giovedì 29 aprile 2021

Vaccino - AstraZeneca, fatto!

 

Ieri, 28 aprile, ho finalmente fatto la prima dose di vaccino Astra Zeneca.

L'appuntamento attribuitomi era per ieri dalle 9 alle 10 a Partinico.

Arrivati a Partinico, mi accompagnava mio figlio, ci hanno dirottato dalla Via Siracusa 2, come scritto sul messaggio, in Via Biagio Petrocelli, sede dell'Ufficio Tributi e della Polizia Municipale, poiché il sito indicato in un primo tempo era stato cambiato; in ogni caso, tutto si è svolto nei tempi stabiliti, ed ha funzionato alla perfezione.

Ho già la prossima data per la seconda dose fissata per il 15 luglio, stesso posto, anche se sul messaggio inviato c'era il posto fissato anteriormente.

Ieri sono stata bene, non ho riscontrato alcun problema, questa mattina, invece, ho dolore al braccio dell'iniezione e dolori sparsi in tutto il corpo. Anche un po' di febbre: 36.7°, per me che mi attesto a 36° massimo, come temperatura corporea, quel punto 7 è già febbricola. Ci aggiorniamo.

Cetta

Ora e sempre Resistenza. - Marco Travaglio

 

Manca un giorno alla nuova Dittatura Sanitaria e nessuno dice nulla. Nove giorni fa, tomo tomo cacchio cacchio, il Consiglio dei ministri ha deciso che lo stato di emergenza vigente dal 31.1.2020, anziché scadere il 30 aprile durerà almeno fino al 31 luglio. E i partigiani di Lega, FI e Iv, che fieramente si opposero alle precedenti proroghe del duce Giuseppi, sono scesi dalle barricate e hanno votato a favore. E i giornaloni, che l’anno scorso conducevano un’eroica Resistenza contro le due proroghe del caudillo di Volturara Appula, ci abbandonano alla terza. A luglio l’Espresso denunciava in copertina lo “Stato di Cont-ingenza” del satrapo che “vuole allungare l’emergenza per tutto l’anno” e “trasforma la fragilità del suo governo nello strumento per conservare il potere”. L’emerito Cassese lanciava sul Corriere uno straziante grido di dolore: “Non dimentichiamo che Viktor Orbán cominciò la sua carriera politica su posizioni liberali”, “Lo stato di emergenza è illegittimo perché l’emergenza non c’è”. E La Stampa titolava un editoriale di Cacciari “Un’illogica dittatura democratica”. Poi a ottobre il nuovo golpe dell’Orbán con la pochette, con la scusa della seconda ondata di sua invenzione: “Emergenza non c’è”, tuonava il subcomandante Cassese a Omnibus.

A dicembre l’italovivo Rosato invocava “un cambio di passo” perché “Palazzo Chigi ha abusato dell’emergenza”. Il 20 dicembre, con 553 morti in 24 ore, Cassese denunciava sul Messaggero le “misure non previste dalla Costituzione e dettate in nome dell’emergenza che tale non è”. Antonella Boralevi fremeva di sdegno: “Il potere ci tiene da un anno, come un regime sudamericano, in uno stato di emergenza”. Galli della Loggia, sul Corriere, diceva basta “forzature, colpi di mano e personalismi” di Conte. Lawrenzi d’Arabia si sgolava: “Non abbiamo tolto i pieni poteri a Salvini per darli a Conte” (battutona ripetuta a pappagallo dal trio Faraone-Bellanova-Boschi). Poi il semprevigile Domani: “Non solo Recovery: ecco i pieni poteri di Conte”. Ancora l’Innominabile, in trasferta su El País: “Conte non ha il mojito, ma vuole pieni poteri come Salvini”, è “un vulnus democratico”, “la Costituzione non è una storia su Instagram”. E il Corriere che rilanciava un dotto studio della Fondazione Leonardo (presieduta nientemeno che da Violante): “Cesarismo e task force”. Il golpe era alle porte, ma fu sventato dalla Liberazione dei Migliori. Che però ci regalano altri tre mesi di emergenza. E la Resistenza dov’è? Cassese che fa? I due Matteo disertano così? I giornaloni mollano sul più bello? Ragazzi, vi vogliamo belli tonici come un anno fa. Resta un giorno per ripristinare la democrazia. Non deludeteci.

ILFQ

Eutanasia: assolti Welby e Cappato. "Un passo avanti, ora la legge".

 

I due erano stati assolti già in primo grado dall'accusa di assistenza al suicidio offerto a Davide Trentini.

Sono stati assolti Mina Welby e Marco Cappato, rispettivamente copresidente e tesoriere dell'associazione Luca Coscioni. I giudici della corte d'assise d'appello ha confermato l'assoluzione di primo grado.

Il procuratore generale di Genova Roberto Aniello aveva chiesto la conferma dell'assoluzione.

I due erano stati assolti in primo grado dall'accusa di assistenza al suicidio offerto a Davide Trentini, malato di Sla e morto in una clinica in Svizzera nel 2017.

Il pg ha parlato per quasi due ore nella prima udienza del processo d'appello. Adesso la parola è passata ai legali degli imputati.    

"E' un passo avanti e adesso voglio chiedere a tutti di aiutarci a raccogliere le firme per il referendum. Davide avrebbe sorriso alla lettura della sentenza come ha sorriso quando se ne è andato". Così Mina Welby, copresidente dell'associazione Luca Coscioni. "Con questa decisione -ha detto Marco Cappato, tesoriere dell'associazione- si stabilisce un precedente importante, un principio importante: non è necessario essere attaccati a una macchina per essere aiutato a morire se si è anche dipendenti da un trattamento di sostegno vitale".

ANSA