
C’è una frase di Nanni Moretti che, da anni, suona come una condanna senza appello: “con questa sinistra non andremo da nessuna parte.”
Non era una provocazione, ma un verdetto. E, come spesso accade ai verdetti lucidi, il tempo non lo ha smentito, lo ha semplicemente confermato.
Dentro questa scia si colloca l’intervento di Massimo Cacciari, sabato scorso, ad "Accordi e Disaccordi". Ma qui non siamo più nel campo delle diagnosi.
Siamo già in quello dell’autopsia.
“Aver cominciato a parlare di primarie un secondo dopo il risultato del referendum è da pazzi. Ma cosa volete, ma cosa volete recuperare, ma a chi interessano le primarie del centrosinistra?
Se la riforma della giustizia interessava all’un per cento degli italiani, le primarie del centrosinistra interessano allo zero virgola zero uno per cento. Non interessa un piffero di niente a nessuno.
Interesserebbe il programma, certo, ma non basta dire "faremo il programma".
Sono anni che dite faremo il programma, presenteremo il progetto. Sempre la stessa storia. Ma quali sono i contenuti?
Quali sono le scelte?
Ci sono nodi precisi, questioni fiscali, tributarie, il welfare. Dov’è l’unità su queste cose? Non c’è. Non esiste.
E allora di che cosa stiamo parlando? Per salvare il welfare bisogna fare una politica fiscale aggressiva sui profitti, sulle banche, sui redditi più alti. Ma dove li trovate i soldi? Dove? Sotto il cavolo?
Ma di cosa state parlando, delle primarie? Ma qui ci sono guerre in corso, c’è la Palestina, c’è l’Ucraina, ci sono questioni enormi di politica internazionale. E su queste cose qual è la posizione? Dov’è una linea comune? Non esiste. Non si è formata nessuna unità.
E allora di che cosa parliamo? E poi cosa volete recuperare i giovani se un giorno state con la von der Leyen e il giorno dopo dite un’altra cosa? Ma che credibilità avete?
Prima si chiariscono queste questioni fondamentali, poi si può discutere di leadership, di primarie, di tutto il resto. Ma prima viene la politica, prima viene il programma, prima vengono le scelte vere.
Cosa me ne frega delle primarie. Facciano un programma serio, e allora forse la gente, forse anche i giovani, torneranno a votare.”
Il punto, a ben vedere, è quasi imbarazzante nella sua semplicità.
Si discute del come scegliere un leader quando non si sa più per fare cosa. Si organizza la competizione, ma manca l’oggetto della competizione. Si costruisce il contenitore, avendo smarrito il contenuto.
E allora le primarie non rivelano una sintesi, ma mascherano un’assenza. Non selezionano una direzione, ma certificano che una direzione non c’è.
È qui che la frase di Moretti smette definitivamente di essere memoria e diventa presente. Perché non è che “non si va da nessuna parte”: è che non si sa nemmeno più dove si dovrebbe andare.
E, in politica, questo non è un errore. È una resa.
E intanto i giovani, coloro che dovrebbero rappresentare il futuro, continuano ad andarsene, in silenzio, senza clamore, di certo non per capriccio, ma per necessità. Perché qui, più che un orizzonte, si intravede un vicolo cieco; più che una prospettiva, una lunga attesa senza esito.
Non è fuga, dunque. È una scelta razionale, quasi inevitabile. Cercare altrove ciò che qui non si è stati capaci di costruire.
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da Pinterest ) https://www.facebook.com/photo/?fbid=3334349093413501&set=a.397017047146735
Il problema è che la politica ha dimenticato qual'è il suo vero significato e chi vuol fare politica lo fa solo per la pecunia e per il potere che ne derivano.
cetta.