mercoledì 5 agosto 2026

Pedro Sànchez ha inviato una lettera ufficiale alle istituzioni europee.

 

L’ha fatto una volta in via informale, tanto per mettere le cose in chiaro.
E poco fa il primo ministro spagnolo Pedro Sànchez l’ha rifatto anche formalmente inviando una lettera ufficiale alle istituzioni europee per rispondere, con calma, puntualità e dovizia di particolari alla montagna di fake news e accuse senza fondamento arrivate dal governo italiano e dalla destra estrema internazionale.
E in questo modo ha appena dato una nuova, umiliante, lezione alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani su come funziona Schengen, l’Europa, la politica e la solidarietà tra Stati.
“In meno di 48 ore il governo spagnolo è riuscito a ripristinare completamente il controllo della frontiera. Ha fornito un'ampia assistenza umanitaria e rimpatriato praticamente tutti i migranti entrati irregolarmente.
La reazione dei governi europei nelle ultime ore è stata piuttosto asimmetrica. La maggior parte ci ha mostrato il proprio sostegno e la propria solidarietà, offrendo assistenza.
Altri, invece, hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l'esclusione temporanea dall'area Schengen.
Un simile atteggiamento, alimentato da pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici, non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono.
Ciò è inoltre contrario agli interessi a lungo termine dell'Europa e al più elementare buon senso, poiché Ceuta non fa parte dello Spazio Schengen, poiché non vi sono praticamente migranti irregolari non rimpatriati e poiché la Spagna è, secondo Frontex, uno dei confini esterni meno permeabili dell'Unione europea, con un numero di ingressi irregolari pari alla metà di quello registrato, ad esempio, in Italia negli ultimi anni".
Tutto quello che andava detto sulla crisi di Ceuta e la miserabile reazione da parte dell’Italia di Giorgia Meloni è in queste poche, misurate ma nettissime righe.
Se volete la misura esatta della differenza di livello, di stile, di leadership e di senso delle istituzioni tra Sánchez e Meloni è tutta qui.
Per chi la vuole - e la sa - vedere.

Il vertice dei ministri dell'interno in Europa elogia la Spagna.

Per quattro giorni ci hanno raccontato che Giorgia Meloni aveva radunato 22 Paesi europei per mettere Pedro Sánchez all’angolo.
Italo Bocchino aveva già stappato lo spumante:
Sánchez “politicamente umiliato”, la Spagna sotto processo, l’Europa finalmente in marcia dietro Giorgia.
Poi si sono riuniti davvero i ministri dell’Interno dell’Unione europea.
E il processo alla Spagna si è trasformato in una cerimonia di encomio alla Spagna.
Il comunicato finale parla di “forte solidarietà” a Madrid e definisce “rapida ed efficace” la risposta delle autorità spagnole. Riconosce che la stragrande maggioranza delle persone entrate irregolarmente è già stata rimpatriata e, soprattutto, che non c’è stato alcuno spostamento verso la Spagna continentale o verso altri Stati membri.
Tradotto: l’invasione dell’Europa annunciata da Tajani si è fermata prima ancora di trovare sulla cartina quel famoso confine tra Italia e Spagna.
E la grande lettera dei 22? Scomparsa.
Nel documento finale non c’è una sola parola sul presunto “fattore di attrazione” provocato dalla regolarizzazione spagnola. Nessuna accusa a Sánchez. Nessuna richiesta di escludere la Spagna da Schengen.
Nessun impegno europeo a finanziare i famosi return hubs tanto cari alla destra italiana.
Ci sono le solite indicazioni condivise: proteggere le frontiere esterne, combattere i trafficanti, rafforzare i rimpatri, collaborare con i Paesi terzi. Esattamente ciò che la Spagna stava già facendo insieme al Marocco.
L’unico appunto riguarda la necessità di coordinare meglio la comunicazione durante le crisi e contrastare la manipolazione delle informazioni da parte di attori esterni.
Praticamente hanno convocato una riunione europea per scoprire che il problema, oltre ai trafficanti, era la montagna di balle circolata attorno a Ceuta.
Meloni voleva mettere Sánchez sul banco degli imputati.
L’Europa gli ha consegnato una medaglia.
Dei 22 firmatari resta una fotografia di gruppo, buona per i social.
Della presunta umiliazione spagnola resta soltanto Italo Bocchino, col bicchiere ancora alzato, che festeggia la sua realtà immaginaria.

martedì 4 agosto 2026

Ceuta, Sánchez sotto attacco: Meloni e gli alleati di Netanyahu puniscono la Spagna mentre l’Italia fallisce da quattro anni sulle migrazioni.

 Ceuta, Sánchez sotto attacco: Meloni e gli alleati di Netanyahu puniscono la Spagna mentre l’Italia fallisce da quattro anni sulle migrazioni. Cresce il sospetto di una resa dei conti per la Palestina

Quello che è successo a Ceuta non è un’“emergenza migratoria”. È stata una crisi improvvisa e devastante, con decine di migliaia di persone che tra il 30 e il 31 luglio hanno attraversato in poche ore il confine dal Marocco verso l’enclave spagnola, travolgendo una città di 80 mila abitanti.
Madrid ha mandato l’esercito, ha rafforzato le forze di sicurezza e ha riportato l’ordine in poche ore.
Nel caos, però, decine di persone sono morte durante gli attraversamenti.
La domanda è semplice: come ha fatto un confine sorvegliato a cedere così?
Non sarebbe la prima volta che Ceuta viene usata come leva politica da Rabat. Nel 2021, durante una crisi diplomatica, circa 8 mila persone entrarono in poche ore.
Per questo l’ipotesi che il Marocco abbia allentato i controlli per mettere pressione su Madrid non nasce dal nulla.
Pedro Sánchez ha definito quanto accaduto una violazione della sovranità spagnola. Ha reagito rapidamente, ha ripreso il controllo del confine e ha chiesto che l’Europa affrontasse la crisi insieme.
Ma invece di sostenere la Spagna davanti a una crisi esplosa su una frontiera esterna dell’Unione europea, una parte dell’Europa ha scelto di colpire Madrid proprio nel momento più difficile.
In prima fila c’è Giorgia Meloni.
L’Italia ha ripristinato temporaneamente i controlli sui collegamenti con la Spagna e Meloni, insieme ad altri leader europei, ha chiesto un vertice urgente.
Sánchez ha risposto parlando di una reazione dettata da “ignoranza o interessi politici”.
E aveva ragione: Meloni ha trasformato una crisi altrui nell’ennesima occasione per attaccare un governo che non si piega alla linea israeliana.
Ed è qui che la vicenda cambia scala.
La Spagna di Sánchez è uno dei pochi governi occidentali che ha rotto apertamente con Netanyahu sulla Palestina: ha riconosciuto lo Stato palestinese, ha denunciato la devastazione di Gaza, ha contestato Israele nelle sedi internazionali.
Madrid ha fatto ciò che Meloni, Trump e molti altri non hanno mai avuto il coraggio di fare.
Proprio mentre esplodeva la crisi di Ceuta, l’ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon ha attaccato Madrid parlando delle sue “enclavi coloniali in Africa”.
La rappresentanza israeliana in Spagna ha poi preso le distanze, ma il messaggio era chiaro: Ceuta usata come arma politica contro Sánchez.
Neppure gli Stati Uniti hanno scelto la solidarietà.
L’amministrazione Trump ha dato la colpa alle politiche migratorie spagnole.
JD Vance ha usato le immagini di Ceuta per attaccare la sinistra europea.
Mentre Sánchez gestiva la crisi sul campo, Washington trasformava quelle immagini in un attacco politico.
Solidarietà zero. Opportunismo massimo.
In questo contesto si inserisce la provocazione di Tommaso Merlo.
Merlo si chiede se dietro quanto accaduto ci sia una pressione più ampia contro la Spagna di Sánchez.
Evoca CIA, Mossad, Trump e Netanyahu.
È un’ipotesi, non una responsabilità dimostrata.
Non esistono prove pubbliche che CIA, Mossad, Trump o Netanyahu abbiano organizzato la crisi di Ceuta.
Ma la domanda politica è legittima: la Spagna sta pagando il prezzo della sua posizione sulla Palestina?
La domanda non circola solo sui social.
Anche la stampa internazionale si chiede se la Spagna sia stata punita politicamente e se la crisi di Ceuta sia legata al peggioramento dei rapporti tra Madrid e Israele.
Non dimostra un complotto.
Dimostra che ignorare il quadro sarebbe ingenuo.
I fatti concreti ci sono.
Il Marocco è alleato degli Stati Uniti.
Ha normalizzato i rapporti con Israele nel 2020.
Trump ha riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.
Dall’altra parte c’è la Spagna di Sánchez, oggi uno dei governi europei più duri contro Netanyahu.
Questi collegamenti non provano una regia occulta.
Ma spiegano perché il sospetto sia nato.
La sequenza è difficile da ignorare:
Sánchez rompe il silenzio europeo sulla Palestina.
Netanyahu attacca Madrid.
Trump attacca Madrid.
Il Marocco può decidere quanto rendere permeabile quel confine.
Esplode la crisi di Ceuta.
Washington dà la colpa a Sánchez.
Un rappresentante israeliano usa Ceuta per colpire la Spagna.
E Meloni, invece di sostenere un Paese dell’Unione europea travolto da una crisi enorme, si schiera contro Madrid.
Non serve inventare ciò che non sappiamo.
Serve guardare ciò che sappiamo.
Sánchez può aver commesso errori nella gestione dell’immigrazione.
Ma trasformare una crisi che ha travolto Ceuta e provocato decine di morti in un’occasione per mettere alla gogna Madrid significa evitare la domanda principale:
chi ha permesso che decine di migliaia di persone arrivassero contemporaneamente davanti a quel confine?
E perché i controlli hanno ceduto proprio in quel momento?
Prima di processare Sánchez, l’Europa dovrebbe pretendere risposte chiare.
Meloni dovrebbe ricordare che Pedro Sánchez non è il nemico dell’Europa perché ha difeso i palestinesi, riconosciuto il loro Stato e contestato Netanyahu.
È il presidente democraticamente eletto di un Paese dell’Unione europea.
Davanti a una crisi di queste dimensioni, aveva diritto alla solidarietà europea.
Non a essere colpito da chi, in quattro anni di governo, non è riuscito a risolvere neppure una delle crisi migratorie italiane.
Io sto dalla parte di Sánchez proprio per questo.
Quando molti governi occidentali hanno abbassato gli occhi davanti a Gaza, Madrid ha scelto di guardarne la devastazione.
Se questa posizione abbia avuto o meno un rapporto con quanto accaduto a Ceuta lo diranno i fatti.
Ma sarebbe ingenuo fingere che la crisi sia esplosa nel vuoto, senza pressioni, senza interessi, senza rapporti di forza.
Merlo pone un sospetto.
Noi non lo trasformiamo in una sentenza.
Ma non accettiamo che venga vietato fare la domanda.
Fonti principali:
– Associated Press, aggiornamenti e ricostruzione della crisi di Ceuta del 30 luglio 2026.
– ANSA, ricostruzione dello scontro tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez e dell'iniziativa europea successiva alla crisi.
– The Guardian, cronaca della crisi, delle misure adottate dai Paesi europei e delle reazioni del governo Sánchez.
– Al Jazeera, approfondimenti sulle implicazioni geopolitiche della crisi e sui rapporti tra Spagna e Israele.
– Dichiarazioni dell'ambasciatore israeliano all'ONU Danny Danon e successiva presa di distanza della rappresentanza israeliana in Spagna.
– Intervento di Tommaso Merlo, utilizzato esclusivamente come fonte dell'interpretazione relativa all'eventuale coinvolgimento geopolitico di Stati Uniti e Israele.
Nota editoriale:
L'articolo è stato elaborato sulla base di fonti giornalistiche, dichiarazioni pubbliche e documentazione disponibile alla data di pubblicazione. I fatti riportati sono attribuiti alle rispettive fonti. Le analisi, le valutazioni e le interpretazioni contenute nel testo rappresentano esclusivamente l'elaborazione editoriale dell'autore, nell'esercizio del diritto di cronaca, critica e libertà di manifestazione del pensiero garantiti dall'art. 21 della Costituzione italiana e dall'art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).
Crediti foto:
– Fotografia ufficiale del presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, realizzata nel 2023 da Pool Moncloa e pubblicata dal Governo di Spagna (La Moncloa/Wikimedia Commons).

I “VOLENTEROSI” HANNO PERSO LA VOGLIA: IL TELEGRAPH PREPARA IL NECROLOGIO.

 

Non lo scrive la Pravda.
Non lo annuncia il Cremlino.
Lo scrive il britannicissimo Telegraph:

la cosiddetta “coalizione dei volenterosi” rischia una lenta morte.

Keir Starmer, uno dei suoi fondatori, ha già lasciato Downing Street. Al suo posto è arrivato Andy Burnham. Emmanuel Macron dovrà lasciare l’Eliseo nel 2027 e non esiste alcuna certezza che il successore voglia ereditare anche la sua crociata permanente per Kiev.

Rimarrebbe Friedrich Merz, chiamato a trasformarsi contemporaneamente in Churchill, De Gaulle e cassiere automatico dell’Ucraina.

Un incarico leggermente impegnativo per un cancelliere già assorbito dalle crisi politiche ed economiche tedesche.

La coalizione era nata tra fotografie solenni, strette di mano, mappe militari e promesse di “garanzie di sicurezza”.
Poi, quando si è cominciato a parlare seriamente di soldati da mandare in Ucraina, la volontà è diventata improvvisamente più prudente.

La Polonia continuerà a offrire sostegno, logistica ed esercitazioni, ma Donald Tusk ha escluso la presenza di militari polacchi in territorio ucraino. Anche l’Italia sostiene Kiev, purché la divisa dei soldati sul terreno sia possibilmente quella di qualcun altro.

Attenzione: ciò non significa che gli aiuti occidentali finiranno domani o che la coalizione sia già stata sciolta.

Significa qualcosa di politicamente più interessante: l’architettura costruita da Londra e Parigi sta perdendo contemporaneamente i suoi due registi, mentre nessuno sembra particolarmente desideroso di salire sul palco e pagare il conto.

È il destino dei “volenterosi”:
molto volenterosi davanti ai fotografi,
abbastanza volenterosi quando si tratta di firmare comunicati,
un po’ meno quando bisogna mettere soldati,
miliardi e responsabilità reali.

Zelensky resta al centro della fotografia.
Il cast europeo, invece, cambia continuamente.

Alla fine la “coalizione dei volenterosi” potrebbe trasformarsi nella coalizione degli ex volenterosi, dei volenterosi a metà e dei volenterosi con i soldi e i figli degli altri.

Il Telegraph ha già preparato il necrologio.

Manca soltanto capire chi avrà ancora voglia di presentarsi al funerale.

https://t.me/donchisciotte667 
Don Chisciotte

Fonti: The Telegraph, 2 agosto 2026; Reuters, 14 luglio 2026; Governo britannico; Cancelleria del primo ministro polacco; Presidenza del Consiglio italiana.

https://www.facebook.com/photo/?fbid=3471161826398893&set=a.397017047146735

La lettera aperta di Gustavo Zagrebelsky a Giorgia Meloni. Vi invito a leggerla…

 

“Cara Giorgia,
a distanza di qualche settimana ti riscrivo mentre a Ceuta si contano i morti e tu, invece di piangerli, ci costruisci sopra un comizio.
Quello che stai facendo ha un nome preciso, e non è "difesa dei confini": si chiama sciacallaggio politico sulla pelle dei poveri.
Menti sapendo di mentire.
Hai annunciato la sospensione di Schengen con la Spagna come se le poche migliaia entrate a Ceuta stessero per bussare a Ventimiglia domani mattina.
Sai benissimo che non è vero: Ceuta è un'enclave in territorio marocchino, chi arriva lì non entra in Europa continentale, viene identificato sul posto.
I tuoi stessi funzionari del Viminale hanno ammesso che si tratta di controlli "a campione".
Tradotto: una misura simbolica, inefficace, che serve solo a te e al generale Vannacci che ti incalza da destra.
Il prezzo lo pagano i turisti in coda ai porti, gli imprenditori e soprattutto la verità.
Cara Giorgia, il vero regista di Ceuta si chiama Donald Trump.
Il tuo ex amico che continui a difendere. Tu fai lo sciacallo contro Sánchez, ma il fiammifero l'ha strofinato l'inquilino della Casa Bianca.
Te lo dico in breve:
1. Trump ha regalato a Rabat il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale — nel 2020, riaffermato nell'estate 2025 — blindando l'asse Washington–Rabat contro il diritto internazionale.
2. La visita di Sánchez ad Algeri ha fatto scattare la ritorsione: il Marocco ha aperto i rubinetti dei migranti verso Ceuta. Non lo dico io, lo scrivono i giornali che non appartengono ad Angelucci.
3. Il 29 giugno 2026 Trump ha sospeso per otto mesi i dazi sui fosfati marocchini.
Il quadro che fingi di non vedere è questo: Trump premia il Marocco con fosfati, Sahara e basi militari.
Il Marocco usa i migranti come arma di ricatto contro una Spagna "colpevole" di riavvicinarsi ad Algeri.
Migliaia di giovani — molti minorenni — si buttano in acqua e diciannove muoiono annegati. E tu prendi quei corpi e li usi come sfondo per un post su X.
Questo non è governare.
Questo è sciacallaggio.
Non è da statista — perché una statista non chiude Schengen per un teatrino interno mentre nel Mediterraneo si muore: chiama Bruxelles, convoca l'ambasciatore USA, chiede conto a Trump del ricatto marocchino, costruisce una politica migratoria europea.
Non è da italiana — perché l'Italia è il Paese di Lampedusa, di don Puglisi, di don Milani, di don Bosco.
Il Paese che ha inventato la parola "solidarietà" nella Costituzione.
Non è da madre — perché quei ragazzi affogati a Tarajal sono figli di qualche madre.
I miei figli, tua figlia, hanno avuto la fortuna di nascere in Italia.
Loro no.
È l'unica differenza.
Una madre lo sa.
Da cristiana non ne parliamo neanche.
Noi che accogliamo sappiamo cosa vuol dire stare sulla frontiera vera.
Non quella retorica dei tuoi tweet.
Ti chiediamo una cosa sola: smettila.
Smettila di mentire agli italiani sulle cause.
Smettila di attaccare Sánchez per coprire Trump.
Smettila di trasformare diciannove cadaveri in punti percentuali.
E se non lo fai per statura politica, fallo almeno perché — come hai detto tu — sei una madre.

lunedì 3 agosto 2026

NON CI HANNO DICHIARATO LA GUERRA. HANNO DICHIARATO GUERRA AL CONTROLLO DEL PARLAMENTO.

 

In Italia non si entra più in guerra. Si “rimodula”.
Non si spostano soldati, caccia, radar e sistemi antidrone nel cuore di una polveriera mediorientale. Si fa una “riorganizzazione d’area”.
Non si mette l’apparato militare italiano al servizio delle monarchie del Golfo. Si pratica la “flessibilità”.
Non si scavalca il Parlamento. Lo si informa con calma, possibilmente quando gli uomini sono già partiti e gli aerei già decollati.
È il nuovo pacifismo del Governo Meloni: prima manda i caccia, poi cerca il verbale.
Da metà marzo l’Italia ha dispiegato nel Golfo una Task Force Air con circa 400 militari dell’Aeronautica, quattro Eurofighter, radar e sistemi antidrone. Il dispositivo sostiene la difesa aerea di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein, dentro un’escalation regionale in cui basta un missile fuori traiettoria per trasformare una “missione difensiva” in un coinvolgimento diretto.
Crosetto assicura che non siamo in guerra.
E ci mancherebbe: secondo la nuova dottrina ministeriale, probabilmente bisogna aspettare che un missile cada sulla scrivania del ministro e presenti domanda in carta bollata.
Il problema non è sostenere che l’Italia abbia formalmente dichiarato guerra.
Il problema è che uomini, caccia e sistemi militari italiani sono stati portati dentro uno scenario di guerra senza un vero dibattito pubblico preventivo e senza un voto parlamentare specifico sulla nuova destinazione e sulla nuova funzione operativa.
Qui entra in scena la Legge 168 del 2024, il capolavoro con cui il Governo ha trasformato la Costituzione in un mobile dell’Ikea: si smonta, si rimonta e, se avanza qualche pezzo, si butta.
La norma introduce la cosiddetta “flessibilità d’area”, cioè la possibilità di impiegare le missioni in modo interoperabile all’interno della stessa area geografica.
Sembra una formula tecnica. È il passe-partout.
Il Parlamento autorizza una missione in Medio Oriente? Bene. Poi il Governo può spostare uomini, mezzi e funzioni da un Paese all’altro, da un teatro relativamente stabile a uno incandescente, sostenendo che non è cambiata la missione: è cambiato soltanto il parcheggio.
Ieri addestramento.

Oggi difesa aerea.

Domani intercettazione.

Dopodomani risposta al fuoco.

Sempre la stessa missione, naturalmente.

È la guerra con il cambio automatico: il Parlamento mette la prima, il Governo arriva fino alla quinta e poi spiega che il motore era già acceso.
La stessa legge consente al Consiglio dei ministri di impiegare forze ad alta e altissima prontezza operativa, lasciando alle Camere cinque giorni per autorizzare o negare.
Cinque giorni.
In una crisi militare bastano per essere attaccati, rispondere al fuoco, subire perdite e ritrovarsi coinvolti in un conflitto prima che il deputato più veloce abbia finito di leggere il dossier.
Il Parlamento interviene dopo.
Può anche dire di no, certo. Come il passeggero può protestare quando l’aereo è già decollato.
Questa non è centralità parlamentare.
È autopsia parlamentare.
Prima decide il Governo, poi le Camere esaminano il cadavere della sovranità popolare e stabiliscono da quanto tempo fosse morto.
C’è poi il capitolo dei finanziamenti anticipati: soldi sbloccati per garantire la prosecuzione delle missioni prima della deliberazione parlamentare annuale.
Anche qui tutto molto democratico.
Prima partono i soldi.
Poi gli uomini.
Poi i caccia.
Alla fine arriva il Parlamento, con la stessa puntualità dell’ambulanza nei film di Totò.
Il disegno è chiarissimo: spostare il baricentro delle missioni militari dalle Camere al Governo, trasformando decisioni politiche enormi in atti tecnici e amministrativi.
Non si cambia la posizione internazionale dell’Italia.
Si aggiorna il foglio Excel.
Non si protegge militarmente l’Arabia Saudita.

Si offre “supporto difensivo”.

Non si coprono le spalle a una monarchia autoritaria coinvolta nella competizione regionale.

Si garantisce la “sicurezza dell’area”.

L’Arabia Saudita non è esattamente la Svizzera con il petrolio.
È una monarchia assoluta accusata di gravissime violazioni dei diritti umani e protagonista di una politica regionale aggressiva.
E noi cosa facciamo?
Mandiamo caccia e sistemi di difesa a protezione delle sue infrastrutture strategiche, così Riad può concentrarsi più serenamente sul resto.
Poi il Governo ci spiega che è tutto difensivo.
Anche il buttafuori fuori dalla discoteca è “difensivo”. Ma intanto consente a chi sta dentro di continuare la festa senza preoccuparsi di chi bussa alla porta.
La distinzione tra difesa passiva e coinvolgimento attivo è sottile già nei manuali. In mezzo a missili, droni e rappresaglie diventa carta velina.
L’Articolo 11 della Costituzione dovrebbe funzionare da argine: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e pretende che l’uso della forza sia sottoposto a un controllo democratico rigoroso.
Il Governo, invece, ha inventato la Costituzione a posteriori.
Prima decide.
Poi schiera.
Poi finanzia.
Poi, se qualcuno insiste, riferisce.
È la democrazia “ad altissima prontezza”: prontissima a mandare i soldati, lentissima a spiegare perché.
Ricordiamoci chi ha approvato questa legge: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. E, nei passaggi decisivi, i soliti centristi in uniforme spirituale: Renzi e Calenda, oppositori inflessibili finché non c’è da votare qualcosa che piace alla NATO.
Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro, denunciando la perdita di centralità del Parlamento.
Questa volta avevano ragione.
E sarà bene ricordarlo, perché al primo incidente tutti correranno a dichiararsi sorpresi.
Crosetto dirà che era una missione difensiva.
Meloni che l’Italia ha rispettato gli impegni internazionali.
Tajani che bisogna lavorare per la pace, possibilmente mentre firma il comunicato sul prossimo dispiegamento.
Renzi farà una conferenza in inglese.
Calenda pubblicherà sette tweet per spiegare che lui aveva capito tutto e gli altri male.
E il Parlamento verrà convocato per ratificare la realtà.
Questa è la vera mostruosità della Legge 168: non abolisce formalmente il controllo democratico.
Lo svuota, lo ritarda e lo trasforma in una firma apposta sotto una decisione già eseguita.
Una missione cambia natura? Rimodulazione.
Una forza viene spostata? Interoperabilità.
I soldi partono prima? Tempestività.
I soldati arrivano prima del voto? Alta prontezza.
La Costituzione protesta? Problema semantico.
Con questo lessico si può fare tutto.
Anche trascinare un Paese dentro una guerra continuando a giurare che si tratta soltanto di manutenzione ordinaria.
Il Governo deve dire con precisione dove sono i militari italiani, quali sistemi sono stati dispiegati, quali sono le regole d’ingaggio, chi comanda e chi può autorizzare una risposta armata.
Non bastano le rassicurazioni.
Non bastano le smorfie indignate del ministro.
Non basta ripetere che “era tutto nelle carte”.
Le carte vanno discusse prima, non sventolate dopo come il libretto delle istruzioni di un incendio già divampato.
La Costituzione non è un ostacolo burocratico alla rapidità militare.
È l’ostacolo democratico che separa un Governo da un’avventura bellica.
Quando quell’ostacolo viene aggirato con parole come “flessibilità”, “interoperabilità” e “rimodulazione”, non siamo davanti a una modifica tecnica.
Siamo davanti a un trucco.
E quando un Governo deve usare un trucco per mandare uomini e caccia in una zona di guerra, significa che sa perfettamente che, dicendo la verità, gli italiani potrebbero non essere d’accordo.

Fonti: Ministero della Difesa; Legge 31 ottobre 2024, n. 168; atti parlamentari; Corriere della Sera, 1 agosto 2026; Il Manifesto, 1 agosto 2026; Il Foglio, 31 luglio 2026; Il Fatto Quotidiano, 31 luglio 2026.

Don Chisciotte - https://t.me/donchisciotte667

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GIGIORGIA D' ARABIA ED I SEGRETI DEL GOLFO.

 

Il 28 febbraio gli USA attaccavano l' Iran dando inizio alla guerra attualmente in corso.
Il ministro Crosetto si scopri essere bloccato a Dubai , disse che era in vacanza con la famiglia, ma ne scaturi un dibattito acceso in cui le contraddizioni emerse non furono poche .
Che gli USA non avessero avvisato nessuno è cosa nota, che nessuno sapesse di questa guerra, visto il massiccio dispiegamento di portaerei USA, è poco credibile.
Il 27 marzo 2026, un missile iraniano e diversi droni hanno colpito la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, ferendo almeno dieci militari statunitensi, due dei quali in modo grave, e danneggiando diversi aerei cisterna americani.
I 700 soldati italiani, di cui abbiamo saputo solo pochi giorni fa, erano già stati posizionati in Arabia Saudita .
Con mezzi e strutture di difesa antiaerea.
Del valore di centinaia di milioni.
In un viaggio a sorpresa (noi non ne sapevamo nulla, ma altri si) Giorgia Meloni il 4 aprile si reca in visita nei paesi del golfo, la motivazione? Garantire al paese la sicurezza energetica, missione superflua, visto che il Golfo di Hormuz è sotto il controllo iraniano, oggi come lo è stato sempre e sempre lo sarà.
Non ha detto e riferito nulla di quel viaggio , ma considerato che di sicurezza energetica non potevasi trattare a rigor di logica, sarebbe interessante sapere i veri contenuti della sua missione a sorpresa .
Una sorpresa soprattutto per noi.
Ovviamente si è guardata bene dal fare visita al contingente italiano indossando la divisa come fece appena insediata a Chigi.
Non puoi visitare un contingente di cui nessuno sa nulla anche se oggi affermi che tutti sapevano, molti sapevano certo, ma gli italiani proprio per nulla.
Così quando Teheran pubblico' la foto in tuta arancione dei nemici obbiettivo legittimo di uno stato sovrano sotto attacco, i poveri Meloni e Crosetto vi facevano bella mostra, a ragion veduta per gli iraniani.
In Italia si urlava al regime sanguinario iraniano
che aveva fatto di Meloni (presunta innocente) un bersaglio; ma si sa, trattasi di stato canaglia, manica di tagliagole dove le donne devono portare il velo...e menate simili.
Ma se le basi USA erano oggetto di attacco lo saranno anche i contingenti italiani a loro volta.
L' Arabia Saudita non è nostro alleato, ma di fatto è in guerra con l' Iran a tutti gli effetti, ospitando il nemico...ergo siamo nemico pure noi.
Se venisse attaccato il contingente italiano , mi chiedo, Trump non vedrebbe l' ora di far scattare l' art 5 del codice Nato , cosa che fa apparire noi come un' esca per raggiungere lo scopo ??
Ma soprattutto , quando Trump imbufalito disse che Giogggia non lo aveva aiutato riferendosi alla base di Sigonella mentre Rutte rivelo' che ben 500 voli erano partiti dall' Italia
( pure di quello noi plebe ne eravamo all' oscuro)
in quell' occasione nessuno parlò dei 700 soldati italiani parcheggiati in Arabia Saudita.
Che sarebbe stato ottimo argomento per smentirlo, invece no, acqua in bocca.
Un contingente fantasma ?
In quell' occasione poteva Meloni menzionarli
ma si guardò bene dal farlo.
L' anomalia di questa vicenda, e le date degli avvenimenti, sono assai inquietanti.
Ma poiché la realtà supera di gran lunga la fantasia (la butto la'), non è che questo "favore" ai sauditi (regime sanguinario che viola i diritti umani da sempre) se lo vedrà ricompensato su un conto estero alle Cayman?
Lo so, ho una mente predisposta al gombliddo,
ma io da questi mi aspetto di tutto .
I militari in trasferta oltre allo stipendio base quando sono all' estero ricevono un supplemento di trasferta di circa 4000€ al mese.
700× 4000= 2.800.000. Al mese in più
2.800.000×4 mesi? = 11.200.000 Euro
Senza contare gli armamenti ed i costi di gestione degli aerei.
Dove sono esposti nel bilancio ? Le coperture dove sono state preventivate se 6 milioni per la prevenzione dei tumori femminili furono cancellati perché soldi non ce n'erano ?
Che questo governo sia pronto a spendere miliardi in armi e mandi soldati italiani a fare i mercenari in giro per il mondo sarà mica il business che si sono inventati la banda criminale al governo ?
Mattarella batti un colpo.
Prossima commissione parlamentare di un governo futuro...prendete nota.
Ps. Sicurezza energetica rafforzata ...
Alla pompa non risulta .