lunedì 10 agosto 2026

Non spezzeremo le reni alla Grecia. Ci proveremo con la Spagna.

C'è un filo che tiene insieme il nonno mascellone e la nipotina: senza un nemico non sanno vivere. Cambia solo l'indirizzo. Ieri Atene, oggi la Madrid del "comunista" Sánchez.

Perché funziona così: quando la benzina vola, i salari scendono, l'inflazione mangia la spesa e le imprese chiudono la saracinesca, non serve una politica economica. Serve un nemico. Un bel rigurgito di orgoglio nazionale, e il gioco è fatto, soprattutto con un pubblico che non sempre brilla
per presenza cognitiva.

Prima le orde immaginarie da Ceuta. Poi i terroristi islamici "importati" dalla Spagna.

Tutto inventato, tutto utilissimo: perché chiedere agli altri Paesi una vera collaborazione per attenuare gli effetti di Dublino è faticoso, litigare invece è gratis e rende bene in televisione. Ma non finisce lì.
Adesso tocca alla Germania. Motivo del contendere: la restituzione all'Italia dei migranti irregolari sbarcati da noi e arrivati fin lassù. Cioè l'applicazione di un trattato europeo che l'Italia ha firmato, di cui una parte è in vigore da giugno.
Non un agguato: una firma.
La nostra.

Basta leggere la risposta di Piantedosi alle autorità tedesche per capire che di litigio si tratta, non di negoziato.
Quindi: litigano con i "comunisti" spagnoli. E litigano pure con Merz, che fino a prova contraria dovrebbe essere un loro amico.

L'opera certosina di demolizione dell'Italia procede. Con metodo, con costanza, con successo. Ma non è una novità.

Basta chiedere al nonno mascellone com'è finita l'ultima volta che qualcuno ha pensato di "fare la storia".

Giancarlo Selmi 

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domenica 9 agosto 2026

talia - Spagna - misure e contomisure: Sánchez/Meloni...

 

Con una nota dalla durezza senza precedenti, il governo spagnolo ha appena asfaltato definitivamente Giorgia Meloni e Antonio Tajani.
Di più: ha intimato il governo italiano di mettere fine, entro 48 ore, ai controlli alle frontiere introdotti contro
i cittadini provenienti dalla Spagna.
Poi, avverte Pedro Sánchez, arriveranno contromisure “proporzionate”.
La nota parte subito pesantissima:
“Il 1° agosto il governo italiano ha reintrodotto i controlli alla frontiera con la Spagna, incidendo sulla mobilità di migliaia di passeggeri e generando incertezza giuridica nel pieno del periodo estivo.
Questa misura, senza precedenti nella storia recente, è stata adottata senza preavviso, unilateralmente e con argomentazioni fallaci che non rispettano né il Codice frontiere Schengen né la verità”.
Poi il governo spagnolo passa alla demolizione dell’emergenza Ceuta utilizzata dall’Italia per giustificare i controlli.
Ricorda che nessuno “poteva o può entrare liberamente nell’area Schengen, poiché la città autonoma di Ceuta gode di uno status speciale al suo interno, che quasi tutti sono già rientrati in Marocco”.
E poi restituisce al governo Meloni la lezione sull’immigrazione:
“Secondo Frontex, l’Italia è Stato membro che ha registrato il maggior numero di attraversamenti irregolari negli ultimi anni, con cifre doppie rispetto a quelle della Spagna e, dal 2022.
Non ha rispettato il Regolamento di Dublino, generando un ulteriore onere di pressione migratoria sugli altri Stati membri”.
Poi arriva questa:
“Nonostante tutto ciò, la Spagna non ha mai introdotto controlli nei confronti dell’Italia. Al contrario, si è sempre mostrata solidale, accogliendo parte dei migranti arrivati a Lampedusa nel 2023 e aprendo ripetutamente i propri porti ai migranti soccorsi lungo la rotta del Mediterraneo centrale”.
E ancora: “Alla luce di tutto quanto sopra, si conclude che la misura adottata dal Governo italiano è ingiusta, contraria agli interessi dell’Unione europea e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola. Esortiamo o pertanto il Governo italiano a rettificare, a porre fine ai controlli e a trattare gli spagnoli come gli altri cittadini europei.
Se non lo farà entro la fine di domenica 9 agosto, la Spagna sarà costretta ad adottare misure proporzionate per proteggere gli interessi e la dignità dei propri cittadini”.
Avete letto bene.
Il governo Meloni voleva mettere Sánchez con le spalle al muro.
Una settimana dopo è Sánchez a dare una scadenza al governo Meloni.
Ma il presidente spagnolo conserva il capolavoro per la fine:
“Confidiamo che prevalgano l’europeismo, il buon senso e la buona fede. I governi esistono per promuovere la comprensione tra i Paesi e l’interesse generale delle loro popolazioni, non per creare fratture e conflitti sterili guidati da motivazioni elettorali interne”.
Doveva essere la grande prova di forza di Giorgia Meloni contro Pedro Sánchez.
Per ora abbiamo una riunione europea conclusa con la solidarietà alla Spagna e una nota ufficiale di Madrid che ordina di ritirare i controlli entro domenica.

Il disastro incombe sulle élite europee.

 

Tutto ciò che non doveva accadere, che non sarebbe mai potuto accadere nella testa degli illusi, sta, al contrario, succedendo a ritmo incalzante e tale da mettere in crisi l’élite occidentale, incapace di adattarsi alla nuova inaspettata realtà.
L’Ucraina sta diventando l’inferno per Bruxelles, così come l’Iran per la Casa Bianca al punto che persino il Capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, sta lavorando per trovate una via d’uscita da una situazione militarmente impossibile, contattando tutti quelli che nell’amministrazione Trump sono rinsaviti.
La vicenda di Ceuta ha inaugurato una nuova frattura profonda all’interno della Ue, mentre la creazione di una Nato islamica con Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, annuncia e inaugura un nuovo corso post americano in Medio Oriente.
Tutto questo avviene in un contesto del tutto inimmaginabile appena un decennio fa: l’arrivo di un inverno economico mondiale dovuto alla scarsità di oro nero e ormai inevitabile visti i danni subiti da molti impianti petrolifere e gasieri nel Golfo, che si ripercuoteranno nel tempo. Se la guerra finisse oggi ci sarebbe comunque da affrontare un inquieto autunno. Ma soprattutto la nascita di una stretta alleanza militare di fatto tra Iran, Russia e Cina che annuncia un cambiamento epocale degli assetti mondiali. Il supporto di Russia e Cina si è concretizzato nell’accesso di Teheran al sistema satellitare cinese Beidu che ha comportato la capacità di avere dati precisi sulle posizioni delle risorse statunitensi nel Golfo Persico, per migliorare in termini esponenziali le capacità di colpire gli obiettivi e le basi americane. Ma ci sono anche i 400 sistemi di difesa aerea Man Pad forniti da Pechino, l’accelerazione della consegna di sistemi russi Verba, l’arrivo di missili navali cinesi e di sei elicotteri d’attacco russi Mi-28, la rapida fornitura da parte di Mosca di ricambi per i sistemi anti missile S300 danneggiati dai bombardamenti e quella dei sistemi di disturbo elettronico da montare sui milli iraniani.
Si potrebbe continuare con questo elenco, ma ciò che conta è che alla fine gli aggressori stanno avendo pane troppo duro per i loro denti e che mentre da una parte si stanno costruendo nuove alleanze cruciali, dall’altro si assiste al fallimento e alla dissoluzione delle strategie poste in essere dalla Nato.
Per un mese e mezzo si è scagliato tutto quanto c’era nei magazzini dell’Alleanza per tentare di costringere la Russia a un cessate il fuoco, ormai vitale per riorganizzare l’esercito e il regime di Kiev.
Ma il piano è fallito miseramente e, anzi, ha sortito l’effetto contrario perché la Russia ha colpito le linee di rifornimento ucraine e della Nato con una forza senza precedenti, ottenendo successi decisivi sul campo di battaglia. Non solo, ma di fronte al protervo terrorismo atlantico è emersa la ferma determinazione da parte della Russia di perseguire la vittoria fino in fondo, mettendo in forse l’esistenza stessa dell’Ucraina.
Le conseguenze saranno di vasta portata e porteranno inevitabilmente alla crisi definitiva di quell’entità fallimentare e guerrafondaia che si chiama Unione Europea, rivelatasi una sorta di alter ego della Nato.
Certo l’ondata di droni, benché intercettati al 94 per cento dalla contraerea russa , hanno provocato parecchi danni e hanno fatto un centinaio di vittime civili. Ma Mosca ha risposto bombardando fabbriche e centri di potere militari situati nei centri delle città proprio fare della popolazione civile un ostaggio.
Ma a questo punto Mosca si è tolta i guanti di velluto e ha colpito senza più remore, distruggendo anche i porti dove oltre all’attività militare si svolgeva anche quel poco di attività economica che restava la regime di Zelensky. Sopraffatta dalla potenza di fuoco russa, l’Ucraina ha esaurito le scorte di intercettori Patriot e Trump ha comunicato al duce di Kiev che non potrà fornirne altri perché gli Stati Uniti devono preservare le scorte in diminuzione per la guerra contro l’Iran.
Insomma il disastro incombe sulle élite europee che hanno fatto di tutto per provocare una guerra, hanno fatto di tutto, compreso spogliarsi dei loro presunti valori, per tentare di vincerla, che hanno fatto di tutto per aggrapparsi a una possibile resistenza del regime nazista di Kiev e che ora non possono fare più nulla.

sabato 8 agosto 2026

L’ITALIA MANTIENE LA SOSPENSIONE DI SCHENGEN. LA SPAGNA RISPONDE E IMPONE CONTROLLI RECIPROCI AI VIAGGIATORI DALL’ITALIA.

 

Escalation diplomatica dopo il rifiuto italiano dell’ultimatum. Palazzo Chigi: «Non accettiamo imposizioni sulla sicurezza nazionale. Controlli almeno fino al 15 agosto». La Spagna risponde imponendo controlli aleatori in porti e aeroporti a partire dalla mezzanotte di sabato 8 agosto fino al 7 settembre.
Lo scorso 31 luglio il governo italiano ha deciso di sospendere temporaneamente il regime di libera circolazione previsto dall’accordo di Schengen nei collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, a partire dal 1° agosto e per un mese (prorogabile). Si tratta di controlli mirati e selettivi solo sui cittadini di Paesi terzi (extra-UE) provenienti dalla Spagna, per verificarne la regolarità. I cittadini italiani, spagnoli e degli altri Paesi UE non sono interessati dalla disposizione. L’Italia ha motivato la misura con esigenze di sicurezza nazionale e prevenzione di possibili rischi (compresi quelli legati al terrorismo) e di movimenti secondari dopo i noti fatti di Ceuta.
La decisione ha provocato forti tensioni diplomatiche con Madrid. Stamani il governo spagnolo di Pedro Sánchez ha lanciato un ultimatum: l’Italia deve revocare i controlli “senza indugio” entro domenica 9 agosto, altrimenti la Spagna adotterà “misure proporzionali” per tutelare gli interessi e la dignità dei cittadini spagnoli. Madrid considera la misura italiana ingiusta, unilaterale, discriminatoria e contraria agli interessi dell’UE.
In risposta all’ultimatum spagnolo, Palazzo Chigi ha ufficialmente dichiarato che l’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero in materia di sicurezza nazionale e controllo delle frontiere. Il governo italiano conferma che non intende in nessun caso rivedere la sospensione dell’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna, almeno fino al 15 agosto (data in cui, secondo le stesse autorità spagnole, è attesa una possibile nuova ondata migratoria a Ceuta) e, comunque, fino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia.
Dopo la nota di Palazzo Chigi del pomeriggio, il governo di Pedro Sánchez ha reagito imponendo misure reciproche:
Restauro temporaneo di controlli alle frontiere interne (porti e aeroporti) per i viaggiatori in arrivo dall’Italia.
Controlli aleatori di identità (passaporto) e nazionalità; per i cittadini extra-UE anche verifica di visto o permesso di soggiorno.
Decorrenza: dalle 00:00 di sabato 8 agosto 2026 fino alle 00:00 di domenica 7 settembre 2026 (circa un mese), salvo modifiche se cambiano le circostanze.
Motivazione ufficiale: «la persistente pressione migratoria irregolare che subisce il Paese transalpino».
I cittadini UE (inclusi italiani e spagnoli) restano formalmente liberi di circolare, ma i controlli documentali potranno creare ritardi in piena stagione turistica. Non risultano ancora reazioni ufficiali italiane a questa contromisura spagnola nelle ultime ore.

DOVEVAMO SPEZZARE LE RENI ALLA RUSSIA. CI SIAMO TAGLIATI GLI ATTRIBUTI DA SOLI.

 

Il capolavoro strategico europeo meriterebbe di essere studiato nelle università. Ma non nei corsi di geopolitica: in quelli di autolesionismo.
L’obiettivo era mettere economicamente in ginocchio Mosca, interrompere i rapporti commerciali, chiudere i mercati, tagliare l’energia russa e dimostrare al Cremlino che senza l’Europa la Russia sarebbe rimasta sola.
Risultato?
Nel primo semestre del 2026 l’interscambio tra Russia e Cina ha raggiunto 134,18 miliardi di dollari, con una crescita del 25,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Le esportazioni russe verso la Cina sono aumentate del 23,3%, quelle cinesi verso la Russia del 28,4%.
Nel frattempo il commercio complessivo tra Unione Europea e Russia, che nel 2021 valeva 257,5 miliardi di euro, nel 2025 era precipitato a 58,1 miliardi.
Una riduzione di quasi 200 miliardi di euro.
E qui arriva la parte meravigliosa.
Perché quando tu abbandoni un mercato da decine di miliardi, quel mercato non viene sepolto con una cerimonia funebre a Bruxelles.
Arriva qualcun altro e se lo prende.
Noi abbiamo lasciato spazio nell’automotive? Sono arrivati i cinesi.
Abbiamo ridotto tecnologia, macchinari e componentistica? Pechino ha aumentato le proprie forniture.
Abbiamo smesso di comprare una parte enorme dell’energia russa? La Russia ha spostato sempre più flussi verso l’Asia, spesso concedendo alla Cina condizioni molto convenienti.
In pratica Pechino si è trovata davanti il Black Friday geopolitico del secolo: energia russa, materie prime, un enorme mercato da occupare e un vicino costretto dalle sanzioni occidentali ad avere sempre più bisogno della Cina.
E noi?
Noi fierissimi.
Petto in fuori.
Sanzione numero uno, sanzione numero due, sanzione numero diciassette, conferenza stampa, foto di famiglia, applausi e dichiarazione sulla “unità europea”.
Poi arriva il conto.
Perché la Russia certamente ha pagato e continua a pagare un prezzo pesante: minore accesso alla tecnologia occidentale, costi logistici superiori, dipendenza crescente da Pechino, difficoltà finanziarie e un’economia sempre più orientata alla guerra.
Ma qualcuno dovrebbe finalmente avere il coraggio di fare anche l’altra metà del bilancio.
Quanto abbiamo pagato NOI?
Quanto mercato europeo abbiamo regalato ai concorrenti cinesi?
Quanto potere contrattuale abbiamo perso nei confronti di Mosca?
Quanto ci costa oggi procurarci altrove energia che prima arrivava attraverso infrastrutture già costruite?
E soprattutto: quale genio pensava davvero che una potenza con 17 milioni di chilometri quadrati di territorio, enormi risorse energetiche e un confine di oltre 4.000 chilometri con la Cina sarebbe rimasta seduta a piangere davanti alla porta chiusa dell’Europa?
La geografia non applica le sanzioni.
La geografia resta lì.
E la Cina pure.
Il risultato strategico è paradossale: abbiamo lavorato per rendere l’Europa meno dipendente dalla Russia e contemporaneamente abbiamo lavorato per rendere la Russia meno dipendente dall’Europa.
Solo che la seconda parte ce l’avevano spiegata un po’ meno.
Pechino compra energia, vende automobili, macchinari ed elettronica e accresce la propria influenza sulla Russia.
Mosca perde una parte del rapporto privilegiato con l’Europa ma costruisce nuovi circuiti commerciali asiatici.
E l’Europa perde contemporaneamente un fornitore, un mercato e una parte della propria capacità di influenza.
Straordinario.
Dovevamo “spezzare le reni alla Russia”.
Alla fine, guardando la cartina geografica e i flussi commerciali, viene il sospetto che gli unici ad essersi tagliati gli attributi con entusiasmo siamo stati noi.
E abbiamo pure pagato il coltello.
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FONTI: General Administration of Customs of China; Rappresentanza commerciale russa in Cina; Commissione Europea; Federal Customs Service of Russia; Interfax.

venerdì 7 agosto 2026

FINALMENTE QUALCUNO HA FATTO LA DOMANDA PROIBITA.

 

Mentre Giorgetti spiegava agli italiani perché sia necessario aprire nuovo spazio nel bilancio per la Difesa, Riccardo Ricciardi ha posto una domanda tanto semplice quanto vietata:
«Ma la Russia ci sta minacciando davvero? Pensiamo veramente che venga a invadere l’Italia e a fare la guerra a Roma?»
Poi ha ricordato un dettaglio che nella narrazione ufficiale viene generalmente smarrito sotto il tappeto:
gli Stati Uniti hanno centinaia di basi e installazioni militari sparse nel mondo.
Ma a minacciare l’umanità, naturalmente, sarebbero sempre e soltanto gli altri.
Il punto non è sostenere che non esistano pericoli o che la Russia non abbia responsabilità enormi nella guerra in Ucraina.
Il punto è capire se ogni tensione internazionale debba trasformarsi automaticamente in una cambiale in bianco per l’industria militare.
Per ospedali, scuole, stipendi e famiglie ci spiegano che bisogna rispettare i conti.
Quando compaiono carri armati, missili e caccia di nuova generazione, invece, i soldi miracolosamente spuntano.
Chi chiede quanto costerà viene accusato di irresponsabilità.
Chi presenta il conto viene celebrato come statista.
Don Chisciotte

Fonti: Camera dei deputati/Agenzia Vista; Quotidiano Nazionale; GAO; Dipartimento della Difesa USA.


Forse dovremmo armarci per difenderci dagli USA, guerrafondai per eccellenza ed unici ad aver usato il nucleare per bombardare due città: Hiroshima e Nagasaki... 
La Russia, non dimentichiamolo, ci ha liberato dai nazisti tedeschi...
cetta.

Giuseppe Conte ha respinto con forza le accuse della commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid.

 

Doveva essere il giorno del grande processo a Giuseppe Conte per la gestione del Covid, la vendetta politica perfetta di Giorgia Meloni, il "plotone d’esecuzione”, come lo ha definito lui.
E invece l’ex Presidente del Consiglio con un colpo da maestro è riuscito a ribaltare il tavolo trasformandolo in un atto d’accusa al governo Meloni.
Dalle carte della difesa ha tirato fuori, e contemporaneamente consegnato ai pm, un verbale ricevuto in forma anonima che mostra come la società del suo grande accusatore, la Jc Elecrtonics di Dario Bianchi, abbia contraffatto le mascherine Covid.
“La stessa società - ha spiegato Conte - alla quale il governo Meloni ha dato 100 milioni di euro”.
Non solo. In dieci minuti di audizione Conte, oltre a presentare il documento, ha smontato punto per punto le accuse dando a Meloni & C. una lezione di stile, politica e rispetto delle istituzioni.
“Giuro di dire la verità sul mio onore. L'onore per me viene prima di tutto, significa rispetto verso me stesso e verso le persone che hanno perso la vita durante la pandemia, verso i loro familiari e verso gli operatori sanitari.
Giuro sul mio onore, l'onore che qualcuno qui ha perso già durante la pandemia, quando anziché essere in prima fila a combattere con noi in trincea si è rifugiato nelle polemiche sterili e nelle strumentalizzazioni più futili.
L'onore che qualcuno qui non ha più riguadagnato, in occasione di questa commissione, concepita come un plotone d'esecuzione nei miei confronti e, al contempo, come una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti.
Non mi sono mai sottratto. Così intendo la politica, la politica per me è trasparenza e anche massima rendicontazione del proprio operato, sempre e comunque".
Non accetto lezioni sulla paura e sull'onore da chi non può darle. Non posso accettare che venga rappresentata la mia posizione come una posizione di paura di chi deve nascondere, perché sono altre. Ancora ieri in Parlamento abbiamo visto le situazioni in cui si ha paura, si scappa, non si forniscono le chat, si scudano i compagni di partito. Non credo che ci sia qualcuno che mi debba insegnare qualcosa.
Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese, non distinguendo il giorno dalla notte, ma non è una frase fatta.
Abbiamo salvato nel 2020 oltre 330.000 posti di lavoro, grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare.
Potete scavare quanto volete: non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda. Perché comportamenti illeciti non ci sono mai stati. Ho svolto il mio compito come la Costituzione impone con disciplina e onore. E non permetto a nessuno di gettare ombre sulla gestione della pandemia, perché queste ombre che gettate per mera speculazione politica finiscono per estendersi anche sugli uomini e sulle donne dello Stato che si sono battute per salvaguardare la comunità nazionale.
I governi nazionali hanno dovuto tutti operare questo bilanciamento, ovviamente rimettendo ai Parlamenti nazionali la verifica politica e alle Corti di giustizia la verifica giudiziaria.
Uso una parola molto cara da parte di alcuni, anche se qui finiamo per oscurarne il significato: sono loro i veri ‘patrioti’, erano loro in trincea. Poi ci sono non i veri patrioti, ma gli speculatori di una grave tragedia nazionale e internazionale.
Non ricordiamo un vostro contributo utile, da parte degli speculatori, un suggerimento plausibile come gesto di responsabilità per la difesa del Paese”.
Pensavano di mettere all’angolo Conte per motivi di greve propaganda, come tutto quello che fa il governo Meloni.

Hanno finito per essere messi alle corde loro.
Ora lo spieghino agli italiani.
E che siano più convincenti delle loro (risibili) accuse.

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