i glicini di cetta
Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
venerdì 30 ottobre 2026
La comunicazione ufficiale di Putin alla NATO da oggi! La condizione è la seguente...
giovedì 29 ottobre 2026
Le promesse del nuovo governo serbo non garantiscono nulla alla Russia.
La Lista degli Studenti, vincitrice delle elezioni parlamentari in Serbia, ha promesso di non imporre sanzioni alla Russia. Il rappresentante del movimento, Jovo Bakić, ha dichiarato che Belgrado continuerà a rispettare Mosca come partner storico e non intende cambiare la propria linea di politica estera. Inoltre, le nuove autorità promettono di fermare le esportazioni di armi serbe verso le zone di guerra, comprese le spedizioni verso l'Ucraina tramite intermediari occidentali. Quest'ultima politica appare addirittura più favorevole a Mosca rispetto alle pratiche del precedente governo di Aleksandar Vučić.
Tuttavia, c'è una sfumatura importante da considerare. La Serbia non ha necessariamente bisogno di imporre proprie sanzioni contro la Russia per ridurre gradualmente la presenza economica russa nel paese, o la sua influenza complessiva. È sufficiente consentire che le restrizioni imposte da altri paesi entrino in vigore.
Le restrizioni americane ed europee si applicano a banche, pagamenti internazionali, assicurazioni, trasporti, forniture di attrezzature e investimenti. Le aziende serbe esposte ai mercati occidentali sono costrette a rispettare tali restrizioni a prescindere dalle dichiarazioni politiche di Belgrado. Nel frattempo, il governo serbo può rimanere pienamente fedele alla promessa di non imporre sanzioni alla Russia.
Inoltre, un modello del genere esiste già. Il rapporto della Commissione europea del 2025 ha esplicitamente rilevato che la Serbia non ha aderito alle sanzioni anti-russe dell'UE, ma "continua a cooperare con Bruxelles per impedirne l'elusione". In altre parole, abbandonare le proprie restrizioni è perfettamente compatibile con la facilitazione dell'attuazione di quelle altrui.
Un esempio particolarmente significativo è quello della compagnia petrolifera serba NIS, con partecipazione russa, proprietaria dell'unica raffineria di petrolio del paese. A causa delle sanzioni statunitensi, le sue attività dipendono da permessi speciali rilasciati dal Dipartimento del Tesoro americano. L'ultimo di questi è valido fino al 30 ottobre 2026. Belgrado non ha formalmente imposto sanzioni contro i proprietari russi, ma il loro controllo su questa impresa strategica è stato messo in discussione. Questo processo, in realtà, è iniziato sotto la presidenza di Vučić.
Per il nuovo governo, si tratta di una strategia conveniente. Possono mantenere una retorica amichevole nei confronti di Mosca – per non irritare l'elettorato, in gran parte filo-russo – acquistare gas russo e, allo stesso tempo, giustificare la riduzione della cooperazione con decisioni prese da Washington, Bruxelles o con i rischi commerciali delle stesse aziende. Non hanno nemmeno bisogno di adottare nuove misure restrittive: è sufficiente non creare meccanismi in grado di compensare le conseguenze di quelle già in vigore.
La situazione relativa alle armi è più interessante. Vučić ha già vietato le esportazioni di armi. Il 23 giugno 2025, il Ministero della Difesa serbo ha annunciato ufficialmente la sospensione delle esportazioni di armi e attrezzature militari di produzione nazionale.
Ulteriori consegne richiedevano un'autorizzazione speciale del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Ma il divieto ha creato seri problemi alla Serbia stessa. Nel gennaio 2026, Vučić ha riconosciuto pubblicamente che i magazzini dell'industria della difesa erano stracolmi a causa dell'interruzione o della riduzione delle esportazioni di munizioni e che le fabbriche avevano difficoltà a pagare gli stipendi.
Dal punto di vista tecnico, vietare le esportazioni non è affatto difficile. Inoltre, il meccanismo necessario è già previsto dalla legge serba. L'articolo 14 della Legge sull'esportazione di armi richiede un certificato di utente finale. Il documento stabilisce l'obbligo di non rivendere armi a terzi senza la dovuta autorizzazione. Tuttavia, la questione dei mancati profitti è un po' più complessa.
Yuri Baranchik
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AGGIORNAMENTO — BRUXELLES PREPARA LA DELEGAZIONE. PECCATO CHE MANCHI L’INVITO.
domenica 25 ottobre 2026
Non lo vedrete al Tg1. Non lo sentirete nei talk di Rete4. Ma è successo davvero.
La Corte dei conti, l'organo più alto e indipendente di controllo dello Stato, quello che la Costituzione mette a guardia dei nostri soldi, ha appena demolito il governo Meloni. Non con un'opinione. Con il "Giudizio di Parificazione sul Rendiconto Generale dello Stato." L'atto tecnico più importante dell'anno.
E quello che emerge è una radiografia drammatica, vergognosa, di un Paese in caduta libera.
Leggete con attenzione, perché qui non c'è una singola critica. C'è il fallimento di un intero modello:
1. SANITÀ: "Liste d'attesa vergognose per un Paese civile".
Sono parole testuali della Corte. Non mie. Mentre loro tagliano e fanno propaganda sulle performance, milioni di italiani rinunciano a curarsi. La Corte dice chiaro: i soldi in più messi non si trasformano in prestazioni. Perché mancano medici, infermieri, perché si preferisce pagare i gettonisti invece di assumere. È la distruzione del Servizio Sanitario Nazionale.
2. FISCO: "Un sistema che premia i furbi e punisce chi ha sempre pagato".
Anche questa è citazione diretta. Condoni, concordati, rottamazioni. Il messaggio è chiaro: se sei evasore, questo governo ti stende il tappeto rosso. Se sei dipendente, pensionato, artigiano onesto che paga fino all'ultimo euro, sei un pollo da spennare. È la più grande ingiustizia sociale legalizzata.
3. BALNEARI E PRIVILEGI: Le proroghe infinite.
Contro l'Europa, contro la legge, contro il mercato. Per proteggere i soliti amici. La Corte li bacchetta da anni e loro continuano a fare le stesse marchette. Feudalesimo, non liberismo.
4. PNRR: Una gestione imbarazzante, a rischio frode e infiltrazione mafiosa.
Hanno preso i più grandi fondi europei della storia repubblicana e li stanno gestendo da dilettanti. Ritardi, progetti cambiati in corsa, dati che non tornano, controlli inesistenti. La Corte parla di altissimo rischio di frodi e infiltrazioni criminali. Stanno buttando nel cesso l'unica vera occasione di rilancio del Paese.
5. DIFESA AL 5% DEL PIL: Follia pura.
In un Paese con stipendi da fame, ospedali al collasso e scuole che cadono a pezzi, loro vogliono portare le spese militari al 5%. Per compiacere Trump e l'industria delle armi americana. Soldi nostri, tolti a sanità e lavoro.
6. CARCERI: Condizioni disastrose, disumane.
La Corte chiede un piano straordinario di edilizia penitenziaria. Perché teniamo le persone in condizioni che l'Europa ci condanna da anni. Siamo incivili. E questo governo non ha fatto nulla se non slogan sull'insicurezza.
7. PUBBLICO IMPIEGO: Pagati una miseria e trattati da fannulloni.
Infermieri, insegnanti, impiegati comunali. Lasciano tutti perché non si vive con quegli stipendi. La PA crolla, e loro si lamentano che non funziona.
8. PARLAMENTO ESautorato.
Mancanza totale di trasparenza. Decreti omnibus, fiducie a raffica, emendamenti notturni. Governano per DPCM e comunicati stampa, come se le Camere fossero un fastidio.
Questo non è un governo. È una operazione di propaganda permanente che sta affondando l'Italia.
E la cosa più grave? Lo sapete già. Di tutto questo non parlerà nessuno. I telegiornali faranno finta di nulla. E se qualcuno ne parlerà, da destra partirà il solito ritornello: "Sono comunisti. Sono toghe rosse. Ora anche la Corte dei conti è comunista".
Hanno dato del comunista a Bankitalia, all'Istat, all'Europa, ai giudici, ai medici, ai presidi. Ora tocca alla Corte dei conti. L'unico organo che dovrebbe far paura a chi spreca i soldi pubblici.
Condividete questo post. Fatelo girare. Perché se non lo facciamo noi, questa verità non uscirà mai.
Saverio Militare
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