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venerdì 10 luglio 2026

Marco Travaglio

 

Se il giornalismo esistesse ancora, la stampa europea inchioderebbe i leader Nato a una domanda: “Ci spiegate perché l’Europa dovrebbe buttare altre centinaia di miliardi nelle armi, levandoli allo Stato sociale?”.

1) Rutte: “La Russia, anche dopo la fine della guerra in Ucraina, continuerà a rappresentare una minaccia di lungo periodo alla sicurezza euro-atlantica”. Generale americano Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa: “Ho seguito molto attentamente le informazioni di intelligence. La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Infatti gli Usa ritirano risorse militari in Europa (verso il Golfo e il Pacifico), pur mantenendovi basi e soldati per presidiarla e usarla come pista verso il Medio Oriente, perché non credono a minacce russe. La Nato di Grynkewich è la stessa di Rutte, o un’altra a noi ignota?
2) Gli europei s’impegnano a spendere per la difesa Nato il 5% del Pil, mentre gli Usa sono al 3,1. Nel 2026 le loro spese per la difesa salgono dai 418 miliardi del 2025 a 454, cioè il 2,4% del Pil Ue e la metà del bilancio del Pentagono, mentre la Russia ne spende appena 150 (1/3 dell’Ue e 1/10 della Nato) non solo per la guerra, ma per difendere il suo territorio di Paese più vasto del mondo.
3) La Nato spillerà ai suoi soci (Usa esclusi) altri 140 miliardi in due anni per l’Ucraina, che non ne fa parte (la Meloni era contro la formula biennale, poi si è subito calata le brache). Ma Trump annuncia che “la guerra sta per finire”, forse perché ha saputo quel che accade sul campo: caduta Kostjantynivka, ora tocca a Lyman, poi ai russi restano due roccaforti per completare la conquista del Donetsk (Kramatorsk e Sloviansk). Che senso ha pianificare fondi per due anni, se tra pochi mesi potrebbe non esistere più un fronte ucraino da difendere?
4) Zelensky firma accordi con Paesi Ue per venderci un quarto delle armi e munizioni prodotte dall’Ucraina, ma intanto continua a chiederci armi gratis e soldi per fabbricarle (in 52 mesi ha avuto 215 miliardi dall’Europa e 115 dagli Usa, che ora hanno smesso). Ma se ne ha in sovrappiù, perché seguitiamo ad armarlo e a finanziarlo? E, se gliene servono di diverse, perché quelle che ci vende non ce le facciamo regalare?
5) Rutte, a sua insaputa, confessa al Financial Times: “Europa e Canada si sono impegnati ad acquistare armi dagli Usa per 300 miliardi di dollari. Questo ha l’effetto di sostenere circa 195mila posti di lavoro negli Usa”. Quindi la Nato è il bancomat di Trump, di Zelensky e delle loro industrie militari. E noi europei ci imbottiamo di armi per continuare, con più mezzi, nell’esercizio che ci riesce meglio: spararci nelle palle.

Auspicando la vittoria della Russia, dell’Iran e dei Brics, nel nuovo ordine mondiale fuori del Far West! - Tommaso Merlo

 

Auspicando la vittoria della Russia, dell’Iran e dei Brics, nel nuovo ordine mondiale fuori del Far West!

La speranza è che la Nato in Ucraina subisca una disfatta tale da disintegrarsi. La speranza è un trionfo russo dopo decenni a buttare via miliardi in guerre folli in modo da aprire una nuova stagione di buonsenso politico e di pace. La Nato da organizzazione difensiva è diventata la nostra principale minaccia. Perché cocciutamente guerrafondaia nonostante l’infinita collezione di disastri e perché talmente potente da forzare singoli paesi a dissanguarsi nonostante i loro cittadini scivolino in miseria. Dopo decenni ad insanguinare il mondo, la Nato ci ha portato la guerra in casa e da anni ormai ci costringe a regalare a Zelensky arsenali interi nella speranza sconfigga Putin per conto nostro e coroni il sogno occidentale di marciare su Mosca. Un trionfo russo metterebbe la parola fine ai rigurgiti da guerra fredda, silenzierebbe i russofobi una volta per tutte e costringerebbe gli americani a levarsi finalmente dai piedi. Una bella notizia dopo l’altra. Ma non solo, un trionfo russo creerebbe un’onda d’urto politica tale da far crollare tutti i governi europei che hanno sponsorizzato il suicidio ucraino fregandosene per anni della verità sia nelle trincee del Donbas che in quelle delle loro società. Buttare via miliardi in una guerra autolesionista ed evitabile con un minimo di prudenza quando il tuo popolo soffre, è un crimine politico imperdonabile. E non finisce qui. Un trionfo russo affonderebbe l’attuale Commissione Europea di guerrafondai nella fogna della storia come merita e si aprirebbe l’opportunità di ricostruire dalle fondamenta il progetto europeo. In un mondo sempre più continentale serve una “massa europea”, ma il pantano ucraino ha dimostrano quanto sia pericoloso il mostro tecnocratico che hanno creato. Putin sembra l’unico adulto della situazione e la speranza è che si limiti a distruggere la Nato senza allargare il conflitto in Europa nonostante la diretta complicità di alcuni paesi. I cittadini europei vogliono la pace, non vedono l’ora di ristabilire rapporti di amicizia e di collaborazione col popolo russo e non è giusto paghino per le indegne élite che li governano. E non finisce qui. La speranza è che trionfi anche l’Iran mettendo fine a decenni di catastrofica egemonia americana. Una leadership tutta dollari, basi militari ed ipocrisia che ha insanguinato il mondo con l’unico risultato di renderlo più ingiusto e pericoloso. Trump ha firmato un memorandum di resa per prendere tempo e manipolare sia il mercato del petrolio che quello politico. Incombono le elezioni e per colpa dello Stretto di Hormuz non può raccontare balle. Vanno dal benzinaio e a far la spesa anche gli invasati maga superstiti che non sanno nemmeno cosa sia l’Iran e l’unica cosa che leggono è il proprio conto corrente. Mesi di bombardamenti hanno solo svuotato gli arsenali di un paese già sull’orlo di una bancarotta finanziaria ma anche sociale per una giungla oligarchica ormai fuori controllo e una presidenza demenziale. Trump è incaprettato. La mafia sionista ormai lo tampina anche al cesso, degli Stati Uniti non gliene è mai fregato nulla ma dopo tutti i soldi spesi per comprarsi quella manica di burattini politici che gironzolano per Washington, non si rassegnano. Vogliono che quell’idiota dello sceriffo a stelle e strisce continui a duellare con gli ayatollah per conto loro e gli consegni l’agognata egemonia regionale. In modo che persiani e tutti gli arabi e un domani pure i turchi facciano la fine dei palestinesi. Deliri ideologici che un trionfo iraniano archivierebbe per sempre. Una bella notizia dopo l’altra perché checche strilli la propaganda mainstream, l’Iran vuole libertà, giustizia e rispetto del diritto internazionale per se stesso, per il Libano e per il martoriato popolo palestinese. Dopo ottant’anni di persecuzione e oppressione, vuole la fine di ogni atrocità e che i palestinesi abbiano il sacrosanto diritto di decidere sul proprio destino a casa loro. È questa la speranza. Un trionfo russo ed un trionfo iraniano che interrompano decenni di ipocrisie politiche occidentali e di miliardi buttati via con l’unico risultato di rendere il mondo più ingiusto ed insicuro. Putin e gli iraniani sembrano gli unici adulti della situazione e la speranza è che riescano a sconfiggere la Nato, gli Stati Uniti ed i sionisti evitando una escalation perché non è giusto che i cittadini paghino per le indegne élite che li governano. La speranza è che cambino schemi ed equilibri che reggono il mondo in modo da aprire una nuova stagione di buonsenso politico e di pace.
Tommaso Merlo

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giovedì 9 luglio 2026

ANKARA , GARANZIA FUTURA

 "Se avessimo un briciolo della dignità degli iraniani dovremmo mettere a ferro e fuoco le piazze europee"

E' stupefacente come la sfilata di Ankara non sia percepita come massima minaccia verso i popoli che ancora vivono dell' illusione democratica.
Il cartello bellicista che toglie al popolo per ingrassare la Finanza e l' industria bellica della guerra ha fatto ad Ankara bella mostra dei centri di potere che nulla hanno a che spartire con gli interessi ed il bene comune dei cittadini.
Hanno ipotecato il futuro.
Non previsioni ad un anno, a 5 , a 10, 30 anni.
HANNO FIRMATO CHE PER I PROSSIMI 30 ANNI LA RUSSIA SARÀ CONSIDERATA NEMICO E PERICOLO!
Sono dei maghi.
Non sanno cosa accadrà con l' Iran nelle prossime settimane , ma come oracoli hanno firmato una cambiale per i prossimi 30 anni, qualcosa che di per sé può essere scambiata per follia.
Non è follia .
È decidere senza il consenso democratico dei popoli che la guerra deve essere permanente , le nostre tasse di fronte a questo pericolo artificialmente creato andranno in armi e soprattutto una guerra diretta è già pianificata.
L' estrema destra ultra liberista ha ipotecato il futuro di 450 milioni di persone attorno ad un tavolo sorseggiando champagne e facendo affari.
Niente asili , sanità, scuola , missili.
Per il nostro bene, la nostra libertà, la democrazia , perché il termine democrazia viene speso da questi criminali esattamente come i criminali sionisti spendono il termine antisemitismo per compiere i peggiori crimini.
Gli oligarchi NATO voraci affaristi hanno mostrato il muso feroce dei padroni che vogliono tutto senza farsi scrupolo di salvare le apparenze.
La famosa nazificazione dell' Occidente , per fare sintesi
della profezia di Putin.
Chi ha assaltato l' Iran, sequestrato il Venezuela , sterminato il popolo palestinese, stabilisce che non è lui il criminale lanetario, ma la Russia .
E chi non è d' accordo diventa un terrorista o un propagandista russo.
Lo dicono i maggiori sponsor della guerra permanente globale.
Se avessimo un briciolo della dignità degli iraniani dovremmo mettere a ferro e fuoco le piazze europee.
Ma non ne abbiamo.

«E NOI PAGHIAMO» - Marco Travaglio

 

«Se il giornalismo esistesse ancora, la stampa europea inchioderebbe i leader Nato a una domanda: “Ci spiegate perché l’Europa dovrebbe buttare altre centinaia di miliardi nelle armi, levandoli allo Stato sociale?”.

1) Rutte: “La Russia, anche dopo la fine della guerra in Ucraina, continuerà a rappresentare una minaccia di lungo periodo alla sicurezza euro-atlantica”. Generale americano Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa: “Ho seguito molto attentamente le informazioni di intelligence. La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Infatti gli Usa ritirano risorse militari in Europa (verso il Golfo e il Pacifico), pur mantenendovi basi e soldati per presidiarla e usarla come pista verso il Medio Oriente, perché non credono a minacce russe. La Nato di Grynkewich è la stessa di Rutte, o un’altra a noi ignota?

2) Gli europei s’impegnano a spendere per la difesa Nato il 5% del Pil, mentre gli Usa sono al 3,1. Nel 2026 le loro spese per la difesa salgono dai 418 miliardi del 2025 a 454, cioè il 2,4% del Pil Ue e la metà del bilancio del Pentagono, mentre la Russia ne spende appena 150 (1/3 dell’Ue e 1/10 della Nato) non solo per la guerra, ma per difendere il suo territorio di Paese più vasto del mondo.

3) La Nato spillerà ai suoi soci (Usa esclusi) altri 140 miliardi in due anni per l’Ucraina, che non ne fa parte (la Meloni era contro la formula biennale, poi si è subito calata le brache). Ma Trump annuncia che “la guerra sta per finire”, forse perché ha saputo quel che accade sul campo: caduta Kostjantynivka, ora tocca a Lyman, poi ai russi restano due roccaforti per completare la conquista del Donetsk (Kramatorsk e Sloviansk). Che senso ha pianificare fondi per due anni, se tra pochi mesi potrebbe non esistere più un fronte ucraino da difendere?

4) Zelensky firma accordi con Paesi Ue per venderci un quarto delle armi e munizioni prodotte dall’Ucraina, ma intanto continua a chiederci armi gratis e soldi per fabbricarle (in 52 mesi ha avuto 215 miliardi dall’Europa e 115 dagli Usa, che ora hanno smesso). Ma se ne ha in sovrappiù, perché seguitiamo ad armarlo e a finanziarlo? E, se gliene servono di diverse, perché quelle che ci vende non ce le facciamo regalare?

5) Rutte, a sua insaputa, confessa al Financial Times: “Europa e Canada si sono impegnati ad acquistare armi dagli Usa per 300 miliardi di dollari. Questo ha l’effetto di sostenere circa 195mila posti di lavoro negli Usa”. Quindi la Nato è il bancomat di Trump, di Zelensky e delle loro industrie militari. E noi europei ci imbottiamo di armi per continuare, con più mezzi, nell’esercizio che ci riesce meglio: spararci nelle palle.»

F.Q. 9 luglio 

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martedì 30 giugno 2026

Cui prodest?

 

Il livello di imbecillità dei cosiddetti intellettuali da salotto al servizio della NATO non è più solo imbarazzante, è davvero pericolosissimo.
Esultano perché Putin ha detto che valuta di interrompere l'export di petrolio a causa degli attacchi di quel fantoccio di Zelensky, che inevitabilmente creano una carenza di carburante. Ora vorrei far notare una cosa a questi guerrafondai da divano: se la Russia interrompe l'export di petrolio, il prezzo del petrolio schizzerà alle stelle.
Se poi ci aggiungiamo le tensioni continue nello Stretto di Hormuz, capiamo bene che sarebbe un disastro che, a confronto, renderebbe quello che abbiamo visto negli ultimi mesi un cartone animato. Ora non serve essere degli analisti per capire che Putin, quando dichiara di valutare di interrompere l'esportazione di petrolio, il messaggio lo rivolge principalmente a noi, che siamo importatori e che pagheremo ancora e ancora le conseguenze di una carenza di petrolio nel mercato mondiale.
Questi dementi, pur di coprire quel terrorista di Zelensky, stanno facendo sempre più il gioco del marito che si taglia le palle per fare un dispetto alla moglie. Un messaggio, a chi oggi esulta: per cortesia, visto che volete sempre più guerra, ve ne andate al fronte e lasciate in pace chi non è disposto a patire per il regime corrotto di Zelensky, per Bruxelles e per la NATO?


La domanda che dobbiamo porci, ogni volta che succede qualcosa che è fuori dal comune, per capirne il motivo, è: "cui prodest?" (a chi giova?) In questo caso specifico a Putin non conviene, quindi...
cetta.

domenica 21 giugno 2026

Putin parla per ​12 minuti. - Antonio Monteforte

 

12 minuti in cui Vladimir Putin si è messo davanti ai vertici militari russi e ha sparato cinque avvertimenti diretti alla NATO.
​Non discorsi diplomatici, non giri di parole. Un briefing operativo. E mentre i media occidentali lo dipingono come l'ennesima minaccia di un pazzo isolato, la verità è un'altra.
​Mosca sta mettendo nero su bianco quello che accadrà se l'Occidente continua a fingere che l'Ucraina sia una guerra per procura e non un confronto diretto.
PRIMO AVVERTIMENTO: NESSUN COMPROMESSO.
​Putin non negozia sugli obiettivi. Gli scopi dell'operazione speciale verranno raggiunti, che vi piaccia o no. Preferibilmente con la diplomazia, ma se Kiev e i suoi padroni stranieri continuano a rifiutare colloqui sostanziali, allora sarà guerra fino alla liberazione completa di quelle che Mosca chiama "terre storiche russe".
​E qui casca il primo pezzo: niente conflitto congelato, niente linee di cessate il fuoco provvisorie. Controllo territoriale permanente, zone cuscinetto di sicurezza che verranno ampliate finché non si sentono al sicuro.
​Per la NATO, questo significa che qualsiasi futuro accordo di sicurezza per l'Ucraina dovrà fare i conti con mappe completamente ridisegnate. E indovinate chi ha in mano le matite?
​Ma facciamo un passo indietro. Perché arriviamo a questo punto? Putin lo dice chiaramente: dietro il regime di Kiev c'è la potenza della più grande alleanza militare del mondo. Assistenza militare su larga scala che non si ferma mai: consiglieri, istruttori, mercenari, dati di intelligence in tempo reale.
​La Russia guarda l'Ucraina e non vede Zelensky; vede i server della NATO, i satelliti americani, i contractor britannici. Vede un proxy armato fino ai denti per fare quello che l'Occidente non ha il coraggio di fare direttamente: mettere i missili a pochi minuti di volo da Mosca.
​E quando ti senti accerchiato, quando per trent'anni ti hanno promesso che la NATO non si sarebbe espansa di un centimetro a est e poi ti ritrovi basi missilistiche ai confini, cosa fai? Aspetti che ti colpiscano per primi? No, reagisci. E Putin sta reagendo.
SECONDO AVVERTIMENTO: LA DETERRENZA NUCLEARE INARRESTABILE.
​Deterrenza nucleare. E qui la faccenda si fa seria davvero. Putin annuncia test riusciti di due sistemi che hanno un nome che suona già come un incubo: Burevestnik, il missile da crociera a raggio illimitato, e Poseidon, il veicolo subacqueo senza pilota. Entrambi alimentati da reattori nucleari.
​Sentite bene: illimitato. Significa che possono girare per giorni, settimane, aggirare qualsiasi sistema di difesa missilistica, colpire da angolazioni impossibili.
​La NATO ha speso miliardi per costruire scudi antimissile in Polonia, Romania, Alaska. Putin gli sta dicendo: inutili. I vostri sistemi sono progettati per intercettare traiettorie balistiche prevedibili; questi arrivano da sotto, da sopra, da dove non ve lo aspettate, e garantiscono a Mosca la parità strategica per i primi decenni.
​Non è una minaccia vuota, è ingegneria operativa. E mentre l'Occidente continua a vendere la storia della Russia isolata e in ginocchio per le sanzioni, Putin sta dispiegando sistemi d'arma che gli Stati Uniti non hanno.
​Pensateci: chi è davvero isolato qui? Un paese che testa armi nucleari a propulsione infinita, o uno che deve convincere gli alleati europei a comprare gas americano a prezzi triplicati per punire Mosca?
TERZO AVVERTIMENTO: L'INCUBO IPERSONICO "ORESHNIK"
​Oreshnik. Il sistema missilistico ipersonico a medio raggio entra in servizio di combattimento entro fine anno. E non è teoria, è già stato usato. Novembre scorso, prima volta in combattimento: un missile che viaggia a Mach 10, che cambia traiettoria in volo, che nessun sistema di difesa aerea occidentale può fermare.
​Per la NATO, questo significa che ogni base, ogni centro di comando, ogni hub logistico in Europa Orientale è esposto. Non potete abbatterlo, non potete prevederlo; potete solo sperare che non sia diretto verso di voi.
​E Putin lo sa, per questo lo ha messo in campo adesso: non come deterrente astratto, ma come arma operativa pronta all'uso.
​Immaginate la scena nei quartieri generali NATO: generali che guardano mappe e capiscono che le loro basi in Polonia, i depositi in Romania, i centri logistici in Germania sono tutti bersagli scoperti, e che l'unico modo per proteggerli sarebbe ritirare tutto indietro di 1.000 chilometri.
​Ma come fai a spiegarlo agli alleati dell'Est Europa, che ti hanno aperto le porte proprio per sentirsi sicuri? Come gli dici che la tecnologia russa ha reso obsoleto il tuo ombrello difensivo?
QUARTO AVVERTIMENTO: LA GUERRA NELLO SPAZIO
Putin accusa la NATO di schierare armi oltre l'atmosfera terrestre e annuncia che la Russia rafforzerà le proprie capacità militari orbitali: nuovi satelliti di nuova generazione, canali di comunicazione ad alta velocità e protetti, intelligence superiore, navigazione accurata.
Quinto passo.
​E qui colpisce dove fa male: la NATO dipende dai satelliti per tutto: comunicazioni criptate, GPS militare, ricognizione in tempo reale...
... Sarà tutto distrutto!

lunedì 25 maggio 2026

TONI LOCKE.

La risposta di questo australiano al Trump *rant su “la NATO che non c’è per l’America” è perfetta.
"Amico. Tu gestisci un paese con 600.000 senzatetto che dormono per strada stanotte. Un paese dove il 40% degli adulti non riesce a coprire un’emergenza da 400 dollari senza chiedere un prestito. Un paese dove l’insulina costa più di una rata dell’auto e la gente la raziona per sopravvivere. Un paese dove il debito medico è la causa numero 1 di bancarotta. Un paese dove le donne muoiono nei parcheggi degli ospedali perché i dottori hanno troppa paura delle leggi sull’aborto per curare un aborto spontaneo.
Tu rinchiudi più dei tuoi cittadini di qualsiasi nazione sulla terra. Più della Cina. Più della Russia. Più della Corea del Nord. La terra dei liberi ha 2 milioni di persone in gabbia, e un quarto di loro non è stato nemmeno condannato per nulla. Sono solo troppo poveri per pagare la cauzione.
La tua aspettativa di vita sta regredendo. Sei l’unica nazione sviluppata dove sta succedendo questo. Il tuo tasso di mortalità infantile è peggiore di quello di Cuba. I tuoi bambini fanno esercitazioni per tiratori attivi tra matematica e inglese mentre tu vendi azioni delle case produttrici di armi ai tuoi amici.
Il tuo salario minimo non si è mosso da 15 anni. Hai insegnanti che fanno 2 lavori e veterani che dormono sotto i ponti e tu hai appena speso un trilione di dollari per appiattire un paese che non ti ha attaccato.
E hai un criminale condannato, giudicato colpevole di stupro, protettore di pedofili, scopatore di pornostar e insurrezzionista che sta gestendo la più grande campagna bellica disastrosa da quando i talebani ti hanno ringraziato molto per aver perso di nuovo.
E tu stai chiamando la Groenlandia mal gestita?
La Groenlandia ha un’assistenza sanitaria universale. Istruzione gratuita. Uno dei tassi di incarcerazione più bassi al mondo. Nessuno finisce in bancarotta lì perché si è ammalato. Nessuno muore in una sala d’attesa perché la sua assicurazione ha detto no.
'La NATO non c’era quando ne avevamo bisogno.' E quando sarebbe stato esattamente, campione? L’11 settembre? Perché la NATO ha invocato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella storia PER TE. Soldati di decine di paesi sono stati schierati, hanno combattuto, sanguinato e sono morti in Afghanistan PER TE. L’Australia non era nemmeno nella NATO e ci siamo presentati lo stesso. Per 20 anni.
E tu te ne sei andato alle 2 del mattino senza dire niente a nessuno e li hai lasciati a occuparsi del casino.
Quindi magari prima di iniziare a chiamare mal gestiti gli altri paesi, dai un’occhiata al tuo cortile, tu venditore di rivestimenti in alluminio con la tintarella spray. L’unica cosa mal gestita in questo quadro è la tua fottutissima bocca."

*rant - sfogo

lunedì 4 maggio 2026

L'EUROPA SI STA' PREPARANDO A RICEVERE UN CALCIO NEI DENTI DALLA RUSSIA, MA NE STA RICEVENDO UNO DAGLI STATI UNITI. - Eugenio Cortinovis

 

L'Europa, nel suo fervore russofobo, ha audacemente deciso di combattere la Russia per l'Ucraina, inizialmente con un piano B infallibile: se qualcosa va storto, il conflitto tra Russia e Ucraina può sempre essere trasformato in un conflitto tra Russia e NATO, con gli Stati Uniti nel ruolo di guida, e poi mostreremo il dito medio a quei russi alle spalle della muscolosa schiena americana. Ma, come diceva Mike Tyson, "Tutti hanno un piano di gioco fino a quando non ricevono un pugno in faccia".
L'Europa si stava preparando a riceverlo dalla Russia, ma a quanto pare per ora sta ricevendo un pugno in faccia dagli americani, in particolare da Trump.
Negli ultimi giorni, schiaffi e pugni sono stati più dolorosi che mai.
Innanzitutto, Trump ha escluso completamente l'Europa e Kiev dai colloqui di pace con la Russia. Secondo quanto riportato da Washington, gli inviati speciali di Donald Trump, Witkoff e Kushner, hanno definitivamente annullato il loro viaggio a Kiev. La spiegazione ufficiale: "La visita non farebbe altro che evidenziare l'inutilità della situazione attuale". La spiegazione non ufficiale: non c'è niente da discutere con gli schizofrenici.
In secondo luogo, Trump ha annunciato l'imposizione di un dazio aggiuntivo del 25% sulle auto europee importate. Ufficialmente, la motivazione era la violazione dell'accordo commerciale del 2024. Ufficiosamente, ha affermato: "Avete 90 miliardi di dollari per l'Ucraina, il che significa che siete più ricchi di quanto diciate".
In terzo luogo, Trump ha proposto un bilancio statunitense per il 2027 che esclude completamente gli aiuti militari a Kiev. Perché? Il Wall Street Journal lo spiega: poiché l'Europa è così desiderosa di combattere, "la guerra in Ucraina è ormai definitivamente diventata la guerra dell'Europa".
Tutto ciò contrastava talmente tanto con i piani di Bruxelles e Kiev che, questa volta, si cominciò a sollevare seriamente la questione se Putin avesse comprato Trump. In particolare, il Kyiv Post pubblicò un lungo editoriale, "Donald Trump è un agente russo?", in cui giornalisti intelligenti e lungimiranti del gruppo di Zelensky accusavano direttamente il presidente americano di essere stato reclutato dal KGB durante una visita a Mosca nel 1987.
Ma è arrivato un altro schiaffo in faccia: il Pentagono ha appena annunciato che gli Stati Uniti stanno "valutando la possibilità di ritirare fino a 5.000 soldati americani dalla Germania a causa della riluttanza degli alleati europei ad assumere un ruolo guida nell'alleanza".
Per dare un'idea: attualmente ci sono 35.000 soldati americani di stanza permanente in Germania, quindi il ritiro anche di soli 5.000 rappresenta un duro colpo. Il primo ministro polacco Tusk ha definito la decisione di Trump di iniziare il ritiro delle truppe dalla Germania un "disastro" e ha chiesto di "fare tutto il possibile per invertire la tendenza alla distruzione della NATO".
Inizialmente, dopo l'inizio del secondo mandato di Trump, il tema del ritiro degli Stati Uniti dalla NATO è stato percepito dagli europei semplicemente come "il capo sta facendo una sciocchezza". Ora, tuttavia, è stata trovata una spiegazione del perché il problema si sia solo aggravato, e questa spiegazione è stata trovata.
Il New York Times ha riportato che "la parte americana ha indicato in via confidenziale che questa mossa era intesa a punire la Germania per non aver sostenuto lo sforzo bellico quanto richiesto da Trump, nonché per aver criticato la sua strategia (sull'Iran) ai massimi livelli". In altre parole, Trump si è sentito offeso da Merz e ha deciso di punirlo un po'. In altre parole, i giornalisti credono che tutto sia sotto controllo: si calmerà e perdonerà.
Ma per Merz e altri individui spregevoli d'Europa con radici naziste, abbiamo brutte notizie.
Il punto di svolta è stato superato nel dicembre 2025, quando gli americani hanno approvato una nuova Strategia di Sicurezza Nazionale, che affermava a chiare lettere che "gli Stati Uniti non sono più Atlante", che regge l'ordine mondiale sulle proprie spalle, soprattutto in una situazione in cui "entro pochi decenni, alcuni membri della NATO diventeranno prevalentemente non europei" (a causa della sostituzione della popolazione autoctona con gli immigrati), e questi non saranno più i paesi con cui gli Stati Uniti hanno firmato un trattato di difesa collettiva.
Il 1° aprile di quest'anno, Trump ha confermato in un'intervista al Telegraph di stare "valutando seriamente la possibilità che gli Stati Uniti lascino la NATO", posizione a cui si è unito il precedente principale sostenitore delle posizioni euro-atlantiche nella cerchia ristretta del presidente americano, il Segretario di Stato Rubio, che alla fine si è schierato dalla parte giusta della storia: "Dopo la fine del conflitto in Iran, gli Stati Uniti riconsidereranno la necessità di rimanere membri della NATO".
Tutta questa storia della ragazza zingara e della sua partenza è completamente indipendente dalle lamentele di chiunque.
Per dirla in breve e in modo concreto, in circostanze normali, persino in una classica situazione di stallo virtuale in stile Guerra Fredda, Trump e gli Stati Uniti si troverebbero perfettamente a loro agio all'interno della NATO: tutto è sotto controllo, gli americani sono al comando, tutti si inchinano a loro, gli europei comprano armi americane e persino pagano per le basi americane. Tutto è perfetto, proprio come piace a noi.
Ma in questa situazione, quando degli europei completamente pazzi con il muso da maiale si stanno intromettendo nella questione dei Kalashnikov e si stanno dirigendo verso una guerra nucleare con la Russia, no, mi dispiace.
Trump non è affatto divertito dalla prospettiva che gli europei, in un impeto di idiozia, compiano una mossa improvvisa e sbagliata, e che la Russia reagisca in modo tale da lasciare intatti alcuni capitali europei, dopodiché si porrebbe la questione dell'invocazione dell'articolo 5 della Carta NATO – e il presidente degli Stati Uniti vuole saltare giù al più presto da questo treno sanitario lanciato a tutta velocità verso l'abisso.
Quando, nell'estate del 2025, a bordo dell'Air Force One, i giornalisti chiesero a Trump se avrebbe riaffermato gli obblighi degli Stati Uniti ai sensi dell'articolo 5, egli rispose con una battuta geniale: "Dipende da come si definisce quell'articolo".
Trump si sta vendicando dell'Europa per aver voluto affogarlo insieme a sé stessa, e ha ragione a farlo.

giovedì 22 gennaio 2026

IL RUGGITO DEI CONIGLI. - Editoriale di Marco Travaglio -22 Gennaio 2026

 

Ci è voluto un anno di Trump perché le teste d’uovo dell’Ue scoprissero che gli interessi Usa – per usare un eufemismo – non coincidono più con i nostri. Ora magari, col tempo, capiranno che è così da una ventina d’anni. Non l’ha deciso Trump, che non è un corpo estraneo piovuto dal cielo a guastare il lungo idillio euroatlantista: è la quintessenza degli Usa, che hanno sempre fatto i loro porci comodi. Solo che prima i loro porci comodi coincidevano con i nostri: poi non più. La Merkel l’aveva capito, infatti si scontrò più volte con Washington. Prima contro l’idea folle di Bush jr., Obama e Biden di inglobare l’Ucraina nella Nato per provocare Putin. E poi sulla cooperazione energetica con Mosca avviata da Schröder coi gasdotti Nord Stream, osteggiata da Usa, Polonia, Baltici e Ucraina post-golpe. Con lei, a condividere la fine dell’euroatlantismo, c’erano Sarkozy, Hollande e il primo Macron, che refertò la “morte cerebrale della Nato”. Bastava la voce intercettata di Victoria Nuland, inviata nel 2014 da Biden e Obama a destabilizzare Kiev, per sapere cosa pensavano a Washington: “Fuck Eu!” (l’Europa si fotta!). Bastavano le reprimende di Obama a noi “portoghesi della Nato” che non ci svenavamo abbastanza per il riarmo e all’Ue che comprava gas russo a buon mercato invece del Gnl Usa a prezzo quadruplo. Poi purtroppo l’ultima statista andò in pensione, l’Ue finì in mano agli attuali microcefali e la guerra deflagrò.
Pochi giorni prima, Biden annunciò la distruzione dei Nord Stream. E otto mesi dopo un commando ucraino la realizzò. Ma nemmeno allora i decerebrati europei capirono che la guerra era studiata a tavolino per spezzare l’asse euro-russo che stava creando una superpotenza industriale e commerciale molto insidiosa per gli Usa. I capponi europei si invitarono al banchetto e si tuffarono festosi nella pentola di Biden, partecipando voluttuosamente al proprio suicidio con centinaia di miliardi e vagonate di armi. Quando tornò Trump e, senza volerlo, minacciò di farci un favore chiudendo la guerra con un compromesso, i più stupidi fra gli euronani – autoproclamatisi “volenterosi” – sabotarono i negoziati per prolungare il conflitto sine die. Ma a Trump risposero “sì buana” su tutti i dossier che convenivano a lui e danneggiavano noi: dazi al 15%, 600 miliardi di investimenti nell’industria Usa, 5% di Pil alla Nato, 800 miliardi di riarmo a debito (soprattutto con armi Usa), 700 miliardi di Gnl Usa e rinuncia eterna al gas russo. “Thank you, Daddy Donald”, scrisse Rutte, il più furbo della compagnia. Mancava solo una fettina di culo. Poi arrivò anche quella, a forma di Groenlandia. A quel punto Fantozzi venne colto da un leggero sospetto.

martedì 16 dicembre 2025

E dirlo prima? - Editoriale di Marco Travaglio.

 

Mentre Mattarella si iscrive al club dei sabotatori del negoziato perché i confini ucraini sono sacri e intoccabili (mica come quelli di Serbia e Kosovo che da vicepremier bombardò per 78 giorni), Zelensky pare sempre più ragionevole perché conosce l’unico verdetto che conta: quello disastroso del campo. In pochi giorni ha rimosso i due moventi fondamentali di questi 11 anni di guerra con la Russia: il Donbass e la Nato. La pillola amara dell’addio al Donbass, peraltro quasi tutto perso, l’ha indorata con l’annuncio che “Trump ci impone di rinunciarvi” (dobbiamo obbedire agli Usa, come sempre) e col caveat del referendum in loco. Ma tutti sanno che gli abitanti del Lugansk (tutto occupato) e del Donetsk (occupato all’85%) già prima della guerra erano quasi tutti russi o filorussi, e tantopiù lo sono ora, dopo 46 mesi di evacuazioni delle province occupate (in parte già ricostruite), dov’è rimasto quasi solo chi vuol restare russo o attende l’arrivo dei russi. Se si votasse, l’esito sarebbe scontato, quindi è improbabile che si voti: sennò si certificherebbe che da quattro anni rischiamo la terza guerra mondiale per difendere dai russi una popolazione che vuole stare coi russi.
Ieri poi Zelensky, sempre con l’aria di chi fa un gran sacrificio, ha rinunciato anche alla Nato: bella forza, visto che Trump (come l’ultimo Biden) non perde occasione di fargli sapere che la Nato se la scorda, anzi nel nuovo piano di Difesa ha messo nero su bianco che l’espansione a Est è morta e sepolta. Per chi, come noi, pensa all’inutile sacrificio di centinaia di migliaia di persone, le rinunce di Zelensky a ciò che ha già irrimediabilmente perduto ricordano la fiaba della volpe e dell’uva. Ma anche ciò che si diceva subito prima e subito dopo l’invasione del 2022. Per scongiurarla, Macron e Scholz imploravano Zelensky di rinunciare alla Nato e promettere l’autonomia del Donbass promessa negli accordi di Minsk: parlavano con Putin e sapevano che con quei due impegni non ci sarebbe stata invasione. Zelensky tentennò, poi su pressione Usa-Uk rifiutò e Putin invase. Ma il negoziato russo-ucraino partì subito, in Bielorussia e poi a Istanbul. Putin chiedeva sempre le stesse cose: no alla Nato e sì a Minsk in cambio del ritiro russo, cioè di un’Ucraina tutt’intera (parola dei negoziatori ucraini). E Zelensky ripeté due volte: “La Nato non è pronta ad accoglierci”, “Non possiamo entrare nella Nato”. Non solo: “Neutralità e intesa su Crimea e Donbass per la pace”. Ma Usa e Uk si rimisero di traverso e Zelensky li seguì, alzandosi dal tavolo mentre si discutevano le garanzie per Kiev e le dimensioni del suo esercito. Sembrerebbe il film Il giorno della marmotta, se sotto quei ponti non fosse passato un fiume di sangue.

lunedì 15 dicembre 2025

NATO obsoleta.

 

"Che la Nato si è obsoleta, non l'ha detto Trump ieri, lo sanno tutti, è la realtà, la Nato è obsoleta da quando è caduto il patto di Varsavia, il muro di Berlino, l'Unione Sovietica, la Nato non avendo nemici avrebbe dovuto sciogliersi perché era nata in funzione anti blocco sovietico, sparita l'Unione Sovietica e sparito il patto di Varsavia, Andreotti disse che cosa ci sta a fare la Nato? In tempi più recenti lo dissero Macron, che parlò di morte cerebrale della Nato, e Angela Merkel. Francia e Germania, quando ancora esisteva un'Europa autonoma dagli Stati Uniti, dissero che la Nato non aveva più alcun senso. Terzo, non è vero che a Trump non serve l'Europa o che rinuncia all'Europa. Sa di averla in tasca. È per quello che se ne frega. Li ha a rimorchio, a prescindere, ha detto Dazi al 10%, è arrivata la Von De Leyen e li ha firmati al 15%. Ha detto 5% Nato, avremmo potuto trattare un 4,5%, un 3,5%, no, abbiamo firmato il 5%. L'Europa, lui la dà per scontata con queste classi dirigenti che fanno finta di contestarlo quando sono lontane e poi vanno a leccargli il c**o quando sono alla Casa Bianca. Non ha problemi".

martedì 11 novembre 2025

Falso attacco alla Nato in Romania, il Mig-31 sabotato, l'offerta da 3 milioni al pilota. Mosca: «Così Kiev pianificava l'escalation»

 

Un falso attacco alla più grande base aerea della Nato in Europa, a Costanza, in Romania, per poi incolpare Mosca e innescare l'escalation. L'accusa arriva da Mosca, dove il servizio federale di sicurezza russo (Fsb) - e la fonte della notizia, in casi come questa, diventa parte del racconto - racconta di aver sventato un'operazione militare dell'Ucraina che progettava di dirottare un Mig-31 russo equipaggiato con un missile supersonico Kinzhal per effettuare un falso attacco. Lo ha riferito la stessa Fsb all'agenzia Tass, parlando anche di un coinvolgimento nell'operazione del Regno Unito. «Per dirottare il velivolo - spiegano i servizi di Mosca - l'Ucraina era pronta a reclutare piloti russi offrendo loro 3 milioni di dollari». I timori in Europa sono inevitabili: che Mosca abbia in mente di realizzare un'operazione del genere per poi incolpare l'Ucraina? 

L'attacco sventato.

Secondo l'Fsb, l'intelligence militare di Kiev avrebbe tentato di reclutare i piloti russi promettendo 3 milioni di dollari, per far dirigere il Mig verso la base della Nato a Costanza, in Romania. «Le misure prese - hanno detto i servizi russi citati da Ria Novosti - hanno sventato i piani dell'intelligence ucraina e britannica per una provocazione su larga scala». La tv di Stato di Mosca ha mostrato foto dei messaggi e registrazioni di un uomo che l'Fsb sostiene lavorasse per Kiev e Londra dai quali emerge l'offerta di 3 milioni di dollari a un pilota russo, al quale sarebbe stata anche promessa la cittadinanza di un Paese occidentale, per far volare il Mig verso l'Europa.

L'offerta da 3 milioni ai piloti.

Per il dirottamento, l'intelligence ucraina avrebbe quindi provato a reclutare piloti russi, offrendo loro 3 milioni di dollari. I servizi speciali programmavano di inviare il jet nell'area dove sorge la base aerea più grande della Nato, a Costanza, in Romania, dove sarebbe stato poi abbattuto dalla difesa aerea. Le misure messe in atto hanno sventato i piani dell'intelligence ucraina e britannica di portare avanti una provocazione su larga scala. 

Il coinvolgimento di Bellingat.

Un pilota di Mig-31 ha raccontato di essere stato contattato l'anno scorso da un uomo che si è presentato come Sergey Lugovsky, un ricercatore del gruppo investigativo open source Bellingcat. Quest'ultimo avrebbe inizialmente chiesto delle consulenze, per poi offrire denaro in cambio della defezione. Dopo il rifiuto del pilota, un agente ucraino che si faceva chiamare Aleksandr si è rivolto al pilota offrendogli 3 milioni di dollari e un passaporto straniero in cambio della guida dell'aereo per sorvolare una base aerea vicino a Costanza, in Romania.

Nessuna prova fornita.

L'ufficiale ha anche affermato che l'intelligence ucraina aveva preso in considerazione l'idea di avvelenare il comandante del MiG-31 in modo che il copilota potesse prendere il comando e completare il dirottamento.  L'FSB non ha fornito prove a sostegno delle sue affermazioni e non vi sono stati commenti immediati da parte dell'Ucraina, della Nato o di Bellingcat.

La base Nato di Costanza.

Secondo la TASS, la base in questione è la base aerea Mihail Kogălniceanu, nella Romania sudorientale, che si sta espandendo per diventare quella che le autorità rumene descrivono come la più grande base militare della Nato in Europa. Secondo i media rumeni, il progetto si estende su circa 3.000 ettari e ospiterà in modo permanente fino a 10.000 soldati della Nato e le loro famiglie. Il progetto da 2,5 miliardi di euro comprende piste di atterraggio, hangar, piattaforme per armi, scuole, asili, negozi e un ospedale. Secondo Euronews Romania, nel 2024 sono iniziati i lavori sulle infrastrutture principali della base, tra cui strade di accesso e sistemi di pubblica utilità, e la piena operatività è prevista entro il 2040.

I precedenti.

Secondo Mosca, Kiev in passato ha già offerto denaro e assistenza ai disertori. Nel 2023, il pilota russo di un Mi-8, Maksim Kuzminov, disertò in Ucraina, atterrando con il suo elicottero dietro le linee del fronte con l'aiuto dell'intelligence ucraina. Due degli altri membri dell'equipaggio, ignari del suo piano, morirono durante l'atterraggio. Kuzminov fu assassinato un anno dopo in Spagna, dove viveva con una nuova identità e un passaporto ucraino.

Nel 2022, l'Fsb ha accusato l'ex investigatore di Bellingcat Christo Grozev, giornalista di origine bulgara, di aver preso parte a un fallito tentativo ucraino di reclutare piloti militari russi. Grozev ha raccontato di essere stato inserito tra gli ufficiali dell'intelligence ucraina come documentarista e ha affermato che i suoi messaggi di testo erano falsi.

https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/falso-attacco-alla-nato-in-romania-il-mig-31-sabotato-l-offerta-da-3-milioni-al-pilota-mosca-cos%C3%AC-kiev-pianificava-l-escalation/ar-AA1QcsrQ

sabato 8 novembre 2025

MARCO TRAVAGLIO - O la faccia o la vita - IFQ - 8 novembre 2025.

 

Tutti sanno come finirà l’assedio russo a Pokrovsk: con la resa o con lo sterminio degli ucraini circondati e minoritari (uno contro otto). Come le battaglie di Mariupol, Bakhmut, Avdiivka e il blitz della regione russa di Kursk. Tutti conoscono pure il finale della guerra: la Russia si terrà i territori che voleva (quelli filorussi di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson, più un cuscinetto di confine tra Sumy e Kharkiv) in cambio di quelli occupati in sovrappiù.
Che Kiev non avrebbe riavuto i territori perduti lo disse il generale Usa Milley nel novembre 2022, dopo la prima e unica vera controffensiva ucraina. Lo ammisero gli 007 ucraini due anni fa, dopo il tragico flop della seconda. Lo confessò Zelensky 11 mesi fa. Ma nessuno, a Kiev come nell’Ue nella Nato, voleva perdere la faccia: quindi si continuò ad armare e finanziare l’Ucraina senza spiegare ai poveri soldati rimasti vivi che non erano fuggiti dal fronte e dalla leva perché dovessero ancora combattere e morire.
La panzana di Putin che vuole l’intera Ucraina è incompatibile con gli appena 180 mila soldati inviati nel 2022 contro un esercito grande il triplo, con le aperture fatte un mese dopo ai negoziati di Istanbul e con la logica (il centro-ovest russofobo, anche se lo avesse occupato, avrebbe faticato a mantenerlo, pieni com’è di armi, mercenari e terroristi neonazisti). Ma fa comodo a chi ha perso la guerra per fingere di averla vinta e giustificare le centinaia di migliaia di vite e di miliardi sacrificati per difendere una causa persa, anziché negoziare e salvare il salvabile.

La propaganda occidentale, come le sanzioni, danneggia chi la fa e crede alle balle che racconta. Tanto a morire sono solo gli ucraini. L’unico a dire la verità (“Zelensky non ha più carte”) è Trump, il più grande bugiardo del mondo che però è l’unico in Occidente a non rischiare la faccia: la guerra non l’ha mica voluta lui. Tutti gli altri fischiettano, raccontando coi loro trombettieri che Pokrovsk resiste (come Mariupol, Bakhmut, Avdiivka). Ma già si preparano a minimizzarne la caduta come la volpe con l’uva: “Tanto è solo un cumulo di macerie”. Fingono di non sapere che i russi non assediano Pokrovsk da 14 mesi perché attratti dalle bellezze del luogo: ma perché la città è l’ultimo avamposto della Maginot a ferro di cavallo che la Nato dal 2014 ha creato in Donbass per evitare che gli indipendentisti e poi i russi dilagassero nelle grandi steppe indifese dell’Ucraina centrale. Oltre quella linea non ci sono più ostacoli verso Dnipro e la Capitale. Questo Zelensky e i vertici di Nato e Ue lo sanno benissimo. Se si decidessero a dirlo e ad agire di conseguenza salverebbero migliaia di vite. Ma la loro priorità è un’altra, quella di sempre: salvare la faccia e la poltrona. 

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giovedì 30 ottobre 2025

Così la Nato in Ucraina può minacciare la sicurezza russa. - Alessandro Orsini

 

L’esercito ucraino versa in una condizione sempre più tragica, ma Putin è sordo alle richieste di cessate il fuoco. L’uomo-massa non riesce a capire perché la Russia sia così preoccupata all’idea che l’Ucraina entri nella Nato.

L’uomo-massa tuona, esasperato: “Quante storie! L’Ucraina non potrebbe mai marciare su Mosca!”. L’uomo-massa pensa che la sicurezza della Russia sia soltanto una questione di ucraini che marciano su Mosca come i Galli di Brenno che marciavano su Roma. L’uomo-massa, che detiene la grande stampa e la maggioranza in Parlamento, dice: “Se l’Ucraina non è in grado di invadere la Russia, il problema non esiste!”.

L’uomo-massa non ha capito che cos’è la sicurezza. I temi chiave della sicurezza sono:
1) l’integrità territoriale;
2) la sovranità, ovvero il diritto di uno Stato di prendere le proprie decisioni nel modo che reputa opportuno;
3) l’incolumità dei propri cittadini; 4) il proprio potere rispetto a quello degli altri Stati.

In primo luogo, la sicurezza è minacciata se l’Ucraina consente agli Stati Uniti di piazzare basi della Cia al confine con la Russia. Come ha rivelato il New York Times il 25 febbraio 2024, nell’articolo: “The Spy War: How the C.I.A. Secretly Helps Ukraine Fight Putin”, la Cia e i servizi segreti ucraini hanno costruito dodici basi lungo il confine con la Russia a partire dal 2014. I lavori si sono svolti sotto tre presidenze: Obama, Trump e Biden. Scrive il New York Times: “Intorno al 2016 la Cia iniziò ad addestrare un commando d’élite ucraino, noto come Unità 2245, che si impadronì di droni e apparecchiature di comunicazione russe in modo che i tecnici della Cia potessero decodificarli e decifrare i sistemi di crittografia di Mosca”.

Se la Russia entra in guerra con uno Stato, la Casa Bianca può fornire ai nemici di Putin tante informazioni in grado di causare la morte di numerosi cittadini russi. La Cia può anche fomentare o incoraggiare disordini e rivolte interne.
La Nato in Ucraina accresce il potere di ricatto della Casa Bianca, riducendo la sovranità del Cremlino.
Gli americani possono dire ai russi:
“Se non piegate la testa su questo dossier, riveleremo i vostri segreti ai vostri nemici”. Gli Stati Uniti non vogliono che l’Italia accetti il 5G della Cina perché temono che i cinesi possano usare le tecnologie di telecomunicazioni per spiare le basi americane in Italia.

La Casa Bianca vuole spiare,
ma non vuole essere spiata.

In secondo luogo, la sicurezza della Russia è minacciata anche quando gli Stati confinanti, membri della Nato, possono chiudere i cieli e intrappolare i ministri russi a casa loro.

È accaduto il 6 giugno 2022 al ministro degli Esteri russo, Lavrov, che non ha potuto recarsi in Serbia perché tre Paesi della Nato, Montenegro, Macedonia del Nord e Bulgaria, gli hanno chiuso i cieli. Trump accetterebbe di non poter volare liberamente perché i Paesi vicini sono diventati membri di un’organizzazione militare egemonizzata dalla Russia?

In terzo luogo, la presenza della Nato in Ucraina consente agli Stati Uniti di piazzare i propri missili nucleari a due passi dalla Russia.

La Casa Bianca potrebbe dire alla Russia: “Posso colpirti con le armi nucleari molto più rapidamente, perché i miei missili sono a un metro da te”.

L’uomo-massa italiano ha una visione ingenua della sicurezza. Infatti, riduce il problema della sicurezza della Russia a un semplice: “Quante storie, mica gli ucraini possono marciare su Mosca!”.

L’uomo-massa non è un problema, a meno che non diventi presidente del Consiglio.

ilfattoquotidiano.it 

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