In Belgio, quando compi 65 anni, non ricevi solo gli auguri. Ti arriva una lettera ufficiale dal Dipartimento delle Pensioni. Nessun giro di parole, nessuna burocrazia complicata. Solo un messaggio chiaro:
“Lei è diventato pensionato. Ci invii il numero del suo conto bancario per ricevere il suo stipendio mensile.”
E se hai bisogno di supporto?
“Chiami questo numero per fissare un appuntamento.”
Semplice, diretto, umano.
Perché lì, la pensione non è considerata una resa. È un riconoscimento. Non è l’inizio dell’invisibilità, ma l’apertura di una nuova fase di vita, tutelata e rispettata.
Lo Stato non dimentica chi ha contribuito a costruire il presente. Anzi, se ne prende cura. E lo fa così:
Sgravi sull’affitto per chi vive in casa o appartamento
Contributi mensili per sostenere le spese abitative
Accesso alla sicurezza sociale con costi minimi
Sconti su bollette e mezzi pubblici
Assistenza sanitaria quasi gratuita
Cure dentistiche semi-gratuite, con tanto di multa se salti il controllo annuale!
E tutto questo… in un Paese che non ha risorse naturali da vendere. Niente petrolio. Niente miniere.
Ma ha qualcosa di più prezioso: l’onestà.
Perché quando nessuno ruba, i conti tornano. E i diritti non restano promesse: diventano realtà.
Un sistema così non nasce dal nulla. È il frutto di una scelta collettiva, di una cultura che ha messo la dignità al centro. Che ha deciso che il valore di una persona non si misura in produttività, ma in umanità.
Forse è proprio questo il segreto: la vera ricchezza non è sotto terra.
È dentro le persone.
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