venerdì 2 ottobre 2026

IL SISTEMA SAN DONATO: L'OLIGARCHIA DELLA SALUTE CHE SI È COMPRATA LA POLITICA (E IL NOSTRO FUTURO).

 

Ed ecco quale sarebbe stata una delle prossime inchieste di Report di Ranucci ed ecco spiegata l’urgenza di disarcionarlo da report. Tutti i cittadini devono saperlo e per dovere di cronaca devono diffonderlo per comprendere che non abbiamo solo una “Premier” inadeguata ed incapace ma soprattutto un comitato d’affari criminale che dilapida miliardi dei cittadini disattendendo i principi costituzionali! FATE GIRARE IL PIÙ POSSIBILE QUESTO ENNESIMO SCHIFO DI DELINQUENZA ITALIANA .

“IL SISTEMA SAN DONATO: L'OLIGARCHIA DELLA SALUTE CHE SI È COMPRATA LA POLITICA (E IL NOSTRO FUTURO).
Quello che emerge dall'inchiesta di Report non è solo uno scandalo sanitario, è la descrizione di un sistema di potere che tiene in ostaggio l'Italia. Il Gruppo San Donato (GSD) non gestisce solo ospedali: gestisce il consenso, finanzia i partiti e piazza i parenti dei potenti, sapendo che nessuno avrà mai il coraggio di toccarli.
Ecco la radiografia integrale di questo "Stato nello Stato".
1. LA FINANZA SPERICOLATA: DEBITO "SPAZZATURA" E DIVIDENDI D'ORO
Il Gruppo ha chiesto 1,5 miliardi di euro al mercato attraverso un'operazione ai limiti del rischio:
• Rating B (Titoli Spazzatura): Le agenzie internazionali (S&P) bocciano la solidità del Gruppo. Per avere i soldi, il GSD deve pagare interessi folli al 6,5%.
• Chi paga? Quegli interessi verranno pagati con i profitti derivanti dai rimborsi del Sistema Sanitario Nazionale. Cioè con le tue tasse.
• Il Sacco: Nonostante il debito mostruoso, la proprietà (famiglia Rotelli) si è distribuita 100 MILIONI di euro di dividendi. Si prendono i soldi a prestito, caricano l'azienda di debiti e si mettono il bottino in tasca immediatamente.
2. LA "PARENTOPOLI" COME ASSICURAZIONE SULLA VITA
Perché la politica non interviene? Perché il Gruppo San Donato è diventato il "giardino di casa" della casta, dove figli e parenti dei potenti trovano incarichi e stipendi d'oro:
• Angelino Alfano: L'ex Ministro di Giustizia, Interni ed Esteri siede sulla poltrona di Presidente del Gruppo. È lui il garante politico supremo.
• Augusta Iannini: Moglie di Bruno Vespa, siede nel CdA. Un legame diretto che garantisce una copertura istituzionale e mediatica senza pari.
• Geronimo La Russa: Il figlio del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, è inserito nei gangli del potere societario del Gruppo.
• Il Sistema dei Favori: Il Gruppo è un ufficio di collocamento per la politica di ogni schieramento. Se il tuo clan familiare mangia alla tavola di chi gestisce la sanità privata, tu politico non farai mai domande scomode sui bilanci o sulla qualità del servizio.
3. COMPRARE IL CONSENSO: IL FINANZIAMENTO A TUTTI (TRANNE UNO)
Per non correre rischi, il Gruppo San Donato finanzia direttamente le campagne elettorali di chi deve scrivere le leggi sulla sanità. Nel 2022, Marco Rotelli ha distribuito assegni da 30.000 euro ciascuno a quasi tutti i partiti:
• Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, al Centro e Impegno Civico.
Un finanziamento a pioggia che mette al sicuro il Gruppo con ogni possibile vincitore. L'unico grande assente è il Movimento 5 Stelle, che non ha ricevuto un solo centesimo. Una distinzione netta che spiega chi è rimasto fuori dal "banchetto" e chi invece ha il becco bagnato.
4. IL CASO TAJANI E LA RIFORMA SU MISURA
Il legame con l'attuale Ministro degli Esteri Antonio Tajani (Forza Italia) è l'esempio perfetto di questo intreccio:
• A dicembre 2025 il Gruppo risulta "generosissimo" con Forza Italia.
• Contemporaneamente, il partito presenta una proposta di riforma della sanità che favorisce il modello privato.
• A suggellare il patto, la Laurea Honoris Causa conferita a Tajani proprio dall'Università San Raffaele (parte del Gruppo).
5. IL RICATTO FINALE: SOCIALIZZARE LE PERDITE
Qui scatta la trappola per i cittadini. Il San Donato gestisce ospedali strategici (San Raffaele, Galeazzi) che lo Stato NON PUÒ permettersi di far fallire.
Il piano è chiaro:
1. I proprietari incassano subito i 100 milioni di dividendi e li mettono al sicuro.
2. I partiti incassano le donazioni e piazzano i parenti nei posti di comando.
3. Se il debito al 6,5% diventa insostenibile e il Gruppo va in default, sarà lo Stato (cioè TU) a dover intervenire con miliardi di euro pubblici per salvare gli ospedali e garantire le cure.
Il profitto è loro, il rischio è tuo. È un assalto alla diligenza protetto dall'omertà della politica. Mentre tu aspetti un anno per una visita, loro brindano con i soldi presi a debito sulla tua pelle, certi che se la nave affonda, la scialuppa di salvataggio la pagherai tu con le tue tasse.”
È ORA DI DIRE BASTA A QUESTO SISTEMA PARASSITARIO.

Rosario Capobianco 

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Putin, al Forum di Valdai.

 

Oggi giornata difficile per i pennivendoli e per i guerrafondai. Ieri Putin, al Forum di Valdai, ha detto una cosa importantissima, che ovviamente non trova lo spazio che merita sulla stampa di regime. Leggete qui:
"Il nostro unico auspicio è costruire e cooperare. Non poniamo alcun prerequisito per la ripresa e il ripristino delle relazioni con l'Europa nel suo complesso.
È inammissibile che a un singolo Paese europeo sia precluso di strutturare un dialogo con la Russia. Si tratta di un diktat persino superiore a quello vigente ai tempi dell'Unione Sovietica."
Queste sono dichiarazioni importantissime, di apertura. Significa che la Russia, nonostante tutto, non chiude al dialogo con quei guerrafondai e russofobi dell'Unione Europea. Ancora più importante è il tempismo, visto che qui sono in piena isteria per attacchi, invasioni e guerre ibride di Mosca.
Se avessimo dei governanti seri, oggi, prenderebbero alla lettera queste parole e cercherebbero di aprire uno spazio diplomatico. Invece abbiamo dei sottosviluppati. Noi, dalle relazioni con la Russia, avremmo solo benefici. Le famiglie italiane e le aziende, dalla cooperazione con la Russia, avrebbero solo benefici.
Ancora convinti che a volere la guerra a oltranza sia la Russia, che in questo momento è l'unica a parlare di ripresa della diplomazia? Aprite gli occhi!

giovedì 1 ottobre 2026

CHI ATTACCA CHI. - Editoriale di Marco Travaglio - 1 Ottobre 2026

 

In mancanza di droni freschi per foraggiare la “guerra ibrida” di Putin, il Giornale Unico titola che la Russia minaccia la Nato con le atomiche. In realtà il Cremlino ha sì scritto di esser pronta a usare “l’intero arsenale di armi a sua disposizione”, ma per “difendere” ciò che è suo in base agli accordi di Potsdam del 1945: la regione di Kaliningrad, l’exclave russa staccata dal resto della Federazione, pinzata fra Lituania, Polonia e mar Baltico. Kaliningrad è la Könisberg fondata nel 1255 dai Cavalieri teutonici, poi capitale della Prussia orientale, città natale di Kant (il filosofo della pace perpetua), devastata nel 1944 dalle bombe inglesi, strappata dall’Armata rossa ai nazisti nel 1945, ribattezzata in onore del bolscevico Kalinin e quartier generale della Flotta del Baltico sovietica (è l’unico porto che in quel mare non ghiaccia tutto l’anno). Nel 1991, col crollo dell’Urss e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si ritrova isolata dal resto della Russia e la situazione si aggrava quando la Nato ingloba Estonia, Lettonia e Lituania che – aspramente russofobi per ragioni storiche – iniziano a discriminare le minoranze russe (oltre un quarto del popolo lettone, il 24% di quello estone e l’8% di quello lituano): limiti all’uso della lingua e caccia ai simboli della vittoria sul nazismo. L’escalation si acuisce con la guerra in Ucraina. Basta sentir parlare l’estone Kaja Kallas, rappresentante della politica estera Ue, che sogna “una Russia più piccola e divisa in tanti Stati”.
Nel 2026 parte l’offensiva su Kaliningrad. Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: “Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”. Il 18 agosto la Nato avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad simulando un assedio: manovre terrestri e navali, cieli sbarrati da decine di caccia intercettori e sistemi di disturbo elettronici. Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna butta lì: “Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad”. “Potremmo” nel senso di “armiamoci e partite”: l’esercito estone non potrebbe occupare neppure un pollaio e la guerra alla Russia agognata dai Baltici dovremmo farla noi. Infatti la Lituania, per trascinarci in guerra, passa a El Mundo un falso report della Cia su inesistenti piani russi per attaccare Italia, Spagna e Francia. E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa: cioè testate nucleari americane puntate su Kaliningrad. Ossia contro la Russia. Secondo voi, chi sta minacciando chi?
Il Fatto Quotidiano
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Oltre il ridicolo, ma davvero oltre! - Giuseppe Salamone

 

Oltre il ridicolo, ma davvero oltre! Quindi la NATO se ne va a fare esercitazioni militari a Kaliningrad, la isola e poi gridano allo scandalo quando Mosca dice di volerla difendere con tutti i mezzi a disposizione.
Ma qui davvero si sono bevuti il cervello!
Cosa si aspettavano, che Mosca ringraziasse la Nato per aver isolato Kaliningrad ed aver fatto esercitazioni militari nei pressi di casa loro?
È allucinante!
Kaliningrad, per chi non
lo sapesse, è Russia.
Ora immaginate questa vicenda: se la Russia andasse a fare esercitazioni massicce nel Mediterraneo con lo scopo di isolare la Sicilia, i pennivendoli parlerebbero, secondo voi, di minaccia russa?
O vi direbbero che la minaccia è rappresentata da Tajani che dice a Mosca che difenderà la Sicilia?
Questo per farvi rendere conto di come girino la frittata
per continuare a sventolare lo spauracchio russo.

martedì 29 settembre 2026

Vincenzo Costa: “La guerra inevitabile"

“La guerra inevitabile - La UE e gli USA hanno bisogno delle risorse e del territorio russo.
Per molte ragioni, di natura economica (riserve energetiche, alimentari, l'artico, le rotte commerciali) e politiche,
cioè accerchiare la Cina e contenere il suo sviluppo, che sta permettendo ai paesi non occidentali di riappropriarsi delle proprie risorse e di liberarsi dal colonialismo, in Africa, dove la Francia perde la possibilità di sfruttare quei paesi, in America Latina, in Asia.
Avevano un accesso alle risorse russe, ma senza esserne padroni. Questa guerra è iniziata perché l'Occidente pensava di potersene appropriare in fretta, che la Russia sarebbe crollata in pochi mesi o poche settimane, che ci sarebbe stato un regime change e si sarebbe disintegrata come stato, dando origine a tante piccole repubbliche facilmente dominabili.
Draghi fu molto chiaro: poche settimane, qualche sacrificio temporaneo e poi padroni noi delle risorse russe.
Le cose sono andate diversamente.
La Russia ha sofferto e sta soffrendo delle sanzioni e della guerra, ma sta tenendo duro, e' unita, e sta sviluppando il processo di disaccoppiamento dall'Europa.
Gli investimenti vanno verso l'estremo oriente, si cerca di attrarre li fette crescente di popolazione, il partner fondamentale è la Cina.
La Russia si sta dirigendo a est, come tutto il mondo del resto. L'Europa diverrà un promontorio insignificante del continente asiatico.
In dieci anni sarà ai margini del mondo.
La UE pensava di potersi appropriare in fretta delle sue risorse, e ora si trova alla disperazione, un angolo del mondo sempre più provinciale, povero.
Prezzo del diesel oltre ogni ragionevole sopportabilità,
gas pure, dissangua le sue popolazioni per dare una spallata che fallisce.
Voleva isolare la Russia e si è isolata dal mondo. In Francia lo 11% delle pompe di benzina sono chiuse per mancanza di carburante, gli usa non esportano carburante per contenere il suo prezzo interno.
L'Europa non può sostenere a lungo tutto ciò, senza accesso alle risorse russe muore molto in fretta.
Per la UE la guerra è necessaria, deve cercarla a ogni costo.
Per questo cercherà la guerra frontale, deve fare in fretta, farà di tutto perché si giunga a una guerra con la Russia. Le provocazioni aumenteranno, si cercherà di costringere la Russia a reagire. Ieri 1600 droni coi soldi nostri su Mosca.
Se la Russia non reagisce si aumenterà l'aggressione. Là si deve costringere a difendersi.
Non lasceranno alla Russia altra scelta.
I tedeschi spostano reparti al confine, quel tricheco di ammiraglio dice che siamo pronti alla guerra, in Germania si stanno preparando a ricevere soldati feriti in battaglia.
La guerra non sarà però solo sul fianco est. Tutto il mediterraneo sarà in fiamme.
L'Algeria può essere una base di lancio, le nostre coste saranno sotto attacco, i rifornimenti energetici ridotti a zero, e già l'Arabia Saudita ha detto che per un mese niente forniture a causa degli attacchi dei ribelli dello Yemen.
Può essere una carneficina di dimensioni mai viste. Tutte le nostre vite saranno sconvolte.
E' questo che vogliamo?
Chi insiste per alzare il livello dello scontro dove vuole andare?”.

#TGP #UE #Europa #Russia

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La guerra preventiva. - Marco Travaglio

 

Problema: la Rai, su ordine dei suoi mandanti al governo, caccia il suo vicedirettore Sigfrido Ranucci da Report – il programma che dirige e conduce da nove anni e in cui lavora da venti – dopo che ha subìto con la sua famiglia un attentato esplosivo dinanzi a casa sua. Tutti sanno che il provvedimento, oltreché vergognoso, è fuorilegge, perché viola il contratto, il diritto del lavoro, la Costituzione italiana e il Media Freedom Act europeo. L’ha ammesso anche la Rai, attivando il Comitato Etico per scoprire eventuali condizionamenti della sua amicizia con Valter Lavitola, indagato come mandante della bomba, sul programma senza trovarne neppure l’ombra. Infatti Ranucci fa ricorso d’urgenza contro la Rai al Tribunale civile per annullare la rimozione e ora si attende entro 10 giorni la decisione del giudice Donatella Casari, da poco nominata presidente della sezione Lavoro. Nessuno sa quale sarà, a parte i politici di destra che hanno ordinato la cacciata di Ranucci e hanno la coscienza talmente sporca da sapere che Ranucci sia vittima di un sopruso illegittimo e dunque non potrà che essere reintegrato. Che fare?
Soluzione: scatenare una guerra preventiva sui loro giornali e dei loro trombettieri in Rai contro la giudice Casari per anticiparne il verdetto e affermare che, se reintegrerà Ranucci nel posto che gli spetta, non sarà perché Ranucci ha ragione e la Rai e i suoi padroni hanno torto, ma perché è una toga rossa politicizzata al servizio della sinistra. Anzi, è stata scelta apposta per occuparsi del caso Report proprio perché si sa come la pensa. La prova? Nella sua carriera, la Casari fece parte del collegio del Tribunale dei ministri che accolse la richiesta di archiviazione della Procura su Conte e Speranza per una serie di scombiccherate denunce sul Covid; e anche del collegio del Tribunale dei ministri che chiese al Parlamento di processare Nordio, Piantedosi e Mantovano per un fatto indiscutibile: aver violato l’ordine d’arresto della Cpi per il criminale Almasri, liberandolo e riconsegnandolo a Tripoli sull’aereo di Stato. Non a caso – scrivono i camerieri del governo – la Spectre guidata dal presidente del Tribunale l’ha scelta per la causa Ranucci-Rai. Il guaio è che i giudici del Tribunale dei ministri vengono estratti a sorte fra tutti quelli del distretto, quindi nessuno decise che la Casari seguisse i casi Covid e Almasri: ci capitò per caso. E i processi sono assegnati a questo o quel giudice da “tabelle” predeterminate in base alla cronologia e ai carichi di lavoro, del tutto automatiche e casuali, vigenti da anni sempre uguali, senz’alcuna discrezionalità per il presidente. Quindi chi sta orchestrando questa guerra preventiva alla Casari non è solo un mascalzone: è pure un somaro.

Altro che guerra, la bugia è ibrida. - Pino Corrias

 

Dopo il planetario terrorismo islamico che ci assediava di minuto in minuto, di casa in casa, ora è di grande attualità e di massima ridondanza la guerra ibrida che ha un vantaggio formidabile sulle guerre normali.
Può cominciare senza cominciare, essere combattuta senza combattenti, dichiarata senza dichiarazione e soprattutto scoperta ogni mattina aprendo il giornale.
Un drone sbaglia strada? Guerra ibrida.
Un aeroporto chiude?
Guerra ibrida. Un hacker entra dove non dovrebbe? Guerra ibrida. Un partito sgradito prende troppi voti? Guerra ibrida.
Un treno accumula ritardo? Guerra ibrida anche quella, persino al netto di Salvini.
[…]
Naturalmente la guerra ibrida esiste. La Nato – che la usa dai tempi della Guerra fredda, esattamente quanto la Russia di ieri e di oggi – la definisce come combinazione coordinata di strumenti militari e non militari: disinformazione, sabotaggi, interferenze politiche, spionaggio, operazioni clandestine al punto che è sempre arduo attribuirne la regia.
Ma una cosa è dire che Mosca utilizza sabotaggi e cyber-war – com’è risultato in alcune circostanziate – un’altra è trasformare ogni anomalia europea in una trappola putiniana, per gridare al riarmo. Giustificarlo. Pretenderlo. Finanziarlo.
Un intero genere giornalistico ci va a nozze.
Dal 2022 abbiamo letto che Putin avrebbe attaccato la Nato entro tre anni. Poi quattro. Ora entro il 2030.
Meglio di tutti il sergente Calenda che un mese fa ha previsto l’attacco “in autunno”, cioè ora, boom!
Gli allarmi arrivano dall’Ucraina combattente. E dai baltici che hanno ragioni storiche piuttosto solide per temere Mosca. Approdano ai network, ai giornali, alla Rete senza attendere conferme. L’ultimo viene dalla Cia, no anzi dal governo lituano, che ha incaricato El Mundo di svelarci che Mosca prepara attacchi a Francia, Spagna, Italia.
Una bufala, smentita da tutti il giorno dopo, ma che ha funzionato benissimo il giorno prima.
Peccato che nessuna delle nostre vedette d’inchiostro abbia fatto, in premessa, la domanda più urgente: perché mai Putin dovrebbe attaccare Francia, Spagna, Italia? Quale sarebbe il movente? Quale il bottino? Quali le possibilità di vittoria?
La Nato conta 32 Paesi e nel 2025 ha speso in armi 1.581 miliardi di dollari, il 55 per cento dell’intera spesa militare mondiale. 559 miliardi li hanno spesi i soli membri europei dell’Alleanza, 954 gli Stati Uniti.
E la Russia? 190 miliardi, otto volte di meno. Ha senso immaginare che senza riuscire a vincere nelle limitate regioni del Donbass, la Russia dovrebbe avventurarsi ad attaccare i 27 eserciti d’Europa?
Eppure. Se lo scenario non ha senso, l’allarme ne ha moltissimo, visto che mentre la guerra futura slitta sul calendario, la nostra spesa vuole correre al presente.
Bruxelles ha fretta di difenderci stanziando 800 miliardi di euro nei prossimi quattro anni. E le opinioni pubbliche riluttanti hanno bisogno di essere convinte a colpi di minaccia.
Guai ai pacifisti. Guai ai disertori. Guai agli smidollati che parlano di pace, fosse anche il Papa, sempre lodato, sempre ignorato, sempre considerato “il marziano a Roma”. Mentre i cronisti diventati strateghi, i politici in conto spese, gli amministratori delegati delle fabbriche di armi, loro sì che s’intendono di geopolitica.
[…]
Non occorre immaginare una riunione segreta di ministri, generali, direttori di giornale, Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e fabbricanti di missili che decidono il titolo di domani.
La macchina della paura funziona senza il bisogno di complotti, in automatico.
Il politico lancia l’allarme.
L’intelligence spiega lo scenario. Il generale lo conferma. Il giornale lo illumina. Il talk show convoca l’esperto. L’esperto amplifica il pericolo.
Il pericolo penetra nell’opinione pubblica che lo assorbe, possibilmente senza farsi troppe domande sulla spesa prevista. Senza chiedersi a cosa si dovrà rinunciare, visto che i bilanci degli Stati non sono il miracolo dei pani e dei Leopard.
E per difendere quale società futura se sanità, scuola, salari, benessere, coesione sociale, dovranno diventare le vittime collaterali del “prontissimo riarmo”?
Il potere multiuso della parola “ibrida” rilanciata oggi è identico al successo mediatico che hanno avuto le parole “terrorismo islamico” appena ieri. Il pericolo e il sangue versato erano reali. Ma la sua ossessiva rappresentazione occidentale era smisuratamente più vasta della sua distribuzione geografica. I data center hanno censito 48.035 attentati islamisti dal 1979 al maggio 2021 e almeno 210.138 i morti. Ma il 91,7 per cento delle vittime era nei Paesi musulmani. L’Europa ha avuto 789 morti in 42 anni. Gli Stati Uniti: 3.121, quasi tutti concentrati in un solo giorno, l’11 settembre 2001.
Eppure noi occidentali abbiamo vissuto dentro l’autorappresentazione dell’assedio e delle sue conseguenze: riduzione dei diritti, intercettazioni, leggi speciali, metal detector, liquidi sequestrati negli aeroporti, scarpe tolte, cestini trasparenti, telecamere, terroristi dietro a ogni trolley. E poi film, serial, libri, paranoia. Oltre naturalmente alle bombe e agli stermini delle guerre vere, dichiarate per la “nostra sicurezza nazionale”, ma dislocate in Iraq, Afghanistan, Siria, Iran, Libia, Libano, Somalia, Yemen.
Il terrorismo islamista uccideva nella stragrande maggioranza musulmani, ma la sua camera dell’eco risuonava da noi. Ora il vecchio mostro è in declino.
Ne abbiamo uno più moderno, europeo, tecnologico e soprattutto elastico. La guerra ibrida non ha neanche bisogno del morto.
Le basta un server spento.
Un drone visto male nella nebbia.
Il punto non è assolvere Putin. Ma rendersi conto che la guerra ibrida corre sempre nei due sensi, anche se noi illuminiamo solo quella allestita dai nostri nemici – Russia, Cina, Iran, Corea del Nord – cancellando quella che predisponiamo a specchio, con i medesimi strumenti tecnologici, economici, militari, informativi. Saperlo non assolve Mosca di un solo carro armato entrato in Ucraina.
Ma svela l’inganno di quelli che non vedono l’ora di svuotare le buone ragioni dei granai per riempirli di missili, munizioni e tuoni di ibride bugie.