Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
lunedì 22 giugno 2026
ATTERRAGGIO SULLA REALTÀ - Marco Travaglio
domenica 21 giugno 2026
E ADESSO COSA RACCONTANO? - Don Chisciotte
mercoledì 13 maggio 2026
"Operazione Dynasty": tangenti, riciclaggio e l'ombra di Zelensky dietro il nuovo scandalo di Kiev. - di Clara Statello per l'AntiDiplomatico
Proprio quando il presidente russo Vladimir Putin apre ai colloqui con l’UE e ad un incontro ai massimi livelli con il presidente ucraino Zelensky, un nuovo scandalo scuote palazzo Marijsnky. Lunedì sera la polizia anticorruzione ha consegnato all’ex numero due di Bankova la notifica di indagine per riciclaggio di denaro sporco. Dopo l’arresto di Andriy Ermak, l’intera area dei palazzi governativi di Kiev è stata chiusa e passata a setaccio dagli uomini di NABU e SAP, le due agenzie anticorruzione imposte dopo il Maidan da Bruxelles e Washington, che operano in coordinamento con l’FBI.
Il giorno dopo, l’ex capo dell’ufficio presidenziale è stato portato davanti al VAKS, l’alta corte anticorruzione. La procura ha chiesto il carcere preventivo con cauzione milionaria: 180 milioni di grivne, pari a più di 4 milioni di dollari.
La decisione verrà presa entro venerdì. Il processo avverrà a porte chiuse. L’accusa ha presentato al giudice 16 volumi, ognuno di 250 pagine contro Ermak. Farebbe parte dell’affare Dynasty, una gigantesca “lavatrice” per ripulire il denaro proveniente dalle tangenti sugli appalti Energoatom, assieme a Timur Mindich, Oleksii Chernyshov e forse allo stesso Zelensky.
In tutto – secondo gli inquirenti - 460 milioni di grivne, pari a 10,5 milioni di dollari di denaro pubblico riciclato mediante un progetto immobiliare di stra-lusso.
Da Mida a Dynasty
Kozyn è un’amena località pluviale a sud di Kiev, tra il Dnepr e il suo affluente Kozynka. Antico shtetl ebraico citato da Babel nei suoi racconti, oggi è un’area verde, con parchi e riserve naturali, dove trovare rifugio dalla capitale. Ospita ristoranti di lusso, un campo da golf e persino un country club. E naturalmente gigantesche ville lungo le rive e le insenature dei due fiumi.
E’ qui che avrebbe dovuto sorgere il complesso Dynasty, 4 mega ville extralusso da mille metri quadri l’una, con piscina, sala benessere, palestra. Segreto il nome dei quattro acquirenti, indicati come: R1, R2, R3, R4.
Questa storia inizia nel 2019, subito dopo l’insediamento del neo-eletto presidente Volodymyr Zelensky a palazzo Marijnsky. A giugno una società immobiliare acquista quattro ettari di terreno dal consiglio del villagio di Kozyn. È la Bloom Development LLC, fondata l’anno precedente da Oleksii Chernyshov. Sappiamo dall’inchiesta Midas che il suo nome in codice è “Che Guevara”. L’altro protagonista, invece, è Karlson, ovvero Timur Mindich, il più stretto socio di Zelensky, nonché co-fondatore di Qvartal 95 e – più recentemente – di Fire Point, la società che produce droni a lunga gittata e i missili Flamingo per Kiev.
All’epoca dell’investimento “Che Guevera” è un semplice uomo d’affari. Ma con Zelensky presidente la sua carriera politica prende il volo. Nell’autunno 2019 diventa governatore dell’Oblast di Kiev (e per questo cede la quota di Bloom Development alla moglie). Poi viene “promosso” a Ministro per lo sviluppo delle comunità e dei territori dal 2020 al 2022, Ceo di Naftogaz dal 2022 al 2024 e infine dal dicembre 2024 a luglio 2025 ricopre l’incarico di vice primo ministro e ministro dell’Unità Nazionale, un ministero creato appositamente per gestire l’emigrazione e i rapporti con gli ucraini all’estero, in un momento di difficoltà di mobilitazione nell’esercito.
In base ai dati forniti da NABU, il valore del terreno acquistato per la realizzazione del progetto residenziale Dynasty variava all’epoca da 4.000 a 20.000 dollari USA per 100 metri quadrati.
Il progetto prevedeva, oltre alle 4 mega ville su una superficie di 1000 mq ciascuna, anche la costruzione di ulteriori abitazioni e locali di servizio per ogni residenza. Inoltre, i partecipanti si erano accordati per una quinta villa condivisa che avrebbe incluso un'area benessere, una piscina, una palestra e altri servizi.
Il costo di costruzione di una singola villa si aggirava intorno ai 2 milioni di dollari. Solo il 10% del prezzo sarebbe stato pagato su canali legali. Il restante in contanti, in parte con i soldi ottenuti dalle mazzette sugli appalti Energoatom, al centro dello scandalo Mida.
Per ripulire questi soldi, i partecipanti all’affare (R1, R2, R3, R4) avrebbero addirittura acquistato fatture false.
Metodi di finanziamento
Secondo gli investigatori, la costruzione è stata finanziata attraverso due canali. Il primo metodo era relativamente "pulito" e con le quote versate su canali tracciabili, il cosiddetto Modulo 1. A tale scopo, era stata creata la Sunny Shore, cooperativa edilizia controllata da uomini della cerchia di “Che Guevera”. Ufficialmente fungeva da committente per il progetto di costruzione.
Per NABU, l'”intento era quello di dare l'impressione che i fondi avessero un'origine legittima”. Il finanziamento "pulito" rappresentava solo circa il 10% dei fondi totali utilizzati per la costruzione delle dimore."
La restante parte delle somme proveniva da attività criminale. Dalle indagini, infatti è emersa una seconda via di finanziamento, il cosiddetto “Modulo 2”.
Parte del denaro utilizzato per la costruzione era consegnato in contante agli operai che effettivamente eseguivano i lavori, tramite l'assistente personale di "Che Guevara" presso un altro ufficio a Kiev. Un'altra parte del denaro proveniva da una persona appartenente alla cerchia di "Karlson".
È stato inoltre accertato che la costruzione delle dimore della dinastia non si è interrotta con l'inizio della guerra con la Russia. Piuttosto si è intensificata. "Che Guevara" pretendeva che i lavori di costruzione procedessero più velocemente e continuassero su più turni per tutta la giornata, fino a tarda sera.
Metodi di riciclaggio del denaro.
Poiché la reale portata della costruzione non corrispondeva alle fonti di finanziamento ufficialmente dichiarate, nel 2024 il “gruppo criminale” ha iniziato a cercare modi per riciclare il denaro, acquistando documenti che avrebbero falsamente confermato la provenienza lecita dei fondi.
Il costo di questi servizi ammontava al 15,5-16,5% della somma totale.
Secondo NABU e SAPO, tra il 2021 e il 2025, i futuri proprietari delle ville e altri individui avrebbero riciclato quasi 460 milioni di grivne, pari a 10,5 milioni di dollari attraverso il progetto di costruzione. L'indagine ha accertato che questi fondi sono stati ottenuti attraverso le attività di un'organizzazione criminale capeggiata da "Karlson", in particolare tramite la gestione di un "sistema di riciclaggio" che accumulava e riciclava fondi provenienti da diverse fonti, inclusi schemi di corruzione presso Energoatom.
Il progetto è stato sospeso nel luglio 2025. Dopo l’arresto di “Che Guevara”, “Karlson” ordinò al suo rappresentante edile di interrompere e accantonare temporaneamente i lavori fino a “tempi migliori”. Che non sono mai arrivati. Le proprietà, infatti sono stati confiscate, dopo l’avvio dell’operazione Mida, che ha costretto Mindich a fuggire nottetempo in Israele e Ermak alle dimissioni dal suo incarico a Bankova, come numero due di Zelensky.
Già allora si parlava di un suo coinvolgimento in un affare edilizio a Kozyn collegato agli appalti energetici. Ma il caso è esploso soltanto adesso, dopo la pubblicazione dei nuovi “nastri Mindich”, con le conversazioni dei protagonisti della storia. Conversazioni, occorre sottolinearlo, per lo più in lingua russa.
Il coinvolgimento di Zelensky
Gli investigatori, grazie alle intercettazioni sono riusciti a risalire ai nomi degli acquirenti. R3 e R4 erano gli stessi Mindich e Chernyshov. Ermak era contrassegnato come R2. Dalle conversazioni emerge inoltre che, mentre Biden metteva in guardia Kiev da un imminente attacco russo, pochi giorni prima del 24 febbraio 2022, l’ex capo dell’ufficio presidenziale parlava con il suo architetto per definire il design della villa.
Su R1 resta il punto interrogativo. In base a quanto emerge dalle conversazioni, si tratterebbe del capo. Secondo la rivista ucraina Strana, si tratterebbe proprio di Volodymir Zelensky. Inoltre il nome “Vova” diminutivo di “Volodymy” viene fuori in una conversazione tra Mindich e una donna, proprio nell’appartamento al numero 9a di via Hrushevskoho a Kiev.
Ad ogni modo, anche se Zelensky fosse coinvolto, in qualità di presidente della Repubblica godrebbe dell’immunità, dunque non potrebbe essere indagato. Oggi in conferenza stampa Nabu e SAP non hanno né smentito né confermato l’esistenza di indagini su di lui.
Sarebbe dunque da escludere un’operazione di lawfare, come quelle viste in Brasile contro Lula o in Cile contro Daniel Jadue. In caso di indagine, Zelensky si troverebbe piuttosto in una situazione simile a quella di Netanyahu, ovvero incentivato a proseguire la guerra il più a lungo possibile, per non dover revocare la legge marziale e indire nuove elezioni. Tuttavia, non è escluso che, data la nuova fase in cui sta entrando la guerra, con i partner europei che valutano un dialogo con Mosca e i piani di Washington, dietro l’indagine possa esserci un braccio di ferro tra Bruxelles e Kiev.
L’obiettivo però non sarebbe quello di un cambio a palazzo Marijnsky ma di una ridefinizione degli equilibri di potere, soprattutto in vista della gestione dei miliardi che arriveranno a Kiev dall’Europa, come sostegno alla guerra.
Andrii Yermak, l’uomo che con Zelensky aveva condiviso il bunker durante l’offensiva russa su Kiev, invece è accusato di riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali, ai sensi dell'articolo 209.3 del codice penale ucraino. E rischia dagli 8 ai 12 anni di carcere.
domenica 15 marzo 2026
Petroliera russa nel Mediterraneo. - A. Di Battista
In questo momento c’è una petroliera russa con 900 tonnellate di gasolio e 60mila tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL) nel Mediterraneo e si sta avvicinando alle coste italiane.
Lo scorso 3 marzo questa petroliera è stata attaccata molto probabilmente da droni ucraini. E onestamente non mi stupirebbe per nulla, considerando che gli ucraini hanno già distrutto una delle infrastrutture europee più importanti, e cioè i Nord Stream 1 e 2, i gasdotti nel Mar Baltico, fregandosene dei danni arrecati agli stessi Paesi che continuano a finanziarli.
La petroliera si chiama Arctic Metagaz. In questo momento naviga in modo incontrollato e rischia di causare un disastro ambientale. Provate a immaginare cosa accadrebbe se nel nostro mare dovessero rovesciarsi 900 tonnellate di gasolio. La nave ha una lunghezza di 277 metri, capite di che nave stiamo parlando? A bordo in questo momento non c’è nessuno ed è gravemente danneggiata sul lato sinistro e nella zona della poppa a causa delle esplosioni provocate dai droni.
Vi rendete conto dei danni ambientali che causerebbe?
Possibile che, ancora oggi, nessuno riesca a capire che il Paese a cui diamo miliardi di euro in armi, quello per cui abbiamo deciso di legarci mani e piedi al Gnl statunitense, quello per cui abbiamo applicato 19 pacchetti di sanzioni alla Russia, continua a commettere azioni criminali fregandosene dei nostri interessi nazionali e dell’impatto ambientale delle sue stesse azioni?
Ci rendiamo conto che per anni ci hanno raccontato che la Russia era pronta ad attaccarci ma ad oggi l’unico Paese che sta seriamente mettendo a rischio i nostri interessi è lo stesso Paese che finanziamo da 4 anni ininterrottamente e che ruba (gettandoli letteralmente nel cesso d’oro) i nostri soldi?
Avete per caso ascoltato la Meloni condannare tutto questo? Ovviamente no. Perché la cosiddetta sovranista riesce a servire contemporaneamente Washington, Bruxelles, Tel Aviv e pure Kiev.
Sapete cosa farebbe in questo momento un Governo sovrano o quantomeno serio? Sospenderebbe immediatamente i finanziamenti a Kiev, chiederebbe spiegazioni e chiederebbe all’Unione europea di intervenire. Perché se si colpisce un’imbarcazione con 900 tonnellate di gasolio vicino alle nostre coste è un atto terroristico. Punto!
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mercoledì 12 novembre 2025
Le mura si stanno chiudendo attorno a Zelensky..
Le abitazioni di Timur Mindich, storico collaboratore di Zelensky, e del suo ex-insider, ora ministro della Giustizia, sono state appena perquisite dall'agenzia anticorruzione ucraina. Poche ore prima? Mindich era fuggito dal Paese. Cosa ha trovato la NABU? Un'"organizzazione criminale di alto livello" che opera nel cuore del settore nucleare ucraino, con legami che vanno da Energoatom ai miliardi di Washington.
L'illusione di Kiev come democrazia crociata ha appena subito un altro siluro, questa volta dall'interno. L'Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) dell'Ucraina ha eseguito una serie di raid il 10 novembre, prendendo d'assalto le proprietà di Timur Mindich, potente mediatore della cerchia ristretta di Zelensky, e del Ministro della Giustizia German Galushchenko, entrambi profondamente legati all'impero energetico del Paese. Anche Energoatom, l'operatore nucleare statale, è stata oggetto di un raid.
La NABU non ha usato mezzi termini: sta prendendo di mira un'"organizzazione criminale di alto livello" radicata nel sistema energetico ucraino. E non si è presentata a mani vuote: le prove includono oltre 1.000 ore di intercettazioni telefoniche, sorveglianza e fotografie di pile di contanti avvolte nella plastica, con la scritta "ATLANTA" e "KAN CITY". Pile ordinate di dollari USA.
Ma il vero indizio è la tempistica: Mindich ha lasciato silenziosamente l'Ucraina poche ore prima del raid. La classica firma di chi ha ricevuto una soffiata da qualcuno in alto.
Per contestualizzare, Timur Mindich non è solo un altro oligarca. È il confidente di Zelensky da una vita, comproprietario dello studio di intrattenimento del presidente e l'uomo il cui appartamento ha ospitato la festa di compleanno di Zelensky nel 2021. Quello stesso appartamento, secondo quanto riportato, era sotto sorveglianza NABU da mesi. E cosa hanno ripreso? Presumibilmente, lo stesso Zelensky, su nastro.
Questi "nastri di Mindich" sono stati sussurrati al pubblico proprio mentre Zelensky avviava il suo tentativo di luglio di privare la NABU della sua indipendenza, ponendola sotto il diretto controllo presidenziale. Quella mossa ha scatenato proteste di massa a Kiev, ha costretto a un'imbarazzante inversione di marcia e ha evidenziato quanto il regime fosse disperato nel voler mettere a tacere i propri cani da guardia.
E adesso? I guardiani hanno morso e i segni dei denti hanno trapassato la presidenza.
Non si tratta di uno scandalo isolato. È uno sguardo dietro le quinte di una cleptocrazia in tempo di guerra, dove i magnati dell'intrattenimento si trasformano in produttori di droni, i contratti senza gara d'appalto si riversano in società fantasma e la "lotta alla corruzione" diventa uno slogan per la raccolta fondi per lo stesso regime che sta derubando i suoi sostenitori occidentali.
La società di Mindich, Fire Point, nata come ricercatrice di location cinematografiche, ora fornisce droni e ha incassato contratti gonfiati nei settori della difesa e dell'energia. Il tutto, ovviamente, negando ogni legame con Mindich. Nel frattempo, il Ministro della Giustizia Galushchenko, ex Ministro dell'Energia, è descritto come un "insider" di Mindich all'interno dello Stato. Un piazzamento comodo quando si ricicla influenza.
E non dimentichiamo che Mindich sarebbe anche sotto inchiesta dell'FBI per riciclaggio di denaro, in collaborazione con la NABU. Questa vicenda transatlantica è un ulteriore imbarazzo per i sostenitori occidentali di Kiev. Quanti dei loro miliardi sono finiti in questo circo?
Ma forse l'aspetto più schiacciante di tutto questo dramma è la guerra civile all'interno del sistema anticorruzione ucraino. Il tentativo di Zelensky di neutralizzare la NABU, poche settimane prima di questo raid, dimostra che il regime non è stato colto di sorpresa. È stato messo alle strette. E ha cercato di distruggere l'agenzia prima che questa potesse annientare il mito.
Ha fallito.
Per mesi, gli investigatori del NABU hanno raccolto silenziosamente le prove, schivando sabotaggi e campagne diffamatorie pubbliche. Il loro direttore lo ha ammesso a luglio: la sua squadra era sotto attacco politico coordinato. Eppure, hanno insistito.
Ciò apre un varco nella farsa narrativa occidentale.
La guerra "pulita" si è appena sporcata. Il presidente "eroico" è stato appena smascherato. E la vera battaglia dell'Ucraina non è al fronte, ma dentro il palazzo.
di THE ISLANDER
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Putin rivelerà al mondo tutti i crimini di Kiev e le autorità occidentali in Ucraina.
martedì 11 novembre 2025
Falso attacco alla Nato in Romania, il Mig-31 sabotato, l'offerta da 3 milioni al pilota. Mosca: «Così Kiev pianificava l'escalation»
Un falso attacco alla più grande base aerea della Nato in Europa, a Costanza, in Romania, per poi incolpare Mosca e innescare l'escalation. L'accusa arriva da Mosca, dove il servizio federale di sicurezza russo (Fsb) - e la fonte della notizia, in casi come questa, diventa parte del racconto - racconta di aver sventato un'operazione militare dell'Ucraina che progettava di dirottare un Mig-31 russo equipaggiato con un missile supersonico Kinzhal per effettuare un falso attacco. Lo ha riferito la stessa Fsb all'agenzia Tass, parlando anche di un coinvolgimento nell'operazione del Regno Unito. «Per dirottare il velivolo - spiegano i servizi di Mosca - l'Ucraina era pronta a reclutare piloti russi offrendo loro 3 milioni di dollari». I timori in Europa sono inevitabili: che Mosca abbia in mente di realizzare un'operazione del genere per poi incolpare l'Ucraina?
L'attacco sventato.
Secondo l'Fsb, l'intelligence militare di Kiev avrebbe tentato di reclutare i piloti russi promettendo 3 milioni di dollari, per far dirigere il Mig verso la base della Nato a Costanza, in Romania. «Le misure prese - hanno detto i servizi russi citati da Ria Novosti - hanno sventato i piani dell'intelligence ucraina e britannica per una provocazione su larga scala». La tv di Stato di Mosca ha mostrato foto dei messaggi e registrazioni di un uomo che l'Fsb sostiene lavorasse per Kiev e Londra dai quali emerge l'offerta di 3 milioni di dollari a un pilota russo, al quale sarebbe stata anche promessa la cittadinanza di un Paese occidentale, per far volare il Mig verso l'Europa.
L'offerta da 3 milioni ai piloti.
Per il dirottamento, l'intelligence ucraina avrebbe quindi provato a reclutare piloti russi, offrendo loro 3 milioni di dollari. I servizi speciali programmavano di inviare il jet nell'area dove sorge la base aerea più grande della Nato, a Costanza, in Romania, dove sarebbe stato poi abbattuto dalla difesa aerea. Le misure messe in atto hanno sventato i piani dell'intelligence ucraina e britannica di portare avanti una provocazione su larga scala.
Il coinvolgimento di Bellingat.
Un pilota di Mig-31 ha raccontato di essere stato contattato l'anno scorso da un uomo che si è presentato come Sergey Lugovsky, un ricercatore del gruppo investigativo open source Bellingcat. Quest'ultimo avrebbe inizialmente chiesto delle consulenze, per poi offrire denaro in cambio della defezione. Dopo il rifiuto del pilota, un agente ucraino che si faceva chiamare Aleksandr si è rivolto al pilota offrendogli 3 milioni di dollari e un passaporto straniero in cambio della guida dell'aereo per sorvolare una base aerea vicino a Costanza, in Romania.
Nessuna prova fornita.
L'ufficiale ha anche affermato che l'intelligence ucraina aveva preso in considerazione l'idea di avvelenare il comandante del MiG-31 in modo che il copilota potesse prendere il comando e completare il dirottamento. L'FSB non ha fornito prove a sostegno delle sue affermazioni e non vi sono stati commenti immediati da parte dell'Ucraina, della Nato o di Bellingcat.
La base Nato di Costanza.
Secondo la TASS, la base in questione è la base aerea Mihail Kogălniceanu, nella Romania sudorientale, che si sta espandendo per diventare quella che le autorità rumene descrivono come la più grande base militare della Nato in Europa. Secondo i media rumeni, il progetto si estende su circa 3.000 ettari e ospiterà in modo permanente fino a 10.000 soldati della Nato e le loro famiglie. Il progetto da 2,5 miliardi di euro comprende piste di atterraggio, hangar, piattaforme per armi, scuole, asili, negozi e un ospedale. Secondo Euronews Romania, nel 2024 sono iniziati i lavori sulle infrastrutture principali della base, tra cui strade di accesso e sistemi di pubblica utilità, e la piena operatività è prevista entro il 2040.
I precedenti.
Secondo Mosca, Kiev in passato ha già offerto denaro e assistenza ai disertori. Nel 2023, il pilota russo di un Mi-8, Maksim Kuzminov, disertò in Ucraina, atterrando con il suo elicottero dietro le linee del fronte con l'aiuto dell'intelligence ucraina. Due degli altri membri dell'equipaggio, ignari del suo piano, morirono durante l'atterraggio. Kuzminov fu assassinato un anno dopo in Spagna, dove viveva con una nuova identità e un passaporto ucraino.
Nel 2022, l'Fsb ha accusato l'ex investigatore di Bellingcat Christo Grozev, giornalista di origine bulgara, di aver preso parte a un fallito tentativo ucraino di reclutare piloti militari russi. Grozev ha raccontato di essere stato inserito tra gli ufficiali dell'intelligence ucraina come documentarista e ha affermato che i suoi messaggi di testo erano falsi.
lunedì 14 luglio 2025
Letta jr. respinse Conte per Kiev e il no al riarmo.
"Non fu solo la caduta di Draghi, ma la linea sull’Ucraina". È scritto nero su bianco oggi da Wanda Marra su il Fatto Quotidiano del 14 luglio 2025: Enrico Letta nel 2022 rifiutò ogni accordo elettorale con il MoVimento 5 Stelle perché Giuseppe Conte non si piegò al dogma del riarmo e al sostegno acritico alla NATO. Un patto per fermare la destra c’era, e lo volevano in tanti, da Conte a Grillo, da Emiliano a Boccia. Ma Letta e la sua war room, Guerini, Franceschini, Orlando, scelsero scientemente la linea dell’esclusione. Parliamo di dirigenti che preferirono far vincere Meloni pur di non avere accanto chi chiedeva pace e autonomia strategica. Emiliano oggi lo dice chiaramente: fu tutto deciso a tavolino. E a distanza di tre anni, nessuno ha ancora chiesto scusa. Altro che vittimismo, questa è la conferma che Conte e il M5S pagarono un prezzo altissimo per aver difeso le proprie idee, per aver detto NO a nuove armi, NO al 2 per cento di PIL in spese militari, NO alla logica del blocco. È ora che questa verità venga detta ovunque, perché ci hanno tolto la voce, ma non la memoria.
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lunedì 2 giugno 2025
Nessun Armageddon. La risposta di Putin agli attacchi di Kiev. - Clara Statello per l'AntiDiplomatico
I negoziati continuano, la Russia siederà oggi al tavolo di Istanbul. Gli attacchi alle ferrovie e l’operazione ragnatela contro le basi dell’aviazione strategica russa hanno fallito l’obiettivo di fermare il processo.
Non appena il presidente ucraino Zelensky ha confermato, domenica pomeriggio, la partecipazione ai colloqui di oggi, la stampa russa ha annunciato la partenza della delegazione russa per la Turchia.
Al suo arrivo a Istanbul, poco dopo le 20, il capo dei negoziatori, Vladimir Medinsky ha affermato che l’indomani sarebbero state rilasciate dichiarazioni dettagliate sulla posizione della Russia nei confronti dell'Ucraina.
La parte russa ha ricevuto il memorandum di Kiev sulla risoluzione del conflitto, in ucraino e in inglese. Reuters nel pomeriggio di ieri ne aveva pubblicato i punti principali. La Russia non renderà pubblico il suo documento sull'accordo ucraino. Sarà presentato alla parte ucraina durante la riunione.
È previsto che l’incontro delle delegazioni avverrà oggi, lunedì 2 giugno per le 13:00 presso il Palazzo ?iragan.
E la Russia non ha alcuna ragione per saltare questo momento.
Con l’attacco contro le componenti della triade nucleare russa e con la pubblicazione delle sue condizioni, l’Ucraina ha dato un importante vantaggio negoziale alla Russia.
Zelensky ha dimostrato pubblicamente la volontà di proseguire con la guerra, anche a costo di provocare una pericolosa escalation bellica. Una risposta militare proporzionale e simmetrica della Russia per ripristinare la propria deterrenza, potrebbe provocare l’estensione del conflitto ad altri attori anche al di fuori del campo di battaglia ucraino. Cioè uno scontro diretto fra potenze militari.
Chi si aspettava una feroce rappresaglia notturna della Russia, invece, non l’ha avuta. Anzi, i sistemi di difesa aerea russi hanno respinto un altro attacco su larga scala, con droni kamikaze a lungo raggio ucraini, contro diverse regioni russe. Secondo il ministero della Difesa russo, dalle 20 alle 2 di notte, sono stati intercettati più di 150 UAV ucraini. L’Ucraina è stata attaccata con due missili balistici a Kharkov e droni in diverse città.
L’assenza di una reazione russa non è un segnale di debolezza, ma della volontà di Mosca di proseguire con i negoziati. È esattamente la dimostrazione di voler “far sul serio” che Donald Trump ha più volte chiesto a Vladimir Putin.
Gli attacchi condotti ieri sul territorio russo accreditano la Russia e screditano l’Ucraina come attori negoziali. Negli ultimi mesi la coalizione pro-Kiev ha tentato di dimostrare esattamente il contrario.
Al tavolo di Gedda la delegazione guidata da Andri Yermak era stata costretta ad accettare un indigesto cessate il fuoco. Da quel momento, la strategia dell’Ucraina e dei suoi partner è stata quella di dimostrare che Putin non voleva davvero i negoziati, ma mirava a prendere tempo con la Casa Bianca.
In tal modo, i neocon e i leader europei del gruppo dei “volenterosi” (Francia, UK, Germania, Polonia, Italia, Finlandia) hanno esercitato pressioni su Trump al fine di “utilizzare il bastone” anziché la “carota” con Mosca, con l’inasprimento di sanzioni e l’aumento dell’assistenza militare a Kiev. Il senatore repubblicano Lindsay Graham, a capo di una cordata trasversale, ha preparato un bozza per sanzioni secondarie e dazi al 500% da imporre ai Paesi che continueranno ad acquistare prodotti energetici e risorse strategiche da Russia, in particolare Cina e India.
L’Ucraina ha fornito un casus belli alla vigilia del secondo round di colloqui diretti. L’attacco di ieri mette Mosca nelle condizioni di dimostrare agli Stati Uniti e alla comunità internazionale che Kiev è una minaccia esistenziale alla propria sovranità e integrità territoriale.
Il capo dell’SBU Vasilly Maliuk ha dichiarato che l’attacco alle basi militari russe ha inflitto un grave danno irreparabile alla deterrenza nucleare russa, distruggendo il 34% dei vettori missilistici strategici da crociera, presso i principali aeroporti della Federazione Russa. Ha stimato una perdita di 7 miliardi di dollari. Secondo la stampa ucraina oltre 40 bombardieri strategici sarebbero stati danneggiati in sei aeroporti dell’aviazione strategica della triade nucleare.
In realtà, in base ai dati forniti dai satelliti, il danno è di gran lunga inferiore. Secondo Clash Reporter le perdite accertate consisterebbero in 8 bombardieri strategici e un aereo per il trasporto dell’unità danneggiati o distrutti nell’aeroporto militare di Belaya, quello maggiormente colpito.
Kiev ha dimostrato a Mosca di poter colpire la sua deterrenza, rendendola più vulnerabile nel confronto con la NATO. In caso di fallimento della strada diplomatica, la Federazione Russa dovrà agire di conseguenza con un salto di qualità: concludere l’operazione militare speciale e dichiarare guerra all’Ucraina. A questo punto, forte del sostegno dei nazionalisti e del consenso pubblico, il Cremlino potrebbe lanciare una mobilitazione generale e passare ad un regime di economia di guerra.
Secondo i servizi segreti esteri ucraini Mosca ha la capacità di mobilitare fino a 25 milioni di riserve addestrate. In secondo luogo potrebbe far valere l’art.4 del trattato di partenariato strategico globale con la Repubblica Popolare della Corea del Nord, per compensare la diminuzione della propria deterrenza.
Il silenzio della Casa Bianca, che si è dissociata dall’operazione ragnatela, è indicativo delle difficoltà in cui si trova l’Occidente dopo le mosse ardite di Kiev. Anche le autorità russe non si sono esposte, mantenendo un’apparente calma per non interferire con i colloqui di oggi.
In serata si è svolta una conversazione telefonica tra il ministro degli Esteri Lavrov e il segretario di Stato Marco Rubio. Su iniziativa russa. Il capo della diplomazia statunitense ha “ribadito l'appello del Presidente Trump a proseguire i negoziati diretti tra Russia e Ucraina per raggiungere una pace duratura", ha dichiarato il Dipartimento di Stato in una sintetica nota.
La Russia siederà tra poche ore al tavolo di Palazzo ?iragan portando un ramoscello d’ulivo in una mano e nell’altra un “fucile” da prima potenza nucleare al mondo (ferita). Se il ramoscello dovesse cadere Putin avrà le carte per attribuire all’Ucraina la responsabilità del fallimento dei negoziati. Cosa farà allora Trump? Se si ritirerà, fino a che punto i “volenterosi” di Inghilterra, Francia, Germania e Polonia si spingeranno nel sostegno alla guerra a tutti i costi che Zelensky sembra voler combattere?
giovedì 21 novembre 2024
Finian Cunningham - Perché Putin dovrebbe ignorare la patetica provocazione di Biden sull'ATACMS. - di Finian Cunningham - Strategic Culture
Per quanto riguarda le provocazioni, l'ultima del presidente Joe Biden nel consentire l'uso di attacchi missilistici a lungo raggio sulla Russia è sicuramente audace. Ma, in ultima analisi, nella pratica, è un gesto patetico da parte di un presidente zoppo che non avrà alcun impatto sulla prevista vittoria militare della Russia contro il regime di Kiev armato dalla NATO.
La decisione segnalata di Biden è un'ultima, disperata scommessa per incitare un'escalation con la Russia e sabotare i piani imminenti del presidente eletto Trump per porre fine al conflitto in Ucraina. La mossa di Biden è sconsiderata, riprovevole e odiosa. Ma non dovrebbe essere considerata una seria minaccia.
La Russia farebbe meglio a ignorarla. Naturalmente, la Russia deve difendersi da qualsiasi potenziale minaccia al suo territorio che tali armi potrebbero rappresentare. Tuttavia, Mosca dovrebbe continuare a esercitare la moderazione strategica per cui è rinomato il presidente Putin e non reagire alla provocazione.
Comprensibilmente, i politici e i media russi hanno reagito furiosamente ai resoconti dei media statunitensi secondo cui Biden avrebbe dato il via libera all'esercito ucraino per utilizzare ATACMS di fabbricazione nordamericana per colpire in profondità nel territorio russo. I missili supersonici Mach-3 lanciati da terra hanno una gittata fino a 300 chilometri.
L'audacia e l'arroganza della classe dirigente USA non conoscono limiti. Ha sanzionato la Russia (senza alcun risultato, badate bene), ha trasformato in arma un regime neonazista a Kiev, ha già ucciso civili nel territorio russo della Crimea con l'ATACMS, e così via. Ora Biden sta aumentando la capacità di assalto in profondità nella Russia.
Due mesi fa, il presidente russo Vladimir Putin ha avvertito che se gli Stati Uniti avessero autorizzato una simile mossa, questa avrebbe alterato radicalmente l'essenza stessa del conflitto in Ucraina, perché Mosca avrebbe visto gli Stati Uniti e i suoi partner della NATO come "partecipanti diretti" in una guerra contro la Russia.
Il ragionamento di Putin era corretto. L'impiego di ATACMS e altri sofisticati missili a lungo raggio contro la Russia avrebbe inevitabilmente significato che personale americano e della NATO stessero gestendo questi sistemi. L'esercito ucraino, lacerato dalla diserzione, in disordine e con un morale basso, non sarebbe stato in grado di prendere di mira e utilizzare tali munizioni. L’uso degli ATACMS, o JASSM lanciati da aerei, e dei missili da crociera Storm Shadow e Scalp britannici e francesi per colpire la Russia equivale al coinvolgimento diretto della NATO in una guerra contro la Russia.
Quando Putin ha lanciato il suo duro avvertimento a settembre, Biden e altri leader occidentali, tra cui il primo ministro britannico Keir Starmer, sembravano all'epoca tenerne conto e fare marcia indietro dalle considerazioni di consentire al regime ucraino di usare missili a lungo raggio contro la Russia.
Ora, tuttavia, Biden ha cambiato idea per dare finalmente la sua approvazione, secondo quanto riportato. Lo stile dei funzionari statunitensi anonimi che informano il New York Times, il Washington Post e l'Associated Press ha tutti i tratti distintivi di un'operazione psicologica orchestrata.
Cosa è cambiato?
Semplice. Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali degli Stati Uniti il 5 novembre con una clamorosa vittoria, sfidando l'establishment politico che voleva che vincesse Kamala Harris. Il presidente eletto repubblicano entrerà in carica tra due mesi, quando si insedierà il 20 gennaio. Trump ha ripetutamente affermato che negozierà la fine del conflitto in Ucraina, durato quasi tre anni, che ha visto gli alleati degli Stati Uniti e della NATO finanziare un regime corrotto in Ucraina con una cifra pari a 200 miliardi di dollari.
Eppure, dopo tutto quello spreco osceno di denaro pubblico occidentale per gonfiare la macchina da guerra, la Russia sconfiggerà il proxy della NATO. La posta in gioco per il futuro della NATO e per la macchina da guerra imperialista occidentale non potrebbe essere più alta.
L'impressionante mandato elettorale di Trump suggerisce che il popolo statunitense vuole che la propaganda bellica degli Stati Uniti finisca e che le sue crescenti esigenze economiche e sociali siano prese in considerazione come una priorità.
Sotto Trump, il racket della guerra potrebbe terminare. La nomina della scorsa settimana di Tulsi Gabbard - una critica esplicita della guerra per procura della NATO in Ucraina - a direttore dell'intelligence nazionale è un segno importante delle sue audaci intenzioni di negoziare una soluzione diplomatica al conflitto. Ciò significa la fine del denaro sporco che scorre nelle casse del complesso militare-industriale occidentale e di Wall Street. Biden e la candidata democratica Kamala Harris sono stati i burattini del racket della guerra. Per ottenere un buon risultato, hanno sciorinato un'infinita russofobia, rendendo impossibili i negoziati con Mosca, e hanno giurato di mantenere il conflitto in Ucraina “per tutto il tempo necessario”. I leader europei come Starmer, Macron e Scholz sono altrettanto spregevoli.
Mentre Biden fa le valigie per il suo tardivo pensionamento, sta rendendo disperati servizi dell'ultimo minuto al racket della guerra che si trova nel cuore putrido del capitalismo USA. La settimana scorsa, il suo Segretario di Stato Antony Blinken (un'altra marionetta senza personalità) ha dichiarato che l'amministrazione Biden avrebbe sbloccato altri 9 miliardi di dollari in aiuti militari all'Ucraina, in modo che questa possa continuare a combattere la guerra fino al prossimo anno.
Allo stesso modo, il via libera di Biden all'uso di missili a lungo raggio è un altro stratagemma per mantenere in vita il racket della guerra. Trump invertire le decisioni quando entrerà alla Casa Bianca, ma nei prossimi due mesi, l'amministrazione Biden sembra cercare di sabotare le intenzioni di pace di Trump intensificando il conflitto fino a un pericoloso punto di non ritorno.
La Russia non dovrebbe abboccare all'amo. Per cominciare, gli Stati Uniti non hanno una grande scorta di ATACMS da dare all'Ucraina. Qualsiasi uso di questi missili sarà limitato. Il cosiddetto presidente del regime di Kiev Vladimir Zelensky (che ha annullato le elezioni mesi fa e governa per decreto) non ha alcuna possibilità di fermare la rapida vittoria delle forze russe, anche con alcuni ATACMS.
No, non si tratta di difendere l'Ucraina o di consentire il ridicolo “piano della vittoria” di Zelensky. Si tratta di uno Stato profondo imperialista occidentale a guida americana che vuole provocare la Russia in una terribile escalation per mantenere i profitti della guerra.
Il gesto di Biden è avventato, ma è qualcosa che dovrebbe essere trattato con disprezzo. Mentre vaga nell'oblio della sua demenza senile, il popolo si dimenticherà presto di questo politico fallito. I suoi 50 anni di carriera sono stati un lungo turno di prostituzione per l'imperialismo statunitense.
Legalmente, la Russia potrebbe rispondere alla provocazione di Biden con attacchi reciproci contro siti statunitensi e della NATO. Ma una simile escalation è esattamente ciò su cui scommettono lo Stato profondo imperialista degli Stati Uniti e i suoi lacchè della NATO.
Il gesto provocatorio è più simbolico che una minaccia sostanziale. La Russia dovrebbe ignorarlo e concentrarsi sulla demolizione del regime per procura della NATO a Kiev, infliggendo così un colpo mortale alla credibilità degli Stati Uniti e della NATO.
(Traduzione de l’AntiDiplomatico)