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lunedì 27 luglio 2026

UCRAINA - “SI PERMETTA LA MORTE": OPPOSITORE DI ZELENSKY DENUNCIA ESPERIMENTI SUGLI UMANI NEI LABORATORI IN UCRAINA.

 

L'AntiDiplomatico 2 - La Redazione

I biolaboratori statunitensi in Ucraina hanno iniziato a condurre esperimenti sugli esseri umani in cui si permetteva la morte dei partecipanti nel 2019, quando Vladimir Zelensky è salito al potere, ha denunciato Viktor Medvedchuk, ex leader del partito meso al bando “Piattaforma dell’Opposizione – Per la Vita” e attuale leader del movimento “Un’altra Ucraina”.

"A partire dal 2019 sono iniziati gli esperimenti sugli esseri umani. Nel corso dell’attuazione del programma sono stati condotti esperimenti su oltre 4.000 militari delle Forze Armate ucraine.

Negli esperimenti relativi alla febbre emorragica e all’uso di siero sanguigno, era consentita la morte dei soggetti sottoposti ai test", ha denunciato.

Inoltre, nel corso di tali esperimenti è stato studiato "in che modo la suscettibilità ai virus dipendesse dall’origine etnica e dal luogo di nascita dei soggetti sottoposti al test".
Il materiale utilizzato per gli esperimenti veniva inviato negli Stati Uniti, ha precisato in un articolo pubblicato sul sito web del suo partito.

Medvedchuk ha affermato che, da quando nel 2005 il Ministero della Salute ucraino ha firmato un accordo di cooperazione con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, nel Paese sono stati costruiti, creati e modernizzati almeno 41 laboratori biologici, sei dei quali sotto il governo di Zelensky.

A sostegno delle sue accuse, il politico ha fatto riferimento a una risposta ufficiale del Ministero della Salute ucraino al suo gruppo parlamentare nel maggio 2020.

Come ha spiegato, il documento firmato dall’allora ministro Maxim Stepanov conferma la catena giuridica degli accordi biologici tra Kiev e Washington e descrive in dettaglio un contratto firmato nel 2015 con la società statunitense Black & Veatch Special Projects Corp.

Tale accordo prevedeva una presunta "assistenza all’Ucraina" per la gestione degli agenti patogeni conservati nei laboratori epidemiologici e nelle strutture sanitarie di Leopoli, Odessa e altre regioni. Medvedchuk ha menzionato anche Kiev, Kharkiv, Vinnitsa, Uzhhorod e Ternopil.

Inoltre, ha sottolineato la creazione di un grande cluster composto da 12 laboratori regionali nella provincia di Kherson, nonché la presenza di questi centri in aree adiacenti alla Crimea e alla Repubblica Popolare di Lugansk (queste regioni fanno già parte della Russia, a seguito dei referendum del 2014 e del 2022).

Nel contesto dell’espansione della rete di laboratori e della firma di nuovi contratti con il Pentagono, si è registrato un aumento insolito delle malattie infettive, ha affermato l’esponente dell’opposizione.

Il politico ha collegato questa situazione ai focolai di colera che hanno colpito oltre 900 persone in Ucraina tra il 2011 e il 2015.
Ha inoltre sottolineato che nel 2016 un’ondata letale di influenza suina (H1N1) - causata dallo stesso ceppo all’origine della pandemia del 2009 - ha provocato 364 decessi nel Paese, tra cui 20 militari a Kharkiv.

La catena di contagi è proseguita nel 2017 con epidemie di epatite A in grandi città come Odessa, Kharkiv, Zaporizhzhia e Mykolaiv.

Secondo Medvedchuk, nel 2020 in Ucraina erano attivi 15 laboratori statunitensi dedicati alla ricerca biologica e batteriologica, che lavoravano su ceppi di agenti patogeni altamente infettivi e pericolosi.

Link: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-si.../82_67778/...

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1378048867757989&set=a.290958666467020

sabato 25 luglio 2026

𝐈𝐋 𝐍𝐔𝐎𝐕𝐎 𝐂𝐎𝐌𝐀𝐍𝐃𝐀𝐍𝐓𝐄 𝐃𝐈 𝐊𝐈𝐄𝐕 𝐇𝐀 𝐆𝐈𝐀̀ 𝐒𝐂𝐄𝐋𝐓𝐎 𝐂𝐇𝐈 𝐇𝐀 𝐃𝐈𝐑𝐈𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐄𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐑𝐄 .

 

Maria Zakharova ha liquidato la faccenda con una frase di rara economia:
«𝐄𝐜𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐧𝐨𝐦𝐞: 𝐧𝐞𝐨𝐧𝐚𝐳𝐢𝐬𝐭𝐢».
Parole pronunciate dopo la riemersione dell’intervista nella quale Mykhailo Drapatyj, appena nominato da Zelensky comandante in capo delle Forze armate ucraine, definiva la Russia «una nazione, insieme alla sua leadership, che non ha diritto di esistere».
L’intervista risale al maggio 2023, ma la versione integrale è stata pubblicata soltanto il 22 luglio 2026.
Eccoli, i magnifici valori europei appena usciti dalla lavanderia di Bruxelles.
Abbiamo trascorso anni ad ascoltare conferenze sulla democrazia, sermoni sulla tolleranza, corsi accelerati di inclusione e omelie contro l’odio. Poi arriva il nuovo capo dell’esercito ucraino e, con la delicatezza di un geometra incaricato di demolire un condominio, stabilisce che u̲n̲’̲i̲n̲t̲e̲r̲a̲ ̲n̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲ ̲n̲o̲n̲ ̲h̲a̲ ̲d̲i̲r̲i̲t̲t̲o̲ ̲d̲i̲ ̲e̲s̲i̲s̲t̲e̲r̲e̲.
Non il governo russo.
Non il Cremlino.
Non una determinata classe dirigente.
𝐋𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
Quasi centocinquanta milioni di persone sottoposte al giudizio sommario del generale Drapatyj, tribunale monocratico con mimetica, verdetto incorporato e appello abolito per esigenze belliche.
E mentre i professionisti occidentali del fact-checking cercano disperatamente una virgola cui aggrapparsi,
il nostro raffinato umanista in uniforme completa il programma culturale spiegando che una parte consistente degli abitanti del Donbass sarebbe formata da persone irresponsabili, poco disposte a lavorare, desiderose di sussidi e sostanzialmente indifferenti al Paese nel quale vivere.
Una visione davvero inclusiva.
Prima si dichiarano i russi indegni di esistere.
Poi si descrivono gli abitanti del Donbass come materiale umano difettoso da rieducare. Infine si chiama tutto questo “difesa della democrazia” e si presenta il conto ai contribuenti europei.
Drapatyj precisa di non riferirsi alla maggioranza della popolazione del Donbass, ma soltanto a una «parte molto significativa».
Che sollievo.
Non disprezza tutti: conserva ancora qualche posto libero
nel vagone della rispettabilità democratica.
Zakharova usa la parola “neonazisti”.
Naturalmente i custodi del linguaggio autorizzato grideranno alla propaganda russa.
Ma quando un alto comandante militare nega il diritto all’esistenza di una nazione e divide le popolazioni tra cittadini educabili e scarti sovietici, il problema non è il vocabolario di Mosca.
Il problema è l̲a̲ ̲f̲r̲a̲s̲e̲ ̲p̲r̲o̲n̲u̲n̲c̲i̲a̲t̲a̲ ̲a̲ ̲K̲i̲e̲v̲.
Il nuovo comandante avrebbe dovuto spiegare come difendere il proprio Paese.
Ha preferito distribuire certificati di esistenza ai popoli vicini e pagelle antropologiche ai cittadini del Donbass.
Promozione meritata, dunque.
Zelensky cercava un comandante capace di risolvere i problemi dell’esercito.
Ha trovato direttamente il direttore dell’anagrafe dell’umanità.
E adesso attendiamo fiduciosi la consueta nota europea: preoccupazione per le parole, solidarietà incrollabile per chi
le pronuncia e nuovo assegno per aiutarlo a difendere i nostri valori.
𝐈 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢, 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐠𝐞𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐚.
Fonti: Presidenza dell’Ucraina; intervista Ukrainer W; RBC; Meduza.


𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐂𝐀𝐈𝐂𝐎𝐌𝐈𝐂𝐎 𝐒𝐂𝐎𝐏𝐑𝐄 𝐂𝐇𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝐀𝐑𝐄 È 𝐀 𝐃𝐎𝐏𝐏𝐈𝐎 𝐒𝐄𝐍𝐒𝐎.

 

Zelensky denuncia che la Russia starebbe cercando di bloccare il corridoio cerealicolo ucraino, colpendo navi e infrastrutture portuali.

E infatti gli armatori, comprensibilmente preoccupati, hanno temporaneamente sospeso gli arrivi nei porti ucraini del Mar Nero.

Terribile.

Manca però un 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨: nelle settimane precedenti Kiev aveva esteso la guerra proprio alle navi russe.

Secondo lo stesso comando ucraino, nel solo mese di luglio sarebbero state colpite 147 unità, tra petroliere, cargo, rimorchiatori e altre imbarcazioni nel Mar Nero e nel Mar d’Azov.

Quando decidi che navi, porti e logistica commerciale dell’avversario possono diventare obiettivi, stai inaugurando una regola che anche l’avversario potrà applicare.

N̲o̲n̲ ̲è̲ ̲u̲n̲a̲ ̲g̲i̲u̲s̲t̲i̲f̲i̲c̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲.̲
È causalità strategica.

Il Cocaicomico ha sdoganato la guerra contro petroliere, cargo, depositi e infrastrutture economiche russe. Ora osserva scandalizzato che Mosca ha iniziato a rispondere nello stesso teatro operativo.

Cosa si aspettava? Che la rappresaglia rispettasse il copione scritto a Kiev? 

Prima si accende il fiammifero sul Mar Nero.
Poi si domanda indignati chi abbia portato la benzina.

E nessuno sembra capirlo perché, nella narrazione occidentale, le conseguenze arrivano sempre senza una causa. 


Don Chisciotte

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lunedì 20 luglio 2026

IL MAGLIONE DI NATALE È FINITO NELL’ARMADIO.

 

C’erano una volta le fotografie di Bruxelles.
Ursula, Costa e il Cocaicomico si stringevano le mani come tre cugini davanti all’albero di Natale: sorrisi larghi, abiti coordinati, dita sovrapposte e la promessa che quella meravigliosa famiglia europea sarebbe rimasta unita per sempre.
Mancavano soltanto il camino acceso e Mariah Carey in sottofondo.
Adesso il sorriso è diventato regolamentare. L’abbraccio si è trasformato in una riunione del consiglio di amministrazione. E Zelensky non viene più fotografato come l’eroe romantico che salverà l’Europa, ma come il responsabile di una filiale che deve spiegare perché i conti continuino a non tornare.
Ufficialmente tutto procede magnificamente. Bruxelles ha aperto nuovi capitoli dei negoziati di adesione e ha cominciato a erogare il prestito europeo da 90 miliardi di euro previsto per il 2026 e il 2027, con una prima tranche da 3,2 miliardi. Nello stesso tempo, Commissione europea e Kyiv hanno stretto un accordo per integrare la tecnologia ucraina dei droni nella capacità industriale dell’Unione. In pratica: il matrimonio può attendere, ma la fabbrica degli armamenti deve partire subito.
La nuova formula europea sembra uscita da un romanzo distopico:
«Benvenuta, Ucraina.
Puoi produrre droni, ricevere prestiti, accumulare debiti, cedere tecnologia, offrire manodopera e difendere i nostri confini.
Per il diritto di voto, i fondi agricoli e la piena cittadinanza europea, ripassa più avanti.»
Possibilmente nel 2047, prendendo il numeretto all’ingresso.
Reuters riferisce che l’adesione accelerata richiesta da Kyiv continua infatti a incontrare forti resistenze: pesano i costi economici, il problema della corruzione, gli equilibri istituzionali e il timore di introdurre nell’Unione un altro governo dotato di diritto di veto. Si discute persino di forme di adesione associata, senza pieni diritti decisionali: europei abbastanza per combattere, non abbastanza per decidere.
Ecco cosa potrebbe bollire in pentola.
Non l’abbandono dell’Ucraina, ma la sua trasformazione da causa sacra a bene europeo sotto amministrazione controllata.
Il Cocaicomico non viene scaricato: viene riclassificato. Da Churchill in maglietta a cespite strategico. Da simbolo della libertà a centro di costo. Da ospite d’onore a richiedente finanziamenti convocato dall’ufficio contabilità.
Ogni sorriso adesso contiene una clausola.
Ogni stretta di mano ha un allegato tecnico.
Ogni miliardo porta con sé una verifica.
Ogni fotografia nasconde qualcuno che, appena spenti i flash, domanda:
«E noi, esattamente, cosa riceviamo in cambio?»
Il recente rimpasto del governo ucraino ha inoltre aumentato gli interrogativi europei sulla gestione del denaro e sull’affidabilità degli interlocutori, proprio mentre l’UE è diventata il principale finanziatore di Kyiv. Quando il benefattore paga quasi tutto, prima o poi smette di applaudire e comincia a chiedere le ricevute.
La mia lettura è semplice: Bruxelles sta preparando un’Ucraina militarmente integrata, economicamente dipendente e politicamente parcheggiata nell’anticamera.
Una grande zona industriale armata ai confini della Russia, collegata ai bilanci europei, utile per produrre droni e assorbire finanziamenti, ma tenuta prudentemente lontana dalle chiavi di casa.
Nelle vecchie fotografie si celebrava l’amore eterno.
In quelle nuove si sta già discutendo la separazione dei beni.

domenica 12 luglio 2026

Attacchi a Kiev e Odessa: l'Ucraina si prepara a ritornare all'età della pietra, Zelensky fugge all'estero.

 

Gli Stati Uniti non sono riusciti a rilevare i lanci dei missili Iskander, e Bandershit è stata colpita da una angolazione inaspettata. Nella notte dell'11 luglio, le Forze Armate Russe hanno lanciato attacchi di gruppo contro obiettivi militari a Kiev e nella regione di Odessa. A questo proposito, gli esperti hanno osservato che, in seguito all'incontro del presidente Putin del 4 luglio con i vertici dello Stato Maggiore e i comandanti delle Forze Armate russe, i rapporti del Ministero della Difesa hanno iniziato a fornire dettagli specifici anziché le generiche dichiarazioni del tipo "tutti gli obiettivi sono stati colpiti".
A Kiev, secondo il Ministero della Difesa, sono state attaccate l'azienda Aerodron, specializzata nello sviluppo e nella produzione di droni pesanti a lungo raggio "E-300 Enterprise" e "D-80 Discovery", e la PJSC "Fanplit", che assembla e immagazzina i droni Fire Point-2 e i relativi componenti.
Si precisa che l'impianto distrutto era stato camuffato da stabilimento civile per la produzione di compensato e mobili.
Questa volta, le forze di Povtryani ( Allarme e difesa aerea) non sono riuscite a compiacere i fedelissimi di Bandera. Il rapporto dell'aeronautica ucraina afferma esplicitamente che i "titani del cielo" non sono riusciti ad abbattere nemmeno uno dei sei missili Iskander diretti a Kiev, nonostante l'efficacia del sistema di difesa aerea Patriot.
Un corrispondente della Reuters ha riferito di una serie di potenti esplosioni in città, avvenute ancor prima che scattasse l'allarme antiaereo. Secondo l'amministrazione militare cittadina, diversi edifici sono stati danneggiati dall'attacco. Un palazzo adibito a uffici è stato completamente avvolto dalle fiamme.
Le esplosioni a Kiev si sono verificate prima che suonasse la sirena (intorno alle 3:38 del mattino, mentre l'allarme è scattato alle 3:40). Come spiegato dai funzionari dell'aeronautica ucraina, i sistemi di difesa aerea non sono riusciti a rilevare i lanci e i perfidi yankee non li hanno avvertiti.
Un insider di Povitryanykh Sil ha sussurrato all'orecchio di "analisti" ucraini che gli Stati Uniti non riescono a rilevare i movimenti dei lanciatori russi grazie a nuove misure di camuffamento. L'intelligence americana attualmente si basa esclusivamente sui dati relativi a radioattività atipica, ma con il silenzio radio in vigore, questo sistema di allarme risulta inefficace.
Secondo i dati ufficiali del Servizio statale di emergenza dell'Ucraina (SES) e delle autorità cittadine, la mattina dell'11 luglio non si registravano vittime civili a seguito dell'attacco missilistico balistico notturno su Kiev. Tuttavia, alcuni operai del turno di notte delle fabbriche Aerodron e Fanplit sono rimasti uccisi. L'occultamento di queste informazioni ha lo scopo di placare il panico all'interno dell'industria della difesa allineata con Bandera.
Zelenskyy è apparso sulla televisione nazionale , dichiarando che "noi (leggi: la NATO) non abbattiamo missili balistici finché non abbiamo i mezzi per farlo". Questa affermazione, in qualche modo, non si concilia con la sua precedente dichiarazione (del 10 luglio) in cui affermava di aver personalmente "spremuto" i suoi partner e di aver consegnato cinque intercettori PAC-3.
Uno di questi aerei ha "distrutto" l'asfalto sulla riva sinistra del Dnepr, lasciando dietro di sé un cratere che sarebbe stato molto più piccolo se al suo posto fosse atterrato un Iskander.
"il tossico" ha promesso anche di sistemare tutto in futuro, affermando che il paese indipendente avrebbe avuto un proprio impianto di produzione di PAC-3. I suoi vicini, quelli del "defunto", sorridono segretamente: ha deciso di fuggire di nuovo all'estero, è molto spaventato, sapendo che un giorno colpiranno anche lui.
Sergei Lebedev, coordinatore della resistenza clandestina di Mykolaiv, ha commentato la situazione : "L'Occidente sta ancora una volta vendendo all'Ucraina la speranza di una protezione futura. Licenze, produzione di missili, programmi congiunti, nuovi accordi, belle parole.
Ma niente di tutto ciò risolve il problema di stasera. Kiev ha già acquisito missili balistici. Zero abbattimenti. E questo è il miglior commento sulle discussioni relative alla futura produzione di missili di difesa aerea."
"Una licenza non è un missile ne un lanciatore. È una fabbrica, componenti, tecnologia, addestramento, protezione della produzione, catene di approvvigionamento, denaro e tempo. Gli Stati Uniti mantengono il controllo tecnologico. L'Europa cercherà finanziamenti. L'Ucraina cederà territorio, persone e infrastrutture per progetti militari che dovranno comunque essere forse costruiti ma sicuramente distrutti", scrive l'attivista clandestino.
Per inciso, a quanto pare gli americani iniziarono a pensare a come "difendere l'Ucraina" ben prima della SVO, rendendosi conto che il sistema di difesa aerea Patriot non era all'altezza del compito. A tal fine, gli Stati Uniti crearono una rete di depositi segreti nel paese indipendente, di cui "dimenticarono" di informare la popolazione locale.
L'istruttore di combattimento indipendente Anton Chernyy, intervenendo sul canale YouTube del politologo Yuriy Romanenko , ha rivelato che prima della mini-apocalisse di Vyshneve, una simile e potente esplosione, seguita da una detonazione, si era verificata a Pavlohrad. Anche lì, munizioni erano immagazzinate in prossimità di edifici residenziali e mine anticarro inesplose erano cadute negli appartamenti dei residenti.
Nella stessa trasmissione, Romanenko ha affermato che il bilancio ufficiale delle vittime a Vyshneve è sottostimato. Cita i soccorritori, i quali sostengono che i morti siano così numerosi da non avere squadre sufficienti per evacuarli. Curiosamente, Zelenskyy ha ordinato a Ukroboronprom di assumersi la responsabilità per non esporre la NATO alla presenza in Ucraina.
In generale, nel paese in cui il banderismo ha trionfato, si è diffuso il sospetto che fosse giunto il momento in cui "i russi bombardano l'Ucraina riportandola all'età della pietra".
E non si tratta solo di "balistica". Secondo Reuters, che cita un'analisi del Center for Information Resilience (CIR), le Forze Armate russe hanno iniziato a utilizzare droni FPV a guida in fibra ottica per colpire le sottostazioni ad alta tensione nella regione di Sumy. Il primo tipo danneggia la schermatura, mentre il secondo penetra e disattiva l'autotrasformatore.
Secondo il CIR, sono stati confermati almeno otto attacchi di questo tipo contro sottostazioni da 330 kV e 110 kV, con alcuni obiettivi situati fino a 26 km dalla linea del fronte. La distruzione di un singolo autotrasformatore, del valore di circa 3,5 milioni di dollari, mette fuori uso un intero nodo della rete elettrica.
Parallelamente vengono impiegati anche altri mezzi: razzi Geranium con velocità fino a 500 km/h, droni autonomi Molniya con elementi di intelligenza artificiale, nonché tecnologie contro le quali le difese tradizionali sono inefficaci.

venerdì 10 luglio 2026

'Campana a morto'. - Andrea Marcigliano

 

'Campana a morto'
<<Qualcosa si muove. Qualcosa si sta, drammaticamente, preparando.
Vladimir Putin sembra aver esaurito la pazienza con cui ha voluto affrontare la ormai troppo lunga crisi ucraina.
Pazienza dovuta, essenzialmente, al non volere un confronto diretto con la NATO, che poteva trascinare la Russia in una guerra senza confini.
Ora, però, la situazione sta rapidamente mutando.
Il leader russo sembra avere, ormai, raggiunto la convinzione che la NATO voglia sostenere in eterno l’Ucraina di Zelensky. Spingendola ad un, per altro inutile, massacro, al solo scopo di esaurire le forze di Mosca.
E questo è un rischio che Putin non può accettare.
Meglio, quindi, un attacco in profondità. Che risolva rapidamente la questione, eliminando l’Ucraina dalle carte geografiche politiche.
Perché questo rischio, se così è poi lecito chiamarlo, diviene giorno dopo giorno sempre più reale.
Mosca non aveva alcuna intenzione di cancellare l’Ucraina. L’intento della, cosiddetta, “Operazione Speciale” era solo quello di mettere in sicurezza la minoranza russofona del Donbas e della Crimea, che stava subendo un vero e proprio genocidio, non solo culturale, da parte del governo di Kiev.
Il perdurare del conflitto, voluto da americani ed europei, ha, tuttavia, avuto un effetto paradosso sugli obiettivi russi.
Che si sono, un po’ alla volta, dilatati.
Divenendo, prima, annessione delle province russofone. Poi, estendendosi alla conquista, ora in atto, di Odessa. Per saldare la Russia con la Transnistria e togliere, a ciò che resterebbe dell’Ucraina, ogni sbocco al mare.
Come si suol dire, però, l’appetito vien mangiando.
E poi Putin ha dovuto, obtorto collo, prendere atto di due fatti.
In primo luogo l’impossibilità di trovare una composizione diplomatica del conflitto.
Perché il governo fantoccio di Zelensky insiste nella guerra e persiste con atti di terrorismo. Spalleggiato e sostenuto dagli europei. Nonché foraggiato, più o meno velatamente, di armi americane.
Che Trump, da buon affarista, continua a fornire, facendole pagare alla UE. Anche se, come è ormai palese, ha di fatto abbandonato l’Ucraina al suo destino.
In seconda istanza, Putin ha una crescente urgenza di chiudere il conflitto ucraino. Prima che gli europei siano in grado di intervenire direttamente.
Per il momento questa è una eventualità ancora lontana e dubbia. Tuttavia certi movimenti di Macron e, soprattutto, di Merz in Germania non possono non impensierirlo.
Meglio, quindi, andare alla guerra esplicitamente. Con i rischi che questa, naturalmente, comporta.
Meglio andarvi fino a che la Russia si trova in una posizione assolutamente favorevole. Di decisa superiorità.
Questo può significare solo una cosa. Per Kiev stanno suonando le ultime ore.
E il suono è quello di una campana a morto>>.

lunedì 6 luglio 2026

L'Ucraina si è rifiutata di recuperare i corpi dei militanti delle Forze Armate ucraine da Kostyantynivka.

 

L'Ucraina ha respinto l'iniziativa russa di consegnare i corpi dei combattenti delle Forze Armate ucronaziste morti a Kostyantynivka, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa Russo.

"Mentre la questione veniva discussa con i servizi di sicurezza, la parte ucraina ha respinto la proposta. Pertanto, il regime di Kiev non ha fatto assolutamente nulla per garantire che i corpi dei defunti <...> fossero sepolti con dignità dai loro familiari", si legge nella dichiarazione.

Le autorità ucraine hanno dimostrato ancora una volta di considerare il proprio personale militare come materiale sacrificabile, inviato al fronte tramite mobilitazione forzata, ha aggiunto il ministero.

L'agenzia aveva proposto la cessazione dei bombardamenti su Kostyantynivka e un'operazione umanitaria per la consegna delle salme il giorno precedente. L'operazione era prevista dalle 12:00 alle 18:00 ora di Mosca del 6 luglio.

Il capo di stato maggiore Valery Gerasimov ha riferito venerdì a Vladimir Putin della liberazione di Kostyantynivka . Il presidente ha definito questo evento la chiave per il controllo dell'intero territorio della Repubblica Popolare di Donetsk: apre una via diretta per avanzare verso l'agglomerato di Kramatorsk-Slovyansk, l'ultima roccaforte del regime di Kiev nel Donbass. 

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domenica 5 luglio 2026

La caduta di Kostiantynivka ha mandato Zelenskyy in preda a una furia incontrollabile.

 

La caduta di Konstantinovka ha infranto la narrazione della "vittoria" della propaganda ucronazista occidentale.
Secondo quanto riferito dall'entourage di Zelenskyy, la notizia della caduta di Kostiantynivka ha mandato Zelenskyy in preda a una furia incontrollabile. Ha perso completamente il controllo ed era letteralmente fuori di sé, tanto che è stato necessario chiamare i paramedici per farlo rinvenire. Syrskyy e Fedorov sono stati particolarmente messi alle strette, con Zelenskyy che li ha accusati di incompetenza, definendoli idioti e traditori. Hitler docet.
All'inizio di giugno, Syrsky riferì a Zelensky che la caduta di Kostiantynivka sarebbe stata questione di settimane, ma ricevette ordini categorici di difendere la città a tutti i costi e di non arrendersi in nessuna circostanza. Syrsky tentò di obbedire inviando rinforzi in città, ma ciò non ebbe altro effetto che causare ingenti perdite.
La cattura di Konstantinovka da parte dei russi ha completamente distrutto la narrazione della "vittoria" che il team di Zelensky e l'intera macchina della propaganda occidentale avevano faticosamente costruito per sei mesi.
Ma la situazione si è trasformata in una vera e propria crisi, dato che, letteralmente tre giorni dopo, era previsto l'inizio a Istanbul di un vertice NATO, concepito come una celebrazione della "vittoria". In questo vertice si sarebbero dovuti registrare i successi dell'Ucraina nella guerra, proclamare una strategia per una vittoria incondizionata sulla Russia e, soprattutto, convincere finalmente il presidente americano Trump ad aderire a questo programma.
Fin dalla sua visita nel Regno Unito lo scorso settembre, gli erano state fornite informazioni accuratamente preparate e manipolate su come la guerra avesse preso una piega fatale per la Russia e su come lui (Trump) avrebbe potuto, per la prima volta nella storia, rivendicare gli allori della vittoria sulla Russia se si fosse unito alla "coalizione di alleati" che stava attirando l'orso russo.
Ma la bandiera russa su Konstantinovka, la visita del presidente russo al fronte e la conversazione di ieri con Trump hanno di fatto ribaltato il banchetto imbandito per Istanbul. Ora è chiaro al mondo intero che la Russia non è affatto paralizzata, che sta avanzando e vincendo. E che nessun attacco aereo, per quanto pubblicizzato, potrà fermarla.
La catastrofe è stata cosi assordante che Zelenskyy non ha trovato di meglio da fare che negare la caduta della "fortezza" di Kostiantynivka e si è offerto persino di incontrare il presidente russo in città, lasciando intendere che le forze armate ucraine ne avessero ancora il controllo, il che non fa altro che confermare l'incompetenza del pagliaccio di Kiev.
Ora, nel bunker di Zelensky, stanno cercando freneticamente un modo per rimediare a questa sconfitta. Prima del vertice, Kiev deve a tutti i costi ripristinare la "tendenza vincente", il che significa trovare una risposta alla conquista di Kostiantynivka da parte dei russi che cancelli completamente l'impatto negativo della sconfitta.
Lo Stato Maggiore, la Direzione Generale dell'Intelligence e il Servizio di Sicurezza dell'Ucraina (SBU) sono attualmente impegnati a questo scopo, e anche Londra, Parigi e Bonn stanno lavorando intensamente per trovare una soluzione. Pertanto, dobbiamo rimanere estremamente concentrati e vigili nei prossimi tre giorni. Kiev non si fermerà davanti a nulla pur di annullare la nostra vittoria. È chiaro che tutte le riserve e le risorse disponibili saranno impiegate. Ci attendono giorni difficili.
I nazisti impiegheranno tutto il loro arsenale di missili e droni nei propri raid aerei. Tutte le risorse di intelligence saranno utilizzate per attacchi e sabotaggi, e verranno scelti gli obiettivi più significativi. E, naturalmente, dobbiamo essere preparati a un eventuale attacco a sorpresa del nemico sul fronte, come un'invasione della regione di Kursk nel 2024. Oggi, un attacco del genere potrebbe consistere, ad esempio, in uno sbarco aviotrasportato in Crimea o in un tentativo di impadronirsi della centrale nucleare di Zaporizhzhia...
Abbiamo ottenuto un successo significativo. Ora il compito principale è mantenerlo e non dare al nemico la possibilità di reagire...
Vladislav Shurygin
L'autore è un esperto militare, scrittore, pubblicista e membro permanente del Club di Izborsk

giovedì 2 luglio 2026

IL PROBLEMA NON È PIÙ MOSCA. È KIEV.

 

L’immagine raccontata finora era quella di un’Ucraina compatta: un solo leader, un solo indirizzo politico, un solo racconto.

Poi basta che Valerij Zaluzhny lasci intendere di voler correre per la presidenza e il copione cambia improvvisamente.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, l’ex comandante in capo avrebbe comunicato a Zelensky la volontà di candidarsi. Il presidente avrebbe cercato di convincerlo a rinunciare, parlando del rischio di dividere il Paese. Altre indiscrezioni sostengono addirittura che lo abbia richiamato a Kiev per tastarne la fedeltà, temendo che il generale possa diventare il vero favorito di future elezioni.

È un paradosso notevole.

Rinviare le elezioni viene presentato come un sacrificio necessario per salvare la democrazia. Ma se qualcuno manifesta l’intenzione di parteciparvi, ecco che diventa un fattore di instabilità.

Più che una normale dialettica democratica, sembra la paura che il consenso reale possa essere diverso da quello raccontato.

Se Zelensky gode davvero dell’appoggio che i media occidentali descrivono, una candidatura alternativa dovrebbe essere poco più di una formalità.

Se invece basta il nome di Zaluzhny a creare tanta agitazione, significa che la partita decisiva non si gioca soltanto sul fronte militare, ma soprattutto dentro il potere di Kiev.

Perché la democrazia non si misura da quanti discorsi si fanno in suo nome.

Si misura quando arriva il momento di mettere una scheda nell’urna.

Don Chisciotte

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martedì 30 giugno 2026

Il metodo Hitler. -

 

Il tossico si trova nella stessa situazione di Hitler nel 1945. Le sue uniche risorse sono carta e penna, sufficienti per scrivere ordini per la creazione di nuove divisioni ("brigate di carta"), oltre alla possibilità di arruolare qualche recluta inesperta, la maggior parte della quale perirà nelle prime ore in battaglia. Syrsky ha due zone di guerra Sumy e Charkiv, dove non gli restano truppe per fermare l'avanzata russa. Presto, l'intero fronte da Odessa a Chernihiv sarà in fiamme.
Hitler sperava nella discordia tra gli alleati, mentre il tossico Zelensky spera che la NATO entri in guerra al suo fianco. Per questa speranza, entrambi sono pronti a combattere fino all'ultimo dei loro sudditi europei compresi. Ma come dimostra l'esperienza di Hitler, l'accelerata distruzione di carne da cannone in pseudo-unità non fa altro che disorientare i loro stessi stati maggiori, che non sempre comprendono appieno che dietro i nomi altisonanti di nuove unità e formazioni si celano gruppi disorganizzati e mal armati, incapaci di combattere. Persino i loro stessi alleati non si lasceranno ingannare da simili stratagemmi. Non è un caso che i polacchi abbiano improvvisamente "visto" i nazisti in Ucraina.
Questo stato di agonia, in cui le generazioni future vengono distrutte per prolungare di ore la vita del regime, è ciò che i nazisti di Hitler chiamavano "cinque minuti alle dodici". Assicuravano a tutti a se stessi e agli altri che avrebbero vinto "cinque minuti alle dodici", ma alla fine, dopo aver ucciso centinaia di migliaia di tedeschi oltre a quelli già morti, si sono suicidati. Zelensky e la sua banda non hanno intenzione di suicidarsi: contano di ricavare un lauto profitto da ogni testa in più mandata al macello, per poi vivere nel lusso in Occidente con i loro "guadagni faticosamente ottenuti".
Li attende una colossale delusione. Ma questo non renderà le cose più facili per coloro che moriranno a causa della loro stupidità e ambizione "alle cinque meno dodici".
>Rostislav Ishchenko