Il caso del tabacco – Nell’inchiesta ci sono anche alcune accuse di corruzione che la procura rivolge a Lotti, Bianchi e a Giovanni Caucci e Gianluca Ansalone, questi ultimi due manager della British American Tobacco. La storia è quella “dell’emendamento morto“, per usare la frase dello stesso Lotti. La norma in questione era stata depositata alla legge di bilancio del 2017 e impegnava il governo ad aumentare le accise sul tabacco. L’emendamento saltò all’ultimo. Secondo la procura, in cambio Bat ha donato a Open poco più di 253mila euro in totale negli anni 2014, 2015 e 2017. Ma ha anche affidato due incarichi di consulenza da 83mila euro a Bianchi. Quella fattura, però, per la procura è falsa come fittizia è – secondo l’accusa – la prestazione professionale dell’avvocato, che versò poi il ricavato, al netto delle imposte, alla fondazione. Bat ha anche nominato nel suo collegio sindacale Lorenzo Anichini, già tesoriere del Comitato Basta un Sì.

Il ruolo del gruppo Toto – Un’altra accusa di corruzione riguarda la questione della Toto costruzioni generali. In pratica, i pm contestano a Lotti di essersi “ripetutamente adoperato, nel periodo temporale 2014-giugno 2018, affinché venissero approvate dal Parlamento disposizioni normative favorevoli al gruppo Toto”, titolare di concessioni autostradali. Agli atti ci sono tutta una serie di chat – tra Lotti e Bianchi e tra quest’ultimo e Alfonso Toto, ceo dell’omonimo gruppo – che secondo gli investigatori rappresentano “un chiaro collegamento tra l’attività di ‘promozione legislativa‘, di cui Lotti è stato il terminale ultimo, e le richieste avanzate da Toto”. L’imprenditore parlava col presidente di Open, che discuteva con l’allora ministro del governo di Paolo Gentiloni. Il 26 maggio del 2017 Bianchi scrive a Lotti: “Mi dicono – scrive – che avanzano qualche critica dal Mef sul numero di rate, purtroppo investimento non comprimibile, occorrono tutte e 4″. Il 27 novembre Lotti invia una bozza di emendamento che rimodula il contributo per interventi di ripristino e messa in sicurezza sulla tratta autostradale A24 e A25, gestite da Strada dei parchi, di proprietà del gruppo. Ma a Bianchi non va bene: “No buono. Non tiene conto della versione Mitdi ieri, che andava bene con un aggiunta. Ti giro per mail su matteorenzi il testo giusto, la prima Parte è tutta Mit la seconda serve per consentire disponibilità immediata somma, altrimenti devono sospendere i lavori”. Lotti ci riprova il 5 dicembre, ma arriva un nuovo pollice verso dall’avvocato: “Questa non passa, Luca. Mef contrario. La prima parte passa, la seconda no. Lo spiegherò a T“. Chi è T? Forse Toto? In questa fase l’obiettivo di Bianchi è raddoppiare i 50 milioni della messa in sicurezza e anticiparli: non dal 2021 ma dal 2017. Come è andata a finire? “Il testo finale approvato non accoglie tutte le modifiche auspicate, ma consente un’autorizzazione di spesa che rimodula quanto stabilito”, scrive la Finanza. Quindi 58 milioni nel 2018, 50 nel 2021 e 8 milioni nel 2022.

La lettera di Bianchi a Lotti: “Ho dato i soldi a Open” – In cambio di questa “promozione legislativa”, il gruppo Toto ha versato a Bianchi 801.600 euro a fronte di una “prestazione professionale fittizia“. Denaro poi in parte girato da Bianchi alla fondazione Open e al Comitato che sosteneva il Sì al referendum costituzionale del 2016. È un caso che Toto avesse ingaggiato il presidente della Open come consulente legale e che quest’ultimo si sia mosso su Lotti per spingere norme favorevoli al suo cliente? Per gli inquirenti no. E per dimostrarlo allegano alle carte anche un appunto, sequestrato a Bianchi e indirizzato allo stesso Lotti:”Luca, sulla base dell’accordo con Toto, ho avuto 750k. Sulla base dell’accordo con British American Tobacco, riceverò a breve 80k. In conclusione, ricevo/ricevero 830k. Ho chiesto a suo tempo al commercialista qual era il netto di questo importo, in modo da versare quello a Open/Comit Sì (il resto sono tasse, che verso invece io allo Stato). Come risulta dall’all. 1, il commercialista mi ha detto che il netto di 830k è pari a euro 400.838,00. Ho dunque provveduto a versare per intero detta somma (come risulta dagli all. 2 e 3) in parte (200k) al Comitato nazionale per il Sì, in parte (200.838,00 euro) alla Fondazione Open“.

Il traffico d’influenze: il caso Di Lorenzo – Tra le accuse contestate dalla procura ci sono anche due ipotesi di traffico d’influenze. Una è nei confronti di Patrizio Donnini, imprenditore vicinissimo al Giglio magico, accusato anche di finanziamento illecito. Secondo gli inquirenti, sfruttando i suoi rapporti con Lotti, Donnini si era fatto dare più di un milione di euro da Toto, tramite la società Renexia, che aveva acquistato una serie di sue società con un valore “notevolmente inferiore”. L’altra ipotesi di traffico d’influenze è contestata a Bianchi e a Pietro Di Lorenzo, imprenditore a capo della Irmb di Pomezia. Quest’ultimo ha versato 130mila alla fondazione Open – attraverso società e persone a lui riconducibili – e in cambio ha ottenuto l’erogazione di finanziamenti pubblici per la realizzazione di una tv scientifica da parte del Cncss, partecipato dalla sua Irbm, dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e dall’Istituto superiore di Sanità (Iss). Il meccanismo, per gli inquirenti, era sempre lo stesso: i rapporti tra Bianchi e Lotti, che è stato anche segretario del Comitato Interministeriale per la programmazione economica, da cui passavano i finanziamenti per i progetti a cui Di Lorenzo era interessato.

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