domenica 10 aprile 2022

Loro interpretano il nostro pensiero?


Leggo su "la Repubblica":

Sanzioni Russia, gli italiani favorevoli a restrizioni sull'import di gas e petrolio russo. Anche a costi più alti per le bollette. Quasi un italiano su due favorevole  a un blocco integrale delle importazioni da Mosca. Per il 60% è necessario un piano per la riduzione da fondi fossili. E l'80% degli intervistati ha già ridotto o è pronto a ridurre di un grado la temperatura dei termosifoni per ridurre i consumi.

Qui il link:

https://www.repubblica.it/economia/2022/04/08/news/sondaggio_yougov_energia-344643880/


Si, è vero, noi vogliamo sganciarci dall'importazione di gas e petrolio russo, ma solo per renderci indipendenti da chiunque e dopo che il nostro governo avrà predisposto ed effettuato la transizione necessaria per produrre noi stessi energie alternative e rinnovabili.

E' vergognoso dover leggere che il 54% di 1001 individui, e bisognerebbe cercare di sapere in quale contesto, ha deciso, in nome di 59,55 milioni di italiani, che siamo favorevoli alle restrizioni sull'importazione di gas e petrolio russi prima che ci si adoperi per produrne noi stessi.

Noi non vogliamo più dipendere da altri, siamo in grado di produrre energia senza doverla comprare altrove, è questo il nostro pensiero!

cetta

Nicola Porro e il video dell'orrore di Toni Capuozzo, i soldati ucraini chiamano le mamme russe: “È rimasto solo il c**o”. - Giada Oricchio


 

La guerra sporca, insudicia, imbratta di odio e orrore il fisico e l’anima. Oggi, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto: “Viviamo giorni terribili, travolti da immagini che pensavamo di aver consegnato per sempre all’archivio di orrori non ripetibili nel nostro continente, invece altro sangue innocente, altri crimini spietati, altre vite spezzate stanno popolando gli abissi della disumanità”. Ecco un esempio. L’inviato Toni Capuozzo ha postato un video sul sito di Nicola Porro e l’ha commentato. Partiamo dal fatto: la mamma di un soldato russo in una videochiamata crede che sia il figlio e lo chiama “Iliusha, Iliusha”.

Non è il suo bambino bensì un militare ucraino che le dà la terribile notizia: “È morto. Ha fatto tre errori: si è perso, si è perso in Ucraina, è morto come un cane”. E ride. La donna trema, chiama una ragazza che pretende di vedere Iliusha, ma il soldato, animato da vendetta e odio, risponde con cattiveria: “Non è rimasto niente di questo qui, è rimasto solo il cu*o, la gamba è staccata dal corpo, per fortuna è rimasto solo il telefono per chiamarvi e dirvi che lo stronzo fottuto non c’è più. Il vostro ragazzo dove aveva la testa adesso ha il c**o, grazie all’artiglieria ucraina”. L’ucraino è spietato: “Cosa devo farvi vedere che lo stanno mangiando i cani, non abbiamo tempo per seppellire i vostri russi, li lasciamo finire ai cani, da un lato c’è la gamba, dall’altro la testa, è tutto sparso”. 

Da una parte un pianto disperato, dall’altra una risata sguaiata. Dunque, scrive Capuozzo: “Non è propaganda russa, è girato dalla parte ucraina, da qualcuno che riteneva di potersene vantare. Eh, vabbè, ma hai presente cosa fanno i russi, è normale reagire così. Avrebbe potuto essere lo stesso a ruoli inversi? Credo di sì. La guerra è anche questo, non è mai il Bene contro il Male, è il male che contagia. (…). Qui c’è un invaso e un invasore, e questo non va mai dimenticato, ma da lì ad armare una guerra santa, pulita e trasparente, ne passa”.

Capuozzo afferma che non c’è mai niente di manicheo nei conflitti: “Non è il malanimo dei professionisti dell’informazione o della politica a stupirmi, quando sospettano nelle critiche un fiancheggiamento di Putin. Mi colpisce l’accorato messaggio di persone semplici: “Così semina confusione”.

La guerra è essa stessa un crimine e in guerra i crimini sono pane quotidiano. Però veniamo messi al riparo da un versione confortante: i mostri sono i russi, e solo i russi”.

Cattivi bidelli. - Marco Travaglio

 

Siccome non c’è giornale che non ospiti una rubrica fissa contro Alessandro Orsini, vien da domandarsi che fastidio può dare un prof. che per mezz’oretta a settimana, spalmata su due o tre talk show, stecca nel coro delle Sturmtruppen che cantano h24 marcette militari. La risposta sono i sondaggi fra gl’italiani che, più ascoltano trombe e trombette di guerra, più si oppongono al pensiero unico del riarmo. Orsini dà noia perché, anche quando lo menano in cinque (cioè sempre), la gente ascolta lui e non i picchiatori. Quindi non basta strappargli il contratto, sbeffeggiarlo e linciare chi – come Bianca Berlinguer – osa invitarlo senza farlo bombardare: va proprio eliminato. Ecco dunque un’armata di maestri di giornalismo darsi un gran daffare per giustificare il bavaglio ad personamRepubblica ausculta un noto vessillo della libertà: Bruno Vespa. Che assicura: “Orsini non lo invito” perché, com’è noto, detesta “l’informazione distorta”. Sì, ma Orsini? “Non l’ho mai ascoltato”. Ah ecco, però ne ha sentito parlare: “Se è vero quello che leggo, non l’avrei invitato”. E poi “il budget ospiti di Porta a Porta è la mensa della Caritas, gli opinionisti non sono mai stati pagati”. Tranne Scattone e Ferraro, gli assassini di Marta Russo, pagati 260 milioni di lire nel ‘99 per un’esclusiva al Tg1 e a Porta a Porta: la famiglia Russo fece causa alla Rai, visto che i due giovanotti non avevano pagato i danni previsti dalla condanna; si scoprì che il “servizio pubblico” li aveva pagati sul conto di un prestanome per aggirare il blocco dei beni disposto dal tribunale; e la Rai, per uscire da una causa persa, dovette sborsare altri 200 milioni ai Russo. La mensa della Caritas, appunto. Invece Orsini, non avendo ammazzato nessuno, deve lavorare gratis, anzi tacere.
Il Foglio recluta Costanzo che però, forse memore dell’intervista genuflessa a Gelli, evita di moraleggiare. Va meglio con un celebre premio Pulitzer, Franco Di Mare, che incredibilmente dirige Rai3, piena di talk show, dopo averne condotti un bel po’, infatti dice che fanno “un po’ schifo”, specie se c’è “l’accademico posseduto”: “non è pluralismo né giornalismo, è Bagaglino con fenomeni da baraccone”. Tipo lui che fece una serata per la Pampers lanciando una finta edizione del Tg1. Dunque è un’autorità nel giornalismo e nel pluralismo (c’erano pure i Tampax e i Tempo).

Ps. Non bastando Orsini, Johnny Riotta lancia la fatwa contro Lucio Caracciolo che – qualunque cosa voglia dire – “diventa per Travaglio e il Fatto-Tass portabandiera dei Putinversteher con il perenne bla bla su peccato originale Occidente. Peccato davvero, ma la deriva era visibile da anni ormai”. La deriva di sapere di cosa parla, ma soprattutto di saper leggere e scrivere.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/04/10/cattivi-bidelli/6554845/

Kiev compra gas da Putin (che paga per i tubi). - Nicola Borzi

 

ENERGIA - L’Ucraina lo acquista formalmente dai Paesi vicini, ma prelevandolo mentre passa sul suo territorio: Gazprom le sborsa 1,4 mld all’anno per i tubi.

La geopolitica del gas impatta sulla guerra tra Mosca e Kiev. Dopo decenni di scontri politici e di contenziosi economici sul sistema di transito del metano russo verso l’Europa e sui suoi costi, dalla fine del 2019 le due parti del conflitto parevano aver appianato i dissidi grazie a un accordo siglato con la mediazione di Stati Uniti e Germania. A dispetto del conflitto, i due paesi restano comunque legati dalle commissioni incassate da Kiev per il servizio di passaggio e dalla bolletta che l’Ucraina paga alla Russia per la fornitura. Kiev formalmente non dipende più dall’energia di Mosca, ma in realtà acquista un decimo dei suoi consumi ancora da Gazprom, sebbene solo indirettamente. In questa complicata partita doppia, l’Ucraina incassa ogni anno royalties per i servizi di trasporto per oltre un miliardo di dollari, ma poi è costretta a pagare trasversalmente il proprio aggressore.

I dati. Nel 2021 l’Ucraina ha consumato 27,3 miliardi di metri cubi di gas naturale. La sua produzione nazionale è stata pari a circa 19,8 miliardi di metri cubi, il resto è arrivato per 4,9 miliardi di metri cubi dalle riserve stoccate nei suoi depositi sotterranei e per altri 2,6 miliardi di metri cubi dalle importazioni. Secondo Gtsou, l’operatore pubblico del sistema di trasporto del gas dell’Ucraina, l’anno scorso attraverso il territorio di Kiev sono arrivati in Europa 41,6 miliardi di metri cubi di metano russo, in calo del 25% rispetto al 2020. Nello stesso periodo, l’Europa ha formalmente esportato in Ucraina 2,6 miliardi di metri cubi di metano, sei volte in meno rispetto al 2020. In sostanza, i gasdotti ucraini sono stati utilizzati per meno del 30% della loro capacità massima. L’import di gas in Ucraina è avvenuto per l’89% mediante l’inversione virtuale (il cosiddetto backhaul). Si tratta di una forma di trattenuta del gas introdotta da Gtsou all’inizio del 2020. In sostanza, in accordo con i Paesi di destinazione che comprano metano dalla russa Gazprom, Kiev ha trattenuto per sé una quota di metri cubi dalle forniture pattuite da questi ultimi con Mosca. Così ha evitato contatti diretti con l’invasore, come avviene sin dal 2015 dopo l’occupazione militare russa della Crimea e del Donbass.
Prima dell’escamotage introdotto nel 2020, invece, il metano di Mosca attraversava fisicamente l’Ucraina in andata verso i clienti europei e poi da lì tornava fisicamente indietro in direzione di Kiev. Per la loro “riesportazione”, oggi virtuale, l’Ucraina versa ai Paesi limitrofi le somme corrispondenti alla quantità di gas trattenuta, che poi questi ultimi girano a Mosca. L’Ungheria l’anno scorso è diventata il principale fornitore di gas russo a Kiev: oltre 2,2 miliardi di metri cubi di gas (-47% rispetto al 2020). Altri fornitori sono stati poi la Slovacchia (285,3 milioni di metri cubi, -97%) e la Polonia (78,6 milioni di metri cubi, -95%). Oltre alla questione diplomatica, per Kiev c’è un vantaggio formale: comprare gas dai paesi Ue costa all’Ucraina meno che acquistarlo direttamente da Mosca, che le praticava prezzi più elevati.

Ci sono poi gli incassi per Kiev, regolati da un contratto di transito tra Naftogaz, la società nazionale ucraina del metano, e la compagnia nazionale russa Gazprom. Queste transazioni commerciali e finanziarie sono regolate da un’intesa, patrocinata da Washington e Berlino e firmata il 30 dicembre 2019 per un periodo di cinque anni. Il contratto prevedeva la prenotazione da parte di Gazprom di capacità di transito pari a 65 miliardi di metri cubi nel 2020 e a 40 miliardi di metri cubi nel quadriennio 2021-24. Per i suoi servizi di trasporto, nel 2020 Naftogaz ha incassato da Gazprom royalties di passaggio per 2,11 miliardi di dollari. Altri 1,27 miliardi di dollari l’anno sono previsti come entrate minime garantite, per un totale superiore a 7,1 miliardi nel quinquennio e pari a una media di oltre 1,4 miliardi di dollari l’anno. In questo modo, Mosca paga Kiev anche dopo averla aggredita (e di qui si spiega l’attenzione a non bombardare le pipeline), mentre l’Ucraina però deve restituire il favore alla Russia versandole attraverso Ungheria, Slovacchia e Polonia milioni di dollari che finiscono per finanziare indirettamente la macchina bellica di Putin. Un paradosso della geopolitica del metano e dei gasdotti che testimonia ancora una volta, se ve ne fosse ulteriore bisogno, quanto intricate e oscure siano le relazioni che passano, come i tubi del metano, sotto la superficie del campo di battaglia.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/04/10/kiev-compra-gas-da-putin-che-la-paga-per-il-transito/6554818/