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martedì 2 giugno 2026

IL GENERALE CUSTER DELLA COMMISSIONE EUROPEA.

 

C’è qualcosa di straordinario nelle dichiarazioni del commissario europeo Andrius Kubilius.
Secondo lui l’Ucraina starebbe vincendo la guerra contro la Russia. Talmente vincendo che l’Europa dovrebbe aumentare ancora il sostegno militare, economico e finanziario.
Tradotto:
“Stiamo vincendo. Mandate altri soldi.”
“Stiamo avanzando. Mandate altre armi.”
“Il nemico è disperato. Firmate un altro assegno.”
È una logica affascinante.
Se una squadra conduce 5-0, normalmente festeggia. In Europa, invece, quando si vince bisogna chiedere altri 90 miliardi di prestiti, nuovi sistemi d’arma, nuove mobilitazioni e nuovi sacrifici ai contribuenti.
Viene da chiedersi come sarebbe una sconfitta.
Ma forse la cosa più curiosa è chi pronuncia queste parole.
Kubilius proviene da quella Lituania dove da anni si svolgono marce in onore di collaborazionisti nazisti e dove figure compromesse con l’occupazione tedesca vengono spesso presentate come semplici “combattenti per la libertà”.
Un fenomeno che riguarda non solo la Lituania, ma buona parte dell’Europa orientale post-sovietica, dove la memoria storica è stata spesso riscritta trasformando alcuni collaboratori del Terzo Reich in eroi nazionali.
E così accade che uomini politici cresciuti dentro questa cultura della memoria selettiva ci spieghino oggi chi sono i buoni, chi sono i cattivi e soprattutto chi deve continuare a pagare il conto.
L’aspetto più interessante, però, è un altro.
Se davvero l’Ucraina fosse in vantaggio, la parola d’ordine dovrebbe essere “negoziato”.
Se invece la parola d’ordine resta “più armi, più soldi, più guerra”, allora forse nemmeno loro credono alla favola che stanno raccontando.
Perché nella storia i vincitori chiedono la resa.
Sono i governi in difficoltà che chiedono rinforzi.
🔥
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martedì 3 giugno 2025

DICHIARAZIONE PUBBLICA DEL PRESIDENTE VLADIMIR PUTIN.

 

Cari cittadini della Federazione Russa,
Oggi sono obbligato a rivolgermi a voi in un momento molto importante per il destino e la nostra sicurezza nazionale.
Nelle prime ore del mattino, le forze ucraine hanno effettuato un attacco diretto alle nostre basi aeree strategiche, dove si trova una parte vitale della nostra componente di difesa.
Questo atto non è semplicemente una provocazione militare. Questo è un chiaro segnale da parte del regime di Kiev che non è pronto per nessuna strada di pace. Hanno scelto l'escalation, l'aggressione e essenzialmente la distruzione.
Conducendo questo attacco alla nostra strategia aerea, hanno superato ogni linea rossa. E come ho già detto, chiunque tenti di minacciare la sicurezza russa - affronterà una risposta mai vista nella sua storia.
Niente più linee rosse. Non ci sono più avvisi. Le decisioni sono state prese.
Cittadini russi, vi chiedo di capire l'importanza di questo momento. Non combattiamo solo per territorio o interesse geopolitico. Combattiamo per il nostro diritto di esistere come nazione sovrana, per proteggere la nostra storia, la nostra cultura e i nostri bambini.
Nelle prossime ore e giorni, le Forze Armate della Federazione Russa prenderanno misure straordinarie, per neutralizzare ogni minaccia futura e per dare una risposta che sarà ricordata a lungo.
Siamo uniti. Abbiamo un diritto storico e morale con noi. E non ci fermeremo.
Gloria alla Russia.
Gloria al nostro popolo indistruttibile.
Il presidente della Federazione Russa,

Vladimir Putin 

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lunedì 5 novembre 2012

Gdf sequestra 65 mln di beni, nei guai anche gruppo Marzotto.



Procura di Milano indaga su 13 persone, anche componenti famiglia. Accusa e' di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.

MILANO - La Guardia di Finanza di Milano sta dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni immobili, terreni e partecipazioni societarie nella disponibilità di 13 persone, alcuni dei quali riconducibili alla famiglia Marzotto, accusate di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.
Tra i tredici indagati (per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi) figurano Matteo, Vittorio, Diamante, Maria Rosaria Cristiana e Margherita della famiglia Marzotto, e Andrea Isabella e Rosanna della famiglia Donà Delle Rose. Le indagini coordinate dai pubblici ministero Laura Pedio e Gaetano Ruta sono nate da una verifica fiscale fatta dall'agenzia delle entrate e riguardano la vendita del marchio Valentino Fashion Group da parte dei Marzotto e Donà Delle Rose avvenuta nel 2008 al fondo Permira. Secondo l'accusa sarebbe stata realizzata una plusvalenza di 200 milioni di euro, ottenuta in Lussemburgo (attraverso la società Icg, di cui sono proprietari) senza pagare le tasse per circa 65 milioni di euro (di qui il sequestro di oggi che riguarda immobili, tra cui una villa a Cortina e case a Roma).
"Attraverso le indagini svolte - spiega una nota della Guardia di Finanza - è stato possibile individuare i luoghi in cui venivano effettivamente assunte le decisioni ed impartite le direttive sulla gestione della società di diritto lussemburghese. Le risultanze probatorie hanno permesso di riqualificare la holding come soggetto fiscalmente residente nel territorio nazionale con conseguente emersione dell'obbligo di denuncia al Fisco di una plusvalenza da cessione di partecipazioni".
Una villa a Trissino, con oltre 50 stanze, una abitazione, con 30 stanze, e diversi terreni: queste le proprietà nel vicentino di cui è stato disposto il sequestro preventivo nell'ambito dell'inchiesta a Milano per omessa dichiarazione dei redditi che vede coinvolti anche esponenti della famiglia Marzotto. La villa nei mesi scorsi aveva ospitato la cerimonia funebre di Giannino Marzotto, uno dei capostipite della famiglia. Sulle proprietà poste sotto sequestro preventivo non sono stati apposti sigilli perché, come è stato spiegato dalla Guardia di Finanza, il provvedimento è finalizzato a impedire l'eventuale compravendita o la dissipazione dei beni fino alla definizione del procedimento in corso. In Veneto, analoga sorte é toccata a una villa a Cortina d'Ampezzo.
 Durante il governo Berlusconi tutti erano invogliati a non dichiarare i redditi e a non pagare le tasse.