domenica 23 maggio 2021

Precipita la funivia Stresa-Mottarone, sale a 9 il bilancio delle vittime.

 

Vigili del fuoco e soccorso alpino sul posto. Due bambini gravi portati a Torino. Il cedimento della fune a 300 metri dall'arrivo in montagna. La cabina è precipitata in una zona impervia e boscosa.


E' salito ad 9 il bilancio delle vittime dell'incidente alla funivia del Mottarone, a Stresa. Lo confermano il Soccorso Alpino e il 118 piemontese. Sono morte sul colpo, mentre due bambini di 9 e 5 anni, in codice rosso, sono stati trasportati a bordo di due eliambulanze in codice rosso all'ospedale Regina Margherita di Torino.

Sul luogo dell' incidente, le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico sono ancora al lavoro insieme ai Vigili del Fuoco e ai Carabinieri.

Sulla cabina della funivia Stresa-Mottarone precipitata c'erano- secondo quando si apprende - 11 persone. Due bambini sono stati portati in codice rosso, con le eliambulanze, a Torino. L'incidente sarebbe stato causato dal cedimento di una fune, nella parte più alta del tragitto che, partendo dal lago Maggiore arriva a quota 1.491 metri. Le corse durano una ventina di minuti.

Il cedimento della fune si è verificato a 300 metri dalla vetta della montagna dove c'è la stazione di arrivo. La cabina è crollata in un tratto boscoso e impervio, dove le operazioni di soccorso non sono facili. Sul posto stanno lavorando i vigili del fuoco del comando provinciale di Verbania, quelli del distaccamento di Gravellona Toce e di Stresa, in azione anche un elicottero dei vigili del fuoco e due del 118. La funivia del Mottarone è stata aperta il 24 aprile dopo il periodo di chiusura dovuta alle restrizioni Covid. L'impianto collega il Piazzale Lido di Stresa alla vetta della montagna che divide il Lago Maggiore da quello di Orta. Un tratto panoramico della durata di 20 minuti diviso in due tronconi.

ANSA

Anniversario Capaci, Mattarella a Palermo: "O si sta contro la mafia o si è complici" | E sul caos procure: "Scontri fra magistrati minano il prestigio della giustizia" - Salvo Palazzolo

 

Il giorno della memoria e dell'impegno contro i boss, per cercare le verità che ancora mancano. La ministra Lamorgese: "La criminalità organizzata infiltrata nell'economia legale, anche in settori sanitari". L'accusa di Manfredi Borsellino: “Istituzioni non salvarono mio padre”.

"Nessuna zona grigia, omertà, o si sta contro la mafia o si e complici dei mafiosi, non ci sono alternative". Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella risuonano nell'aula bunker in ricordo delle vittime delle stragi. "La mafia non è invincibile e può essere definitivamente sconfitta". Parole di speranza e di impegno. Il Capo dello Stato lancia un appello preciso contro le cosche, che suona come un monito: "La mafia esiste ancora - dice - non è stata sconfitta. E' necessario tenere sempre attenzione alta e vigile da parte dello Stato".

Mattarella mette in risalto il ruolo della società civile nella battaglia contro la criminalità organizzata e la subcultura che la pervade: "L'onda di sdegno e di commozione generale, suscitata dopo i gravissimi attentati a Falcone e a Borsellino, il grido di dolore e di protesta che si è levato dagli italiani liberi e onesti è diventato movimento, passione, azione. Hanno messo radici solide nella società. Con un lavorio paziente e incessante, hanno contribuito a spezzare le catene della paura, della reticenza, dell'ambiguità, del conformismo, del silenzio, della complicità". Parole accorate, nel discorso di Mattarella c'è un vero e proprio manifesto di impegno per rilanciare la lotta alla mafia.

Un passaggio, forte, è dedicato anche alla magistratura: "Sentimenti di contrapposizione, contese, polemiche all'interno della magistratura minano il prestigio e l'autorevolezza dell'organo giudiziario", ribadisce il Capo dello Stato. E ancora: "Se la magistratura perde credibilità, si indebolisce anche la lotta ai boss".

L'atto d'accusa di Manfredi Borsellino.

Prima ancora che inizino le manifestazioni ufficiali per ricordare le vittime della strage di Capaci, è Manfredi Borsellino, il figlio del giudice Paolo, anche lui ucciso nel 1992, a esprimere tutto il dolore per una ferita che resta aperta. “Le istituzioni non fecero tutto quello che c’era da fare per salvare uno dei suoi figli migliori”, dice in diretta a Uno Mattina. E’ la prima volta che Manfredi parla in Tv di suo padre e di quei giorni. Indossa la divisa di commissario di polizia, dice: “Mi onoro di portare questa divisa, sono grato a tutti gli agenti che in quelle settimane drammatiche accettarono, volontari, di scortare mio padre. Sapevano a cosa andava incontro dopo l'attentato di Capaci”. Manfredi Borsellino fa una pausa e prosegue, pesando le parole, che tornano ad essere pietre: “Questa uniforme che indosso non l’hanno invece onorata alcuni vertici della polizia in quegli anni, prima e dopo la morte di mio padre”. Una ferita ancora aperta, che richiama i misteri di quel 1992. Chi tradì Falcone e Borsellino?  

E' il giorno della memoria e dell'impegno, per cercare le verità che ancora non abbiamo: questo il messaggio che lancia la Fondazione Falcone con l’iniziativa di questa mattina al bunker.

La mafia e i misteri.

La Cosa nostra delle stragi è stata sconfitta dallo Stato, ma ci sono ancora tanti misteri attorno a quella stagione di sangue e trattative. Chi li conosce tutti quei misteri è l’ultimo grande latitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro: dovrebbe essere rinchiuso all’ergastolo per le bombe del 1992-1993, ma sembra ormai diventato un fantasma. Nel segno di Messina Denaro, le cosche si sono riorganizzate, nonostante arresti e sequestri di beni, ora puntano su nuovi affari, che inquinano la società e l’economia legale.

Nella grande aula verde c'è il presidente della Camera, Roberto Fico; ci sono anche i ministri dell’Interno, della Giustizia e dell’Istruzione: Luciana Lamorgese, Marta Cartabia e Patrizio Bianchi. E poi i vertici delle forze dell’ordine: il capo della polizia Lamberto Giannini, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Teo Luzi e il comandante generale della Guardia di finanza Giuseppe Zafarana. Anche quest’anno, è un 23 maggio particolare.

"L'impegno contro i boss".

Per la pandemia, non c’è il popolo festoso degli studenti a riempire l’aula bunker. Ma una delegazione di ragazzi è comunque presente, sono i vincitori del concorso “Cittadini di un’Europa libera dalle mafie” promosso dalla Fondazione Falcone e dal ministero dell’Istruzione. “Anche quest’anno sono stati 70 mila gli studenti di tutta Italia che hanno partecipato alle nostre attività mirate alla diffusione della cultura della legalità”, dice Maria Falcone. "L'impegno degli studenti ribadisce che la lotta alla mafia prosgue e che lo Stato c'è". L'impegno contro le cosche lo ribadisce la ministra Lamorgese: “Il metodo di Giovanni Falcone era quello di creare una rete tra organismi investigativi come al tempo del terrorismo. Con quel metodo proseguiremo. Perché la mafia non ha confini, è riuscita riuscita a infiltrarsi nell’economia legale, anche in alcuni settori sanitari".

"Il lavoro di Falcone fu straordinario – dice la ministra Cartabia – andare alla ricerca della forza economica della mafia lo portò a sviluppare la consapevolezza che occorreva lavorare a livello internazionale. Quando venne al ministero nel '91 iniziò la fase di cooperazione internazionale, fu un periodo breve ma fecondissimo. A livello europeo, fu Falcone il primo a intuire che occorreva una protezione penale degli interessi finanziari. Tra qualche settimana prenderà avvio la Procura europea, una istituzione dell'Ue, anche qui troviamo un lascito di Falcone".

Il capo della polizia ricorda quel giorno: “Il 23 maggio ero in servizio sala operativa questura di Roma. Arrivò questa notizia, mano a mano si andava chiarendo il tutto e ci fu un attimo di sconcerto di dolore. Però vidi subito la determinazione, mentre si cercava di avere notizie, dall’altra si doveva continuare nel lavoro. Arrivarono chiamate di cittadini che davano un senso di vicinanza e affetto. Questo ci colpì molto. Fu un momento difficile, Falcone era per noi un simbolo”.

Il reparto scorte.

Dopo la manifestazione all’aula bunker, il presidente Mattarella si è spostato alla caserma della polizia Pietro Lungaro, per deporre una corona di alloro al Reparto scorte, davanti alla lapide che ricorda gli agenti uccisi nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Nel giardino davanti al Reparto scorte è stata sistemata la nuova teca che custodisce i resti della Quarto Savona 15, l’auto dei poliziotti che proteggevano Falcone. Il presidente Mattarella si stringe ai familiari delle vittime; accanto a lui, c’è il capo della polizia, che consegna ai parenti i nuovi distintivi. Come se Antonio, Rocco e Vito fossero ancora vivi.

Le manifestazioni.

Oggi pomeriggio, gli studenti saranno i protagonisti dell’altro momento del ricordo e dell’impegno, che si tiene nel giardino dove 29 anni fa c’era il cratere della strage: Tina Montinaro, la vedova del caposcorta di Falcone, ha coinvolto le scuole palermitane in un “rap contest”, una sfida in musica e testi per raccontare i martiri di Capaci e la speranza di trovare ancora la verità su quello che è accaduto.

Repubblica

La Figliuoleide. - Marco Travaglio

 

In attesa che la reunion di Fontana&Gallera dia i frutti sperati, il Comm. Str. Gen. C. A. F. P. Figliuolo allunga il passo nell’avanspettacolo toccando vette ormai ineguagliabili di comicità. Ieri la macchietta in mimetica ha intimato ai presidenti di Regione di interrompere immantinente “annunci di azioni non coordinate preventivamente con la struttura commissariale e non inserite in un piano coerente a livello nazionale”. In pratica, gli annunci scoordinati li può fare solo lui. Infatti, dopo aver promesso – pancia in dentro e petto in fuori – “un milione di vaccinati al giorno da giugno”, ieri (22 maggio) Penna Bianca s’è vantato di aver finalmente centrato l’obiettivo del mezzo milione al giorno negli ultimi sette, che però aveva promesso per metà aprile (5 settimane fa). Però a fargli concorrenza e a “confondere l’opinione pubblica” sono i presidenti di Regione. Il che naturalmente sarebbe vero se lui, con tutti gli altri Migliori, non avesse a suo tempo promesso la “centralizzazione” delle vaccinazioni. Purtroppo, dopo l’annuncio, i Migliori si scordarono la relativa legge o decreto, forse perché scoprirono ciò che si sapeva da sempre: per scippare la sanità alle Regioni occorrerebbe una riforma della Costituzione, o almeno della legge 833 del 1978, che i partiti si tengono ben stretta per difendere greppie e clientele territoriali. Così le Regioni continuano a fare come pare a loro.

Sarebbe interessante conoscere l’illuminato parere dell’emerito Cassese, se non fosse precipitato in uno stato di preoccupante afasia. Senza purtroppo contagiare il generale Damigiani. Il quale ora è incazzatissimo perché Liguria, Piemonte e Veneto minacciano di vaccinare i turisti nei luoghi di vacanza senza costringerli – come invece vorrebbe il bravo Figliuolo – a rincasare per le seconde dosi (un andirivieni che, per famiglie di quattro persone, si ripeterebbe quattro volte in due o tre settimane). Naturalmente non sappiamo se il loro sia solo l’ennesimo annuncio o se ci riusciranno davvero. Ma, nel caso, non ci vedremmo nulla di male, visto lo stato comatoso in cui versa il settore turistico. Preoccupa invece l’improvviso allarme del generalissimo che fa riderissimo sui “soggetti fragili over 60 e i cittadini con altre patologie che appaiono un po’ persi di vista, malgrado in molti casi non siano stati messi completamente in sicurezza”. In pratica, mentre lui dava i numeri, se li è persi per strada: strano, per una campagna vaccinale esaltata come una marcia trionfale a reti ed edicole unificate. Resta da capire a chi sia indirizzato il monito figliuolesco: con chi ce l’avrà mai? Non vorremmo che, non riuscendo a vaccinare gli over 60 e i fragili, ci entrasse in casa travestito da cespuglio per fare il culo a noi.

IlFQ

Da dove arriva il coronavirus? Le ultime scoperte e il ruolo dei laboratori cinesi. - Agnese Codignola

 

Pochi giorni fa i ricercatori della Ohio University hanno descritto, su Clinical Infectious Diseases, l'ottavo coronavirus capace di infettare l'uomo, dopo i quattro noti per causare un raffreddore, il Sars-CoV (che ha provocato la SARS), il responsabile della MERS e Sars-CoV 2: il CCoV-HuPn-2018. La scoperta è stata fatta su 301 campioni di pazienti ricoverati per polmonite all'ospedale di Sarawak, in Malesia, nel periodo 2017-2018, il 2,5% dei quali è risultato positivo a un test specifico.

Il nuovo coronavirus, che ha causato polmoniti soprattutto in bambini, ha alcune caratteristiche inquietanti, perché si configura come tipicamente canino, ma contiene anche una mutazione che, finora, è stata riscontrata solo nei coronavirus umani e, in particolare, in Sars-CoV e nella prima versione di Sars-CoV 2.

L'ipotesi più probabile è che il contagio sia avvenuto dai cani all'uomo ma si ipotizza, anche, che questo virus abbia sviluppato le caratteristiche che permettono il passaggio di specie o spillover verso l'uomo: le stesse acquisite dai suoi cugini.

Si complica così il già articolato quadro dei coronavirus che possono o potrebbero infettare l'uomo, e quello della datazione e localizzazione dei primi spillover. Oltre a quello malese, nei mesi scorsi erano infatti stati descritti altri coronavirus simili a Sars-CoV2 in reperti di pipistrelli analizzati in Cambogia nel 2010 e in Giappone nel 2013, nei pangolini ancora in Malesia, e in alcuni altri mammiferi in diversi paesi, tutti variamente omologhi rispetto a Sars-CoV 2, e variamente capaci di legarsi ai recettori umani. E quasi tutti trovati in reperti precedenti il 2019.

Il rapporto dell’Oms in linea con le tesi cinesi.

La domanda sul momento zero resta dunque, per ora, senza risposta, almeno per quanto riguarda le indagini genetiche e il percorso compiuto dal coronavirus originario fino ai primi pazienti umani. Ad essa avrebbe dovuto iniziare a rispondere la missione dell'OMS sbarcata in Cina a fine gennaio che, tuttavia, dopo sole 4 settimane, senza aver avuto accesso a nessuno dei luoghi e dei documenti rilevanti allo scopo né, tantomeno, aver potuto parlare con i testimoni realmente importanti, è tornata a casa e ha reso nota una relazione che non ha convinto la comunità scientifica e, al contrario, ha rafforzato i dubbi e gli interrogativi.

In essa infatti si legge, in 4 delle 313 pagine, e senza dettagli, che sarebbe estremamente improbabile un'origine nei laboratori di virologia di Wuhan, dove però non è stato possibile accedere alle aree a più alto rischio biologico, né ai dati degli esperimenti degli anni scorsi.

Si legge inoltre che potrebbe essere probabile una contaminazione attraverso il mercato alimentare di Wuhan, che però è chiuso da un anno, ed è stato sanificato molte volte, al punto che non conteneva, al momento dell'ispezione, alcuna traccia di Sars-CoV2.

Si legge poi che potrebbe altresì essere plausibile un'origine attraverso alimenti congelati arrivati da altri paesi: circostanza più volte smentita categoricamente da autorità scientifiche internazionali come la European Food Safety Agency (EFSA), da molti esperti di microbiologia e da numerosi studi, con una motivazione che suona quasi banale a chi conosce la biologia di base dei virus: i coronavirus, come tutti i virus, hanno bisogno di cellule vive per riprodursi, e la carne o, in generale, il cibo surgelato non ne contengono.

La sopravvivenza di particelle virali vitali nei lunghi viaggi delle filiere globali, magari sul packaging, è un'evenienza ai limiti dell'assurdo, e il successivo contagio sarebbe dovuto avvenire per contatto diretto da parte di qualche operatore: un evento più che improbabile.

La relazione, in altri termini, ricalca fedelmente le prese di posizione del governo cinese degli ultimi mesi, e le conclusioni suggerite da alcuni dei ricercatori più conosciuti, come Shi Zhenli, ribattezzata batwoman, grande esperta di pipistrelli e protagonista, negli ultimi anni, di una carriera fulminante, che l'ha portata ai vertici della virologia cinese e, parallelamente, a perdere molta della credibilità che aveva acquisito a livello internazionale con i suoi primi studi.

Le richieste della comunità scientifica.

Tra le affermazioni che hanno contribuito al discredito, anche il fatto che tracce della presenza di Sars-CoV 2 in Europa e non solo – il riferimento è allo studio dell'Istituto dei tumori di Milano su campioni di persone risalenti all'autunno 2019 e ai riscontri delle analisi delle fogne di paesi come la Spagna - metterebbero in discussione l'origine dello spillover in Cina.

Troppo, per la comunità scientifica internazionale. Che ha fatto sentire forte la sua voce attraverso una lettera firmata da una ventina dei massimi esperti mondiali statunitensi, britannici e svizzeri, pubblicata su Science, nella quale si chiede che siano finalmente condotte indagini degne di questo nome, e che sia assicurato l'accesso a tutto ciò che serve per capire che cosa è successo, con uno scopo molto chiaro: prevenire il prossimo spillover o, quantomeno, organizzare per tempo le contromosse adeguate.

Si tratta, salvo mutamenti a oggi del tutto improbabili, di una sorta di libro dei sogni, perché il governo cinese non dà alcun segno di voler collaborare più di quanto non abbia fatto finora. E questo fa capire perché quei sogni potrebbero trasformarsi in incubi, qualora microrganismi come CCoV-HuPn-2018 decidessero che il serbatoio canino è meno accattivante di quello umano, e lo decidessero in Cina.

Il libro inchiesta di Fabrizio Gatti.

Tuttavia, la collaborazione delle autorità di Pechino potrebbe essere meno indispensabile di quanto si pensi per ricostruire i fatti, perché di molto di ciò che è accaduto, in realtà, esistono tracce, a volerle cercare. Lo ha fatto Fabrizio Gatti, giornalista d'inchiesta pluripremiato, che ha appena pubblicato L'infinito errore (la Nave di Teseo ) un libro che ricostruisce minuziosamente quanto accaduto fino dai tempi della SARS.

E ciò che impressiona è che il copione, con il Covid, si è ripetuto quasi identico rispetto ad allora, con l'aggravante dell'esistenza appunto di un precedente: negazioni, ritardi, omertà, distrazioni di massa, fumo negli occhi e vittime: tutto, pur di allontanare da sé l'idea o anche solo il sospetto di una crisi sanitaria. In quel caso, se la catastrofe fu evitata lo si deve soprattutto a Carlo Urbani, il medico italiano dell'OMS che riuscì convincere le autorità vietnamite del pericolo, dando così l'avvio a contromisure che permisero di circoscrivere il contagio.

«Ma con Sars-CoV2 l'OMS era ormai molto diversa, e non c'era un Carlo Urbani a preoccuparsi del resto del mondo, a costo della sua stessa vita» sottolinea Gatti.

Dall'analisi di migliaia tra documenti, lavori scientifici, corrispondenze, tutti riportati e spiegati in modo comprensibile a chiunque, Gatti ha tracciato il lungo percorso del virus. Un'indagine che dimostra, carte alla mano, come la Cina abbia studiato per anni, e sempre con modalità più che imprudenti, i coronavirus dei pipistrelli, in diverse zone del paese.

«A parte il coinvolgimento dei militari (che in Cina, in questi ambiti, c'è sempre), sono presenti, in letteratura e nei database genetici, le prove della scoperta di due coronavirus che condividono il progenitore con Sars-CoV 2 già nel 2015-2017 (ZC45 e ZXC21), volutamente ignorati, nel 2019. Inoltre ci sono molti altri studi sui coronavirus, perché fino dai tempi della Sars sono stati allestiti laboratori e progetti di ricerca con lo scopo di verificare la pericolosità di questi virus, la possibilità di contrastarli con farmaci e vaccini, la loro contagiosità e così via, anche con tecniche quali il discusso aumento di funzione, cioè il potenziamento, per via genetica, di alcune caratteristiche, o la creazione di ibridi tra virus diversi. Il tutto senza alcun controllo da parte della comunità scientifica internazionale».

Tutto questo dimostra che Sars-CoV 2 è uscito da un laboratorio cinese? «La risposta forse non l'avremo mai - afferma Gatti - ma di certo aver manipolato pipistrelli, guano, interiora, colture di virus, chimere e così via per anni, in strutture non adeguate, spesso con l'intervento di personale non preparato, anche sul campo (centinaia di studenti si sono avvicendati nelle diverse campagne di raccolta campioni nelle grotte frequentate dai pipistrelli) ha fatto aumentare in misura esponenziale i rischi. Capire quali sono stati i comportamenti sbagliati aiuterebbe non poco a predisporre procedure adatte».

«Di fronte alla complessità della pandemia e alla confusione del dibattito pubblico - conclude Gatti - ho cercato di rendere semplici e comprensibili a tutti argomenti complicati. Perché proprio dentro questa complessità sono maturate le condizioni e gli infiniti errori che hanno portato al disastro».

Quanto si sia avvicinato alla realtà lo suggeriscono fatti inquietanti accaduti dopo l'uscita del libro. Tra questi il boicottaggio, da parte di Google, di un podcast in cui Gatti parla del libro con lo scrittore Daniele Rielli, finito misteriosamente nella black list, cioè nella lista dei siti che non sono pubblicizzati a causa di quanto contenuto, genericamente considerato non consono ai canoni di Google.

IlSole24Ore