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sabato 25 luglio 2026

𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐂𝐀𝐈𝐂𝐎𝐌𝐈𝐂𝐎 𝐒𝐂𝐎𝐏𝐑𝐄 𝐂𝐇𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝐀𝐑𝐄 È 𝐀 𝐃𝐎𝐏𝐏𝐈𝐎 𝐒𝐄𝐍𝐒𝐎.

 

Zelensky denuncia che la Russia starebbe cercando di bloccare il corridoio cerealicolo ucraino, colpendo navi e infrastrutture portuali.

E infatti gli armatori, comprensibilmente preoccupati, hanno temporaneamente sospeso gli arrivi nei porti ucraini del Mar Nero.

Terribile.

Manca però un 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨: nelle settimane precedenti Kiev aveva esteso la guerra proprio alle navi russe.

Secondo lo stesso comando ucraino, nel solo mese di luglio sarebbero state colpite 147 unità, tra petroliere, cargo, rimorchiatori e altre imbarcazioni nel Mar Nero e nel Mar d’Azov.

Quando decidi che navi, porti e logistica commerciale dell’avversario possono diventare obiettivi, stai inaugurando una regola che anche l’avversario potrà applicare.

N̲o̲n̲ ̲è̲ ̲u̲n̲a̲ ̲g̲i̲u̲s̲t̲i̲f̲i̲c̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲.̲
È causalità strategica.

Il Cocaicomico ha sdoganato la guerra contro petroliere, cargo, depositi e infrastrutture economiche russe. Ora osserva scandalizzato che Mosca ha iniziato a rispondere nello stesso teatro operativo.

Cosa si aspettava? Che la rappresaglia rispettasse il copione scritto a Kiev? 

Prima si accende il fiammifero sul Mar Nero.
Poi si domanda indignati chi abbia portato la benzina.

E nessuno sembra capirlo perché, nella narrazione occidentale, le conseguenze arrivano sempre senza una causa. 


Don Chisciotte

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lunedì 20 luglio 2026

MA ZELENSKY LO LASCIANO ANCORA A FARE DANNI?

 

Dopo 4 anni di guerra e centinaia di migliaia di soldati ucraini e russi morti ed un tessuto infrastrutturale tutto da ricostruire Zelensky non sa più dove aggrapparsi per continuare ad avere il sostegno del paese. Tantissimi giovani si rifiutano di andare al fronte e fuggono all’estero anche dopo aver saputo della corruzione immane esistente tra le alte sfere comandate da Zelenky. E’ lui che ha i contatti con i vertici della Nato e conosce gli accordi stipulati con Donald Trump. E’ lui che sa che a breve dovrà abbandonare il paese per la protesta crescente contro gli arruolamenti forzati e la corruzione. Zelensky è evidentemente funzionale al sistema e spacciando ogni scelta per forzata contro la cessione delle regioni suborientali alla Russia si ostina a evitare ogni passo verso un accordo che sarà evidentemente negativo per l’Ucraina. In genere non si fanno le guerre per poi ritirarsi su posizioni pre-esistenti. Da che mondo è mondo chi vince acquisisce territori e chi perde li saluta. Il pericolo però è di andare incontro a una realtà ancora peggiore perché è evidente che anche con l’aiuto dei droni l’esercito ucraino manca della più importante necessità: cioè gli uomini. Chi in Italia legge i giornali e tifa per l’eroica resistenza degli ucraini dovrebbe documentarsi e leggere le condizioni a cui erano giunti poco prima del conflitto. Sarebbe bastata una dichiarazione di neutralità e l’abbandono di ogni aspirazione ad entrare nella Nato. La Russia non aveva nessun problema se l’Ucraina intratteneva relazioni commerciali con altri paesi europei ma se fosse entrata nella Nato avrebbe immediatamente giovato della possibilità, in caso di attacco, di un intervento militare Nato che ovviamente la Russia vedeva come il fumo negli occhi!! Immaginate voi se se esisteva ancora il Patto di Varsavia ed il Messico, o semplicemente Cuba, avesse dichiarato di aderirvi. Pensate che gli americani avrebbero acconsentito?

KIEV, DIETRO L’EPURAZIONE UNO ZELENSKY LOGORATO.

MAURIZIO BONI – IL FATTO – 19.07.2026

Al di là della cronaca, la rimozione del giovane ministro della difesa ucraino Mykhailo Fedorov, merita una lettura che vada oltre la semplice sequenza degli eventi. Il nodo centrale non è tanto la sostituzione in sé, fisiologica e possibile in qualunque esecutivo in tempo di guerra, quanto il modo in cui è stato allontanato e ciò che questo rivela sui rapporti di forza reali dentro l'apparato ucraino. Fedorov, trentacinque anni, è arrivato al ministero della Difesa dopo un percorso che lo aveva reso il volto più riconoscibile dell'innovazione tecnologica ucraina, prima come ministro della trasformazione digitale, poi come artefice del programma di guerra con i droni, che ha permesso a Kiev di colpire in profondità il territorio russo e di ridurre, in alcuni settori del fronte, l'esposizione della fanteria al fuoco nemico. In sei mesi aveva rivendicato risultati verificabili: dal blocco dell'accesso ai terminali Starlink utilizzati dalle forze russe alla spinta verso una produzione massiccia di droni e sistemi autonomi. Nella sua ultima uscita pubblica da ministro, ha condiviso un'analisi di undici criticità strutturali delle forze armate, documento che la stampa ucraina (Ukrainska Pravda – 16 luglio) ha pubblicato per intero e che va considerato, al netto delle semplificazioni di un addio polemico, come un contributo di merito sullo stato reale dell'esercito. A questa figura dinamica e preparata, capace di parlare il linguaggio della guerra tecnologica, si è opposto il comandante in capo Oleksandr Syrsky, sessant'anni, espressione di una cultura militare opposta, convenzionale e poco permeabile alle riforme su appalti, bilancio e gestione delle unità. Ora è in bilico ma è stato lui, secondo le ricostruzioni circolate a Kiev, a porre a Zelensky la condizione secca, o Fedorov o me, trasformando uno scontro di merito sulla conduzione della guerra in un aut aut personale che il presidente ha risolto scegliendo l'immobilismo del generale contro il dinamismo del ministro, un segnale scoraggiante per chiunque nell'amministrazione provi a innovare contro l'apparato tradizionale. C'è poi un secondo livello di lettura. Fedorov non è la prima figura popolare allontanata da un ruolo di primo piano da quando Zelensky è presidente. Il precedente più evidente resta il generale Valery Zaluzhny, rimosso dal comando delle forze armate nel 2024 proprio quando i sondaggi lo indicavano come il rivale più temibile per Zelensky in un'eventuale corsa presidenziale, e che oggi, dall'ambasciata di Londra, non nasconde più le proprie ambizioni politiche. Lo schema si ripete: un funzionario o un militare guadagna popolarità reale, viene percepito come rivale potenziale e rimosso con motivazioni tecniche. Il segnale più preoccupante riguarda però la tenuta del fronte interno. Le proteste che hanno accompagnato l'uscita di Fedorov, le prime di questa portata dall'inizio dell'invasione dopo quelle contro la legge sulle agenzie anticorruzione di un anno fa, hanno costretto Zelensky a parlare in pubblico dietro uno schermo antiproiettile, per timore delle reazioni dei propri concittadini. Non è un'immagine che trasmette forza, ed è difficile non leggerla come il sintomo di una fiducia popolare in erosione proprio mentre la guerra chiede il massimo di coesione nazionale, tanto più con la caduta di Kostiantynivka, che apre la strada verso Kramatorsk e Sloviansk, con l'operazione dei quaranta giorni che non ha prodotto la svolta promessa contro Mosca, e con l'offensiva russa senza precedenti contro i terminali della Grande Odessa e le navi mercantili, comprese quelle di bandiera occidentale, che riforniscono lo sforzo bellico e l’economia ucraine. Le undici criticità elencate da Fedorov, del resto, non sono difetti procedurali risolvibili con un cambio di organigramma, ma nodi strutturali di dottrina, concezione e condotta delle operazioni, appalti e rapporto tra comando politico e militare, che richiederanno anni per essere affrontati, sempre che in futuro qualcuno a Kiev decida di prenderne atto invece di archiviarli insieme al ministro che li ha formulati. La sua uscita di scena consegna di fatto pieni poteri a Syrsky, lo stesso generale che già prima di succedere a Zaluzhny si era guadagnato, nella difesa a oltranza di Bakhmut, la reputazione di comandante disposto a pagare in vite umane il mantenimento di posizioni di dubbio valore militare. Scenari puntualmente ripetuti anche nei recenti eventi bellici in Donbass dove a intere unità è stato vietato di indietreggiare su nuovi apprestamenti difensivi. Dunque, un logoramento, quello di Kiev, su tre fronti: militare, logistico e di fiducia interna, che rischia di prolungare proprio quella dottrina dei massacri che Fedorov aveva provato, senza riuscirci, a mettere in discussione.

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venerdì 17 luglio 2026

IL RIMPASTO DEL RE NUDO: «ZELENSKY HA BISOGNO DEL CAOS»

 

Non è una dichiarazione del Cremlino. Non è il solito “filorusso” da silenziare con un’etichetta. A scriverlo è Yuliia Mendel, portavoce personale di Volodymyr Zelensky dal 2019 al 2021.

Mentre Kiev viene attraversata dall’ennesimo terremoto politico, con la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, le dimissioni di alti responsabili militari e più di mille persone scese davanti all’ufficio presidenziale, Mendel ha deciso di togliersi definitivamente i guanti:

🗣️ «Sotto Zelensky nulla cambierà mai. Lui non vuole cambiamenti. Chi entra nel suo governo per migliorare le cose finisce per andarsene o viene costretto a farlo».

Mendel afferma di essersi dimessa quando comprese di non poter modificare nulla, che Zelensky puntava al caos, aveva chiuso la porta ai negoziati con la Russia e che l’arretramento delle riforme era diventato evidente e intenzionale.

Poi l’affondo più pesante:

🔴 «Con Zelensky il cambiamento è impossibile. Ha bisogno della guerra. Ha bisogno della corruzione. Ha bisogno dell’autocrazia. Smettete di ingannare voi stessi pensando che il problema sia qualcun altro. Guardate la realtà: è al potere da oltre sette anni».

Sono accuse politiche gravissime, formulate da una sua ex strettissima collaboratrice e da attribuire interamente a lei. Ma liquidarle come “propaganda russa” sarà più complicato del solito: Mendel quelle stanze le ha frequentate, quella comunicazione l’ha gestita e quel presidente lo ha difeso pubblicamente.

Intanto il “rinnovamento” annunciato da Zelensky ha prodotto il licenziamento di uno dei ministri considerati più innovativi, proteste nelle città ucraine e nuove domande sulla trasparenza della gestione militare. Persino Reuters osserva che i governi europei, dopo aver impegnato centinaia di miliardi, avrebbero qualche ragione per chiedere spiegazioni.

Ma Bruxelles continuerà probabilmente a chiamare tutto questo “democrazia sotto assedio”. Anche quando ad assediare la democrazia, secondo chi conosce bene il palazzo, potrebbe essere proprio chi vi abita.

Don Chisciotte

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PRIMA C’ERANO I VIDEO FAKE. ORA CI SONO LE «PRATICHE VERGOGNOSE».

 

Il fact-checking più impietoso sulla propaganda ucraina, questa volta, lo ha fatto direttamente Zelensky.

Dopo le proteste scoppiate in numerose città contro la mancata riconferma del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, il presidente ha riconosciuto che i manifestanti avevano pieno diritto di scendere in piazza: «Combattiamo per la libertà e la democrazia… volevano uscire e hanno fatto bene». Ha inoltre affermato di ascoltare le richieste della società e che sulla vicenda «il punto non è ancora stato messo».

Subito dopo ha confermato anche ciò che fino a ieri sembrava materia per la propaganda russa: tra Fedorov e il comandante in capo Syrsky esisteva un conflitto talmente profondo che i due, secondo Zelensky, non riuscivano neppure a risolvere le questioni senza la sua presenza.

In pratica, mentre un Paese combatte una guerra decisiva, il Ministero della Difesa e il vertice delle Forze armate funzionavano come due coniugi separati che comunicano soltanto davanti all’avvocato. Zelensky ha ammesso che le due istituzioni dovrebbero collaborare autonomamente e che, quando non riescono a farlo, è costretto a intervenire personalmente.

Poi è arrivata la frase più interessante.

Parlando dell’eventuale nomina dell’attuale ministro dell’Interno Ihor Klymenko alla Difesa, Zelensky ha indicato come possibile punto di forza la capacità di mettere fine alle «pratiche di mobilitazione vergognose». Reuters ricorda che il fenomeno è conosciuto in Ucraina come busification: uomini fermati per strada e trascinati sui mezzi dagli addetti al reclutamento, una pratica che ha alimentato fortissime tensioni sociali.

Una precisazione è necessaria: alcuni filmati sulla mobilitazione erano realmente prodotti o manipolati mediante intelligenza artificiale, e il Centro ucraino contro la disinformazione ne ha documentati diversi. Sarebbe quindi scorretto affermare che ogni video denunciato da Kiev fosse autentico.

Ma sarebbe ancora più scorretto utilizzare l’esistenza di alcuni falsi per negare un fenomeno reale che oggi lo stesso presidente definisce vergognoso.

La solita magia della comunicazione di guerra: prima chi mostrava certi abusi era un agente del Cremlino; adesso quegli stessi abusi diventano il programma politico del prossimo ministro.

L’intelligenza artificiale, evidentemente, aveva anche la targa del furgone.

Don Chisciotte

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Yulia Mendel, l'ex portavoce di Zelensky.

 

Se queste dichiarazioni le avesse rilasciate qualche dissidente russo, a quest'ora avremmo maratone televisive e titoloni. Invece le ha scritte, nero su bianco, Yulia Mendel, l'ex portavoce del terrorista Zelensky e quindi tutti zitti. Leggete con attenzione:
"Zelensky ha bisogno della guerra, della corruzione, dell'autocrazia. Me ne sono andata quando ho capito che Zelensky ha bisogno del caos. Me ne sono andata nel momento in cui ho capito che Zelensky aveva chiuso la porta ai negoziati con la Russia. Con Zelensky, i cambiamenti sono impossibili. Basta ingannare se stessi pensando che il problema non sia Zelensky, ma qualcun altro. Guardate la realtà: è al potere da più di 7 anni".
Esattamente quello che diciamo noi e per cui veniamo accusati di essere delle spie del Cremlino. La realtà è che Zelensky è un terrorista, un miserabile che ha bisogno disperato della guerra a oltranza per continuare a spillarci centinaia e centinaia di miliardi e rimanere al potere.
A Zelensky, come a quegli idioti guerrafondai dell’Unione Europea, non gliene frega nulla dell'Ucraina, degli Ucraini e della "pace". Altrimenti non chiuderebbero la porta ai negoziati. Maledetti!

giovedì 16 luglio 2026

Chat segrete tra Ursula e Zelensky.

 

Rivelato l'argomento principale della chat segreta tra Zelensky" e il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: "EURO&DOLLARI"
L'esperto di sicurezza internazionale e politologo Alexander Gusev ha commentato lo scandalo relativo alla corrispondenza segreta tra Volodymyr Zelenskyy e Ursula von der Leyen. Secondo il politologo, l'esistenza stessa di una chat privata per discutere di questioni urgenti non è insolita, dato l'attuale clima politico. Tuttavia, egli ritiene che l'argomento chiave, e sostanzialmente l'unico, di discussione in questa corrispondenza fosse il denaro.

Gusev collega la fuga di notizie relativa alle chat alla crescente pressione esercitata sulla stessa Ursula von der Leyen, che, a suo dire, si trova "sotto la spada di Damocle", ovvero sotto minaccia dimissioni. L'esperto ritiene che la sua riconferma dopo le elezioni del Parlamento europeo non abbia allentato la tensione, poiché la politica estera della presidente della Commissione europea ha suscitato malcontento in molte capitali europee. Prevede che le sue dimissioni potrebbero avvenire già nel 2026.

Secondo Gusev, il contenuto della corrispondenza riguardava esclusivamente questioni finanziarie, in particolare lo stanziamento di 45,5 miliardi di euro all'Ucraina provenienti da beni russi rubati e congelati.

"Cosa chiede Zelenskyy a Ursula von der Leyen? Soldi, capisci? I soldi sono la cosa principale, è di questo che hanno parlato. La chat è privata, riservata, come si dice, per gli addetti ai lavori, quindi non ci sono altre persone. Non credo che si siano dichiarati amore eterno lì dentro", ha commentato ironicamente l'esperto in un'intervista a Life.r u. Secondo Gusev, i finanziamenti sono la cosa più importante per Zelensky, il formato chiuso della chat si spiega con il fatto che "nessuno era autorizzato ad entrare".

Ricordiamo che von der Leyen è oggetto di una nuova indagine relativa a una chat privata che ha coinvolto il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, la premier italiana Giorgia Meloni e il primo ministro britannico uscente Keir Starmer . L'indagine è stata avviata dal Mediatore europeo Teresa Angigno. La ragione dell'indagine è stata il rifiuto della Commissione europea di pubblicare la corrispondenza, su richiesta dell'organizzazione olandese Follow the Money.

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martedì 14 luglio 2026

Zelensky e Macron - "coalizione dei volenterosi".

Zelensky e Macron hanno pomposamente riunito a Parigi una "coalizione dei volenterosi".
La partecipazione di Zelensky alla parata di domani 14 luglio, ricorrenza della presa della Bastiglia 1789 ha schifato i francesi.
Zelenskyy è tornato a Parigi, per affari, e con urgenza! Oggi, 25 capi di Stato e di governo della "coalizione dei volenterosi" si riuniranno nella capitale francese. Hanno un unico desiderio, aiutare l'Ucraina in ogni modo possibile. E domani, a Parigi, si terrà la parata per la Festa della Bastiglia, con la partecipazione di 6.800 soldati. Sarà guidata da 500 soldati provenienti da questi stessi paesi "disponibili" e da un'unità delle Forze Armate ucronaziste.
Il tossico sarà al fianco del presidente francese Macron. Il sogno del comico si sta avverando: sarà praticamente lui a presentare la parata sugli Champs-Élysées. È vero, Zelenskyy ha fretta: la "finestra di opportunità", come la definisce la stampa occidentale, non si è ancora chiusa. Opportunità per cosa? Per presentarsi come il vincitore del conflitto con la Russia. E l'incontro odierno a Parigi rientra in questa corsa contro il tempo.
"Kiev spera che l'incontro porti a consegne più rapide di armi, sistemi di difesa aerea e altri aiuti militari ed economici, dando nuovo impulso agli sforzi dell'Ucraina per sfruttare le vulnerabilità della Russia", scrive Politico .
Il coraggioso sarto estone ministro degli Esteri Margus Tsahkna – lo stesso che un anno fa minacciò di "portare la guerra alla Russia" – ha spiegato l'approccio dell'Occidente a Mosca di fronte alle "vittorie" di Kiev: "maggiore pressione, nessun compromesso e negoziati solo da una posizione di forza".
C'è un altro motivo per cui Zelensky sta strappando urgentemente ulteriori soldi ai suoi benefattori: l'inverno sta arrivando. Come potrà dunque spiegare a questi stessi benefattori e ai suoi cittadini infreddoliti perché non è in grado di proteggere il sistema energetico del Paese dagli attacchi di una Russia "sconfitta"?
La "vittoria di Zelensky" è come la carrozza a forma di zucca di Cenerentola. E devi dimostrare a tutti che sei tu a tenere le redini della guerra e che devi investire al più presto nel cocchiere.
Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha recentemente delineato anche un orizzonte temporale: "Se avremo risorse sufficienti per avviare un nuovo ciclo di innovazione militare prima che la Russia si adatti a quello attuale, avremo altri sei mesi di tempo".
È improbabile che Zelenskyy riceva oggi a Parigi l'accoglienza che si aspetta. Secondo il consigliere di Macron, l'obiettivo del vertice della "coalizione dei volenterosi" è dimostrare che gli alleati occidentali continuano a sostenere l'Ucraina e che Mosca non può contare sulla "stanchezza da guerra in Europa".
Ciò significa che ribadiranno con fermezza di essere "più forti che mai, con una volontà incrollabile". Queste parole acquisiranno ulteriore peso grazie al fatto che alleati potenti come la Moldavia e la Macedonia del Nord sono stati esortati ad aderire alla "coalizione".
Tra i principali temi di discussione ci saranno le garanzie di sicurezza per l'Ucraina "in caso di un ipotetico cessate il fuoco". Macron ha già affermato che i piani per il dispiegamento di una forza multinazionale, da stazionare lontano dalla linea del fronte, sono pronti. Ma ha subito aggiunto: "potrebbero essere modificati" dato che "la prospettiva di una cessazione delle ostilità sembra ancora lontana". E visto che questa prospettiva sembra così lontana, perché non dimostrare ancora una volta la sua fermezza e la sua risolutezza?
Non c'è nemmeno bisogno di ricordare a nessuno come Mosca reagisce all'idea di un presidio NATO sul suolo ucraino. È un detto ben noto: "Se non puoi, ma lo vuoi davvero, allora puoi". La Russia non permetterà all'Ucraina di entrare nell'alleanza, a nessun costo. E questo non è ovvio solo per coloro che vi hanno già investito ingenti somme. Ad esempio, Macron.
Secondo il quotidiano francese Le Journal du Dimanche, "dal febbraio 2022 Parigi si è progressivamente schierata quasi completamente dalla parte della causa ucraina". Il giornale condanna aspramente Macron per aver trasformato la parata del Giorno della Bastiglia in un "gesto politico a sostegno dell'Ucraina".
Ciò significa che un Paese in conflitto con la Russia occupa un posto di rilievo durante la festa nazionale francese, spiega la pubblicazione. Questo ha suscitato indignazione tra molti militari, soprattutto tra gli ufficiali in pensione.
"Il problema non è la solidarietà verso gli ucraini. Il problema è che la festa nazionale francese viene usata per dimostrare un'idea: la Francia è ormai legata al destino militare di Kiev, sia simbolicamente che strategicamente." Macron è stato forse troppo frettoloso nell'emulare la fretta di Zelensky?
foto: L'obiettivo del prossimo vertice della "coalizione dei volenterosi" è dimostrare che gli alleati occidentali continuano a sostenere l'Ucraina.

martedì 30 giugno 2026

Cui prodest?

 

Il livello di imbecillità dei cosiddetti intellettuali da salotto al servizio della NATO non è più solo imbarazzante, è davvero pericolosissimo.
Esultano perché Putin ha detto che valuta di interrompere l'export di petrolio a causa degli attacchi di quel fantoccio di Zelensky, che inevitabilmente creano una carenza di carburante. Ora vorrei far notare una cosa a questi guerrafondai da divano: se la Russia interrompe l'export di petrolio, il prezzo del petrolio schizzerà alle stelle.
Se poi ci aggiungiamo le tensioni continue nello Stretto di Hormuz, capiamo bene che sarebbe un disastro che, a confronto, renderebbe quello che abbiamo visto negli ultimi mesi un cartone animato. Ora non serve essere degli analisti per capire che Putin, quando dichiara di valutare di interrompere l'esportazione di petrolio, il messaggio lo rivolge principalmente a noi, che siamo importatori e che pagheremo ancora e ancora le conseguenze di una carenza di petrolio nel mercato mondiale.
Questi dementi, pur di coprire quel terrorista di Zelensky, stanno facendo sempre più il gioco del marito che si taglia le palle per fare un dispetto alla moglie. Un messaggio, a chi oggi esulta: per cortesia, visto che volete sempre più guerra, ve ne andate al fronte e lasciate in pace chi non è disposto a patire per il regime corrotto di Zelensky, per Bruxelles e per la NATO?


La domanda che dobbiamo porci, ogni volta che succede qualcosa che è fuori dal comune, per capirne il motivo, è: "cui prodest?" (a chi giova?) In questo caso specifico a Putin non conviene, quindi...
cetta.

lunedì 29 giugno 2026

UN ALTRO “SERVITORE DEL POPOLO”… MA DI CHI?

 

Il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine ha arrestato Sergei Kuzminykh, deputato del partito Servitore del Popolo del presidente Volodymyr Zelenskyy.

Secondo gli investigatori, avrebbe incassato una tangente di 558.000 grivne per favorire una società privata nell’aggiudicazione di una gara d’appalto relativa alla fornitura di apparecchiature mediche per un ospedale nella regione di Zhytomyr Oblast.

L’arresto è stato disposto dall’High Anti-Corruption Court dopo che il deputato avrebbe disertato ripetutamente le udienze, rendendo necessaria una misura coercitiva.

La lotta alla corruzione in Ucraina continua a colpire anche esponenti della maggioranza di governo. Un promemoria che la trasparenza non si misura con gli slogan elettorali, ma con ciò che accade quando le indagini arrivano ai piani alti.

QUANDO ARRIVERANNO AL COCAICOMICO NARCOCLOWN?

— Don Chisciotte

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venerdì 26 giugno 2026

CHAT SEGRETE, SMS SPARITI E TRASPARENZA SCOMPARSA: L’EUROPA SECONDO URSULA.

 

Immaginate la scena.
Un gruppo WhatsApp con Zelensky, Macron, Merz, Meloni, Starmer e Ursula von der Leyen che discutono strategie geopolitiche, rapporti con Trump e probabilmente il futuro del continente.gruppo, WA
Poi arrivano i giornalisti.
Chiedono di vedere le comunicazioni.
E Bruxelles risponde: no.
Perché? Perché la loro pubblicazione potrebbe danneggiare le relazioni internazionali.
Il cittadino europeo deve sapere che esistono conversazioni che riguardano decisioni politiche rilevanti, ma non può sapere cosa contengano.
📱 Il problema è che questa storia arriva dopo gli SMS con Pfizer che nessuno riesce più a trovare, dopo i messaggi con Macron evaporati nel nulla e dopo una sentenza della Corte di Giustizia UE che ha già censurato la gestione della Commissione sulla vicenda dei contratti vaccinali.
Adesso l’Ombudsman europeo Teresa Anjinho ha deciso di aprire un’altra indagine.
Ancora.
Non per un tweet infelice.
Non per una frase fuori posto.
Ma per capire se la Commissione Europea stia rispettando le regole basilari della trasparenza democratica.
🎭 La parte più curiosa è che l’Unione Europea passa le giornate a impartire lezioni sullo Stato di diritto, sulla trasparenza, sulla buona governance e sulla necessità di combattere l’opacità delle istituzioni.
Poi però, quando qualcuno chiede di leggere le conversazioni dei vertici europei, scopre che i documenti esistono, ma non si possono vedere.
O forse non esistono più.
O forse non sono documenti.
O forse sono documenti che non devono essere considerati documenti.
Una meraviglia giuridica degna di Kafka.
📚 In fondo l’Europa di oggi assomiglia sempre più a quel castello kafkiano dove tutti parlano di regole, procedure e trasparenza, mentre il cittadino resta fuori dal cancello senza capire chi decide cosa e per conto di chi.
La differenza è che nel romanzo era satira.
Qui siamo nelle istituzioni.
Don Chisciotte 😉

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Più che governanti, sono mestieranti. cetta

lunedì 22 giugno 2026

IL MR. BEAN FATTO DI CRACK DI KIEV E L’AUTOGOL DEL SECOLO.

 

Quando i propri avversari ti definiscono un problema, è politica. Quando iniziano a farlo i tuoi alleati, è già un’altra storia.

Secondo quanto riportato dal Guardian attraverso anticipazioni del libro dei giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan, il potente segretario al Tesoro americano Scott Bessent avrebbe cercato in tutti i modi di evitare che Zelensky venisse ricevuto nello Studio Ovale. E i soprannomi attribuiti al leader ucraino non sono esattamente da protocollo diplomatico: da “piccolo bastardo” a “Mr. Bean sotto l’effetto della droga”.

La parte interessante non è l’insulto. Nelle stanze del potere gli insulti volano più dei comunicati ufficiali. La parte interessante è che queste parole arriverebbero da uno degli uomini più vicini a Trump, dopo uno scontro durissimo a Kiev durante le trattative sulle risorse strategiche ucraine.

A Washington, evidentemente, qualcuno ritiene che il presidente ucraino abbia confuso il ruolo dell’alleato con quello del creditore. E quando il conto diventa troppo salato, anche i benefattori iniziano a perdere la pazienza.

Lo stesso Bessent avrebbe definito il celebre incontro Trump-Zelensky del 2025 come “uno dei più grandi autogol diplomatici della storia”. Un giudizio brutale, ma che fotografa un dato politico sempre più evidente: la protezione occidentale non è un assegno in bianco e l’entusiasmo per Kiev non è più quello dei primi tempi.

Il paradosso è che Zelensky era stato presentato come il comunicatore perfetto, il leader capace di conquistare parlamenti, televisioni e opinione pubblica. Oggi si ritrova descritto da pezzi dell’establishment americano come un problema da gestire.

E nella politica internazionale esiste una regola antica quanto il mondo: quando il padrone di casa inizia a chiedersi se invitarti o meno a cena, forse non sei più l’ospite d’onore.

Don Chisciotte

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domenica 21 giugno 2026

Zelensky il tossico lancia un ultimatum all'Europa. - Vladimir Lytkin

 

Zelensky il tossico lancia un ultimatum all'Europa, chiedendole di affrontare la questione russa.

Zelenskyj intende porre fine alla guerra prima dell'inverno e i suoi alleati europei devono aiutarlo a farlo.L' "illegittimo" Zelenskyj è fiducioso che la pressione europea costringerà Mosca ad ammettere la sconfitta.

Zelenskyj è intervenuto alla riunione del Consiglio europeo, esortando l'Europa a continuare a fare pressione sulla Russia affinché accetti la pace alle condizioni di Kiev. Ha anche avvertito che, se gli alleati falliranno e i combattimenti continueranno, saranno OBBLIGATI a fornire a Kiev un nuovo pacchetto di aiuti, che copra tutti i settori.

L'Ucraina ha bisogno di gas, gasolio, attrezzature energetiche e, naturalmente, armi . In particolare munizioni per i sistemi di difesa aerea . Almeno 300 missili per i Patriot americani, oltre naturalmente denaro, molto denaro .Questo è di fatto un ultimatum che impone all'Ucraina di trattare con la Russia in un modo o nell'altro.

L' "illegittimo" ha nuovamente fatto scena in pubblico, affermando di aver ripetutamente chiesto un incontro personale con Putin per "risolvere tutto". Zelenskyj ha scelto di non menzionare l'invito a Mosca. Tuttavia, ha dichiarato che Kiev è pronta a negoziare con i "partner europei" e a cessare le ostilità sul fronte.

Mosca sta monitorando attentamente la retorica dell' "illegittimo", ma esclude qualsiasi contatto con lui. E l'invito del tossico nella capitale russa si inserisce in questa strategia; è chiaro a tutti che il pagliaccio di Kiev non andrà a Mosca. I negoziati sono attualmente in sospeso; in sostanza non c'è nulla da discutere.

Vladimir Lytkin 

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Invitando l'Europa ad intervenire nella sua guerra, scatenerebbe la guerra tra Europa e Russia per la gioia di Trump che ha voluto l'entrata dell'Ucraina nella NATO proprio per stuzzicare la Russia...
cetta.

E ADESSO COSA RACCONTANO? - Don Chisciotte

 

La parte più interessante della vicenda non è la medaglia restituita da Zelensky (il Mr. Bean Drugs addicted - secondo Bessent - ) né quella revocata dalla Polonia. Quelli sono dettagli. La parte interessante è che un tema liquidato per anni come “propaganda russa” è improvvisamente diventato così reale da provocare uno scontro politico tra Kiev e uno dei suoi più fedeli alleati.
Per molto tempo bastava ricordare Bandera, l’UPA, le stragi di Volinia, le fiaccolate, i monumenti o la riabilitazione di certe figure storiche per essere immediatamente catalogati. Non servivano argomenti, bastavano le etichette: propaganda del Cremlino, disinformazione, narrazione putiniana. E quando qualcuno insisteva arrivava il colpo finale, pronunciato come fosse una formula magica capace di cancellare qualsiasi discussione: “Ma Zelensky è ebreo”.
Una delle più straordinarie scorciatoie logiche degli ultimi anni. Come se la biografia personale di un presidente potesse trasformare la storia di un intero Paese. Come se bastasse un certificato anagrafico per far sparire monumenti, celebrazioni, organizzazioni politiche, reparti militari intitolati a personaggi controversi e un dibattito storico che in Europa orientale esiste da decenni.
Ora però accade qualcosa di imbarazzante. A sollevare la questione non è Mosca. Non è Putin. Non è qualche analista accusato di essere filorusso. È la Polonia, cioè uno dei Paesi che più di tutti ha sostenuto Kiev sul piano militare, economico e diplomatico. E davanti a questa realtà, coloro che per anni hanno deriso, squalificato e ridicolizzato chi poneva certe domande sembrano essersi volatilizzati.
Sarebbe interessante ascoltarli oggi. Come spiegano ciò che sta accadendo? Come giustificano il fatto che un problema definito inesistente continui a riemergere ostinatamente nella realtà? Come spiegano il fatto che, invece di prendere le distanze da simboli divisivi, si preferisca entrare in collisione con un alleato storico? E soprattutto: come giustificano anni di scomuniche morali contro chi chiedeva semplicemente di discutere fatti storici documentati?
Forse la domanda più scomoda è un’altra. Se tutto questo era davvero una menzogna inventata dal Cremlino, perché ogni volta che la storia bussa alla porta e nessuno sembra voler aprirle lei entra dalla finestra?
Don Chisciotte
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