Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
sabato 6 giugno 2026
Ci sarà un giudice che ascolterà i fatti (e non le veline) e riscriverà tutto? - Antonio Padellaro
giovedì 16 aprile 2026
MARCO TRAVAGLIO - L’amico di famiglia - IFQ-16 aprile 2026
Per la Meloni le pulizie di Pasqua fra gli amici sembravano non finire più: dai piccoli (Delmastro, Bartolozzi e Santanchè) ai grandi (Trump, Netanyahu e Orbán). Purtroppo si sono interrotte sul più bello, quando poteva liberarsi o almeno distanziarsi da quello più costoso e petulante: Zelensky. Invece se lo tiene stretto, anche se l’ha ereditato dalla buonanima di Biden. L’interesse nazionale è comprare gas russo a basso costo e alleviare le bollette più care d’Europa (le nostre), spingendo per un compromesso Mosca-Kiev. Il che potrebbe servirle a far pace con Trump e recuperare consensi staccandosi dall’Ue più bellicista e facendo qualcosa di buono per l’Italia. Non sia mai. Ricevendo Zelensky, la Meloni s’è vantata perché “in quattro anni la posizione di Europa e Italia è stata sempre la stessa al fianco di Kiev”. Un trionfo: l’Ucraina, già fallita nel 2021 (da tempo è il secondo Paese europeo più povero, ma anche il più armato), ha perso un quinto del territorio e 17 milioni di abitanti su 44 (quelli fuggiti in Europa e in Russia e quelli delle regioni occupate), e sopravvive grazie a 50 miliardi annui di prestiti del Fmi, più i 15-20 mensili necessari per continuare a combattere, quasi tutti a carico dell’Ue. Ma per la Meloni “è un dovere morale e una necessità strategica perché è in gioco la sicurezza dell’Europa”. Infatti, grazie ai 195 miliardi in armi e fondi a Kiev, alle sanzioni a Mosca e al sabotaggio ucraino ai gasdotti Nord Stream, l’Ue è alla canna del gas. E il peggio viene ora che, senza più Orbán, regaleremo altri 90 miliardi a Kiev.
Ma ecco il piazzista ucraino, con l’aria di quello che ci fa un favore: “Abbiamo sviluppato un formato speciale di accordo sulla sicurezza, il ‘Drone Deal’, con la nostra esperienza militare su droni, missili, sistemi antiaerei e guerra elettronica. Proponiamo di unirla alle capacità dei nostri partner per sostenerci l’un l’altro”. Cioè: noi manteniamo il suo regime pagandogli tutto, anche i cessi d’oro, e quello ci offre gentilmente di ricomprargli gli armamenti che gli regaliamo e gli finanziamo (così efficaci che nell’ultimo anno Kiev ha perso 450 kmq). Intanto ce ne chiede altri. Anziché ridergli in faccia, la Meloni l’ha ringraziato per “metterci a disposizione la straordinaria esperienza di sicurezza maturata in questi anni, un valore aggiunto per gli alleati” e ha promesso di “aumentare l’interazione tra i nostri settori della difesa e le nostre industrie”. Avrebbe potuto chiedergli lumi sugli attacchi terroristici ucraini ai gasdotti nel Baltico e alle petroliere fantasma nel Mediterraneo, una delle quali vaga da settimane fra Italia e Libia minacciando un disastro ambientale mai visto. Ma pareva brutto. Rischiava di giocarsi anche l’ultimo amico rimasto.
Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006
https://www.facebook.com/photo/?fbid=35036561799323195&set=a.221031324636353
giovedì 9 aprile 2026
«DIES IRAN» - Marco Travaglio
«Sembra ieri
che,
grazie ai bombardamenti american-israeliani,
l’Iran era lì lì per diventare il paradiso terrestre: regime change, mullah e pasdaràn morti o in galera o convertiti al cristianesimo e/o all’ebraismo, abolizione dell’Islam, governo liberaldemocratico col figlio dello Scià o qualcun altro scelto da Trump e/o Netanyahu, addio arricchimento dell’uranio, oppositori in trionfo, ragazze truccatissime coi capelli al vento, petrolio gratis e chiù pilu per tutti.
Il Battaglione Bibi, sparso fra i media, la destra propriamente detta e la sinistra di destra (i “riformisti”) non avevano dubbi:
sì, vabbè, qualche migliaio di innocenti sarebbero morti ammazzati, ma non era il caso di sottilizzare.
Ora, ove mai reggesse la tregua dopo i 38 giorni della guerra più pazza del mondo, il bilancio è più che lusinghiero.
Hormuz, prima gratis per tutti, viene riaperto solo a chi paga il pizzo all’Iran, che ne diventa padrone.
Il regime è più forte di prima, avendo resistito al peggior attacco da 40 anni, con Khamenei jr. (più oltranzista e incazzato) al posto di Khamenei sr. (un po’ meno).
E se nel 2003 l’anziano ayatollah scomunicava con la fatwa le armi nucleari, ora nessun iraniano oserà più negare che l’atomica sia l’unico deterrente contro altre aggressioni.
Giovani e donne che manifestavano contro il regime, illusi da Trump col famoso “resistete, stiamo arrivando”, si ritrovano in balia di una repressione ancor più dura.
In sintesi: gli Usa hanno perso la guerra, come tutte le altre dal 1946.
E anche la faccia:
nessuno negozierà più con chi bombarda l’interlocutore con cui sta trattando; nessuno si fiderà più di parole retrattili che non valgono nulla (diversamente da quelle di Xi Jinping e Putin, che parlano poco, ma poi mantengono).
Il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, mediatore nei negoziati insieme ai trumpiani Witkoff e Kushner, dichiarò alla Cbs che l’Iran aveva fornito “piena disponibilità allo stoccaggio zero dell’uranio arricchito”, accettato ispettori Aiea e supervisori Usa (mentre Israele ha sempre rifiutato ispezioni ai propri siti nucleari) e perfino un’intesa sui missili da negoziare con gli Stati del Golfo: insomma “era pronto un accordo molto più avanzato di quello negoziato da Obama”.
Ora invece l’Iran proseguirà coi suoi piani nucleari e ha mostrato una disponibilità di missili molto superiore alle stime delle disastrose intelligence di Usa e Israele, sforacchiando l’Iron Dome di Bibi e smascherando le ridotte scorte missilistiche dei due nemici.
Ci sarebbero poi le comparse: la Meloni che “non condanna e non condivide” e la Von der Leyen che dice “grazie al Pakistan per la sua mediazione”.
Ma della servitù parliamo magari un’altra volta.»
F.Q. 9 aprile
https://www.facebook.com/photo/?fbid=3343624742485936&set=a.465946793587093
giovedì 19 marzo 2026
Marco Travaglio Show Ridicolizza la Santanchè e il Pubblico RIDE
Travaglio. [applauso] >> Daniela Santanchè, lo sapete, è stata rinviata a giudizio per falso in bilancio di Visibigli editore perché secondo il GUP di Milano i bilanci del gruppo sono stati falsificati per 7 anni dal 2016 al 2023. i primi cinque sotto la sua gestione. Conti truccati, secondo il giudice, per evitare di fallire o di tirar fuori i soldi per ripianare il buco, nascondendo perdite enormi anche con falsi crediti per almeno 3 milioni di pubblicità inesistenti.
Il processo inizia il 20 marzo e la vedrà imputata insieme a 15 persone, tra cui il suo compagno Dimitri Kunz, l’ex fidanzato Canagio Mazzauro e la sorella Fiorella Garnero. Ma la Santan è imputata anche per truffa all’INPS, cioè allo Stato per aver usato in pandemia la cassa integrazione Covid per alcuni dipendenti che non sapevano di essere in cassa, infatti andavano regolarmente a lavorare e intanto lei incassava.
erò quel processo rischia di andare a Roma e di finire, come quasi tutti i processi a Roma, no? Eh, il 29 gennaio la Cassazione deciderà sulla competenza e se Milano la perde i tempi si allungano e lei su questo punta. Ma non basta perché la Santanche è anche indagata per bancarotta fraudolenta per il crack della Ky Group che è una società del settore alimentare biologico che è finita in liquidazione giudiziale per un buco di oltre 8,6 milioni, perché la Santa Sì, è una pessima ministra ma è molto peggio come imprenditrice. Lei ha il pollice nero per gli affari, qualunque cosa tocchi finisce in malora. Quindi, quindi [applauso] la domanda è: deve dimettersi o no? Ecco, io lo chiederei a lei che di dimissioni è un’esperta di fama mondiale, ma di dimissioni altrui però, perché negli ultimi 13 anni ha chiesto di dimettersi praticamente a tutti gli avversari politici per qualsiasi motivo, anche il più miserabile. Breve riepilogo per gli smemorati, quindi soprattutto per la Sant’Anchè 2012 Gianfranco Fini, casa di Montecarlo, non è nemmeno indagato e lei ha già deciso. L’Espresso certifica la casa di Fini non è quella dei moderati, ma quella di Montecarlo. Mettersi no è uno. Teniamo il conto, eh, perché son tanti. 2013, terzi di Sant’Agata, ministro degli esteri del governo Monti, gestisce il caso dei due marò arrestati per avere sparato a due pescatori indiani. Oggi aspetto le dimissioni del ministro Terzi. Non sapeva che poi Terti sarebbe diventato senatore di Fratelli d’Italia, cioè del suo stesso partito in cui oggi militano entrambi. E due. 2013 Josefa l’escapionessa di Canoa, che era ministra del governo Letta non aveva pagato € 3000 di IMU su una palestra che aveva censito come abitazione. La Meloni disse: “Sono certa della buona fede della idem, ma le dimissioni sarebbero auspicabili. serve un atto di responsabilità. La politica deve dare l’esempio. Oggi ha detto che la Santanche non si deve dimettere perché non basta un rinvio a giudizio, ma la Iden non era almeno indagata. Vabbè, altri tempi. Che disse la Santch della Iden? Se fosse successo a una di noi del centrodestra saremmo già state cacciate. Ma quando mai? Letta farebbe bene a sostituirla. Si è dimostrata molto arrogante. L’arroganza non premia mai. Certamente non è una ladra, ma si è presentata come paladina della morale, dell’etica e della correttezza. E le cose che ha fatto, pur essendo per me un peccato veniale, sono del tutto incompatibili con l’immagine che aveva dato di campionessa integerma, quindi basta presentarsi come dei delinquenti e poi si può fare i delinquenti e rimanere i ministri, no? E intanto siamo a tre. 2014 inchiesta mondo di mezzo mafia capitale. Coinvolti politici di destra, di centro e di sinistra che aspettano i consiglieri comunali di Roma a dare le dimissioni. Dice la Santa Che i consiglieri comunali di Roma sono 48. Molti di loro non c’entravano niente, ma lei in blocco li voleva cacciare tutti. 48 + 3 siamo a quota 51 richieste di dimissione. 2017 La Boschi, governo Gentiloni. Conflitti di interessi di Banca e Truria, vi ricordate? Cosa aspetta Mariaena Boschi di mettersi? Che è giusto, no? Però poi la Santanche non si è accorta di avere anche lei un conflitto di interessi con il Tiga, essendo ministra del turismo e siamo a 52. 2019. Il sindaco di Milano Beppe Sala viene condannato in primo grado per falso in atto pubblico e poi in appello lo salverà la prescrizione. Per lui la Santanche fa un’eccezione dice “Non chiederò le dimissioni di Beppe Sala”. Garantisti lo sia sempre. La sinistra giustizialista invece dovrebbe chiedere le sue dimissioni per coerenza. Si vede che il falso in atto pubblico le piaciucchia parecchio, no? i condannati poi prescritti le piacciono tantissimo, quindi Sala deve restare. 2019 Lorenzo Fioramonti, ministro dell’istruzione del governo Conte 2, aveva fatto in passato dei commenti insultanti contro Berlusconi, Giuliano Ferrara eppure la Santanchè e lei implacabile. A me questi omuncoli non fanno né caldo né freddo, ma vi chiedo, può uno così continuare a fare il ministro? Io sono una risposta dimissioni. E siamo a 53. 2020 Manglio Di Stefano, sottosegretario agli esteri dei 5 Stelle, fa un tweet dove invece di scrivere libanesi scrive libsus e la Santa che è implacabile. Se sei sottosegretario degli esteri e confondi il Libano con la Libia e i libanesi coi libici, ti tocca dare le dimissioni per dichiarata inadeguatezza di Stefano fuori. Lei invece ha solo attribuito il film Il Gatto Pardo a un certo Lucchini. Forse perché essendo la editrice di Chuck, che è il giornale del cinema, non aveva mai sentito parlare questo sconosciuto regista Luchino Visconti. [applauso] 2020 e siamo a 54 eh con Di Stefano, ma non basta. 2020 Paola Pessina, vicepresidente del PD della Fondazione Cariplo, posta una foto della Meloni e commenta: “Giorgia Meloni sta diventando calva. L’eccesso di testosterone, oltre che cattivi, fa diventare brutti”. È una cazzata, no? Apriti cielo. La Santachella Azanna. Il PD si vanta di difendere le donne la parità di genere, ma insulta di continuo fin sul piano fisico che è imbarazzo le donne di destra. Giorgia Meloni è quotidianamente vittima di attacchi ributtanti. Fondazione Caribbero esiga le dimissioni dell’inqualificabile Pessina. Quella se ne va, ma alla santa anche non basta. La pessima pessina ha altre poltrone da cui dimettersi e siamo a 55. Negli stessi giorni un certo Carlo Borghetti, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, anche lui del PD, mette un mi piace al post della famigerata pessina. Apriti cielo, la Santanché. Capito? Quelli per i diritti delle donne. Dimissioni subito pure di sto Borghetti e siamo a 56. 2020 Giuseppe Conte era al governo, doveva dimettersi praticamente un giorno sì e l’altro pure per qualsiasi ragione. Anche il giorno in cui ha detto “Domani mi dimetto”. A lei non bastava. Giuseppe non ha rinviato la salita al colle domani mattina per concedersi un’altra notte di mercato delle vacche a caccia di volta Gab di responsabili, vero? Conte di missioni, Conte di Met e siamo a 57 2020-2022. Sono i 3 anni in cui Speranza è ministro della salute, prima del Conte 2, poi del governo Draghi. anche lui doveva dimettersi in continuazione per qualunque motivo, per la gestione della pandemia, per la proroga dello stato di emergenza e per una cosa ancora più grave, la chiusura degli impianti sciistici. Chiediamo le dimissioni di speranza da mesi. La una nazione non può sostenere oltre i suoi guai. Un esempio, in Svizzera piste di sci, nessun impatto sui contagi. Qui ha chiesto investimenti ai gestori e li ha chiusi a 48 ore dall’apertura. Come abbia fatto a chiudere degli impianti che non erano ancora aperti? Non si capisce. Evidentemente li ha chiusi al cubo. Nel 2022, [applauso] nel 2022 la Santanchet torna alla carica sempre con speranza, stavolta per le mascherine a scuola. Manco quelle si dovevano portare. Gravissimo quanto scoperto fuori dal coro. Il ministro della salute non è in possesso di documentazione scientifica che dimostri rapporto rischi benefici su uso mascherina a scuola. Il ministro si dimostra ancora una volta inadeguato e ne chiediamo le dimissioni e siamo a 58 20. Sempre i giudici di sorveglianza con la scusa del Covid scarcerano due boss mafiosi. La Santanché, come tutta la destra, finge di non sapere che i giudici di sorveglianza non prendono ordini dal ministro. Il ministro non può arrestare e nemmeno scarcerare nessuno, ma lei dà la colpa a Bonafede, ministro della giustizia del Conte 2. Spostare boss mafiosi fuori dalle carceri è un atto gravissimo che non può rimanere impunito. Vogliamo le dimissioni immediate del ministro Bonafede. Siamo a 59, ma non è finita. Tocca a Lucia Zolina, ministra 5 Stelle dell’istruzione, per i leggendari banchi a rotelle, che l’abbiamo spiegato, non l’ha inventati Lazolina, li hanno ordinati i dirigenti scolastici e glieli hanno mandati su ordinazione. La Santan però non bada a queste sottigliezze. Ecco che fine hanno fatto i famosi banchi a rotele della Zolina. 400.000 banchi comprati con i soldi di tutti rimasti inutilizzati. Vadano a casa incapaci di missioni e siamo a 60. Stesso anno, via pure il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, perché il governo gli aveva aumentato lo stipendio, come se fosse una scelta sua. Migliaia di famiglie sono sul lastrico ma Tridico, si raddoppia lo stipendio con effetto retroattivo. Vergogna, vergogna, vergogna. Rettifichi la porcata e dia le dimissioni. Prima di stasera gli dava anche il timing e siamo a 61. Scandalo Palamara. Quattro membri del CSM si dimettono, ma la Santanche vuole che se ne vadano anche gli altri che non c’entravano niente. In tutto sono 24, quindi Fratelli d’Italia chiedere dimissioni immediate di tutti i membri del CSM. Finalmente si metterà la parola fine a questo scandalo perché lei è garantista naturalmente. Quindi 61 + 24 siamo a 85 richieste di dimissione. 2021 Luciana Lamorgese ministra dell’interno del governo Draghi doveva dimettersi perché aveva addirittura permesso che si tenesse un RVE party che naturalmente non sapeva nemmeno che si era tenuto perché i Reay Party notoriamente si tengono in segreto. Dopo quello che è successo a Reay Party nel viterbese con una manifestazione illegale di quella portata durata 6 giorni, un ministro dell’interno dovrebbe interrogare la propria coscienza e rassegnare le dimissioni e siamo a 86. Stesso anno viene ucciso in Congo l’ambasciatore italiano Luca Attanasio. E di chi è la colpa per la Sant’anchè? Di di Maio. Il ministro Di Maio era colpevole. Perché ha negato il potenziamento della scorta ad Attanasio? La Farnesina dica la verità, se la notizia venisse confermata le dimissioni di Di Maio sarebbero d’obbligo e siamo a 87. 2021 Giuseppe Provenzano, vicesegretario del PD scrive su Twitter che Fratelli d’Italia è fuori dall’arco democratico e repubblicano. La Santachè fuoribonda è Provenzano essere fuori dall’arco costituzionale per le sue gravissime dichiarazioni. Non c’è nulla di più antidemocratico che eliminare il primo partito d’Italia. Adesso l’unica cosa che può fare è dimettersi. Ma va. Non dice da cosa, visto che Provenzano non era né ministro né sottosegretario, quindi non aveva da dimettersi da nulla. Ma siamo a 88 [applauso] e gran finale, gran finale sempre nel 2021 il presidente della Commissione antimafia Nicola Morra critica un centro vaccinale nella sua città Cosenza. La Santanch è implacabile lo stende. Ogni secondo che passa senza che vengano annunciate le dimissioni di Nicola Morra è un insulto alla memoria di una donna straordinaria come Io Santelli che non si capisce che cosa c’entrasse alla politica e all’umanità addirittura. Morra dimettiti e chiudiamo con 89. Poi quando la destra è andata al governo, la Santanché ha smesso proprio sul più bello, no? Perché sarebbe toccato a lei. Perché il guaio che sui social nulla si cancella, tutto rimane, no? rimane tutto. È la migliore mozione di sfiducia contro la Sant’anchè, l’ha scritta proprio la Sant’Anchè con i nomi che abbiamo appena enumerato. Però io qualche dubbio sulle sue dimissioni ce l’ho, intanto perché sono terrorizzato da chi viene dopo, cioè conoscendo la classe dirigente del centr-destra, se la prima scelta della Meloni era la Santanché, figuriamoci chi potrebbe essere la seconda? Un lombrico, un una muffa, un calamaro, plank.
https://www.facebook.com/photo/?fbid=122128970769000538&set=a.122097109617000538
lunedì 16 marzo 2026
MA MI FACCIA IL PIACERE. - Marco Travaglio
lunedì 23 febbraio 2026
Editoriale di Marco Travaglio - 22 Febbraio 2026. - SEPARARE I COGLIONI
Ricapitolando. A Torino il pm chiede l’arresto di tre manifestanti al corteo di Askata e il gip ne manda uno ai domiciliari e due all’obbligo di firma: quindi separiamo le carriere perché i giudici obbediscano ai pm. A Roma il pm chiede la condanna di 29 fascisti di CasaPound per i saluti romani ad Acca Larentia e il gup li proscioglie: quindi separiamo le carriere perché i giudici disobbediscano ai pm (cosa che peraltro già fanno a carriere unificate). A Palermo il giudice civile condanna il Viminale a risarcire 90 mila euro alla SeaWatch per il sequestro illegittimo di una nave, che sarebbe stato legittimo se il prefetto l’avesse confermato entro 10 giorni dal ricorso dell’Ong, invece non fece niente rendendolo nullo. A Roma il giudice civile condanna il Viminale a risarcire 700 euro a un algerino con 23 condanne, 11 arresti e 2 espulsioni perché, anziché rimpatriarlo, lo trasferì dal Friuli a Brindisi; ma poi, senza dirglielo né notificargli il provvedimento scritto, lo spedì in Albania, da dove non si può rimpatriare nessuno senza riportarlo in Italia. A Roma il giudice civile condanna il Viminale a risarcire 21 milioni ai proprietari di un palazzo occupato dal 2004 e sequestrato nel 2018 che doveva sgomberare dal 2022, ma non l’ha mai fatto. Quindi separiamo le carriere di giudici e pm, anche se in queste cause civili il pm non c’è e non serve nessuno per segnalare al giudice che il Viminale viola continuamente le leggi e ci costa ora 700, ora 90 mila euro, ora 21 milioni perché non sa fare il suo mestiere, autorizzando il sospetto che convenga separare gli incapaci dal ministero dell’Interno, oltreché da quello della Giustizia.
domenica 25 gennaio 2026
I NOSTRI AYATOLLAH. - Editoriale di Marco Travaglio - 24 Gennaio 2026
Il caso di Meta, il democraticissimo colosso dei social che fa capo a Zuckerberg e si permette di oscurare il video di Alessandro Barbero per il No al referendum in quanto sedicenti fact checker l’hanno definito “falso”, la dice lunga sulla direzione imboccata dalle cosiddette democrazie occidentali. Quelle che si stracciano le vesti perché l’Iran stacca Internet e non si accorgono che c’è una sola cosa peggiore dello shutdown della Rete: la censura selettiva. Se un privato cittadino, nella fattispecie un docente universitario di Storia, non può far circolare il suo pensiero sul web perché altri privati cittadini, con autorevolezza e titoli di studio infinitamente più miseri dei suoi, hanno il potere non solo di contestarlo (cosa pienamente lecita), ma anche di farlo oscurare e squalificarlo con l’etichetta di “falso” come il Ministero della Verità di Orwell, tanto vale spegnere tutto. Il fatto poi che questi poliziotti del web scelti non si sa come (anzi si sa: si nominano da soli) decidano di bocciare un video perché troppo “virale”, cioè perché raccoglie milioni di visualizzazioni mentre le loro sbobbe non le guarda nessuno, aggiunge un tocco di farsa alla tragedia della censura. Anche perché questi sfollagente, così allergici alle verità di Barbero, si guardano bene dall’oscurare le balle di politici e trombettieri del Sì. A cominciare da Nordio e Meloni, cioè dagli autori della schiforma.
E, se lo fai notare, ti rispondono con supercazzole. Tipo che i discorsi dei politici sono di per sé “notiziabili” e li giudica il pubblico. Cioè: un politico somaro può mentire quanto gli pare, mentre un prof universitario deve sottoporsi alle pagelle di gente magari ignorante come una capra, ma investita del potere censorio dai magnati del web e dai sinedri europei. Le colpe di Barbero sarebbero tre. 1) Ha detto che i membri laici del Csm li sceglierà il governo, anziché la maggioranza parlamentare: come se in Italia non fosse la stessa cosa. 2) Ha notato che nell’Alta corte disciplinare e nei due Csm aumenterà il peso dei politici: e anche questo è vero, visto che per i 15 membri dell’Alta corte il rapporto 2 a 1 diventa 3 a 2 (un politico in più e un magistrato in meno); e sia lì sia nei due Csm la quota togata estratta a sorte è molto più debole e disomogenea di quella laica nominata dal governo col finto sorteggio. 3) Ha previsto che questa deriva porterà i pm agli ordini dell’esecutivo: e questo lo dice pure Nordio, quando promette alla Schlein che col Sì non verranno più indagati neppure ministri di centrosinistra. Ma per Nordio il fact checking oscurante non scatta. E neppure per la Meloni che promette: “Se vince il Sì, non vedremo più vergogne come Garlasco” (dove pm e giudici, a carriere unite, si contraddicono a vicenda da 19 anni). Molto meglio gli ayatollah.
Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006
https://www.facebook.com/photo?fbid=930292202848661&set=a.131453279399228
venerdì 23 gennaio 2026
UN PADRONE TIRA L’ALTRO. - Marco Travaglio
La cosiddetta Ue aveva appena realizzato, con una ventina d’anni di ritardo, che non è più il caso di prendere ordini dagli Usa, quando a Davos è piovuto tal Zelensky, presidente scaduto di un Paese fallito che non fa parte dell’Ue né della Nato.
Che all’Ucraina non devono nulla, però la riempiono di miliardi e di armi l’una dal 2022 e l’altra dal 2014.
Il signorino, dopo quattro anni di questue e diktat in giro per il mondo senza mai un grazie, ha impartito nuovi ordini ai leader del continente di mezzo miliardo di abitanti che lo tiene in vita artificialmente rovinando la propria economia e lasciandosi distruggere i gasdotti e rubare centinaia di milioni dal regime di Kiev senza fare un plissé.
Poi, appena incassato dall’Ue l’ennesimo assegno di 90 miliardi di “prestito” che mai restituirà, s’è lagnato perché voleva pure i 200 miliardi di asset russi, ma purtroppo “ha vinto Putin perché ha fermato l’Europa: ora dovete agire!”.
In realtà Putin non ha fermato nulla: sono stati i governi europei più allarmati dall’illegalità della rapina, cioè dal rischio di dover pure rimborsare Mosca e mandare a catafascio i propri Paesi e il sistema Euro.
Poi il mitomane ha spiegato all’Ue come deve comportarsi con Trump (“si illudono che cambi: non lo farà”), ma anche con Putin: “Trump in Venezuela ha arrestato Maduro che ora è in cella a New York. Ma Putin no”.
Quindi, siccome il pirata giallo-oro ha sequestrato il presidente di uno Stato sovrano, l’Ue dovrebbe organizzare un raid sul Cremlino, rapire Putin e rinchiuderlo nel carcere di Bruxelles o di Kiev per far contento lui.
Che naturalmente sta “negoziando nella massima onestà per far finire la guerra”: vuole solo far rapire il nemico. Se no?
Gli toccherà ripeterci che “l’Ue con Putin non ha volontà politica” (si è solo suicidata per sostituire il gas russo con quello Usa a prezzi quadrupli): “L’anno scorso qui a Davos ho concluso il mio discorso dicendo che l’Europa deve sapere come difendersi.
È passato un anno,
nulla è cambiato e devo ripetere le stesse parole, come nel Giorno della marmotta”.
Povera stella.
Infine ha annunciato che oggi ad Abu Dhabi inizierà il trilaterale Usa-Russia-Ucraina, ovviamente senza l’Ue. In un mondo normale qualcuno si sarebbe alzato per dirgliene quattro:
“Ma come ti permetti? Noi, per quanto scalcagnate, siamo 27 democrazie. Non mettiamo fuorilegge i partiti di opposizione e non andiamo in giro a fare attentati e omicidi come si usa dalle tue parti. Alla nostra difesa badiamo noi senza bisogno dei tuoi consigli. Tu piuttosto ringrazia che esistiamo, sennò non avresti neppure la benzina per venire a Davos”.
Ma non s’è alzato nessuno.
È l’evoluzione della specie. Anziché da Trump, prendiamo ordini da Zelensky: sì buana.
F.Q. 23 gennaio
https://www.facebook.com/photo/?fbid=3261505637364514&set=a.465946793587093
domenica 4 gennaio 2026
MARCO TRAVAGLIO - A chi inviamo le armi? - IFQ - 4 gennaio 2026
domenica 21 dicembre 2025
UNIONE SOVIETICA EUROPEA. - Marco Travaglio
Nella foga di combattere le autocrazie copiandole,