venerdì 28 agosto 2026

LA STRANA SOLITUDINE DI PUTIN.

 

Ironia e dati alla mano su come la Russia ha "perso tutti gli amici", tranne il Mondo che conta.
FOTO (Sputnik/Kremlino/Mikhail Klimentyev): Il presidente Vladimir Putin firma il libro dei visitatori nell'ex casa dello scrittore russo Lev Tolstoj a Yasnaya Polyana (a dodici chilometri da Tula, città della Russia europea), 8 settembre 2016
__________________
Quando i media dell’Occidente collettivo iniziarono a ripetere il mantra “PUTIN È ISOLATO”, avevamo da poco oltrepassato la soglia del 2022. Un anno segnato dall’escalation del conflitto in Ucraina e, a detta della stampa euroatlantica, dall’inizio della “FINE PER LA FEDERAZIONE RUSSA”.
Le sanzioni piovevano a raffica, le copertine lo ritraevano solo, abbandonato, dimenticato. Eppure, mentre il G7 si riuniva per l’ennesimo selfie in posa rigida, nel resto del mondo si moltiplicavano strette di mano, accordi commerciali e conferenze internazionali con un protagonista immancabile: VLADIMIR PUTIN.
IL CONTESTO: L’OCCIDENTE COLLETTIVO VS. IL RESTO DEL MONDO
L’Occidente collettivo, pur essendo egemone sul piano finanziario e mediatico, rappresenta poco più del 20% della popolazione mondiale. Gli altri – ASIA, AFRICA, AMERICA LATINA, MEDIO ORIENTE – non solo non hanno isolato la Russia, ma hanno approfondito i legami con Mosca in maniera costante e strategica. Lo chiamano MULTIPOLARISMO. Lo chiama anche così PUTIN. E dietro al termine si cela una realtà concreta fatta di diplomazia, scambi energetici, militari, agricoli, tecnologici e culturali.
ALCUNI FORUM, CONGRESSI, VERTICI E FIERE (2022–2025) DELLA RUSSIA
2022
• SPIEF 2022 – Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo: nonostante le sanzioni, forte presenza di delegazioni da Cina, India, Iran, Africa e America Latina.
• Forum Economico Orientale 2022 (Vladivostok): consolidamento dei legami con l'Asia-Pacifico.
• Army-2022 – Forum Militare Internazionale Tecnico (Mosca): partecipazione di 60+ delegazioni militari, inclusi Cina, Iran, Venezuela.
• Forum Municipale Internazionale dei BRICS (IMBRICS) – avvio delle attività multilivello tra città e regioni BRICS.
• Partecipazione a fiere internazionali in India, Cina, Egitto, Brasile, Sudafrica, Bolivia.
2023
• Vertice Russia-Africa (San Pietroburgo, luglio): 49 delegazioni, 17 capi di Stato, accordi su sicurezza, educazione, grano e cooperazione energetica.
• SPIEF 2023
• Forum Economico Orientale 2023 (Vladivostok)
• Forum Parlamentare Russia-Africa (Mosca, marzo): oltre 40 parlamenti africani rappresentati.
• Russia–Islamic World: KazanForum 2023 – ampia partecipazione dell’OIC, Paesi del Golfo, Asia Centrale.
• Army-2023 (Mosca): cooperazione tecnico-militare con 60+ Paesi del Sud Globale.
• Russia Energy Week 2023
• Russia–America Latina: Conferenza Parlamentare Internazionale (Mosca, novembre): partecipazione di CELAC, ALBA, MERCOSUR.
• Vertici SCO, CSTO, UEE – piena partecipazione russa.
• Conferenza Interparlamentare Russia–ASEAN (Mosca)
• Fiere industriali, militari e agricole in Serbia, Egitto, India, Algeria, Bolivia, Myanmar.
• Forum Valdai 2023
• Forum Eurasiatico di Verona (in Russia)
2024
• Presidenza russa dei BRICS (da gennaio 2024)
• SPIEF 2024
• Forum Economico Orientale 2024
• IMBRICS 2024 – sessioni regionali in varie città della Russia
• BRICS Academic Forum (Mosca, maggio)
• BRICS Games (Kazan, giugno): oltre 90 Paesi partecipanti
• BRICS Youth Diplomats Forum (Ufa, agosto)
• BRICS Media Summit, Civil Forum, Film Festival, Cultural Festival
• Forum Ministeriali BRICS su sanità, trasporti, educazione, energia
• International Finance & Economics Forum BRICS (Kazan, ottobre)
• Vertice BRICS (Kazan, 22–24 ottobre): storica espansione con nuovi membri (Iran, Etiopia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Argentina)
• Army-2024 (Mosca, agosto)
• Russia Energy Week 2024
• Symposium “Inventing the Future” (Mosca, 4–6 novembre): oltre 3.000 partecipanti da 75 Paesi, inaugurazione del National Centre "Russia"
• Vision 2050 Civil Forum BRICS – premio internazionale filosofico promosso in primavera
• Forum Valdai 2024
• Forum Eurasiatico di Verona 2024
• Parata del 9 maggio 2024 – presenza di leader da Africa, Asia e America Latina
• Incontri ONU multilaterali, incluso Guterres (ONU)
2025
• SPIEF 2025
• Forum Economico Orientale 2025
• Forum del Futuro 2050 (Mosca, 9–10 giugno): focus su AI, ambiente, multipolarismo, economia planetaria
• Future Technologies Forum 2025 (Mosca, febbraio): innovazioni nei materiali e nella chimica
• IMBRICS 2025 – eventi decentrati in Vietnam, Brasile; sessione finale a Mosca (autunno)
• Annual Investment Meeting (AIM Congress) (Abu Dhabi, aprile): partecipazione ufficiale russa
• Army-2025 (previsto agosto, Mosca)
• Russia Energy Week 2025
• Vertici SCO, CSTO, UEE 2025 – partecipazione strategica della Russia
• Russia–ASEAN Summit – continuità diplomatica e commerciale
• Fiere e Expo industriali/agricole in Africa, Asia e America Latina
• Forum Valdai 2025
• Eventi BRICS+ 2025 – forum paralleli con Paesi osservatori, partner e candidati BRICS
• Parata del 9 maggio 2025 – ampia presenza diplomatica da Sud Globale ed Eurasia
• Forum Municipale Internazionale dei BRICS (IMBRICS) – rafforzamento dei legami tra città, regioni e municipalità
• Forum delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) (Nižnij Novgorod, 5 e 6 giugno 2025)
• Forum del Futuro 2050 (Mosca, 9 e 10 giugno 2025)
PRINCIPALI LEADER INCONTRATI DA PUTIN (2022-2025)
Putin ha incontrato più capi di Stato nei tre anni post-2022 che in molti decenni precedenti. Alcuni tra i principali:
AMERICA LATINA:
o Miguel Díaz-Canel (Cuba)
o Nicolas Maduro (Venezuela)
o Luiz Inácio Lula da Silva (Brasile)
o Daniel Ortega (Nicaragua)
o Evo Morales (Bolivia)
o Alberto Fernández (Argentina, prima della transizione)
o Gabriel Boric (Cile, contatti multilaterali)
ASIA E MEDIO ORIENTE:
o Xi Jinping (Cina)
o Narendra Modi (India)
o Bashar al-Assad (Siria)
o Ebrahim Raisi (Iran)
o Mohammed bin Salman (Arabia Saudita)
o Recep Tayyip Erdoğan (Turchia)
o Nguyễn Phú Trọng (Vietnam)
o Shehbaz Sharif (Pakistan)
o Ilham Aliyev (Azerbaigian)
o Hun Manet (Cambogia)
o Serdar Berdimuhamedow (Turkmenistan)
AFRICA:
o Assimi Goïta (Mali)
o Ibrahim Traoré (Burkina Faso)
o Abdourahamane Tiani (Niger)
o Cyril Ramaphosa (Sudafrica)
o Azali Assoumani (Comore)
o Denis Sassou Nguesso (Congo)
o Faustin-Archange Touadéra (Repubblica Centrafricana)
o Emmerson Mnangagwa (Zimbabwe)
o Andry Rajoelina (Madagascar)
o Mohamed Ould Ghazouani (Mauritania)
o Macky Sall (Senegal)
o Abdel Fattah al-Burhan (Sudan)
o João Lourenço (Angola)
o Ismaïl Omar Guelleh (Gibuti)
o Teodoro Obiang Nguema Mbasogo (Guinea Equatoriale)
o William Ruto (Kenya)
o Mohamed Bazoum (Niger, prima del colpo di Stato)
EUROPA E ASIA CENTRALE:
o Alexander Lukashenko (Bielorussia)
o Viktor Orbán (Ungheria)
o Milorad Dodik (Bosnia-Erzegovina, Repubblica Srpska)
o Robert Fico (Slovacchia)
o Aleksandar Vučić (Serbia)
o Janez Janša (Slovenia, fino al 2022)
o Kassym-Jomart Tokayev (Kazakistan)
o Emomali Rahmon (Tagikistan)
o Sadyr Japarov (Kirghizistan)
o Shavkat Mirziyoyev (Uzbekistan)
o Nikol Pashinyan (Armenia)
PALESTINA:
o Mahmoud Abbas (più volte tra Mosca, Astana e al margine di vertici multilaterali)
o Delegazioni ufficiali di Hamas ricevute a Mosca nel 2022, 2023, 2024 e 2025
ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI:
o António Guterres (ONU)
o Dirigenti di FAO, OMS, UNCTAD, LEGA ARABA, UNIONE AFRICANA
DIPLOMAZIA ATTIVA: I VIAGGI E LE DICHIARAZIONI
PUTIN non è rimasto chiuso nel Cremlino. Ha viaggiato in ASIA CENTRALE, partecipato a vertici asiatici e africani, mantenuto un flusso costante di visite ufficiali e ha ricevuto a Mosca decine di capi di Stato. La sua diplomazia si è estesa a nuovi orizzonti con:
• Donazioni di grano gratuito a MALI, BURKINA FASO, SOMALIA, ERITREA
• Donazioni di petrolio e altri materiali medici ecc. a CUBA
• Accordi energetici record con INDIA, CINA, IRAN E TURCHIA
• Proposte per una valuta alternativa al dollaro nell’ambito BRICS
• Visite ufficiali in Uzbekistan, Egitto, Sudafrica, Cuba, Vietnam, Iran
• Rafforzamento della presenza diplomatica in AFRICA, MEDIO ORIENTE E SUD-EST ASIATICO
• Partecipazione attiva al progetto Nord-Sud e alla NUOVA VIA DELLA SETA
IL RUOLO DELLA RUSSIA NEL SUD GLOBALE
MOSCA è diventata punto di riferimento per paesi che rifiutano la sottomissione al dollaro e alle sanzioni come strumento di controllo imperialista. I paesi del SUD GLOBALE vedono nella Russia un alleato per il diritto alla sovranità, alla difesa, allo sviluppo indipendente. Mentre BRUXELLES E WASHINGTON esportano debito, Mosca esporta trattori, fertilizzanti e centrali nucleari.
CONCLUSIONE: CHI È ISOLATO?
Dunque, chi è davvero isolato? Putin, che partecipa a vertici con CINA, INDIA, IRAN, BRASILE E MEZZA AFRICA? O i leader europei che girano in tondo TRA BRUXELLES E DAVOS, ricevendo applausi automatici e firmando memorandum sull’energia eolica che nessuno legge?
La "solitudine" di Putin è una costruzione narrativa che ignora l'evidenza geopolitica: IL MONDO È CAMBIATO, IL MULTIPOLARISMO È REALTÀ.
E l’Occidente collettivo, è bene ricordarlo, non è il mondo. È solo una piccola parte. Una parte che, per quanto rumorosa, conta sempre meno.
A giudicare dalla folla che lo circonda, la vera solitudine sembra abitare altrove.

giovedì 27 agosto 2026

QUANDO MUOIONO I BAMBINI RUSSI, IL SILENZIO CAMBIA VOLUME.

 

Maria Zakharova ha lanciato un messaggio durissimo dopo l’attacco con droni della notte tra il 23 e il 24 agosto contro diverse aree della Russia meridionale.
A Krasnodar, secondo le autorità russe, i detriti di un drone hanno colpito anche un centro privato per minori. Tre adolescenti di 13, 15 e 16 anni sono morti e altri bambini sono rimasti feriti. La notizia delle tre vittime è stata riportata anche da Reuters sulla base delle dichiarazioni della commissaria russa per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova.
Zakharova non ha usato mezzi termini. Ha accusato il governo ucraino di mostrare con i fatti quale valore attribuisca alla vita dei bambini e ha rivolto poi l’attacco più pesante alle organizzazioni internazionali, agli organismi per i diritti umani e ai grandi media occidentali:
«VERGOGNA alle organizzazioni internazionali, VERGOGNA alle istituzioni straniere per i diritti umani, VERGOGNA ai media mondiali».
Parole feroci.
Ma c’è una domanda alla quale qualcuno, prima o poi, dovrà rispondere.
Quanto vale la vita di un bambino russo?
Perché quando un bambino muore a Kiev, Kharkiv o Odessa — giustamente — televisioni, governi, ambasciate e istituzioni europee trovano immediatamente parole di condanna.
Quando invece a morire sono tre ragazzi russi di tredici, quindici e sedici anni, quella stessa indignazione sembra improvvisamente molto più difficile da trovare.
E qui non serve nemmeno stabilire quale fosse il bersaglio previsto del drone. Tre ragazzi sono morti. Questo dovrebbe bastare.
Condannare la morte di bambini ucraini e tacere davanti alla morte di bambini russi non è difendere i diritti umani. È trasformare i diritti umani in uno strumento politico, valido per alcuni e molto meno per altri.
Su questo punto Zaharova ha ragione: se le organizzazioni internazionali vogliono conservare una qualche credibilità, non possono scegliere le vittime alle quali concedere indignazione sulla base del passaporto.
Un bambino non diventa meno innocente perché è nato dall’altra parte del fronte.
E se siamo arrivati al punto in cui persino la morte di tre adolescenti deve essere filtrata attraverso la domanda “da che parte stavano?”, allora questa guerra ha già prodotto qualcosa di ancora più grave delle macerie:
ha abituato una parte dell’Occidente a considerare alcune vittime più degne
di altre.
Questo sì, è vergognoso.
📌 FONTI
• Reuters, 24 agosto 2026
• Associated Press, 24 agosto 2026
• Anadolu Agency, 24 agosto 2026
• Ministero degli Esteri della Federazione Russa – dichiarazione di Maria Zakharova, 24 agosto 2026
• Dichiarazioni del governatore del territorio di Krasnodar Veniamin Kondratiev e della commissaria per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova
📲 Seguici anche su Telegram:


Una notizia va data per quella che è, senza interpretazioni personali di comodo, se ciò succede, non si è in un regime democratico. cetta.

martedì 25 agosto 2026

Oggi, a causa di un drone ucraino, 3 bambini sono morti e 6 sono rimasti feriti in un asilo a Krasnodar, in Russia. Ma non sembra che questi bambini facciano indignare.

 

Oggi, a causa di un drone ucraino, 3 bambini sono morti e 6 sono rimasti feriti in un asilo a Krasnodar, in Russia. Ma non sembra che questi bambini facciano indignare. Come premio, l'Unione Europea ha sganciato altri 6,1 miliardi di euro belli freschi per Zelensky.
Come premio, quei servi e guerrafondai che si fanno chiamare volenterosi si sono appena riuniti e hanno deciso di aumentare le sanzioni alla Russia, quindi contro di noi cittadini, visto che le sanzioni le paghiamo noi. Basta guardare carburanti e bollette.
Come premio, hanno deciso che manderanno altri soldi e armi a Zelensky e, cosa gravissima, tra ottobre e novembre i volenterosi terranno esercitazioni congiunte in ottica anti-Russia.
Giorgia Meloni ha sottoscritto tutto e poi, nel comunicato emanato da Palazzo Chigi, ha rinnovato: "Fermo sostegno all'Ucraina e a Zelensky".
Voi, cari italiani che pagate carburanti e bollette a peso d'oro, non riuscite a comprare il materiale scolastico per i vostri figli o aspettate un paio di anni per una visita specialistica, mettetevi in coda e non rompete i co*lioni. Perché Zelensky viene prima di ogni cosa!

Giuseppe Salamone.



Ecco come ringraziamo la Russia per averci salvato dal nazismo... ma ossequiamo i dictat di Trump, autodichiaratosi Dio supremo, padrone del cielo e delle terre...
Com'è che siamo caduti così in basso?
cetta.

I NOSTRI SOLDI AI CORROTTI DI KIEV.

 

Dopo aver appreso dell’ennesima retata di fedelissimi di Zelensky, colti con le mani nelle tangenti dall’Anticorruzione ucraina (“contanti in sacchi e scatole”), ho chiesto a un amico informato sui fatti, di cui scrive da anni, se per caso dovessi sentirmi turlupinato come contribuente che versa all’erario fino all’ultimo centesimo. Per caso, ho detto, in quella montagna di mazzette che gli amici degli amici di Kiev si spartiscono allegramente da quando è iniziata la guerra con Mosca, non è che ci sono anche i miei soldi? Non è che contribuisco alla dolce vita di quei signori che, mentre la meglio gioventù ucraina viene spazzata via dalla guerra (come del resto quella russa), non fanno altro che rubare a man bassa? Acquistando panfili e villoni, anche qui da noi, in Versilia, all’Argentario o sulla Costa Smeralda? Esiste una qualche relazione tra i fondi dilapidati e l’inerme armamentario ucraino che, malgrado i costanti rifornimenti da parte dei cosiddetti Volenterosi, non riesce a impedire il costante massacro della popolazione civile sotto il tallone della potenza di fuoco russa? Dimmi che non è così, preferisco che i miei soldi finiscano per finanziare un qualche inutile ponte sullo Stretto ma non nelle fauci di criminali che fanno baldoria con il sangue dei loro fratelli. Certo non potrai dirmi che si tratta di calunnie alimentate dalla propaganda tossica di Putin, ma cerca almeno di rassicurarmi sull’entità di questi furti, diciamo così, a mano armata. Il mio amico informato sui fatti, soprattutto quando si tratta di smontare i miei pochi punti fermi, ha snocciolato quanto segue. Che l’Ucraina è, da anni, il 2° Stato più povero d’Europa dopo la Moldavia. E uno dei più corrotti. Nel 2021 Trasparency lo metteva in fondo alla classifica dei meno corrotti: 122° su 180 (fra Leshoto e Gabon: la Russia è 136°). Che prima della guerra il fabbisogno ucraino ammontava a circa 50 miliardi di euro l’anno. Che, scoppiata la guerra, per tenere in piedi il Paese e la struttura militare occorrono dai 15 ai 20 miliardi di euro al mese. Anche perché le conseguenze del conflitto hanno quasi azzerato il contributo all’economia nazionale delle due voci principali: l’esportazione di cereali e l’industria metallurgica. Ragion per cui, in quattro anni e mezzo di sostegno a Zelensky, l’Italia ha immesso nelle vene di Kiev qualcosina come 19 miliardi di euro, sotto forma di fondi diretti o attivati dalla Ue. Dunque, mi ha consigliato, mettiti l’animo in pace: indubbiamente anche tu come milioni di italiani hai contribuito a finanziare quella parte della nomenklatura che si riempie le tasche di quattrini, nella speranza che la pacchia continui. “Finché c’è guerra c’è speranza”, potrebbero ben dire questi forchettoni matricolati citando il titolo di un famoso film di Alberto Sordi mercante d’armi. Alla mia obiezione: però, almeno, da quelle parti c’è un’Anticorruzione che funziona mentre chi prospera sulla guerra all’ombra del Cremlino dorme sonni tranquilli. Vero, ha risposto, ma il problema è che non riescono a processare i ladri. Senza contare che Zelensky aveva tentato di mettere sotto il controllo del governo proprio le due autorità indipendenti anticorruzione che indagano sulle ruberie, stoppato fortunatamente da una rivolta di piazza. Se a ciò si aggiunge l’allegro girotondo dei rimpasti con i quali il presidente fa ruotare la sua famelica corte, in modo che nessuno resti escluso dalla tavola imbandita, ecco che il sistema è imbullonato quanto basta per perpetuarne il potere. E che i ladri di Stato non siano le solite poche mele marce è documentato dalla interminabile lista di ladroni ucraini con il cesso d’oro che il “Fatto” è costretto ad aggiornare continuamente. Quando poi l’amico informato sui fatti ha cominciato a spiegarmi dove finiscono molte delle armi che noi paghiamo lautamente per la difesa del popolo ucraino (rivendute al mercato nero, per poi magari vedercele puntare contro in qualche conflitto locale), mi sono arreso. E mi chiedo come sia possibile che nell’eterna, stucchevole discussione tra pacifisti e non, mai nessuno invochi un minimo di trasparenza sui nostri soldi versati con tanta opaca generosità. Quando perfino l’ex ministro degli Esteri ucraino Kuleba afferma che la corruzione “non è solo un problema morale, ma un problema politico e di sopravvivenza nazionale”(“Corriere della Sera”).

Articolo di Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano del 23.08.2026

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1486145986893120&set=a.489274533246942

mercoledì 19 agosto 2026

È gravissimo quello che è appena accaduto.

 

Leggete con attenzione cosa ha scritto a caratteri cubitali The Times: "Droni britannici utilizzati per la prima volta in attacchi in profondità nella Russia continentale".
Ogni santo giorno creano un caso di drone russo che attacca l'Europa, salvo poi rivelarsi puntualmente ucraino. Lo fanno per mettere paura, ovviamente, mentendo in continuazione.
Poi i droni europei, in questo specifico caso quelli britannici, vengono lanciati per colpire all'interno della Russia. Ora cosa dovrebbe fare la Russia, bombardare la Gran Bretagna, un Paese NATO?
Cosa succederebbe, secondo voi, se droni russi attaccassero magazzini o infrastrutture energetiche a Londra, a Roma, a Parigi, a Berlino o a Bruxelles, uccidendo civili europei? Provate ad immaginare.
Qualche settimana fa, quando degli hacker russi avevano pubblicato dei documenti che mostravano il coinvolgimento della NATO negli attacchi contro la Russia, gli atlantisti per la guerra ad oltranza fino all'ultimo ucraino dicevano che fosse propaganda del Cremlino. Adesso è il The Times a confermarlo.
Qua siamo davanti a una verità: i droni russi non hanno mai colpito un Paese della NATO, mentre i droni della NATO hanno colpito la Russia. Però vi raccontano che ad essere pericolosi sono i russi. Miserabili!

Domanda di un giornalista a Putin: "Perché, dopo 4 anni di guerra, l'Ucraina esiste ancora? Molti ci vedono la prova che le vostre minacce sono solo aria fritta"

Risposta di Putin:
"È una domanda tipicamente occidentale.
Pensano che vincere significhi distruggere tutto ciò che si muove.
"Se avessi voluto che Kiev non esistesse più, non mi sarebbero serviti 4 anni, 20 minuti sarebbero bastati.
Ma non è il nostro obiettivo. Non abbiamo mai voluto radere al suolo l'Ucraina.
Vogliamo strapparla alla NATO senza distruggere un popolo fratello.
L'Occidente ha trasformato questo conflitto in un campo di sperimentazione militare. Forniscono le armi, i satelliti, i bersagli.
In altre parole, la Russia non sta combattendo contro l'Ucraina ma contro l'intero sistema militare occidentale.
Eppure, resistiamo.
Ancora meglio, adattiamo il nostro esercito, le nostre tecnologie, la nostra economia.
Mentre loro si esauriscono, noi impariamo.
Coloro che credono che la lentezza sia una debolezza non hanno mai condotto una guerra moderna.
Abbiamo scelto la pazienza strategica, non il caos perché sappiamo che quando la polvere si sarà posata, non ci sarà più un'Ucraina ma una Russia più unita che mai.
Per rispondere alla tua domanda:
No, non è aria fritta, è una tempesta e sta ancora soffiando."

«PIOVONO PIETRE. CAPITALISMO VORACE. ACQUA, ENERGIA E CO2: PROFITTI PER POCHI, COSTI PER TUTTI» - Alessandro Robecchi

 

«C’è un barbatrucco che non delude mai, che uccide più gente della malaria e che si chiama “capitalismo”, avvolge il pianeta senza apparente possibilità di cambiamento e consiste in una cosa piuttosto semplice: privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Tipo una scommessa, per intenderci, che se vinci incassi tu, e se perdi perdono tutti: nel Paese della Fiat non è il caso di fare un disegnino esplicativo, ci siamo capiti.
Esistono migliaia di casi di scuola, naturalmente, alcuni nascosti e alcuni conosciuti e studiati in tutto il mondo. Uno per tutti, la triste faccenda della Coca-Cola in Chiapas (Messico), dove l’acqua potabile è un grosso problema e le guide turistiche sconsigliano persino di lavarsi i denti con quella del rubinetto, ma la famosa multinazionale delle bollicine ne usa milioni e milioni di litri pagati una sciocchezza, sottraendola di fatto alla popolazione locale, che infatti beve Coca-Cola (consumo più alto del mondo, due litri pro capite al giorno) perché costa meno dell’acqua potabile. Risultato: immensi guadagni per pochi, record di morti per diabete per molti. Il capitalismo (e le complicità della politica), spiegato bene.
Se non vi piace questa storia e il Chiapas vi sembra lontano lontano, potete dilettarvi con qualcosa che succede qui e ora: i data-center, cioè quei capannoni che contengono enormi server (semplifico) che assicurano una mostruosa potenza di calcolo al web, e soprattutto all’Intelligenza artificiale.
Sono “aziende” che danno lavoro a poche persone, al massimo un centinaio di tecnici, hanno rendimenti spaventosi, quasi tutti destinati alle cinque o sei enormi aziende del settore (quella decina di miliardari americani che fanno il bello e il cattivo tempo), inquinano spaventosamente e consumano una quantità inimmaginabile di acqua.
Secondo il Financial Times, che non è esattamente una fanzine ecologista, i sessanta data-center in costruzione attualmente negli Stati Uniti inquineranno come 27 centrali a carbone, oppure come 24 milioni di auto a benzina: niente male.
Per quanto riguarda il consumo di acqua, invece, si stima che nel 2030, praticamente domani mattina, i data-center del mondo basati sull’Intelligenza artificiale, consumeranno 9.300 miliardi di litri d’acqua ogni anno, il che significa il fabbisogno idrico di un miliardo e trecento milioni di esseri umani.
Calcolando che già oggi almeno quattro miliardi di persone soffrono di disagio idrico, non è male nemmeno questo, ed esistono sul pianeta decine e decine di comunità “assetate” perché bisogna raffreddare i server.
E poi ci sarebbe la questioncella dell’energia, non un dettaglio. In Irlanda, per dirne una, i data-center utilizzano il 23% di tutta l’energia del Paese.
Qui da noi, invece, dove il settore è in pieno sviluppo e giacciono in attesa più di 500 pratiche di costruzione e installazione, la domanda di energia dedicata solo a queste “fabbriche di dati” raggiungerebbe i 95 GigaWatt.
Per avere un’idea delle grandezze, il picco di consumo nazionale è del luglio 2025, quando tutta l’Italia consumò 60,5 GigaWatt: ne serviranno il 150% in più. Quando andrà adeguata la rete (una cosuccia che costa), naturalmente, non la pagheranno i grandi attori dell’Intelligenza artificiale, che già godono di agevolazioni fiscali, favori e incentivi in tutto il mondo, ma noi, con le nostre bollette.
Ed ecco privatizzati i profitti e socializzate le perdite, proprio come sta scritto nelle prime pagine del manuale mondiale del capitalismo.»