giovedì 29 ottobre 2026

AGGIORNAMENTO — BRUXELLES PREPARA LA DELEGAZIONE. PECCATO CHE MANCHI L’INVITO.

 

La vicenda è persino più grottesca di quanto sembrasse.
Questa mattina Euronews raccontava che la Commissione europea e il Consiglio europeo stavano preparando una delegazione congiunta per i prossimi negoziati tra Russia, Stati Uniti e Ucraina.
C’era persino un possibile capodelegazione: Björn Seibert, braccio destro di Ursula von der Leyen.
Insomma, a Bruxelles avevano già cominciato a organizzare la trasferta.
𝗣𝗘𝗖𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗠𝗔𝗡𝗖𝗔𝗦𝗦𝗘 𝗨𝗡 𝗗𝗘𝗧𝗧𝗔𝗚𝗟𝗜𝗢: 𝗟’𝗜𝗡𝗩𝗜𝗧𝗢.
Poi, nel pomeriggio, è arrivata la risposta di Jurij Ushakov: gli europei possono anche comprare il biglietto per Abu Dhabi, ma nessuno intende invitarli al tavolo dei negoziati.
Ed ecco servita la fotografia della diplomazia europea.
Per anni, parlare con Mosca è stato considerato da una parte della classe dirigente europea quasi un cedimento morale.
Il dialogo è stato sacrificato sull’altare della fermezza, mentre sanzioni, dichiarazioni solenni e nuovi stanziamenti militari venivano presentati come l’unica strada possibile.
Adesso che si torna a parlare concretamente di negoziati,
𝗕𝗥𝗨𝗫𝗘𝗟𝗟𝗘𝗦 𝗦𝗜 𝗔𝗖𝗖𝗢𝗥𝗚𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗟’𝗛𝗔 𝗔𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗔𝗧𝗔.
E vorrebbe trasformare un negoziato a tre in un tavolo a quattro.
Naturalmente, sarebbe importante che l’Europa partecipasse alla costruzione della pace. Il problema è arrivarci dopo aver consumato anni a confondere la diplomazia con una dichiarazione di principio.
𝗡𝗢𝗡 𝗕𝗔𝗦𝗧𝗔 𝗣𝗥𝗘𝗧𝗘𝗡𝗗𝗘𝗥𝗘
𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗘𝗗𝗜𝗔 𝗣𝗘𝗥 𝗗𝗜𝗠𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗗𝗜 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘
𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔𝗧𝗜 𝗜𝗡𝗗𝗜𝗦𝗣𝗘𝗡𝗦𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜.
Questo è il vero disastro politico: un continente che avrebbe dovuto essere protagonista della propria sicurezza e che oggi deve negoziare persino la propria presenza nella stanza.
E mentre i nostri dirigenti cercano un posto, saranno ancora una volta i cittadini europei a pagare il prezzo di questa straordinaria lungimiranza.
Fonti: Euronews, 28 ottobre 2026; dichiarazioni di Jurij Ushakov riportate da European Pravda, 28 ottobre 2026.

domenica 25 ottobre 2026

Il nostro presidente del Senato e la sua prole...

 

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Non lo vedrete al Tg1. Non lo sentirete nei talk di Rete4. Ma è successo davvero.

 

La Corte dei conti, l'organo più alto e indipendente di controllo dello Stato, quello che la Costituzione mette a guardia dei nostri soldi, ha appena demolito il governo Meloni. Non con un'opinione. Con il "Giudizio di Parificazione sul Rendiconto Generale dello Stato." L'atto tecnico più importante dell'anno.

E quello che emerge è una radiografia drammatica, vergognosa, di un Paese in caduta libera.

Leggete con attenzione, perché qui non c'è una singola critica. C'è il fallimento di un intero modello:

1. SANITÀ: "Liste d'attesa vergognose per un Paese civile".
Sono parole testuali della Corte. Non mie. Mentre loro tagliano e fanno propaganda sulle performance, milioni di italiani rinunciano a curarsi. La Corte dice chiaro: i soldi in più messi non si trasformano in prestazioni. Perché mancano medici, infermieri, perché si preferisce pagare i gettonisti invece di assumere. È la distruzione del Servizio Sanitario Nazionale.

2. FISCO: "Un sistema che premia i furbi e punisce chi ha sempre pagato".
Anche questa è citazione diretta. Condoni, concordati, rottamazioni. Il messaggio è chiaro: se sei evasore, questo governo ti stende il tappeto rosso. Se sei dipendente, pensionato, artigiano onesto che paga fino all'ultimo euro, sei un pollo da spennare. È la più grande ingiustizia sociale legalizzata.

3. BALNEARI E PRIVILEGI: Le proroghe infinite.
Contro l'Europa, contro la legge, contro il mercato. Per proteggere i soliti amici. La Corte li bacchetta da anni e loro continuano a fare le stesse marchette. Feudalesimo, non liberismo.

4. PNRR: Una gestione imbarazzante, a rischio frode e infiltrazione mafiosa.
Hanno preso i più grandi fondi europei della storia repubblicana e li stanno gestendo da dilettanti. Ritardi, progetti cambiati in corsa, dati che non tornano, controlli inesistenti. La Corte parla di altissimo rischio di frodi e infiltrazioni criminali. Stanno buttando nel cesso l'unica vera occasione di rilancio del Paese.

5. DIFESA AL 5% DEL PIL: Follia pura.
In un Paese con stipendi da fame, ospedali al collasso e scuole che cadono a pezzi, loro vogliono portare le spese militari al 5%. Per compiacere Trump e l'industria delle armi americana. Soldi nostri, tolti a sanità e lavoro.

6. CARCERI: Condizioni disastrose, disumane.
La Corte chiede un piano straordinario di edilizia penitenziaria. Perché teniamo le persone in condizioni che l'Europa ci condanna da anni. Siamo incivili. E questo governo non ha fatto nulla se non slogan sull'insicurezza.

7. PUBBLICO IMPIEGO: Pagati una miseria e trattati da fannulloni.
Infermieri, insegnanti, impiegati comunali. Lasciano tutti perché non si vive con quegli stipendi. La PA crolla, e loro si lamentano che non funziona.

8. PARLAMENTO ESautorato.
Mancanza totale di trasparenza. Decreti omnibus, fiducie a raffica, emendamenti notturni. Governano per DPCM e comunicati stampa, come se le Camere fossero un fastidio.

Questo non è un governo. È una operazione di propaganda permanente che sta affondando l'Italia.

E la cosa più grave? Lo sapete già. Di tutto questo non parlerà nessuno. I telegiornali faranno finta di nulla. E se qualcuno ne parlerà, da destra partirà il solito ritornello: "Sono comunisti. Sono toghe rosse. Ora anche la Corte dei conti è comunista".

Hanno dato del comunista a Bankitalia, all'Istat, all'Europa, ai giudici, ai medici, ai presidi. Ora tocca alla Corte dei conti. L'unico organo che dovrebbe far paura a chi spreca i soldi pubblici.

Condividete questo post. Fatelo girare. Perché se non lo facciamo noi, questa verità non uscirà mai.

Saverio Militare 

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C'è la violenza che genera altra violenza...

 

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Una lezione di dignità, di storia e di vita che Flavio Bolsonaro ricorderà a lungo.

 

Raramente abbiamo assistito a un’umiliazione politica di queste proporzioni. Una lezione di dignità, di storia e di vita che Flavio Bolsonaro ricorderà a lungo.
È successo durante il dibattito finale di questa notte, in Brasile.
A un certo punto, Bolsonaro ha pensato bene di chiamare Lula “nove dita”, prendendosi gioco del dito che l’attuale presidente brasiliano perse a soli 17 anni in un incidente sul lavoro.
Lula ha chiesto la parola. E in poco più di un minuto ha trasformato quell’insulto in un discorso sulla dignità di milioni di lavoratori, ricordando al suo avversario cosa significhi conoscere la fame, lavorare da minorenne e rischiare la propria vita per portare a casa uno stipendio.
Vale la pena riportare integralmente le sue parole:
“Non avevo intenzione di utilizzare il mio tempo, ma adesso lo farò, perché lui ha detto una cosa molto grave e io questa cosa non me la porto a casa.
Mi ha chiamato “nove dita”. E voglio che sappia una cosa: se c’è qualcuno qui, tra tutte le persone presenti, che sa cosa significa il mondo del lavoro, quello sono io.
Se c’è qualcuno che ha perso un dito a 17 anni, quello sono io. L’ho perso lavorando di notte, quando ero ancora minorenne e nemmeno avrei potuto lavorare.
E io non permetterò a un miliziano di chiamarmi “nove dita”. Non glielo permetterò. Non glielo permetterò!
Lui non ha mai lavorato in vita sua. Non sa nemmeno cosa sia un libretto di lavoro. Il suo primo impiego è stato un lavoro fittizio procuratogli da suo padre. Risultava che lavorasse con il padre, mentre in realtà se ne stava a Brasília.
E adesso viene qui a chiamare me “nove dita”?
Tu dovrai chiedermi scusa. Dovrai chiedermi scusa, perché il popolo dei lavoratori ti sta guardando.
Milioni di lavoratori subiscono incidenti sul lavoro a causa dell’irresponsabilità dei datori di lavoro, che ci costringono a turni e condizioni di lavoro insostenibili.
Io ero minorenne e lavoravo di notte, perché o lavoravo o non mangiavo.
E non posso accettare che un ragazzino viziato, con una condotta politica molto discutibile, venga qui a chiamarmi nove dita”.

DECLARAZIONE DI GUERRA DI PUTIN...

 

"Non ho mai voluto che ci fosse una guerra e non l'ho mai iniziata.
Quello che stiamo facendo non è una guerra.
Ho iniziato un'operazione militare per salvare la mia gente dai neo-nazisti che uccidono civili e persone innocenti da anni, russi e non solo russi in Ucraina. Ho iniziato un'operazione militare per proteggere la mia nazione dalle basi degli Stati Uniti e della NATO.
Ho iniziato un'operazione militare per cambiare l'ordine mondiale nuovo, perché un ordine del genere è contro l'umanità.
Se avessi iniziato una guerra, le cose sarebbero state diverse. Lo sto dicendo!
La Russia userà tutte le armi, significa... solo se sarà attaccata da un attacco nucleare e spero che non arrivi a questo, che il mondo paghi per gli Stati Uniti e l'Ucraina.
Una guerra nucleare significa la fine del mondo, e non voglio questo.
Zelensky chiede a NATO e agli Stati Uniti una guerra nucleare e spero che non commetteranno un errore del genere,
perché minacciano il mondo. Le loro armi nucleari...
anche se sono dirette contro di noi, l'intero mondo pagherà, perché le armi nucleari
non cadono su un solo posto, e 15 armi nucleari sono sufficienti per distruggere la terra. Non puoi vivere su questa pianeta. Non voglio la guerra! Voglio un mondo bello dove le persone sono persone. Voglio un mondo pulito di persone che credono, voglio un mondo senza fascismo. Voglio bere acqua pulita e respirare aria pulita.
Se la mia, che ho iniziato in Ucraina, fosse stata una guerra, Niente rimane di esso fino ad ora. Proteggevamo i pacifici, innocenti e civili. La guerra è quando i civili, innocenti e pacifici non sono protetti!
La guerra è ciò che gli Stati Uniti fanno nel mondo.
La Russia ha sempre combattuto nella storia per salvare vite, non per portare una democrazia fascista come gli Stati Uniti...!!!"
~ Vladimir Putin
 
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I MANDANTI OCCULTI - Marco Travaglio

 

I ragazzi che protestano vivono in tuguri di periferia, perché nelle grandi città del lusso, dei b&b, dei palazzoni sfitti, dei grattacieli vuoti, dei boschi verticali e delle mazzette orizzontali non c’è posto per il ceto medio, figurarsi per loro.
I genitori, se hanno culo, cioè un lavoretto precario, guadagnano una miseria e non arrivano a metà mese.
E ora ricevono bollette del gas e della luce da paura, per non parlare di quando tentano di fare benzina.
Se sono autotrasportatori sono rovinati, se sono pescatori o agricoltori pure.
Prima integravano col reddito di cittadinanza (550 euro al mese di media per arrivare a 750 col resto, roba da nababbi),
ma ora gli han tolto pure quello, divanisti e fancazzisti che non sono altro.
Un tempo la nonna dava una mano alla famiglia a sbarcare il lunario, ma ora s’è arresa: la sanità pubblica costa quasi quanto la privata.
Passeggiano in centro e le vetrine gli sbattono in faccia un lusso sfrenato, che per loro è fantasy: non potranno mai neppure sfiorarlo.
Ma c’è gente che entra, compra, striscia la carta ed esce con le borse griffate zeppe.
Sono i miliardari stranieri, che la città “attrattiva” richiama più di Dubai, grazie alla tassuccia piatta del noto progressista Renzi;
e quelli italiani, tutti ceo, founder, creator, merchandiser, stylist e influencer che parlano solo di figa, “ape” e soldi, anzi business, call, brainstorming, brand, warming, location, Rolex, Porsche, Maserati, chef stellati, fiumi di coca e mignotte à go go, pardon escort, e si arrapano per City Life, Expo, Fashion Week e tutte le altre Week.
I ragazzi li guardano e imparano dai social che i modelli di vita sono quelli, non loro sfigati senza speranza, neppure quella di avere la stessa vita sfigata dei genitori.
A scuola vedono solo brutture e nulla che funzioni, a parte i crolli e i topi.
Poi scoprono sul web che il governo non ha soldi per nulla che li riguardi, ma per il riarmo e Kiev i miliardi li trova sempre, a costo di indebitarsi (cioè di indebitarli).
Sentono dire che Eni, Leonardo e le banche, grazie ai rincari dell’energia, cioè alle guerre, raddoppiano e triplicano gli utili,
ma tosarli per i bisogni della gente è una bestemmia.
Tutto intorno a loro non si parla che di guerre, armi, bunker, arruolamenti, esercitazioni, nemici da sconfiggere o da inventare.
E tra i nemici ci sono pure loro.
Li chiamano pure “maranza”, un po’ marocchino e un po’ melanzana, per farli sentire un po’ più diversi, sbagliati, estranei:
“In galera!”.
In tv Fazio e Serra, Scurati e Zoro parlano di loro con l’aria dei colonnelli in pensione e delle sciure all’ora del tè:
il pane non gli manca, ma sono viziati, vogliono pure le sneakers e i libri mica li rubano, eh no,
perché sono pure ciucci, signora mia.
Quindi non si capisce proprio cosa abbiano da protestare.
Ci dev’essere per forza qualcuno dietro.