lunedì 30 marzo 2026

Nanobot in grado di liberare le arterie dalle placche in pochi minuti.

 

Scienziati svedesi hanno compiuto un passo rivoluzionario nella medicina cardiovascolare: nanobot in grado di liberare le arterie dalle placche in pochi minuti. Questi minuscoli dispositivi viaggiano nel flusso sanguigno, individuano i blocchi e li smantellano con precisione, ripristinando il flusso sanguigno senza bisogno di interventi chirurgici, stent o lunghi periodi di recupero. I primi test mostrano risultati straordinari, con arterie pulite molto più efficacemente rispetto alle procedure tradizionali, aprendo la strada a un nuovo modo di prevenire infarti e ictus.
La tecnologia sfrutta campi magnetici per guidare i nanobot esattamente dove serve. Una volta raggiunta la placca, i robot la dissolvono in particelle che il corpo elimina naturalmente, lasciando l’arteria libera e liscia. I pazienti coinvolti negli studi iniziali hanno riportato miglioramenti immediati della circolazione, dimostrando il potenziale enorme di questo approccio.
Negli Stati Uniti, però, la novità ha acceso il dibattito: milioni di procedure ripetute ogni anno generano miliardi di entrate dai trattamenti invasivi.
Alcuni temono che i nanobot possano ridurre la domanda di stent e angioplastiche, mentre i sostenitori sottolineano che il progresso medico e la sicurezza dei pazienti devono avere la priorità.
Qualunque sia il futuro del dibattito, un fatto è chiaro: grazie ai nanobot svedesi, le arterie ostruite possono ora essere trattate in modo rapido, sicuro e non invasivo. Un cambiamento che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza, ma che oggi sta diventando realtà.

CHI È MICHELE SENESE- Viviana Vivarelli

 

Michele Senese, detto 'o pazzo (Afragola, 18 novembre 1957) è un mafioso italiano, membro della Camorra, fondatore e boss del clan Senese, ritenuto uno dei più potenti boss della città di Roma.

Nato ad Afragola da una famiglia onesta e soprannominato 'o pazzo per via delle numerose perizie psichiatriche, dalla dubbia veridicità, che lo indicavano quale soggetto affetto da epilessia e schizofrenia, grazie alle quali ha più volte scampato il carcere, rappresentando, negli anni '70 e '80, come molti altri mafiosi di quei tempi, il cliché del boss folle e incapace di intendere (proprio come Raffaele Cutolo, evase dal manicomio criminale di Aversa, dov'era stato internato in virtù del suo presunto vizio di mente), Michele Senese inizia la sua carriera criminale come esponente del clan Moccia e della Nuova Famiglia, venendo ben presto coinvolto nell'esecuzione di omicidi, tra cui quello di Alfonso Catapano, fratello di Raffaele Catapano, elemento di spicco della Nuova Camorra Organizzata, ucciso a Nola agli inizi degli anni ottanta.
«È zio Michele, amico mio intimo, lui comanda tutta Roma, qualsiasi cosa passa prima da lui e poi va avanti.»
(Indagato parla di Michele Senese a un conoscente)
A soli 22 anni, Senese viene inviato a Roma da Carmine Alfieri, per assolvere al compito, per conto della Nuova Famiglia, di muovere guerra e dare la caccia ai cutoliani presenti nella città ma, soprattutto, per uccidere Vincenzo Casillo, il quale soggiornava a Roma ed era ritenuto da Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, entrambi vertici della Nuova Famiglia, responsabile della morte dei propri fratelli. È proprio qui, a Roma, che Senese, caldeggiato dal clan Moccia, inizia ad imporsi come un vero e proprio boss, fondando un'associazione criminale dedita principalmente al traffico di sostanze stupefacenti e un crescente impero criminale, stringendo alleanze con altre organizzazioni ivi attive, come la Banda della Magliana, il clan Pagnozzi, i Fasciani e i Casamonica (i quali si approvvigionavano di stupefacenti principalmente da Senese e dalla 'ndrangheta), stringendo un solido legame con Massimo Carminati e altri clan camorristici e cosche mafiose, quali i Gallo di Torre Annunziata, gli Abate di San Giorgio a Cremano, i Rinzivillo di Gela e le cosche palermitane dell'Acquasanta e di Santa Maria di Gesù[1][5], fino ad arrivare a controllare lo spaccio di droga in diversi quartieri di Roma, come San Basilio, Cinecittà, Tor Bella Monaca, Tuscolano e Tiburtino, tramite gruppi associati[.
Al clan Senese sarebbe stato legato, inoltre, Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, legato anche a Carminati e considerato il punto di raccordo fra estrema destra romana, criminalità romana, gruppi criminali albanesi e camorra, ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, a sud-est di Roma, zona ricadente nel raggio d'azione dei Senese e dei Pagnozzi. Piscitelli, noto trafficante di droga, sarebbe stato a capo di una batteria di picchiatori, composta da soggetti italiani e albanesi, facente capo al gruppo Senese. Michele Senese inoltre, tramite il fratello Gennaro e il Piscitelli, agli inizi degli anni '90, era entrato in contatto con il clan Abate di San Giorgio a Cremano, da cui si riforniva di eroina - prodotta in Turchia e trasportata in Italia via Germania - e di hashish proveniente dalla Spagna, da piazzare poi sul mercato della droga capitolino.
Nel giugno del 2013, Michele Senese viene tratto in arresto poiché riconosciuto mandante dell'omicidio di Giuseppe "Pinocchietto" Carlino, malavitoso membro della Banda della Marranella, occorso in data 10 settembre 2001, a Torvajanica, eseguito da Domenico Pagnozzi, esponente di spicco del clan omonimo, operante ed egemone tra l'avellinese e il beneventano e anch'esso con forti ramificazioni nella Capitale. Carlino fu ucciso per vendicare la morte di Gennaro Senese, fratello di Michele, che era stato assassinato a pugnalate il 16 settembre del 1997 da Francesco Carlino, fratello di Giuseppe, ma anche per questioni di debiti economici che i Carlino avevano procurato a Senese con altre organizzazioni dedite al narcotraffico, che gli stessi Carlino non avevano mai onorato. (Wikipedia)
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Proprio una bella persona perché il sottosegretario alla Giustizia Delmastro non lo avesse mai sentito nominare al punto da entrare in società con sua figlia in una bisteccheria, portandoci poi a mangiare mezzo Governo !!!!
Berlusconi era in rapporto tramite dell'Utri con i clan palermitani mafiosi del boss Stefano Bontate, con i clan di Santa Maria del Gesù. Mezzo dipartimento della Giustizia va a mangiare dalla camorra romana.
Davvero una bella compagnia!
E' chiaro dunque perché Nordio ha intenzione di depenalizzare il reato di Concorso esterno in associazione mafiosa, ora punito col carcere da 10 a 18 anni, pena equiparata a quella del 416-bis.
Da notare che la contiguità mafiosa nerl codice penale non è nemmeno un reato a parte. E sarebbe la prima cosa da fare qualora il M5S arrivasse al Governo, assieme a una legge contro il conflitto di interesse e all'espulsione da qualunque carica pubblica di chi incorre in reati passati in giudicato. 

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La Spagna nuova locomotiva Ue. Ma noi ignoriamo Sanchez - LA NOTIZIA. - di Stefano Rizzuti


C’è chi lo definisce il miracolo spagnolo. Chi, invece, ritiene sia semplicemente frutto di politiche più attente alle fasce di reddito medio-basse. In ogni caso, la certezza è che la Spagna continua a far segnare una crescita economica da record, con il Pil che nel quarto trimestre è cresciuto dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti (dopo un +0,4%) e su base annua del 2% (contro l’1,9% previsto).
Gli ultimi dati sull’economia di Madrid evidenziano il grande contributo della domanda domestica e certificano la piena ripresa dopo la batosta del Covid, quando – nel 2020 – il Pil era sceso addirittura dell’11,2%. Un balzo, quello del 2023, non imprevisto, considerando che già nel 2022 la Spagna è riuscita a correre con una crescita del 5,8%. Si tratta, piuttosto, di un trend che si conferma. D’altronde anche le previsioni d’inverno della Commissione Ue certificano una crescita, per la Spagna, superiore a quella di qualsiasi altro big continentale: oltre un punto e mezzo in più nel 2023 rispetto a Francia e Italia (per non parlare della Germania in piena crisi), circa un punto nel 2024 e idem nel 2025, con una crescita superiore anche al Portogallo, che più degli altri si avvicina a questi ritmi, pur non eguagliandoli.

SALARIO MINIMO RAFFORZATO E OCCUPAZIONE RECORD. LA RICETTA DI PEDRO SANCHEZ OPPOSTA A QUELLA DELLA MELONI PAGA.

Ma come è riuscita in questa impresa Madrid? Se guardiamo agli ultimi tempi la ricetta del governo guidato da Pedro Sanchez è stata semplice: aiutare le fasce più deboli, proteggendo i redditi medio-bassi, anche grazie ai proventi delle tasse sugli extraprofitti delle banche e delle grandi società.
La crescita europea deriva anche da ragioni strutturali sicuramente, come la maggiore presenza di grandi imprese rispetto all’Italia, una popolazione più istruita e un debito minore, per quanto non basso. A trascinare l’economia spagnola è sicuramente il turismo, vero motore del Pil (pesa quasi per il 13%): l’anno scorso ha toccato il record di 85 milioni di presenze, contendendo alla Francia il primato assoluto. A giovare è stato anche il rapido rientro dell’inflazione, con i consumi ripartiti presto. Innanzitutto per la minore dipendenza dal gas russo, ma anche grazie al tetto al prezzo dell’energia fissato dal governo.

IL PIL SOSTENUTO DA CONSUMI E TURISMO CONTINUA A CORRERE. IN SPAGNA HANNO FUNZIONATO ANCHE LE MISURE ANTI-INFLAZIONE.

La Spagna ha puntato molto sulle fonti rinnovabili, grazie alle quali ha prezzi più bassi. Hanno funzionato, secondo gli analisti, le politiche per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie. Per esempio l’aumento del salario minimo: con il governo Sanchez è cresciuto di oltre il 50% dal 2018, fino agli attuali 1.134 euro mensili. Le pensioni sono state indicizzate all’inflazione, è stato contenuto l’effetto del caro-bollette, sono stati introdotti sussidi alle famiglie con redditi bassi ed è stata ridotta l’Iva sui prodotti di prima necessità.
In un quadro in cui l’occupazione è cresciuta, anche dopo la riforma del lavoro che limita (con successo) il ricorso ai contratti a tempo: gli occupati sono cresciuti di oltre un milione in quattro anni, nel solo 2023 sono stati creati 780mila posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è in costante discesa fino all’11,8%. E bene è andata anche sul fronte della competitività delle imprese, che vanno meglio in patria ed esportano di più all’estero. Un mix che ha portato la Spagna a essere il vero traino dell’Ue.

Stefano Rizzuti.

sabato 28 marzo 2026

GLI STATI UNITI NON VOGLIONO LA PACE. VOGLIONO IL DOMINIO.


Non è una provocazione. È la sintesi brutale di ciò che sta accadendo. Altro che diplomazia, negoziati, tavoli e mediazioni: mentre l’Oman cercava di tenere aperto un canale tra Stati Uniti e Iran, arrivavano i bombardamenti. Non è un incidente. È un metodo.

Secondo Jeffrey Sachs, la logica è semplice e spietata: gli Stati Uniti puntano alla supremazia globale, Israele a quella regionale. Il resto — diritti umani, diritto internazionale, pace — è scenografia. Quando serve, si parla. Quando non serve più, si bombarda.

E c’è un dettaglio che disturba più di tutti: molti Paesi occidentali, anche nei contesti ufficiali come il Consiglio di Sicurezza ONU, non fanno altro che ripetere la linea americana. Non alleati, ma eco. Non diplomazia, ma subordinazione.

La strategia è sempre la stessa: colpire, destabilizzare, eliminare leader scomodi, sperando di installare governi docili. È successo in Iraq, in Libia, in Siria. Sempre con la stessa promessa: porteremo ordine. Sempre con lo stesso risultato: caos, guerre, sangue.

Le radici sono profonde. Nel 1953 la CIA e l’MI6 rovesciarono il governo iraniano democratico, installando uno Stato di polizia. Da allora, l’Iran non è mai stato davvero “perdonato” per essersi ripreso la propria sovranità. Il conflitto non nasce oggi: è una lunga storia di controllo e resistenza.

Intanto, mentre si parla di strategia e geopolitica, muoiono persone. Studentesse, civili, vite reali. Non pedine su una scacchiera.

E qui Sachs tira fuori una lama ancora più affilata, citando Tucidide: “I forti fanno ciò che possono, i deboli subiscono ciò che devono.” Era l’arroganza di Atene. Dodici anni dopo, Atene cadde.

La storia è chiara. Il potere che si crede senza limiti diventa cieco. E quando il diritto internazionale diventa un fastidio invece che una regola, resta solo la legge del più forte.

Il punto è questo: non siamo davanti a errori. Siamo davanti a una strategia. Una strategia che ha lasciato dietro di sé un arco di instabilità che va dalla Libia all’Iran, passando per Iraq e Siria.

Un fiume di sangue. Non per sbaglio. Per scelta.

E ogni volta la giustificazione cambia. Ma la direzione resta la stessa.

Dominio. Sempre dominio.

mercoledì 25 marzo 2026

Gilmour e sua moglie hanno lanciato un messaggio.

 

ULTIME NOTIZIE: David Gilmour e sua moglie hanno sconvolto il mondo annunciando un impegno di 199 milioni di dollari per svelare quella che definiscono la verità sulla "donna la cui storia è stata insabbiata dal potere". La rivelazione, trasmessa in diretta dalla residenza privata di Gilmour, ha scosso il mondo intero, totalizzando oltre 1,7 miliardi di visualizzazioni in poche ore.

Non si è trattato di un post criptico o di un sottile indizio. In piedi davanti a un enorme schermo a LED, la coppia ha svelato una serie di materiali inediti: filmati esplosivi, comunicazioni interne, registrazioni audio cariche di tensione e documenti legali riservati. La diretta streaming ha lasciato milioni di persone in silenzio assoluto mentre le prove venivano presentate in tempo reale.

Per la prima volta, Gilmour e sua moglie hanno finanziato personalmente un'ampia indagine indipendente, riunendo un team di avvocati d'élite, esperti forensi e giornalisti investigativi. Mano nella mano sotto i riflettori, hanno lanciato un messaggio chiaro: "La verità deve essere riportata al suo giusto posto".

Nel giro di pochi minuti, le immagini del momento hanno invaso i social media. Gli addetti ai lavori descrivono il mondo creativo come "scosso", soprattutto dopo che diversi nomi di spicco sono stati inaspettatamente citati nei materiali diffusi. Quella che era iniziata come una dichiarazione audace ha ora aperto le porte a un nuovo capitolo drammatico e imprevedibile, che potrebbe ridefinire il potere, la responsabilità e la fiducia del pubblico

#MessaggioSincero #amore #espressioneemozionale #paternità #laurea #eventodelvenerdì #artistamusicale #EventiScolastici #musicaclassica #fblifestyle

https://www.facebook.com/photo?fbid=1552232836908959&set=a.1030171395781775

ITALO BOCCHINO, UNA VITA DA VASSALLO. - Andrea Scanzi

 

E’ il sogno di tutti: rinascere Bocchino. Di lui non si può non amare anzitutto l’onestà intellettuale, la piacevolezza, il garbo e quel suo non essere mai tifoso. Non è facile per noi comuni mortali raggiungere i suoi livelli, ma impegnandoci possiamo quantomeno avvicinarci al Siddharta del Melonismo. Ecco alcune caratteristiche del nostro eroe.
- In primo luogo, Italo B(alb)occhino ha dimenticato buona parte del proprio passato, fatto sì di non poche cazzate (da sempre uno dei suoi marchi di fabbrica), ma anche di un’attività parlamentare finiana non immune da scatti d’orgoglio. In Bocchino esistono due tempi distinti, un “a.M” e un” d.M”: avanti Meloni e dopo Meloni. Prima egli era un pellegrino in cerca dell’agnizione, dopo egli ebbe a vedere la Luce. E quella luce era Donna Giorgia.
- Bocchino è un uomo totalmente privo di contenuti. Non sa nulla di nulla, e anche per questo è onnipresente nei migliori talk di La7. Lui crede che lo scelgano perché è bravo, ma non gli viene mai il dubbio che lo preferiscano ad altri perché le sue tesi sono così improponibili e ad minchiam che, per contrasto, tutti risultano più credibili di lui.
(- Tutti tranne uno: Renzi. Quando Formigli li ha messi uno contro l’altro, gli spettatori non hanno potuto che sperare metaforicamente in un asteroide liberatorio).
- Non avendo contenuti, ma solo una discreta dialettica e una sconfinata faccia tosta da provocatore greve, Bocchino si limita a ripetere ogni volta il solito plot: recitare a pappagallo la linea di Fratelli d’Italia su qualsiasi tema; negare l’evidenza; frignare perché nessuno lo fa parlare in salotti dove è “sempre in minoranza”; ricordare che Meloni ha vinto le elezioni e nei sondaggi è ancora alta, dunque ha ragione lei a prescindere poiché benedetta dal lavacro popolare; infine, quando persino lui si rende conto che sta sparando delle boiate che neanche un daino sott’acido, parte con l’attacco personale a chi si trova davanti.
- Quest’ultima prassi, ormai consolidata e anzi virilmente (?) ostentata, viene adottata con tutti coloro che lo bastonano dialetticamente senza fatica (e del resto zittirlo è più facile che dribblare Acerbi). Negli ultimi mesi Bocchino ha colpito sotto la cintura un sacco di gente, da Padellaro a Rula Jebreal, da Travaglio a Landini, da Saviano (ovviamente non in presenza) a Piccolotti eccetera. Ne è sempre uscito con le ossa rotte, ma ha fatto finta di non accorgersene, magari poi andando pure a casa e dicendo agli amici (se ne ha) che ha vinto lui e li ha messi sotto tutti. Ciao core.
- Pochi giorni fa Bocchino ha insultato anche Michela Murgia. E’ la nuova frontiera del bocchinismo (con rispetto parlando): dileggiare anche chi non c’è più. Son soddisfazioni.
- La reazione di chiunque abbia sale in zucca e amor proprio, di fronte alla caricaturale propaganda adulatoria di Bocchino, è quella di mandarlo a quel paese senza passare dal via. Lo ha fatto Massimo Cacciari durante una puntata mitologica di Accordi & Disaccordi, e nel farlo ha dato voce ai vaffa di milioni di italiani (a stare bassi).
- Se l’onestà intellettuale fosse acqua, Bocchino sarebbe il deserto del Gobi. Per lui Meloni è la Luce, è la Madonna, è il Nobel per l’Economia in pectore. Siamo ormai al “non avrai altro Dio all’infuori di Donzelli”. Vamos!
- La sua attività servile nei confronti del governo non conosce sosta. Pur di compiacere l’esecutivo attuale, direbbe pure che la Santanché è Madre Teresa di Calcutta. Bocchino sancisce in questo senso uno scatto ulteriore rispetto a precedenti aedi del potere come Fede e Bondi, di cui è la versione più incarognita e al contempo tragicomica.
Quella di Italo B(alb)occhino è quindi una vera e propria vita da vassallo, che gli ha permesso di stare sulle palle a tutti. Probabilmente anche alla Meloni stessa. Daje Italo!
(Uscito oggi sul Fatto Quotidiano)

martedì 24 marzo 2026

23 marzo 2026 - al Referendum sulla Giustizia ha vinto il NO - la nostra Costituzione non si tocca!

 

E sia ben chiaro, io non ho votato NO perchè me lo suggeriva la politica, l'ho fatto perchè mi sono documentata, ho tratto le mie deduzioni, ed ho deciso secondo coscienza.
Pertanto, non è giusto attribuire la vittoria ad un partito, ma a chi ha votato e, cioè, a chi ha, a pieno diritto, la potestà di decidere ciò che è meglio per il paese e la collettività: il popolo sovrano.
E ritengo che chi viene scelto a governare debba sempre tenere a mente che gli è stato affidato il compito di governare un paese con responsabilità, di essere al servizio del paese e della collettività e non di esserne padrone e, pertanto, decidere di legiferare ad libitum.
E chi la pensa diversamente, non ha capito nulla, ed è per questo che il paese va a rotoli e sono pochissime le cose che funzionano come dovrebbero...

cetta.