domenica 9 agosto 2026

talia - Spagna - misure e contomisure: Sánchez/Meloni...

 

Con una nota dalla durezza senza precedenti, il governo spagnolo ha appena asfaltato definitivamente Giorgia Meloni e Antonio Tajani.
Di più: ha intimato il governo italiano di mettere fine, entro 48 ore, ai controlli alle frontiere introdotti contro
i cittadini provenienti dalla Spagna.
Poi, avverte Pedro Sánchez, arriveranno contromisure “proporzionate”.
La nota parte subito pesantissima:
“Il 1° agosto il governo italiano ha reintrodotto i controlli alla frontiera con la Spagna, incidendo sulla mobilità di migliaia di passeggeri e generando incertezza giuridica nel pieno del periodo estivo.
Questa misura, senza precedenti nella storia recente, è stata adottata senza preavviso, unilateralmente e con argomentazioni fallaci che non rispettano né il Codice frontiere Schengen né la verità”.
Poi il governo spagnolo passa alla demolizione dell’emergenza Ceuta utilizzata dall’Italia per giustificare i controlli.
Ricorda che nessuno “poteva o può entrare liberamente nell’area Schengen, poiché la città autonoma di Ceuta gode di uno status speciale al suo interno, che quasi tutti sono già rientrati in Marocco”.
E poi restituisce al governo Meloni la lezione sull’immigrazione:
“Secondo Frontex, l’Italia è Stato membro che ha registrato il maggior numero di attraversamenti irregolari negli ultimi anni, con cifre doppie rispetto a quelle della Spagna e, dal 2022.
Non ha rispettato il Regolamento di Dublino, generando un ulteriore onere di pressione migratoria sugli altri Stati membri”.
Poi arriva questa:
“Nonostante tutto ciò, la Spagna non ha mai introdotto controlli nei confronti dell’Italia. Al contrario, si è sempre mostrata solidale, accogliendo parte dei migranti arrivati a Lampedusa nel 2023 e aprendo ripetutamente i propri porti ai migranti soccorsi lungo la rotta del Mediterraneo centrale”.
E ancora: “Alla luce di tutto quanto sopra, si conclude che la misura adottata dal Governo italiano è ingiusta, contraria agli interessi dell’Unione europea e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola. Esortiamo o pertanto il Governo italiano a rettificare, a porre fine ai controlli e a trattare gli spagnoli come gli altri cittadini europei.
Se non lo farà entro la fine di domenica 9 agosto, la Spagna sarà costretta ad adottare misure proporzionate per proteggere gli interessi e la dignità dei propri cittadini”.
Avete letto bene.
Il governo Meloni voleva mettere Sánchez con le spalle al muro.
Una settimana dopo è Sánchez a dare una scadenza al governo Meloni.
Ma il presidente spagnolo conserva il capolavoro per la fine:
“Confidiamo che prevalgano l’europeismo, il buon senso e la buona fede. I governi esistono per promuovere la comprensione tra i Paesi e l’interesse generale delle loro popolazioni, non per creare fratture e conflitti sterili guidati da motivazioni elettorali interne”.
Doveva essere la grande prova di forza di Giorgia Meloni contro Pedro Sánchez.
Per ora abbiamo una riunione europea conclusa con la solidarietà alla Spagna e una nota ufficiale di Madrid che ordina di ritirare i controlli entro domenica.

Il disastro incombe sulle élite europee.

 

Tutto ciò che non doveva accadere, che non sarebbe mai potuto accadere nella testa degli illusi, sta, al contrario, succedendo a ritmo incalzante e tale da mettere in crisi l’élite occidentale, incapace di adattarsi alla nuova inaspettata realtà.
L’Ucraina sta diventando l’inferno per Bruxelles, così come l’Iran per la Casa Bianca al punto che persino il Capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, sta lavorando per trovate una via d’uscita da una situazione militarmente impossibile, contattando tutti quelli che nell’amministrazione Trump sono rinsaviti.
La vicenda di Ceuta ha inaugurato una nuova frattura profonda all’interno della Ue, mentre la creazione di una Nato islamica con Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, annuncia e inaugura un nuovo corso post americano in Medio Oriente.
Tutto questo avviene in un contesto del tutto inimmaginabile appena un decennio fa: l’arrivo di un inverno economico mondiale dovuto alla scarsità di oro nero e ormai inevitabile visti i danni subiti da molti impianti petrolifere e gasieri nel Golfo, che si ripercuoteranno nel tempo. Se la guerra finisse oggi ci sarebbe comunque da affrontare un inquieto autunno. Ma soprattutto la nascita di una stretta alleanza militare di fatto tra Iran, Russia e Cina che annuncia un cambiamento epocale degli assetti mondiali. Il supporto di Russia e Cina si è concretizzato nell’accesso di Teheran al sistema satellitare cinese Beidu che ha comportato la capacità di avere dati precisi sulle posizioni delle risorse statunitensi nel Golfo Persico, per migliorare in termini esponenziali le capacità di colpire gli obiettivi e le basi americane. Ma ci sono anche i 400 sistemi di difesa aerea Man Pad forniti da Pechino, l’accelerazione della consegna di sistemi russi Verba, l’arrivo di missili navali cinesi e di sei elicotteri d’attacco russi Mi-28, la rapida fornitura da parte di Mosca di ricambi per i sistemi anti missile S300 danneggiati dai bombardamenti e quella dei sistemi di disturbo elettronico da montare sui milli iraniani.
Si potrebbe continuare con questo elenco, ma ciò che conta è che alla fine gli aggressori stanno avendo pane troppo duro per i loro denti e che mentre da una parte si stanno costruendo nuove alleanze cruciali, dall’altro si assiste al fallimento e alla dissoluzione delle strategie poste in essere dalla Nato.
Per un mese e mezzo si è scagliato tutto quanto c’era nei magazzini dell’Alleanza per tentare di costringere la Russia a un cessate il fuoco, ormai vitale per riorganizzare l’esercito e il regime di Kiev.
Ma il piano è fallito miseramente e, anzi, ha sortito l’effetto contrario perché la Russia ha colpito le linee di rifornimento ucraine e della Nato con una forza senza precedenti, ottenendo successi decisivi sul campo di battaglia. Non solo, ma di fronte al protervo terrorismo atlantico è emersa la ferma determinazione da parte della Russia di perseguire la vittoria fino in fondo, mettendo in forse l’esistenza stessa dell’Ucraina.
Le conseguenze saranno di vasta portata e porteranno inevitabilmente alla crisi definitiva di quell’entità fallimentare e guerrafondaia che si chiama Unione Europea, rivelatasi una sorta di alter ego della Nato.
Certo l’ondata di droni, benché intercettati al 94 per cento dalla contraerea russa , hanno provocato parecchi danni e hanno fatto un centinaio di vittime civili. Ma Mosca ha risposto bombardando fabbriche e centri di potere militari situati nei centri delle città proprio fare della popolazione civile un ostaggio.
Ma a questo punto Mosca si è tolta i guanti di velluto e ha colpito senza più remore, distruggendo anche i porti dove oltre all’attività militare si svolgeva anche quel poco di attività economica che restava la regime di Zelensky. Sopraffatta dalla potenza di fuoco russa, l’Ucraina ha esaurito le scorte di intercettori Patriot e Trump ha comunicato al duce di Kiev che non potrà fornirne altri perché gli Stati Uniti devono preservare le scorte in diminuzione per la guerra contro l’Iran.
Insomma il disastro incombe sulle élite europee che hanno fatto di tutto per provocare una guerra, hanno fatto di tutto, compreso spogliarsi dei loro presunti valori, per tentare di vincerla, che hanno fatto di tutto per aggrapparsi a una possibile resistenza del regime nazista di Kiev e che ora non possono fare più nulla.