https://www.facebook.com/photo/?fbid=3334349093413501&set=a.397017047146735
Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
martedì 31 marzo 2026
“Con questa sinistra non andremo da nessuna parte.” - Nanni Moretti
martedì 10 febbraio 2026
Il Portogallo ha votato ed eletto in massa come nuovo Presidente il socialista progressista Antonio Josè Seguro.
Più che doppiato il candidato dell’ultradestra Andrè Ventura.
66,8% a 33,1% il risultato finale.
Una vittoria schiacciante che conferma due cose:
Quando vengono proposte (e applicate) ricette autenticamente di sinistra e progressiste, il popolo le sostiene e le vota.
La seconda e ancora più importante: al ballottaggio Seguro è stato votato non solo dai socialisti ma anche da liberali e centristi, con oltre il 10% di votanti in più rispetto alle ultime elezioni presidenziali.
Significa che i cittadini portoghesi hanno creato letteralmente un cordone sanitario per evitare che salisse al potere chi strizza l’occhio a nostalgie fasciste.
E questa è una grande notizia.
Prendiamo appunti.
Lorenzo Tosa
https://www.facebook.com/photo/?fbid=1467549778073808&set=a.281497466679051
sabato 10 giugno 2023
Il PD della Schlein - Giuseppe Salamone
A me non stupisce affatto che il PD della Schlein non abbia invertito la tendenza elettorale italiana. A dirla tutta non mi aspettavo nulla di diverso rispetto a quanto successo.
La fotografia di questa tornata elettorale non è altro che il consolidamento di ciò che si manifesta ormai da qualche anno a questa parte. La destra prende sempre gli stessi voti il che significa che il suo consenso va verso una stabilizzazione. Dall'altra parte, i voti che dovrebbero confluire nello schieramento opposto di cui il PD si arroga con saccenza e presunzione la guida, finiscono nel calderone dell'astensionismo sempre più pieno.
È la fotografia di un'Italia assuefatta e senza alcuno stimolo per recarsi alle urne a causa di una politica incapace di mobilitarla. Davanti a tutto ciò, la "sinistra" o presunta tale, dovrebbe essere quella parte in grado di rappresentare e incarnare una voglia di cambiamento; invece è quella parte che più di tutte risulta priva di un'ideologia, senza strategia e progetto politico valido e con una leadership tutto fumo e niente arrosto. Colori e armocromisti a parte eh...
La destra prospera perché manca la sinistra o perché siamo davanti a una "falsa sinistra" che ormai non riesce più a distinguersi dalla destra. Un consiglio non richiesto alla Schlein: vuole rappresentare un cambio di passo e una nuova rinascita per la sinistra? I temi da cui partire oggi sono i seguenti: NO alla guerra, NO all’invio di armi, NO alla servile sudditanza alla NATO e NO all'imperialismo.
Altrimenti, in queste condizioni, la destra dilagherà non solo alle prossime elezioni Europee, ma anche per il prossimo ventennio a seguire. Non perché viene vista come una speranza, ma per ritiro degli avversari senza nemmeno aver provato a giocarsi la partita. Purtroppo il problema sta sempre da un'altra parte, ovvero che per decidere qualcosa, bisogna chiedere il permesso alla Casa Bianca...
T.me/GiuseppeSalamone
Giuseppe Salamone
Giuseppe Salamone
https://www.facebook.com/photo?fbid=619775640183781&set=a.390859653075382
sabato 4 marzo 2023
… L come Libertà … ovvero: Tripoli bel suol d’amore. - Francesco Briganti
Ad un certo punto della sua vita il grande Lucio Battisti, smise di comparire in pubblico; le sue canzoni, vecchie e nuove, erano comunque alla ribalta via radio o attraverso i suoi Lp, ma della sua presenza in video o in concerti pubblici dovemmo: noi suoi fans, fare a meno.
Tutti, anche quelli che non erano esattamente suoi fans, sapevamo però che Lui c’era e perciò ognuno sperava che prima o poi tornasse a cantare dal vivo; poi, un giorno ci svegliammo con la notizia della sua morte ed al primo sgomento per la bruttissima nuova seguì una tristezza ed un senso di privazione infiniti; ci rendemmo conto, infatti e con intimo dolore, che con lui era morta una parte di noi!
Contemporaneamente al suo decesso moriva anche la nostra speranza e la sua decisione da “ ipoteticamente revocabile “ cambiava in “ impossibile “ perché: definitiva e immutabile. Finiva: quel giorno, un’epoca! E, tutti noi: giovani, giovanissimi e appena appena più maturi, toccammo con mano e ne ricavammo, forse, l’esatta percezione della morte che, fino a quel momento, non era stata altro che una, lontanissima, delle vicende possibili!
Anni fa Achille Occhetto ritirò dal palcoscenico italiano il grande Partito Comunista Italiano, ne cambiò il nome ed il simbolo: la falce ed il martello, che con il passar del tempo dalle radici di una quercia, dove era stato relegato comunque a memoria di ciò che eravamo stati, finì per sparire completamente.
Noi, che già allora eravamo di una “ sinistra vera “ e tali siamo rimasti, ne prendemmo atto; sapevamo che non sarebbe più stata la stessa cosa, ma avevamo la speranza che quelle radici fossero comunque sempre presenti e che ad esse, coloro che evolvevano con la nuova formazione, continuassero a ispirarsi.
Pur affievolendosi sempre più: man mano che quella nuova formazione CAMBIAVA in qualcosa di ulteriormente nuovo e diverso, quella speranza di aver una matrice comune ed un’idea fondante cui far riferimento è sempre stata presente in tutti quelli che, ancora nel 2022 alle ultime votazioni, hanno continuato a credere che il Pd fosse figlio, o forse nipote o addirittura anche solo lontanissima genia del PCI e del PSI.
Nella primavera-estate del 2022 quel democristiano baciapile e piccolo borghese di E. Letta, ma gran parte del lavoro l’avevano fatto già Renzi, Gentiloni ed i vari Monti prima e Draghi dopo, ci ha sbattuto in faccia e nel peggiore dei modi, che il partito di Enrico Berlinguer: da lungo tempo preda di una malattia era, tra infinite sofferenze, naturalmente deceduto e che con lui era morta ogni nostra nostalgica speranza di vedere, prima o poi, qualcuno: ancora degno di potersi definire compagno, tornare ad ispirarsi a quella idea che fu di Gramsci, di Ingrao, di Natta e di Nenni, De Martino e Pertini.
Passati sei mesi abbondanti dal “ settembre nero “ che ha visto assurgere al governo di questolerciopaese una “ dolce Arlecchina serva di più padroni: l’Europa ed i propri alleati, abbiamo già avuto modo di sperimentare quanto la “ vacuità violenta “: spiegherò perché, di una destra arruffona, abbuffina ed inconcludente sia già in via di completamento del piano “ GELLICCO “ della P2!
La strage :che domenica scorsa, ha visto solo per caso un numero di 67 vittime innocenti, si deve considerare come solo l’ultimo “ ESEMPIO “: in ordine di tempo, di quelle deviazioni sistemiche a cui, un fascismo di fatto, deve abituarci prima di passare alla propria irreversibile conferma ufficiale.
Gli attacchi alla libertà di pensiero e di parola; la continuazione e la esasperazione della legge Cartabia nei confronti della libertà di stampa; gli interventi estemporanei e diretti alla magistratura, alla giustizia, alla scuola, al valore della vita a prescindere da chi fossero i “ VIVI “ considerati e da tutelare, da parte di “ ministri “ di un popolo ad essere in realtà solo il 25% di un 50% di aventi diritto al voto: dunque di una infima minoranza rispetto alla totalità di questo popolo se esistesse come tale, SONO STATI i prodromi del “ peggio del peggio “ che, ancora e di più, seguirà man mano che si procede nei giorni a venire.
Da domenica scorsa, comunque siamo tutti più tristi!
Siamo tutti ed ancora una volta: orfani, vedovi, madri e padri a piangere qualcuno; siamo tutti ed ognuno: ad aver un minimo sindacale di “ animo umano “, coscienti che attendere vigliaccamente lo svolgersi del divenire, anche fossimo veramente disperati ed affranti per ciò che è successo senza comunque fare nulla per dimostrare sul serio la nostra avversione a quel divenire, CI RENDERA’ passivi complici e supporter di ogni squallido mefistofelico accadere!
La nostra vita già oggi non è più la stessa!
Come dopo la morte di Lucio Battisti ci sentimmo defraudati di una parte di noi, così dalla strage di domenica in poi, ad ogni ulteriore affermazione, ad ogni ulteriore manifestazione di questa destra: del piccolo ras arcoriano e fino alla “ dolce stilnovista “ Giorgia e passando per l’imbelle leghista, non avendo alcun segno di cambiamento effettivo dalla “ compagna (?) Schlein, NOI TUTTI faremo un passo: sempre di più vicino, a quei lager di deportazione che saranno: in primis solo virtuali, ma che poi e logisticamente occuperanno gli stadi e gli elenchi dei desaparecidos!
Se, infatti la compagna (?) segretaria sarà la definitiva conferma che la sinistra: italiana e parlamentare, E’ MORTA; se: Crocifisso il Partito Democratico sul Golgota di Montecitorio, quelle SUE donne ed uomini saranno capaci di cotanto squallido comportamento; se Conte ed i 5S stanno solo recitando una insulsa parte nel gioco scenico di un “ SISTEMA ITALIA “ alla sua fine, non resterà altro da fare se non arrendersi all’evidenza conclamata oppure nel cominciare a formare quelle cellule di resistenza: attiva ed effettiva, attese alla liberazione, secondo Costituzione, di “ questo, già di suo nell’ultimo trentennio, lerciopaese !”.
Erano SESSANTASETTE, erano giovani e forti e sono morti!
scendono pastose lente calde
solcano rughe segnate dal tempo
bruciano dalla fonte alla foce
inutili le lacrime solitarie
degli uomini senza un domani!
Se nemmeno questo serve più a farci reagire, allora allora: lasciate ogni speranza VOI che leggete giacché …
nessuno più risalirà a riveder le stelle!
https://www.facebook.com/photo/?fbid=2016590725211513&set=a.355881571282445
venerdì 5 febbraio 2021
Conte: “Il governo sia politico”. E si candida a leader giallorosa. - Luca De Carolis
L’ultima, classica scena dell’era Conte potrebbe essere l’inizio della nuova fase. A Mario Draghi per fare un governo servivano i Cinque Stelle dubbiosi e lacerati, e glieli porta in dote l’unico che poteva riuscirci, Beppe Grillo, sentito via telefono. Poi però c’è Giuseppe Conte, che dopo essersi sentito proprio con Grillo all’ora di pranzo parla davanti a palazzo Chigi, circondato da giornalisti assembrati, per dire che “serve un nuovo governo, politico”. E si rivolge innanzitutto “agli amici dei 5Stelle, a cui dico che ci sono e sarò sempre”. Perché sarà ancora in politica, magari anche come leader del M5S. Di certo come mastice e futuribile candidato premier giallorosa.
E infatti: “Agli amici Pd e di Leu dico che dobbiamo lavorare tutti insieme perché l’alleanza per lo sviluppo sostenibile che abbiamo iniziato a costruire è un progetto forte e concreto”. Da qui vuole ripartire Conte, dal patto anche con quei dem che in queste ore gli avevano chiesto in tutti i modi il sostegno al governo che verrà. Da quella coalizione che Matteo Renzi voleva disfare, con lo strappo che è già costato l’incarico all’avvocato. Così eccolo, il presidente uscente, che quasi lo giura: “Ho sempre lavorato perché si possa formare un nuovo governo. Mi descrivono come un ostacolo, evidentemente non mi conoscono o parlano in mala fede. I sabotatori cerchiamoli altrove”.
Non poteva essere lui a mettersi di mezzo. Ma il suo riferimento al governo politico, “che prenda decisioni politiche”, imperniato su ministri e punti di programma concordati con i partiti, non è proprio ciò che appare, un via libera. Fonti qualificate raccontano che quel riferimento sia anche e forse soprattutto un modo per sottolineare che questo esecutivo dovrà avere precise caratteristiche. Cioè si potrà fare solo concordando i temi con le forze politiche, “e finora nelle consultazioni di temi Draghi non sta parlando” assicurano le stesse fonti. Tradotto, Conte non fa muro. Ma ieri non voleva spingere le vele di Draghi. Piuttosto, rivendicare le ragioni e i temi dei giallorosa. Lo ha fatto dopo aver incontrato Draghi, mercoledì, e dopo aver (ri)sentito Grillo, convintosi ad appoggiare il nuovo esecutivo dopo una telefonata con l’economista romano. Un incastro a tre che cambia l’inerzia dentro il Movimento. Fino a mercoledì notte, in maggioranza per il no, secco. Ma già nell’ennesima assemblea del M5S, all’una della notte tra mercoledì e giovedì, il reggente Vito Crimi aveva di fatto aperto a Draghi. Un segnale che aveva colpito molto i parlamentari collegati via Zoom. Anche in questo caso per nulla casuale, visto che Crimi aveva parlato dopo aver ricevuto apposita telefonata di Grillo. Ieri, attorno alle 12.30, il segno dell’aria che tira lo dà una nota dell’ex capo ma leader di fatto, Luigi Di Maio: “Oggi si aprono le consultazioni di Mario Draghi e il Movimento ha il diritto di partecipare, ascoltare e assumere poi una posizione sulla base di quello che decideranno i parlamentari”. Tradotto, bisogna sedersi a quel tavolo, trattare.
Poco dopo, sul Foglio.it, la sindaca di Roma Virginia Raggi: “Il M5S apra a Draghi”. Quindi Conte, con microfoni su un tavolino in mezzo alla piazza e il portavoce Rocco Casalino che esorta le telecamere a inquadrare il Parlamento. Comunque vada i 5Stelle qualche eletto lo perderanno. Soprattutto in Senato, pieno di veterani che si sono esposti contro l’economista. “Chi crede che si possa creare un vero governo politico è cieco” ringhia Alberto Airola. Per ricucire si muovono due big, Paola Taverna e l’ex capogruppo Stefano Patuanelli. Ma lì fuori c’è sempre Alessandro Di Battista, contrarissimo a Draghi.
Mercoledì sera aveva capito la piega degli eventi, e si era appellato pubblicamente ai suoi: “Non cedete alle pressioni”. Ieri l’ex deputato si è incollato al telefono, chiamando molti maggiorenti. Ma l’inversione di marcia pare difficile. E comunque poi si torna sempre a Conte. “Nel suo intervento si è rivolto innanzitutto a noi, è la conferma che vuole essere il nostro leader” dicono in diversi.
Ma proprio per questo ora dal M5S risale forte la richiesta che l’avvocato entri ufficialmente nel Movimento, che si iscriva. “Giuseppe c’è, resta con noi” sillaba con soddisfazione dentro la Camera Federico D’Incà. Buon per loro.
sabato 17 ottobre 2020
IL VIRUS FALCE MARTELLO E 5 STELLE. - Rino Ingarozza
giovedì 1 ottobre 2020
Conte ha detto cose di sinistra. - Daniela Ranieri
I “moderni”. Eravamo abituati ad ascoltare “premier” che, citando a vanvera La Pira, parlavano col vocabolario della banca d’affari JP Morgan e del Centro Studi Confindustria e flirtavano con la finanza.
Se uno è povero e disoccupato è un po’ colpa sua. Bisogna lasciar fare al mercato. Il Reddito di cittadinanza crea un esercito di fannulloni. Dobbiamo aiutare le imprese, basta sussidi a pioggia. Quanto vi urtano queste asserzioni? Se poco, è perché ormai le abbiamo introiettate; ce le hanno somministrate per via intramuscolare per quarant’anni.
Il 27 settembre, in collegamento col Festival nazionale dell’Economia civile di Firenze, Giuseppe Conte ha fatto un discorso al cui centro erano invece queste parole: giustizia sociale; sviluppo sostenibile; spesa pubblica; valorizzazione della dignità del lavoro opposta al consumismo individualista. “Negli ultimi decenni – ha detto – il capitalismo si è avviluppato in una prospettiva neoliberale, inadeguata ad affrontare le crisi recenti”. Noi eravamo rimasti che il capitalismo era l’igiene del mondo e il neoliberismo lo Spirito del Tempo, e non bisognava mostrarsi schizzinosi ad abbracciarlo, altrimenti si finiva come in Cina.
“Distruzione del valore d’impresa, massimizzazione del profitto di breve periodo, l’uomo ridotto a una visione economicistica”, ha proseguito, impongono di “rimeditare il nostro agire in politica economica e sociale”, per rompere il “fallace incanto del benessere” secondo “l’obiettivo della giustizia sociale”. Sono parole da tempo impronunciabili, anche a sinistra; a parte Bersani, che infatti dal Pd è uscito, governanti e oppositori del centro(-)sinistra, dal D’Alema di Nanni Moretti in poi, si sono ben guardati dal dire “cose di sinistra”, convinti dai guru della comunicazione che ogni idea radicale fosse “massimalismo” e “pregiudizio ideologico” (del resto già De Gasperi, nel 1958, veniva accusato dai liberali e dal Sole 24 Ore di aver concesso all’opposizione, in nome della giustizia sociale e del solidarismo cristiano, troppe restrizioni all’economia di mercato); parimenti, i politologi spiegavano che “si vince al centro”, e intanto vinceva la Lega. Berlusconi ha insegnato a generazioni di servitori dello Stato che l’elettore appena sente l’espressione “giustizia sociale” pensa alla patrimoniale, e non bisogna spaventare il ceto medio produttivo, sennò poi quello si offende e porta i soldi all’estero (intanto i ricchi lo facevano lo stesso, impuniti o condonati, e la politica servile e cieca creava 8 milioni di poveri assoluti). Eravamo abituati a sentire “premier” che, citando a vanvera La Pira e vantandosi di guidare “il governo più di sinistra degli ultimi 30 anni”, parlavano col vocabolario della banca d’affari JP Morgan e del Centro Studi Confindustria e flirtavano coi magnati e gli squali apolidi della finanza, mentre la destra additava ai poveri i poverissimi quali causa della loro miseria, così da spezzare ogni solidarietà tra disgraziati. Non era solo questione di linguaggio: secondo alcuni leaks stranoti, la nostra Costituzione andava rivista in senso meno “socialista”, manovra peraltro tentata e per fortuna fallita. Norberto Bobbio, in Destra e Sinistra (1994), scrisse che la diade destra/sinistra va vista nell’ottica della dicotomia tra eguaglianza e diseguaglianza; per ironia crudele della sorte, l’edizione del 2014 uscì con un commento di Matteo Renzi, che dichiarava “superati” i confini stabiliti da Bobbio e li sostituiva con altri: “Aperto/chiuso”, come “dice oggi Blair. Avanti/indietro, chissà, innovazione/conservazione, movimento/stagnazione”. E invece no: la pandemia ha reso vieppiù chiaro che esiste una destra, nazionalista, individualista, antiscientifica, che difende il profitto a ogni costo ed è tarata sul singolo (persino sulla sua presunta libertà di infettare), e una sinistra che tutela la collettività e i diritti sociali, prevede l’intervento dello Stato in economia e a soccorso dell’indigenza e valuta le autonomie regionali nell’ottica di un’amministrazione pragmatica e funzionale, non di un’egemonia monetaria su questioni fondamentali di salute pubblica. Ci voleva un evento mondiale di portata catastrofica per demolire le farneticazioni su terze vie e “problemi né di destra né di sinistra”, perché se è vero che il virus non fa distinzioni di ceto, i suoi effetti sono diversi su fasce diverse della popolazione (e per fortuna il Reddito di cittadinanza dei “grillini” ha attutito il colpo per 3 milioni di cittadini), e le soluzioni per contenerlo e limitare i danni economici del lockdown sono eccome di destra o di sinistra. Ci sono gli squinternati, i minimizzatori devoti al Pil, Bolsonaro e Trump, Gallera e Fontana, “Milano non si ferma” e “Bergamo non fermarti”; oppure c’è la soluzione di Speranza e Conte di ascoltare gli esperti e adottare misure d’emergenza e di Sanità pubblica mettendo in secondo piano il Pil. Ogni terza via ambigua, come quella di Macron in Francia, si è rivelata non efficace. L’ha capito pure il premier inglese Johnson: “Non risponderemo a questa crisi con ciò che la gente chiama austerità”, e ha specificato: “Non sono un comunista”. Ci voleva tanto, per pronunciare l’indicibile: esiste un problema di distribuzione della ricchezza, di sfruttamento schiavistico del lavoro, di erosione del welfare e quindi dell’uguaglianza e della dignità umana. Questo perché la sinistra ha fallito proprio nell’interpretazione nel suo ruolo dentro la globalizzazione, omettendo di rappresentare la sua base d’elezione – i poveri, gli operai, i disoccupati, i precari, gli insegnanti – e consegnandola allegramente agli aguzzini dei finti contratti e dell’indegno salario, condividendone e ricalcandone pedissequamente il lessico e i non-ideali. Così la giustizia sociale, sotto la scure di una manipolazione progressiva, è diventata “invidia sociale”, mentre il lavoro è (ri)diventato una concessione dei padroni e il mero luogo della riproduzione della loro ricchezza, in una sudditanza psicologica che gli elettori hanno fatto pagare, da ultimo, al Pd di Renzi, il più alacre nel rinforzo ai forti col sacrificio dei deboli (vedi Jobs Act). La Lega di Salvini, che aveva preso i voti come forza di aggregazione dei popoli contro le élite e i poteri forti, si è rivelata invece una propaggine neoliberista del potere a guardia dello status quo, con, in più, innesti di furbo provincialismo finanziario. In un momento in cui i soliti rottweiler competitivisti (spesso “progressisti”) attaccano quotidianamente e con ferocia i lavoratori, il settore pubblico, il blocco dei licenziamenti e le misure di sostegno al reddito (anche con volgari spiritosaggini da bar, come fa il dottor Bonomi) e assolvono bonariamente gli imprenditori che hanno finto la Cassa integrazione per rubare soldi pubblici, Conte ha pronunciato parole-tabù, liberandole da decenni di interdizione; sarebbe bene che il M5S e il Pd le facessero proprie e le traducessero in politica vera, invece di allontanare sempre più il popolo con astratti bizantinismi identitari.
venerdì 11 settembre 2020
La Sinistra per Salvini. - Marco Travaglio

Dopo il “va’ a cagare” di Roberto Saviano a Nicola Zingaretti perché il Pd (con 188 voti a 13) osa tenere posizione del Pci-Pds-Ulivo-Ds-Pd degli ultimi 40 anni sul taglio dei parlamentari, si sono ufficialmente aperte le iscrizioni al nuovo partito “Sinistra per Salvini a sua insaputa” (di Salvini, ma anche della Sinistra medesima). Il tesseramento sarà però riservato ai soli meritevoli, previa rigorosa selezione dei requisiti, di cui anticipiamo qui un breve manuale-decalogo di istruzioni.
1. Al solo sentir nominare Giuseppe Conte, assumere un’espressione infastidita, malmostosa e sarcastica da “Che ci tocca vedere e come siamo caduti in basso, signora mia!”. Praticamente la stessa di Salvini, Maglie e Capezzone.
2. Sul referendum per il taglio dei parlamentari, annunciare un No a prescindere e poi restare sul vago: il problema è un altro, ci serve ben altro, c’è modo e modo, risparmiare è una vergogna (e poi si risparmia poco), con tutto quel che succede nel mondo, quel taglio non aiuta i poveri e i disoccupati e i malati di Sla, insomma non se ne può più. Alla mala parata, buttare lì parole come “populismo”, “antipolitica”, “antiparlamentarismo” e “rappresentanza”, che si portano su tutto. Omaggiare i Padri costituenti del 1948, sperando che nessuno si ricordi che i 945 parlamentari li decise la Dc nel ’63 per moltiplicare le poltrone. E, alle obiezioni di Carlassare, Zagrebelsky, Onida, De Siervo, Zaccaria e altre scartine, opporre i solidi argomenti dell’ultimo giureconsulto reclutato da Repubblica: Billy Costacurta.
3. Rimuovere dai propri scaffali libracci come La Casta di Stella e Rizzo (2007), non sia mai che si notino sullo sfondo nelle dirette tivù. Se interrogati sul punto, negare di averli mai letti e, tanto meno, condivisi. Il silenzio sul referendum dei due autori aiuterà prima o poi a credere che non siano mai stati neppure scritti.
4. Ricordare che Grillo, con i suoi Vaffa contro i condannati in Parlamento, è volgare e violento, mentre Saviano, col suo “va’ a cagare” all’incensurato Zingaretti, è elegante e delicato.
5. Ripetere che i 5Stelle sono di destra come la Lega, Di Maio è uguale a Salvini e il Pd, alleandosi col M5S, è diventato di destra: invece prima, con l’Innominabile, il Jobs Act, la Buona scuola, i tagli alla sanità, le leggi pro-evasori, l’Italicum, il Rosatellum e la Costituzione Boschi- Verdini, era terzinternazionalista. In caso di obiezioni, citare i dl Sicurezza (senza dire che Salvini li ha copiati dai compagni socialisti spagnoli) ed evitare di menzionare Reddito di cittadinanza, dl Dignità, Anticorruzione, blocca-prescrizione, manette agli evasori, rimborsi ai truffati dalle banche, bonus ai bisognosi, cacciata dei Benetton.
Sennò poi la gente pensa che abbiano fatto più cose di sinistra i 5Stelle in 2 anni che la sinistra in 40.
6. Leggere e memorizzare gli editoriali di Molinari, di Giannini, di Damilano, di De Angelis, di Folli, di Franco, di Cassese, dei due Merlo e di due Feltri su tre. Poi, se restano dubbi, usare come bussole Orfini, Zanda, Casini e Violante e Finocchiaro, che portano sempre buono.
7. Nei momenti di perplessità, ripetere alcuni mantra auto-rassicuranti perché auto-avveranti: “Le scuole non riapriranno mai più perché la Azzolina è un’incapace”, “Il Recovery Plan non verrà mai presentato e perderemo tutti e 209 i miliardi del Recovery Fund perché Conte è un cialtrone”, “I boss non li scarcerano i giudici di sorveglianza, ma quel mafioso di Bonafede che ha fatto la vera trattativa Stato-mafia: l’ha detto quel programma dove urlano tutti”, “La Lamorgese è peggio di Salvini”, “Il Pd deve tornare a sinistra con Gori o Bonaccini, così magari rientrano pure i renziani e Calenda, e Bonomi si iscrive”, “I 5 Stelle sono morti”, “Salvini, comunque la si pensi, è un grande politico”, “Di Maio faceva il bibitaro”, “De Benedetti è di sinistra”, “Con Forza Italia si deve dialogare perché è piena di competenti”, “La classe dirigente della Lega al Nord è piena di amministratori validi”, “Il governo ha gestito benino il lockdown, ma era facile”, “I Dpcm sono eversivi”, “Ci hanno nascosto i piani pandemici”, “Le discoteche le ha riaperte il governo”, “Basta bonus a pioggia”, “Vietare i licenziamenti è incostituzionale e danneggia la ripresa”, “Aspettiamoci i forconi, le sommosse, le rivolte sociali e i moti di piazza a settembre, massimo a ottobre”, “Conte cade la sera del 21 settembre, anzi domani”.
8. Nel tempo libero, come hobby, elogiare Draghi e la Cartabia, senza dimenticare Amato, Cassese, Cottarelli e Bertolaso, come “riserve della Repubblica”, pronunciandone i nomi con aria estasiata, occhi trasognati, mani giunte e un filo di bavetta alla bocca. Così la gente penserà che, se cade Conte, tutti si precipiteranno in massa a votare le riserve della Repubblica anziché i titolari Salvini, Meloni&C.
9. Non domandarsi mai come si fa a combattere le destre avendo gli stessi nemici, cioè sparando sullo stesso premier e lo stesso governo su cui sparano anche Salvini e la Meloni: potrebbe affacciarsi qualche dubbio sul concetto di combattere Salvini e la Meloni.
10. Non domandarsi come mai, se questo governo è nemico della sinistra, lo è pure di Confindustria e dei gruppi Fiat-Fca, Berlusconi, De Benedetti, Caltagirone, Riffeser, Angelucci, Romeo e dei loro house organ: potrebbe sopraggiungere qualche dubbio sul concetto di sinistra. E pure di destra.
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/09/11/la-sinistra-per-salvini/5927848/
giovedì 31 ottobre 2019
DEL PERCHÉ VINCE LA DESTRA (COMUNQUE SI CHIAMI) E DEL PERCHÉ È SCOMPARSA LA SINISTRA (COMUNQUE SI CHIAMI) - Turi Comito

I movimenti politici del XIX secolo più o meno rivoluzionari più o meno riformisti (non solo marxisti, non solo anarchici, non solo "utopisti") hanno tutti condiviso questa impostazione di base e si sono incaricati, ciascuno a modo suo, di trovare una maniera per ridurre o addirittura liquidare le enormi differenze di ricchezza che esistevano nelle società europee moderne giustamente chiamate società capitaliste.
Dal conflitto tra capitalisti e proletari - non risolto dal fascismo o dalla rivoluzione leninista - sono nate le società cosidette di Welfare. Prima (anni 20/30 del 900 nei paesi scandinavi), poi, nel secondo dopoguerra, in tutti i paesi dell'Europa occidentale.
Ad un certo punto della storia (fine anni 70) questa idea (cioè l'idea del conflitto tra classi) si logora, si indebolisce e, infine, muore. Perché? Perché viene sostituita da un'altra idea potentissima (e vecchissima allo stesso tempo).
E cioè che non esiste il conflitto tra classi, che non è vero che la diseguale distribuzione di ricchezza produce malessere sociale, sfruttamento, marginalità, ecc. Anzi, la diseguale distribuzione della ricchezza produce più ricchezza per tutti: per chi ne ha già e per chi non ne ha. Il conflitto tra capitale e lavoro è una assurdità. Poiché senza il capitalista (imprenditore creativo) il proletario (un fessacchiotto solo buono ad avvitare bulloni nella catena di montaggio) non ha lavoro e dunque neppure quel minimo di ricchezza che gli consentirà di vivere. La società perfetta è perciò quella in cui le classi collaborano, in cui ciascuno fa del suo meglio per accrescere la ricchezza complessiva della società, sapendo che più cresce la ricchezza complessiva più ciascuno starà meglio.
Questa idea è ormai radicatissima, praticamente inespugnabile, malgrado i fatti la contraddicano in continuazione. Un esempio per tutti: in questi anni di crisi (ormai dieci) la concentrazione di ricchezza in tutti i paesi europei è aumentata a dismisura mentre la povertà non si è affatto ridotta e anzi si è allargata a fasce sociali prima non contigue con quelle più marginali (non ho tempo né voglia di darvi qui le fonti: cercatevele se non ci credete, le troverete facilissimamente).
Ora, la domanda è: come è possibile che l'idea politica del conflitto tra classi - che ha generato, dentro le istituzioni democratiche, livelli di benessere sociale mai visti prima - sia morta mentre quella della collaborazione tra classi (malgrado sia falsa) sopravviva e domini senza alcun contrasto?
Viene in mente di applicare a questa situazione una felice frase, attribuita a Steinbeck, che parlando degli Stati uniti diceva: "in america non esiste il movimento socialista perché i poveri si considerano ricchi momentaneamente in difficoltà".
L'americanizzazione dell'Europa sta in questo: nell'avere espugnato dalla società e dalla politica l'idea del conflitto di classe e di averla sostituita con l'idea della felice collaborazione tra classi.
Si è passati dunque, nel giro di qualche decennio, dal considerare il capitalista un avversario di classe (addirittura un "nemico" per i più rivoluzionari) al considerarlo il benefattore che ti dà reddito, lavoro e soldini per comprare - a rate - l'iPhone.
Come si sia arrivati a questo credo non sia difficile da spiegare. Il capitalismo del secondo dopoguerra è un capitalismo dal volto umano. Ha due caratteristiche principali: è regolato dallo Stato in maniera pesante e produce, al massimo grado e più di quanto non abbia mai fatto prima, consumismo. Nazionalizzazioni, regolamentazione statalista delle industrie considerate "strategiche", costituzionalizzazione del sindacalismo e dei diritti sociali, regole che modificano fortemente le logiche classiche del mercato (si pensi allo Statuto dei lavoratori), pesante tassazione dei redditi elevati (redistribuzione della ricchezza) sono tutti elementi che si intrecciano fortemente con un capitalismo che offre sempre più beni di consumo a poco prezzo e sempre più "truccati" da status symbol. Tutto questo produce un effetto sociale, e quindi politico, non trascurabile: il proletario, lo sfruttato dal capitale, comincia seriamente a pensare non solo di non essere sfruttato ma di essere al centro degli interessi del capitale stesso. Non si sente manco più proletario (perde, secondo il linguaggio marxista, la "coscienza di classe") e si considera un'altra cosa. Non sa bene cosa ma non più uno sfruttato dal capitale visto che gode di una serie di diritti fino a pochi anni prima inimmaginabili (sciopero, assegni familiari, pensione, ferie e malattia pagate, bonus extra contratto collettivo, ecc. ecc.). Velocemente il proletario abbastanza ben pasciuto acquisisce una collateralità e poi una piena identificazione con quel ceto medio piccolo borghese che storicamente mai è stato di sinistra, mai ha creduto nel conflitto tra classi, mai ha pensato, non dico di rivoluzionare il capitalismo, ma neppure di riformarlo.
Se così stanno le cose - e per me non ci sono santi: stanno così - mi pare del tutto ovvio che non ci sia spazio, in politica, per chi ripete la vecchia storia del conflitto tra classi. C'è spazio invece per tutto il resto: per il liberismo, per il social-liberismo (liberismo + qualche ammortizzatore sociale), per il corporativismo (fascista e non), per il sovranismo (nazionalismo liberista/
Se questo è vero - e per me, anche stavolta, non ci sono santi: è vero - è inutile ripetere la tiritera (che tanti in questi anni, mesi, giorni, raccontano come pappagallini ammaestrati) che in Italia la "sinistra" non ha progetti, non ha idee, non ha programmi, non ha partiti in grado di opporsi alle destre.
E' semplicemente falso.
Ci sono millemila partiti di sinistra (dai marx-leninisti puri e duri che impugnano falce e martello pure al cesso, agli utopisti di PaP, ai tiepidissimi socialdemocratici di LeU) che continuano ad offrire piattaforme che si rifanno alla idea del conflitto sociale. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Il fatto è che non li vota nessuno, non li segue nessuno, non li ascolta nessuno.
Perché? Perché nessuno crede più all'idea di conflitto di classe. E non perché quei partiti dicano scemenze (o solo scemenze) ma perché la società nella quale viviamo si è trasformata radicalmente (antropologicamente, diceva Pasolini) e domina un sentimento universale di opportunismo qualunquista che io, per mia comodità personale, chiamo piccolo-borghesismo. Un sentimento che fa ritenere, per esempio, al sottoproletario urbano di essere un benestante borghese perché ha in mano (non importa come lo ha ottenuto) un iphone e siede accanto al suo tavolo in un pub a bere una birretta.
Dalla parte opposta, a destra, invece viene votata - con una tranquillità che fa impressione - qualunque cosa a seconda degli umori del momento. Berlusconi, il Pd, la Lega, il M5S, qualunque cosa, insomma, non faccia più, manco per scherzo, riferimento all'idea del conflitto di classe. E dire che di cazzate immani, di stronzate intellettualmente infime e ridicole e razziste e pericolose e delinquenziali ed eversive, questi partiti ne dicono e ne fanno ben più di qualunque partitello di sinistra radicalissima.
A me la situazione pare questa. E me ne convinco sempre più che sia questa perché altrimenti non mi spiego il continuo successo delle destre comunque si chiamino e chiunque ne sia leader da un trentennio a questa parte (e non solo in Italia).
E fino a che non resuscita, per un qualche miracolo, l'idea del conflitto tra classi è inutile perdere tempo a schiamazzare sul fatto che in Umbria (in Sardegna, in Basilicata e ovunque) vinca la Lega e perda il Pd perché corrotto. E' una cazzata inaudita.
Il Pd perde perché non interpreta bene la voglia di destra radicale che circola nel paese. La corruzione non c'entra una minchia. Altrimenti non si voterebbe un partito che ha fatto sparire 49 milioni di euro di finanziamento pubblico. E non c'entra manco la questione dell'immigrazione: ché non mi pare che il PD abbia abolito, ora che è al governo, i decreti salvini. C'entra molto di più, invece, la questione della Flat Tax ad esempio, che tutti vogliono e desiderano come la panacea di tutti i mali. O l'altra questione pompata ad arte dai media: quella di ripristinare l'ordine sociale manomesso e sovvertito dalla crescente (altra stupidaggine) criminalità e microcriminalità.
Il fatto è che questa crisi, questo capitalismo libero dalla zavorra ideologica del conflitto di classe, ha prodotto milionate di incertezze ancora prima che milionate di disoccupati, sotto occupati ed emigrati. C'è una società in cui ogni cosa che sembrava eterna (il posto fisso, la casa di proprietà e quella di villeggiatura, la pensione, l'ascensore sociale dei titoli di studio, ecc.) si è sfarinata.
E alle incertezze si risponde con le certezze. In una politica fatta di spettacolo e di talk show vince chi ne offre di più. La Lega offre certezze, l'altra destra, quella social-liberista, offre dubbi, tentennamenti, distinguo (anche se poi fa le stesse cose della destra liberista: chi ha snaturato lo Statuto dei lavoratori? Berlusconi o Salvini? No, Renzi e il PD).
Il piccolo borghese in difficoltà non ama i dubbi e non ama chi li propone, ama le certezze e i capi.
Questo piccolo borghese adesso tutto patria e sovranità, tutto trumpista anti mondializzazione è lo stesso piccolo borghese intellettualmente mefitico e qualunquista che quando a Genova la polizia pestava a sangue e torturava i no-global non stava dalla parte di questi: stava dalla parte di chi le cariche di polizia le ordinava. A quei tempi, il sovranista nazionalista di oggi, era mondialista.
Fa schifo questa cosa, vero?
Eppure è così, ne conoscete tanti di questi qua. Ci lavorate accanto, ci andate a passeggio, ci parlate ogni giorno al bar.
Forse siete così anche voi.
Nulla di grave se è così.
Anzi, rallegratevene: siete ormai la maggioranza.
Vincerete voi.
Da noi, che crediamo ancora qualcosa che assomigli all'idea di conflitto di classe, non avete nulla più da temere.
Noi da voi sì.
----
(1) per capirci: liberismo=forza italia, social-liberismo=PD/
https://www.facebook.com/turi.comito/posts/10217607687217948



