venerdì 8 settembre 2023

Canto notturno di un pastore errante dell'Asia. di Giacomo Leopardi - PofessorX

 

Vi ricordate Il canto notturno di un pastore errante? Sapete perché chi legge questa poesia di Leopardi non può fare a meno di provare un brivido?
Ecco, immaginatevi un giovane che cammina nella notte e osserva la luna e le stelle e si domanda: «Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna?» E poi continua: a che scopo esiste il cielo infinito e quel profondo infinito azzurro? Che cosa significa quest’immensità nella quale l’uomo è solo? Ed io che cosa sono? Vedete, tutti noi almeno una volta nella vita siamo stati questo giovane; ci siamo sentiti come questo giovane, ci siamo posti le stesse domande.
Leopardi vi parla dell’anima che ha sete di infinito e vorrebbe scoprire qual è il suo scopo nel suo mondo, ma non è questa la cosa straordinaria. Ricordo che un giorno la figlia di un mio amico mi chiese: «Dove vanno le stelle quando spunta il sole?» Allora le parlai della terra che gira su stessa, del moto di rotazione dei pianeti, però più le spiegavo queste cose, più mi sembrava confusa. «Sì, ma perché?» mi chiese alla fine con la sua vocetta infantile. E quel momento fu straordinario, perché capii che tutta la conoscenza che credevo di possedere era inutile, non bastava a rispondere a quella semplice domanda formulata da una bambina di appena otto anni.
Al che le confessai: «non lo so», così come il pastore errante di Leopardi quando si domanda perché esista il mondo e l’uomo e come sia nato l’universo, dice «indovinar non so». Ecco cosa vi insegna Leopardi: a mettervi in discussione, a vedere il mondo con lo stupore e la meraviglia di una bambino, perché è dallo stupore, dalla meraviglia che ha inizio la conoscenza.
Vi ricordate di Socrate? Apparentemente non faceva nulla di pericoloso, si limitava a parlare con la gente e poi poneva una semplice domanda: «ti esti?» Che cos’è? Questa domanda, questa semplicissima domanda però cambiava tutto. Leggete Leopardi ai vostri alunni, ai vostri figli. E ricordategli sempre che il «perché» come il «forse», è la parola più bella della lingua italiana, «apre delle possibilità, non certezze. Non cerca la fine, ma va verso l'infinito».
Guendalina Middei, anche se voi mi conoscete come Professor X (Cari amici, con grande gioia vi comunico che «Intervista con un matto», il mio nuovo romanzo sta per uscire. Per chi è curioso e non volesse aspettare, potete leggerne un estratto gratuito e preordinarlo qui: https://www.amazon.it/Intervista-matto.../dp/883205597X/
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