venerdì 26 giugno 2026

«I GUERRIERI DI PENNA E DI GOVERNO FANNO LA MORALE NEI TALK TV» Pino Corrias

 


«La cosa più insopportabile – durante i dibattiti in tv, quando si parla di armi, armi, armi e tu provi a parlare di pace – sono le facce di questi guerrieri delle guerre in corso, questi strateghi del massacro permanente, accomodati sui seggioloni dei loro privilegi, attenti solo a non macchiarsi il vestito e la punta delle penne, con gli schizzi di sangue dei popoli lontani, lontanissimi, imprigionati dalla geopolitica e dal destino.
Ti guardano, gonfiano le gote, soffiano un po’ di insofferenza, ti dicono: “Ehh, le guerre! Figuriamoci. Stai ad ascoltare il papa che dice: produciamo più armi che cibo. Ah, che banalità! Ah, che beata ingenuità!”.
[…] Le facce dei saputi, a quel punto, si allargano in un piccolo sorriso, contente come sono delle loro adulte convinzioni, dunque maturi, intelligenti, riflessivi. Tu invece idealista, sciocco, sognatore.
Maneggiano le complessità, loro. Mica come te che la fai facile.
Laddove le complessità non sono i morti ammazzati, il dolore, le devastazioni, ma sono i piani e i contro-piani degli stati maggiori, i soldi da investire, quelli da guadagnare, le alleanze da tutelare, i fronti da distruggere, le macerie da moltiplicare per potere, un bel giorno, ricostruire. Magari un resort sopra i 75mila cadaveri di Gaza.
A parte i generali che scannano di mestiere – e se ne vantano – i guerrieri di penna e di governo non hanno mai visto un corpo squartato dalle schegge, un campo profughi devastato dalla dissenteria, i bambini accartocciati dalla sete.
Il copione è sempre identico: il pacifista non viene confutato, viene deriso, che è esattamente la strategia di tutte le propagande al servizio dei governi, di chi li ispira, di chi li finanzia. E naturalmente dei fomentatori che neanche sanno di essere burattini immersi nell’inchiostro dei burattinai.
[…] Li vedi e li senti discutere di missili e di droni come si discuterebbe di derivati finanziari. Parlano di “teatri operativi”, “proiezioni strategiche”, “deterrenza”, “danni collaterali”.
Un lessico igienizzato. Sterilizzato.
Quando li intralci con quella parola sconveniente, “pace”, allora ecco che compare la faccia e il sopracciglio, lo sbuffo, il sorriso. Si sentono avanguardisti in marcia. Considerano il papa un fesso e Trump un dritto con gli stivali, anche se fanno finta di detestarlo perché sputazza quando parla.
E in suo onore pronunciano la frase più stupida del dibattito pubblico: “Ehh… le guerre sono più complesse di come le vedi tu”.
Ma certo. I morti sono semplici. Gli affari sono complessi.
I profughi sono semplici.
Le commesse militari sono complesse.
La fame è semplice. Le alleanze strategiche sono complesse.
La distruzione è semplice. La ricostruzione, con relativi appalti,
è complessa.
Adepti del danno – alcuni di loro con l’allegro birignao delle bretelle colorate – ti spiegano perché è sempre inevitabile la guerra. Sempre necessaria. Sempre penultima, fino alla prossima.
Oggi siamo a quota sessanta guerre nel mondo,
domani vedremo.
[…] Guai a spiegare che le guerre nascono semplicissime dalle disuguaglianze del pianeta. Dalle rapine coloniali. Dall’imperialismo. Dall’umiliazione dei popoli. Dalla concentrazione delle ricchezze. Dalla fame trasformata in rabbia e dalla rabbia trasformata in eserciti.
Dal fatto che sfruttando i poveri del mondo abbiamo avvelenato i mari e la terra e ora pretendiamo che siano i poveri del mondo a pagarne le conseguenze. Ma quando mai? Chi lo sostiene, ti dicono, è vittima del complesso di colpa dell’Occidente.
Il quale fa benissimo a spendere 3mila miliardi di dollari l’anno in armamenti, altro che fame e malattie.
L’avete capito o no? Papa Leone è un bimbo. Il cardinale Zuppi un utopista. I pacifisti degli illusi.
I furbi a lento rilascio sono loro: dovesse anche cascargli un palazzo in testa, ne uscirebbero allegri, soddisfatti, anche se non indenni.»

Funzionasse qualcosa in Italia...


 Funzionasse qualcosa in Italia...

Agenzia delle entrate.

Ti mandano un'ingiunzione di pagamento, tu paghi, ma loro non controllano e ti invitano a pagare.
Pensi che, se loro ti scrivono con lettera, possono anche ricevere via mail: cerchi il loro indirizzo, fai riferimento ai nomi dei firmatari dell'ingiunzione e mandi la email con le relative ricevute... ma loro te la rimandano indietro perchè devi necessariamente stoccarti le gambe e andarci personalemente... e pensare che li manteniamo noi, pertanto, dovrebbero essere cortesi verso i loro datori di lavoro...

cetta

L’ATM D’EUROPA È SEMPRE APERTO. IL CONTO? A CARICO DEI CITTADINI.

 

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato il trasferimento a Kiev della prima tranche da 3,2 miliardi di euro del prestito europeo da 90 miliardi destinato all’Ucraina.
Nel comunicato ha dichiarato:
«Dall’inizio dell’invasione su vasta scala da parte della Russia, l’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno fornendo un sostegno economico, finanziario e militare senza precedenti.»
E ha concluso:
«Questa è la solidarietà europea in azione.»
RIFLETTIAMO UN PO’…
C’è una banca che non conosce crisi. Non è la BCE. Non è una banca commerciale. È il contribuente europeo.
Mentre famiglie e imprese fanno i conti con bollette, inflazione, sanità in affanno, scuole che cadono a pezzi e infrastrutture che invecchiano, da Bruxelles arriva un nuovo trasferimento miliardario.
Il tutto accompagnato dalla solita formula liturgica: «Questa è la solidarietà europea in azione.»
🤔
Chiamarla semplicemente “solidarietà” è una scelta narrativa. Perché finanziare uno Stato impegnato in un conflitto significa, inevitabilmente, sostenere anche la prosecuzione del suo sforzo bellico. Si può considerarlo giusto o sbagliato, ma ridurre tutto a un gesto di altruismo è un modo molto selettivo di raccontare la realtà.
Curioso.
Quando un agricoltore protesta, mancano i fondi. Quando un ospedale chiude un reparto, servono sacrifici. Quando si parla di pensioni, il bilancio impone prudenza.
Poi, improvvisamente, i miliardi compaiono. E scorrono con una rapidità che farebbe impallidire qualsiasi misura destinata ai cittadini europei.
L’unica domanda che sembra non trovare mai finanziamenti è questa: qual è il punto di arrivo?
Perché i soldi possono comprare molte cose. Anche il tempo di una guerra.

CORAGGIO, NON FACCIAMOCI SCAPPARE 15 MILIARDI DI DEBITI PER COMPRARE ARMI .

 

L’Unione Europea ha mandato il promemoria a Roma: cara Italia, hai ancora un mese per decidere se prendere i prestiti SAFE per la difesa. Quasi 15 miliardi. Non regali. Non fondi piovuti dal cielo. PRESTITI.
Cioè debito.
Debito europeo, naturalmente. Quello elegante. Quello profumato. Quello che non puzza mai quando serve a comprare missili, radar, droni, munizioni e giocattoli per adulti in uniforme.
🧾 Quando si parla di sanità, scuola, pensioni, stipendi, energia, famiglie massacrate dalle bollette, improvvisamente arriva il sacerdote del rigore: “Non ci sono coperture”. “Lo spread ci guarda”. “I mercati si innervosiscono”. “I nostri figli non devono pagare i nostri debiti”.
Poi però basta pronunciare la parola magica DIFESA, e i figli possono tranquillamente nascere già con l’elmetto e il mutuo sulle spalle.
Giorgetti prende tempo. Crosetto preme. Bruxelles incalza. La Commissione avverte: decidete, altrimenti quei soldi li dirottiamo ad altri Paesi più entusiasti di indebitarsi per armarsi.
E qui il capolavoro è tutto linguistico: non si dice “fare debito per comprare armi”. Si dice “rafforzare la sicurezza europea”. Non si dice “spostare risorse verso l’industria bellica”. Si dice “investire nella difesa comune”. Non si dice “prepararsi alla guerra”. Si dice “garantire la pace”.
🧨 La neolingua funziona sempre così: cambia il nome alle cose finché la gente smette di vedere le cose.
Un ospedale è una spesa.
Una scuola è una spesa.
Un contratto dignitoso è una spesa.
Un missile è un investimento.
E allora coraggio, non facciamoci scappare questa occasione storica: altri 15 miliardi di debiti, ma finalmente con una bella verniciatura mimetica. Così quando i nostri figli chiederanno perché non ci sono soldi per curarsi, studiare o vivere decentemente, potremo rispondere con orgoglio:
“Perché abbiamo comprato la sicurezza europea, tesoro”.
Sperando almeno che ce la consegnino con le batterie incluse.
Don Chisciotte
N.B. Qui le fonti ci sono: Open, Consiglio UE, ANSA/Reuters. Quindi niente caccia rituale al “gomblotto”: questa volta il debito è ufficiale, istituzionale e con timbro europeo.

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CHAT SEGRETE, SMS SPARITI E TRASPARENZA SCOMPARSA: L’EUROPA SECONDO URSULA.

 

Immaginate la scena.
Un gruppo WhatsApp con Zelensky, Macron, Merz, Meloni, Starmer e Ursula von der Leyen che discutono strategie geopolitiche, rapporti con Trump e probabilmente il futuro del continente.gruppo, WA
Poi arrivano i giornalisti.
Chiedono di vedere le comunicazioni.
E Bruxelles risponde: no.
Perché? Perché la loro pubblicazione potrebbe danneggiare le relazioni internazionali.
Il cittadino europeo deve sapere che esistono conversazioni che riguardano decisioni politiche rilevanti, ma non può sapere cosa contengano.
📱 Il problema è che questa storia arriva dopo gli SMS con Pfizer che nessuno riesce più a trovare, dopo i messaggi con Macron evaporati nel nulla e dopo una sentenza della Corte di Giustizia UE che ha già censurato la gestione della Commissione sulla vicenda dei contratti vaccinali.
Adesso l’Ombudsman europeo Teresa Anjinho ha deciso di aprire un’altra indagine.
Ancora.
Non per un tweet infelice.
Non per una frase fuori posto.
Ma per capire se la Commissione Europea stia rispettando le regole basilari della trasparenza democratica.
🎭 La parte più curiosa è che l’Unione Europea passa le giornate a impartire lezioni sullo Stato di diritto, sulla trasparenza, sulla buona governance e sulla necessità di combattere l’opacità delle istituzioni.
Poi però, quando qualcuno chiede di leggere le conversazioni dei vertici europei, scopre che i documenti esistono, ma non si possono vedere.
O forse non esistono più.
O forse non sono documenti.
O forse sono documenti che non devono essere considerati documenti.
Una meraviglia giuridica degna di Kafka.
📚 In fondo l’Europa di oggi assomiglia sempre più a quel castello kafkiano dove tutti parlano di regole, procedure e trasparenza, mentre il cittadino resta fuori dal cancello senza capire chi decide cosa e per conto di chi.
La differenza è che nel romanzo era satira.
Qui siamo nelle istituzioni.
Don Chisciotte 😉

https://www.facebook.com/photo?fbid=1032351789451523&set=a.168933322460045

Più che governanti, sono mestieranti. cetta

martedì 23 giugno 2026

MARCO TRAVAGLIO - I 4 della Buona Morte - IFQ - 23 giugno 2026

 

L’altro giorno, mentre a Londra crollava Starmer, ultimo astro della “sinistra” guerrafondaia, Renzi abbandonava momentaneamente la navetta Roma-Riad e volava a Chicago per l’autocelebrazione del più clamoroso bluff del “progressismo” mondiale: Barack Obama, quello che doveva chiudere il lager di Guantanamo, tuttora aperto; poi doveva garantire al mondo un futuro di pace (gli diedero persino il Nobel sulla fiducia), ma negli otto anni della sua presidenza gli Usa bombardarono sette Paesi (Afghanistan e Iraq, da cui si guardarono bene dal ritirarsi, e poi Siria, Libia, Somalia, Yemen, Pakistan: migliaia di vittime civili). Il disastro in Nordafrica dovremmo ricordarlo bene perché lo stiamo ancora pagando: le “primavere arabe” sostenute manu militari da Obama produssero, oltre all’assassinio di Gheddafi e alla caduta di Mubarak, lo sfascio della Libia e il golpe di al Sisi in Egitto (le elezioni le avevano vinte i Fratelli Musulmani, quindi non valevano). E la destabilizzazione dell’Ucraina contro la Russia e l’Europa iniziò con Bush jr. e proseguì con Obama, col suo vice Biden e la mestatrice Victoria Nuland che finanziò Maidan al grido di “Fuck Europe!”. Il lupo travestito da agnello, di recente omaggiato dalla Schlein, ha inaugurato l’Obama Presidential Center, costato la miseria di 850 milioni di dollari, insieme a Bush jr., Clinton e Biden.

Trump non era invitato perché ha fatto una sola guerra illegale in cinque anni, mentre i quattro predecessori ne hanno scatenate o provocate o coperte una dozzina: Serbia, Somalia, Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Ucraina, Gaza e Libano (le ultime due seriali), per citare solo le più famose e senza contare le stragi impunite tipo Cermis, le torture da Abu Ghraib a Guantanamo, i rapimenti nei Paesi sudditi (l’Italia condannò gli agenti Cia della rendition di Abu Omar, ma Napolitano e Mattarella li graziarono subito per ordine di Obama). Quattro criminali di guerra con milioni di morti sulla coscienza che, se esistesse il diritto internazionale, sarebbero ricercati dalla Cpi come Putin e Netanyahu. Invece passano per i buoni e danno lezioni al cattivo Trump, che tenta invano di eguagliarli. E, mentre la Volpe di Rignano si beava di quella bella compagnia facendo ciaociao con la manina, Enrico Letta ripostava la foto dei Quattro della Buona Morte con la bandierina Usa e un commento alla bava: “America we love”. Cioè faceva sapere che ama Bush jr., Clinton, Biden e Obama. Poi, naturalmente, tutti a contestare la Meloni perché stava fino all’altro giorno col presidente che di morti ammazzati non ne ha ancora fatti abbastanza. Tanta brava gente di sinistra si chiede che ci faccia Renzi nella coalizione progressista. Ma sbaglia la domanda: quella giusta è che ci faccia il Pd.

lunedì 22 giugno 2026

ATTERRAGGIO SULLA REALTÀ - Marco Travaglio

 

Se alle anticipazioni sull’accordo di pace nel Golfo – un trionfo per l’Iran e una disfatta per Usa e Israele – sommiamo le ultime notizie dal fronte ucraino, abbiamo un quadro devastante dello stato comatoso in cui versano la presunta Ue e il cosiddetto Occidente, che seguitano a vivere nel mondo delle favole mentre in quello reale non sono mai stati così deboli. 1) La Bulgaria, dopo l’Ungheria (con Orbán e pure con Magyar), la Slovacchia e la Repubblica Ceca, annuncia che non invierà più armi a Kiev. 2) Ben 25 membri della Nato su 32, fra cui Regno Unito, Francia, Italia e Canada, rifiutano l’ideona di Rutte di devolvere lo 0,25% del Pil in aiuti militari all’Ucraina. 3) Nove governi europei su 18 si sfilano dalla Coalizione per le munizioni d’artiglieria all’Ucraina, inclusi i cechi che l’avevano promossa. 4) Gli Usa tagliano un terzo dei caccia e delle navi militari per operazioni Nato in Europa, perché non credono a un attacco russo e comunque Trump e Putin hanno già fatto pace. 5) Nudi senza più l’alibi di Orbán e dei suoi veti, quasi tutti i governi Ue sono ostili all’ingresso accelerato di Kiev, che interessa solo ai Paesi più russofobi (Germania, Polonia e Baltici): gli altri sanno benissimo che l’Ucraina è un Paese fallito da anni, ipercorrotto e tutt’altro che democratico, resterebbe belligerante anche dopo un’eventuale tregua o pace (senza più il Donbass filorusso, l’elettorato si sposterà ancor più a destra) e una volta dentro prosciugherebbe i sussidi per l’agricoltura scatenando rivolte un po’ dappertutto.
6) Dopo l’euforia sul Rearm Eu da 800 miliardi e sul 5% di Pil alla Nato, Ue e Uk, già in bolletta prima della crisi energetica del Golfo e tanto più ora, non sanno dove prendere i soldi per le proprie armi e tagliano quelle all’Ucraina, anche perché i 204 miliardi di “prestiti” fin qui sganciati li rivedremo (se va bene) fra 50 anni. E pochi premier europei sono certi di arrivare a Natale. 7) Nascosti dietro i proclami muscolari, i maggiori governi europei stanno aumentando gli acquisti di gas e petrolio da Mosca e non vedono l’ora di tornare al 2021. 😎 Lo stallo sul campo di battaglia degli ultimi mesi, impiegati dai russi a demolire infrastrutture energetico-militari, conferma l’incapacità di Kiev di riprendersi i territori perduti (un quinto del Paese): infatti le sue truppe infieriscono sulla popolazione del Donbass (dallo studentato all’autobus) e su obiettivi civili ed energetici in Russia, collezionando molti titoli sui media e nessun effetto sul piano militare. 9) Dopo 52 mesi di guerra, l’Ue inizia a ipotizzare che forse è il caso di trattare con Putin anche se Zelensky non vuole (sarebbe la sua fine), ma scopre di non avere neppure un mediatore per farlo e la celebre Kallas sta facendo le valigie. 10) Una prece.