mercoledì 22 aprile 2026

IL BOMBAROLO.

 

Pochi se ne sono accorti, perché ormai la sua autorevolezza è una tacca sotto quella del nano Bagonghi del circo Barnum.
Ma Carlo Calenda, radicalizzato nella cellula dormiente ucraina dei Parioli, è passato alla lotta armata, dunque alla clandestinità.
Ne ha dato lui stesso notizia sui social, esaltando il più grave atto terroristico dal 1945 contro un’infrastruttura strategica europea: quello che nel 2022 distrusse i gasdotti russo-europei Nord Stream nel mar Baltico, preannunciato da Biden e messo a segno non da Putin (come sostennero gli Usa, l’Ue e i loro servi furbi), ma da un commando ucraino.
Testuale:
“Ho cercato di distruggere politicamente il raddoppio del NordStream per tutta la mia vita politica. Avrebbe determinato un’indebito (con l’apostrofo, ndr) vantaggio per
le industrie tedesche e aumentato la dipendenza dalla Russia.
Quindi hanno fatto bene”. Sottinteso: a farlo esplodere.
Abbiamo cercato tracce della sua strenua lotta contro la dipendenza dell’Italia dal gas russo, ma invano: da viceministro e ministro dello Sviluppo economico, il partigiano Kalendsky fece balzare gli acquisti di gas russo al 45% del fabbisogno italiano sotto Letta e al 47,8% sotto Renzi e Gentiloni, oltre ad autorizzare la vendita a Mosca di 94 blindati Lince Iveco (poi usati da Putin per invadere l’Ucraina).
Nel 2016-’17, dopo l’annessione russa della Crimea e le sanzioni Ue, andò in pellegrinaggio a San Pietroburgo al Forum economico di Putin per siglare accordi miliardari fra aziende italiane e russe, soprattutto Gazprom, e assicurare eterna amicizia al Cremlino.
“Stiamo recuperando sull’interscambio, ma bisogna fare di più”. “Quello fra Italia e Russia è un rapporto profondo da molti anni, ora dobbiamo migliorarlo”. “Procedere col ‘made with Italy’ attraendo investimenti di società russe”,
“Abbiamo dato piena disponibilità al vicepremier russo a sviluppare nuovi corridoi per il gas”.
“La Russia è un partner insostituibile.
Noi abbiamo questa posizione in Europa e la ribadiamo ai nostri amici russi”.
“La Russia è un partner strategico per l’energia, approfondiamo con le autorità russe i temi delle infrastrutture energetiche e la possibilità di associare imprese
italiane e colossi russi”, tipo l’accordo Gazprom-Edison-Depa (greca) per importare gas russo col Turk Stream-Poseidon “fondamentale per un’energia a prezzi competitivi”.
Nessuno sospettava che, sotto la grisaglia ministeriale, il bombarolo della Ztl calzasse la muta
da uomo-rana e la cintura coi candelotti di tritolo,
pronto a far saltare alla prima occasione i gasdotti appena siglati.
Se qualcuno lo vedesse aggirarsi per i Parioli vestito da palombaro, è pregato di avvertire la neurodeliri più vicina, prima che si faccia del male da solo.

lunedì 20 aprile 2026

Il Giappone realizza una pillola che rigenera totalmente le ossa e sconfigge il decadimento osseo,

I ricercatori in Giappone hanno creato un innovativo farmaco orale capace di stimolare la rigenerazione del tessuto osseo. I test clinici dimostrano che la terapia aumenta la densità e la resistenza scheletrica nei pazienti affetti da osteoporosi severa.

La nuova pillola inverte la perdita ossea e riduce drasticamente il rischio di fratture. Questo trattamento medico non invasivo si propone come un'alternativa definitiva alle iniezioni tradizionali e agli interventi chirurgici per milioni di individui nel mondo.

Il principio attivo funziona attivando direttamente le cellule staminali ossee. Il farmaco supporta la naturale riparazione dei tessuti logorati.

Gli ulteriori studi scientifici confermeranno presto gli effetti a lungo termine. Questa scoperta segna un progresso storico per la medicina rigenerativa.

https://www.facebook.com/photo/?fbid=122193606800531250&set=a.122150047328531250

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Uno studio, pubblicato su Nature, ha condotto all’individuazione di un microRNA, chiamato miR-34a, capace di rafforzare le ossa deboli e quindi potenzialmente utile nella mitigazione delle metastasi del cancro osseo e dell’osteoporosi, malattia ossea in cui le ossa diventano fragili e suscettibili a frattura.

Dagli esperimenti, effettuati sui topi, è emerso che miR-34a è un importante soppressore dello sviluppo degli osteoclasti. Ciò significa che tale molecola può bloccare le cellule responsabili del riassorbimento delle ossa, implicate nell’osteoporosi e nelle metastasi del cancro alle ossa.

I ricercatori hanno osservato un ridotto riassorbimento osseo e un aumento della massa nei topi con elevati livelli di miR-34a, che è stato individuato come potenziale strategia terapeutica per migliorare la protezione dello scheletro e per bloccare le metastasi del cancro osseo. Poiché è stato osservato che miR-34a nei topi è identico a quello negli uomini, gli studiosi hanno concluso che i risultati potrebbero essere applicati anche agli esseri umani.

Leggi lo studio su Nature

https://www.aifa.gov.it/-/scoperta-molecola-che-potrebbe-bloccare-l-osteoporosi-e-le-metastasi-del-cancro-osseo

le mie bellissime calle.

 








domenica 19 aprile 2026

Una svolta storica nella lotta contro il cancro.

 

In Puglia nasce il primo acceleratore lineare di protoni al mondo: una tecnologia innovativa che promette di rivoluzionare la protonterapia rendendola finalmente più precisa, accessibile ed economica.

💡 Un passo avanti concreto per milioni di pazienti: trattamenti più mirati, meno effetti collaterali e nuove speranze per il futuro della medicina.

L’Italia si conferma protagonista nella ricerca e nell’innovazione sanitaria.

👉 Il futuro della cura del cancro è già iniziato.

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leggi anche: https://it.wikipedia.org/wiki/Protonterapia

giovedì 16 aprile 2026

A Pavia, al CNAO – Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica - curano tumori con acceleratore di nanoparticelle a cura del SSN.

 

In Italia esiste un posto che sembra fantascienza, ma è un ospedale. Non un laboratorio segreto.
Non un progetto militare. Un ospedale.

A Pavia, dentro un bunker con 6 metri di cemento armato, c’è un acceleratore di particelle che non studia l’universo.
Lo cura.

Si chiama CNAO – Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica.
E ogni giorno un sincrotrone da 25 metri di diametro spara ioni di carbonio contro tumori che la chirurgia non può toccare e la radioterapia non riesce a scalfire.

Non è chemio.
Non è radioterapia classica.
È adroterapia: la stessa tecnologia dei laboratori del CERN, ma usata per salvare vite.

Gli ioni di carbonio sono pesanti, precisi, devastanti per il tumore. Rilasciano energia solo dove serve, risparmiando i tessuti sani. È come colpire un granello di sabbia in mezzo al mare.E centrarlo.

In Italia, solo il CNAO può farlo.
Nel mondo, i centri così sono sei.

Dal 2011 ha trattato più di 4.000 pazienti che altrove non avevano alternative. Dal 2014 è tutto coperto dal Servizio Sanitario Nazionale.Gratuito.Pubblico.Reale.

Mentre il CERN cercava bosoni, a Pavia si costruiva una macchina per dare una seconda possibilità a chi non ne aveva più.

E allora la domanda resta:
Perché non lo sa nessuno?

Forse perché questa è una storia che non fa rumore.
Fa miracoli. 

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Leggi anche: https://www.osservatoriomalattierare.it/i-tumori-rari/altri-tumori-rari/18711-tumori-rari-dentro-all-acceleratore-di-particelle-sviluppato-per-combatterli

Frana di Niscemi.

 

Frana Niscemi, indagati gli ultimi 4 presidenti della Regione siciliana: Lombardo, Crocetta, Musumeci e Schifani.

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Era ora, finalmente!!! Speriamo che il colpevole paghi!

MARCO TRAVAGLIO - L’amico di famiglia - IFQ-16 aprile 2026

 

Per la Meloni le pulizie di Pasqua fra gli amici sembravano non finire più: dai piccoli (Delmastro, Bartolozzi e Santanchè) ai grandi (Trump, Netanyahu e Orbán). Purtroppo si sono interrotte sul più bello, quando poteva liberarsi o almeno distanziarsi da quello più costoso e petulante: Zelensky. Invece se lo tiene stretto, anche se l’ha ereditato dalla buonanima di Biden. L’interesse nazionale è comprare gas russo a basso costo e alleviare le bollette più care d’Europa (le nostre), spingendo per un compromesso Mosca-Kiev. Il che potrebbe servirle a far pace con Trump e recuperare consensi staccandosi dall’Ue più bellicista e facendo qualcosa di buono per l’Italia. Non sia mai. Ricevendo Zelensky, la Meloni s’è vantata perché “in quattro anni la posizione di Europa e Italia è stata sempre la stessa al fianco di Kiev”. Un trionfo: l’Ucraina, già fallita nel 2021 (da tempo è il secondo Paese europeo più povero, ma anche il più armato), ha perso un quinto del territorio e 17 milioni di abitanti su 44 (quelli fuggiti in Europa e in Russia e quelli delle regioni occupate), e sopravvive grazie a 50 miliardi annui di prestiti del Fmi, più i 15-20 mensili necessari per continuare a combattere, quasi tutti a carico dell’Ue. Ma per la Meloni “è un dovere morale e una necessità strategica perché è in gioco la sicurezza dell’Europa”. Infatti, grazie ai 195 miliardi in armi e fondi a Kiev, alle sanzioni a Mosca e al sabotaggio ucraino ai gasdotti Nord Stream, l’Ue è alla canna del gas. E il peggio viene ora che, senza più Orbán, regaleremo altri 90 miliardi a Kiev.

Ma ecco il piazzista ucraino, con l’aria di quello che ci fa un favore: “Abbiamo sviluppato un formato speciale di accordo sulla sicurezza, il ‘Drone Deal’, con la nostra esperienza militare su droni, missili, sistemi antiaerei e guerra elettronica. Proponiamo di unirla alle capacità dei nostri partner per sostenerci l’un l’altro”. Cioè: noi manteniamo il suo regime pagandogli tutto, anche i cessi d’oro, e quello ci offre gentilmente di ricomprargli gli armamenti che gli regaliamo e gli finanziamo (così efficaci che nell’ultimo anno Kiev ha perso 450 kmq). Intanto ce ne chiede altri. Anziché ridergli in faccia, la Meloni l’ha ringraziato per “metterci a disposizione la straordinaria esperienza di sicurezza maturata in questi anni, un valore aggiunto per gli alleati” e ha promesso di “aumentare l’interazione tra i nostri settori della difesa e le nostre industrie”. Avrebbe potuto chiedergli lumi sugli attacchi terroristici ucraini ai gasdotti nel Baltico e alle petroliere fantasma nel Mediterraneo, una delle quali vaga da settimane fra Italia e Libia minacciando un disastro ambientale mai visto. Ma pareva brutto. Rischiava di giocarsi anche l’ultimo amico rimasto.

Il Fatto Quotidiano
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Energia, Wave Star, la centrale che produce elettricità pulita delle onde del mare.

 

Incredibile il potenziale dell’energia del mare. Pensate, basterebbe lo 0,02% dell’energia prodotta dal mare per soddisfare il fabbisogno energetico di tutta la terra! Tra le rinnovabili oggi è forse la meno conosciuta, ma secondo le stime, questa preziosa risorsa, nei prossimi anni subirà una forte impennata. E l’Italia, con quasi 8.000 km di coste, potrebbe essere uno dei paesi leader per la ricerca, lo sviluppo e l’implementazione di queste nuove tecnologie marine. Cosa stiamo aspettando? Ah, dimenticavo. I nostri politici proprio non se la sentono di dare un dispiacere del genere ai loro amici delle lobby del Petrolio!

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DRONI, NON PANE.

 

Mentre gli italiani fanno i conti con bollette sempre più pesanti, stipendi fermi e un’inflazione che rosicchia anche il carrello della spesa, il governo decide che la priorità è un’altra: produrre DRONI insieme all’Ucraina.
Non per difendere il territorio nazionale, non per una strategia autonoma, ma per inserirsi sempre più profondamente dentro una guerra che NON È LA NOSTRA.

L’incontro tra Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky non porta a un tentativo di mediazione, non apre spiragli diplomatici, ma consolida una scelta precisa: rafforzare
la PRODUZIONE MILITARE.
Nel frattempo, il cosiddetto “war tour” europeo del leader ucraino serve a una cosa sola: garantire continuità alla guerra, non certo alla pace.

E poi c’è un dettaglio che dovrebbe far riflettere tutti:
la Russia ha reso pubblici nomi e indirizzi delle aziende coinvolte nella produzione di droni in Europa.
Questo significa una cosa molto semplice: quei luoghi diventano OBIETTIVI SENSIBILI.

Tradotto ancora più chiaramente: il rischio si sposta anche QUI.

Così, senza un vero dibattito pubblico, senza una discussione seria nel Paese, ci ritroviamo dentro la filiera bellica, esponendo territorio e imprese,
mentre continuiamo a raccontarci che tutto questo serve alla pace. Ma la verità è più lineare e meno rassicurante: stiamo NORMALIZZANDO LA GUERRA dentro casa nostra.

E allora la domanda è inevitabile: davvero questa è la priorità di un Paese che fatica ad arrivare a fine mese?

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Questa individua non ha ancora capito che governare un Paese significa provvedere al benessere dello stesso, non farsi bella agli occhi degli altri!
cetta.

martedì 14 aprile 2026

Cellule tumorali: un led blu per far luce sulla mitofagia, il processo di smaltimento rifiuti che le tiene in vita.

 

I ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma “Tor Vergata” hanno scoperto che l’uso di un led blu aiuta a studiare la mitofagìa, uno dei processi che mantengono in vita le cellule tumorali. La scoperta è stata pubblicata dalla prestigiosa rivista scientifica “Nature Communications”. Sensori biologici applicati alla cellule, capaci di ricevere impulsi di luce blu (la stessa che può essere utilizzata per illuminare un acquario tropicale), controllano l'avvio e l'arresto del processo di smaltimento rifiuti, la mitofagìa appunto, comportandosi come dei mini-interruttori. Tale processo  si attiva in tutte le cellule ma in modo più efficace nelle cellule tumorali. La luce blu è inoffensiva e ha effetti completamente reversibili, per questo l’utilizzo della nuova tecnica potrebbe rivelarsi molto utile nelle applicazioni terapeutiche.

La nuova tecnica a luce blu,messa a punto dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con l'Area di Onco-ematologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Società Danese per il Cancro di Copenhagen,  consente di studiare un processo cellulare al rallentatore. Il metodo è chiamato "optogenetica" e permette  di avviare e arrestare processi vitali all'interno delle cellule. «Un po’ quello che succede con la tecnica della moviola nel montaggio cinematografico, con la riproduzione rallentata di un filmato e la possibilità di arresto in corrispondenza di una singola immagine» - spiega Francesco Cecconi, Dipartimento di Biologia di Roma “Tor Vergata”, e responsabile della nuova ricerca. - Soltanto che in questo caso al posto degli attori, troviamo le proteine e i ricercatori hanno l'opportunità di vederle nel dettaglio ​​all'interno delle cellule». In origine l'optogenetica ha consentito di studiare flussi di ioni nei neuroni, associando la luce blu alla capacità di alcune proteine, specie di natura vegetale, di rispondervi istantaneamente.

Con questa nuova scoperta, i ricercatori di “Tor Vergata” hanno dimostrato che il metodo può essere utilizzato per studiare in che modo funziona il sistema di riciclaggio dei rifiuti delle cellule cancerogene.

«In condizioni di stress o in mancanza di nutrienti - prosegue Francesco Cecconi - le cellule dei nostri tessuti si vedono costrette ad ottimizzare l’uso delle proprie risorse energetiche per poter sopravvivere. Oltre a risparmiare energia, durante questo periodo la cellula cerca anche di recuperare nutrienti preziosi riciclando molte delle sue stesse componenti, attraverso un processo conosciuto come autofagìa». Quello che gli scienziati vogliono conoscere in dettaglio è come le cellule tumorali regolano lo smaltimento di una particolare forma di rifiuto al loro interno, ovvero i *mitocondri. Questi, che agiscono come impianti cellulari di produzione energetica, nel corso del tempo vanno incontro a un continuo logorio. La mitofagìa è una particolare forma di autofagia che consente lo smaltimento dei mitocondri logorati. Sebbene questo processo abbia luogo quotidianamente in tutte le nostre cellule, anche se a livelli molto modesti, nelle cellule tumorali la mitofagìa  funziona a ritmi serrati e si trasforma in un importante strumento bioenergetico consentendo così alle cellule tumorali di sopravvivere alle reazioni di difesa da parte del nostro organismo e di proliferare - afferma Cecconi -. Avere finalmente a disposizione gli strumenti per studiare ogni fase di questo processo con così tanta cura è davvero eccitante! Una maggiore conoscenza di come le cellule tumorali regolano il loro sistema di stoccaggio e riciclaggio dei rifiuti, fra cui i mitocondri logorati, in futuro potrebbe essere alla base di nuovi trattamenti».

Esistono già diversi metodi di laboratorio per avviare il processo di mitofagía nelle cellule, ma questi si basano su composti chimici molto aggressivi, in grado di innescare contemporaneamente molti altri processi nelle nostre cellule, ma soprattutto senza la possibilità di interromperli una volta avviati. «La luce blu è inoffensiva e ha effetti completamente reversibili, per questo l’utilizzo di questa nuova tecnica potrebbe rivelarsi molto utile nelle applicazioni terapeutiche», evidenzia Cecconi.

Il primo passo della nuova tecnica è consistito nell'utilizzare l'ingegneria genetica per applicare  una molecola fotosensibile - una sorta di sensore - alle proteine ​​che gli scienziati conoscono come  "iniziatori" della mitofagía, come ad esempio la proteina AMBRA1. «La parte sensibile alla luce si attiva quando le cellule sono illuminate con luce blu. Se ciò accade, la proteina AMBRA1 viene a sua volta indotta a generare una vescicola cellulare specifica, l'autofagosoma, che inghiotte i mitocondri e innesca la mitofagía. Questa tecnica ci consente di individuare le proteine ​​ attivate e quelle disattivate quando accendiamo o spegniamo la luce blu (anche per intervalli molto brevi di tempo). In questo modo possiamo apprendere quali proteine o quali loro modificazioni siano coinvolte nella regolazione della mitofagía. Oggi non sappiamo quasi nulla sulle fasi iniziali del processo di mitofagìa, ma siamo ottimisti sul fatto che i primi momenti  possano essere la chiave per capire come, attraverso trattamenti futuri, il processo possa essere attivato o interrotto», conclude Francesco Cecconi. Questa nuova tecnica apre, inoltre, un’ulteriore possibilità: manipolare la funzione dei linfociti - le cellule prodotte dal nostro sistema immunitario. I linfociti sono vitali per la difesa del nostro organismo contro il cancro. Utilizzare  la tecnica a luce blu per prelevare da pazienti oncologici i linfociti, che vengono poi modificati e re-introdotti nel paziente,  potrebbe costituire un trattamento nuovo ed efficace per una varietà di tumori, incluse le leucemie.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Mitocondrio

“Reversible induction of mitophagy by an optogenetic bimodular system” Nature Communications 10, (2019) 

https://web.uniroma2.it/contenuto/cellule_tumorali___un_led_blu_per_far_luce_sulla_mitofagia__il_processo_di_smaltimento_rifiuti_che_le_tiene_in_vita#:~:text=I%20ricercatori%20del%20Dipartimento%20di,rivista%20scientifica%20%E2%80%9CNature%20Communications%E2%80%9D.

sabato 11 aprile 2026

La furbizia ha connotazione negativa.





Chi si appropria di pensieri o cose altrui, attribuendoli a se stesso, si sente furbo, ma non si rende conto di aver dimostrato di essere inferiore a chi ha rubato qualcosa, mettendo in evidenza le proprie carenze, le proprie deficienze, e di essere, pertanto, una nullità priva di personalità, di essere, in realtà, un fallimento, poichè la furbizia sottovaluta l'intelligenza.

E' intelligente, infatti, solo chi costruisce e si costruisce da se e non ha bisogno degli altri per mettersi in evidenza.

La furbizia ha connotazione negativa.

cetta.

venerdì 10 aprile 2026

LA RESA DI TRUMP FIRMATA DALLA CINA, CHE HA SPINTO L'IRAN A RIAPRIRE HORMUZ - Giorgio Cattaneo

 

Centomila soldati cinesi pronti all'impiego, fuori dai confini nazionali per la prima volta nella storia, nel caso in cui Teheran fosse stata davvero in pericolo.
Poi i ceceni del reggimento Achmat, agli ordini di Putin, già schierati lungo il confine afghano e motivati a loro volta a intervenire dalla parte degli iraniani.
Senza contare vari sommergibili russi, dotati di missili ipersonici, appena dislocati a poche miglia da Hormuz. Queste, secondo il generale Cesare Dorliguzzo, intervistato da Francesco Toscano su Visione TV, sono le “solide ragioni” che avrebbero spinto Donald Trump all'ingloriosa ritirata dal teatro bellico iraniano, dopo aver fallito tutti gli obiettivi. Tranne forse uno: la colossale distrazione di massa.
Quest'ultima è la tesi dell'avvocato Alessandro Fusillo, già strenuo difensore dei cittadini italiani durante la psico-pandemia:
«Gli Usa, che sono un regime sanguinario e genocida, con la missione Artemis sono pronti a inventarsi persino un secondo finto sbarco sulla Luna».
Per Fusillo, interpellato da Fabio Frabetti su Border Nights, la stessa devastante guerra di aggressione contro Teheran, assolutamente criminale e banditesca, sarebbe stata scatenata come gigantesco diversivo politico-mediatico «vista la gravità del quadro emerso dagli Epstein Files», che dipingono Trump come un docile burattino di Israele, completamente compromesso dal Deep State sionista.
Più articolata l'analisi che l'esperto statunitense Scott Ritter, già ispettore Onu per il nucleare, fornisce al popolare video-blogger Judge Andrew Napolitano: se a far capitolare gli Usa è stata l'inattesa resistenza dell'Iran, a regalare al disperato Trump una via d'uscita, finalmente, è stata la Cina, che ha convinto gli iraniani a fermarsi, riaprendo lo Stretto di Hormuz (vitale per l'economia di Pechino).
Per Ritter, ormai giganteggia la statura mondiale di Xi Jinping: attraverso il Pakistan e con l'avallo dei russi, il leader cinese ha di fatto sbloccato una crisi energetica drammatica, che stava iniziando a paralizzare il mondo. Crisi innescata dalla folle aggressione israelo-statunitense: l'attacco a tradimento contro l'Iran era scattato senza che vi fosse un vero allarme e
per giunta a negoziati in corso.
Vista l'impossibilità di piegare Teheran,
non restava che il terrorismo: bombardamenti a tappeto sulle città e, magari, il ricorso all'arma atomica.
Clamorosamente, l'ex trumpiano di ferro Tucker Carlson è arrivato a invitare i generali americani a disobbedire agli ordini. Per la verità, sia il Pentagono che la Cia avevano tentato di dissuadere la Casa Bianca dall'attaccare l'Iran, avvertendo che sarebbe stato impossibile batterlo. Sicuramente, dice Ritter, gli alti comandi hanno opposto resistenza anche a campagna in corso.
Pesantissimo, poi, il fallimento della catastrofica missione per impossessarsi dell'uranio iraniano: mascherata da recupero del pilota di un caccia abbattuto, l'operazione –
che avrebbe coinvolto oltre 150 velivoli – è stata annullata dalla prontezza della difesa iraniana.
«Gli Usa hanno fallito tutti gli obiettivi e non hanno acquisito alcun risultato, né politico né militare», sintetizza Ritter: «Il governo iraniano non è cambiato e il suo nucleare (civile) non è stato toccato». Idem il vasto arsenale dei missili balistici, che hanno raso al suolo tutte le basi Usa nel Golfo Persico.
Le portaerei? Tenute lontanissime dai missili iraniani. Impensabile poi uno sbarco dei marines: sarebbe stato un suicidio.
Tuttora, lo Stretto di Hormuz resta sotto il pieno controllo di Teheran. «Per gli Stati Uniti, questa è una sconfitta schiacciante. È anche l'inizio di un declino ormai vistoso. Per Trump, significa il quasi sicuro disastro alle imminenti elezioni di medio termine, a prescindere dalle esilaranti storielle che si inventerà, per tentare di raccontare che il vincitore sarebbe lui».
A pesare è la fortissima delegittimazione della Casa Bianca:
il presidente è stato abbandonato dai trumpiani della prima ora, quelli del movimento Maga, delusi e traditi dalla censura imposta agli Epstein Files. Un super-trumpiano come Joe Kent, capo dell'antiterrorismo, si è dimesso in modo rumoroso: accusa il presidente di aver aggredito l'Iran senza motivo, solo per assecondare Netanyahu.
Francesco Toscano è fra quanti si domandano se Trump, oltre a essere “compromesso” e forse ricattato, non sia anche spaventato:
«È stato verosimilmente il Mossad a uccidergli sotto il naso un fedelissimo come Charlie Kirk, leader dei giovani Maga: si era permesso di accusare Netanyahu di tacita complicità nella strage del 7 Ottobre».

«CAZZATOLLAH» - Travaglio - F.Q. 10 aprile

«Corriere::
“Il regime degli ayatollah è fallito da tempo…
In piazza c’è chi inneggia alla monarchia e al ritorno del figlio del Pahlavi” (Polito, 12.1).

Repubblica:
“Bazyar: ‘La rivoluzione ci sarà, il sistema non regge più’” (16.1). “Ebadi: ‘Per liberarci l’intervento straniero è indispensabile’” (11.3).

Stampa:
“Iran, la stretta degli Usa. Pahlavi scende in campo: ‘Il cambiamento sono io’” (17.1). “Dall’Iran libero benefici alla crescita” (Cottarelli, 1.3). “Azione coordinata per far cadere la Repubblica islamica” (Stefanini, 1.3). “’Teheran non ha quasi più lanciamissili’” (3.3). “La guerra Usa al regime è giusta, ma ora devono andare fino in fondo” (B.H. Lévy, 8.3).

Messaggero:
“Teocrazia sempre più isolata. Un tracollo di Khamenei porterebbe la libertà a milioni di persone” (Campi,12.1).

Giornale:
“Arrivano i nostri”, “Meno male che Trump c’è” (Cerno, 14.1). “La forza non ci piace, ma è l’unica via” (Minzolini, 1.3). “Liberi dal male”, “Lo stop al petrolio ridimensiona la Cina”(1.3).

Libero:
“La spallata che serve per far cadere la Repubblica islamica” (12.1). “Cercasi Flotilla in rotta sull’Iran” (Sechi, 12.1). “Finalmente!” (1.3). “Hormuz chiuso per mancanza di assicurazioni. Ma ora ci pensa Donald…” (Dragoni, 5.3).
“Petrolio e gas in netta discesa. Panico sui mercati già finito” (5.3). “Contro le armi di Israele, l’Iran è una tigre di carta” (21.3). “Il fantasma di Khamenei simbolo della sconfitta” (24.3). “’Teheran è crollata per il 70% e gli arabi stanno con Israele’” (31.3). “Con la sconfitta di Teheran tornerà anche il petrolio” (2.4).

Foglio:
“Il regime iraniano si sta consumando” (9.1). “Sognare il regime change” (rag. Claudio Cerasa, 9.1). “Esportare la libertà a Teheran” (15.1). “Il ruggito di Israele per il regime change: è guerra preventiva” (1.3). “Non c’è momento più propizio per far cadere un regime” (2.3).
“Essere antifascisti oggi significa augurarsi un Iran libero” (4.3). “Nel Golfo tutti d’accordo: la fine del regime apre una nuova èra” (5.3). “Sostenere il partito della resa incondizionata. In una settimana Israele e Usa hanno quasi raggiunto gli obiettivi militari” (7.3).
“Ci sono più Ferrari a Teheran che a Roma. Il regime è finito” (12.3).

Riformista:
“Spallata finale. ‘Regime al collasso, Israele darà il colpo di grazia’” (9.1). “Teheran, stiamo arrivando”, “Make Iran Great Again” (14.1).
“Nirenstein: ‘Restaurazione della monarchia? Reza III si presenta come figura unitaria, può aprire la via alla democrazia” (14.1). “Fate presto” (15.1). “L’Asse del Bene” (3.3). “Una nuova primavera a Teheran” (Vernetti, 5.3).
“La guerra di liberazione dell’Iran” (5.3). “I benefici infiniti della rimozione di un regime” (Marattin, 11.3).

E pazienza, dài, è andata così.»

https://www.facebook.com/photo?fbid=3344665772381833&set=a.465946793587093

LUCIGNOLO E IL PAESE DEI BALOCCHI - Viviana Vivarelli

 

Ho cominciato la giornata ascoltando a reti unite il discorso trionfante della Meloni che esaltava tutti i successi conseguiti. Dopo poco il mio stomaco non ha retto alla mole straordinaria di bugie sversate a capocchia con una faccia da schiaffi straordinaria e ho dovuto spengere la tv.
Tutto esattamente come Trump che ieri cianciava esaltando la sua inesistente vittoria nella guerra contro l'Iran mentre le ha buscate.
La capacità di stravolgere i fatti di questa gente è sovrumana. A loro Satana gli fa un baffo.
Ecco cosa mancava ai due buonissimi governi di Conte: un megafono come la Meloni.
Ma davvero ci sarà qualcuno, poveraccio o oligarca, che può credere a queste stronzate?
Ma l'ha detto che siamo ultimi in Europa e siamo scesi in tutte le classifiche internazionali?
Può almeno spiegarci come mai è così disallineata con i dati della Corte dei Conti? Crede che a forza di stronzate si possa rovesciare la realtà?
Già nel 2025, la Corte dei conti ha evidenziato un peggioramento dei conti pubblici italiani, con un rapporto deficit/PIL al 3,1%, con previsioni di calo dopo le recenti riforme governative.
La pressione fiscale è salita al 43,1% e il debito pubblico al 137,1% del PIL.
I dati ISTAT confermano un peggioramento dei conti pubblici, una pressione fiscale in aumento (43,1% nel 2025 vs 42,5% nel 2024) e un debito pubblico in crescita (137,1% nel 2025).
La Corte ha sottolineato che, a causa di inefficienze, viene riscosso solo il 17,7% dell'evasione scoperta.
Il rapporto debito/PIL, pur scendendo dal picco pandemico, ha mostrato una risalita tra il 2024 e il 2025, attestandosi intorno al 137%, confermando la sua alta vulnerabilità.
Il costo per il servizio del debito è elevato, superando i 70 miliardi di euro all'anno, pesando notevolmente sulle casse statali.
Negli ultimi 4 anni il debito pubblico italiano è cresciuto di circa 420 miliardi di euro.
Sono stati sprecati in regalie a clienti e famigli i 209 miliardi del PNRR ottenuti da Conte senza alcun miglioramento del territorio, della sanità, della scuola, dell'economia, dell'ambiente.
Assenza totale di piani a lungo respiro.
Abbiamo 2 milioni di disoccupati con un governo che considera occupato anche chi ha fatto un'ora di lavoro in tre mesi.
Abbiamo quasi 3 milioni di lavoratori precari.
Negli ultimi 4 anni la popolazione italiana è diminuita di circa 70–80 mila persone. In cambio sono arrivati 396.000 migranti. Di questi ne sono stati rimpatriati solo 90.000.
Distruzione del sistema penale, con depenalizzazione di reati considerati pesanti per l'Unione Europea.
Ripristino di affollamento di nomine nei posti pubblici e di benefit e privilegi.
Rapporti sempre più stretti con mafia, camorra e 'ndrangheta.
Ulteriore perdita di sovranità con sudditanza a Trump e a Netanyahu.
Immissione in un teatro di guerra.
45 miliardi spesi in armamenti (contro l'ultima Finanziaria che è stata di 20 miliardi)
1) Corruzione (Transparency International)
2022: ~41° posto
2023: 42°
2025: 52° posto (peggioramento)
→ Calo netto (~10 posizioni) e punteggio in diminuzione
2) Libertà di stampa (Reporter Sans Frontières)
2022: 58°
2023–2024: ~46°
2025: 49° posto
→ Peggioramento recente (–3 posizioni)
→ Ultimi in Europa occidentale
3) Felicità (World Happiness Report)
Italia intorno a 30°–35° posto (anni recenti)
→ non tra i primi paesi avanzati
4) Libertà economica
Italia fuori top 30 mondiale
Sintesi generale
Peggiorano chiaramente:
corruzione
libertà di stampa
felicità
libertà economica
diritti civili

giovedì 9 aprile 2026

«DIES IRAN» - Marco Travaglio

 

«Sembra ieri
che,
grazie ai bombardamenti american-israeliani,
l’Iran era lì lì per diventare il paradiso terrestre: regime change, mullah e pasdaràn morti o in galera o convertiti al cristianesimo e/o all’ebraismo, abolizione dell’Islam, governo liberaldemocratico col figlio dello Scià o qualcun altro scelto da Trump e/o Netanyahu, addio arricchimento dell’uranio, oppositori in trionfo, ragazze truccatissime coi capelli al vento, petrolio gratis e chiù pilu per tutti.

Il Battaglione Bibi, sparso fra i media, la destra propriamente detta e la sinistra di destra (i “riformisti”) non avevano dubbi:
sì, vabbè, qualche migliaio di innocenti sarebbero morti ammazzati, ma non era il caso di sottilizzare.
Ora, ove mai reggesse la tregua dopo i 38 giorni della guerra più pazza del mondo, il bilancio è più che lusinghiero.

Hormuz, prima gratis per tutti, viene riaperto solo a chi paga il pizzo all’Iran, che ne diventa padrone.

Il regime è più forte di prima, avendo resistito al peggior attacco da 40 anni, con Khamenei jr. (più oltranzista e incazzato) al posto di Khamenei sr. (un po’ meno).
E se nel 2003 l’anziano ayatollah scomunicava con la fatwa le armi nucleari, ora nessun iraniano oserà più negare che l’atomica sia l’unico deterrente contro altre aggressioni.
Giovani e donne che manifestavano contro il regime, illusi da Trump col famoso “resistete, stiamo arrivando”, si ritrovano in balia di una repressione ancor più dura.

In sintesi: gli Usa hanno perso la guerra, come tutte le altre dal 1946.

E anche la faccia:
nessuno negozierà più con chi bombarda l’interlocutore con cui sta trattando; nessuno si fiderà più di parole retrattili che non valgono nulla (diversamente da quelle di Xi Jinping e Putin, che parlano poco, ma poi mantengono).

Il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, mediatore nei negoziati insieme ai trumpiani Witkoff e Kushner, dichiarò alla Cbs che l’Iran aveva fornito “piena disponibilità allo stoccaggio zero dell’uranio arricchito”, accettato ispettori Aiea e supervisori Usa (mentre Israele ha sempre rifiutato ispezioni ai propri siti nucleari) e perfino un’intesa sui missili da negoziare con gli Stati del Golfo: insomma “era pronto un accordo molto più avanzato di quello negoziato da Obama”.

Ora invece l’Iran proseguirà coi suoi piani nucleari e ha mostrato una disponibilità di missili molto superiore alle stime delle disastrose intelligence di Usa e Israele, sforacchiando l’Iron Dome di Bibi e smascherando le ridotte scorte missilistiche dei due nemici.

Ci sarebbero poi le comparse: la Meloni che “non condanna e non condivide” e la Von der Leyen che dice “grazie al Pakistan per la sua mediazione”.

Ma della servitù parliamo magari un’altra volta.»

F.Q. 9 aprile

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