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mercoledì 19 agosto 2026

Domanda di un giornalista a Putin: "Perché, dopo 4 anni di guerra, l'Ucraina esiste ancora? Molti ci vedono la prova che le vostre minacce sono solo aria fritta"

Risposta di Putin:
"È una domanda tipicamente occidentale.
Pensano che vincere significhi distruggere tutto ciò che si muove.
"Se avessi voluto che Kiev non esistesse più, non mi sarebbero serviti 4 anni, 20 minuti sarebbero bastati.
Ma non è il nostro obiettivo. Non abbiamo mai voluto radere al suolo l'Ucraina.
Vogliamo strapparla alla NATO senza distruggere un popolo fratello.
L'Occidente ha trasformato questo conflitto in un campo di sperimentazione militare. Forniscono le armi, i satelliti, i bersagli.
In altre parole, la Russia non sta combattendo contro l'Ucraina ma contro l'intero sistema militare occidentale.
Eppure, resistiamo.
Ancora meglio, adattiamo il nostro esercito, le nostre tecnologie, la nostra economia.
Mentre loro si esauriscono, noi impariamo.
Coloro che credono che la lentezza sia una debolezza non hanno mai condotto una guerra moderna.
Abbiamo scelto la pazienza strategica, non il caos perché sappiamo che quando la polvere si sarà posata, non ci sarà più un'Ucraina ma una Russia più unita che mai.
Per rispondere alla tua domanda:
No, non è aria fritta, è una tempesta e sta ancora soffiando."

martedì 18 agosto 2026

PERCHE’ PUTIN NON SFONDA IL FRONTE E TERMINA IL CONFLITTO ANNETTENDO PARTE DELL’UCRAINA?

 

A parte i “giulivi” che seguendo le favole di alcuni quotidiani italiani asseriscono che la Russia stia perdendo la guerra la domanda elementare ad ogni mente pensante è per quale motivo Putin non sfonda il fronte e pone fine al conflitto. Uno dei motivi principali è che non vuole mettere a repentaglio le vite di tanti soldati russi per cui prosegue certo che il tempo gli darà ragione. E’ la tattica in chiave moderna usata contro Napoleone e contro la Germania di Hitler che condusse alla loro caduta. Basterebbe una bomba nucleare tattica su Kyev e la guerra terminerebbe il giorno seguente. Ma l’Ucraina, al di la dei nazisti di Bandera e dei battaglioni neo-nazisti di Zelensky, è sempre stata sentita come una parte importante della Russia ed una scelta del genere sarebbe impopolare ed inimicherebbe ulteriormente larga parte della popolazione inclusa quella russofona. Credo anche che Putin tema la reazione dei paesi europei e della UK che, nel nome di una non ben chiara democrazia, stanno finanziando anche non troppo sotterraneamente l’Ucraina. Per quanto tattica una bomba atomica crea una radioattività che andrebbe a propagarsi su un’area più ampia magari travalicando il confine e coinvolgendo paesi europei limitrofi. Credo sia però evidente che se il conflitto continuerà questa sia una soluzione che Putin prenderà in considerazione. Chi non si rende conto dello squilibrio delle forze in gioco fa finta di disconoscere che la Russia ha 6000 testate nucleari!! Ma Putin deve anche rendere conto all’opinione pubblica in patria che certamente non vede di buon occhio le migliaia di morti tra i giovani russi al fronte e gli attacchi con i droni che si sono spinti anche molto all’interno della Russia facendo danni non trascurabili. Insomma Zelesky stà “stuzzicando il can che dorme” e che da un momento all’altro potrebbe “incazzarsi” veramente.

GUERRA. ZELENSKY CHIEDE IL CESSATE IL FUOCO PERCHÉ SA CHE STA PERDENDO.
ALESSANDRO ORSINI – IL FATTO – 18.08.2026
Il dibattito su chi sia in vantaggio tra Putin e Zelensky nella guerra in Ucraina ha ormai assunto una dimensione morbosa, direi addirittura malata nella sua dimensione paranoica, che mostra tutti i limiti dell’informazione in Italia sulla politica internazionale. La risposta alla domanda è agevole. Basta usare il metodo della comparazione, che, almeno nella sua impostazione elementare, può essere usato da qualunque lettore. Occorre prendere carta e penna e appuntare le dichiarazioni rese da Zelensky nel periodo tra il 24 febbraio 2022, il giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, e il 20 novembre 2024, il giorno in cui Zelensky, in un’intervista a Fox News, dichiarò che l’esercito ucraino non aveva la forza di recuperare i territori occupati dai russi: “Comprendiamo di non avere ancora la forza di respingere (Putin) fino alla linea del 1991 con le armi in pugno”. Nel mezzo, c’era stata la controffensiva ucraina, iniziata il 5 giugno 2023, che aveva semi-devastato l’esercito ucraino, costretto a invocare 500 mila nuove reclute per bocca di Valery Zaluzhny, e semi-demilitarizzato l’Unione europea e il Regno Unito, costretti a un riarmo drammatico in un clima psicologico non molto diverso dall’evacuazione di Dunkerque. Ebbene, nella prima fase, Zelensky rifiutava qualunque dialogo diplomatico con Putin; equiparava la parola “pace” a una bestemmia e insolentiva chiunque proponesse una soluzione diplomatica, incluso Papa Francesco. Nella prima fase, Zelensky assicurava che avrebbe vinto la guerra; che avrebbe liberato i territori armi in pugno (pure la Crimea!); che avrebbe costretto la Russia a inginocchiarsi al suo cospetto infliggendole un’umiliazione smisurata. Questa perdita totale di contatto con la realtà, pericolosissima per la vita di noi tutti, è stata sostenuta e alimentata da Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Libero, il Giornale,il Foglio, Radio Rai, il salotto di Porta a Porta, la quasi totalità dei partiti politici italiani e il Quirinale. È stato uno dei più grandi fallimenti della classe dirigente italiana. Il 22 novembre 2023, al G20 presieduto dall’India, Giorgia Meloni disse a Putin che avrebbe dovuto ritirarsi da tutti i territori, senza chiedere niente in cambio ovviamente, dopo avere assicurato, nelle sue comunicazioni ufficiali, che l’Ucraina avrebbe vinto la guerra. Il Giornale scrisse che Meloni aveva “schiaffeggiato” Putin, reo di avere chiesto di trovare una soluzione diplomatica alla guerra. E poi è arrivata la seconda fase, in cui Zelensky invoca il cessate il fuoco e Putin lo rifiuta. Questa è la prova che Zelensky sta perdendo la guerra e la Russia la sta vincendo. Gli Stati iniziano a chiedere il cessate il fuoco con largo anticipo sul loro cedimento. Non chiedono il cessate il fuoco il giorno prima di terminare le munizioni: lo chiedono il giorno dopo avere calcolato che le finiranno. Gli Stati sono inclini alla diplomazia quando prevedono che la prosecuzione del conflitto produrrà un deterioramento della loro posizione negoziale. La previsione di questa rubrica era corretta: “Quanto maggiore sarà il volume di fuoco dell ’Ucraina contro la Russia, tanto più grande sarà il volume di fuoco della Russia contro l’Ucraina”. I droni contro Mosca non ribalteranno gli equilibri del conflitto. L’esaurimento progressivo dei missili Patriot e dei soldati è un nodo scorsoio per Zelensky. Quanto tempo ci vorrà? Questa rubrica non può mostrare un calcolo. Ma Zelensky deve averlo fatto, se è passato dalla certezza assoluta di vincere alla richiesta quotidiana del cessate il fuoco. Sta perdendo chi chiede di congelare il conflitto. Sta vincendo chi rifiuta.

martedì 11 agosto 2026

Ennio Conti ha pubblicato qualcosa su Fuori la NATO dall'Italia e dall'Europa ,fuori le basi militari americane.

 

MARCO TRAVAGLIO: “Che gli americani siano in conflitto con gli interessi europei, l'unica novità è che adesso Trump ce lo dice, ma prima gli americani ci venivano addosso e ci danneggiavano brutalmente senza dircelo, questa è l'unica differenza, ma la guerra in Ucraina è stata concepita contro l'Europa, mica contro qualcun altro, mica contro la Russia.
È un danno all'Europa, perché l'Europa con la sua industria e il suo mercato, se si univa e restava unita al gas a basso costo della Russia, creava una superpotenza economica e commerciale euro-asiatica che terrorizzava gli americani; ma non è che è Trump che ci ha fatto questo “inquacchio”, se ci fosse stato Trump la guerra in Ucraina non ci sarebbe stata.
Ce l'hanno fatto i predecessori di Trump, fomentando questa guerra per 30 anni, come ha raccontato Orsini nei suoi libri, con i Clinton, Bush Junior, Obama, Hillary Clinton e Biden, sono loro che ci hanno rovinati; il gasdotto Nord Stream, che era il simbolo di questo legame tra l'energia a basso costo russo e gli interessi economici industriali europei, prima ci hanno detto che non lo dovevamo fare, poi ci hanno detto che lo dovevano far saltare e poi l'hanno fatto saltare.
Nonostante le baggianate che dicono i cosiddetti atlantisti, Putin non vuole prendere tutta l'Ucraina, perché una volta presa l'Ucraina poi deve tenerla, e come lo tiene un paese il cui due terzi odiano i russi? Armato fino ai denti, io voglio vedere, è già difficile far mollare le armi ad Hamas e pensate a far mollare le armi ai battaglioni neonazisti come il battaglione Azov, ecc., che sono totalmente ostili alla pace, quelli si danno immediatamente alla guerriglia e al terrorismo.
Quindi se Putin prendesse l'intera Ucraina poi avrebbe problemi a tenerla, perché non lo puoi occupare un paese che non vuole stare con te, che non vuole essere russo e dato che ai russi non serve territorio, Putin si sta occupando del territorio che gli serve.
È quello abitato in prevalenza da russi o da russofili, quindi Lugansk, Donetsk, Zaporizhia e Kherson, Zaporizhia e Kherson fino a un certo punto, infatti ha detto che potrebbe barattare, l'ha detto in Alaska a Trump, territori che ha preso in sovrappiù a Zaporizhia, Kherson e Kharkiv a nord e a Sumi, con il resto del Donetsk che gli manca ancora, che sono circa il 20-25%.
Ha detto se me lo date subito mi fermo, se non me lo date io me lo prendo e naturalmente ci rivediamo fra qualche mese, voleva dire entro la fine di novembre, perché la fine di novembre poi con l'inverno, con il gelo e con il fango le offensive si arenano e se ne riparla in primavera estate.
Quindi questo è quello che sta succedendo, in questo momento Zelensky è terrorizzato e disperato, perché se cade l'ultima ridotta, quelli dilagano, questa è la situazione che noi sottovalutiamo perché siamo pieni di propaganda, ma è un problema impellente, per questo lui straziato ogni giorno chiede, implora, fermate Putin, il problema è che l'unico che lo può fermare è lui!”.


L'ho pensato anch'io: usando la logica, questo è l'unico motivo plausibile...
cetta.

La fattoria dei "senza speranza"...

 

Soldati russi hanno descritto di aver trovato bambini deboli e malati che ricevevano liquidi per via endovenosa, mentre i loro corpi venivano professionalmente svuotati di sangue e liquidi dai reni per alimentare il commercio globale di adrenocromo.
L'industria dell'adrenocromo in Ucraina è più estesa di quanto si credesse in precedenza, e Putin è determinato a utilizzare i dati raccolti per smantellare la catena di approvvigionamento globale dell'adrenocromo e punire coloro che commettono crimini contro i bambini, inclusi politici e celebrità dipendenti da questa droga che lui definisce "opera del diavolo".
Secondo un membro dell'Adrenochrome Working Group, queste fattorie industriali sono luoghi di abusi sessuali rituali, umiliazioni fisiche e torture psicologiche.
«Sapete, credo di aver visto di tutto. Ho combattuto per anni, ho visto cadere compagni, ho affrontato le peggiori atrocità che gli esseri umani possano infliggere. Ma niente, niente avrebbe potuto prepararmi a ciò che abbiamo trovato a Donetsk.
Ci avevano detto che avremmo liberato dei bambini... Non ho capito la portata di tutto questo finché non siamo arrivati lì.» Stavamo ripulendo questo complesso, un luogo squallido... come un campo di lavoro nazista o un campo di sterminio, ma peggio. Molto peggio. Le pareti erano grigie, fredde e umide. L'aria... odorava di putrefazione e di qualcosa di disgustoso... qualcosa che non saprei descrivere. E poi li abbiamo trovati. I bambini.
«Erano... come fantasmi. Solo pelle e ossa. I loro corpi sembravano così fragili, quasi trasparenti. Riuscivo a vedere il profilo dei loro fianchi, ogni osso nelle loro piccole mani.» C'erano tubi inseriti nei loro corpi, tubi che gocciolavano sangue, un liquido macchiato di sangue... per quale scopo? Per qualche scambio malato, qualche contorto bisogno dell'Occidente.
«C'erano centinaia di bambini, distesi in file di letti di metallo.» Niente coperte, niente calore. Non si sono mossi nemmeno quando siamo entrati, nessuna paura, nessuna speranza... solo il vuoto nei loro occhi. Alcuni erano troppo deboli per guardarci. Erano così abituati al dolore, alla tortura, che non reagivano affatto.
"E la cosa peggiore? I bambini più piccoli... alcuni non avevano nemmeno due anni. Dei veri e propri neonati. In seguito abbiamo scoperto che erano cresciuti per questo scopo... Limitati come animali, solo per essere spogliati di tutto ciò che li rende umani.
Coloro che non potevano essere venduti, coloro che non erano abbastanza "belli" o "obbedienti", venivano trasferiti in queste fattorie. La fattoria... come se fosse quello che chiamano questi coloni sulla terra.


https://www.facebook.com/photo?fbid=1099604942605350&set=a.102902125608975

Spero solo che si tratti di una falsa notizia, troppo atroce per essere vera...

cetta.

domenica 9 agosto 2026

Il disastro incombe sulle élite europee.

 

Tutto ciò che non doveva accadere, che non sarebbe mai potuto accadere nella testa degli illusi, sta, al contrario, succedendo a ritmo incalzante e tale da mettere in crisi l’élite occidentale, incapace di adattarsi alla nuova inaspettata realtà.
L’Ucraina sta diventando l’inferno per Bruxelles, così come l’Iran per la Casa Bianca al punto che persino il Capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, sta lavorando per trovate una via d’uscita da una situazione militarmente impossibile, contattando tutti quelli che nell’amministrazione Trump sono rinsaviti.
La vicenda di Ceuta ha inaugurato una nuova frattura profonda all’interno della Ue, mentre la creazione di una Nato islamica con Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, annuncia e inaugura un nuovo corso post americano in Medio Oriente.
Tutto questo avviene in un contesto del tutto inimmaginabile appena un decennio fa: l’arrivo di un inverno economico mondiale dovuto alla scarsità di oro nero e ormai inevitabile visti i danni subiti da molti impianti petrolifere e gasieri nel Golfo, che si ripercuoteranno nel tempo. Se la guerra finisse oggi ci sarebbe comunque da affrontare un inquieto autunno. Ma soprattutto la nascita di una stretta alleanza militare di fatto tra Iran, Russia e Cina che annuncia un cambiamento epocale degli assetti mondiali. Il supporto di Russia e Cina si è concretizzato nell’accesso di Teheran al sistema satellitare cinese Beidu che ha comportato la capacità di avere dati precisi sulle posizioni delle risorse statunitensi nel Golfo Persico, per migliorare in termini esponenziali le capacità di colpire gli obiettivi e le basi americane. Ma ci sono anche i 400 sistemi di difesa aerea Man Pad forniti da Pechino, l’accelerazione della consegna di sistemi russi Verba, l’arrivo di missili navali cinesi e di sei elicotteri d’attacco russi Mi-28, la rapida fornitura da parte di Mosca di ricambi per i sistemi anti missile S300 danneggiati dai bombardamenti e quella dei sistemi di disturbo elettronico da montare sui milli iraniani.
Si potrebbe continuare con questo elenco, ma ciò che conta è che alla fine gli aggressori stanno avendo pane troppo duro per i loro denti e che mentre da una parte si stanno costruendo nuove alleanze cruciali, dall’altro si assiste al fallimento e alla dissoluzione delle strategie poste in essere dalla Nato.
Per un mese e mezzo si è scagliato tutto quanto c’era nei magazzini dell’Alleanza per tentare di costringere la Russia a un cessate il fuoco, ormai vitale per riorganizzare l’esercito e il regime di Kiev.
Ma il piano è fallito miseramente e, anzi, ha sortito l’effetto contrario perché la Russia ha colpito le linee di rifornimento ucraine e della Nato con una forza senza precedenti, ottenendo successi decisivi sul campo di battaglia. Non solo, ma di fronte al protervo terrorismo atlantico è emersa la ferma determinazione da parte della Russia di perseguire la vittoria fino in fondo, mettendo in forse l’esistenza stessa dell’Ucraina.
Le conseguenze saranno di vasta portata e porteranno inevitabilmente alla crisi definitiva di quell’entità fallimentare e guerrafondaia che si chiama Unione Europea, rivelatasi una sorta di alter ego della Nato.
Certo l’ondata di droni, benché intercettati al 94 per cento dalla contraerea russa , hanno provocato parecchi danni e hanno fatto un centinaio di vittime civili. Ma Mosca ha risposto bombardando fabbriche e centri di potere militari situati nei centri delle città proprio fare della popolazione civile un ostaggio.
Ma a questo punto Mosca si è tolta i guanti di velluto e ha colpito senza più remore, distruggendo anche i porti dove oltre all’attività militare si svolgeva anche quel poco di attività economica che restava la regime di Zelensky. Sopraffatta dalla potenza di fuoco russa, l’Ucraina ha esaurito le scorte di intercettori Patriot e Trump ha comunicato al duce di Kiev che non potrà fornirne altri perché gli Stati Uniti devono preservare le scorte in diminuzione per la guerra contro l’Iran.
Insomma il disastro incombe sulle élite europee che hanno fatto di tutto per provocare una guerra, hanno fatto di tutto, compreso spogliarsi dei loro presunti valori, per tentare di vincerla, che hanno fatto di tutto per aggrapparsi a una possibile resistenza del regime nazista di Kiev e che ora non possono fare più nulla.

lunedì 27 luglio 2026

UCRAINA - “SI PERMETTA LA MORTE": OPPOSITORE DI ZELENSKY DENUNCIA ESPERIMENTI SUGLI UMANI NEI LABORATORI IN UCRAINA.

 

L'AntiDiplomatico 2 - La Redazione

I biolaboratori statunitensi in Ucraina hanno iniziato a condurre esperimenti sugli esseri umani in cui si permetteva la morte dei partecipanti nel 2019, quando Vladimir Zelensky è salito al potere, ha denunciato Viktor Medvedchuk, ex leader del partito meso al bando “Piattaforma dell’Opposizione – Per la Vita” e attuale leader del movimento “Un’altra Ucraina”.

"A partire dal 2019 sono iniziati gli esperimenti sugli esseri umani. Nel corso dell’attuazione del programma sono stati condotti esperimenti su oltre 4.000 militari delle Forze Armate ucraine.

Negli esperimenti relativi alla febbre emorragica e all’uso di siero sanguigno, era consentita la morte dei soggetti sottoposti ai test", ha denunciato.

Inoltre, nel corso di tali esperimenti è stato studiato "in che modo la suscettibilità ai virus dipendesse dall’origine etnica e dal luogo di nascita dei soggetti sottoposti al test".
Il materiale utilizzato per gli esperimenti veniva inviato negli Stati Uniti, ha precisato in un articolo pubblicato sul sito web del suo partito.

Medvedchuk ha affermato che, da quando nel 2005 il Ministero della Salute ucraino ha firmato un accordo di cooperazione con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, nel Paese sono stati costruiti, creati e modernizzati almeno 41 laboratori biologici, sei dei quali sotto il governo di Zelensky.

A sostegno delle sue accuse, il politico ha fatto riferimento a una risposta ufficiale del Ministero della Salute ucraino al suo gruppo parlamentare nel maggio 2020.

Come ha spiegato, il documento firmato dall’allora ministro Maxim Stepanov conferma la catena giuridica degli accordi biologici tra Kiev e Washington e descrive in dettaglio un contratto firmato nel 2015 con la società statunitense Black & Veatch Special Projects Corp.

Tale accordo prevedeva una presunta "assistenza all’Ucraina" per la gestione degli agenti patogeni conservati nei laboratori epidemiologici e nelle strutture sanitarie di Leopoli, Odessa e altre regioni. Medvedchuk ha menzionato anche Kiev, Kharkiv, Vinnitsa, Uzhhorod e Ternopil.

Inoltre, ha sottolineato la creazione di un grande cluster composto da 12 laboratori regionali nella provincia di Kherson, nonché la presenza di questi centri in aree adiacenti alla Crimea e alla Repubblica Popolare di Lugansk (queste regioni fanno già parte della Russia, a seguito dei referendum del 2014 e del 2022).

Nel contesto dell’espansione della rete di laboratori e della firma di nuovi contratti con il Pentagono, si è registrato un aumento insolito delle malattie infettive, ha affermato l’esponente dell’opposizione.

Il politico ha collegato questa situazione ai focolai di colera che hanno colpito oltre 900 persone in Ucraina tra il 2011 e il 2015.
Ha inoltre sottolineato che nel 2016 un’ondata letale di influenza suina (H1N1) - causata dallo stesso ceppo all’origine della pandemia del 2009 - ha provocato 364 decessi nel Paese, tra cui 20 militari a Kharkiv.

La catena di contagi è proseguita nel 2017 con epidemie di epatite A in grandi città come Odessa, Kharkiv, Zaporizhzhia e Mykolaiv.

Secondo Medvedchuk, nel 2020 in Ucraina erano attivi 15 laboratori statunitensi dedicati alla ricerca biologica e batteriologica, che lavoravano su ceppi di agenti patogeni altamente infettivi e pericolosi.

Link: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-si.../82_67778/...

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1378048867757989&set=a.290958666467020

sabato 25 luglio 2026

𝐈𝐋 𝐍𝐔𝐎𝐕𝐎 𝐂𝐎𝐌𝐀𝐍𝐃𝐀𝐍𝐓𝐄 𝐃𝐈 𝐊𝐈𝐄𝐕 𝐇𝐀 𝐆𝐈𝐀̀ 𝐒𝐂𝐄𝐋𝐓𝐎 𝐂𝐇𝐈 𝐇𝐀 𝐃𝐈𝐑𝐈𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐄𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐑𝐄 .

 

Maria Zakharova ha liquidato la faccenda con una frase di rara economia:
«𝐄𝐜𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐧𝐨𝐦𝐞: 𝐧𝐞𝐨𝐧𝐚𝐳𝐢𝐬𝐭𝐢».
Parole pronunciate dopo la riemersione dell’intervista nella quale Mykhailo Drapatyj, appena nominato da Zelensky comandante in capo delle Forze armate ucraine, definiva la Russia «una nazione, insieme alla sua leadership, che non ha diritto di esistere».
L’intervista risale al maggio 2023, ma la versione integrale è stata pubblicata soltanto il 22 luglio 2026.
Eccoli, i magnifici valori europei appena usciti dalla lavanderia di Bruxelles.
Abbiamo trascorso anni ad ascoltare conferenze sulla democrazia, sermoni sulla tolleranza, corsi accelerati di inclusione e omelie contro l’odio. Poi arriva il nuovo capo dell’esercito ucraino e, con la delicatezza di un geometra incaricato di demolire un condominio, stabilisce che u̲n̲’̲i̲n̲t̲e̲r̲a̲ ̲n̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲ ̲n̲o̲n̲ ̲h̲a̲ ̲d̲i̲r̲i̲t̲t̲o̲ ̲d̲i̲ ̲e̲s̲i̲s̲t̲e̲r̲e̲.
Non il governo russo.
Non il Cremlino.
Non una determinata classe dirigente.
𝐋𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
Quasi centocinquanta milioni di persone sottoposte al giudizio sommario del generale Drapatyj, tribunale monocratico con mimetica, verdetto incorporato e appello abolito per esigenze belliche.
E mentre i professionisti occidentali del fact-checking cercano disperatamente una virgola cui aggrapparsi,
il nostro raffinato umanista in uniforme completa il programma culturale spiegando che una parte consistente degli abitanti del Donbass sarebbe formata da persone irresponsabili, poco disposte a lavorare, desiderose di sussidi e sostanzialmente indifferenti al Paese nel quale vivere.
Una visione davvero inclusiva.
Prima si dichiarano i russi indegni di esistere.
Poi si descrivono gli abitanti del Donbass come materiale umano difettoso da rieducare. Infine si chiama tutto questo “difesa della democrazia” e si presenta il conto ai contribuenti europei.
Drapatyj precisa di non riferirsi alla maggioranza della popolazione del Donbass, ma soltanto a una «parte molto significativa».
Che sollievo.
Non disprezza tutti: conserva ancora qualche posto libero
nel vagone della rispettabilità democratica.
Zakharova usa la parola “neonazisti”.
Naturalmente i custodi del linguaggio autorizzato grideranno alla propaganda russa.
Ma quando un alto comandante militare nega il diritto all’esistenza di una nazione e divide le popolazioni tra cittadini educabili e scarti sovietici, il problema non è il vocabolario di Mosca.
Il problema è l̲a̲ ̲f̲r̲a̲s̲e̲ ̲p̲r̲o̲n̲u̲n̲c̲i̲a̲t̲a̲ ̲a̲ ̲K̲i̲e̲v̲.
Il nuovo comandante avrebbe dovuto spiegare come difendere il proprio Paese.
Ha preferito distribuire certificati di esistenza ai popoli vicini e pagelle antropologiche ai cittadini del Donbass.
Promozione meritata, dunque.
Zelensky cercava un comandante capace di risolvere i problemi dell’esercito.
Ha trovato direttamente il direttore dell’anagrafe dell’umanità.
E adesso attendiamo fiduciosi la consueta nota europea: preoccupazione per le parole, solidarietà incrollabile per chi
le pronuncia e nuovo assegno per aiutarlo a difendere i nostri valori.
𝐈 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢, 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐠𝐞𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐚.
Fonti: Presidenza dell’Ucraina; intervista Ukrainer W; RBC; Meduza.


𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐂𝐀𝐈𝐂𝐎𝐌𝐈𝐂𝐎 𝐒𝐂𝐎𝐏𝐑𝐄 𝐂𝐇𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝐀𝐑𝐄 È 𝐀 𝐃𝐎𝐏𝐏𝐈𝐎 𝐒𝐄𝐍𝐒𝐎.

 

Zelensky denuncia che la Russia starebbe cercando di bloccare il corridoio cerealicolo ucraino, colpendo navi e infrastrutture portuali.

E infatti gli armatori, comprensibilmente preoccupati, hanno temporaneamente sospeso gli arrivi nei porti ucraini del Mar Nero.

Terribile.

Manca però un 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨: nelle settimane precedenti Kiev aveva esteso la guerra proprio alle navi russe.

Secondo lo stesso comando ucraino, nel solo mese di luglio sarebbero state colpite 147 unità, tra petroliere, cargo, rimorchiatori e altre imbarcazioni nel Mar Nero e nel Mar d’Azov.

Quando decidi che navi, porti e logistica commerciale dell’avversario possono diventare obiettivi, stai inaugurando una regola che anche l’avversario potrà applicare.

N̲o̲n̲ ̲è̲ ̲u̲n̲a̲ ̲g̲i̲u̲s̲t̲i̲f̲i̲c̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲.̲
È causalità strategica.

Il Cocaicomico ha sdoganato la guerra contro petroliere, cargo, depositi e infrastrutture economiche russe. Ora osserva scandalizzato che Mosca ha iniziato a rispondere nello stesso teatro operativo.

Cosa si aspettava? Che la rappresaglia rispettasse il copione scritto a Kiev? 

Prima si accende il fiammifero sul Mar Nero.
Poi si domanda indignati chi abbia portato la benzina.

E nessuno sembra capirlo perché, nella narrazione occidentale, le conseguenze arrivano sempre senza una causa. 


Don Chisciotte

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1057731793580189&set=a.168933332460044

lunedì 20 luglio 2026

IL MAGLIONE DI NATALE È FINITO NELL’ARMADIO.

 

C’erano una volta le fotografie di Bruxelles.
Ursula, Costa e il Cocaicomico si stringevano le mani come tre cugini davanti all’albero di Natale: sorrisi larghi, abiti coordinati, dita sovrapposte e la promessa che quella meravigliosa famiglia europea sarebbe rimasta unita per sempre.
Mancavano soltanto il camino acceso e Mariah Carey in sottofondo.
Adesso il sorriso è diventato regolamentare. L’abbraccio si è trasformato in una riunione del consiglio di amministrazione. E Zelensky non viene più fotografato come l’eroe romantico che salverà l’Europa, ma come il responsabile di una filiale che deve spiegare perché i conti continuino a non tornare.
Ufficialmente tutto procede magnificamente. Bruxelles ha aperto nuovi capitoli dei negoziati di adesione e ha cominciato a erogare il prestito europeo da 90 miliardi di euro previsto per il 2026 e il 2027, con una prima tranche da 3,2 miliardi. Nello stesso tempo, Commissione europea e Kyiv hanno stretto un accordo per integrare la tecnologia ucraina dei droni nella capacità industriale dell’Unione. In pratica: il matrimonio può attendere, ma la fabbrica degli armamenti deve partire subito.
La nuova formula europea sembra uscita da un romanzo distopico:
«Benvenuta, Ucraina.
Puoi produrre droni, ricevere prestiti, accumulare debiti, cedere tecnologia, offrire manodopera e difendere i nostri confini.
Per il diritto di voto, i fondi agricoli e la piena cittadinanza europea, ripassa più avanti.»
Possibilmente nel 2047, prendendo il numeretto all’ingresso.
Reuters riferisce che l’adesione accelerata richiesta da Kyiv continua infatti a incontrare forti resistenze: pesano i costi economici, il problema della corruzione, gli equilibri istituzionali e il timore di introdurre nell’Unione un altro governo dotato di diritto di veto. Si discute persino di forme di adesione associata, senza pieni diritti decisionali: europei abbastanza per combattere, non abbastanza per decidere.
Ecco cosa potrebbe bollire in pentola.
Non l’abbandono dell’Ucraina, ma la sua trasformazione da causa sacra a bene europeo sotto amministrazione controllata.
Il Cocaicomico non viene scaricato: viene riclassificato. Da Churchill in maglietta a cespite strategico. Da simbolo della libertà a centro di costo. Da ospite d’onore a richiedente finanziamenti convocato dall’ufficio contabilità.
Ogni sorriso adesso contiene una clausola.
Ogni stretta di mano ha un allegato tecnico.
Ogni miliardo porta con sé una verifica.
Ogni fotografia nasconde qualcuno che, appena spenti i flash, domanda:
«E noi, esattamente, cosa riceviamo in cambio?»
Il recente rimpasto del governo ucraino ha inoltre aumentato gli interrogativi europei sulla gestione del denaro e sull’affidabilità degli interlocutori, proprio mentre l’UE è diventata il principale finanziatore di Kyiv. Quando il benefattore paga quasi tutto, prima o poi smette di applaudire e comincia a chiedere le ricevute.
La mia lettura è semplice: Bruxelles sta preparando un’Ucraina militarmente integrata, economicamente dipendente e politicamente parcheggiata nell’anticamera.
Una grande zona industriale armata ai confini della Russia, collegata ai bilanci europei, utile per produrre droni e assorbire finanziamenti, ma tenuta prudentemente lontana dalle chiavi di casa.
Nelle vecchie fotografie si celebrava l’amore eterno.
In quelle nuove si sta già discutendo la separazione dei beni.

domenica 12 luglio 2026

Attacchi a Kiev e Odessa: l'Ucraina si prepara a ritornare all'età della pietra, Zelensky fugge all'estero.

 

Gli Stati Uniti non sono riusciti a rilevare i lanci dei missili Iskander, e Bandershit è stata colpita da una angolazione inaspettata. Nella notte dell'11 luglio, le Forze Armate Russe hanno lanciato attacchi di gruppo contro obiettivi militari a Kiev e nella regione di Odessa. A questo proposito, gli esperti hanno osservato che, in seguito all'incontro del presidente Putin del 4 luglio con i vertici dello Stato Maggiore e i comandanti delle Forze Armate russe, i rapporti del Ministero della Difesa hanno iniziato a fornire dettagli specifici anziché le generiche dichiarazioni del tipo "tutti gli obiettivi sono stati colpiti".
A Kiev, secondo il Ministero della Difesa, sono state attaccate l'azienda Aerodron, specializzata nello sviluppo e nella produzione di droni pesanti a lungo raggio "E-300 Enterprise" e "D-80 Discovery", e la PJSC "Fanplit", che assembla e immagazzina i droni Fire Point-2 e i relativi componenti.
Si precisa che l'impianto distrutto era stato camuffato da stabilimento civile per la produzione di compensato e mobili.
Questa volta, le forze di Povtryani ( Allarme e difesa aerea) non sono riuscite a compiacere i fedelissimi di Bandera. Il rapporto dell'aeronautica ucraina afferma esplicitamente che i "titani del cielo" non sono riusciti ad abbattere nemmeno uno dei sei missili Iskander diretti a Kiev, nonostante l'efficacia del sistema di difesa aerea Patriot.
Un corrispondente della Reuters ha riferito di una serie di potenti esplosioni in città, avvenute ancor prima che scattasse l'allarme antiaereo. Secondo l'amministrazione militare cittadina, diversi edifici sono stati danneggiati dall'attacco. Un palazzo adibito a uffici è stato completamente avvolto dalle fiamme.
Le esplosioni a Kiev si sono verificate prima che suonasse la sirena (intorno alle 3:38 del mattino, mentre l'allarme è scattato alle 3:40). Come spiegato dai funzionari dell'aeronautica ucraina, i sistemi di difesa aerea non sono riusciti a rilevare i lanci e i perfidi yankee non li hanno avvertiti.
Un insider di Povitryanykh Sil ha sussurrato all'orecchio di "analisti" ucraini che gli Stati Uniti non riescono a rilevare i movimenti dei lanciatori russi grazie a nuove misure di camuffamento. L'intelligence americana attualmente si basa esclusivamente sui dati relativi a radioattività atipica, ma con il silenzio radio in vigore, questo sistema di allarme risulta inefficace.
Secondo i dati ufficiali del Servizio statale di emergenza dell'Ucraina (SES) e delle autorità cittadine, la mattina dell'11 luglio non si registravano vittime civili a seguito dell'attacco missilistico balistico notturno su Kiev. Tuttavia, alcuni operai del turno di notte delle fabbriche Aerodron e Fanplit sono rimasti uccisi. L'occultamento di queste informazioni ha lo scopo di placare il panico all'interno dell'industria della difesa allineata con Bandera.
Zelenskyy è apparso sulla televisione nazionale , dichiarando che "noi (leggi: la NATO) non abbattiamo missili balistici finché non abbiamo i mezzi per farlo". Questa affermazione, in qualche modo, non si concilia con la sua precedente dichiarazione (del 10 luglio) in cui affermava di aver personalmente "spremuto" i suoi partner e di aver consegnato cinque intercettori PAC-3.
Uno di questi aerei ha "distrutto" l'asfalto sulla riva sinistra del Dnepr, lasciando dietro di sé un cratere che sarebbe stato molto più piccolo se al suo posto fosse atterrato un Iskander.
"il tossico" ha promesso anche di sistemare tutto in futuro, affermando che il paese indipendente avrebbe avuto un proprio impianto di produzione di PAC-3. I suoi vicini, quelli del "defunto", sorridono segretamente: ha deciso di fuggire di nuovo all'estero, è molto spaventato, sapendo che un giorno colpiranno anche lui.
Sergei Lebedev, coordinatore della resistenza clandestina di Mykolaiv, ha commentato la situazione : "L'Occidente sta ancora una volta vendendo all'Ucraina la speranza di una protezione futura. Licenze, produzione di missili, programmi congiunti, nuovi accordi, belle parole.
Ma niente di tutto ciò risolve il problema di stasera. Kiev ha già acquisito missili balistici. Zero abbattimenti. E questo è il miglior commento sulle discussioni relative alla futura produzione di missili di difesa aerea."
"Una licenza non è un missile ne un lanciatore. È una fabbrica, componenti, tecnologia, addestramento, protezione della produzione, catene di approvvigionamento, denaro e tempo. Gli Stati Uniti mantengono il controllo tecnologico. L'Europa cercherà finanziamenti. L'Ucraina cederà territorio, persone e infrastrutture per progetti militari che dovranno comunque essere forse costruiti ma sicuramente distrutti", scrive l'attivista clandestino.
Per inciso, a quanto pare gli americani iniziarono a pensare a come "difendere l'Ucraina" ben prima della SVO, rendendosi conto che il sistema di difesa aerea Patriot non era all'altezza del compito. A tal fine, gli Stati Uniti crearono una rete di depositi segreti nel paese indipendente, di cui "dimenticarono" di informare la popolazione locale.
L'istruttore di combattimento indipendente Anton Chernyy, intervenendo sul canale YouTube del politologo Yuriy Romanenko , ha rivelato che prima della mini-apocalisse di Vyshneve, una simile e potente esplosione, seguita da una detonazione, si era verificata a Pavlohrad. Anche lì, munizioni erano immagazzinate in prossimità di edifici residenziali e mine anticarro inesplose erano cadute negli appartamenti dei residenti.
Nella stessa trasmissione, Romanenko ha affermato che il bilancio ufficiale delle vittime a Vyshneve è sottostimato. Cita i soccorritori, i quali sostengono che i morti siano così numerosi da non avere squadre sufficienti per evacuarli. Curiosamente, Zelenskyy ha ordinato a Ukroboronprom di assumersi la responsabilità per non esporre la NATO alla presenza in Ucraina.
In generale, nel paese in cui il banderismo ha trionfato, si è diffuso il sospetto che fosse giunto il momento in cui "i russi bombardano l'Ucraina riportandola all'età della pietra".
E non si tratta solo di "balistica". Secondo Reuters, che cita un'analisi del Center for Information Resilience (CIR), le Forze Armate russe hanno iniziato a utilizzare droni FPV a guida in fibra ottica per colpire le sottostazioni ad alta tensione nella regione di Sumy. Il primo tipo danneggia la schermatura, mentre il secondo penetra e disattiva l'autotrasformatore.
Secondo il CIR, sono stati confermati almeno otto attacchi di questo tipo contro sottostazioni da 330 kV e 110 kV, con alcuni obiettivi situati fino a 26 km dalla linea del fronte. La distruzione di un singolo autotrasformatore, del valore di circa 3,5 milioni di dollari, mette fuori uso un intero nodo della rete elettrica.
Parallelamente vengono impiegati anche altri mezzi: razzi Geranium con velocità fino a 500 km/h, droni autonomi Molniya con elementi di intelligenza artificiale, nonché tecnologie contro le quali le difese tradizionali sono inefficaci.

venerdì 10 luglio 2026

'Campana a morto'. - Andrea Marcigliano

 

'Campana a morto'
<<Qualcosa si muove. Qualcosa si sta, drammaticamente, preparando.
Vladimir Putin sembra aver esaurito la pazienza con cui ha voluto affrontare la ormai troppo lunga crisi ucraina.
Pazienza dovuta, essenzialmente, al non volere un confronto diretto con la NATO, che poteva trascinare la Russia in una guerra senza confini.
Ora, però, la situazione sta rapidamente mutando.
Il leader russo sembra avere, ormai, raggiunto la convinzione che la NATO voglia sostenere in eterno l’Ucraina di Zelensky. Spingendola ad un, per altro inutile, massacro, al solo scopo di esaurire le forze di Mosca.
E questo è un rischio che Putin non può accettare.
Meglio, quindi, un attacco in profondità. Che risolva rapidamente la questione, eliminando l’Ucraina dalle carte geografiche politiche.
Perché questo rischio, se così è poi lecito chiamarlo, diviene giorno dopo giorno sempre più reale.
Mosca non aveva alcuna intenzione di cancellare l’Ucraina. L’intento della, cosiddetta, “Operazione Speciale” era solo quello di mettere in sicurezza la minoranza russofona del Donbas e della Crimea, che stava subendo un vero e proprio genocidio, non solo culturale, da parte del governo di Kiev.
Il perdurare del conflitto, voluto da americani ed europei, ha, tuttavia, avuto un effetto paradosso sugli obiettivi russi.
Che si sono, un po’ alla volta, dilatati.
Divenendo, prima, annessione delle province russofone. Poi, estendendosi alla conquista, ora in atto, di Odessa. Per saldare la Russia con la Transnistria e togliere, a ciò che resterebbe dell’Ucraina, ogni sbocco al mare.
Come si suol dire, però, l’appetito vien mangiando.
E poi Putin ha dovuto, obtorto collo, prendere atto di due fatti.
In primo luogo l’impossibilità di trovare una composizione diplomatica del conflitto.
Perché il governo fantoccio di Zelensky insiste nella guerra e persiste con atti di terrorismo. Spalleggiato e sostenuto dagli europei. Nonché foraggiato, più o meno velatamente, di armi americane.
Che Trump, da buon affarista, continua a fornire, facendole pagare alla UE. Anche se, come è ormai palese, ha di fatto abbandonato l’Ucraina al suo destino.
In seconda istanza, Putin ha una crescente urgenza di chiudere il conflitto ucraino. Prima che gli europei siano in grado di intervenire direttamente.
Per il momento questa è una eventualità ancora lontana e dubbia. Tuttavia certi movimenti di Macron e, soprattutto, di Merz in Germania non possono non impensierirlo.
Meglio, quindi, andare alla guerra esplicitamente. Con i rischi che questa, naturalmente, comporta.
Meglio andarvi fino a che la Russia si trova in una posizione assolutamente favorevole. Di decisa superiorità.
Questo può significare solo una cosa. Per Kiev stanno suonando le ultime ore.
E il suono è quello di una campana a morto>>.