martedì 14 luglio 2026

QUANDO QUALCUNO TI FA DEL MALE, FAI QUESTO.


 1. Ricorda: il modo in cui ti hanno trattato è il riflesso di loro, non di te.

Le persone rivelano il proprio carattere attraverso il modo in cui trattano gli altri. Non permettere mai che il comportamento di qualcuno definisca il tuo valore.
2. Non reagire immediatamente.
Il dolore cerca una reazione. La saggezza sceglie una pausa. Concediti il tempo necessario prima di dire o fare qualcosa di cui potresti pentirti.
3. Smetti di chiederti: "Perché mi hanno fatto questo?"
Una domanda migliore è: "Che cosa sta cercando di insegnarmi questa esperienza?"
4. Proteggi la tua pace prima del tuo orgoglio.
Molte persone perdono la serenità cercando di dimostrare qualcosa, vendicarsi o avere l'ultima parola.
5. Accetta le persone per ciò che ti mostrano.
Prima smetti di credere al loro potenziale invece che al loro comportamento, meno sofferenza creerai a te stesso.
6. Lascia che la delusione costruisca confini, non amarezza.
Non devi odiare le persone. Devi solo imparare quale posto occupano nella tua vita.
7. Guarisci invece di cercare vendetta.
La vendetta mantiene viva la ferita. La guarigione la chiude.
8. Smetti di riaprire la ferita nella tua mente.
Ogni volta che rivivi ciò che è accaduto, costringi te stesso a provare di nuovo quel dolore.
9. Impara la lezione e vai avanti.
Ogni esperienza dolorosa porta con sé un insegnamento. Non andartene a mani vuote.
10. Scegli la pace invece di voler avere ragione.
Non tutte le battaglie meritano la tua partecipazione. A volte, andarsene è l'atto di forza più grande.
Il Buddha ha insegnato:
"Se sei colpito da una freccia, non prendere una seconda freccia e colpirti di nuovo."
La prima freccia è ciò che è accaduto.
La seconda freccia è la rabbia, il risentimento e la sofferenza che continui a portare dentro di te.
Lascia che le persone rivelino chi sono.
Lascia che la vita ti insegni ciò che deve insegnarti.
E concediti di andare avanti, più leggero di prima.
Perché la guarigione inizia nel momento in cui smetti di portare con te ciò che ti ha ferito.

C'è chi ragiona... con la propria testa e in favore della fine della guerra e del benessere della propria popolazione.

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"L'UE acquista quantità record di gas russo".

 

Questa è una vicenda che ci dice due cose su tutte. Ma andiamo con ordine. Il Financial Times scrive così: "L'UE acquista quantità record di gas russo".
Nei primi sei mesi del 2026 alcuni Paesi dell'UE hanno importato gas naturale liquefatto dalla Russia, attraverso il gasdotto Yamal, con un aumento del 18% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una cifra record.
Ora, come dicevo prima, qui siamo davanti a due cose importantissime. La prima: i Paesi che hanno comprato più GNL russo sono Francia, Belgio e Spagna.
L'Italia non figura, perché continua ad aumentare gli acquisti di gas USA, che ci costa 4 volte di più, e continua a rifiutare il gas russo. In tutto ciò lo fa anche mentre c'è una crisi di approvvigionamento dovuta alle tensioni nello Stretto di Hormuz. Non sia mai provare ad abbassare le bollette e riallacciare i rapporti con la Russia. Maledetti!
La seconda: nonostante gliene abbiano dette e fatte di cotte e di crude, la Russia, durante questo periodo di crisi nello Stretto di Hormuz, non solo ha continuato a fornire gas ai Paesi dell'UE che volevano acquistarlo, ma ha anche aumentato la fornitura. Questo significa tendere la mano, piaccia o meno.
La Russia avrebbe potuto approfittare di questa crisi per chiudere i rubinetti verso l'UE e dirottare il gas altrove, anche con facilità, vista la crisi di approvvigionamento. Ma non lo ha fatto.
Ora, davanti a tutto ciò, vi chiedo: è la Russia il nostro nemico o quei miserabili che abbiamo nei governi e a capo della stampa di regime a esserlo?

Lettera aperta a Mattarella del Prof. Avv. Augusto Sinagra.

 

QUESTA AMICI...
E' UNA "LECTIO MAGISTRALIS" CHE IL PROF. AVV. AUGUSTO SINAGRA, DOCENTE DI DIRITTO INTERNAZIONALE ALL'UNIVERSITA LA SAPIENZA DI ROMA, HA RIVOLTO ATTRAVERSO UNA LETTERA APERTA AL NOSTRO SOPORIFERO E SPROVVEDUTO SERGIO MATTARELLA !!!
UNA VERA LEZIONE DI GIURISPRUDENZA IN MATERIA DI DIRITTO INTERNAZIONALE CHE NESSUNO DEI QUOTIDIANI SERVI, E DEI TELEGIORNALI DIRETTI DA CIAMBELLANI DI CORTE, HA IL CORAGGIO DI PUBBLICARE !!!
LEGGETELA !!!
E DOVREBBERO LEGGERLA ANCHE TANTI IGNAVI E PAVIDI GIORNALISTI !!!
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Lettera aperta a Mattarella del Prof. Avv. Augusto Sinagra :
“Egregio Signore, per lungo tempo abbiamo assistito a sue firme di convalida di decreti-legge o di promulgazione di leggi di dubbia costituzionalità a parere di molti. Prescindo dalle sue conoscenze del diritto costituzionale ma molti hanno pure nutrito il dubbio in ordine alla sua consapevolezza.
Ora accade che dopo la gravità delle sue dichiarazioni a Marsiglia lei, pensando di giustificarsi, ha aggravato la situazione affermando a Cettigne (Montenegro) che la Russia deve rispettare la Carta dell’ONU e astenersi per il futuro dall’aggredire altri Stati.
Premesso che la Russia storicamente non ha mai aggredito nessuno e, viceversa, è stata sempre aggredita (anche dall’Italia nel 1941) e premesso anche che la veste da “vecchio saggio” non le si addice quanto alla saggezza, le ricordo che, secondo la Costituzione, non appartiene alle competenze del Capo dello Stato la gestione o l’orientamento della politica estera della Nazione, che è prerogativa del governo e del parlamento.
Conseguentemente si potrebbe opportunamente riflettere sulla possibilità che la sua condotta possa configurare, sul piano tecnico- giuridico, l’ipotesi dell’”attentato alla Costituzione della Repubblica” che, in caso di stato di messa di accusa, comporterebbe il giudizio dinanzi alla Corte costituzionale.
Tuttavia, al di là di ogni considerazione tecnico-giuridica, resta il giudizio politico e storico che graverà sulla sua persona. Nel merito lei dovrebbe ben sapere che il diritto internazionale conosce l’Istituto della “legittima difesa preventiva”. Come pure dovrebbe sapere che proprio la Carta dell’ONU da lei evocata consente il legittimo intervento armato di uno Stato contro altro Stato se ciò appare veramente finalizzato a porre fine ad una violazione sistematica e massiccia dei diritti umani fondamentali. A cominciare dal diritto alla vita.
È esattamente ciò che è accaduto nel Donbass, in Ucraina, dal 2014 e fino all’intervento militare russo del 2022. Le sue improvvide dichiarazioni espongono a serio pericolo gli interessi della Nazione e i suoi cittadini. Le sue dichiarazioni sembrano difendere gli interessi dell’Unione europea più rivolta verso un’opzione militare che di pace; una Unione europea ormai in stato di putrescenza morale, politica ed economica, come ben detto dal Vicepresidente USA Vance che questa Unione europea ha “schiaffeggiato” quasi con brutalità in occasione del Vertice di Monaco sulla sicurezza.
Ricordo inoltre che lei era Vicepresidente del Consiglio e Ministro della Difesa nel governo D’Alema quando l’Italia intraprese un’azione di aggressione bellica sotto comando USA senza alcuna autorizzazione dell’ONU e senza neanche una deliberazione della stessa NATO; aggressione bellica che vide pesanti bombardamenti della Serbia (nostra storica amica) e della sua capitale Belgrado.
E ciò con buona pace dell’art. 11 della Costituzione che consente soltanto la guerra difensiva.
Dunque, egregio Signore, non crede che il suo non richiesto ammonimento alla Russia in Montenegro debba essere rivolto ad altri Stati, a cominciare dalla stessa Italia?
Da ultimo, registro che proprio oggi, con fasti e onori lei ha ricevuto il Signor Isaak Herzog Presidente dello Stato di Israele che ad oggi ha disatteso ben 73 Risoluzioni dell’ONU e che si è consegnato al vituperio delle genti per quel che ha fatto e continua a fare nel preordinato e continuato sterminio del Popolo palestinese.
Lei non ha nulla da dire allo Stato di Israele in tema di rispetto dello Statuto delle Nazioni Unite?
Ancora la invito calorosamente a presentare sue pubbliche scuse al Presidente e al Popolo russo.”
Prof. Avv. Augusto Sinagra. Già Ordinario di Diritto dell’Unione Europea presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Direttore della Rivista della Cooperazione giuridica internazionale (fascia A) ed avvocato del Foro di Roma)

Zelensky e Macron - "coalizione dei volenterosi".

Zelensky e Macron hanno pomposamente riunito a Parigi una "coalizione dei volenterosi".
La partecipazione di Zelensky alla parata di domani 14 luglio, ricorrenza della presa della Bastiglia 1789 ha schifato i francesi.
Zelenskyy è tornato a Parigi, per affari, e con urgenza! Oggi, 25 capi di Stato e di governo della "coalizione dei volenterosi" si riuniranno nella capitale francese. Hanno un unico desiderio, aiutare l'Ucraina in ogni modo possibile. E domani, a Parigi, si terrà la parata per la Festa della Bastiglia, con la partecipazione di 6.800 soldati. Sarà guidata da 500 soldati provenienti da questi stessi paesi "disponibili" e da un'unità delle Forze Armate ucronaziste.
Il tossico sarà al fianco del presidente francese Macron. Il sogno del comico si sta avverando: sarà praticamente lui a presentare la parata sugli Champs-Élysées. È vero, Zelenskyy ha fretta: la "finestra di opportunità", come la definisce la stampa occidentale, non si è ancora chiusa. Opportunità per cosa? Per presentarsi come il vincitore del conflitto con la Russia. E l'incontro odierno a Parigi rientra in questa corsa contro il tempo.
"Kiev spera che l'incontro porti a consegne più rapide di armi, sistemi di difesa aerea e altri aiuti militari ed economici, dando nuovo impulso agli sforzi dell'Ucraina per sfruttare le vulnerabilità della Russia", scrive Politico .
Il coraggioso sarto estone ministro degli Esteri Margus Tsahkna – lo stesso che un anno fa minacciò di "portare la guerra alla Russia" – ha spiegato l'approccio dell'Occidente a Mosca di fronte alle "vittorie" di Kiev: "maggiore pressione, nessun compromesso e negoziati solo da una posizione di forza".
C'è un altro motivo per cui Zelensky sta strappando urgentemente ulteriori soldi ai suoi benefattori: l'inverno sta arrivando. Come potrà dunque spiegare a questi stessi benefattori e ai suoi cittadini infreddoliti perché non è in grado di proteggere il sistema energetico del Paese dagli attacchi di una Russia "sconfitta"?
La "vittoria di Zelensky" è come la carrozza a forma di zucca di Cenerentola. E devi dimostrare a tutti che sei tu a tenere le redini della guerra e che devi investire al più presto nel cocchiere.
Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha recentemente delineato anche un orizzonte temporale: "Se avremo risorse sufficienti per avviare un nuovo ciclo di innovazione militare prima che la Russia si adatti a quello attuale, avremo altri sei mesi di tempo".
È improbabile che Zelenskyy riceva oggi a Parigi l'accoglienza che si aspetta. Secondo il consigliere di Macron, l'obiettivo del vertice della "coalizione dei volenterosi" è dimostrare che gli alleati occidentali continuano a sostenere l'Ucraina e che Mosca non può contare sulla "stanchezza da guerra in Europa".
Ciò significa che ribadiranno con fermezza di essere "più forti che mai, con una volontà incrollabile". Queste parole acquisiranno ulteriore peso grazie al fatto che alleati potenti come la Moldavia e la Macedonia del Nord sono stati esortati ad aderire alla "coalizione".
Tra i principali temi di discussione ci saranno le garanzie di sicurezza per l'Ucraina "in caso di un ipotetico cessate il fuoco". Macron ha già affermato che i piani per il dispiegamento di una forza multinazionale, da stazionare lontano dalla linea del fronte, sono pronti. Ma ha subito aggiunto: "potrebbero essere modificati" dato che "la prospettiva di una cessazione delle ostilità sembra ancora lontana". E visto che questa prospettiva sembra così lontana, perché non dimostrare ancora una volta la sua fermezza e la sua risolutezza?
Non c'è nemmeno bisogno di ricordare a nessuno come Mosca reagisce all'idea di un presidio NATO sul suolo ucraino. È un detto ben noto: "Se non puoi, ma lo vuoi davvero, allora puoi". La Russia non permetterà all'Ucraina di entrare nell'alleanza, a nessun costo. E questo non è ovvio solo per coloro che vi hanno già investito ingenti somme. Ad esempio, Macron.
Secondo il quotidiano francese Le Journal du Dimanche, "dal febbraio 2022 Parigi si è progressivamente schierata quasi completamente dalla parte della causa ucraina". Il giornale condanna aspramente Macron per aver trasformato la parata del Giorno della Bastiglia in un "gesto politico a sostegno dell'Ucraina".
Ciò significa che un Paese in conflitto con la Russia occupa un posto di rilievo durante la festa nazionale francese, spiega la pubblicazione. Questo ha suscitato indignazione tra molti militari, soprattutto tra gli ufficiali in pensione.
"Il problema non è la solidarietà verso gli ucraini. Il problema è che la festa nazionale francese viene usata per dimostrare un'idea: la Francia è ormai legata al destino militare di Kiev, sia simbolicamente che strategicamente." Macron è stato forse troppo frettoloso nell'emulare la fretta di Zelensky?
foto: L'obiettivo del prossimo vertice della "coalizione dei volenterosi" è dimostrare che gli alleati occidentali continuano a sostenere l'Ucraina.

lunedì 13 luglio 2026

Vincenzo Musacchio

 

Non basta più il ricordo istituzionale, non bastano le passerelle della memoria una volta all’anno. La cultura e l'intrattenimento sono le armi più potenti per scardinare il consenso sociale di cui la criminalità organizzata si nutre continuamente
Da oltre trent’anni sono in prima linea nello studio delle organizzazioni criminali, per cui mi sento legittimato a lanciare un monito chiaro e privo di retorica: il mondo dello spettacolo deve fare di più. Non basta più il ricordo istituzionale, non bastano le passerelle della memoria una volta all’anno. La cultura e l'intrattenimento sono le armi più potenti per scardinare il consenso sociale di cui la criminalità organizzata si nutre continuamente. Ciononostante, troppo spesso, assistiamo a un silenzio tiepido o, peggio, a una narrazione che rischia di subire il fascino del male.
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La lotta alla mafia non si fa solo nelle aule di giustizia o con le operazioni di polizia. La mafia si sconfigge togliendole l’ossigeno del consenso culturale.
"Le mafie oggi non sparano quasi più, ma corrompono, si infiltrano nell'economia legale e creano modelli di successo distorti". "Chi ha il privilegio di parlare a milioni di persone attraverso uno schermo, un microfono o un palcoscenico ha la responsabilità etica di decostruire questi falsi miti". Il mondo dello spettacolo – attori, registi, cantanti, influencer – possiede una risorsa che lo Stato spesso fatica a mobilitare con la stessa rapidità: l'empatia emotiva del pubblico. Quando un idolo generazionale prende posizione, il suo messaggio arriva dritto al cuore e alla testa dei giovani, superando i filtri della diffidenza.
Esiste un rischio emulazione. Troppe serie TV e pellicole, pur con l'intento di denunciare, finiscono per umanizzare o rendere "affascinanti" i boss del crimine. Il boss non è un eroe tragico ma un parassita sociale che distrugge il futuro dei territori. La violenza non è epica ma sopraffazione vigliacca. Invito sceneggiatori e registi a rivedere la rotta: raccontare la Resistenza antimafia, la bellezza della legalità, le storie delle vittime e dei cittadini che non si piegano. Bisogna togliere al mafioso l'abito del "vincente" e mostrarlo per quello che è: un fattore di arretratezza e povertà. Il mio invito non è a fare retorica, ma ad agire concretamente.
Propongo una vera alleanza tra il mondo dell’antimafia, dell'associazionismo e dello spettacolo. Artisti e esperti antimafia insieme nelle periferie per offrire alternative culturali ai ragazzi a rischio. Destinazione di una parte dei proventi di grandi show a progetti di riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Uso le piattaforme digitali non solo per il personal branding, ma per denunciare e fare informazione antimafia quotidiana. Occorre assolutamente avere il coraggio di scegliere da che parte stare. L'indifferenza è il miglior alleato della criminalità. Chi fa parte del mondo dello spettacolo ha un megafono tra le mani: decidere di non usarlo significa lasciare lo spazio visivo e acustico ai messaggi distorti delle subculture criminali. L'arte ha il dovere di essere scomoda. Non serve essere eroi, basta smettere di essere spettatori neutrali di una guerra che riguarda il futuro di tutti noi. Cantate la bellezza della giustizia, recitate la forza del coraggio, usate la vostra voce. Perché, come diceva Paolo Borsellino, se la gioventù le negherà il consenso, anche la mafia svanirà come un incubo.

domenica 12 luglio 2026

I funerali dell’Ayatollah (e del nostro occidente) - di Daniela Ranieri - 09/07/2026

I funerali dell’Ayatollah (e del nostro occidente)

di Daniela Ranieri - 09/07/2026

I funerali dell’Ayatollah (e del nostro occidente)

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Il corteo per i funerali di Stato dell’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ucciso lo scorso 28 febbraio in un attacco aereo congiunto di Stati Uniti e Israele, sta mettendo a dura prova il sempre efficiente apparato di comunicazione dell’Occidente libero. Milioni di persone – mentre piovono su Teheran nuove e fiammanti bombe americane come “punizione” (così il Pentagono) per l’attacco iraniano su tre navi nello Stretto di Hormuz dopo la tregua – si sono riversate nelle strade per seguire il carro che trasporta attraverso il Paese i feretri di Khamenei e di quattro suoi famigliari morti nello stesso raid, tra cui una bambina di 14 mesi.
Noi, che leggiamo i giornali più autorevoli, ci aspettavamo sì che gli iraniani scendessero in strada, ma per accogliere e festeggiare gli americani che li stavano liberando (bombardando le scuole) dopo aver eliminato fisicamente il tiranno che li opprimeva da 40 anni; forse erano allucinazioni “gli applausi alle finestre”, “il crollo del regime”, “la spallata agli ayatollah”, “il ruggito di Israele per il regime change”, “la nuova primavera a Teheran”, il “tracollo della tigre di carta” e altre meraviglie testimoniate da analisti e politici liberal-sionisti su di giri per l’operazione Epic fury? Non bastava la famosa “scossetta”, la “schicchera”, la “scintilla” per far rivoltare il popolo iraniano contro il regime che voleva costruirsi l’atomica?
Guardate se non ci tocca ritirare fuori la “complessità”, che, come ricorderete, fu vietata nel febbraio 2022, dopo l’aggressione russa dell’Ucraina, quando anche solo alludere alla storia pregressa delle relazioni tra i due Paesi e alla loro composizione demografica, oltre che alle manovre della Nato verso est, divenne un chiaro indizio di essere al soldo della propaganda putiniana. 
Non basta liquidare la tragicità estetica delle esequie di Khamenei come folklore oscurantista. Le autorità iraniane si aspettano per i sei giorni di cerimonie la partecipazione di 15-20 milioni di persone (su 93 milioni di abitanti), più dei 10 che nel 1989 parteciparono ai funerali di Khomeini, il cui feretro fu preso d’assalto dalla folla al punto che la salma cadde a terra, e dei 7 milioni che nel 2020 seguirono il corteo del generale Soleimani, ucciso a Baghdad da un raid Usa.
C’è chi la sa lunga: la gente che vedete piangere e battersi il petto rappresenta la fazione ultraconservatrice della popolazione, una minoranza tra il 15% e il 25% legata all’apparato dei Guardiani della Rivoluzione, per la quale la Guida Suprema era una figura semi-divina e la sua uccisione da parte di forze straniere è un sacrilegio imperdonabile; il regime usa queste persone per ostentare la sua forza davanti al mondo, offrendo loro acqua e trasporti pubblici gratuiti (avrebbero dovuto farle morire di sete e non diffonderne le immagini: come si sa, infatti, solo le teocrazie islamiche fanno uso di propaganda, da cui le nostre democrazie sono immuni). Inoltre ai funerali non partecipa l’altra metà dell’Iran, la gioventù urbana che ha protestato al grido di Donna, Vita, Libertà. Tutto vero. Quindi quello in lutto non è popolo, essendo i popoli tali solo quando piacciono a noi, che siamo pronti alla morte per difendere la nostra libertà di aperitivo contro i terroristi, ma ignoriamo vieppiù a chi appartenga la ‘sovranità’. In quali casi potremmo mai vedere una folla simile nelle nostre città, a parte una svendita di iPhone da Unieuro?
Agli smagati commentatori non è sfuggito un dettaglio: le donne in lutto indossano il chador nero integrale imposto loro dai Guardiani della Rivoluzione; forse pensavano che, dopo i benèfici attacchi americani, le donne partecipassero ai funerali di Stato con un outfit più sbarazzino, chessò: il body glitterato di Jennifer Lopez; forse non hanno presente com’erano vestite le donne italiane fotografate dall’équipe di Ernesto De Martino in Lucania tra 1952 e il ’56, quando il rito funebre collettivo serviva a cementare la comunità e a proteggere dalla disperazione chi era colpito dalla morte di un caro; forse hanno dimenticato i funerali di Enrico Berlinguer, quando si riversarono per le strade di Roma quasi due milioni di persone, il 13 giugno 1984.
Gli americani e i loro zerbini pensavano che bombardando l’Iran col criminale Netanyahu avrebbero in poche ore rovesciato il regime e avuto orde di iraniani festanti a cui distribuire cioccolata. Invece, l’Iran resiste e piange la sua guida. Trump ha somministrato steroidi alla tradizionale arroganza americana, scartavetrando la patina di ipocrisia che ha ricoperto gli abusi, le infamie, le violazioni dei diritti umani che gli Usa hanno compiuto in giro per il mondo in nome del Bene. Infatti il segretario della Nato Rutte ha benedetto i nuovi attacchi americani come “assolutamente necessari”. Se non altro, marxianamente, Trump un merito lo ha avuto: ha portato al suo stato terminale un Occidente già in bancarotta.


https://www.ariannaeditrice.it/articoli/i-funerali-dell-ayatollah-e-del-nostro-occidente.