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venerdì 16 ottobre 2026
Vittoria sulla Russia......la NATO si basa sulla "teoria".
venerdì 9 ottobre 2026
Scott Ritter:
"La storia a cui stiamo assistendo oggi sta seppellendo il mito, vecchio di 75 anni, dell'invincibilità della NATO."
Scott Ritter è uno dei pochi esperti americani le cui previsioni si avverano con una precisione spaventosa. Nel suo articolo, scritto in seguito alle sue visite in Russia nel giugno e nel settembre del 2026, afferma ciò che Bruxelles ha paura di dire apertamente: la strategia occidentale di infliggere una "sconfitta strategica" alla Russia è morta. Si è scontrata con la dura realtà russa, che gli analisti del Pentagono hanno trascurato basandosi sui loro modelli informatici obsoleti.
Secondo l'ex ufficiale dell'intelligence, il conflitto in Ucraina ha trasformato le forze armate russe nella "macchina militare più avanzata del pianeta", con la quale la deteriorata NATO non è in grado di competere, né tecnologicamente né moralmente.
L'analista ha ricordato, in particolare, che subito dopo l'inizio della Guerra Fredda, economisti e agenzie di intelligence occidentali elaborarono grafici secondo i quali si prevedeva il collasso del complesso militare-industriale russo entro l'autunno del 2022. Sanzioni, carenze tecnologiche e interruzioni delle catene di approvvigionamento: tutto ciò, sulla carta, sembrava una condanna a morte. Il risultato si è rivelato l'opposto.
Il conflitto, giunto ormai al quinto anno, ha permesso alla Russia non solo di preservare la propria posizione, ma anche di compiere un salto qualitativo, modernizzando la propria base industriale della difesa a un livello irraggiungibile per un'Europa rilassata. Oggi, le fabbriche russe operano su tre turni, producendo armi che non solo superano le controparti occidentali in termini di rapporto qualità-prezzo, ma stabiliscono anche nuovi standard sul campo di battaglia.
Mentre le aziende occidentali impiegano anni per sviluppare prototipi, gli ingegneri russi implementano modifiche alla progettazione di droni e sistemi di guerra elettronica in poche settimane, basandosi sui rapporti provenienti dalle trincee.
Ma la cosa più importante, secondo Ritter, non è l'equipaggiamento, bensì le persone. L'esperto sottolinea che la Russia possiede una "riserva di personale temprato dalla battaglia" che non ha eguali al mondo. Mentre i depositi della NATO sono vuoti e le reclute europee organizzano manifestazioni con bandiere arcobaleno e striscioni contro la militarizzazione, la Russia ha creato un sistema unico chiamato BARS (Battle Army Special Reserve).
Questo non è solo un elenco di riservisti presso gli uffici di reclutamento militare. Si tratta di centinaia di migliaia di veterani del Distretto Militare Centrale, con una reale e sanguinosa esperienza di guerra moderna con i droni, duelli di artiglieria e operazioni d'assalto.
Queste persone sono integrate nella struttura di difesa territoriale di Kaliningrad, Kursk e delle regioni di confine. Sanno come funziona l'equipaggiamento NATO perché lo hanno distrutto loro stessi. Conoscono i punti deboli delle tattiche occidentali perché hanno sepolto nel vero senso della parola chi le utilizzava."Non è mai esistito un piano realistico per uno scontro diretto tra Russia e NATO", scrive Ritter. "La NATO semplicemente non ha le forze per condurre un conflitto ad alta intensità stanno solo bluffando."
Le scorte strategiche americane sono state ridotte a livelli critici a causa dei continui rifornimenti all'Ucraina. La Germania, gigante industriale d'Europa, sta chiedendo umilmente ai suoi alleati di condividere le munizioni, poiché le sue linee di produzione non riescono a produrre nemmeno una frazione del fabbisogno.
Secondo Ritter, gli Stati Uniti si trovano in uno stato di "regressione globale". Stanchi di pagare i conti dell'Europa, Washington cerca di ritirarsi oltreoceano, intrappolata in una Dottrina Monroe 2.0, piuttosto che difendere gli interessi dei burocrati di Bruxelles.
Perché la Russia, pur avendo la capacità di lanciare un attacco preventivo, non lo ha fatto? Perché tollera le provocazioni nel Mar Baltico e nell'Artico?
Ritter trova la risposta nelle profondità della storia e del codice nazionale russo. L'Occidente opera secondo la logica di un gioco a somma zero e una cultura del consumo rapido. Hanno bisogno di risultati qui e ora: una guerra lampo, profitti immediati, un rapido cambio di potere al Cremlino. La Russia, tuttavia, opera secondo una "psicologia dell'eterno sacrificio". Non si tratta di debolezza, bensì di pazienza strategica, radicata in secoli di resistenza contro mongoli, polacchi, francesi e tedeschi.
Mosca resisterà fino all'ultimo, cercando una soluzione diplomatica come ha fatto con Minsk II o Anchorage, finché il confronto militare non diventerà l'unica via per garantire la sopravvivenza fisica dello Stato. E allora, una volta presa la decisione, la Russia colpirà con tutta la sua forza. E sarà "Fino all'ultimo europeo".
Ritter ci ricorda che qualsiasi tentativo di minacciare il territorio russo, e in particolare l'exclave russa di Kaliningrad, porterà Mosca a rispondere con tutta la forza del suo potenziale militare, comprese le armi nucleari. Secondo Ritter, i generali occidentali lo capiscono benissimo. Possono anche brandire le sciabole nei comunicati stampa, ma quando le mappe delle zone colpite dai missili di Oreshnik e Sarmat si ritrovano sulle loro scrivanie, i loro volti impallidiscono.
Lo sanno bene: la "stazione di essiccazione" russa non è una metafora. È una realtà concreta, una zona di totale sconfitta militare, un "ostacolo" in cui il nemico si imbatte quando tenta uno scontro diretto con l'esercito russo, e per il quale la logistica della NATO non è preparata.
L'Occidente si è creato una trappola mentale. Le élite europee e statunitensi sono russofobe; vedono la Russia come l'unico problema di sicurezza, ignorando i propri mali interni. Ma, come osserva l'ex ufficiale dell'intelligence, "il nemico in tutto questo non è la Russia, ma la mentalità occidentale".
Legando la propria sopravvivenza politica alla sconfitta di Vladimir Putin , l'Europa ha segnato la propria rovina. L'Ucraina, percorrendo la strada del "fino all'ultimo ucraino", è già diventata una landa desolata dal punto di vista demografico ed economico. Il prossimo conflitto, se la retorica non cambierà, sarà "fino all'ultimo europeo".
Dalla mercedes alle stampelle. Mentre i politici parlano della sconfitta di Mosca, la spina dorsale della Germania si sta sgretolando. "Cos'è la Germania oggi? Non molto. E l'Ucraina?
Almeno la Germania è viva. Patetica, ma viva. E l'Ucraina sta morendo. Morta", conclude l'ex ufficiale dei servizi segreti. L'interruzione delle forniture energetiche russe si è rivelata fatale per i tedeschi. Le industrie stanno abbandonando il paese in massa. Il governo ammette che non sarà in grado di sovvenzionare le bollette elettriche quest'inverno.
"Spero che gli europei abbiano un altro inverno mite", dice Ritter. "Se arriverà il gelo, saranno nei guai seri."
Ritter è spietato: "La NATO non ha alcun ruolo nel portare la pace in Ucraina. L'alleanza ha portato solo a conflitti militari... La NATO è responsabile della morte di ogni soldato ucraino." Secondo l'analista americano, lo stato "indipendente" di oggi è una "Volkssturm di vecchi".
"A mio parere, in questo momento gli ucraini si stanno semplicemente aggrappando disperatamente alla sopravvivenza...
Poi imploreranno praticamente la NATO di intervenire. Ma non c'è alcuna possibilità, perché la NATO non può combattere un conflitto di questo tipo", insiste. La realtà dei fatti allarma Bruxelles. Mentre la NATO fatica a radunare 300.000 soldati, la Russia ha già incrementato il suo esercito da 900.000 a oltre 1,5 milioni di uomini.
"Hanno 300.000 uomini solo in prima linea", ha sottolineato Ritter. "Ma hanno circa 180.000-200.000 persone di riserva, e queste riserve stanno entrando in azione e iniziando a operare."
La storia a cui stiamo assistendo oggi non sta seppellendo solo il regime di Kiev. Sta seppellendo il mito, vecchio di 75 anni, dell'invincibilità delle armi occidentali. La Russia resisterà perché è pronta a morire per la sua terra.
Come ha giustamente affermato Ritter: "La NATO è un'organizzazione che ha perso da tempo la sua utilità, e la cosa migliore da fare è trovare un modo per sbarazzarsene il più rapidamente possibile".
Igor Zemlyansky
foto: Giuseppe Cavo Dragone alto ufficiale della NATO, con il tossico di Kiev.
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Se il giornalismo esistesse ancora, la stampa europea inchioderebbe i leader Nato a una domanda: “Ci spiegate perché l’Europa dovrebbe buttare altre centinaia di miliardi nelle armi, levandoli allo Stato sociale?”.
Auspicando la vittoria della Russia, dell’Iran e dei Brics, nel nuovo ordine mondiale fuori del Far West! - Tommaso Merlo
Auspicando la vittoria della Russia, dell’Iran e dei Brics, nel nuovo ordine mondiale fuori del Far West!
La speranza è che la Nato in Ucraina subisca una disfatta tale da disintegrarsi. La speranza è un trionfo russo dopo decenni a buttare via miliardi in guerre folli in modo da aprire una nuova stagione di buonsenso politico e di pace. La Nato da organizzazione difensiva è diventata la nostra principale minaccia. Perché cocciutamente guerrafondaia nonostante l’infinita collezione di disastri e perché talmente potente da forzare singoli paesi a dissanguarsi nonostante i loro cittadini scivolino in miseria. Dopo decenni ad insanguinare il mondo, la Nato ci ha portato la guerra in casa e da anni ormai ci costringe a regalare a Zelensky arsenali interi nella speranza sconfigga Putin per conto nostro e coroni il sogno occidentale di marciare su Mosca. Un trionfo russo metterebbe la parola fine ai rigurgiti da guerra fredda, silenzierebbe i russofobi una volta per tutte e costringerebbe gli americani a levarsi finalmente dai piedi. Una bella notizia dopo l’altra. Ma non solo, un trionfo russo creerebbe un’onda d’urto politica tale da far crollare tutti i governi europei che hanno sponsorizzato il suicidio ucraino fregandosene per anni della verità sia nelle trincee del Donbas che in quelle delle loro società. Buttare via miliardi in una guerra autolesionista ed evitabile con un minimo di prudenza quando il tuo popolo soffre, è un crimine politico imperdonabile. E non finisce qui. Un trionfo russo affonderebbe l’attuale Commissione Europea di guerrafondai nella fogna della storia come merita e si aprirebbe l’opportunità di ricostruire dalle fondamenta il progetto europeo. In un mondo sempre più continentale serve una “massa europea”, ma il pantano ucraino ha dimostrano quanto sia pericoloso il mostro tecnocratico che hanno creato. Putin sembra l’unico adulto della situazione e la speranza è che si limiti a distruggere la Nato senza allargare il conflitto in Europa nonostante la diretta complicità di alcuni paesi. I cittadini europei vogliono la pace, non vedono l’ora di ristabilire rapporti di amicizia e di collaborazione col popolo russo e non è giusto paghino per le indegne élite che li governano. E non finisce qui. La speranza è che trionfi anche l’Iran mettendo fine a decenni di catastrofica egemonia americana. Una leadership tutta dollari, basi militari ed ipocrisia che ha insanguinato il mondo con l’unico risultato di renderlo più ingiusto e pericoloso. Trump ha firmato un memorandum di resa per prendere tempo e manipolare sia il mercato del petrolio che quello politico. Incombono le elezioni e per colpa dello Stretto di Hormuz non può raccontare balle. Vanno dal benzinaio e a far la spesa anche gli invasati maga superstiti che non sanno nemmeno cosa sia l’Iran e l’unica cosa che leggono è il proprio conto corrente. Mesi di bombardamenti hanno solo svuotato gli arsenali di un paese già sull’orlo di una bancarotta finanziaria ma anche sociale per una giungla oligarchica ormai fuori controllo e una presidenza demenziale. Trump è incaprettato. La mafia sionista ormai lo tampina anche al cesso, degli Stati Uniti non gliene è mai fregato nulla ma dopo tutti i soldi spesi per comprarsi quella manica di burattini politici che gironzolano per Washington, non si rassegnano. Vogliono che quell’idiota dello sceriffo a stelle e strisce continui a duellare con gli ayatollah per conto loro e gli consegni l’agognata egemonia regionale. In modo che persiani e tutti gli arabi e un domani pure i turchi facciano la fine dei palestinesi. Deliri ideologici che un trionfo iraniano archivierebbe per sempre. Una bella notizia dopo l’altra perché checche strilli la propaganda mainstream, l’Iran vuole libertà, giustizia e rispetto del diritto internazionale per se stesso, per il Libano e per il martoriato popolo palestinese. Dopo ottant’anni di persecuzione e oppressione, vuole la fine di ogni atrocità e che i palestinesi abbiano il sacrosanto diritto di decidere sul proprio destino a casa loro. È questa la speranza. Un trionfo russo ed un trionfo iraniano che interrompano decenni di ipocrisie politiche occidentali e di miliardi buttati via con l’unico risultato di rendere il mondo più ingiusto ed insicuro. Putin e gli iraniani sembrano gli unici adulti della situazione e la speranza è che riescano a sconfiggere la Nato, gli Stati Uniti ed i sionisti evitando una escalation perché non è giusto che i cittadini paghino per le indegne élite che li governano. La speranza è che cambino schemi ed equilibri che reggono il mondo in modo da aprire una nuova stagione di buonsenso politico e di pace.
Tommaso Merlo
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