Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post

martedì 31 marzo 2026

“Con questa sinistra non andremo da nessuna parte.” - Nanni Moretti

 

C’è una frase di Nanni Moretti che, da anni, suona come una condanna senza appello: “con questa sinistra non andremo da nessuna parte.”
Non era una provocazione, ma un verdetto. E, come spesso accade ai verdetti lucidi, il tempo non lo ha smentito, lo ha semplicemente confermato.
Dentro questa scia si colloca l’intervento di Massimo Cacciari, sabato scorso, ad "Accordi e Disaccordi". Ma qui non siamo più nel campo delle diagnosi.
Siamo già in quello dell’autopsia.
“Aver cominciato a parlare di primarie un secondo dopo il risultato del referendum è da pazzi. Ma cosa volete, ma cosa volete recuperare, ma a chi interessano le primarie del centrosinistra?
Se la riforma della giustizia interessava all’un per cento degli italiani, le primarie del centrosinistra interessano allo zero virgola zero uno per cento. Non interessa un piffero di niente a nessuno.
Interesserebbe il programma, certo, ma non basta dire "faremo il programma".
Sono anni che dite faremo il programma, presenteremo il progetto. Sempre la stessa storia. Ma quali sono i contenuti?
Quali sono le scelte?
Ci sono nodi precisi, questioni fiscali, tributarie, il welfare. Dov’è l’unità su queste cose? Non c’è. Non esiste.
E allora di che cosa stiamo parlando? Per salvare il welfare bisogna fare una politica fiscale aggressiva sui profitti, sulle banche, sui redditi più alti. Ma dove li trovate i soldi? Dove? Sotto il cavolo?
Ma di cosa state parlando, delle primarie? Ma qui ci sono guerre in corso, c’è la Palestina, c’è l’Ucraina, ci sono questioni enormi di politica internazionale. E su queste cose qual è la posizione? Dov’è una linea comune? Non esiste. Non si è formata nessuna unità.
E allora di che cosa parliamo? E poi cosa volete recuperare i giovani se un giorno state con la von der Leyen e il giorno dopo dite un’altra cosa? Ma che credibilità avete?
Prima si chiariscono queste questioni fondamentali, poi si può discutere di leadership, di primarie, di tutto il resto. Ma prima viene la politica, prima viene il programma, prima vengono le scelte vere.
Cosa me ne frega delle primarie. Facciano un programma serio, e allora forse la gente, forse anche i giovani, torneranno a votare.”
Il punto, a ben vedere, è quasi imbarazzante nella sua semplicità.
Si discute del come scegliere un leader quando non si sa più per fare cosa. Si organizza la competizione, ma manca l’oggetto della competizione. Si costruisce il contenitore, avendo smarrito il contenuto.
E allora le primarie non rivelano una sintesi, ma mascherano un’assenza. Non selezionano una direzione, ma certificano che una direzione non c’è.
È qui che la frase di Moretti smette definitivamente di essere memoria e diventa presente. Perché non è che “non si va da nessuna parte”: è che non si sa nemmeno più dove si dovrebbe andare.
E, in politica, questo non è un errore. È una resa.
E intanto i giovani, coloro che dovrebbero rappresentare il futuro, continuano ad andarsene, in silenzio, senza clamore, di certo non per capriccio, ma per necessità. Perché qui, più che un orizzonte, si intravede un vicolo cieco; più che una prospettiva, una lunga attesa senza esito.
Non è fuga, dunque. È una scelta razionale, quasi inevitabile. Cercare altrove ciò che qui non si è stati capaci di costruire.
( 📸 da Pinterest )

https://www.facebook.com/photo/?fbid=3334349093413501&set=a.397017047146735

Il problema è che la politica ha dimenticato qual'è il suo vero significato e chi vuol fare politica lo fa solo per la pecunia e per il potere che ne derivano.
cetta.

lunedì 30 marzo 2026

CHI È MICHELE SENESE- Viviana Vivarelli

 

Michele Senese, detto 'o pazzo (Afragola, 18 novembre 1957) è un mafioso italiano, membro della Camorra, fondatore e boss del clan Senese, ritenuto uno dei più potenti boss della città di Roma.

Nato ad Afragola da una famiglia onesta e soprannominato 'o pazzo per via delle numerose perizie psichiatriche, dalla dubbia veridicità, che lo indicavano quale soggetto affetto da epilessia e schizofrenia, grazie alle quali ha più volte scampato il carcere, rappresentando, negli anni '70 e '80, come molti altri mafiosi di quei tempi, il cliché del boss folle e incapace di intendere (proprio come Raffaele Cutolo, evase dal manicomio criminale di Aversa, dov'era stato internato in virtù del suo presunto vizio di mente), Michele Senese inizia la sua carriera criminale come esponente del clan Moccia e della Nuova Famiglia, venendo ben presto coinvolto nell'esecuzione di omicidi, tra cui quello di Alfonso Catapano, fratello di Raffaele Catapano, elemento di spicco della Nuova Camorra Organizzata, ucciso a Nola agli inizi degli anni ottanta.
«È zio Michele, amico mio intimo, lui comanda tutta Roma, qualsiasi cosa passa prima da lui e poi va avanti.»
(Indagato parla di Michele Senese a un conoscente)
A soli 22 anni, Senese viene inviato a Roma da Carmine Alfieri, per assolvere al compito, per conto della Nuova Famiglia, di muovere guerra e dare la caccia ai cutoliani presenti nella città ma, soprattutto, per uccidere Vincenzo Casillo, il quale soggiornava a Roma ed era ritenuto da Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, entrambi vertici della Nuova Famiglia, responsabile della morte dei propri fratelli. È proprio qui, a Roma, che Senese, caldeggiato dal clan Moccia, inizia ad imporsi come un vero e proprio boss, fondando un'associazione criminale dedita principalmente al traffico di sostanze stupefacenti e un crescente impero criminale, stringendo alleanze con altre organizzazioni ivi attive, come la Banda della Magliana, il clan Pagnozzi, i Fasciani e i Casamonica (i quali si approvvigionavano di stupefacenti principalmente da Senese e dalla 'ndrangheta), stringendo un solido legame con Massimo Carminati e altri clan camorristici e cosche mafiose, quali i Gallo di Torre Annunziata, gli Abate di San Giorgio a Cremano, i Rinzivillo di Gela e le cosche palermitane dell'Acquasanta e di Santa Maria di Gesù[1][5], fino ad arrivare a controllare lo spaccio di droga in diversi quartieri di Roma, come San Basilio, Cinecittà, Tor Bella Monaca, Tuscolano e Tiburtino, tramite gruppi associati[.
Al clan Senese sarebbe stato legato, inoltre, Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, legato anche a Carminati e considerato il punto di raccordo fra estrema destra romana, criminalità romana, gruppi criminali albanesi e camorra, ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, a sud-est di Roma, zona ricadente nel raggio d'azione dei Senese e dei Pagnozzi. Piscitelli, noto trafficante di droga, sarebbe stato a capo di una batteria di picchiatori, composta da soggetti italiani e albanesi, facente capo al gruppo Senese. Michele Senese inoltre, tramite il fratello Gennaro e il Piscitelli, agli inizi degli anni '90, era entrato in contatto con il clan Abate di San Giorgio a Cremano, da cui si riforniva di eroina - prodotta in Turchia e trasportata in Italia via Germania - e di hashish proveniente dalla Spagna, da piazzare poi sul mercato della droga capitolino.
Nel giugno del 2013, Michele Senese viene tratto in arresto poiché riconosciuto mandante dell'omicidio di Giuseppe "Pinocchietto" Carlino, malavitoso membro della Banda della Marranella, occorso in data 10 settembre 2001, a Torvajanica, eseguito da Domenico Pagnozzi, esponente di spicco del clan omonimo, operante ed egemone tra l'avellinese e il beneventano e anch'esso con forti ramificazioni nella Capitale. Carlino fu ucciso per vendicare la morte di Gennaro Senese, fratello di Michele, che era stato assassinato a pugnalate il 16 settembre del 1997 da Francesco Carlino, fratello di Giuseppe, ma anche per questioni di debiti economici che i Carlino avevano procurato a Senese con altre organizzazioni dedite al narcotraffico, che gli stessi Carlino non avevano mai onorato. (Wikipedia)
..
Proprio una bella persona perché il sottosegretario alla Giustizia Delmastro non lo avesse mai sentito nominare al punto da entrare in società con sua figlia in una bisteccheria, portandoci poi a mangiare mezzo Governo !!!!
Berlusconi era in rapporto tramite dell'Utri con i clan palermitani mafiosi del boss Stefano Bontate, con i clan di Santa Maria del Gesù. Mezzo dipartimento della Giustizia va a mangiare dalla camorra romana.
Davvero una bella compagnia!
E' chiaro dunque perché Nordio ha intenzione di depenalizzare il reato di Concorso esterno in associazione mafiosa, ora punito col carcere da 10 a 18 anni, pena equiparata a quella del 416-bis.
Da notare che la contiguità mafiosa nerl codice penale non è nemmeno un reato a parte. E sarebbe la prima cosa da fare qualora il M5S arrivasse al Governo, assieme a una legge contro il conflitto di interesse e all'espulsione da qualunque carica pubblica di chi incorre in reati passati in giudicato. 

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1222711000073464&set=a.119897573688151

giovedì 22 gennaio 2026

Titolo IV - La Magistratura Sezione I Ordinamento giurisdizionale

 

https://www.governo.it/it/costituzione-italiana/parte-seconda-ordinamento-della-repubblica/titolo-iv-la-magistratura/2855

Leggete gli articoli della Costituzione che riguardano la magistratura e capirete come votare al referendum.

La magistratura, in quanto strumento di applicazione delle leggi, deve applicare le leggi, ed è quello che fa.
Il problema della politica sta nel fatto che la magistratura abbia questo potere che vorrebbe arrogare a se stesso;
- prova ne è il fatto che svilisce gli articoli della Costituzione con vari emendamenti creati alla bisogna;
- prova ne è il fatto che usa i nostri soldi, non per ottemperare ai nostri bisogni, ma per accaparrarsi consensi personali ad libitum.
E' la politica, semmai, ad avere troppo potere che, molto spesso, usa malissimo, ergendosi a padrona del mondo... e, di queste anomalie aberranti, deleterie, ne abbiamo avute in passato e ne abbiamo nel presente...
Noi cittadini, noi, popolo sovrano del nostro paese, siamo solo pedine utilizzate dalla politica a suo piacimento, non contiamo nulla, non abbiamo diritti, siamo costretti a vivacchiare con le briciole che ci lasciano i nostri padroni che nulla hanno di diverso dai vassalli dei tempi passati.
Nel nostro paese non esistono i diritti più sacrosanti, come il diritto al lavoro, destinato solo ai raccomandati della politica, che esercita anche questo potere... E i nostri figli vanno all'estero per avere lavoro e dignità.
Noi, popolo sovrano, abbiamo il diritto/dovere di andare a votare, ma se votiamo qualcuno che mantiene le promesse fatte in propaganda elettorale, ne fanno cadere il governo e si ritorna alla solita routine...
Ormai siamo pecore, siamo sfiniti, non crediamo più a nulla; siamo coscienti del fatto che dobbiamo assuefarci al loro volere, tanto non contiamo nulla, siamo solo pedine che la politica usa a suo vantaggio.

cetta

sabato 18 ottobre 2025

Travaglio. Notizie bomba.

 

La bomba contro Sigfrido Ranucci non è un attentato o un avvertimento a tutti i giornalisti. Magari lo fosse: vorrebbe dire che la democrazia è sana e il “quarto potere” funziona. Ma allora colpirne un singolo esponente sarebbe inutile, perché poi bisognerebbe colpirli tutti; anzi dannoso, perché si scatenerebbe la reazione di tutti. Invece di giornalisti come Sigfrido e gli altri di Report ce ne sono pochi, pochissimi: li conosciamo per nome e cognome perché quelli che danno notizie proibite e fanno domande indiscrete si contano sulle dita delle mani di un monco. La stragrande maggioranza degli iscritti all’Albo nessuno si sognerebbe di toccarla, perché non ha mai dato fastidio a nessuno e ha sempre fatto comodo a tutti. Quindi la bomba – qualunque ne sia la matrice – era contro Ranucci e Report, non contro una categoria popolata di soggetti che Sigfrido si vergognerebbe di chiamare “colleghi”. E chi l’ha piazzata è andato a colpo sicuro, nel senso che intorno a lui c’è quasi il vuoto. Contro Report – da Gabanelli a Ranucci – gran parte della politica si esercita da trent’anni al tiro al bersaglio, dalle destre al Pd alle frattaglie “riformiste” (la Gabanelli, uscita da Report per lavorare al portale delle news Rai, fu messa alla porta nella luminosa èra renziana, che aveva pure Ranucci nel mirino ben prima dell’avvento di “TeleMeloni”). La lista dei politici che chiedono di punire o di chiudere Report, e intanto lo coprono di cause civili e querele, è sterminata, fino alla patetica sceneggiata di Gasparri in Vigilanza con carota e cognac contro Ranucci “per dargli coraggio” (di cui carota e cognac sono notoriamente i simboli), essendo il Gasparri un celebre cuor di leone che denuncia chi lo critica e corre a piangere da mammà per l’immunità quando qualcuno lo querela perchè lui l’ha insultato.

Poi c’è la lista dei grandi gruppi economici e finanziari che, appena Report li sfiora, corrono in tribunale, peraltro con grave sprezzo del pericolo. Infine c’è la pletora di “giornalisti” e “critici televisivi” che, non contenti di leccare il potere, si scagliano pure contro Report perché ha l’ardire di smascherarlo, mettendoli in mutande. Sono gli stessi che ora attaccano Crozza, reo di fare satira solitaria in un Paese che, dopo il giornalismo, ha abolito pure quella. Gli stessi che, quando Assange era recluso in un’ambasciata e poi in un carcere a Londra, fischiettavano o gli davano della spia russa perché, diversamente da loro, faceva bene il suo mestiere. È questo il vero “isolamento” che espone al pericolo alcuni giornalisti, magistrati e figure di contro-potere: non il fatto di avere contro il potere (questo è fisiologico), ma di essere così pochi da sembrare strani o deviati. Quindi più facili da eliminare o silenziare. 

Marco Travaglio FQ 18 ottobre 2025

https://www.facebook.com/photo?fbid=10239826988119349&set=a.1168466378539

venerdì 11 aprile 2025

Nilde Iotti - Lorenzo Tosa

 

Quando nel giugno del 1979 Nilde Iotti è stata eletta prima donna Presidente della Camera, ha preso la parola davanti a un Parlamento stracolmo, tra gli applausi di ogni schieramento politico.

Fino a quel momento era stata:

Staffetta partigiana.
Membro dell'Assemblea Costituente.
Deputata della Repubblica italiana ininterrottamente per gli ultimi 33 anni della sua vita.
Presidente della Bicamerale.
Deputata europea.
A lei - insieme ad altre donne e uomini indimenticabili - si dovevano già allora divorzio, suffragio europeo diretto e alcune tra le più grandi conquiste della donna nel Novecento.

Quel giorno Iotti si alzò in piedi e, dopo aver salutato il Presidente Pertini, pronunciò queste parole memorabili.

“Io stessa - non ve lo nascondo - vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l'affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita”.

Quanta dignità.
Quanto profondo senso delle istituzioni.
Quanto spaventoso abisso etico, politico, culturale rispetto a coloro che da tre anni occupano indegnamente quegli scranni.

Oggi, esattamente oggi, il 10 aprile del 1920, nasceva a Reggio Emilia Leonilde Iotti detta Nilde.

Una delle donne che hanno fatto l’Italia.

Almeno difendiamola. 

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1232104438285011&set=a.281497466679051

martedì 26 novembre 2024

L’autonomia differenziata dopo la sentenza della Corte costituzionale. - Enzo Di Salvatore

 

Cosa accadrà al referendum contro l’Autonomia differenziata? Come interverrà il Parlamento? In attesa della pubblicazione delle motivazioni alla base della sentenza della Corte Costituzionale del 14 novembre, una cosa si può dire con certezza: la Corte ha voluto confermare, una volta per tutte, che l’autonomia riveste un ruolo essenziale ma non al punto di minare l’unità della Repubblica, la solidarietà tra le Regioni, l’eguaglianza tra i cittadini e la garanzia dei diritti fondamentali delle persone.

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di alcune disposizioni della legge Calderoli, rendendo, di fatto, inapplicabile la legge nella sua interezza. E questo comporta che il Parlamento debba ora intervenire di nuovo, sostituendo le disposizioni dichiarate illegittime con altre disposizioni, che siano conformi a quanto stabilito dalla Corte. Non solo: essa ha anche precisato che molte altre disposizioni della legge devono essere interpretate in un certo modo e non in un altro, pena l’illegittimità anche di queste. Il punto, in estrema sintesi, è il seguente: la legge Calderoli vorrebbe fare dell’autonomia differenziata un’autonomia speciale, consentendo che ciascuna Regione possa far man bassa (interamente) di tutte le materie elencate all’art. 117 Cost. (tranne quelle espressamente escluse); e questo non sarebbe possibile.
D’altra parte, se la specialità è considerata al primo comma dell’art. 116 Cost. (e riguarda solo le cinque Regioni ivi elencate), mentre la differenziazione è disciplinata al terzo comma dello stesso art. 116 Cost., ciò vuol dire che specialità e differenziazione non sono la stessa cosa: per rendere speciali le altre quindici Regioni (Abruzzo, Marche, Lazio, ecc.) non sarebbe sufficiente una legge ordinaria, ma occorrerebbe una legge di revisione dell’art. 116 Cost. Ragion per cui, non ha senso che parte della classe politica continui a capovolgere la lettura della pronuncia e a ripetere che i giudici costituzionali abbiano inteso confermare la bontà della differenziazione in sé e che, pertanto, sia ora sufficiente apportare qualche ritocco qua e là alla legge. Esattamente il contrario: tra quanto stabilisce la Costituzione e quanto vorrebbe la legge Calderoli la distanza resta profonda. Vero è che il Parlamento per poter intervenire dovrà attendere necessariamente che la sentenza della Corte sia pubblicata e così pure i commentatori per dare della stessa un giudizio più approfondito. Il comunicato stampa ci fa sapere che quella legge è illegittima e ci dice anche perché, ma non ci dice quale sia stato il ragionamento seguito dalla Corte. Per esempio, non è chiaro come la Corte sia arrivata a stabilire che la legge Calderoli, nell’affidare al governo la determinazione dei LEP, sia priva di idonei criteri direttivi e che per questa parte essa limiterebbe «il ruolo costituzionale del Parlamento»: non è chiaro, cioè, in che modo questo rilievo si colleghi all’interesse delle Regioni ricorrenti e alla lamentata invasione della competenza regionale da parte dello Stato. 

Quello che, tuttavia, l’opinione pubblica si chiede ora è cosa accadrà con il referendum: si terrà? non si terrà? Anche in questo caso occorrerà attendere e vedere cosa stabilirà l’Ufficio centrale per il referendum (presso la Corte di Cassazione). Sempreché i quesiti proposti siano ammissibili in sé, l’Ufficio centrale, infatti, dovrà stabilire se, a seguito della sentenza della Corte costituzionale, il referendum sia, per così dire, ancora attuale e conforme all’obiettivo perseguito dai promotori: nel caso del quesito referendario di abrogazione parziale della legge, l’Ufficio dovrà verificare se le disposizioni oggetto del referendum siano state dichiarate illegittime; nel qual caso dichiarerà che le operazioni relative non avranno più corso (art. 39, legge n. 352 del 1970); nel caso dei quesiti referendari di abrogazione totale della legge, il discorso si fa, invece, più complicato. In via di principio (e, come si diceva, a condizione che l’abrogazione totale della legge sia ammissibile in sé), non vi sarebbero problemi a consentire che il referendum si celebri comunque, poiché se la sentenza della Corte si muove sul piano della legittimità della legge, l’abrogazione referendaria prescinderebbe da ciò: l’obiettivo dei promotori è quello di abrogare la legge nel significato politico che esprime e non già perché essa sia presumibilmente illegittima.

Ma il problema è proprio questo: dalla proposta di abrogazione totale non è possibile ricavare un significato politico univoco e, dopo la pronuncia della Corte, quel significato potrebbe anche essere mutato: tanto più alla luce dell’interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte. Quello che al momento sappiamo – e che la Corte una volta per tutte ha voluto confermare – è che entro la forma di Stato italiana l’autonomia gioca certo un ruolo essenziale, ma non al punto da porre a repentaglio l’unità della Repubblica, la solidarietà tra le Regioni, l’eguaglianza tra i cittadini e la garanzia dei diritti fondamentali delle persone. Non è molto, si dirà, ma non è neppure pochissimo.

Professore ordinario di Diritto costituzionale Università degli studi di Teramo. Ha scritto su diritto dell’ambiente, federalismo, Unione europea.

È direttore del Centro di ricerca “Transizione ecologica, sostenibilità e sfide globali” presso l’Università degli Studi di Teramo e Presidente del corso di laurea in diritto dell’ambiente e dell’energia presso la stessa Università.


https://www.libertaegiustizia.it/2024/11/23/lautonomia-differenziata-dopo-la-sentenza-della-corte-costituzionale/



La politica, molto spesso, legifera senza consultare Costituzione e leggi varate in precedenza dai propri predecessori.

cetta

martedì 3 settembre 2024

Mangino cannoni - Marco Travaglio per Il Fatto quotidiano.


Sorpresona: anche in Turingia e Sassonia, come da 15 anni in tutto l’Occidente, gli elettori han votato contro chi li sgoverna.

Decimata l’Spd del cancelliere Scholz; estinti i Liberali e i Verdi (nel senso di verde militare); Cdu superata o eguagliata dai fasci dell’Afd; boom del Bsw di Sahra Wagenknecht, astro nascente della nuova sinistra sociale, pacifista, critica sugli eccessi green e rigorosa sull’immigrazione.
Siccome sia Afd sia Bsw sono ostili al bellicismo russofobo dell’Ue, i giornaloni fantasy li chiamano “putiniani”: è più comodo scomunicare che capire e ribaltare le politiche europee.
Quelle che, in 30 mesi di guerra e riarmo a oltranza, hanno trascinato la Germania e tutti noi in recessione, mentre la Russia cresce del 4% (gli stipendi del 18%) e teme una crisi da Pil eccessivo.
La gente ha fame e paura? La risposta non è più “mangino brioche”: è “mangino cannoni”.
L’ha ripetuto anche ieri Draghi, che è tutti loro.
E quell’altro genio di Scholz seguita ad armare Kiev anche ora che la sua magistratura ha le prove della matrice ucraina dell’attentato al gasdotto russo-tedesco Nord Stream: un attacco terroristico che dovrebbe far scattare l’articolo 5 della Nato per dichiarare guerra a Zelensky, non a Putin.

Non contenti delle sberle prese, dalla Brexit alle Europee, gli euro-pirla restano ostaggi della coazione a ripetere e a suicidarsi.
Sentite quel gigante di Gentiloni: “Exploit della peggiore destra europea (e ottimi risultati della peggiore sinistra) in Sassonia e Turingia. Amici dei russi in quella che fu la Germania satellite dell’Urss. Nemici dei migranti nell’area tedesca con meno immigrazione. Vince il rancore contro tutto e tutti”.
Decide lui quali sono le destre e le sinistre migliori: quelle che da cinque anni gli garantiscono 25 mila euro al mese per dire queste scempiaggini.
Poi va a nanna tutto contento di aver copiato il compitino. Sotto il suo tweet, mani pietose lasciano frasi lapidarie: “Ma se siete così bravi, perché il popolo non si fida di voi? Mica vorrà dire che il popolo è idiota, vero?”, “Vince qualunque cosa purché sia lontana anni luce da voi”, “Mai che si facciano due domande…”.
Gli elettori li schifano, loro li insultano e la volta dopo vengono schifati il doppio.
Pensano che il loro dovere sia commentare le elezioni come al bar e, se non li soddisfano, inventare giochi di palazzo per ribaltarle, anziché domandarsi perché l’elettorato vota così e cos’hanno fatto per offrirgli alternative migliori. Sennò dovrebbero guardarsi allo specchio, confessare e ritirarsi, o scusarsi e cambiare politica. Troppa fatica. Meglio prendere sul serio l’aforisma di Brecht, che fra l’altro era tedesco: “Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”.

https://www.dcnews.it/2024/09/03/non-avete-capito-che-i-cittadini-vi-schifano-elezioni-in-germania-lattacco-sacrosanto-alla-feccia-di-marco-travaglio-dopo-le-stucchevoli-accuse-contro-i-partiti-sovranisti-che-hanno-trionfato/?fbclid=IwY2xjawFDsqdleHRuA2FlbQIxMAABHVf_7byRomm6uC_IOCpXgBzvURX_9i37yQEWZCW5JPSCuJQzcPe82UYt2g_aem_R40DdRL3NRBwBWgYNzi7dg

mercoledì 17 gennaio 2024

AUTONOMIA DIFFERENZIATA; IN SENATO IL FUNERALE DEL PAESE. - Pino Aprile

 


Parteciperemo a un funerale, martedì a Roma, al Senato: con il varo dell’Autonomia differenziata si celebra l’inizio della fine di questo Paese mai davvero unito e della decenza, dell’equità, della Costituzione che, sia pure solo a chiacchiere, riconosce pari diritti a tutti gli italiani (non avendoli mai avuti, nello stato a parole unitario, i terroni non sono evidentemente ritenuti italiani. Infatti, all’università, a proposito del cosiddetto Risorgimento, distinguono fra “italiani” e “borbonici”, ovvero gli abitanti dell’ex Regno delle Due Sicilie, la cui lingua ufficiale era l’italiano, mentre Cavour, Vittorio Emanuele II e gli altri parlavano francese).

Il capolavoro razzista della Lega, infatti, il disegno di legge sull’Autonomia differenziata per rendere costituzionale il riconoscimento di ulteriori privilegi al Nord (a spese di tutti) e la negazione di diritti fondamentali ai colonizzati del Sud, esordisce martedì 16 al Senato. I parlamentari meridionali della maggioranza, a quanto si sa, sono pronti a votare questa porcheria, per conservare al proprio culo il pagatissimo seggio, un po’ come i neri che aiutavano i negrieri a fare schiava la propria gente, perché ci guadagnavano, vendendo loro le catene.
C’è poco da sperare dagli onorevoli terroni, considerando che hanno già approvato l’ordine del giorno della Lega, per chiedere una legge in base alla quale pagare di meno gli insegnanti del Sud; hanno fatto passare il furto di quasi quattro miliardi dal fondo di perequazione destinato ai Comuni più poveri del Sud; hanno condiviso lo svuotamento del Pnrr di progetti per il Sud da finanziare con i fondi europei e la proposta di usare le risorse Coesione-e-Sviluppo, che pur essendo all’80 per cento per il Sud, verrebbero dirottate altrove; hanno assistito silenti e complici alla sottrazione, finora, di circa 20 miliardi di euro destinati al Sud e alla cancellazione del Mezzogiorno dall’agenda di governo, sino alla folle idea della Zes (Zona economica speciale) unica per tutto il Sud, misura ingannevole che intanto ha bloccato quelle già esistenti e funzionanti, e che accentra il “sì” per ogni iniziativa nel Mezzogiorno, fosse pure una sorta di B&B, nelle mani di un potere politico centrale, romano: di fatto, la dichiarazione ufficiale dello stato di colonia interna.
Addirittura, uno dei due relatori dell’infame disegno di legge dell’Autonomia differenziata è molisano, Costanzo Della Porta!
Vi ricordo che l’autore dell’immondo disegno di legge è quel Roberto Calderoli che solo astuzie e lungaggini processuali salvano da una probabilissima sentenza definitiva per razzismo, essendo stato condannato già in primo e in secondo grado e, dopo il passaggio in Cassazione, di nuovo in primo grado. Quel Calderoli che vanta di aver avuto dal padre l’educazione umana e politica riassunta nella frase: “Bergamo nazione, tutto il resto è meridione”. E che, rubando a Goebbles il concetto con cui giustificava lo sterminio degli ebrei (animali, non esseri umani), definì i napoletani “Topi da derattizzare”. E uno così, in Italia, diviene ministro!, e gli danno da stuprare la Costituzione. Ed è lui il parlamentare più influente del partito che ha, come segretario nazionale, un tale che ha dovuto patteggiare una condanna per razzismo contro i napoletani, Matteo Salvini (uno così, Italia, diviene nientemeno che vice capo del governo, con la complicità del partito che si dice “della Nazione”, FdI, e nel 2018, dei cinquestelle). Partito che, incredibilmente, ha parlamentari e dirigenti meridionali. Del resto, ad amministrare le colonie nell’interesse della potenza colonizzatrice, sono dirigenti locali “al servizio”.
Chissà a cosa pensava Fabrizio de André, quando scrisse che “lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano/
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano”.
Con l’Autonomia differenziata, nel patto indecente siglato il 28 febbraio 2018 da governo Gentiloni (Pd) e Regione Veneto (Zaia, Lega), si prevede che, con il trasferimento di competenze dall’amministrazione centrale a quelle regionali, si consenta a queste di trattenere sino al 90 per cento delle tasse statali (sulla percentuale si discute); si pretende che divengano di proprietà regionale i beni demaniali di Stato e opere pubbliche costruite con soldi di tutti gli italiani (che verrebbero derubati di quanto loro appartiene); si chiede addirittura che se il Paese dovesse sprofondare, a loro, e solo a loro, si dovrebbe garantire un flusso di risorse non inferiore alla spesa storica (quindi, uno Stato fallito dovrebbe svenarsi per mantenere il loro attuale livello di vita). E altre bestialità del genere.
Vi diranno che alcune di queste cose sono state attenuate nelle versioni successive. Fumo negli occhi, visto che quel testo rivela le ragioni e i fini per cui si è dato in via a un tale scempio.
Tutte queste schifezze (su cui la politica nord-centrica, dalla Lega al Pd è sempre stata unanime contro il Sud, vedi l’intesa perfetta fra i presidenti leghisti Fontana, della Lombardia, Zaia, del Veneto e il piddino presidente dell’Emilia Romagna, Bonaccini) son possibili in seguito allo stupro della Costituzione compiuto nel 2001, con la devastazione del Titolo V, da un altro governo di centrosinistra. La foglia di fico per far passare il mostro sono i Lep, i livelli essenziali delle prestazioni da garantire in egual misura e qualità a tutti i cittadini (salute, istruzione, trasporti, eccetera). Di fatto, in 23 anni, i Lep non sono stati varati. Ora, in pochi mesi, la pagliacciata calderoliana con uso di ministero e pletora di alti nomi in acconciata Commissione ai desideri del leghista ordinante, ha buttato giù una indicazione dei Lep.
Ma, per legge, il passaggio di competenze dal governo alle Regioni deve avvenire senza aggravio di spesa e solo per tre di quei poteri (ufficialmente 23, di fatto, quasi 500), sanità, istruzione e trasporti, servirebbero da 80 a 100 miliardi, calcolò il precedente ministro alle Regioni, Francesco Boccia, Pd. Ed ecco che il ministro contro il Mezzogiorno, quel Raffaele (Buio) Fitto, salentino di Maglie, propone di stornare i FSC (fondi per lo sviluppo e la coesione), all’80 per cento del Sud, e usarli per far contenta la Lega.
Molti parlamentari meridionali del centrodestra, per non ammettere la vergogna del sostegno a un’azione contro il Sud di portata storica, forse definitiva (su questo, il Paese può spaccarsi. E chissà se sarebbe davvero un male), ripetono a cantilena le patacche che i loro capibastone spacciano come vere: l’Autonomia servirà anche al Sud, il Sud diventerà più responsabile, le Regioni meridionali potranno sfruttare le loro specificità… Palle, colossali palle: o sono talmente ignoranti da non capirlo o tanto falsi da fingere di crederci. Le risorse sono quelle che sappiamo e sono in calo, se le Regioni più ricche ne trattengono ancora di più, non resterà nulla nemmeno per il poco che c’è adesso, a Sud.
Ma per finanziare i Lep, anche le Regioni del Sud potrebbero trattenere parte delle tasse statali, obiettano. Vero, ma un conto è trattenere una certa percentuale di molto e un conto trattenere la stessa percentuale, ma di poco, visto che al Sud il reddito medio è circa metà di quello del Nord. Ci prendono in giro. Già adesso, con questo sistema, non ancora portato alle stelle dall’Autonomia differenziata, i Comuni del Mezzogiorno devono imporre, per necessità, tasse locali più alte che al Nord, ma ne ricavano così poco, che non riescono comunque a garantire quello cui i cittadini avrebbero diritto. Gli italiani che pagano di più sono quelli di Reggio Calabria, per avere molto meno di altri.
Altra foglia di fico con cui tanti parlamentari terroni cercano di nascondere la loro cattiva coscienza è dire che ormai “qualcosa bisogna dare”, magari competenze che non prevedono il calcolo dei Lep, così la Lega può gridare alla vittoria prima delle elezioni europee, e di fatto non si cede quasi nulla. Non è vero: una volta aperta la strada, passerebbe tutto. Ma se Fratelli d’Italia non converge sull’Autonomia differenziata (AD), la Lega blocca la riforma del Premierato per dare più forza al capo del governo. Un’altra bestialità: per avere più poteri al centro, Giorgia Meloni trasferisce i poteri dal centro alle Regioni. Ma ci fanno o ci sono? La verità è che hanno trasformato questi temi in bandiere di partito e devono andare avanti anche se sanno che sono incompatibili.
Ovviamente, se passasse questa schifezza dell’Autonomia differenziata (che comunque deve avere l’ok del Senato, poi della Camera dei deputati, poi un nuovo “sì” di entrambe le aule), le disuguaglianze fra Nord e Sud in Italia, già adesso le più grandi del mondo sviluppato, esploderebbero. E il Paese (come dimostrato storicamente, quando il livello di disparità supera una certa quota-limite) potrebbe spezzarsi. Paradossalmente, forse sarebbe la salvezza del Sud, dopo una fase iniziale durissima.
Quasi quasi, riesce difficile scegliere cosa augurarsi, se l’estremo atto di uno Stato razzista con il varo dell’AD o il rinsavimento dell’ultimo minuto di un Paese che ha perso la testa, e finalmente una botta di coraggio e orgoglio dei parlamentari terroni stufi di un blocco politico economico nord-centrico che, superando le distinzioni di partito (vedi proprio l’AD), da oltre un secolo e mezzo concentra risorse e investimenti pubblici solo in una parte del Paese (grandi eventi, autostrade, aeroporti, centri di ricerca, rete ferroviaria, alta velocità, sedi di Authority europee, diritti di scalo portuali…).
Noi martedì staremo al funerale che si terrà al Senato, e con l’elenco dei senatori meridionali. I quali speriamo ci sorprendano felicemente. Altrimenti, non dovrebbero stupirsi se, votando proni ai comandi dei loro partiti-padrone, ricevessero dai propri elettori messaggi tipo: “Ci indica, per favore, l’indirizzo a cui dobbiamo inviarLe i trenta denari che si è guadagnati per averci venduto? Grazie”. 

giovedì 6 aprile 2023

Dal parrucchiere.


Dal parrucchiere, tre signore attempate, il parrucchiere , anche lui attempatello, una giovane donna.
Naturalmente s'è fatto l'elogio ai nipoti, succo della vita di tutti, ma poi, e perchè no, s'è fatto un riferimento alla Lira, ai tempi passati, quando uno stipendio di 128.000 Lire al mese ti assicurava una vita più che dignitosa. Oggi con i 66.11 Euro non campi neanche un giorno.
C'è il costo della vita, aumentato a dismisura, d'accordo, ne terremo conto, ma il danno maggiore che hanno compiuto i nostri amministratori è che hanno convertito la lira in euro, ma non hanno adeguato gli stipendi e le paghe dei lavoratori alla media delle paghe e degli stipendi del resto dei pesi europei.
E non hanno tenuto sotto controllo gli aumenti del costo della vita, per cui se un affitto costava 600mila lire, con l'euro diventava subito 600 euro, mentre uno stipendio da 3.600.000 veniva convertito in 1.850 euro.
Come attualmente stanno facendo con i costi in aumento a causa del Covid e della guerra in Ucraina...
Il problema sta all'origine: abbiamo amministratori che sanno solo blaterare per raccogliere consensi, ma non hanno alcuna competenza, o preparazione che sia, di amministrazione.

cetta

giovedì 9 marzo 2023

… O come oh come porti i capelli bella bionda … ovvero: non donna di provincia ma bordello. - Francesco Briganti



















“ L’Italia è marcia, il dio denaro ha crisi epilettiche e … anche io non mi sento tanto bene …! ”; parafrasando quella che è una famosa citazione di Woody Allen si può riassumere in poche parole ciò che, ogni mattina, ciascun italiano: di sicuro quel 90% escluso da ogni gioco di potere: economico, finanziario o politico che sia, si dice guardandosi allo specchio.

Un mal di vivere comune ci affratella quasi tutti, il che non vuol dire che la cosa sia per questo giusta ed accettabile, significa solo che quasi tutti abbiamo ceduto alla più classica “sindrome di Stoccolma”.
Ci siamo talmente assuefatti alle vessazioni, le più varie, che ogni nuova sofferenza non fa altro che darci la forza per attendere: predisponendoci in tal senso, alla prossima che sappiamo arriverà.
Siamo un popolo di sfigati volontari masochisti!
L’Italia è un bellissimo paese; è stato culla della civiltà; ha delle bellezze geografiche ed una ricchezza culturale e museale che pochi altri hanno eguale; può offrire un territorio che se fosse curato per quanto è bello potrebbe fare invidia al biblico Eden.
Eppure per quanto il mondo ami l’Italia, noi italiani ne siamo considerati come quelli che davanti ad una fogna ne respirano i miasmi a pieni polmoni!
Insomma, per il mondo che non ci capisce, noi abbiamo abbracciato ogni schifo possibile! Ed i più furbi di questo profittano senza vergogna!
Ieri sera al TG di Mentana, Milena Gabbanelli ha spiegato come in effetti la guerra in corso stia comunque favorendo l’economia americana: a non fare altro che i propri legittimi interessi, nel mentre stesso che una sottile e furbetta crisi intestina sta logorando i rapporti tra i paesi europei.
Succede, infatti, che mentre i paesi a debito pubblico contenuto possono tranquillamente aiutare le loro imprese senza chiedere permesso a nessuno, quelli a debito pubblico immenso come noi non possono; ragione per cui mentre noi e quelli come noi (quali?; ce ne sono?) vorrebbero un fondo comune: finanziato da tutti gli stati, dal quale attingere: così da non aggravare il proprio debito pubblico, quelli come la Germania (in particolare) dicono: letteralmente, che si sono rotti i coglioni a fare le banche per gli altri.
Dunque e nella più bieca logica del mercato globale: chi può spenda e chi non può si fotta!.
Quindi: ITALIANI a noi il culo please!
Quando quella minima stima nei nostri confronti abbia avuto inizio non è facile stabilirlo.
Probabilmente fu con il tradimento della triplice alleanza nella prima guerra mondiale; o forse ancora prima con i giochi politici di Cavour o ancor prima quando ogni contrada cercava un padrone diverso a cui asservirsi.
Oppure è stato dopo: quando tutti quelli che da fascisti che erano: ma solo dopo la fucilazione del duce, si dichiararono, tutti o quasi, degli antifascisti!
Chissà? Il chiedersi, poi, come mai Iddio Padre onnipotente non abbia fatto succedere la vicenda del Cristo in questa terra: appunto dimenticata, è la domanda che rivela, senza dubbio alcuno, la Sua infinità bontà.
Egli non volle certificare che Giuda era italiano!; per quanto, se uno andasse a ben cercare, probabilmente, scoprirebbe che era figlio illegittimo di un soldato romano!
Comunque sia, la nomea di “Italiani pizza e mandolino” e la sua conseguente precarietà ed inaffidabilità ne è la prima conferma!
Di certo c’è, ai giorni nostri, la constatazione che noi ingoiamo di tutto: da un Formigoni qualsiasi che non ricorda se ha fatto o no una vacanza a spese di qualcun altro; ad un leghista: Bossi, Salvini o chi per loro, che minaccia di querelare chi sparla dicendo di leghisti legati ad intrallazzi vari; a Scajola, ritrovatosi padrone di una casa pagata da un altro; all’ex responsabile della protezione civile che aveva una massaggiatrice brasiliana; alle agende natalizie per deputati e senatori che costano milioni dei nostri euro; ai Renzi ed alle fatine dei boschi che non sanno mai nulla di ciò che succede nelle loro case e tra i loro amici e parenti, è tutto un caravan serraglio di vicende che sembrano supposte di glicerina per quanto entrano e si assorbono facilmente.
E vogliamo dimenticare: i Gentiloni ed i Di Maio che arrivano al governo senza neppure riuscire a crederci loro stessi; le nipoti dei capi di stato egiziani; la prostituzione minorile; le concussioni, gli imbrogli, le evasioni fiscali che ci costano miliardi l’anno; la criminalità organizzata: sociale, politica, materiale, ideologica, religiosa e così via; la burocrazia stupida; le buche nelle strade mai riparate o riparate in modo che si debbano ancora riparare; e lo strozzinaggio di stato?
E che dire, infine, dei Salvini e delle Meloni and C. a scimmiottare: ora qui ora lì, uno appeso per i piedi?
Salvo poi ritrattare; ridimensionare; rifare daccapo, smentendo sé stessi come fosse la cosa più normale al mondo!
Noi italiani: a valle di tutto questo, comunque cediamo al ricatto continuo ed alla prevaricazione perenne di uno stato e dei suoi governi: chiunque li componga, ad anteporre uno smaccato ed incomprensibile “ BENE DEL PAESE “ mai facendoci comprendere: bene e chiaramente, perché lo stesso DEVE ESSERE sempre a danno dei “ PAESANI “ e ad essere sempre e comunque a danno delle stesse categorie di persone!
Queste ultime, peraltro, accettando ogni cosa: perché questo è il volere di Dio; perché tengono famiglia e, si sa: “« … la famigghia prima di tutto … capiscisti ah?!.»
Ecco appunto! E poi fingiamo di stupirci quando ci rivelano: “ toh che novità! ”, che Messina Denaro per trent'anni è stato latitante: a CASA SUA!
Allora: questo significa, quindi, quella triplice affermazione che recita: “ Dio, patria e famiglia! “ Ma su, per favore!
In qualunque paese del mondo una situazione come quella italiana avrebbe dato la stura ad una caccia al ladro evasore; una difesa ad oltranza dei più deboli; una veloce attuazione delle misure più urgenti ed efficaci a supportare il lavoro, la ricerca, l’innovazione, la scuola, la sanità, la giustizia; ed invece che si fa?
Si procede con la FLAT TAX, si abolisce il reddito di cittadinanza, si fanno condoni, si minacciano i presidi antifascisti, si perseguita (cazzo si!) un criminale sino a farlo diventare un martire: così poi si può sfruttare la protesta per la restaurazione; e così via seguendo quel piano illogico ma funzionale, in base al quale: arrivati al fondo del burrone si potranno tirare fuori solo quelli che saranno i servi utili da salvare!
Tutto questo è ciò che succede da un trentennio a questa parte in Italia!
In un paese in cui a milioni sono i giovani disoccupati; in cui a milioni sono i poveri veri; in cui falliscono centinaia di aziende al giorno; in cui la percentuale dei morti sul lavoro comincia ad essere endemica; in cui l’analfabetismo di ritorno è pari solo all’idiozia credulona indotta dai media e dall’ignavia stessa dei cittadini; in cui la giustizia è una barzelletta continua; in cui la sanità è una cinquina al lotto; in cui la cura del territori è la più scarsa d’Europa se non del mondo; in cui il sentimento e la compliance degli uni verso gli altri non sfocia in guerra civile solo perché sia gli uni che gli altri sono per il: “ cazzo adesso no, adesso ho da fare! “.
Ragione per cui ed alla fine, tutti quelli che arrivano a governare dicono sempre e soltanto: ben attenti a non farsi sentire da chi li ha, per l’ennesima volta, scioccamente eletti: “ … minchia che culo che abbiamo avuto! “e poi …