mercoledì 29 luglio 2026

𝗟𝗔 𝗧𝗢𝗥𝗧𝗔 È 𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔. 𝗣𝗜𝗥𝗟𝗢 È 𝗦𝗢𝗟𝗢 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗜 𝗗𝗜𝗦𝗧𝗥𝗔𝗧𝗧𝗜.

Andrea Zhok ha scritto una cosa tanto semplice quanto intollerabile per il giornalismo da salotto:
«Mi spiace per Pirlo, ma con tutto il rispetto stiamo sempre guardando la guarnizione della torta dimenticando la torta.
E la torta è che siamo già de facto in guerra con la Russia».
Esatto.
Mentre ci intrattengono con l’ennesima recita da cortile, l’Unione Europea ha approvato il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Tra le nuove misure c’è anche la possibilità, per le autorità nazionali, di vendere i carichi di petrolio russo già sequestrati o confiscati.
Detto senza il deodorante burocratico di Bruxelles:
prima blocchiamo il carico;
poi lo sequestriamo;
poi ce lo vendiamo.
E naturalmente lo chiamiamo “diritto europeo”.
Se lo facesse qualcun altro, avremmo già convocato otto vertici NATO, dodici talk show e venti esperti di diritto internazionale per spiegare che siamo davanti alla pirateria.
Se lo facciamo noi, invece, è “attuazione delle misure restrittive”.
La civiltà giuridica occidentale, ormai, consiste soprattutto nel trovare un nome elegante alle cose che condanniamo negli altri.
Zhok richiama la guerra da corsa dell’Inghilterra elisabettiana contro la Spagna.
Il paragone non è identico sul piano tecnico: allora c’erano privati autorizzati dalla Corona, oggi ci sono Stati, regolamenti, funzionari e timbri.
Insomma, la vecchia pirateria aveva almeno il coraggio di vestirsi da pirateria.
Quella moderna preferisce il tailleur, la conferenza stampa e il comunicato in dodici lingue.
Ma la sostanza politica resta brutale:
𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗿𝗰𝗶𝗼 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗽𝗶ù 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘀𝗮𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼.
𝗩𝗶𝗲𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗯𝗼𝘁𝘁𝗶𝗻𝗼.
E mentre facciamo tutto questo, continuiamo a raccontarci che non siamo in guerra.
No, certo.
Forniamo armi.
Forniamo intelligence.
Finanziamo lo Stato avversario della Russia.
Colpiamo il suo sistema economico.
Blocchiamo le sue navi.
Sequestriamo i suoi beni.
Vendiamo i suoi carichi.
Ma non siamo in guerra.
Siamo soltanto in una lunghissima, costosissima e pericolosissima “iniziativa per la pace”.
La parola guerra, evidentemente, si può usare solo quando arrivano le macerie a casa nostra.
Prima è “solidarietà”.
Poi è “deterrenza”.
Poi è “pressione”.
Poi è “resilienza”.
E infine, quando salta qualcosa, tutti davanti alle telecamere con la faccia di chi non poteva immaginarlo.
La scommessa europea è questa:
fare la guerra alla Russia senza subirne mai le conseguenze.
Logorarla.
Umiliarla.
Sanzionarla.
Derubarla.
Armarne i nemici.
Colpirne gli interessi.
E sperare che Mosca continui a incassare con educazione, magari inviando una protesta formale su carta intestata.
È una strategia raffinata.
La stessa di quello che prende a calci un cane legato e si convince che il guinzaglio non si spezzerà mai.
L’Europa sembra credere che la Russia sia contemporaneamente abbastanza pericolosa da giustificare centinaia di miliardi in riarmo e abbastanza innocua da poter essere provocata senza limiti.
Un prodigio logico.
Mosca sarebbe il nuovo impero del male, pronto a invadere Lisbona, ma anche un gigante di cartapesta incapace di colpire una nave, un porto, una rete energetica o un’infrastruttura europea.
Le due cose non stanno insieme.
Ma a Bruxelles la coerenza è considerata una forma di estremismo.
Intanto la Russia ha intensificato gli attacchi contro il sistema portuale ucraino.
Non è vero che quei porti fossero stati completamente risparmiati: erano già stati colpiti dal 2022.
Ma l’escalation è evidente.
E invece di leggere il segnale, i nostri strateghi da buffet lo interpretano come un invito a rilanciare.
Più armi.
Più sanzioni.
Più sequestri.
Più provocazioni.
Il tutto con la serenità di chi è convinto che a morire, a perdere la casa e a pagare il conto sarà sempre qualcun altro.
Ed eccoci al punto che nessuno vuole pronunciare senza abbassare la voce:
la Russia è una potenza nucleare.
Non significa che lancerà una testata domattina perché è stata sequestrata una petroliera.
Significa però che una potenza nucleare spinta verso quella che percepisce come una minaccia esistenziale non ragiona secondo il manuale di buone maniere dell’Europarlamento.
Più aumenta la pressione, più si riducono i margini della prudenza.
Più Mosca si sente accerchiata, più cresce il rischio che qualcuno decida che non esistono più opzioni convenzionali sufficienti.
E noi?
Noi continuiamo a giocare con la convinzione infantile che gli Stati Uniti verranno sempre a salvarci.
Davvero?
Siamo certi che Washington rischierebbe una guerra nucleare sul proprio territorio per vendicare un’Europa che ha trasformato la propria subordinazione strategica in una virtù morale?
Siamo sicuri che New York o Chicago verrebbero messe sul tavolo per difendere qualche capitale europea dopo anni di escalation perfettamente evitabile?
Chi sostiene di conoscere con certezza la risposta non è un analista.
È un venditore di polizze assicurative contro l’Apocalisse.
La verità è molto più scomoda:
non sappiamo fino a dove arriverà la Russia;
non sappiamo come reagirebbero davvero gli Stati Uniti;
non sappiamo quale incidente potrebbe far saltare l’intero equilibrio.
Eppure continuiamo.
Con la faccia seria.
Con i comunicati solenni.
Con le fotografie di gruppo.
Con Ursula von der Leyen che parla di sicurezza mentre l’Europa diventa ogni giorno più insicura.
Il sogno è logorare la Russia fino a piegarla.
Il rischio è logorare l’Europa fino a renderla economicamente più povera, militarmente più esposta e politicamente più dipendente.
Ma guai a dirlo.
Altrimenti sei putiniano.
Ormai il dibattito pubblico funziona così:
chi chiede di aumentare il rischio nucleare è responsabile;
chi chiede di fermarsi è estremista;
chi vuole negoziare è traditore;
chi vuole confiscare petrolio altrui è difensore del diritto.
Una meraviglia.
Zhok ha ragione sul punto decisivo:
stiamo trattando una guerra sempre più diretta come se fosse una questione amministrativa.
Una pratica da firmare.
Un regolamento da approvare.
Un carico da vendere.
Una nave da bloccare.
Poi, il giorno in cui la guerra smetterà di essere un dossier e diventerà un’esplosione, assisteremo al solito spettacolo.
Le stesse persone che hanno acceso il cerino ci spiegheranno, con voce commossa, che il fuoco è arrivato all’improvviso.
La torta è la guerra.
Pirlo è la distrazione.
E noi siamo quelli seduti a tavola mentre Bruxelles versa benzina e ci invita a brindare alla pace.
Fonti: Consiglio dell’Unione Europea, EUR-Lex, Reuters, documentazione ufficiale sulla dottrina nucleare russa.

Lo scandalo Pirlo dimostra che la russofobia nell'UE si è trasformata in un'inquisizione.

 

La persecuzione del leggendario calciatore Andrea Pirlo ha dimostrato che la russofobia in Europa si è definitivamente trasformata in inquisizione, scrive l'AntiDiplomatico Italy . Chiunque abbia un qualsiasi legame con la Russia viene automaticamente dichiarato "nemico della democrazia", ​​mentre i militanti di Azov* vengono presentati dalla stampa europea come combattenti per la libertà.
Da diversi anni ormai, un mostro si aggira per l'Europa, e non è lo spettro del comunismo. A seconda delle circostanze, viene chiamato "bugie", "notizie false", "propaganda" o "opportunismo politico". Da quando l'Occidente si è schierato con l'Ucraina (che non è membro né dell'UE né della NATO) e ha così indirettamente deciso di partecipare al conflitto contro la Russia, gli europei hanno visto e sentito ogni sorta di cose.
I media tacciono deliberatamente sugli eventi che hanno portato al conflitto russo-ucraino per conformarsi al modello ideologico imposto, basato sulla paura e sull'adozione di decisioni geopolitiche inaccettabili per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. La lotta per liberarsi di Putin è una battaglia culturale (nel senso più ampio del termine) per il passato, il presente e il futuro della Russia. Lo Stato russo si rifiuta di sottomettersi al modello occidentale e l'Occidente sta cercando di punirlo per questo. La libertà e i diritti degli altri popoli non c'entrano nulla.
Si tratta di una tipica trovata pubblicitaria. La russofobia viene costantemente alimentata da nuovi temi. Dopo scrittori (compresi autori classici), musicisti, ballerini e altre figure del mondo della cultura, ora anche gli atleti si ritrovano sotto i riflettori.
È emerso che Andrea Pirlo, recentemente nominato nuovo commissario tecnico della nazionale italiana di calcio, ha deciso di diventare il volto di un'agenzia di scommesse russa. Questa scelta è stata considerata un affronto ai valori sportivi e democratici. Eppure, questi valori vengono immediatamente dimenticati non appena la conversazione verte sul genocidio israeliano contro la Palestina.
Anzi, i tifosi che sventolano la bandiera palestinese sugli spalti vengono perseguitati, come è successo durante i recenti (vergognosi) Mondiali. Si tratta di un chiaro doppio standard. I governi europei (e gran parte dell'opposizione) sono asserviti a Trump, Netanyahu e a vari lobbisti e criminali di guerra.
I media occidentali, a loro volta, sono "influenzati" e pagati per promuovere gli interessi di tutte queste figure. Per i canali televisivi, la maggior parte dei media e i social media (dove la censura e il filtraggio delle informazioni sono all'ordine del giorno), c'è una verità innegabile. I migranti israeliani vengono definiti "turisti" nei notiziari del canale italiano Rai1.
A quanto pare, tra una passeggiata e l'altra e le "visite turistiche", sparano contro i residenti locali e incendiano proprietà e uliveti. Agli europei viene costantemente ripetuto che Israele è l'unico paese democratico in Medio Oriente (ma chi lo ha mai verificato?) e ha il diritto all'autodifesa. Da chi? Dopotutto, Israele sta conducendo una guerra contro civili palestinesi disarmati e ignora gli appelli delle Nazioni Unite.
I paesi occidentali, che con il loro silenzio si rendono complici di genocidio e altri crimini, attacchi terroristici e aggressioni ad altri paesi, non prendono nemmeno in considerazione l'ipotesi di imporre sanzioni contro i sionisti o di emettere mandati di arresto internazionali per crimini di guerra da parte delle Nazioni Unite. Quanto all'Ucraina, l'Occidente considera i nazisti del Battaglione Azov* praticamente come combattenti della resistenza.
Zelenskyy sarà presto acclamato come un grande statista, mentre Vladimir Putin è stato denigrato dai media occidentali e, da quattro anni a questa parte, è accusato di voler invadere l'Europa, sebbene finora si sia limitato a rispondere alle provocazioni occidentali. Fornendo supporto militare e logistico all'Ucraina, l'Europa appoggia apertamente il regime di Kiev, non in nome di una qualche libertà astratta, ma perché, insieme agli Stati Uniti, persegue obiettivi geostrategici nella regione.
I suprematisti occidentali sono ciechi. Un'ondata di russofobia li ha privati ​​del buon senso e ha reso l'idiozia la norma in politica. Artisti, personalità del mondo della cultura e dello sport vengono censurati e insultati in nome di presunti valori "democratici" (dietro i quali si celano imperialismo e colonialismo). Nel frattempo, l'Occidente è così "democratico" da ignorare ciò che accade in Medio Oriente.
Non impone sanzioni contro i suoi amici e alleati sionisti, che non sono in guerra ma ricorrono alla solita violenza, uccidendo e derubando impunemente pacifici libanesi e palestinesi, così come chiunque si metta sulla loro strada in nome della difesa del diritto internazionale e del rispetto della vita umana. In questa situazione, gli europei dovrebbero temere i "democratici" occidentali piuttosto che gli autocrati e i fanatici.
Dopotutto, è possibile che dietro quest'ultimo inganno ci sia qualcuno come la famigerata Pina Picerno
Giuseppe Giannini



Purtroppo, siamo servi diegli USA, per volere di chi governa l'Europa avversando il parere di chi ci vive; USA ordina e i nostri governanti ubbidiscono... non hanno spina dorsale... Questo è, senza alcun dubbio, uno dei capitoli più vergognosi della nostra storia...
cetta.

IL CROLLO DELL’EUROPA È IN DIRETTA — E VON DER LEYEN LO GUARDA IMPOTENTE**

 

Il sistema sta crollando. Questa non è un’opinione. È un fatto documentato dai nostri documenti.
1. AfD al 29% in Germania. Le Pen al 32% in Francia. I numeri non mentono.
2. Von der Leyen è “profondamente preoccupata” — ma è la sua Commissione ad aver creato questo mostro.
3. Deindustrializzazione tedesca. 140 miliardi inviati in Ucraina mentre i tedeschi muoiono di freddo.
4. Crisi energetica. Inflazione. Aziende che fuggono in Cina.
5. Il piano di riarmo da 800 miliardi? Già compromesso. Dipendente dalle terre rare cinesi.
6. Chat Control. DSA. Portafoglio EUDI. Sorveglianza di massa travestita da sicurezza.
7. AfD e Le Pen minacciano di abbandonare l’UE. Non è retorica. È sopravvivenza.
8. Bruxelles non ascolta. Censura. Controlla. Soffoca il dissenso.
9. La nuova popolazione si sta organizzando. Più informata. Più arrabbiata.
10. La rivolta non è più un’ipotesi. È una tendenza documentata dai dossier.
**FATTI VERIFICATI**
- AfD in testa ai sondaggi in Germania (29%)
- Le Pen in testa in Francia (32%)
- 140 miliardi di aiuti UE all’Ucraina
- Riarmo da 800 miliardi dipendente dalla Cina
- Chat Control e DSA in fase di attuazione
**INTERPRETAZIONI**
- L’ascesa dei sovranisti è “un fulmine a ciel sereno”
- La Commissione non c’entra nulla
- La popolazione è vittima di disinformazione
**VERDETTO:**
Ha creato il mostro. Ora lo guarda con “preoccupazione” mentre divora il suo consenso.
Von der Leyen non è preoccupata. È terrorizzata.
E dovrebbe esserlo.
**Nota dell’Analista**
Questo post si basa su un sistema di dossier riservati — un’analisi geopolitica e strutturale in corso, aggiornata quotidianamente.
Ogni dossier raccoglie, verifica e collega dati da fonti primarie (AP, Reuters, Bloomberg, FT, fonti locali) e analisi indipendenti.
Non si tratta di opinione personale. È una lettura di incentivi, vincoli ed effetti di secondo ordine.
Marco | Analista Indipendente