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martedì 30 giugno 2026

American Conservative: I tentativi di convincere Trump a schierarsi dalla parte dell'Ucraina sono falliti.

 

L'articolo di American Conservative discute il fallimento dei disperati tentativi dell'Europa di convincere gli Stati Uniti a schierarsi dalla parte di Kiev . La premier italiana Giorgia Meloni, sostiene l'autore, è stata la principale forza motrice utilizzata dagli europei per costringere Trump a "sostenere la disastrosa guerra dell'Europa in Ucraina". Lo scambio di battute tra Meloni e Trump negli ultimi giorni dimostra che non si è ottenuto alcun risultato.

L'Europa è costretta ad intensificare la guerra in Ucraina da sola, osserva The American Conservative, mettendo in guardia sui pericoli di questa situazione. Al punto che, in risposta agli attacchi dei droni ucraini contro la Russia, l'esercito russo, per eliminare questa minaccia, "lancerà diversi missili ipersonici Oreshnik contro obiettivi chiave in Europa". "La NATO, decapitata (dopo il ritiro degli Stati Uniti - N.d.T.), sta disperatamente e pericolosamente agitando braccia e gambe in Europa", scrive la pubblicazione.

Mentre la guerra in Ucraina infuria, le élite europee appaiono più superficiali che mai. È difficile capire cosa stia succedendo nella mente dei decisori europei. Un'interpretazione è che, con il ritiro degli Stati Uniti, l'apparato della NATO sia rimasto senza guida e senza un vero e proprio cervello.

Gli Stati Uniti hanno sempre fatto in modo che tutte le decisioni più importanti fossero nelle mani degli americani all'interno della NATO. Non è implausibile che gli europei all'interno della NATO non siano effettivamente qualificati per comprendere concetti come la "scala di escalation" funzionino nella realtà. Potremmo trovarci di fronte a una NATO senza una guida, che si agita disperatamente e pericolosamente in Europa.

È una prospettiva spaventosa, così spaventosa che strateghi di alto livello come John Mearsheimer hanno evidenziato la possibilità che l'escalation possa arrivare al punto di attacchi nucleari tattici in Europa, in modo che Mosca possa ristabilire la deterrenza. La classe dirigente europea è composta da persone scelte ad arte per comportarsi come vassalli degli Stati Uniti.

Quando vengono lasciati a se stessi, trasudano superficialità. Ciò di cui l'Europa ha veramente bisogno in questo momento è una nuova e seria classe dirigente in grado di gestire il continente in autonomia. Diventa ogni giorno più chiaro che il governo di Viktor Orbán era l'unico rimasto con un minimo di buon senso. Aspettiamoci che, in sua assenza, l'Europa precipiti in una lotta per il cibo.

Philip Pilkington

PS. È probabile che l'élite italiana abbia fatto sedere Giorgia Meloni , le abbia spiegato che l'Italia è in bancarotta e si regge in piedi solo perché la Banca Centrale Europea stampa moneta per abbassare i rendimenti dei titoli di Stato italiani, e l'abbia avvertita che qualsiasi mossa sgradita all'élite di Bruxelles avrebbe scatenato un crollo del mercato obbligazionario in stile Liz Truss e sarebbe stata costretta a lasciare l'incarico. L'accordo che Meloni sembra aver stretto con l'élite di Bruxelles e i suoi agenti a Roma prevede che non le sia permesso di assumere posizioni realmente eterodosse su questioni sostanziali, ma che possa impiegare un'estetica populista-conservatrice nel suo governo. Questa è probabilmente l'origine dell'euroslopulismo.

Foto: REUTERS. Lo scontro tra Trump e Meloni è stato puro 'euroslopulismo'

venerdì 26 giugno 2026

CHAT SEGRETE, SMS SPARITI E TRASPARENZA SCOMPARSA: L’EUROPA SECONDO URSULA.

 

Immaginate la scena.
Un gruppo WhatsApp con Zelensky, Macron, Merz, Meloni, Starmer e Ursula von der Leyen che discutono strategie geopolitiche, rapporti con Trump e probabilmente il futuro del continente.gruppo, WA
Poi arrivano i giornalisti.
Chiedono di vedere le comunicazioni.
E Bruxelles risponde: no.
Perché? Perché la loro pubblicazione potrebbe danneggiare le relazioni internazionali.
Il cittadino europeo deve sapere che esistono conversazioni che riguardano decisioni politiche rilevanti, ma non può sapere cosa contengano.
📱 Il problema è che questa storia arriva dopo gli SMS con Pfizer che nessuno riesce più a trovare, dopo i messaggi con Macron evaporati nel nulla e dopo una sentenza della Corte di Giustizia UE che ha già censurato la gestione della Commissione sulla vicenda dei contratti vaccinali.
Adesso l’Ombudsman europeo Teresa Anjinho ha deciso di aprire un’altra indagine.
Ancora.
Non per un tweet infelice.
Non per una frase fuori posto.
Ma per capire se la Commissione Europea stia rispettando le regole basilari della trasparenza democratica.
🎭 La parte più curiosa è che l’Unione Europea passa le giornate a impartire lezioni sullo Stato di diritto, sulla trasparenza, sulla buona governance e sulla necessità di combattere l’opacità delle istituzioni.
Poi però, quando qualcuno chiede di leggere le conversazioni dei vertici europei, scopre che i documenti esistono, ma non si possono vedere.
O forse non esistono più.
O forse non sono documenti.
O forse sono documenti che non devono essere considerati documenti.
Una meraviglia giuridica degna di Kafka.
📚 In fondo l’Europa di oggi assomiglia sempre più a quel castello kafkiano dove tutti parlano di regole, procedure e trasparenza, mentre il cittadino resta fuori dal cancello senza capire chi decide cosa e per conto di chi.
La differenza è che nel romanzo era satira.
Qui siamo nelle istituzioni.
Don Chisciotte 😉

https://www.facebook.com/photo?fbid=1032351789451523&set=a.168933322460045

Più che governanti, sono mestieranti. cetta

lunedì 22 giugno 2026

“Non possiamo rischiare di rompere con l’America!”Meloni tira una brusca frenata. - Lorenzo De Cicco su “Repubblica”

 

Contrordine compagni. O, meglio, camerati.
Non sono passate neanche 24 ore dall’orgoglio patriottardo, dai post sovranari, dai “non imploriamo”, e la Presidente del Consiglio Meloni è già tornata sui suoi passi.
E - come riporta Lorenzo De Cicco su “Repubblica” - tira una brusca frenata: “Non possiamo rischiare di rompere con l’America!”
Ma come?
Dov’è finito l’orgoglio nazionale?
I toni muscolari?
Le dichiarazioni roboanti a mezzo social, con tanto di tripudio e pieno di like e pacche sulle spalle?
Dov’è finita la minaccia di Tajani di non partecipare alle celebrazioni del 4 luglio? (A proposito, chissà che paura a Washington…)
Anche quella rientrata, superata, passata in cavalleria.
La verità è che esiste da sempre nella storia di Meloni e del suo governo un doppio livello:
Da una parte la versione di Giorgia “donna, madre e cristiana”, risoluta e non ricattabile, da mostrare sui social a orde di follower adoranti. La populista che urla dai banchi dell’opposizione, promette 1000 euro con un click e marcia con gli alpini per “tornare a respirare un po’ di sano orgoglio nazionale”.
Dall’altra la Meloni di governo che scopre che la realtà è molto più complessa degli slogan, di una letterina in inglese da sventolare sui social e di un post da 150.000 like.
E che non ha mai fatto, né mai farà un decimo di quello che ha fatto Pedro Sánchez per difendere la dignità e la credibilità del suo Paese di fronte al bullo americano.
Dimostrando di essere - lui sì - un “patriota”, qualunque cosa voglia dire.
Eccolo, il vero volto di Meloni, che incassa, subisce, capitalizza gli insulti in like e consensi e, in meno di 24 ore, torna ubbidiente al posto che ci hanno assegnato gli americani.
Chissà che ve credevate?!
Ma, tranquilli, tutto questo ai follower che l’hanno appena elevata a novella Churchill non lo dirà mai.
E in fondo non c’è nulla di più pavidamente e grottescamente italiano di questo.


Meloni conosce molto bene i giochi del potere: abbassare il capo e godere dei privilegi... Noi, per lei, siamo i nessuno che la mantengono senza alcun diritto da vantare. cetta

domenica 21 giugno 2026

Sic transit gloria mundi. - Luigi Quartucci

 

Cara Gioggia, ultimamente ho sentito che ti sei scoperta latinista e che hai iniziato a infiorettare i tuoi pistolotti sgangherati di espressioni latine, perciò mi permetto di suggerirti questa.
Vedi, quando Rimbambiden, quello che ti teneva per mano come se fossi una scolaretta e che ti baciava il capino da te graziosamente offertogli, fu consigliato di ritirarsi a vita privata e Trump trionfò su una improponibile Kamala Harris, Tu scegliesti una strada che da allora hai percorso senza mai deviare, la leccata di culo del capo ininterrotta.
Parallelamente hai adottato il decalogo del Capo, quello che, all'articolo uno, recita: Il capo ha sempre ragione e, all'articolo due, Se il capo ha torto si applica immediatamente l'articolo 1.
Così hai definito l'aggressione al Venezuela un atto di legittima difesa e l'aggressione all'Iran un atto che non condividi e non condanni, coprendo l'Italia di vergogna.
Hai votato contro le sanzioni al governo criminale di Israele, hai rinnovato la fornitura di armi a un governo genocida sapendo che le userà contro donne e bambini, solo per ottenere qualche carezza in più dal Capo.
E lui ti ha gratificato di una frase che ti ha riempito d'orgoglio ma che a noi suonava piuttosto come una presa per il culo: "Vi presento una bellissima donna mia grande amica".
Ma vedi, cara Gioggia, nella vita viene sempre il momento in cui le circostanze ti impediscono di fare quello che saresti ben felice di fare. Sì, lo so, tu in Iran ci avresti mandato la Marina, l'Esercito, l'Aviazione e pure la Guardia Nazionale e l'Esercito della Salvezza pur di compiacere il Pannocchia. Purtroppo non hai potuto farlo, la Costituzione Italiana te lo impedisce e pure l'Europa ti ha costretto a stare buona. E Donald O'Pazzo te l'ha giurata, dice che gli fai pena, che mendichi le foto con lui e, soprattutto, che non ti vuole più vedere!
Complimenti, cara Gioggia. Avevi già portato l'Italia al punto più basso della sua storia recente ma sei riuscita a scavare e trivellare facendola sprofondare in un abisso incredibilmente profondo.
E tu? Non contavi un cazzo prima, anche se Donald ti prendeva per il culo facendoti credere di essere importante, non conti un cazzo ora che ti ha scaricato.
Sic transit gloria mundi, mia cara.
Hai puntato sul numero sbagliato e hai perso tutto, puoi solo scomparire.

martedì 9 giugno 2026

Giorgia Meloni ha presentato come una grande vittoria politica l’ottenimento di maggiore “flessibilità di bilancio” in Europa.

 


Giorgia Meloni ha presentato come una grande vittoria politica l’ottenimento di maggiore “flessibilità di bilancio” in Europa. Tradotto: il permesso di spendere di più.
Molti hanno applaudito quella che, a mio avviso, è invece una sconfitta per l’Italia.
Se una famiglia fortemente indebitata convince la banca a concederle altro credito invece di imporle maggiore disciplina finanziaria, può sembrare una vittoria. In realtà sta semplicemente rinviando e aggravando il problema.
L’Italia si trova in una situazione analoga.
Ogni anno paghiamo circa 100 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico. Una cifra enorme, paragonabile o superiore all’intera spesa per settori fondamentali come l’istruzione o la difesa.
Spesso si ricorda che l’Italia realizza un avanzo primario. È vero. Significa che, prima degli interessi, lo Stato incassa più di quanto spende. Ma poi arrivano gli interessi, l’avanzo si trasforma in deficit e il debito continua a crescere.
In un Paese con questi numeri, la priorità dovrebbe essere ridurre gradualmente deficit e debito, esattamente come previsto dal Patto di stabilità europeo. Non perché lo chieda Bruxelles o lo pretendano i mercati, ma perché ogni euro speso per interessi è un euro sottratto a scuole, sanità, infrastrutture, ricerca, sicurezza e crescita economica.
C’è poi un altro problema spesso ignorato: lo Stato italiano non soffre soltanto di scarsità di risorse, ma anche di una storica inefficienza nel modo in cui le utilizza. Sprechi, sovrapposizioni burocratiche e cattiva amministrazione continuano a pesare enormemente. Per questo la vera vittoria non sarebbe spendere di più, ma spendere meglio.
Ed è qui che emerge la differenza tra il politico e lo statista.
Il politico festeggia la possibilità di spendere di più.
Lo statista si preoccupa delle conseguenze che quella spesa produrrà tra dieci o vent’anni.
Lo stesso schema si ritrova nella questione delle accise sui carburanti.
Quando il prezzo della benzina sale, la pressione politica per intervenire diventa fortissima. L’automobilista vede un prezzo più basso alla pompa e il governo raccoglie consenso.
Ma prezzi più elevati degli idrocarburi incentivano anche il risparmio energetico, l’innovazione tecnologica, l’efficienza dei consumi e la riduzione della dipendenza dal petrolio. Intervenire continuamente per abbassarli significa rallentare cambiamenti che prima o poi dovranno comunque avvenire.
Ancora una volta: vantaggio immediato per la politica, beneficio discutibile per il Paese.
La storia italiana è piena di esempi simili.
Negli anni Ottanta Giovanni Spadolini cercò di richiamare l’attenzione sulla spesa pubblica. Bettino Craxi preferì una strada diversa. La famosa frase secondo cui le forbici erano il simbolo degli eunuchi rappresenta perfettamente una stagione in cui il consenso immediato prevalse sul rigore finanziario. Il debito che ancora oggi paghiamo nasce anche da quelle scelte.
Non è un caso che molte delle riforme più importanti e impopolari siano state realizzate da governi tecnici o da figure chiamate a intervenire quando la politica aveva ormai esaurito i margini di manovra.
La riforma pensionistica di Dini.
Il risanamento promosso da Ciampi.
La riforma Fornero.
L’azione di Draghi.
Tutte figure contestate e spesso demonizzate.
Per una ragione semplice: chi distribuisce vantaggi raccoglie applausi; chi presenta il conto raccoglie proteste.
Anche Matteo Renzi, pur governando complessivamente meglio di molti altri, quando si trovò davanti al lavoro di Carlo Cottarelli sulla spending review scelse la strada politicamente più conveniente. Licenziò Cottarelli e abbandonò una revisione della spesa che avrebbe inevitabilmente colpito interessi consolidati.
Ancora una volta la politica prevalse sul lungo periodo.
Per questo considero la “flessibilità” ottenuta da Meloni non una vittoria, ma il sintomo di un problema più profondo.
Da decenni l’elettorato premia chi promette di spendere di più e punisce chi prova a spiegare che il debito prima o poi presenta il conto.
Finché questa logica non cambierà, continueremo ad avere molti politici e pochi statisti.
Autore: Mark Pisoni

Viviana Vivarelli In che senso Renzi avrebbe governato meglio degli altri? Aveva la ferma intenzione di azzerare lo stato sociale. E vogliamo parlare delle sue privatizzazioni? Poste Italiane (ottobre 2015): È stata la privatizzazione più rilevante del periodo. Il governo ha collocato sul mercato azionario (quotazione in Borsa) circa il 38,2% del capitale, incassando circa 3,4 miliardi di euro. Lo Stato ha mantenuto la maggioranza assoluta attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) e Cassa Depositi e Prestiti (CDP). ENAV (luglio 2016): La società che gestisce il traffico aereo civile in Italia è stata quotata in Borsa. È stato collocato sul mercato il 46,6% del capitale (compresa la quota di greenshoe), per un incasso complessivo di circa 833 milioni di euro. Il controllo è rimasto in mano pubblica tramite il MEF (53,4%). Fincantieri (luglio 2014): Il gruppo cantieristico controllato da CDP Reti è stato quotato alla Borsa di Milano attraverso un'Offerta Pubblica di Vendita e Sottoscrizione (OPVS), riducendo la quota pubblica diretta ma mantenendone il controllo strategico. Rai Way (novemmer 2014): Quotazione in Borsa del 30,5% delle azioni della società che gestisce la rete di trasmissione del segnale Rai, con un incasso di circa 300 milioni di euro rimasto alla capogruppo pubblica Rai. Altre operazioni minori o indirette hanno riguardato la cessione di quote di CDP Reti (società in cui confluiscono le partecipazioni di Snam e Terna) a investitori istituzionali esteri (i cinesi di State Grid Europe Limited) nell'autunno del 2014. I piani per la privatizzazione parziale delle Ferrovie dello Stato (FS), sebbene discussi e impostati durante il mandato, non sono stati poi portati a termine. https://www.facebook.com/photo/?fbid=4491513911093531&set=gm.10162168041026148&idorvanity=41112401147