sabato 25 luglio 2026

๐ˆ๐‹ ๐๐”๐Ž๐•๐Ž ๐‚๐Ž๐Œ๐€๐๐ƒ๐€๐๐“๐„ ๐ƒ๐ˆ ๐Š๐ˆ๐„๐• ๐‡๐€ ๐†๐ˆ๐€̀ ๐’๐‚๐„๐‹๐“๐Ž ๐‚๐‡๐ˆ ๐‡๐€ ๐ƒ๐ˆ๐‘๐ˆ๐“๐“๐Ž ๐ƒ๐ˆ ๐„๐’๐ˆ๐’๐“๐„๐‘๐„ .

 

Maria Zakharova ha liquidato la faccenda con una frase di rara economia:
«๐„๐œ๐œ๐จ ๐ฉ๐ž๐ซ๐œ๐ก๐ž́ ๐ก๐š๐ง๐ง๐จ ๐ฎ๐ง ๐ฌ๐จ๐ฅ๐จ ๐ง๐จ๐ฆ๐ž: ๐ง๐ž๐จ๐ง๐š๐ณ๐ข๐ฌ๐ญ๐ข».
Parole pronunciate dopo la riemersione dell’intervista nella quale Mykhailo Drapatyj, appena nominato da Zelensky comandante in capo delle Forze armate ucraine, definiva la Russia «una nazione, insieme alla sua leadership, che non ha diritto di esistere».
L’intervista risale al maggio 2023, ma la versione integrale รจ stata pubblicata soltanto il 22 luglio 2026.
Eccoli, i magnifici valori europei appena usciti dalla lavanderia di Bruxelles.
Abbiamo trascorso anni ad ascoltare conferenze sulla democrazia, sermoni sulla tolleranza, corsi accelerati di inclusione e omelie contro l’odio. Poi arriva il nuovo capo dell’esercito ucraino e, con la delicatezza di un geometra incaricato di demolire un condominio, stabilisce che u̲n̲’̲i̲n̲t̲e̲r̲a̲ ̲n̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲ ̲n̲o̲n̲ ̲h̲a̲ ̲d̲i̲r̲i̲t̲t̲o̲ ̲d̲i̲ ̲e̲s̲i̲s̲t̲e̲r̲e̲.
Non il governo russo.
Non il Cremlino.
Non una determinata classe dirigente.
๐‹๐š ๐ง๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž.
Quasi centocinquanta milioni di persone sottoposte al giudizio sommario del generale Drapatyj, tribunale monocratico con mimetica, verdetto incorporato e appello abolito per esigenze belliche.
E mentre i professionisti occidentali del fact-checking cercano disperatamente una virgola cui aggrapparsi,
il nostro raffinato umanista in uniforme completa il programma culturale spiegando che una parte consistente degli abitanti del Donbass sarebbe formata da persone irresponsabili, poco disposte a lavorare, desiderose di sussidi e sostanzialmente indifferenti al Paese nel quale vivere.
Una visione davvero inclusiva.
Prima si dichiarano i russi indegni di esistere.
Poi si descrivono gli abitanti del Donbass come materiale umano difettoso da rieducare. Infine si chiama tutto questo “difesa della democrazia” e si presenta il conto ai contribuenti europei.
Drapatyj precisa di non riferirsi alla maggioranza della popolazione del Donbass, ma soltanto a una «parte molto significativa».
Che sollievo.
Non disprezza tutti: conserva ancora qualche posto libero
nel vagone della rispettabilitร  democratica.
Zakharova usa la parola “neonazisti”.
Naturalmente i custodi del linguaggio autorizzato grideranno alla propaganda russa.
Ma quando un alto comandante militare nega il diritto all’esistenza di una nazione e divide le popolazioni tra cittadini educabili e scarti sovietici, il problema non รจ il vocabolario di Mosca.
Il problema รจ l̲a̲ ̲f̲r̲a̲s̲e̲ ̲p̲r̲o̲n̲u̲n̲c̲i̲a̲t̲a̲ ̲a̲ ̲K̲i̲e̲v̲.
Il nuovo comandante avrebbe dovuto spiegare come difendere il proprio Paese.
Ha preferito distribuire certificati di esistenza ai popoli vicini e pagelle antropologiche ai cittadini del Donbass.
Promozione meritata, dunque.
Zelensky cercava un comandante capace di risolvere i problemi dell’esercito.
Ha trovato direttamente il direttore dell’anagrafe dell’umanitร .
E adesso attendiamo fiduciosi la consueta nota europea: preoccupazione per le parole, solidarietร  incrollabile per chi
le pronuncia e nuovo assegno per aiutarlo a difendere i nostri valori.
๐ˆ ๐ฏ๐š๐ฅ๐จ๐ซ๐ข, ๐ž๐ฏ๐ข๐๐ž๐ง๐ญ๐ž๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐ž, ๐๐ข ๐œ๐ก๐ข ๐๐ž๐œ๐ข๐๐ž ๐ช๐ฎ๐š๐ฅ๐ข ๐ฉ๐จ๐ฉ๐จ๐ฅ๐ข ๐ฉ๐จ๐ฌ๐ฌ๐จ๐ง๐จ ๐ซ๐ข๐ฆ๐š๐ง๐ž๐ซ๐ž ๐ฌ๐ฎ๐ฅ๐ฅ๐š ๐œ๐š๐ซ๐ญ๐š ๐ ๐ž๐จ๐ ๐ซ๐š๐Ÿ๐ข๐œ๐š.
Fonti: Presidenza dell’Ucraina; intervista Ukrainer W; RBC; Meduza.


๐ˆ๐‹ ๐‚๐Ž๐‚๐€๐ˆ๐‚๐Ž๐Œ๐ˆ๐‚๐Ž ๐’๐‚๐Ž๐๐‘๐„ ๐‚๐‡๐„ ๐ˆ๐‹ ๐Œ๐€๐‘๐„ รˆ ๐€ ๐ƒ๐Ž๐๐๐ˆ๐Ž ๐’๐„๐๐’๐Ž.

 

Zelensky denuncia che la Russia starebbe cercando di bloccare il corridoio cerealicolo ucraino, colpendo navi e infrastrutture portuali.

E infatti gli armatori, comprensibilmente preoccupati, hanno temporaneamente sospeso gli arrivi nei porti ucraini del Mar Nero.

Terribile.

Manca perรฒ un ๐ฉ๐ข๐œ๐œ๐จ๐ฅ๐ข๐ฌ๐ฌ๐ข๐ฆ๐จ ๐๐ž๐ญ๐ญ๐š๐ ๐ฅ๐ข๐จ: nelle settimane precedenti Kiev aveva esteso la guerra proprio alle navi russe.

Secondo lo stesso comando ucraino, nel solo mese di luglio sarebbero state colpite 147 unitร , tra petroliere, cargo, rimorchiatori e altre imbarcazioni nel Mar Nero e nel Mar d’Azov.

Quando decidi che navi, porti e logistica commerciale dell’avversario possono diventare obiettivi, stai inaugurando una regola che anche l’avversario potrร  applicare.

N̲o̲n̲ ̲รจ̲ ̲u̲n̲a̲ ̲g̲i̲u̲s̲t̲i̲f̲i̲c̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲.̲
รˆ causalitร  strategica.

Il Cocaicomico ha sdoganato la guerra contro petroliere, cargo, depositi e infrastrutture economiche russe. Ora osserva scandalizzato che Mosca ha iniziato a rispondere nello stesso teatro operativo.

Cosa si aspettava? Che la rappresaglia rispettasse il copione scritto a Kiev? 

Prima si accende il fiammifero sul Mar Nero.
Poi si domanda indignati chi abbia portato la benzina.

E nessuno sembra capirlo perchรฉ, nella narrazione occidentale, le conseguenze arrivano sempre senza una causa. 


Don Chisciotte

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giovedรฌ 23 luglio 2026

IL DEBITO USA รˆ DAVVERO IN ZONA ROSSA. MA QUALCUNO HA AGGIUNTO LA MACCHINA DEL FUMO. - Don Chisciotte

 

Christine Lagarde รจ andata a Washington e ha incontrato il nuovo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh e il segretario al Tesoro Scott Bessent.

Questo รจ vero.

Che sia partita precipitosamente per partecipare a un vertice d’emergenza destinato a impedire il collasso del debito americano, invece, non compare in alcun comunicato ufficiale. Il calendario della BCE certifica gli incontri, non la sceneggiatura di Mission Impossible – Salviamo il Treasury.

Il debito americano resta comunque una bestia molto seria.

Nel primo trimestre del 2026 il debito federale totale era pari al 122,6% del PIL, non al 125-130%. Quello detenuto dal pubblico era al 98,7% e il Congressional Budget Office lo prevede al 101% entro la fine dell’anno.

Numeri enormi, storici e sufficientemente preoccupanti senza doverli mandare anche in palestra per farli diventare piรน grossi. (cbo.gov)

Anche il risparmio delle famiglie รจ basso: appena il 3% del reddito disponibile. Ma sostenere che il debito privato sia complessivamente peggiore rispetto alla vigilia del 2008 รจ un’altra forzatura.

Oggi il debito delle famiglie equivale a circa il 67,8% del PIL. Prima della crisi Lehman sfiorava il 100%. Esistono difficoltร  reali sulle carte di credito, sui prestiti automobilistici e soprattutto tra i redditi piรน bassi, ma tra «famiglie sotto pressione» e «siamo messi peggio del 2008» passa ancora qualche trilione di dollari. (fred.stlouisfed.org)

Poi c’รจ il funerale del dollaro, ormai celebrato con cadenza quasi settimanale.

Peccato che, secondo il Fondo monetario internazionale, nel primo trimestre 2026 il dollaro rappresentasse ancora il 57,13% delle riserve valutarie mondiali, non meno del 55%, ed era persino in aumento rispetto al trimestre precedente.

Anche il dollaro «ai minimi storici come ai tempi di Carter» deve essere rimandato alla prossima puntata: il principale indice ampio della Federal Reserve era a 120,5, ben sopra la base 100 del 2006.

I sistemi alternativi come mBridge sono reali e meritano attenzione. Ma mBridge ha raggiunto lo stadio di piattaforma minima funzionante, non quello di ruspa giร  parcheggiata sulla tomba del dollaro. (data.imf.org)

Ancora piรน clamoroso il capitolo sulla moneta.

Si sostiene che la quantitร  di nuovi dollari, misurata attraverso M2, sarebbe in contrazione come durante la Grande Depressione. In realtร , a maggio 2026 M2 era salita a 23.052 miliardi di dollari, contro 21.834 miliardi dell’anno precedente: circa il 5,6% in piรน.

Una contrazione cosรฌ violenta che, evidentemente, i dollari hanno dimenticato di diminuire. (fred.stlouisfed.org)

Warsh ha effettivamente ridimensionato la forward guidance e cancellato dal comunicato della Fed l’orientamento implicito verso futuri tagli dei tassi. Ma non ha annunciato alcun «QT aggressivo» nรฉ la fine del sostegno al mercato dei Treasury.

La Fed ha riaffermato la politica delle riserve abbondanti, il reinvestimento dei titoli in scadenza e persino la possibilitร  di acquistare Treasury a breve quando necessario per mantenere adeguata la liquiditร .

Piรน che ritirare il paracadute, sta discutendo come ripiegarlo senza lanciarlo accidentalmente dal finestrino. (Federal Reserve)

Un dato del testo, invece, รจ sostanzialmente corretto: a paritร  di potere d’acquisto gli Stati Uniti rappresentano oggi circa il 14,5% del PIL mondiale, contro il 19,9% della Cina. L’America non รจ piรน la fabbrica incontrastata del pianeta, anche se rimane il centro del sistema finanziario internazionale. (IMF)

Il vero ALLARME ROSSO non รจ dunque un imminente default americano annunciato in una stanza segreta da Lagarde e Warsh.

รˆ una dinamica fiscale molto meno cinematografica e molto piรน concreta: deficit al 5,8% del PIL, debito pubblico in crescita e interessi destinati ad assorbire una quota sempre maggiore del bilancio federale.

Washington ha giร  abbastanza debiti. Non serve farle prendere in prestito anche i numeri dalla fantasia.

Don Chisciotte ⚔️

Fonti: BCE; Federal Reserve e verbali FOMC; Congressional Budget Office; Federal Reserve Bank of St. Louis/FRED; Bureau of Economic Analysis; Federal Reserve Bank of New York; Fondo monetario internazionale; U.S. Treasury.

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Mentre sui campi di battaglia la guerra continua, dietro le quinte la diplomazia non si รจ mai fermata.

Secondo il Ministero degli Esteri russo, l’incontro tra Sergej Lavrov e Marco Rubio sarebbe stato richiesto dalla parte americana. Nei circa trenta minuti di colloquio sarebbero stati affrontati numerosi temi: dai rapporti bilaterali alla cooperazione tra Roscosmos e NASA, fino agli scambi culturali e parlamentari.

Sul dossier ucraino, Mosca afferma di aver ribadito tre punti fondamentali:
• l’opposizione a nuove forniture di armi a Kiev;
• la disponibilitร  a una soluzione politica e diplomatica;
• l’appoggio alle proposte discusse nei recenti contatti tra Vladimir Putin e Donald Trump ad Anchorage, sulle quali, secondo la versione russa, Putin avrebbe giร  espresso il proprio assenso.

Naturalmente questa รจ la ricostruzione fornita da Mosca. Resta da vedere quale sarร  la versione americana e soprattutto se dalle dichiarazioni seguiranno passi concreti.

Una cosa perรฒ colpisce: se davvero in appena mezz’ora sono stati affrontati tutti questi dossier, significa che il colloquio รจ stato molto piรน sostanziale di quanto la sua durata possa far pensare. Oppure, piรน semplicemente, le parti avevano giร  preparato tutto nei dettagli e l’incontro รจ servito soprattutto a confermare intese giร  maturate.

Quando Washington chiede un faccia a faccia con Mosca, vale sempre la pena osservare non soltanto ciรฒ che viene detto davanti alle telecamere, ma anche ciรฒ che si muove dietro le quinte.

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La terza guerra mondiale รจ giร  iniziata. - Emmanuel Todd.

La terza guerra mondiale รจ giร  iniziata. Ed ecco perchรฉ sono stati gli Stati Uniti a iniziarla, hanno bisogno di una terza guerra mondiale per mantenere la propria egemonia avverte Emmanuel Todd.

La Terza Guerra Mondiale รจ giร  iniziata e si sta svolgendo su due fronti interconnessi: Ucraina e Iran, scrive Emmanuel Todd per Banshun. Egli ritiene che gli Stati Uniti abbiano bisogno di un confronto globale per mantenere la propria egemonia. Per raggiungere questo obiettivo, sono persino disposti a sacrificare i propri alleati. La guerra in Iran e il conflitto in Ucraina sono due fronti della stessa lotta.

Gli Stati Uniti, con il sostegno di Israele, hanno lanciato un attacco a sorpresa contro l'Iran. Inizialmente, i due Paesi, entrambi militarmente potenti, hanno dominato il campo di battaglia. Tuttavia, l'Iran ha ribaltato la situazione e messo alle strette il presidente americano Donald Trump con la sua "strategia asimmetrica". Droni a basso costo, prodotti in grandi quantitร , e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno di fatto consegnato all'Iran una vittoria sotto forma di un memorandum d'intesa in 14 punti estremamente vantaggioso. Cosa ne pensa lo storico e sociologo Emmanuel Todd di questi sviluppi?

Due fronti della Terza Guerra Mondiale

Sotto i nostri occhi si sta consumando una vera e propria escalation della Terza Guerra Mondiale. L'attuale guerra in Iran รจ indissolubilmente legata al conflitto in Ucraina, iniziato il 24 febbraio 2022. Credo che questi due conflitti non debbano essere considerati separatamente, ma piuttosto come due "fronti" della stessa lotta. L'Iran รจ diventato il "fronte meridionale" della Terza Guerra Mondiale, l'Ucraina il "fronte settentrionale". Nel giugno del 2022 ho pubblicato un libro intitolato "L'inizio della Terza Guerra Mondiale". Quattro anni dopo, il concetto in esso espresso ha assunto una forma piรน concreta.

Sul "fronte settentrionale", gli Stati Uniti si scontrano indirettamente con la Russia utilizzando ucraini ed europei per i propri scopi. Sul "fronte meridionale", l'America si scontra direttamente con l'Iran con il sostegno del proprio alleato, Israele.
Molti esperti ritengono che Israele abbia scatenato la guerra con l'Iran costringendo gli Stati Uniti ad ascoltare le sue posizioni. Non credete a queste invenzioni. Non si puรฒ parlare di una "lobby israeliana". Tutte le decisioni sono sempre state prese esclusivamente e direttamente da Washington. Guardate l'andamento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran! Qualcuno ascolta i desideri di Israele? Se necessario, gli Stati Uniti continueranno a negoziare con l'Iran anche senza di loro.

Il presidente Trump scarica la colpa su Israele
Sia Donald Trump che il vicepresidente J.D. Vance hanno criticato aspramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e altri membri del governo. Ma si tratta semplicemente di una manipolazione volta a trovare un capro espiatorio e a scaricare la colpa su altri. In sostanza, la Casa Bianca sta dicendo: "La responsabilitร  della nostra sconfitta รจ di Israele, perchรฉ sono stati loro a trascinarci in questa guerra".

Israele รจ indubbiamente caduto nel nichilismo e ha smarrito la sua identitร  nazionale. Spinto da impulsi violenti, la guerra รจ diventata fine a se stessa e il Paese รจ sempre pronto al conflitto. Tuttavia, gli Stati Uniti sfruttano Israele per i propri scopi, trasformandolo in una sorta di "cane feroce" che puรฒ essere scatenato contro il nemico in qualsiasi momento. In altre parole, la decisione finale รจ sempre stata di Washington.

La guerra con l'Iran e il conflitto in Ucraina sono due fronti della Terza Guerra Mondiale. Me ne sono reso conto cercando di districare la complessitร  della situazione sul campo di battaglia tra Russia e Ucraina. Mosca lancia attacchi aerei contro Kiev, mentre Kiev prende di mira gli impianti petroliferi russi. I combattimenti in prima linea non sono piรน cosรฌ intensi, ma gli attacchi a lungo raggio si stanno intensificando. Certo, il conflitto attuale non รจ distruttivo e letale come le due guerre mondiali precedenti, ma resta il fatto che numerosi conflitti civili si stanno svolgendo simultaneamente in diverse regioni del mondo, influenzandosi a vicenda. Cos'รจ questo se non la Terza Guerra Mondiale?

Durante la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti si trovarono a combattere contemporaneamente contro la Germania sul fronte europeo e contro il Giappone sul fronte del Pacifico. Tuttavia, questi due fronti non erano strettamente collegati.
All'epoca, Giappone e Germania erano formalmente alleati. La mia villa si trova in Bretagna, Francia. Nelle vicinanze sorge la cittร  portuale di Lorient. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Germania nazista vi costruรฌ un'enorme base sottomarina. I siluri trasportati dai sottomarini giapponesi durante la guerra sono ancora conservati a Lorient. Tuttavia, si trattรฒ piรน che altro di uno "scambio culturale". La cooperazione reciproca tra Giappone e Germania non fu particolarmente profonda. I due fronti attuali sono molto piรน strettamente interconnessi. L'impatto di questi conflitti si estende ben oltre l'Asia orientale: il blocco dello Stretto di Hormuz ha scosso il mondo intero.

L'America sta distruggendo i suoi alleati

Il 28 febbraio di quest'anno, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran. Il conflitto che ne รจ seguito ha gettato nel caos l'economia globale. Sembrava che le due parti avessero deciso di seppellire l'ascia di guerra e sedersi al tavolo delle trattative. รˆ stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco temporaneo di 60 giorni, che tuttavia รจ scaduto il 14 luglio. Il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di reintrodurre il blocco navale, al quale l'Iran ha risposto bloccando nuovamente lo Stretto di Hormuz. L'esercito americano ha condotto sette notti consecutive di raid aerei contro le infrastrutture del Paese.

L'Iran ha attaccato basi militari statunitensi in Giordania e Bahrein. Successivamente, il 18 luglio, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato la morte di due soldati americani in servizio in Giordania e la scomparsa di uno a seguito di un attacco iraniano. La situazione in Medio Oriente ha nuovamente raggiunto livelli critici.

Come dovrebbe reagire il Giappone all'instabilitร  globale in corso? Ci sono alcune considerazioni importanti da tenere a mente.
Consapevolmente o inconsapevolmente, gli Stati Uniti stanno perseguendo una politica volta a distruggere i propri alleati.

L'Europa รจ sull'orlo del collasso, gli stati del Golfo Persico stanno per affrontare una crisi di proporzioni enormi e le economie giapponese e sudcoreana sono state devastate. Solo Taiwan sta vivendo un boom senza precedenti grazie alla produzione di semiconduttori, eppure persiste il sospetto che tutto ciรฒ faccia parte di un unico scenario. Il piano degli Stati Uniti potrebbe essere quello di usare Taiwan come pedina sacrificabile in una guerra con la Cina.

L'attuale amministrazione statunitense รจ immersa nella piรน profonda disperazione. Crede che, se costretta ad abbandonare le proprie roccaforti eurasiatiche – Europa, Medio Oriente ed Estremo Oriente – dovrร  raderle al suolo prima di poterle abbandonare. Questo รจ il ragionamento dei funzionari americani: "Non permetteremo che i nostri alleati cadano nelle mani di Russia, Cina e Iran: li ridurremo in cenere noi stessi".

Supponiamo per un momento che il vero obiettivo degli Stati Uniti non sia piรน "impedire l'ascesa della Russia" o "contenere l'ascesa della Cina" – Washington ha giร  perso contro Mosca e Pechino, questo รจ chiarissimo – ma distruggere l'Europa e il Giappone. In tal caso, il Giappone non puรฒ semplicemente seguire l'esempio americano: sarebbe un vero e proprio suicidio.

Da europeo, assisto quotidianamente agli insulti che la leadership americana rivolge alla mia patria. Gli Stati Uniti odiano l'Europa. E coloro che ci odiano di piรน sono proprio coloro che sono considerati "i piรน razionali". Tra questi, ad esempio, c'รจ il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance. Il Giappone si รจ convinto a lungo di non poter sopravvivere senza un'alleanza con gli Stati Uniti, in un contesto di crescenti tensioni e di diffusione delle tensioni in Asia orientale. Questa convinzione รจ diventata un vero e proprio credo. Tuttavia, รจ giunto il momento per il Giappone di abbandonare quest'idea imposta. La narrazione dell'"inevitabilitร  della guerra" รจ necessaria solo agli Stati Uniti, per mantenere il proprio dominio globale.

Emmanuel Todd

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martedรฌ 21 luglio 2026

Sanzioni alla Russia: il fronte europeo si sbriciola. Gli Stati scelgono i portafogli ed รจ scontro totale con Bruxelles.

 

La solidarietร  europea si ferma davanti al portafoglio. Di fronte al ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, l’unitร  degli Stati membri รจ crollata. I governi nazionali si rifiutano di colpire le proprie imprese, preferendo i profitti aziendali alla linea geopolitica dura di Bruxelles.
Siamo arrivati al punto di rottura. Dopo quattro anni di restrizioni economiche e venti pacchetti approvati, la diplomazia europea ammette che la spinta morale si รจ esaurita. Il meccanismo dell’unanimitร , necessario per approvare le sanzioni, รจ ora bloccato da una serie di veti incrociati.
L’ipocrisia di facciata sta cedendo il passo alla dura realtร  economica. A parole tutti i leader concordano sulla solidarietร  a Kiev, ma quando si tratta di firmare misure che colpiscono le industrie di casa, l’accordo svanisce. Cinque diplomatici dell’Unione Europea hanno confermato che i negoziati tra gli ambasciatori a Bruxelles sono ormai su un binario morto.
La mappa del dissenso: chi blocca le sanzioni
Non si tratta delle solite resistenze isolate di un singolo paese. Questa volta la fronda รจ ampia e unisce nazioni del Sud, del Centro e dell’Ovest europeo. Ognuno ha il suo “gioiello di famiglia” da difendere dall’autolesionismo economico.
Ecco una sintesi delle richieste di deroga che stanno bloccando l’accordo a Bruxelles:
Paese Settore da proteggere Richiesta specifica ed impatto economico.
Grecia Trasporto marittimo di GNL Esclusione dal divieto di trasporto di gas verso paesi terzi per tutelare gli armatori nazionali.
Germania e Portogallo Industria ittica locale Rimozione del divieto di importazione del pesce russo per difendere le aziende di trasformazione.
Francia e Italia Turismo e visti Ammorbidimento delle restrizioni sui visti d’ingresso per i militari russi, per non danneggiare il turismo.
Austria Settore bancario e finanziario Sblocco di 2 miliardi di euro di asset russi per tutelare il gruppo Raiffeisen Bank.
Questa mappa dimostra come ogni governo stia cercando di ritagliare eccezioni su misura, riducendo di fatto ogni nuovo provvedimento a una scatola vuota. In realtร  tutti sono stanchi di questa politica che, francamente, non porta da nessuna parte.
Il caso macroscopico della Grecia e del gas liquefatto.
Il caso piรน clamoroso riguarda Atene. Il governo greco ha minacciato il veto sull’intero pacchetto se non otterrร  tutele per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) russo. La misura serve a proteggere direttamente gli affari della compagnia Dynagas, di proprietร  del miliardario George Prokopiou.
Dynagas ha trasportato oltre 30 milioni di tonnellate di GNL dall’Artico russo dall’inizio del conflitto, per un valore stimato di circa 24 miliardi di dollari. Una sola delle sue navi speciali ha gestito carichi per 4 miliardi. I diplomatici greci difendono questa scelta spiegando che le sanzioni provocherebbero solo un danno autoindotto.
Se le navi europee si fermassero, il flusso di gas verso Asia o altri mercati non cesserebbe affatto. Servirebbe solo a regalare un enorme vantaggio strategico ai concorrenti internazionali extra-UE. La stessa Dynagas ha ricordato di avere contratti blindati fino al 2065, firmati molti anni prima del conflitto attuale.
La fine della tolleranza per i danni economici collaterali
La realtร  รจ che molte grandi imprese europee hanno giร  subito perdite miliardarie nei primi mesi del conflitto, a causa dell’abbandono forzato del mercato russo. Chi ha giร  pagato il conto oggi guarda con forte irritazione a quei paesi che hanno continuato a fare affari d’oro con Mosca.
Gli esperti economici dei think-tank europei confermano che siamo ormai vicini al “picco delle sanzioni“. I leader politici nazionali hanno capito che le nuove misure andrebbero a colpire il nucleo duro delle loro economie interne. Non sono piรน disposti a farsi condizionare dalla pressione politica.
Inoltre, emerge una profonda differenza nella percezione del pericolo. Se per i paesi baltici e nordici la Russia rappresenta una minaccia esistenziale immediata per cui vale la pena sacrificare l’economia, per i paesi del Sud e dell’Ovest europeo il costo economico non รจ piรน giustificato dal livello di minaccia percepito.
Il realismo economico batte l’ideologia.
Il blocco del ventunesimo pacchetto dimostra che la strategia basata sulle sanzioni ha raggiunto il suo limite naturale. Quando lo scontro internazionale richiede il sacrificio di settori industriali strategici, gli Stati tornano inevitabilmente a fare i propri interessi particolari.
La scommessa di piegare la Russia attraverso l’isolamento commerciale si scontra cosรฌ con la stanchezza delle imprese europee. Il mercato globale non accetta vuoti, e le aziende europee non vogliono essere le uniche a subire le conseguenze economiche di scelte puramente politiche.

lunedรฌ 20 luglio 2026

IL MAGLIONE DI NATALE รˆ FINITO NELL’ARMADIO.

 

C’erano una volta le fotografie di Bruxelles.
Ursula, Costa e il Cocaicomico si stringevano le mani come tre cugini davanti all’albero di Natale: sorrisi larghi, abiti coordinati, dita sovrapposte e la promessa che quella meravigliosa famiglia europea sarebbe rimasta unita per sempre.
Mancavano soltanto il camino acceso e Mariah Carey in sottofondo.
Adesso il sorriso รจ diventato regolamentare. L’abbraccio si รจ trasformato in una riunione del consiglio di amministrazione. E Zelensky non viene piรน fotografato come l’eroe romantico che salverร  l’Europa, ma come il responsabile di una filiale che deve spiegare perchรฉ i conti continuino a non tornare.
Ufficialmente tutto procede magnificamente. Bruxelles ha aperto nuovi capitoli dei negoziati di adesione e ha cominciato a erogare il prestito europeo da 90 miliardi di euro previsto per il 2026 e il 2027, con una prima tranche da 3,2 miliardi. Nello stesso tempo, Commissione europea e Kyiv hanno stretto un accordo per integrare la tecnologia ucraina dei droni nella capacitร  industriale dell’Unione. In pratica: il matrimonio puรฒ attendere, ma la fabbrica degli armamenti deve partire subito.
La nuova formula europea sembra uscita da un romanzo distopico:
«Benvenuta, Ucraina.
Puoi produrre droni, ricevere prestiti, accumulare debiti, cedere tecnologia, offrire manodopera e difendere i nostri confini.
Per il diritto di voto, i fondi agricoli e la piena cittadinanza europea, ripassa piรน avanti.»
Possibilmente nel 2047, prendendo il numeretto all’ingresso.
Reuters riferisce che l’adesione accelerata richiesta da Kyiv continua infatti a incontrare forti resistenze: pesano i costi economici, il problema della corruzione, gli equilibri istituzionali e il timore di introdurre nell’Unione un altro governo dotato di diritto di veto. Si discute persino di forme di adesione associata, senza pieni diritti decisionali: europei abbastanza per combattere, non abbastanza per decidere.
Ecco cosa potrebbe bollire in pentola.
Non l’abbandono dell’Ucraina, ma la sua trasformazione da causa sacra a bene europeo sotto amministrazione controllata.
Il Cocaicomico non viene scaricato: viene riclassificato. Da Churchill in maglietta a cespite strategico. Da simbolo della libertร  a centro di costo. Da ospite d’onore a richiedente finanziamenti convocato dall’ufficio contabilitร .
Ogni sorriso adesso contiene una clausola.
Ogni stretta di mano ha un allegato tecnico.
Ogni miliardo porta con sรฉ una verifica.
Ogni fotografia nasconde qualcuno che, appena spenti i flash, domanda:
«E noi, esattamente, cosa riceviamo in cambio?»
Il recente rimpasto del governo ucraino ha inoltre aumentato gli interrogativi europei sulla gestione del denaro e sull’affidabilitร  degli interlocutori, proprio mentre l’UE รจ diventata il principale finanziatore di Kyiv. Quando il benefattore paga quasi tutto, prima o poi smette di applaudire e comincia a chiedere le ricevute.
La mia lettura รจ semplice: Bruxelles sta preparando un’Ucraina militarmente integrata, economicamente dipendente e politicamente parcheggiata nell’anticamera.
Una grande zona industriale armata ai confini della Russia, collegata ai bilanci europei, utile per produrre droni e assorbire finanziamenti, ma tenuta prudentemente lontana dalle chiavi di casa.
Nelle vecchie fotografie si celebrava l’amore eterno.
In quelle nuove si sta giร  discutendo la separazione dei beni.