martedì 31 marzo 2020

Benzina sul fuoco. - Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 30 Marzo:

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So già che quello che sto per scrivere verrà usato dal Partito Divanista Italiano per attribuirmi cose mai dette né pensate: e cioè che il governo Conte è infallibile e incriticabile perchè va tutto bene. Ma lo scrivo lo stesso. Quello che si sente e si legge in certi social, talk e giornali è benzina sul fuoco della rivolta popolare. E in questo momento di tutto abbiamo bisogno, fuorché di irresponsabili che soffino sulla cenere che cova nelle case di molti degli italiani ai domiciliari, senza lavoro nè stipendio, terrorizzati dal contagio e dal futuro, in cerca di un colpevole visibile su cui scaricare la rabbia, essendo il virus invisibile e inadatto alla bisogna. Chiedere un pizzico di responsabilità agli irresponsabili è forse fatica sprecata. Ma forse non tutti lo sono e comunque vale la pena tentare.
Caro Vittorio Feltri, titolare a tutta prima pagina “Assalto ai supermercati”. Il cibo c’è, mancano i soldi per comprarlo” per un paio di episodi circoscritti al Sud (enfatizzati anche da Maurizio Molinari su La Stampa) significa incoraggiare altri a provarci. E descrivere l’Italia come un lazzaretto di mendicanti fa a pugni con la tua teoria della “presunta povertà” che ti fece scrivere su Libero il 13.4.18: “Non è vero che siamo alla canna del gas, al contrario il nostro è uno dei Paesi più ricchi del mondo. Peccato che non ce ne accorgiamo perché ci descriviamo quali straccioni… I numeri della nostra economia, anche domestica, sono invidiabili. I risparmi privati sono mostruosamente alti…”. E il 12.5.19 aggiungevi con la consueta eleganza: “Probabilmente quelli che noi, semplificando, cataloghiamo alla voce pezzenti non sono altro che lavoratori in nero, in grado di guadagnare quanto basta onde sopravvivere. Non pagano le tasse e magari ottengono il reddito di cittadinanza… I poveri sono più finti che reali, e non abbocchiamo.
Chi è squattrinato muore di fame e al presente non si registrano decessi per inedia”. Possibile che, dopo un mese scarso di quarantena, siamo già tutti alla fame?
Caro Maurizio Belpietro, continua pure a raccontare ai lettori de La Verità che in Italia il problema non è il virus, ma Conte. Quella è una sciocchezza (secondo me), ma innocua. Però forse titolare sulla “Rabbia di esercito e polizia” e tradurre l’allarme dei Servizi sul Sud “Meridione affamato: tira aria di rivolta” potrebbe rivelarsi un tantino pericoloso. Dai un’occhiata al video postato su Facebook da una gentildonna beneventana che minaccia il sindaco Mastella di andarlo a prendere con 5mila squadristi armati di “mazze di ferro” e capirai cosa potrebbe uscire dal vaso di Pandora, se lo apriamo.
Caro Alessandro Sallusti, il tuo editoriale sullo statista di Rignano che vuole riaprire tutto e dovrebbe fare da cavia con tutta la famiglia, è perfetto. So che sei contro il reddito di cittadinanza, ma non credi che ora sia una benedizione dal cielo che mette al riparo 2,5 milioni di italiani dalla miseria (e da certe idee strane) e andrebbe allargato anziché abolito (come chiede il centrodestra e dunque l’Innominabile)? Persino B., in un lampo di saggezza, lo propose nel 2017. Se non a me, dài retta a lui.
Cari dirigenti dell’Unione sindacale di base, ma che vi dice il cervello quando postate su Fb “Reddito o rivolta”? Ma lo sapete che vuol dire “rivolta”? E contro chi?
Caro Cazzaro Verde, capisco che tu sia in lutto perchè Conte ti ha strappato di mano, anzi di bocca pure la bandiera della polemica contro quest’Europa di bottegai. Dunque continua pure a martellarlo su tutto lo scibile umano. Ma evita, se puoi, di impartirgli lezioni di matematica, tu che non riesci neppure a calcolare il Pil (sbagli di tre zeri), i metri quadri di casa tua (“un bilocale in periferia”: sì, buonanotte) e temo pure la tabellina del 2. Prendi nota: se il governo aggiunge per l’emergenza, cioè per questi giorni, 400 milioni al fondo semestrale di solidarietà di 4 miliardi per i Comuni (anche a quelli governati dalla Lega) affinchè aiutino i poveri a fare la spesa, non puoi dividerli per 60 milioni e ricavarne una mancia di “7 euro a testa”. Perchè i poveri non sono 60 milioni (altrimenti ci saresti pure tu), e neppure 5 milioni (grazie al Rdc votato anche da te e subito rinnegato come le altre poche cose buone fatte a tua insaputa). Sono molti meno: i 400 milioni aiutano le famiglie bisognose per 3 settimane con buoni pasto di 3-400 euro.
Caro (si fa per dire) Innominabile, continua pure a trafficare per buttar giù il governo che hai contribuito a creare. Ma, siccome fino all’altroieri volevi “Tutta l’Italia zona rossa”, piantala di chiedere di riaprire tutto dopo il 3 aprile (prima scadenza del “lockdown”). Non per coerenza, che per te è un vizio capitale insieme alla lealtà e alla correttezza, ma per motivi di ordine pubblico. I gruppi Facebook che minacciano rivolte, jacquerie, grand guignol, assalti ai forni e ai supermercati fissano tutti il D-Day al 3 aprile. Quindi evita, per il tuo e nostro bene, di alimentare quest’attesa messianica del 3 aprile. Si dice che chi gioca col fuoco fa la fine del pollo arrosto. Tu pollo già lo sei: vuoi pure finire arrosto?


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Vito Crimi: “780 euro di reddito universale, prestiti di 10mila euro per cittadini e 250mila per le imprese, senza interessi. Siamo d’accordo col Pd”.



Coronavirus, scarica il documento della Fp Cgil al decreto 'Cura ...

“780 euro di reddito universale, prestiti di 10mila euro per cittadini e 250mila per le imprese, senza interessi. Siamo d’accordo col Pd”.
Abbiamo in mente un piano di emergenza per far ripartire l’economia. Con il reddito universale, con presto d’onore garantiti senza condizioni: 10mila mila euro per le persone fisiche e le partite iva. Fino a 250 mila euro per le imprese.
Senza nessun vincolo, a erogazione istantanea.

Ho le idee molto chiare sulla portata dell’emergenza, sulla scala delle priorità è anche sui mezzi. L’ho chiamato Elicopter money, denaro che arriva presto. Con il Pd c’è la sintonia maggiore da quando è nato il governo, anche e proprio su questi temi”.
Vogliamo anche un taglio sugli stipendi di tutti i parlamentari e non solo loro. Chiunque abbia uno stipendio importante, oggi, dirigenti dello Stato e manager in prima fila, potrebbe aderire per finanziare il reddito di emergenza che stiamo preparando in queste ore. Non basterebbe, ovviamente, a coprire tutta la spesa. Ma sarebbe molto più di una cifra simbolica.Se fossero cinque milioni di euro al mese – per dire – grazie a questo taglio 5mila persone al mese usufruiranno di un reddito. Non mi pare poco.
Il Reddito di emergenza io me lo immagino come una misura di tipo universale: cioè rivolto a tutti coloro che nell’ultimo mese non hanno percepito un reddito e che non sono coperti da altre misure.Se io ne parlo ora è perché negli ultimi giorni abbiamo fatto calcoli e simulazioni. Il sottosegretario Villarosa ha dato forma e struttura a questa proposta, abbiamo ponderato le cifre: non stiamo parlando di costi insostenibili.
La cassa integrazione straordinaria del Cura Italia è stata un’ottima prima risposta, ma non arriva ancora a tutti.Penso a diverse categorie. In primo luogo tutti coloro che lavorano nel mondo del turismo che hanno una ciclicità stagionale, e che quando è esplosa la crisi non avevano contratti attivi. Sono i primi che dobbiamo proteggere.
L’Inps ha battuto molti record in questi giorni, per emanare le circolari necessarie ad attivare le misure del Cura Italia. Ma fuori dei suoi canali dobbiamo immaginarci degli strumenti che consentano, a presentazione della domanda, una erogazione immediata.Dobbiamo immaginare requisiti semplicissimi, senza vaglio,niente Isee, niente parametri di filtro…Una sola condizione. Hai avuto un reddito a marzo? Se la risposta è sì non hai diritto alla misura. Se la risposta è no, ne ha diritto. Se hai una soglia di reddito molto alta – immaginiamo di fissarla a 50mila euro, ma è da definire – perdi il reddito. C’è solo una condizione di recesso. Se con un controllo a posteriori risulta che non avevi diritto per una delle condizioni perdi il reddito.Controllando prima, impiegheremmo troppo tempo.
Sono molti anni che ci definiscono statalisti e assistenziali. Ma le faccio questa domanda: riesce ad immaginare qualcuno meno statalista di Trump o di Johnson?
A mio parere chiunque dovrebbe avere almeno i 750 euro che abbiamo immaginato come soglia del suo reddito.
Stiamo cercando di mettere in sicurezza una intera economia. In questo momento la metafora che immagino è un motore a bassissimo regime.Se non metti l’olio mentre sei sotto sforzo il motore si ingrippa. E poi lo butti via. Noi non possiamo bucare il motore dell’economia italiana in questa crisi.
Gualtieri condivide la linea e la nostra preoccupazione: ha solo il problema di chi deve far quadrare i conti, ma non è affatto contrario, glielo assicuro. Lo rispetto perché so quali difficoltà dovrà affrontare.
Ma non basta.
Serve anche un’altra misura essenziale: un altro tipo di erogazione. Non un sussidio, ma un fondo che possa diventare un prestito condiviso. Per molti cittadini oggi il problema non è il guadagno, che non è venuto meno, ma la liquidità che rischia di far fallire le imprese. Questa misura la immagino come una sorta di super garanzia bancaria, che viene concessa a tutti, in Banca e senza nessun interesse na con una garanzia offerta dallo Stato per le aziende o per i privati, con soglie diverse. Senza nessuna valutazione, per chi ha perso un reddito e per le aziende che hanno perso un fatturato. Ma con un tetto. Parliamo di una cifra solo relativamente bassa: l’equivalente di tre mesi di fatturato o di reddito. Fino a 10mila euro di finanziamento ai privati e fino a 250mila per le imprese. Ci sarà il rischio di qualche insolvenza ma è un rischio molto minore di arrivare troppo tardi. Ma sarà meno di quello che lei crede. La rigorosa Svizzera, non un paese di economia comunista, segue questa strada. Lo strumento – anche se pochi incredibilmente lo sanno – non solo è condiviso, ma esiste già. Avevamo già previsto col decreto Cura Italia, e anche già coperto con un finanziamento, una misura simile con una cifra limitata a 3mila e con un vincolo legato a determinate categorie.
Si tratta solo di sollevare il massimale ed estendere la platea.
Queste proposte sono frutto di un lavoro di squadra. È ciò che presentiamo al paese. È stato chiamato, in quel decreto, “Reddito di ultima istanza”, perché interveniva per chi non usufruiva delle altre misure. Penso a chi non lo aveva redditi. Io dico così, perché nulla deve suonare come un incentivo al lavoro nero. Mai come in questa occasione la gente ha capito che non conviene lavorare in nero. Se sei un fantasma non accedi alle misure. Anche in questo il Covid cambierà il nostro modo di pensare. Il prestito sarà per tutti coloro che erano precari, occasionali, saltuari. Lavoratori, diciamo così, irregolari. Sono tantissimi, nelle casistiche più svariate, e sono quelli che hanno bisogno di più protezione, perché hanno per definizione meno riserve di risparmio. Nessuno deve pensare di salvarsi da solo. Se intorno ci sono macerie non si va da nessuna parte. Due calcoli fatti a spanna ci fanno pensare ad una copertura di 3-4 miliardi. Parliamo di 2-3 milioni di famiglie. Il costo è al mese per quattro mesi. Sarà meno di quello che stanno spendendo tanti paesi.
Poi ci sono i prestiti per le imprese. Anche qui dobbiamo lavorare sulle piccole e le medie imprese. Un tessuto prezioso di questo paese, un ecosistema economico che va tutelato. Ma il prestito ha un costo diverso dal reddito.
Abbiamo immaginato un massimale. Ma qui il totale del finanziamento è inferiore al costo, perché come è noto c’è un meccanismo di leva legato al credito bancario.
Essendo un credito senza interessi l’impresa non si indebita ulteriormente. Funziona come un grande anticipo di cassa ai capillari del sistema paese.
Da lombardo devo dire che la sanità in Lombardia è stata massacrata. Formigoni è stato condannato per il sistema che noi denunciavamo: non ora, ma nel 2010! Fontana parla con orgoglio di questo sistema ma è un modello squilibrato, e dopo la crisi dovremo capire che effetti questo problema ha avuto. Nel sistema del privato lombardo – ne sono consapevole – puoi fare bene e velocemente gli interventi e qualsiasi tipo di analisi. E paghi quasi come nel pubblico: questo è un segnale di un disequilibrio che ora stiamo pagando. Con il modello delle convenzioni tutti i settori dicesi così “a perdere”, urgenze e terapie intensive sono stati lasciati al pubblico. E sono stati sostanzialmente disarmati di fronte all’emergenza Covid. Queste sanità era una rete molto forte nei settori di convenzione, ma molto debole – come abbiamo visto – nei settori che hanno dovuto reggere l’urto del Covid. Esaltando le grandi eccellenze è stata smantellata ogni capillarità della rete di assistenza. Non a caso la trincea sono diventati gli ospedali, senza avere una adeguata medicina del territorio.Senza lo Stato centrale Lombardia e Veneto non ce l’avrebbero fatta.
In Lombardia hanno solo messo in piedi l’infrastruttura ospedaliera: ma il personale medico lo ha messo lo Stato. I ventilatori li sta acquistando lo Stato. I primi 330 sono andati tutti al Nord, come era giusto, perché abbiamo dato priorità assoluta rispetto alle altre regioni.

- Sala&tabacchi - di Marco Travaglio Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2020:

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Ci stavamo giusto domandando come uscire dalla crisi epocale del coronavirus, quando ci è venuto in soccorso Beppe Sala con un’intervista di appena due pagine firmata nientemeno che dal direttore de La Stampa, Maurizio Molinari. Il titolo è già tutto un programma: “Sala: contro il virus, una nuova costituente”. “Nuova”, per distinguerla da quella vecchia, che ormai è andata. E soprattutto “una Costituente repubblicana”, onde evitare che qualcuno sospetti il sindaco Sala di simpatie per Casa Savoia o per i Borboni. Fatte le doverose precisazioni, resta da sciogliere un minuscolo dettaglio: che cazzo c’entra la Costituzione col coronavirus? Il sindaco Sala è qui pronto a spiegarcelo: lui non pensa affatto che qualcuno possa guarire dal Covid-19 mettendosi in tasca la sua nuova Costituzione, o sdraiandosici sopra, o inalandone i balsamici effluvi, o applicandola al torace con un po’ di Vicks VapoRub. No, lui pensa, senza spiegarci cosa mai gli abbia fatto l’attuale Carta, che quella nuova servirà a “far ripartire l’Italia dopo il virus”. Vasto programma, visto che una Costituente va eletta a suffragio universale, poi deve riscrivere tutti e 139 gli articoli (o quanti saranno) della Carta e infine approvarli con adeguata maggioranza, insomma se ne riparla fra una decina d’anni. Se va bene.
Ma il sindaco Sala, che tutti consideravano (a torto, si capisce) un arido cumenda e ragiunatt della destra meneghina, reclutato da Letizia Moratti per i noti fasti dell’Expo e poi inopinatamente scambiato per un leader di sinistra, è in realtà un utopista, un sognatore, un futurologo e anche un po’ filosofo. Gli piace volare alto, anche perché, quando vola basso, va agli spritz e indossa le t-shirt di #Milanononsiferma, fa più danni della peste bubbonica. I suoi pensieri alati sono da collezione, anzi da affissione. “Se crollasse Milano, crollerebbe la Sanità” (i pazienti dell’ospedale di Castelvetrano prendano buona nota). “La città è stata pesantemente toccata, penso soprattutto alle vittime” (ma va? Credevamo pensasse ai pipistrelli). “La Lombardia ha un problema perché il virus è piuttosto radicato nel Bresciano e nel Bergamasco fino verso Cremona” (roba da non credere, chi l’avrebbe mai detto). Però lui parla “con i sindaci in questione per capire le cause di tutto ciò”. E, furbo lui, le ha capite: “Non aver fermato le fabbriche ha portato molta gente a restare l’uno vicino all’altro” (in effetti fermarle mentre i sindaci facevano gli spritz e invitavano la cittadinanza a non fermarsi era complicato). “Ora però è il momento di guardare avanti” e, si badi bene, “non indietro” (così nessuno si ricorda le boiate che lui diceva prima).
Poi però è lui a guardare indietro, sia pur da miope: “Ricordo che il sindaco Gori è stato lui il primo a chiedere l’istituzione della zona rossa per Alzano” (dev’essere stato quando si faceva gli autoscatti a cena con la moglie per istigare i bergamaschi alla movida). Finita l’Operazione Rivergination, si passa al Sala ricostituente: “Ciò che mi preoccupa è che siamo un Paese che, per tipo di ordinamento e per funzionamento della giustizia, è tutto tranne che efficiente”. In effetti la sua condanna per un falso in atto pubblico del 2012 è arrivata solo nel 2019: si doveva fare prima. Resta da capire, anche qui, che minchia c’entri la Costituzione. Ma attenzione: lui ha “in mente due capitoli”. E sono soddisfazioni. “Primo: il potere dello Stato e i poteri locali perché l’attuale struttura amministrativa è del secolo scorso e non consente di essere veloci”. Quindi tutto ciò che ha più di vent’anni (il secolo scorso finì il 31.12.1999) va raso al suolo, perché “non consente di essere veloci” (per far che? Boh). Se poi Sala, come dice, vuole solo smantellare le Regioni, non c’è bisogno di Costituente: basta il Parlamento con una riforma di pochi articoli che cancelli quella del 1970 e l’obbrobrio del 2001 sul Titolo V con lo strumento dell’art. 78 (modifiche approvate dai 2/3 delle Camere o sottoposte a referendum). “Secondo: la giustizia”, aridàgli. E qui il Pindaro volante parte con la supercazzola giureconsulta con scappellamento a destra: “L’articolo 102 della Costituzione impedisce di istituire giudici speciali ma in realtà si sono venute a verificare situazioni nelle funzione pubblica (sic, ndr) che pongono legittimi dubbi al riguardo”. A riguardo di che? Boh. Però “bisogna smantellare la burocrazia”. Perbacco, che originalità. Purtroppo “non è possibile fare le riforme in maniera canonica” (qualunque cosa voglia dire). Ergo, “come nel Dopoguerra Alcide De Gasperi lanciò la Costituente che ci regalò la Costituzione” (De Gasperi non stava al Quirinale e non lanciò una beneamata cippa, ma fa niente), “Mattarella potrebbe oggi lanciare una nuova Costituente”. E come? Sciogliendo le Camere su due piedi? O affiancandole al nuovo, insigne consesso? Per ora si sa soltanto che il sindaco Sala vuol essere invitato perché “servirebbe spazio per chi amministra localmente”. A questo punto il ricostituente cede il passo all’economista (sempre lui) che pontifica su tutto lo scibile umano: dall’Europa (così non va) a Draghi che — lo credereste? — “ha totalmente ragione”, del resto “mi sono confrontato con lui alcuni giorni fa” per dargli la linea. Poi, oplà: ecco il Sala stratega, interpellato da Molinari sui destini periclitanti dell’Alleanza Atlantica a causa dell’Italia doppiogiochista che “accoglie aiuti russi, cinesi e cubani, mentre di quelli della Nato, che pure arrivano, si parla meno”. La Volpe di Rho Pero raccoglie pensosa l’allarme: “Parlare con tutti, ma anche rimanere fedeli alle nostre alleanze, al campo europeo atlantico”. Ben detto.
Se ne deduce che il sindaco Sala pensa di fare capoluogo. E soprattutto che, come diceva Leo Longanesi del Benedetto Croce politico, “non capisce niente, ma con grande autorità”.


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