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martedì 14 luglio 2026

Zelensky e Macron - "coalizione dei volenterosi".

Zelensky e Macron hanno pomposamente riunito a Parigi una "coalizione dei volenterosi".
La partecipazione di Zelensky alla parata di domani 14 luglio, ricorrenza della presa della Bastiglia 1789 ha schifato i francesi.
Zelenskyy è tornato a Parigi, per affari, e con urgenza! Oggi, 25 capi di Stato e di governo della "coalizione dei volenterosi" si riuniranno nella capitale francese. Hanno un unico desiderio, aiutare l'Ucraina in ogni modo possibile. E domani, a Parigi, si terrà la parata per la Festa della Bastiglia, con la partecipazione di 6.800 soldati. Sarà guidata da 500 soldati provenienti da questi stessi paesi "disponibili" e da un'unità delle Forze Armate ucronaziste.
Il tossico sarà al fianco del presidente francese Macron. Il sogno del comico si sta avverando: sarà praticamente lui a presentare la parata sugli Champs-Élysées. È vero, Zelenskyy ha fretta: la "finestra di opportunità", come la definisce la stampa occidentale, non si è ancora chiusa. Opportunità per cosa? Per presentarsi come il vincitore del conflitto con la Russia. E l'incontro odierno a Parigi rientra in questa corsa contro il tempo.
"Kiev spera che l'incontro porti a consegne più rapide di armi, sistemi di difesa aerea e altri aiuti militari ed economici, dando nuovo impulso agli sforzi dell'Ucraina per sfruttare le vulnerabilità della Russia", scrive Politico .
Il coraggioso sarto estone ministro degli Esteri Margus Tsahkna – lo stesso che un anno fa minacciò di "portare la guerra alla Russia" – ha spiegato l'approccio dell'Occidente a Mosca di fronte alle "vittorie" di Kiev: "maggiore pressione, nessun compromesso e negoziati solo da una posizione di forza".
C'è un altro motivo per cui Zelensky sta strappando urgentemente ulteriori soldi ai suoi benefattori: l'inverno sta arrivando. Come potrà dunque spiegare a questi stessi benefattori e ai suoi cittadini infreddoliti perché non è in grado di proteggere il sistema energetico del Paese dagli attacchi di una Russia "sconfitta"?
La "vittoria di Zelensky" è come la carrozza a forma di zucca di Cenerentola. E devi dimostrare a tutti che sei tu a tenere le redini della guerra e che devi investire al più presto nel cocchiere.
Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha recentemente delineato anche un orizzonte temporale: "Se avremo risorse sufficienti per avviare un nuovo ciclo di innovazione militare prima che la Russia si adatti a quello attuale, avremo altri sei mesi di tempo".
È improbabile che Zelenskyy riceva oggi a Parigi l'accoglienza che si aspetta. Secondo il consigliere di Macron, l'obiettivo del vertice della "coalizione dei volenterosi" è dimostrare che gli alleati occidentali continuano a sostenere l'Ucraina e che Mosca non può contare sulla "stanchezza da guerra in Europa".
Ciò significa che ribadiranno con fermezza di essere "più forti che mai, con una volontà incrollabile". Queste parole acquisiranno ulteriore peso grazie al fatto che alleati potenti come la Moldavia e la Macedonia del Nord sono stati esortati ad aderire alla "coalizione".
Tra i principali temi di discussione ci saranno le garanzie di sicurezza per l'Ucraina "in caso di un ipotetico cessate il fuoco". Macron ha già affermato che i piani per il dispiegamento di una forza multinazionale, da stazionare lontano dalla linea del fronte, sono pronti. Ma ha subito aggiunto: "potrebbero essere modificati" dato che "la prospettiva di una cessazione delle ostilità sembra ancora lontana". E visto che questa prospettiva sembra così lontana, perché non dimostrare ancora una volta la sua fermezza e la sua risolutezza?
Non c'è nemmeno bisogno di ricordare a nessuno come Mosca reagisce all'idea di un presidio NATO sul suolo ucraino. È un detto ben noto: "Se non puoi, ma lo vuoi davvero, allora puoi". La Russia non permetterà all'Ucraina di entrare nell'alleanza, a nessun costo. E questo non è ovvio solo per coloro che vi hanno già investito ingenti somme. Ad esempio, Macron.
Secondo il quotidiano francese Le Journal du Dimanche, "dal febbraio 2022 Parigi si è progressivamente schierata quasi completamente dalla parte della causa ucraina". Il giornale condanna aspramente Macron per aver trasformato la parata del Giorno della Bastiglia in un "gesto politico a sostegno dell'Ucraina".
Ciò significa che un Paese in conflitto con la Russia occupa un posto di rilievo durante la festa nazionale francese, spiega la pubblicazione. Questo ha suscitato indignazione tra molti militari, soprattutto tra gli ufficiali in pensione.
"Il problema non è la solidarietà verso gli ucraini. Il problema è che la festa nazionale francese viene usata per dimostrare un'idea: la Francia è ormai legata al destino militare di Kiev, sia simbolicamente che strategicamente." Macron è stato forse troppo frettoloso nell'emulare la fretta di Zelensky?
foto: L'obiettivo del prossimo vertice della "coalizione dei volenterosi" è dimostrare che gli alleati occidentali continuano a sostenere l'Ucraina.

martedì 30 giugno 2026

Cui prodest?

 

Il livello di imbecillità dei cosiddetti intellettuali da salotto al servizio della NATO non è più solo imbarazzante, è davvero pericolosissimo.
Esultano perché Putin ha detto che valuta di interrompere l'export di petrolio a causa degli attacchi di quel fantoccio di Zelensky, che inevitabilmente creano una carenza di carburante. Ora vorrei far notare una cosa a questi guerrafondai da divano: se la Russia interrompe l'export di petrolio, il prezzo del petrolio schizzerà alle stelle.
Se poi ci aggiungiamo le tensioni continue nello Stretto di Hormuz, capiamo bene che sarebbe un disastro che, a confronto, renderebbe quello che abbiamo visto negli ultimi mesi un cartone animato. Ora non serve essere degli analisti per capire che Putin, quando dichiara di valutare di interrompere l'esportazione di petrolio, il messaggio lo rivolge principalmente a noi, che siamo importatori e che pagheremo ancora e ancora le conseguenze di una carenza di petrolio nel mercato mondiale.
Questi dementi, pur di coprire quel terrorista di Zelensky, stanno facendo sempre più il gioco del marito che si taglia le palle per fare un dispetto alla moglie. Un messaggio, a chi oggi esulta: per cortesia, visto che volete sempre più guerra, ve ne andate al fronte e lasciate in pace chi non è disposto a patire per il regime corrotto di Zelensky, per Bruxelles e per la NATO?


La domanda che dobbiamo porci, ogni volta che succede qualcosa che è fuori dal comune, per capirne il motivo, è: "cui prodest?" (a chi giova?) In questo caso specifico a Putin non conviene, quindi...
cetta.

lunedì 29 giugno 2026

UN ALTRO “SERVITORE DEL POPOLO”… MA DI CHI?

 

Il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine ha arrestato Sergei Kuzminykh, deputato del partito Servitore del Popolo del presidente Volodymyr Zelenskyy.

Secondo gli investigatori, avrebbe incassato una tangente di 558.000 grivne per favorire una società privata nell’aggiudicazione di una gara d’appalto relativa alla fornitura di apparecchiature mediche per un ospedale nella regione di Zhytomyr Oblast.

L’arresto è stato disposto dall’High Anti-Corruption Court dopo che il deputato avrebbe disertato ripetutamente le udienze, rendendo necessaria una misura coercitiva.

La lotta alla corruzione in Ucraina continua a colpire anche esponenti della maggioranza di governo. Un promemoria che la trasparenza non si misura con gli slogan elettorali, ma con ciò che accade quando le indagini arrivano ai piani alti.

QUANDO ARRIVERANNO AL COCAICOMICO NARCOCLOWN?

— Don Chisciotte

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venerdì 26 giugno 2026

CHAT SEGRETE, SMS SPARITI E TRASPARENZA SCOMPARSA: L’EUROPA SECONDO URSULA.

 

Immaginate la scena.
Un gruppo WhatsApp con Zelensky, Macron, Merz, Meloni, Starmer e Ursula von der Leyen che discutono strategie geopolitiche, rapporti con Trump e probabilmente il futuro del continente.gruppo, WA
Poi arrivano i giornalisti.
Chiedono di vedere le comunicazioni.
E Bruxelles risponde: no.
Perché? Perché la loro pubblicazione potrebbe danneggiare le relazioni internazionali.
Il cittadino europeo deve sapere che esistono conversazioni che riguardano decisioni politiche rilevanti, ma non può sapere cosa contengano.
📱 Il problema è che questa storia arriva dopo gli SMS con Pfizer che nessuno riesce più a trovare, dopo i messaggi con Macron evaporati nel nulla e dopo una sentenza della Corte di Giustizia UE che ha già censurato la gestione della Commissione sulla vicenda dei contratti vaccinali.
Adesso l’Ombudsman europeo Teresa Anjinho ha deciso di aprire un’altra indagine.
Ancora.
Non per un tweet infelice.
Non per una frase fuori posto.
Ma per capire se la Commissione Europea stia rispettando le regole basilari della trasparenza democratica.
🎭 La parte più curiosa è che l’Unione Europea passa le giornate a impartire lezioni sullo Stato di diritto, sulla trasparenza, sulla buona governance e sulla necessità di combattere l’opacità delle istituzioni.
Poi però, quando qualcuno chiede di leggere le conversazioni dei vertici europei, scopre che i documenti esistono, ma non si possono vedere.
O forse non esistono più.
O forse non sono documenti.
O forse sono documenti che non devono essere considerati documenti.
Una meraviglia giuridica degna di Kafka.
📚 In fondo l’Europa di oggi assomiglia sempre più a quel castello kafkiano dove tutti parlano di regole, procedure e trasparenza, mentre il cittadino resta fuori dal cancello senza capire chi decide cosa e per conto di chi.
La differenza è che nel romanzo era satira.
Qui siamo nelle istituzioni.
Don Chisciotte 😉

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Più che governanti, sono mestieranti. cetta

lunedì 22 giugno 2026

IL MR. BEAN FATTO DI CRACK DI KIEV E L’AUTOGOL DEL SECOLO.

 

Quando i propri avversari ti definiscono un problema, è politica. Quando iniziano a farlo i tuoi alleati, è già un’altra storia.

Secondo quanto riportato dal Guardian attraverso anticipazioni del libro dei giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan, il potente segretario al Tesoro americano Scott Bessent avrebbe cercato in tutti i modi di evitare che Zelensky venisse ricevuto nello Studio Ovale. E i soprannomi attribuiti al leader ucraino non sono esattamente da protocollo diplomatico: da “piccolo bastardo” a “Mr. Bean sotto l’effetto della droga”.

La parte interessante non è l’insulto. Nelle stanze del potere gli insulti volano più dei comunicati ufficiali. La parte interessante è che queste parole arriverebbero da uno degli uomini più vicini a Trump, dopo uno scontro durissimo a Kiev durante le trattative sulle risorse strategiche ucraine.

A Washington, evidentemente, qualcuno ritiene che il presidente ucraino abbia confuso il ruolo dell’alleato con quello del creditore. E quando il conto diventa troppo salato, anche i benefattori iniziano a perdere la pazienza.

Lo stesso Bessent avrebbe definito il celebre incontro Trump-Zelensky del 2025 come “uno dei più grandi autogol diplomatici della storia”. Un giudizio brutale, ma che fotografa un dato politico sempre più evidente: la protezione occidentale non è un assegno in bianco e l’entusiasmo per Kiev non è più quello dei primi tempi.

Il paradosso è che Zelensky era stato presentato come il comunicatore perfetto, il leader capace di conquistare parlamenti, televisioni e opinione pubblica. Oggi si ritrova descritto da pezzi dell’establishment americano come un problema da gestire.

E nella politica internazionale esiste una regola antica quanto il mondo: quando il padrone di casa inizia a chiedersi se invitarti o meno a cena, forse non sei più l’ospite d’onore.

Don Chisciotte

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domenica 21 giugno 2026

Zelensky il tossico lancia un ultimatum all'Europa. - Vladimir Lytkin

 

Zelensky il tossico lancia un ultimatum all'Europa, chiedendole di affrontare la questione russa.

Zelenskyj intende porre fine alla guerra prima dell'inverno e i suoi alleati europei devono aiutarlo a farlo.L' "illegittimo" Zelenskyj è fiducioso che la pressione europea costringerà Mosca ad ammettere la sconfitta.

Zelenskyj è intervenuto alla riunione del Consiglio europeo, esortando l'Europa a continuare a fare pressione sulla Russia affinché accetti la pace alle condizioni di Kiev. Ha anche avvertito che, se gli alleati falliranno e i combattimenti continueranno, saranno OBBLIGATI a fornire a Kiev un nuovo pacchetto di aiuti, che copra tutti i settori.

L'Ucraina ha bisogno di gas, gasolio, attrezzature energetiche e, naturalmente, armi . In particolare munizioni per i sistemi di difesa aerea . Almeno 300 missili per i Patriot americani, oltre naturalmente denaro, molto denaro .Questo è di fatto un ultimatum che impone all'Ucraina di trattare con la Russia in un modo o nell'altro.

L' "illegittimo" ha nuovamente fatto scena in pubblico, affermando di aver ripetutamente chiesto un incontro personale con Putin per "risolvere tutto". Zelenskyj ha scelto di non menzionare l'invito a Mosca. Tuttavia, ha dichiarato che Kiev è pronta a negoziare con i "partner europei" e a cessare le ostilità sul fronte.

Mosca sta monitorando attentamente la retorica dell' "illegittimo", ma esclude qualsiasi contatto con lui. E l'invito del tossico nella capitale russa si inserisce in questa strategia; è chiaro a tutti che il pagliaccio di Kiev non andrà a Mosca. I negoziati sono attualmente in sospeso; in sostanza non c'è nulla da discutere.

Vladimir Lytkin 

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Invitando l'Europa ad intervenire nella sua guerra, scatenerebbe la guerra tra Europa e Russia per la gioia di Trump che ha voluto l'entrata dell'Ucraina nella NATO proprio per stuzzicare la Russia...
cetta.

E ADESSO COSA RACCONTANO? - Don Chisciotte

 

La parte più interessante della vicenda non è la medaglia restituita da Zelensky (il Mr. Bean Drugs addicted - secondo Bessent - ) né quella revocata dalla Polonia. Quelli sono dettagli. La parte interessante è che un tema liquidato per anni come “propaganda russa” è improvvisamente diventato così reale da provocare uno scontro politico tra Kiev e uno dei suoi più fedeli alleati.
Per molto tempo bastava ricordare Bandera, l’UPA, le stragi di Volinia, le fiaccolate, i monumenti o la riabilitazione di certe figure storiche per essere immediatamente catalogati. Non servivano argomenti, bastavano le etichette: propaganda del Cremlino, disinformazione, narrazione putiniana. E quando qualcuno insisteva arrivava il colpo finale, pronunciato come fosse una formula magica capace di cancellare qualsiasi discussione: “Ma Zelensky è ebreo”.
Una delle più straordinarie scorciatoie logiche degli ultimi anni. Come se la biografia personale di un presidente potesse trasformare la storia di un intero Paese. Come se bastasse un certificato anagrafico per far sparire monumenti, celebrazioni, organizzazioni politiche, reparti militari intitolati a personaggi controversi e un dibattito storico che in Europa orientale esiste da decenni.
Ora però accade qualcosa di imbarazzante. A sollevare la questione non è Mosca. Non è Putin. Non è qualche analista accusato di essere filorusso. È la Polonia, cioè uno dei Paesi che più di tutti ha sostenuto Kiev sul piano militare, economico e diplomatico. E davanti a questa realtà, coloro che per anni hanno deriso, squalificato e ridicolizzato chi poneva certe domande sembrano essersi volatilizzati.
Sarebbe interessante ascoltarli oggi. Come spiegano ciò che sta accadendo? Come giustificano il fatto che un problema definito inesistente continui a riemergere ostinatamente nella realtà? Come spiegano il fatto che, invece di prendere le distanze da simboli divisivi, si preferisca entrare in collisione con un alleato storico? E soprattutto: come giustificano anni di scomuniche morali contro chi chiedeva semplicemente di discutere fatti storici documentati?
Forse la domanda più scomoda è un’altra. Se tutto questo era davvero una menzogna inventata dal Cremlino, perché ogni volta che la storia bussa alla porta e nessuno sembra voler aprirle lei entra dalla finestra?
Don Chisciotte
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venerdì 19 giugno 2026

Chi è costui? Un affabulatore?

 

Quando un uomo “ capo di Stato “. Eletto al 48% per una fiction. Un uomo per il popolo (su Netflix.) non è più in grado di pagare le pensioni alla sua gente.
Quando quest’uomo ha un patrimonio valutato (per difetto) 5 milioni di dollari. Quando un uomo non paga più i suoi soldati lasciandoli nel fango, abbandonandoli al “ nemico”.
Quando un uomo rifiuta lo scambio dei prigionieri, il ridare alle famiglie dei morti i figli uccisi in battaglia (per non pagare la pensione alle famiglie).
Quando un uomo cerca di coinvolgere altri stati (europei) con bombardamenti dando la colpa all’avversario ma puntualmente si scopre che la meccanica è chiaramente del suo paese o paesi esteri che lo appoggiano.
Quando un uomo bombarda le centrali atomiche del nemico per coinvolgere altri stati e chiede soldi a tutto il mondo facendosi passare per aggredito.
Quando un “ presidente “recluta forzatamente ragazzi , uomini che camminano per le strade arruolandoli a botte non deve poi lamentarsi dei fenomeni di partigianesimo contro di lui.
Quando un uomo assume come guardia del corpo uomini di altri paesi “ amici” e non si fida più della sua gente non è un uomo del popolo eletto dal suo popolo.
Diventa un criminale senza scrupoli piangendo miseria agli europei ed è solo uno stupido uomo che sa che presto non avrà nessun rifugio da nessuna parte del mondo. Volodia non sei nemmeno ucraino.
Sei al posto di comando per merito dei nazisti ucraini ed occidentali. Al potere in Ucraina ci sono gli eredi della Waffen SS Ukrainien di Banderas. Uccidi la tua gente e lo sai.
Volodia Zelensky. Un uomo per il popolo ( su Netflix), spero tu faccia la fine di Mussolini, ucciso dal suo popolo.

mercoledì 17 giugno 2026

CARO TRUMP, INDOVINA CHI VIENE A CENA…

 

Trump incontra Zelensky e lascia cadere sul tavolo una frase che, da sola, vale più di decine di comunicati diplomatici:
«Non ha alcun impatto su di noi, a parte il fatto che vendiamo armi. Siamo a migliaia di chilometri di distanza.»
Una dichiarazione quasi poetica nella sua sincerità.
Siamo lontani. Non ci riguarda. Però vendiamo armi.
Il tutto pronunciato mentre, al vertice delle grandi economie industriali del pianeta, compare ancora una volta Zelensky.
E qui nasce una domanda semplice.
Che ci faceva Zelensky al G7?
Il G7 dovrebbe discutere di competitività, debito, inflazione, energia, dazi, terre rare, declino industriale europeo e sfida cinese.
E invece, come in quelle vecchie commedie dove l’ospite inatteso arriva sempre nel momento meno opportuno, ecco che la porta si apre di nuovo.
«Caro Trump, indovina chi viene a cena…»
L’Ucraina non fa parte del G7.
Non fa parte dell’Unione Europea.
Non fa parte della NATO.
Eppure è diventata la presenza più costante di molti membri effettivi.
Si parla di commercio? Arriva Zelensky .
Si parla di sicurezza? Arriva Zelensky.
Si parla di bilanci? Arriva Zelensky.
Tra poco basterà organizzare un congresso mondiale di apicoltura e qualcuno proporrà una sessione straordinaria sugli aiuti a Kiev.
La parte più interessante, però, è la frase di Trump.
Perché, nel momento stesso in cui afferma che quella guerra è lontana migliaia di chilometri dagli Stati Uniti, aggiunge l’unica attività che sembra davvero collegare Washington al conflitto: la vendita di armi.
Un dettaglio non trascurabile.
Soprattutto dopo anni in cui il conflitto è stato raccontato come una questione vitale, esistenziale e imprescindibile per l’intero Occidente.
Alla fine il paradosso è tutto qui.
Zelensky continua a presentarsi ai vertici che non gli appartengono.
Trump ammette che il suo Paese è lontano dal campo di battaglia.
E il G7, nato per governare l’economia mondiale, assomiglia sempre più a una fiera dove il prodotto principale non è la crescita economica ma la gestione permanente della guerra.
Forse Zelensky non era fuori posto.
Forse era semplicemente nel reparto giusto.