Visualizzazione post con etichetta meloni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta meloni. Mostra tutti i post

lunedì 22 giugno 2026

“Non possiamo rischiare di rompere con l’America!”Meloni tira una brusca frenata. - Lorenzo De Cicco su “Repubblica”

 

Contrordine compagni. O, meglio, camerati.
Non sono passate neanche 24 ore dall’orgoglio patriottardo, dai post sovranari, dai “non imploriamo”, e la Presidente del Consiglio Meloni è già tornata sui suoi passi.
E - come riporta Lorenzo De Cicco su “Repubblica” - tira una brusca frenata: “Non possiamo rischiare di rompere con l’America!”
Ma come?
Dov’è finito l’orgoglio nazionale?
I toni muscolari?
Le dichiarazioni roboanti a mezzo social, con tanto di tripudio e pieno di like e pacche sulle spalle?
Dov’è finita la minaccia di Tajani di non partecipare alle celebrazioni del 4 luglio? (A proposito, chissà che paura a Washington…)
Anche quella rientrata, superata, passata in cavalleria.
La verità è che esiste da sempre nella storia di Meloni e del suo governo un doppio livello:
Da una parte la versione di Giorgia “donna, madre e cristiana”, risoluta e non ricattabile, da mostrare sui social a orde di follower adoranti. La populista che urla dai banchi dell’opposizione, promette 1000 euro con un click e marcia con gli alpini per “tornare a respirare un po’ di sano orgoglio nazionale”.
Dall’altra la Meloni di governo che scopre che la realtà è molto più complessa degli slogan, di una letterina in inglese da sventolare sui social e di un post da 150.000 like.
E che non ha mai fatto, né mai farà un decimo di quello che ha fatto Pedro Sánchez per difendere la dignità e la credibilità del suo Paese di fronte al bullo americano.
Dimostrando di essere - lui sì - un “patriota”, qualunque cosa voglia dire.
Eccolo, il vero volto di Meloni, che incassa, subisce, capitalizza gli insulti in like e consensi e, in meno di 24 ore, torna ubbidiente al posto che ci hanno assegnato gli americani.
Chissà che ve credevate?!
Ma, tranquilli, tutto questo ai follower che l’hanno appena elevata a novella Churchill non lo dirà mai.
E in fondo non c’è nulla di più pavidamente e grottescamente italiano di questo.


Meloni conosce molto bene i giochi del potere: abbassare il capo e godere dei privilegi... Noi, per lei, siamo i nessuno che la mantengono senza alcun diritto da vantare. cetta

domenica 21 giugno 2026

Sic transit gloria mundi. - Luigi Quartucci

 

Cara Gioggia, ultimamente ho sentito che ti sei scoperta latinista e che hai iniziato a infiorettare i tuoi pistolotti sgangherati di espressioni latine, perciò mi permetto di suggerirti questa.
Vedi, quando Rimbambiden, quello che ti teneva per mano come se fossi una scolaretta e che ti baciava il capino da te graziosamente offertogli, fu consigliato di ritirarsi a vita privata e Trump trionfò su una improponibile Kamala Harris, Tu scegliesti una strada che da allora hai percorso senza mai deviare, la leccata di culo del capo ininterrotta.
Parallelamente hai adottato il decalogo del Capo, quello che, all'articolo uno, recita: Il capo ha sempre ragione e, all'articolo due, Se il capo ha torto si applica immediatamente l'articolo 1.
Così hai definito l'aggressione al Venezuela un atto di legittima difesa e l'aggressione all'Iran un atto che non condividi e non condanni, coprendo l'Italia di vergogna.
Hai votato contro le sanzioni al governo criminale di Israele, hai rinnovato la fornitura di armi a un governo genocida sapendo che le userà contro donne e bambini, solo per ottenere qualche carezza in più dal Capo.
E lui ti ha gratificato di una frase che ti ha riempito d'orgoglio ma che a noi suonava piuttosto come una presa per il culo: "Vi presento una bellissima donna mia grande amica".
Ma vedi, cara Gioggia, nella vita viene sempre il momento in cui le circostanze ti impediscono di fare quello che saresti ben felice di fare. Sì, lo so, tu in Iran ci avresti mandato la Marina, l'Esercito, l'Aviazione e pure la Guardia Nazionale e l'Esercito della Salvezza pur di compiacere il Pannocchia. Purtroppo non hai potuto farlo, la Costituzione Italiana te lo impedisce e pure l'Europa ti ha costretto a stare buona. E Donald O'Pazzo te l'ha giurata, dice che gli fai pena, che mendichi le foto con lui e, soprattutto, che non ti vuole più vedere!
Complimenti, cara Gioggia. Avevi già portato l'Italia al punto più basso della sua storia recente ma sei riuscita a scavare e trivellare facendola sprofondare in un abisso incredibilmente profondo.
E tu? Non contavi un cazzo prima, anche se Donald ti prendeva per il culo facendoti credere di essere importante, non conti un cazzo ora che ti ha scaricato.
Sic transit gloria mundi, mia cara.
Hai puntato sul numero sbagliato e hai perso tutto, puoi solo scomparire.

martedì 9 giugno 2026

Giorgia Meloni ha presentato come una grande vittoria politica l’ottenimento di maggiore “flessibilità di bilancio” in Europa.

 


Giorgia Meloni ha presentato come una grande vittoria politica l’ottenimento di maggiore “flessibilità di bilancio” in Europa. Tradotto: il permesso di spendere di più.
Molti hanno applaudito quella che, a mio avviso, è invece una sconfitta per l’Italia.
Se una famiglia fortemente indebitata convince la banca a concederle altro credito invece di imporle maggiore disciplina finanziaria, può sembrare una vittoria. In realtà sta semplicemente rinviando e aggravando il problema.
L’Italia si trova in una situazione analoga.
Ogni anno paghiamo circa 100 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico. Una cifra enorme, paragonabile o superiore all’intera spesa per settori fondamentali come l’istruzione o la difesa.
Spesso si ricorda che l’Italia realizza un avanzo primario. È vero. Significa che, prima degli interessi, lo Stato incassa più di quanto spende. Ma poi arrivano gli interessi, l’avanzo si trasforma in deficit e il debito continua a crescere.
In un Paese con questi numeri, la priorità dovrebbe essere ridurre gradualmente deficit e debito, esattamente come previsto dal Patto di stabilità europeo. Non perché lo chieda Bruxelles o lo pretendano i mercati, ma perché ogni euro speso per interessi è un euro sottratto a scuole, sanità, infrastrutture, ricerca, sicurezza e crescita economica.
C’è poi un altro problema spesso ignorato: lo Stato italiano non soffre soltanto di scarsità di risorse, ma anche di una storica inefficienza nel modo in cui le utilizza. Sprechi, sovrapposizioni burocratiche e cattiva amministrazione continuano a pesare enormemente. Per questo la vera vittoria non sarebbe spendere di più, ma spendere meglio.
Ed è qui che emerge la differenza tra il politico e lo statista.
Il politico festeggia la possibilità di spendere di più.
Lo statista si preoccupa delle conseguenze che quella spesa produrrà tra dieci o vent’anni.
Lo stesso schema si ritrova nella questione delle accise sui carburanti.
Quando il prezzo della benzina sale, la pressione politica per intervenire diventa fortissima. L’automobilista vede un prezzo più basso alla pompa e il governo raccoglie consenso.
Ma prezzi più elevati degli idrocarburi incentivano anche il risparmio energetico, l’innovazione tecnologica, l’efficienza dei consumi e la riduzione della dipendenza dal petrolio. Intervenire continuamente per abbassarli significa rallentare cambiamenti che prima o poi dovranno comunque avvenire.
Ancora una volta: vantaggio immediato per la politica, beneficio discutibile per il Paese.
La storia italiana è piena di esempi simili.
Negli anni Ottanta Giovanni Spadolini cercò di richiamare l’attenzione sulla spesa pubblica. Bettino Craxi preferì una strada diversa. La famosa frase secondo cui le forbici erano il simbolo degli eunuchi rappresenta perfettamente una stagione in cui il consenso immediato prevalse sul rigore finanziario. Il debito che ancora oggi paghiamo nasce anche da quelle scelte.
Non è un caso che molte delle riforme più importanti e impopolari siano state realizzate da governi tecnici o da figure chiamate a intervenire quando la politica aveva ormai esaurito i margini di manovra.
La riforma pensionistica di Dini.
Il risanamento promosso da Ciampi.
La riforma Fornero.
L’azione di Draghi.
Tutte figure contestate e spesso demonizzate.
Per una ragione semplice: chi distribuisce vantaggi raccoglie applausi; chi presenta il conto raccoglie proteste.
Anche Matteo Renzi, pur governando complessivamente meglio di molti altri, quando si trovò davanti al lavoro di Carlo Cottarelli sulla spending review scelse la strada politicamente più conveniente. Licenziò Cottarelli e abbandonò una revisione della spesa che avrebbe inevitabilmente colpito interessi consolidati.
Ancora una volta la politica prevalse sul lungo periodo.
Per questo considero la “flessibilità” ottenuta da Meloni non una vittoria, ma il sintomo di un problema più profondo.
Da decenni l’elettorato premia chi promette di spendere di più e punisce chi prova a spiegare che il debito prima o poi presenta il conto.
Finché questa logica non cambierà, continueremo ad avere molti politici e pochi statisti.
Autore: Mark Pisoni

Viviana Vivarelli In che senso Renzi avrebbe governato meglio degli altri? Aveva la ferma intenzione di azzerare lo stato sociale. E vogliamo parlare delle sue privatizzazioni? Poste Italiane (ottobre 2015): È stata la privatizzazione più rilevante del periodo. Il governo ha collocato sul mercato azionario (quotazione in Borsa) circa il 38,2% del capitale, incassando circa 3,4 miliardi di euro. Lo Stato ha mantenuto la maggioranza assoluta attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) e Cassa Depositi e Prestiti (CDP). ENAV (luglio 2016): La società che gestisce il traffico aereo civile in Italia è stata quotata in Borsa. È stato collocato sul mercato il 46,6% del capitale (compresa la quota di greenshoe), per un incasso complessivo di circa 833 milioni di euro. Il controllo è rimasto in mano pubblica tramite il MEF (53,4%). Fincantieri (luglio 2014): Il gruppo cantieristico controllato da CDP Reti è stato quotato alla Borsa di Milano attraverso un'Offerta Pubblica di Vendita e Sottoscrizione (OPVS), riducendo la quota pubblica diretta ma mantenendone il controllo strategico. Rai Way (novemmer 2014): Quotazione in Borsa del 30,5% delle azioni della società che gestisce la rete di trasmissione del segnale Rai, con un incasso di circa 300 milioni di euro rimasto alla capogruppo pubblica Rai. Altre operazioni minori o indirette hanno riguardato la cessione di quote di CDP Reti (società in cui confluiscono le partecipazioni di Snam e Terna) a investitori istituzionali esteri (i cinesi di State Grid Europe Limited) nell'autunno del 2014. I piani per la privatizzazione parziale delle Ferrovie dello Stato (FS), sebbene discussi e impostati durante il mandato, non sono stati poi portati a termine. https://www.facebook.com/photo/?fbid=4491513911093531&set=gm.10162168041026148&idorvanity=41112401147

martedì 2 giugno 2026

BILANCI. IL GOVERNO MELONI È IL MENO SOVRANISTA DELLA STORIA REPUBBLICANA. - Alessandro Orsini

 

Il governo Meloni veleggia verso la fine della legislatura. Uno dei temi più interessanti del nostro tempo è questo: com’è possibile che il primo governo sovranista della Repubblica italiana sia stato anche il meno sovranista dell’Italia repubblicana?
Il problema potrebbe essere affrontato ricorrendo alla personalità di Giorgia Meloni.

Molti oppositori affermano che il sovranismo mancato di Meloni sia una conseguenza della sua furia demagogica. Quando era all’opposizione, Giorgia Meloni si è lasciata andare a una demagogia talmente furibonda e volgare che alla fine è stata vittima del suo eloquio cancerogeno.
Come dire: Meloni ha fatto promesse talmente impossibili da mantenere che le è stato impossibile mantenerle. I criminali imperversano nelle piazze italiane, i giovani si accoltellano allegramente, la mafia spopola, l’immigrazione clandestina furoreggia, il Pil è esangue, l’Italia non conta niente in politica internazionale e così via.

A me non sembra molto interessante impostare il dibattito in termini di personalità individuale. Mi interessa spiegare il mancato sovranismo del governo Meloni con la lotta per la conquista e la conservazione del potere.

I principali problemi del mancato sovranismo di Meloni sono stati due.
Il primo problema sono state le minacce di Ursula von der Leyen. Il 23 settembre 2022, poco prima del voto in Italia, Von der Leyen disse, in buona sostanza, che avrebbe fracassato le ossa di Meloni se Giorgia non avesse rigato dritto.

Se ne capisce la ragione: quando era all’opposizione, Meloni passava il tempo a cannoneggiare Von der Leyen. Il 16 luglio 2019, Meloni, con un comunicato stampa pubblicato sul sito di Fratelli d’Italia, aveva ritratto Von der Leyen come una “burocrate” contro cui lottare: “Fratelli d’Italia è al momento l’unico partito italiano che ha annunciato in modo chiaro il proprio voto contrario alla candidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. Non saremo complici di una riedizione dell’era Juncker, dell’asse franco-tedesco, dell’Europa imbelle su immigrazione incontrollata e terrorismo, di un’Unione che mira a punire quelle nazioni che non si allineano ai diktat dei burocrati”.

Divenuta presidente del Consiglio, Meloni ha temuto che la presidente della Commissione europea le restituisse i cannoneggiamenti. Conseguenza: Meloni ha cercato di proteggersi da Von der Leyen stabilendo una relazione sempre più asimmetrica con la Casa Bianca. Giorgia si è prima trasformata nella “donna” di Biden, con tanto di bacio in fronte, e poi nella “donna” di Trump.
I valori del Partito repubblicano (di destra) e i valori del Partito democratico (di sinistra) non contano niente per Meloni.
Per conservare il potere, Meloni è stata “bideniana” sotto Biden e “trumpiana” sotto Trump.

E addio sovranismo. Però ha funzionato: Von der Leyen, visto il “protettore” di Giorgia, ha rispettato il cane per il padrone.

La seconda ragione, che spiega il mancato sovranismo del governo Meloni, è che, dopo la caduta del Muro di Berlino, la Casa Bianca ha assunto un controllo strettissimo sul vertice della Repubblica italiana. Come ha testimoniato Massimo D’Alema il 4 maggio 2026 presso la sede della stampa estera a Roma, la Casa Bianca sceglie direttamente il ministro degli Esteri italiano, scavalcando il presidente del Consiglio, oppure esercita un potere di veto. Uno Stato satellite non può avere un governo sovranista.

D’altra parte, il presupposto di ogni sovranismo è la chiusura delle basi americane sul territorio italiano.
Se questa richiesta manca nel programma di Fratelli d’Italia, il sovranismo di Meloni è soltanto un modo di raggirare i creduloni.

F.Q. 2 giugno

https://www.facebook.com/photo?fbid=3401383823376694&set=a.465946793587093

venerdì 29 maggio 2026

SANCHEZ IN ITALIA.

 


SANCHEZ IN ITALIA ha incontrato il Papa, imprenditori italiani, vertici della FAO, ma non Meloni...troppo impegnata con un' agenda che non si incastrava...

Questa la versione ufficiale.

La realtà però è altra .

Incontrare Sanchez che viaggia accompagnato da Luis Planas ministro dell' Agricoltura che la Spagna candida a direttore della FAO diventa scontro con Melini che attraverso Lollobrigida vuole imporre nel ruolo Luigi Martina ex segretario del PD .
Lollobrigida vuole protestare con l' Europa che
è colpevole di aver accettato la candidatura , roba da non credere , mentre Procaccini se la prende con Schlein che non parteggia e non si espone quando loro, la destra, propone un candidato del PD !!

Un caso di poltrone per " dare lustro all' Italia" ,
sempre di prestigio si tratta oppure è un gesto
d' avvicinamento al PD?
Schlein non reagisce, e la Destra s' incazza.

Ma c'è altro. Sanchez sotto attacco di USA e Israele, Meloni non vuole foto accanto a lui
Per non irritare i due criminali amici.
E poi cortesia a favore dell' estrema destra di Vox .
E poi i due non condividono nulla...

E poi...un capo di governo ... come fa a non rispettare un protocollo di regole istituzionali nei rapporti tra stati , dove sta il garbo diplomatico ? Nulla. Non c'è nulla.
Che brutta figura signora mia!

Intanto Meloni incontra dirigenti di Netflix per un docufilm di cui lei sarebbe protagonista, da underdog a statista, una sit com utile per le Politiche 2027 .
Almeno sappiamo che finché il capolavoro non sarà pronto il governo resterà in piedi , e poi Dio ce ne scampi , Valditara lo farà proiettare in tutte le scuole , che i poveri Komunisti vanno
raddrizzati già alle elementari.

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1998845787384820&set=a.144044622864955