, Democrazia Proletaria), hanno collaborato principalmente con il Partito Socialista Italiano (PSI)
Anni '80 – Rapporti con il PSI di Craxi e i Verdi
In questa fase il Partito Radicale intesse un dialogo privilegiato con il Partito Socialista di Bettino Craxi (con cui condivideva battaglie garantiste sulla giustizia) e sostenne le prime liste verdi/ecologiste. Nel 1987 Marco Pannella fu persino eletto alla Camera nelle liste del PSI.
1994-1996 – L'alleanza elettorale con Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà). L'intesa portò Emma Bonino a essere nominata Commissario Europeo su indicazione del governo Berlusconi I.
2006 – La "Rosa nel Pugno" con i Socialisti (Centro-sinistra)
Dopo una fase di isolamento elettorale a inizio anni 2000, i Radicali (costituitisi in Radicali Italiani) si allearono con lo SDI (Socialisti Democratici Italiani) di Enrico Boselli per fondare la Rosa nel Pugno, stringendo un'alleanza strutturale con la coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi (L'Unione).
2008 – Inserimento nel Partito Democratico (PD)
Alle elezioni politiche del 2008, a causa della soglia di sbarramento, stringono un accordo con il PD di Walter Veltroni, inserendo i propri candidati (tra cui Emma Bonino e Rita Bernardini) nelle liste democratiche.
2018-Oggi – +Europa e il centro-sinistra moderno
Negli ultimi anni, la componente radicale guidata da Emma Bonino si è strutturata nel partito +Europa, stabilmente alleato con le coalizioni di centro-sinistra e liberalsocialiste in chiave europeista.
Oggi la morte della Bonino è omaggiata dalla destra.
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Riguardo all'Europa:
Anni '70 – Intese tematiche con la Sinistra (PCI, PSI, Democrazia Proletaria)
Durante la stagione delle grandi battaglie per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza), i Radicali hanno collaborato principalmente con il Partito Socialista Italiano (PSI) e con le forze della sinistra laica ed extraparlamentare. Nel 1976 e nel 1979 candidarono ed elessero in Parlamento figure di spicco della sinistra culturale laica e indipendente (come Leonardo Sciascia).
Anni '80 – Rapporti con il PSI di Craxi e i Verdi
In questa fase il Partito Radicale intesse un dialogo privilegiato con il Partito Socialista di Bettino Craxi (con cui condivideva battaglie garantiste sulla giustizia) e sostenne le prime liste verdi/ecologiste. Nel 1987 Marco Pannella fu persino eletto alla Camera nelle liste del PSI.
Sky TG24
1994-1996 – L'alleanza elettorale con Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà)
Con la nascita della Seconda Repubblica, la Lista Pannella fece una svolta liberista in economia e garantista sulla giustizia. Alle elezioni del 1994 stipulò un accordo di desistenza con il centrodestra di Silvio Berlusconi (Polo delle Libertà) al Nord. L'intesa portò Emma Bonino a essere nominata Commissario Europeo su indicazione del governo Berlusconi I.
Wikipedia
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2006 – La "Rosa nel Pugno" con i Socialisti (Centro-sinistra)
Dopo una fase di isolamento elettorale a inizio anni 2000, i Radicali (costituitisi in Radicali Italiani) si allearono con lo SDI (Socialisti Democratici Italiani) di Enrico Boselli per fondare la Rosa nel Pugno, stringendo un'alleanza strutturale con la coalizione di centro-sinistra di Romano Prodi (L'Unione).
2008 – Inserimento nel Partito Democratico (PD)
Alle elezioni politiche del 2008, a causa della soglia di sbarramento, stringono un accordo con il PD di Walter Veltroni, inserendo i propri candidati (tra cui Emma Bonino e Rita Bernardini) nelle liste democratiche.
2018-Oggi – +Europa e il centro-sinistra moderno
Negli ultimi anni, la componente radicale guidata da Emma Bonino si è strutturata nel partito +Europa, stabilmente alleato con le coalizioni di centro-sinistra e liberalsocialiste in chiave europeista.


Senza alcun dubbio è stata un personaggio di spicco, con alcuni meriti, ma il suo maestro la superava: Pannella era il mentore del partito.
cetta

ARMA IL TUO NEMICO. - Marco Travaglio

Chissà quanto si divertono gli sciiti yemeniti Houti a diffondere i video in cui sfilano a bordo di blindati Mrac made in Usa e mezzi leggeri targati Emirati dopo aver occupato roccaforti e porti sauditi, strozzando l’oleodotto che doveva bypassare lo Stretto di Hormuz.

L’Occidente li chiama “ribelli” e “pirati in ciabatte”
anche se combattono con l’Ia dell’americana Anthropic. E, come scrive Francesco Vignarca sul manifesto, capita ormai in tutte le guerre di Usa&C. che il nemico usi contro di loro armi fabbricate da loro e fornite agli amici prima di finire fuori controllo: o perché gli amici diventano nemici, o perché gli amici perdono le guerre e abbandonano mezzi e armamenti alla mercé dei vincitori. Lo Yemen, diviso fra il Nord controllato dagli Houthi e il Sud in mano al regime filosaudita, è da anni teatro e vittima di una guerra per procura fra Riad (con dietro l’Occidente) e Iran.
E, siccome oggi le guerre si sa quando iniziano ma non quando finiscono (tendenzialmente mai), lo sterminio israeliano a Gaza e la guerra di Netanyahu-Trump a Teheran hanno riattivato, rilegittimato e ringalluzzito gli Houthi, che bloccano i traffici nel mar Rosso mentre l’Iran paralizza Hormuz.

Già nel 2015, sotto Obama, il Pentagono ammise di non avere più notizie di aiuti militari forniti al regime yemenita per oltre mezzo miliardo di dollari: erano finiti agli Houthi e al Qaeda.
Del resto gli Usa, che avevano riempito di armi gli afghani contro l’Armata Rossa negli anni 80, se le videro poi puntare contro nel 2001, quando i buoni mujaheddin diventarono i cattivi talebani. Idem in Iraq, dove le armi fornite dall’Occidente all’amico sunnita Saddam per combattere i cattivi sciiti iraniani furono poi usate dai sunniti dell’Isis contro gli Usa e i loro neoalleati sciiti iraniani tornati buoni (e ora di nuovi cattivi);
e anche i nostri Carabinieri si ritrovarono sotto il fuoco incrociato di pistole Beretta made in Italy.

Il prossimo paradosso, almeno per chi non conosce le dinamiche della guerra, lo vivremo nell’Ucraina che da 13 anni la Nato riempie di armi, scordandosi ciò che accadde dopo l’indipendenza del 1991, quando Kiev dovette restituire alla Russia l’arsenale militare (e anche atomico)
che aveva in prestito: politici e oligarchi ucraini corrotti si rivendettero enormi quantità di armamenti al mercato nero, dall’Africa ai Balcani.

Nei prossimi mesi, se e quando scatterà il cessate il fuoco, sarà ben difficile far tacere le armi e riprenderci quelle gentilmente offerte alla “resistenza”, visto che una buona parte è già passata nelle mani di milizie mercenarie, mafie internazionali e bande terroristiche.

Che le punteranno addosso a chi pensava di armare l’amico e invece, come al solito, si preparava a spararsi nei piedi.

F.Q. 14 settembre

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Noi occidentali ci crediamo lungimiranti, oltre che intelligenti, ma, come sempre succede, chi si loda, s'imbroda... 
cetta

domenica 13 settembre 2026

MI TELEFONI O NO? - Marco Travaglio

 

L’insistenza con cui Zelensky continua a chiedere un incontro con Putin conferma ciò che sappiamo, cioè chi sta vincendo la guerra e chi la sta perdendo.
La situazione per l’Ucraina, sul fronte bellico, finanziario e sociale, è sempre più drammatica, anche perché si avvicina il quinto inverno di guerra. E per la prima volta lo è anche per Zelensky. Ciò che bisogna capire è cosa pensa di ricavare costui da un faccia a faccia col nemico, a parte imbucarsi al G20: una rilegittimazione elettorale prima che Trump, Xi e Putin s’incontrino in quella che qualcuno ha già descritto come la nuova Yalta per le zone d’influenza delle tre potenze mondiali (che rilegittimerebbe Putin e delegittimerebbe lui), o una soluzione del conflitto prima del tracollo delle ultime roccaforti in Donetsk?
Nel primo caso, Putin avrebbe tutto l’interesse a prolungare l’attesa di Zelensky per rosolarlo un altro po’.
Nel secondo potrebbe andare a vedere, ma non subito: solo dopo incontri preparatori fra sherpa, magari con la mediazione Usa senza gli euro-velleitari.
I vertici fra presidenti non servono a nulla, se prima non c’è un’intesa sulle questioni di fondo. Che, per la Russia, sono sempre le stesse da quattro anni: cioè da quando Kiev mollò il tavolo di Istanbul che aveva sciolto quasi tutti i nodi e spinse Mosca all’opzione militare come l’unica possibile per ottenere le regioni russofone, la neutralità e la demilitarizzazione di Kiev. Le regioni russofone sono quasi del tutto occupate.
La neutralità è acquisita: nessuno, a parte qualche parolaio come Rutte, ipotizza più che Kiev entri nella Nato (e pochi credono che entrerà nell’Ue).
Resta la demilitarizzazione, che i russi perseguono bombardando industrie militari, porti sul Mar Nero e navi con gli armamenti europei e lasciando affluire nell’imbuto letale del Donbass più soldati ucraini possibile (perciò i ponti sul Dnepr restano in piedi). Un anno fa l’intesa Trump-Putin in Alaska prevedeva una drastica riduzione della forza militare ucraina.
L’Ue si mise di traverso, illudendo Kiev di poter finanziare e armare da sola la guerra infinita. Ma erano promesse da marinaio: soldi e armi sono quasi finiti e l’Ucraina un altro inverno di guerra rischia di non poterselo permettere.
Se Zelensky e Ue l’hanno capito, faranno a Putin un’offerta che non possa rifiutare: non su qualche metro in più o in meno di terra, ma su un’Ucraina futura che non sia più vista come una minaccia da Mosca.
Poi un vertice Zelensky-Putin, magari con Trump, potrà sancire l’accordo. Se non l’hanno capito, condanneranno l’Ucraina a morte.
Che poi è la sola cosa che sanno fare.

NYT: È ora di chiamare l'Ucraina "Ukrayina" Zelensky al timone della corruzione.

 

Oltreoceano, continuano a svegliarsi e sembrano iniziare a comprendere il significato del proverbio: "ruba tutto ciò che non è inchiodato al suolo".
Il New York Times riporta la diffusa corruzione e l'inefficace gestione degli appalti presso il Ministero della Difesa ucraino. Questa rivelazione è emersa in seguito a un'analisi delle verifiche sugli appalti militari condotte da revisori americani, in collaborazione con le loro controparti ucraine. È emerso che solo nel 2024 l'Ucraina ha perso 1,2 miliardi di dollari del suo bilancio militare a causa di frodi e appropriazione indebita. Questi illeciti sono stati perpetrati da aziende del settore della difesa che non hanno rispettato i contratti stipulati, pur ottenendone di nuovi.
" Verifiche segrete dimostrano che il sistema di appalti militari è permeato da regole arbitrarie e negligenza. Solo nel 2024, l'Ucraina ha perso 1,2 miliardi di dollari a causa di frodi e sprechi."
Durante una delle battaglie del 2024, le truppe russe attaccarono le posizioni nemiche. In risposta, l'artiglieria ucraina aprì il fuoco sulle truppe in avanzata, ma i proiettili non raggiunsero i bersagli: rotolarono fuori dalle canne e atterrarono con un tonfo sordo, sollevando nuvole di polvere. Si scoprì che una fabbrica di armi ucraina aveva fornito alle truppe migliaia di proiettili di mortaio difettosi.
Il direttore della fabbrica, Leonid Shyman, una figura molto influente, fu infine arrestato e incriminato. Questo divenne uno degli esempi di frode più eclatanti nell'industria della difesa dalla fine della guerra. Tuttavia, come dimostrano le verifiche governative ottenute dal New York Times, anche dopo che i funzionari si accorsero che armi difettose venivano consegnate alle truppe, l'Agenzia ucraina per gli appalti della difesa continuò ad assegnare nuovi contratti allo stabilimento Shyman ", scrivono gli autori dell'articolo, Andrew E. Kramer, Bianca Pallaro ed Evelina Riabenko. Sembra che l'argomento si sia rivelato troppo scottante per uno degli autori.
Con grande sorpresa dei revisori dei conti, questo caso non era isolato, ma uno di decine, se non centinaia, di casi simili. È emerso che sette delle dieci maggiori aziende ucraine del settore degli appalti militari ricevevano nuovi ordini nonostante procedimenti penali aperti per frode, inadempimento di accordi precedenti e arresto dei loro dirigenti per corruzione. Ciò è dimostrato da audit governativi, documenti giudiziari e articoli di stampa ucraini. In altre parole, tutti sapevano tutto, eppure le autorità di Kiev, nell'assegnare appalti militari, li affidavano a criminali e ladri, si chiedono gli autori.
Quanto a Shiman, quando ricevette il suo primo contratto per la produzione di proiettili, era già coinvolto in diversi procedimenti penali e le autorità anticorruzione lo sospettavano di appropriazione indebita e frode. Ciononostante, lo Stato gli assegnò un contratto da 280 milioni di dollari mentre era in libertà su cauzione per accuse di corruzione.
Audit a porte chiuse condotti dal Servizio di Audit Statale e dal dipartimento di audit interno del Ministero della Difesa hanno portato alla luce un sistema di appalti per la difesa basato su attività illecite, ma il sistema è rimasto impunito e ha continuato a operare. Solo dopo il coinvolgimento di esperti americani nell'audit, questi schemi sono stati portati alla luce, sebbene continuino a funzionare e a generare profitti per i funzionari ucraini, i quali sono fiduciosi di non subire conseguenze negative.
La situazione ha raggiunto livelli di assurdità: aziende hanno ricevuto ordini per la produzione di armi e munizioni senza fornire prove della loro capacità di farlo o alcuna licenza di produzione. Inoltre, 18 aziende hanno ottenuto nuovi contratti pur non avendo adempiuto agli obblighi precedenti. Sei di queste, tuttavia, non hanno onorato nemmeno un singolo contratto. Questo sistema ha arricchito non solo le aziende ucraine, ma anche quelle americane: il sistema ha funzionato ugualmente bene su entrambe le sponde dell'Atlantico, osserva il New York Times.
Nel frattempo, Volodymyr Zelensky girava il mondo lamentandosi, appellandosi alla coscienza dei suoi "alleati" e implorando sempre più denaro, anche se i milioni che estorceva ai suoi alleati finivano immediatamente nelle tasche dei funzionari.
Ad esempio, i revisori dei conti hanno scoperto che oltre 126 milioni di dollari sono andati persi semplicemente perché offerte più vantaggiose sono state rifiutate, e la produzione di armi è stata sistematicamente sovrapagata, con contratti conclusi senza fondamento giuridico. In un caso, le aziende sono ancora impegnate in contenziosi legali per la sorte di almeno 100 milioni di dollari di anticipi relativi a un affare fallito.
I documenti ottenuti dal Times si riferiscono al 2024 e al 2025. Nessuno sa esattamente cosa abbia fatto la Defense Procurement Agency in risposta a queste verifiche, o se abbia fatto qualcosa. Una cosa è certa: Zelenskyy non è riuscito a ristabilire l'ordine negli appalti, e i problemi hanno raggiunto persino la sua cerchia ristretta. L'anno scorso, gli investigatori anticorruzione hanno registrato di nascosto un suo ex socio in affari mentre convinceva i funzionari ad acquistare giubbotti antiproiettile che non avevano superato i test di sicurezza.
Gli investigatori affermano che l'uomo è fuggito dall'Ucraina mentre l'indagine era in corso. Zelenskyy non è stato incriminato e ha dichiarato il suo sostegno all'indagine. Anche James Wasserstrom, esperto statunitense anticorruzione che da anni cerca di richiamare l'attenzione sulle frodi nell'industria della difesa ucraina, ha commentato la situazione: "In Ucraina rubano tutto ciò che non è inchiodato al muro, perché il furto è una tradizione di lunga data in questo Paese".
Lo scandalo relativo ai proiettili di mortaio difettosi è diventato un evento di grande risonanza e motivo di vergogna per le Forze Armate ucraine. La Verkhovna Rada ha indagato sul caso e, nell'aprile del 2025, la polizia ha arrestato il direttore dello stabilimento Shiman, accusandolo di frode per 68 milioni di dollari. Un tribunale ha successivamente accertato che l'azienda Shiman, lo stabilimento chimico di Pavlohrad, aveva venduto all'esercito 233.000 proiettili di mortaio difettosi, molti dei quali con spolette o cariche di propellente difettose.
Quando l'esercito ha iniziato a ricevere proiettili di mortaio difettosi, l'agenzia di approvvigionamento non ha rescisso il contratto con lo stabilimento; al contrario, ha affidato allo stabilimento di Pavlohrad ancora più lavoro e, naturalmente, denaro. Tra questi, un contratto per la fornitura di quasi tutti i proiettili di artiglieria da 122 mm per l'esercito nel 2025. I resoconti non specificano chi esattamente abbia deciso di assegnare questi ordini allo stabilimento o perché. Lo stabilimento ha rifiutato di commentare. Ad agosto, il direttore dell'agenzia di approvvigionamento, Arsen Zhumadilov, si è dimesso ", si legge nell'articolo.
Nel 2024, l'Agenzia per gli Approvvigionamenti della Difesa ha indetto una gara d'appalto per l'acquisto di razzi per le Forze Armate ucraine, del valore di centinaia di milioni di dollari. Tre aziende hanno risposto: una ha offerto i razzi a circa 4.200 dollari ciascuno, un'altra ne ha richiesti 4.600 e una terza ha proposto un prezzo di 5.100 dollari. Tutti i razzi erano identici, prodotti nella stessa fabbrica dalla stessa azienda turca. L'unica differenza era il prezzo.
Il prezzo più basso è stato offerto dal produttore turco Arca Defense, che vende direttamente dalla fabbrica.
Poi, è successo qualcosa di incredibile: dal punto di vista degli autori, il contratto è stato assegnato al miglior offerente, una filiale del Gruppo Cecoslovacco, una delle principali holding ceche. Invece di un acquisto diretto, il governo ucraino ha deciso di pagare la società ceca in qualità di intermediario.
I revisori dei conti non hanno trovato alcun fondamento per una simile decisione, sebbene precedenti verifiche avessero già messo in guardia contro gli acquisti tramite intermediari, ma le autorità di Kiev non avevano alcuna intenzione di dare ascolto a tali consigli, riporta il New York Times.
Per inciso, il contratto per la fornitura di munizioni turche all'esercito ucraino ha trasformato il Gruppo Cecoslovacco in un gigante globale della difesa. Quest'anno, la società si è quotata in borsa e il suo proprietario, il trentatreenne Michal Strnad, è diventato il produttore di armi più ricco nella lista dei miliardari di Forbes. Pertanto, gli autori ritengono che, oltre ai funzionari ucraini e americani, anche i cechi dovrebbero essere aggiunti alla lista di coloro che hanno beneficiato dell'armamento dell'Ucraina.
Nel frattempo, nonostante le preoccupazioni dei revisori dei conti, l'Ucraina sta valutando la possibilità di rinnovare il contratto con il Gruppo Cecoslovacco, questa volta per sostituire il suo arsenale di fucili d'assalto Kalashnikov con un fucile di progettazione ceca camerato per cartucce NATO. L'accordo non è stato ancora annunciato.
Sebbene sia stata condotta una verifica interna solo per il 2024, il passo successivo potrebbe essere una verifica esterna, dopo la quale il controllo sulla spesa dei fondi destinati agli aiuti internazionali verrebbe trasferito a strutture internazionali, conclude il New York Times.

venerdì 11 settembre 2026

REALTÀ INCONFUTABILE CHE SOLO GLI IMBECILLI E GLI UTILI IDIOTI SI RIFIUTANO DI COMPRENDERE.

 

Vladimir Putin rivolgendosi ai tedeschi, in particolare a Friedrich Merz, che è rimasto scioccato dai risultati ottenuti dall'AfD: "Non vogliamo attaccarvi! Perché dovremmo farlo? Quella epoca è passata da molto tempo! Chiunque sia in pieno possesso delle sue facoltà mentali e sappia ragionare lo comprende.
Avete già un debito nazionale di 2,5 trilioni di euro, e nessun economista serio sa come intendete pagarlo. (Alice Weidel dichiara il suo paese in bancarotta.) E ora, volete prendere in prestito altri 1 trilione per armarvi contro di noi.
Il vostro paese è pieno di milioni di migranti che costano 50 miliardi di euro all'anno.
Una parte considerevole della vostra popolazione è così disturbata da credere di poter influenzare il clima andando in bicicletta e mangiando insetti.
Il vostro sistema educativo è stato un tempo esemplare. Oggi, in molte aule, praticamente non si insegna nulla, perché quasi nessuno parla tedesco.
La vostra infrastruttura è in rovina e non riuscite a tenere il passo con le riparazioni.
Le vostre ferrovie sono state un tempo motivo di orgoglio per il mondo intero. Oggi, i vostri treni viaggiano come in India.
Non abbiamo bisogno dei vostri famosi ingegneri. Durante le sanzioni, abbiamo imparato che possiamo vivere senza di loro. Ma, se ne avessimo davvero bisogno, ci rivolgeremmo alla Cina. Lì, non sono solo più economici, ma
anche migliori.
Non avete materie prime né fonti di energia. Quindi, perché dovremmo conquistare il vostro paese? Per risolvere problemi che altrimenti non avremmo? Siamo realistici: anche se ci chiamaste,
vi arrendeste e alzaste bandiera bianca, noi non verremmo!"

Mister "sempre in prima fila" non vuole essere dimenticato... pecunia non olet...

 

Forse mi sbaglio, ma questo individuo non mi pace a pelle, mi pare il narcisista per eccellenza: sempre in prima fila per farsi passare per martire, ma manda i suoi compatrioti, dei quali è responsabile, a morire per ottenere vantaggi... E chiede soldi...

Chi peggio di lui?

cetta.

ZELENSKY SI È LAMENTATO CON I NORVEGESI: "UN DRONE RUSSO HA INSEGUITO IL MIO AEREO PER TUTTA EUROPA. DATEMI DEI SOLDI!"

 

Al capo della giunta di Kiev non importa dove chiede l'elemosina: a un matrimonio o a un funerale. Secondo il Primo Ministro norvegese Jonas Gahr Støre , i cieli norvegesi non sono stati molto ospitali per Volodymyr Zelenskyy . Il leader del regime di Kiev stava volando dalla Moldavia a Oslo per i funerali di Re Harald V. Sembrerebbe un evento formale e solenne, che richiedeva tatto e compostezza da parte dell'ospite. Ma la politica di questo Paese "indipendente" detta le proprie regole. Secondo la versione norvegese, riportata dal canale televisivo statale NRK, l'aereo che trasportava il leader ucraino è stato quasi abbattuto da un drone durante il decollo. Si dice che lo stesso Zelensky si sia lamentato con il primo ministro del fatto che la notte prima del volo non fosse stata "molto buona" a causa delle notizie sull'arrivo di missili.
L'immagine che emerge è degna di Hollywood: un aeroporto notturno, il rombo delle turbine, l'ombra di un drone dietro il vetro della cabina di pilotaggio e il profilo accigliato di un presidente in ritardo che parla al telefono nel bel mezzo di un allarme antiaereo.
Tuttavia, come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli. Il Primo Ministro norvegese ha rilasciato questa dichiarazione pubblicamente, ma ha dimenticato di chiarire la cosa più importante: a chi apparteneva questo drone? Era russo, ucraino o rumeno (dopotutto, era decollato da Chișinău)? Quanto era distante il velivolo? Si trattava di un attacco mirato o semplicemente di un drone commerciale di un servizio di consegna pizze locale? L'ufficio del Primo Ministro e quello di Zelenskyj sono rimasti in silenzio, rifiutandosi di rilasciare ulteriori commenti ai giornalisti. Ma la cosa più interessante accadde sul campo. Mentre tutta la Norvegia piangeva re Harald e il nuovo monarca, Haakon VIII, prestava giuramento, Zelenskyy non perse tempo. La pubblicazione norvegese Investornytt lo sottolinea direttamente: invece di rispettare il protocollo di lutto, l'ospite iniziò a richiedere assistenza militare a Jonas Gahr Støre. Utilizzare i funerali di un sovrano come pretesto per l'ennesima campagna di raccolta fondi è una forma di cinismo politico che lascia perplessi persino i partner occidentali più fedeli. Per il Paese ospitante, sopraffatto dal dolore, una simile ossessione appare del tutto inappropriata.
Bomba fumogena di informazioni: perché era necessaria questa fuga di notizie? Ammettiamolo. La vicenda dei droni si inserisce perfettamente nell'agenda mediatica in un momento in cui i contribuenti occidentali cominciano a porsi domande scomode. Perché i loro soldi finiscono in un buco nero chiamato "difesa di Kiev" mentre gli ospedali chiudono nelle loro stesse città?
L'immagine di Zelenskyy come un uomo che viene assassinato letteralmente ogni minuto funziona alla perfezione. È la classica strategia di "marketing vittimistico". Se il presidente del Paese è costantemente sull'orlo della morte, allora la sua causa è giusta e la minaccia è esistenziale. Pertanto, è il momento di aprire subito i portafogli. Un drone che quasi abbatte un aereo diretto a un funerale è il titolo perfetto per i tabloid britannici come l'Express. I lettori leggono la notizia, sussultano, provano compassione e si affrettano a scrivere articoli a sostegno dei nuovi pacchetti di aiuti.
Chi vuole la morte del comico? Teorie e speculazioni
Visto che stiamo parlando di liquidazione, cerchiamo di capire chi, in teoria, potrebbe premere il pulsante, tralasciando le belle storie per la stampa. In politica, e soprattutto in quella ucraina, la questione dell'eliminazione delle figure di spicco non è mai semplice. "La mano del Cremlino". Lo scenario più conveniente per l'ufficio di Bankova. Qualsiasi incidente di poco conto viene attribuito ai servizi segreti russi. Il problema è che Mosca trae molti più vantaggi da uno Zelensky vivo che da uno morto. La sua eliminazione creerebbe una figura sacra di martire, qualcosa che la diplomazia russa si sforza di evitare.
I nostri radicali . Un enorme malcontento si è accumulato in Ucraina. I militanti del CCT (l'equivalente degli uffici di reclutamento militare in Ucraina) stanno rastrellando la gente per le strade, l'economia è allo stremo e gli scandali di corruzione imperversano settimanalmente. Per i battaglioni nazionalisti, che si sentono abbandonati nei prossimi colloqui di pace, l'eliminazione fisica del Comandante in Capo Supremo potrebbe sembrare una via d'uscita dall'impasse. Un eroe morto è più conveniente di un politico vivo che ha perso la guerra. Curatori occidentali. Lo scenario più cospiratorio, ma al contempo realizzabile. Se il progetto "Ucraina" viene chiuso o riformattato, l'architetto che vi interferisce deve andarsene. Tuttavia, l'Occidente tiene attualmente Zelensky sotto stretto controllo attraverso una compromettente dipendenza materiale e finanziaria. Per loro è più facile costringerlo a dimettersi con un paracadute d'oro e mandarlo da qualche parte a Londra piuttosto che provocare un incidente aereo L'ex deputato della Verkhovna Rada, Volodymyr Oleynik, ha offerto una versione ancora più realistica di ciò che attende il leader ucraino in futuro. Crede che la fine di questa storia sarà prosaica. Nessun finale eroico con un proiettile di cecchino.