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martedì 8 settembre 2026

Meloni a Bari per festeggiare il record di longevità del suo governo: "Fieri di avere più consenso del primo giorno".

  

Rispondendo al telefono, mentre è attrice protagonista in un intervento istituzionale, da lei stessa programmato per mettersi in evidenza, si scusa dicendo alla folla che, a chiamarla al telefono, era sua figlia... 

E qui ha commesso il suo primo errore: far capire alla folla sottostante come stanno realmente le cose: sua figlia, una bambinetta affidata tutto il tempo a terze persone, che non sono lei (in quanto personaggio pubblico) e che, per parlarle, può farlo solo da lontano e per telefono, ha potere ed attenzione anche in casi eccezionali e, molto probabilmente, lo sarà in qualsiasi cosa vorrà fare in futuro, in quanto -figlia telefonica di...- 

- ed è questo il secondo errore che ha commesso, mettere in evidenza qual'è il metodo che usa attualmente il suo governo: piazzare ai posti di potere gente senza meriti e preparazione adeguata alla bisogna, ma in possesso di tesserini: quelli della raccomandazione e dell'abnegazione. 

cetta.

venerdì 4 settembre 2026

QUATTRO ANNI BUTTATI. - Marco Travaglio

 

Quattro anni fa Giorgia Meloni aveva una grande occasione: spogliarsi degli abiti di capofazione per indossare quelli di rappresentante di tutti e conquistare consensi fuori dal suo recinto, senza recidere le radici del suo passato.
Che non è il fascismo del Duce, come troppi superficialmente dicono, ma la destra sociale, legalitaria, multipolare, eurocritica e antiamericana: quella che, oltre a tanti brutti ceffi e fenomeni da baraccone, affascinava anche Paolo Borsellino e tuttora vanta intellettuali irregolari come Cardini, Tarchi, Veneziani, Buttafuoco, Foa.
La Meloni avrebbe potuto scegliersi un ministro della Giustizia borselliniano, anziché il berlusconiano Nordio.
Mettere agli Esteri e alla Difesa due uomini del dialogo col Sud e l’Est del mondo, anziché i pappagalli Nato Tajani e Crosetto. Piazzare all’Economia e al Lavoro esponenti della destra sociale anziché il rigorista Giorgetti e l’imbarazzante Calderone. Difendere e magari affinare il reddito di cittadinanza, anziché gettare sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie.
Tassare i profitti extra di banche, assicurazioni, Big Pharma, Big Tech e Big Oil e combattere l’evasione, rastrellando risorse per politiche espansive su investimenti, salari, caro-energia, sanità e lotta all’immigrazione irregolare.
Far funzionare la giustizia anziché sfasciarla e perder tempo (e schiantarsi) sulla separazione delle carriere. Infilarsi nelle spaccature di un’Ue sfarinata per fare alleanze pragmatiche con chiunque, a destra (Orbán) e a sinistra (Sánchez), mettesse in dubbio gli euro-dogmi dell’austerità, del bellicismo, del riarmo, della russofobia e della sudditanza a Kiev e a Tel Aviv.
Aiutare gli ucraini e i russi, gli israeliani e i palestinesi con l’unica opzione utile: i negoziati, candidando Roma come campo neutro per ospitarli.
Sfruttare l’amicizia con Trump per dirgli Sì quando ci conveniva – cioè sulla fine della guerra ucraina e dello sterminio a Gaza – e No sui dazi, il 5% di Pil alla Nato, il suo Gnl al quadruplo del prezzo russo, gli acquisti di armi da regalare a Zelensky, le aggressioni al Venezuela e all’Iran:
invece gli ha detto No quando doveva dire Sì e viceversa.
Ha preferito tirare a campare rinnegando il sovranismo degli interessi dell’Italia: sennò sarebbe durata 4 mesi, non 4 anni.
Più il prossimo semestre di agonia, che passerà straparlando di legge elettorale, con l’incubo dei fascisti (veri) di Vannacci cresciuti e moltiplicati dai suoi tradimenti. Il presepe completo del quadriennio lo trovate nel nostro inserto: diversamente dalla Meloni, gli italiani hanno ben poco da festeggiare e, almeno quelli che l’hanno votata, molto di cui pentirsi.
Dopo 1.413 giorni di vuoto pneumatico, il record di longevità non è un merito: è un’aggravante.

martedì 18 agosto 2026

I liberisti privi di libertà.

 

Il giacimento di Vaca Meurta, nella Patagonia argentina, è la seconda riserva al mondo per il gas di scisti e la quarta di petrolio non convenzionale.
Scoperto negli anno trenta, a lungo nelle mani della spagnola Repsol, nel 2012 fu nazionalizzato durante la presidenza di Cristina Fernández de Kirchner.
Negli anni successivi, con lo sviluppo della tecnologia estrattiva, è diventato l'oggetto delle mire delle compagnie statunitensi-
Al centro di questa rete si collocano le major del settore come Chevron, che è stata la pioniera degli investimenti esteri nel sito fin dal 2013 attraverso l'accordo con la compagnia statale YPF, seguita a ruota da ExxonMobil e Dow Chemical,
le quali hanno esportato nel bacino neuquino le tecnologie avanzate di fracking già collaudate nel bacino Permiano in Texas.
Tuttavia, la presenza americana non si limita alla gestione operativa dei pozzi, ma si estende profondamente nelle strutture finanziarie che sostengono l'economia argentina; giganti del risparmio gestito come BlackRock, Vanguard e Fidelity detengono partecipazioni significative in YPF
e in altre società di servizi energetici, esercitando una pressione indiretta ma decisiva sulle politiche economiche nazionali affinché si mantenga un clima favorevole agli investitori esteri.
Il coinvolgimento degli Stati Uniti è inoltre sostenuto da organismi governativi come la Development Finance Corporation (DFC) e la EXIM Bank, che hanno erogato prestiti miliardari per lo sviluppo delle infrastrutture necessarie al trasporto degli idrocarburi, con l'obiettivo dichiarato di garantire la sicurezza energetica dell'emisfero occidentale
e di ridurre la dipendenza globale dal gas russo, specialmente in seguito al conflitto in Ucraina.
In questo scenario, Vaca Muerta non è solo un serbatoio di profitti, ma uno strumento di politica estera: il sostegno americano alla recente deregolamentazione del mercato energetico argentino, culminata con l'introduzione del RIGI (Regime di Incentivo per le Grandi Inversioni)
sotto l'amministrazione Milei, mira a blindare questi capitali contro le fluttuazioni politiche e la cronica instabilità macroeconomica del paese sudamericano.
Il controllo tecnologico e finanziario sulla catena del valore dello scisto permette agli investitori di Wall Street
di influenzare non solo il prezzo globale delle commodity, ma anche di arginare la crescente penetrazione commerciale della Cina nella regione, trasformando la Patagonia in un avamposto della sicurezza energetica nordamericana.
Nonostante le critiche legate all'impatto ambientale e alla sostenibilità del debito estero contratto per finanziare tali opere, la simbiosi tra le necessità di autofinanziamento dell'Argentina e la fame di risorse a basso costo delle multinazionali statunitensi continua a rafforzarsi, rendendo Vaca Muerta il perno di un'alleanza economica che vede il sottosuolo argentino come una riserva strategica vitale per il mantenimento dell'egemonia finanziaria e industriale degli Stati Uniti nel ventunesimo secolo.
La motosega di Milei svolge la sua funzione di togliere agli argentini e di "donare" alla finanza USA.
Ma in Italia Milei ha molti estimatori...


Ora capisco perchè li hanno fotografati assieme: entrambi obbediscono a Trump per mettersi in mostra, non per fare il bene del proprio paese... cetta.

lunedì 10 agosto 2026

Ubi maior, minor cessat...

 

Ciò che avevo da dire su Ceuta si era sostanzialmente esaurito coi migranti. Della querelle successiva tra la ducetta della Garbatella — copyright dell’immenso Roberto D’Agostino, perché a ciascuno va riconosciuto il proprio genio — e il belloccio di Madrid mi fregava il giusto.
Cioè molto poco.
Non tifo in modo particolare per Pedro Sánchez, non vogliatemene. Mentre di Giorgia Meloni, come sapete, penso più o meno tutto il male politicamente consentito dal codice penale, ma non è nemmeno questo il punto.
Il punto è molto più semplice.
Lei è fesså.
E no, non perché sia fåscista. Quello, eventualmente, è un problema suo, dei suoi elettori e degli storici del futuro, che avranno parecchio materiale con cui divertirsi.
È fesså perché è proterva, perspicace come un piccione e dotata della capacità di valutazione del rischio di un opossum sotto acidi.
Perché Giorgia Meloni, a quanto si apprende, non si aspettava l’ultimatum di Madrid e soprattutto non si aspettava l’immediata ritorsione spagnola dopo la decisione italiana di sospendere Schengen in seguito agli arrivi di migranti a Ceuta.
E qui bisogna fermarsi un momento ad ammirare l’opera.
Perché tre giorni prima Madrid aveva già chiesto informalmente di togliere quelle restrizioni, considerate inutili anche perché da Ceuta non si esce verso il continente europeo come dalla porta girevole della Rinascente: esistono già controlli specifici alla frontiera. E pare che persino alla Farnesina avessero qualche dubbio sulla brillante idea di trasformare un problema spagnolo in una coda italiana al check-in.
Tant’è che il governo aveva già individuato una possibile via d’uscita: aspettare Ferragosto, vedere che succede, controllare se davvero dal Marocco parte una seconda ondata verso Ceuta e poi, eventualmente, togliere il blocco prima del primo settembre.
Una cosa quasi ragionevole.
Poi però arriva Sánchez e dice: cari italiani, se continuate così, noi facciamo altrettanto.
E improvvisamente la questione internazionale diventa una lite al parcheggio dell’Eurospin.
«AH SÌ? E ALLORA ADESSO NON LA TOLGO PIÙ.»
Perché questo, sfrondato dalle formule diplomatiche, è il capolavoro.
Meloni non vuole anticipare la fine delle restrizioni perché potrebbe sembrare che abbia ceduto a Sánchez.
Capite?
Non: serve ancora questa misura?
Non: protegge davvero l’Italia?
Non: esiste concretamente il rischio che i migranti arrivati a Ceuta raggiungano il nostro Paese?
Non: quali conseguenze avrà sui cittadini italiani, sulle compagnie aeree, sulle crociere, sulle agenzie di viaggio, sui rapporti con uno dei principali Paesi dell’Unione?
No.
CHE FIGURA CI FACCIO IO CON PEDRO?
E qui emerge uno dei problemi più seri di Giorgia Meloni come capo di governo: continua troppo spesso a ragionare come se fosse ancora sul palco di Atreju.
Solo che governare un Paese non è fare un reel.
In politica estera soprattutto esiste una regola piuttosto elementare: prima di tirare un calcio negli stinchi a qualcuno sarebbe opportuno verificare che quello non possa tirartene uno nelle pålle cinque minuti dopo.
Madrid può introdurre controlli sugli italiani.
Può farli molto meno selettivi dei nostri.
Può creare code, ritardi e disagi negli aeroporti spagnoli nel pieno di agosto, quando mezza Italia è in viaggio.
Può soprattutto costruire una risposta politica semplicissima: voi bloccate noi perché avete paura dei migranti arrivati a Ceuta? Benissimo. Noi blocchiamo voi ricordando che gli sbarchi in Italia sono aumentati e che esistono movimenti irregolari provenienti proprio dal territorio italiano.
Tana libera tutti.
E infatti a Roma la cosa pare abbiano cominciato a capirla.
Non perché sia improvvisamente apparso Metternich a Palazzo Chigi.
Sono arrivati quelli che, nella politica italiana, possiedono una capacità persuasiva infinitamente superiore a qualsiasi ambasciatore: gli operatori economici incazzati.
Compagnie crocieristiche.
Agenzie di viaggio.
Settore turistico.
Gente che, tradotto dal diplomatico, avrebbe fatto sapere: ma che cazzo state facendo?
Perché il sovranismo è bellissimo finché lo pratichi su Facebook.
Quando il signor Mario rimane tre ore in fila a Barajas con moglie, bambini e trolley perché Roma ha deciso di mostrare i muscoli a Madrid, il sovranismo comincia ad avere qualche problema di marketing.
Ed è qui che la faccenda diventa quasi irresistibile.
Perché adesso la diplomazia deve trovare il modo di far rientrare una crisi che non aveva nessuna necessità di nascere, mentre Palazzo Chigi deve contemporaneamente fare marcia indietro senza dare l’impressione di fare marcia indietro.
Che è uno dei grandi sport nazionali.
Probabilmente assisteremo quindi alla consueta meraviglia lessicale: non sarà una revoca ma una «rimodulazione», non sarà una retromarcia ma una «valutazione alla luce del mutato quadro», non sarà una resa ma una «decisione assunta autonomamente dal governo italiano».
Magari esattamente quarantasette secondi dopo che Madrid avrà ottenuto ciò che chiedeva.
Ma autonomamente.
Autonomissimamente.
Sovranamente.
Con tanto di tricolore sul cofano mentre inseriamo la retro.
E naturalmente Meloni attribuisce la reazione di Sánchez alle sue difficoltà interne, alle polemiche spagnole, alle vacanze a Lanzarote, alla playlist estiva, forse alla posizione di Saturno rispetto a Mercurio.
Può anche essere.
Sánchez può avere tutti i problemi politici di questo mondo.
Può essere vanitoso, opportunista, calcolatore, socialista, abbronzato e ascoltare pure Vamos a la playa dalla mattina alla sera.
Ma se il tuo avversario è in difficoltà e riesce comunque a metterti con una sola mossa nella posizione di dover scegliere tra danneggiare i tuoi cittadini e fare una figura di mėrda, forse il problema non è soltanto il tuo avversario.
Forse hai giocato male tu.
E qui torniamo all’opossum sotto acidi.
Perché un presidente del Consiglio non viene pagato per avere l’ultima parola.
Viene pagato per prevedere quale sarà la parola successiva dell’altro.
La politica internazionale funziona esattamente così: fai A, l’altro può fare B; quindi prima di fare A devi chiederti quanto ti costerà B.
Non puoi fare A, ricevere B e poi telefonare indignata dicendo:
«È UN RICATTO!»
No, Giorgia.
Si chiama reazione.
Era persino annunciata.
E adesso siamo arrivati al punto meraviglioso in cui una misura che il governo stesso stava pensando di accorciare rischia di essere mantenuta più a lungo per non dare a Sánchez la soddisfazione di pensare di aver vinto.
Questa non è geopolitica.
È Risiko giocato dopo quattro gin tonic.
Ed è proprio qui che Meloni mostra il suo limite più pericoloso: confonde continuamente la fermezza con l’ostinazione.
La fermezza è prendere una decisione difficile sapendo perché la prendi, quali conseguenze avrà e fino a dove sei disposto ad arrivare.
L’ostinazione è accorgerti che la decisione non serve più, che rischia di danneggiarti, che gli stessi interessi italiani suggeriscono di cambiarla, e mantenerla perché dall’altra parte c’è uno che ti sta antipatico.
La prima è leadership.
La seconda è quella cosa che facevamo a sei anni quando dicevamo:
«Adesso non lo voglio più perché me l’hai detto tu.»
Solo che a sei anni sul tavolo c’erano i broccoli.
Qui ci sono due Stati europei.
Ed è per questo che, alla fine, di questa nuova puntata di Ceuta mi interessa pochissimo Sánchez e ancora meno stabilire chi abbia il pisello politico più lungo tra Roma e Madrid.
Mi interessa una cosa sola.
Che quando governi l’Italia non puoi permetterti il lusso di trasformare ogni dossier in una questione personale, ogni critica in un affronto, ogni risposta in un ricatto e ogni retromarcia necessaria in una sconfitta da evitare a qualsiasi costo.
Perché a quel punto non stai più difendendo l’interesse nazionale.
Stai difendendo il tuo ego con l’interesse nazionale degli altri.
E il problema degli opossum sotto acidi non è che prendano decisioni sbagliate.
È che almeno loro, generalmente, non hanno la Farnesina.




D'altronde, agire senza pensare a quali possano essere le conseguenze prodotte dall'azione, è deleterio...
cetta.

Non spezzeremo le reni alla Grecia. Ci proveremo con la Spagna.

C'è un filo che tiene insieme il nonno mascellone e la nipotina: senza un nemico non sanno vivere. Cambia solo l'indirizzo. Ieri Atene, oggi la Madrid del "comunista" Sánchez.

Perché funziona così: quando la benzina vola, i salari scendono, l'inflazione mangia la spesa e le imprese chiudono la saracinesca, non serve una politica economica. Serve un nemico. Un bel rigurgito di orgoglio nazionale, e il gioco è fatto, soprattutto con un pubblico che non sempre brilla
per presenza cognitiva.

Prima le orde immaginarie da Ceuta. Poi i terroristi islamici "importati" dalla Spagna.

Tutto inventato, tutto utilissimo: perché chiedere agli altri Paesi una vera collaborazione per attenuare gli effetti di Dublino è faticoso, litigare invece è gratis e rende bene in televisione. Ma non finisce lì.
Adesso tocca alla Germania. Motivo del contendere: la restituzione all'Italia dei migranti irregolari sbarcati da noi e arrivati fin lassù. Cioè l'applicazione di un trattato europeo che l'Italia ha firmato, di cui una parte è in vigore da giugno.
Non un agguato: una firma.
La nostra.

Basta leggere la risposta di Piantedosi alle autorità tedesche per capire che di litigio si tratta, non di negoziato.
Quindi: litigano con i "comunisti" spagnoli. E litigano pure con Merz, che fino a prova contraria dovrebbe essere un loro amico.

L'opera certosina di demolizione dell'Italia procede. Con metodo, con costanza, con successo. Ma non è una novità.

Basta chiedere al nonno mascellone com'è finita l'ultima volta che qualcuno ha pensato di "fare la storia".

Giancarlo Selmi 

https://www.facebook.com/photo?fbid=3477766092405133&set=a.397017047146735

domenica 9 agosto 2026

talia - Spagna - misure e contomisure: Sánchez/Meloni...

 

Con una nota dalla durezza senza precedenti, il governo spagnolo ha appena asfaltato definitivamente Giorgia Meloni e Antonio Tajani.
Di più: ha intimato il governo italiano di mettere fine, entro 48 ore, ai controlli alle frontiere introdotti contro
i cittadini provenienti dalla Spagna.
Poi, avverte Pedro Sánchez, arriveranno contromisure “proporzionate”.
La nota parte subito pesantissima:
“Il 1° agosto il governo italiano ha reintrodotto i controlli alla frontiera con la Spagna, incidendo sulla mobilità di migliaia di passeggeri e generando incertezza giuridica nel pieno del periodo estivo.
Questa misura, senza precedenti nella storia recente, è stata adottata senza preavviso, unilateralmente e con argomentazioni fallaci che non rispettano né il Codice frontiere Schengen né la verità”.
Poi il governo spagnolo passa alla demolizione dell’emergenza Ceuta utilizzata dall’Italia per giustificare i controlli.
Ricorda che nessuno “poteva o può entrare liberamente nell’area Schengen, poiché la città autonoma di Ceuta gode di uno status speciale al suo interno, che quasi tutti sono già rientrati in Marocco”.
E poi restituisce al governo Meloni la lezione sull’immigrazione:
“Secondo Frontex, l’Italia è Stato membro che ha registrato il maggior numero di attraversamenti irregolari negli ultimi anni, con cifre doppie rispetto a quelle della Spagna e, dal 2022.
Non ha rispettato il Regolamento di Dublino, generando un ulteriore onere di pressione migratoria sugli altri Stati membri”.
Poi arriva questa:
“Nonostante tutto ciò, la Spagna non ha mai introdotto controlli nei confronti dell’Italia. Al contrario, si è sempre mostrata solidale, accogliendo parte dei migranti arrivati a Lampedusa nel 2023 e aprendo ripetutamente i propri porti ai migranti soccorsi lungo la rotta del Mediterraneo centrale”.
E ancora: “Alla luce di tutto quanto sopra, si conclude che la misura adottata dal Governo italiano è ingiusta, contraria agli interessi dell’Unione europea e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola. Esortiamo o pertanto il Governo italiano a rettificare, a porre fine ai controlli e a trattare gli spagnoli come gli altri cittadini europei.
Se non lo farà entro la fine di domenica 9 agosto, la Spagna sarà costretta ad adottare misure proporzionate per proteggere gli interessi e la dignità dei propri cittadini”.
Avete letto bene.
Il governo Meloni voleva mettere Sánchez con le spalle al muro.
Una settimana dopo è Sánchez a dare una scadenza al governo Meloni.
Ma il presidente spagnolo conserva il capolavoro per la fine:
“Confidiamo che prevalgano l’europeismo, il buon senso e la buona fede. I governi esistono per promuovere la comprensione tra i Paesi e l’interesse generale delle loro popolazioni, non per creare fratture e conflitti sterili guidati da motivazioni elettorali interne”.
Doveva essere la grande prova di forza di Giorgia Meloni contro Pedro Sánchez.
Per ora abbiamo una riunione europea conclusa con la solidarietà alla Spagna e una nota ufficiale di Madrid che ordina di ritirare i controlli entro domenica.

mercoledì 5 agosto 2026

Il vertice dei ministri dell'interno in Europa elogia la Spagna.

Per quattro giorni ci hanno raccontato che Giorgia Meloni aveva radunato 22 Paesi europei per mettere Pedro Sánchez all’angolo.
Italo Bocchino aveva già stappato lo spumante:
Sánchez “politicamente umiliato”, la Spagna sotto processo, l’Europa finalmente in marcia dietro Giorgia.
Poi si sono riuniti davvero i ministri dell’Interno dell’Unione europea.
E il processo alla Spagna si è trasformato in una cerimonia di encomio alla Spagna.
Il comunicato finale parla di “forte solidarietà” a Madrid e definisce “rapida ed efficace” la risposta delle autorità spagnole. Riconosce che la stragrande maggioranza delle persone entrate irregolarmente è già stata rimpatriata e, soprattutto, che non c’è stato alcuno spostamento verso la Spagna continentale o verso altri Stati membri.
Tradotto: l’invasione dell’Europa annunciata da Tajani si è fermata prima ancora di trovare sulla cartina quel famoso confine tra Italia e Spagna.
E la grande lettera dei 22? Scomparsa.
Nel documento finale non c’è una sola parola sul presunto “fattore di attrazione” provocato dalla regolarizzazione spagnola. Nessuna accusa a Sánchez. Nessuna richiesta di escludere la Spagna da Schengen.
Nessun impegno europeo a finanziare i famosi return hubs tanto cari alla destra italiana.
Ci sono le solite indicazioni condivise: proteggere le frontiere esterne, combattere i trafficanti, rafforzare i rimpatri, collaborare con i Paesi terzi. Esattamente ciò che la Spagna stava già facendo insieme al Marocco.
L’unico appunto riguarda la necessità di coordinare meglio la comunicazione durante le crisi e contrastare la manipolazione delle informazioni da parte di attori esterni.
Praticamente hanno convocato una riunione europea per scoprire che il problema, oltre ai trafficanti, era la montagna di balle circolata attorno a Ceuta.
Meloni voleva mettere Sánchez sul banco degli imputati.
L’Europa gli ha consegnato una medaglia.
Dei 22 firmatari resta una fotografia di gruppo, buona per i social.
Della presunta umiliazione spagnola resta soltanto Italo Bocchino, col bicchiere ancora alzato, che festeggia la sua realtà immaginaria.

martedì 4 agosto 2026

La lettera aperta di Gustavo Zagrebelsky a Giorgia Meloni. Vi invito a leggerla…

 

“Cara Giorgia,
a distanza di qualche settimana ti riscrivo mentre a Ceuta si contano i morti e tu, invece di piangerli, ci costruisci sopra un comizio.
Quello che stai facendo ha un nome preciso, e non è "difesa dei confini": si chiama sciacallaggio politico sulla pelle dei poveri.
Menti sapendo di mentire.
Hai annunciato la sospensione di Schengen con la Spagna come se le poche migliaia entrate a Ceuta stessero per bussare a Ventimiglia domani mattina.
Sai benissimo che non è vero: Ceuta è un'enclave in territorio marocchino, chi arriva lì non entra in Europa continentale, viene identificato sul posto.
I tuoi stessi funzionari del Viminale hanno ammesso che si tratta di controlli "a campione".
Tradotto: una misura simbolica, inefficace, che serve solo a te e al generale Vannacci che ti incalza da destra.
Il prezzo lo pagano i turisti in coda ai porti, gli imprenditori e soprattutto la verità.
Cara Giorgia, il vero regista di Ceuta si chiama Donald Trump.
Il tuo ex amico che continui a difendere. Tu fai lo sciacallo contro Sánchez, ma il fiammifero l'ha strofinato l'inquilino della Casa Bianca.
Te lo dico in breve:
1. Trump ha regalato a Rabat il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale — nel 2020, riaffermato nell'estate 2025 — blindando l'asse Washington–Rabat contro il diritto internazionale.
2. La visita di Sánchez ad Algeri ha fatto scattare la ritorsione: il Marocco ha aperto i rubinetti dei migranti verso Ceuta. Non lo dico io, lo scrivono i giornali che non appartengono ad Angelucci.
3. Il 29 giugno 2026 Trump ha sospeso per otto mesi i dazi sui fosfati marocchini.
Il quadro che fingi di non vedere è questo: Trump premia il Marocco con fosfati, Sahara e basi militari.
Il Marocco usa i migranti come arma di ricatto contro una Spagna "colpevole" di riavvicinarsi ad Algeri.
Migliaia di giovani — molti minorenni — si buttano in acqua e diciannove muoiono annegati. E tu prendi quei corpi e li usi come sfondo per un post su X.
Questo non è governare.
Questo è sciacallaggio.
Non è da statista — perché una statista non chiude Schengen per un teatrino interno mentre nel Mediterraneo si muore: chiama Bruxelles, convoca l'ambasciatore USA, chiede conto a Trump del ricatto marocchino, costruisce una politica migratoria europea.
Non è da italiana — perché l'Italia è il Paese di Lampedusa, di don Puglisi, di don Milani, di don Bosco.
Il Paese che ha inventato la parola "solidarietà" nella Costituzione.
Non è da madre — perché quei ragazzi affogati a Tarajal sono figli di qualche madre.
I miei figli, tua figlia, hanno avuto la fortuna di nascere in Italia.
Loro no.
È l'unica differenza.
Una madre lo sa.
Da cristiana non ne parliamo neanche.
Noi che accogliamo sappiamo cosa vuol dire stare sulla frontiera vera.
Non quella retorica dei tuoi tweet.
Ti chiediamo una cosa sola: smettila.
Smettila di mentire agli italiani sulle cause.
Smettila di attaccare Sánchez per coprire Trump.
Smettila di trasformare diciannove cadaveri in punti percentuali.
E se non lo fai per statura politica, fallo almeno perché — come hai detto tu — sei una madre.