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lunedì 11 maggio 2026

MELONI: DEBITI E INCIUCIO. PER UN'ITALIA IN BOLLETTA - Ivo Caizzi

 

Al governo di Meloni, Tajani e Salvini non è bastato aver fallito un primo inciucio con la Commissione europea, che prevedeva di ridurre il deficit eccessivo sotto al 3% del Pil
per uscire dalla relativa procedura d’infrazione Ue e poter aumentare pericolosamente il maxi debito pubblico, verosimilmente per elargire fondi anche a bacini di voti e lobby varie in vista delle prossime elezioni politiche.
Ora Meloni & C. ci riprovano.
Chiedono all’Europa di poter utilizzare da clausole/deroghe fino a revisioni contabili per svicolare le restrizioni imposte ai Paesi membri con difficoltà finanziarie dalle nuove (e pur più blande) regole di controllo sui bilanci nazionali del Patto di stabilità Ue.
Anche questo secondo inciucio servirebbe a sfondare i limiti di spesa pubblica senza subire i richiami della Commissione, politicamente negativi in campagna elettorale. Ma secondo quanto è trapelato informalmente dal negoziato riservato tra Roma e Bruxelles, per superare con un compromesso i “no” dell’Ue all’Italia super-indebitata, verrebbe richiesto al governo di fare concessioni come mantenere l’impegno di acquisti militari multimiliardari e rimangiarsi il “no” al contestatissimo euro-strumento Mes.
Meloni & C. dovrebbero piuttosto attuare con urgenza politiche economiche e di bilancio efficaci, anche per evitare attacchi speculativi sul maxi debito. Non sono scivolati solo sul deficit eccessivo.
Hanno registrato da una crescita rasoterra (nonostante gli aiuti e i prestiti Ue del Pnrr) al rischio di recessione, ammesso dal ministro dell’Economia Giorgetti, fino all’aumento dell’indebitamento a 3.139 miliardi. Un primo allarme di possibili attacchi speculativi è arrivato con il recente deprezzamento dei titoli di Stato.
Clausole/deroghe e inciuci Ue salvano per un po’ dagli euro-richiami sui conti pubblici. Ma non eliminano le pesanti difficoltà di bilancio dell’Italia, peggiorate da effetti delle guerre in corso (non solo energetici), che gravano soprattutto sui meno abbienti.
Spendendo di più e male, il maxi debito sale anche se a Bruxelles concedono più “flessibilità”. Vanno invece investite meglio le ingenti entrate fiscali (incrementabili recuperando tasse evase o eluse e tanto altro) per sostenere adeguatamente l’economia e i cittadini penalizzati da diseguaglianze da Terzo mondo.
In ogni caso, il governo non può sprecare denaro pubblico per mance elettorali.
Né si può chiedere all’Italia con le casse quasi vuote di fare ancora più debito per la difesa da un ipotetico futuro attacco bellico.
La priorità di spesa resta difendere gli italiani nella simil-guerra civile in atto con troppi morti, feriti, devastazioni e impoverimenti.
Già solo l’insufficiente finanziamento e controllo del Servizio sanitario pubblico (spesso penalizzato per favorire la sanità privata) ha contribuito alle molte migliaia di decessi stimati annualmente per presunta “malasanità”.
Si sale nelle centinaia di migliaia contando i pazienti con danni non letali o esclusi dalle cure per lunghe liste di attesa.
Altre migliaia di morti e feriti scaturiscono dal non saper garantire più sicurezza sulle strade, sul lavoro, nelle città, nelle aree in dissesto e nelle carceri. Scontri cruenti si combattono per traffici di droga della criminalità organizzata con tante vittime e menomazioni anche tra i tossicodipendenti e tra incolpevoli abitanti vicini alle piazze di spaccio.
C’è poi la strage lenta tra circa sei milioni di cittadini in condizioni di povertà e di esclusione sociale, che già da bambini scontano carenze alimentari e danni esistenziali destinati a minare salute, equilibrio psico-fisico e aspettative di vita. I bassi salari e i prezzi in salita dei beni necessari stanno decimando la classe media. Un esercito di giovani deve “disertare” – emigrando all’estero – per sfuggire la disoccupazione o compensi vergognosi.
Anziani indifesi finiscono prigionieri in Rsa simili a lager o in balia di bande di truffatori. Gli speculatori immobiliari provocano masse di “gentrificati” e senzatetto paragonabili a sfollati nei conflitti.
Preoccupa vedere Meloni & C., al quarto anno di mandato, mendicare in Europa di poter aumentare l’indebitamento.
Se lo ottenessero e continuassero a mal gestire la spesa pubblica – anche con insostenibili acquisti di armi e sprechi elettorali – moltiplicherebbero i pericoli di morti e feriti in Italia. Potrebbero far esplodere tensioni sociali e avviare verso uno scenario di crollo finanziario (tipo Grecia). Anche perché il governo “sovranista” avrebbe dovuto almeno allargare la quota nazionale del maxi debito, mentre è cresciuta quella in mani estere a oltre mille miliardi:
dilatando gli spazi per attacchi degli speculatori.

martedì 5 maggio 2026

Melillo scrive a Nordio e Piantedosi.

 

Questa è una di quelle giornate che segnano un prima e un dopo. Una di quelle date che finiscono dritte nei libri di storia perché quello che è successo non ha precedenti.

Il Procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo ha preso carta e penna e ha scritto una lettera senza appello al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo. Non era mai successo che la massima autorità investigativa contro le mafie dovesse arrivare a un gesto così estremo e pubblico per denunciare il rischio di un collasso del sistema.

Il contenuto è da brividi. Melillo parla di unl“obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”
Avete capito bene? Grazie alle norme di questo governo, siamo tornati indietro nella lotta ai clan e ai terroristi. Un effetto che il Procuratore definisce “oltremodo grave e allarmante”

Siamo davanti a paradossi che gridano vendetta. Per colpa dei nuovi limiti, oggi puoi usare le intercettazioni di un altro processo per una ricettazione o un documento falso, ma non puoi usarle per inchiodare qualcuno per riciclaggio mafioso o scambio elettorale-mafioso. È una follia pura che favorisce solo i colletti bianchi e i boss. Le procure sono costrette a spendere il doppio dei soldi per rifare le stesse intercettazioni, sprecando risorse preziose.

E mentre accade tutto questo, la Presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo si è tenuta la lettera nel cassetto per giorni senza dire nulla a nessuno.

È “gravissimo e inaccettabile” che una comunicazione così urgente sia stata nascosta. Sembra quasi che qualcuno debba fare da "guardaspalle" al governo invece di difendere la legalità.

Dopo questo schiaffo della realtà, ci auguriamo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più i nomi di Falcone e Borsellino. Non puoi fare passerelle ogni 19 luglio e poi avallare leggi che, come dice Melillo, creano un vulnus nell'azione di contrasto ai rapporti tra mafia e colletti bianchi. La lotta alla mafia si fa con i fatti, non con le sceneggiate da Mentana mentre si disarmano i magistrati.

Noi non stiamo zitti. Gli italiani hanno già detto NO a questo scempio con il Referendum, ma loro continuano a ignorare il voto e gli allarmi di chi rischia la vita sul campo. È ora di finirla con questa ipocrisia.

https://www.facebook.com/photo/?fbid=1507028241069838&set=a.501020205003985

Il sospetto che questo governo fosse troppo indulgente nei confronti di personaggi poco rispettosi della legge era nell'aria...

cetta

giovedì 16 ottobre 2025

Popolo sovrano.



Saremmo noi il popolo sovrano... cosi' è sulla carta, ma sarà vero?

L'art. 1 della Costituzione recita:

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

E' vero che decidiamo noi da chi essere governati con il voto... ma è anche vero che, se i personaggi scelti da noi non si adeguano ai dictat di chi detiene il potere economico e non vuole mollarlo, vengono defenestrati, come è successo con il m5s ad opera di un bulletto entrato in politica solo per fare il bello e cattivo tempo... lui si diverte cosi'...
Noi, oltretutto, come popolo sovrano abbiamo solo gli oneri e pochissimi diritti!
Infatti, manteniamo una pletora di personaggi che, una volta raggiunto il traguardo, non si preoccupano di amministrarci come promettevano di fare durante la campagna elettorale, ma ci caricano di ulteriori oneri per sperperare i nostri soldi a loro piacimento, senza tenere conto di ciò che abbiamo espresso durante i referendum da loro stessi promossi!
I sovrani sono loro, purtroppo... noi siamo i loro sudditi...

cetta

mercoledì 27 agosto 2025

La manovra che verrà. - Daria Paoletti

 

I partiti aprono il cantiere delle richieste, con un occhio alle prossime scadenze elettorali.

Nell’estate delle spiagge vuote, del caro vacanze che pare aver colpito il mitologico ceto medio, nel Ferragosto dei saldi negli stabilimenti balneari, la politica fa i conti. Quelli della manovra che arriva con l’autunno, come sempre, ma pure con il voto delle regionali: uno stillicidio di urne che si aprono quando sulla riviera marchigiana si staranno mettendo via gli ombrelloni e i tedeschi, se ci fossero, avrebbero ancora fatto il bagno, e che potrebbero chiudersi non prima di novembre. Persino inoltrato. All'incirca un voto al mese, giusto per accompagnare la messa a punto della prossima legge di bilancio. Che dunque più di altri anni rischia di finire preda degli appetiti elettorali dei partiti.

Ed ecco dunque che la prima richiesta che arriva punta proprio a quel ceto medio che mai come quest’anno pare soffrire il caro tutto, e gli stipendi fermi al palo da anni. Ed è Forza Italia a battere sul tempo tutti: vuole abbassare l’aliquota intermedia dell’Irpef dal 35% al 33% cercando di ampliare lo scaglione fino a 60mila euro. Un’operazione che a via XX Settembre potrebbe costare circa 4 miliardi ma che potrebbe aiutare i consumi.

L'altro grande nodo da sciogliere è quello della rottamazione. La quinta. A cui Matteo Salvini non vuole rinunciare: obiettivo consentire la rateizzazione dei debiti con il fisco in dieci anni senza sanzioni e senza interessi. Tace per ora il ministro, leghista, Giorgetti. Mentre si fanno i conti, che raccontano di un impatto immediato di circa 5 miliardi di euro sul primo anno di bilancio, anche se diluito negli esercizi successivi. Il ritorno elettorale, quello, è invece imponderabile.

E non sarebbe estate – e manovra – senza il capitolo pensioni, anzi “la vera soglia di libertà pensionistica” come la chiamano dalle parti del sottosegretario Durigon: 64 anni e 25 anni di contributi. Le risorse? Quello che conta - dice - è la volontà politica.

Tacciono dalle parti di via XX Settembre, dove il ministro Giorgetti ha la priorità di tenere conto del vincolo dei saldi di bilancio da mantenere in linea con gli impegni europei. La strategia adottata sinora ha conquistato un miglioramento del rating sul debito pubblico e un abbassamento dello spread con il Bund in area 80 punti base. E se è vero che meno interessi da pagare significano, con un’equazione grossolana, minore necessità di prelievo fiscale al ministero sanno che bisogna far quadrare la riduzione della prima aliquota Irpef e il taglio del cuneo fino a 40mila euro, che assorbono già quasi 18 miliardi, con quelle che saranno richieste e necessità. Un punto di equilibrio sempre fragile.

Gira quasi tutto intorno ai partiti di maggioranza. A quelli di opposizione resta raccontare del Paese con i lettini deserti e i salari erosi dall’inflazione e dai rincari. E macinare chilometri di campagna elettorale. In attesa di limare alleanze e intese, chiudere sui candidati, una battaglia comune resta quella sul salario minimo. Che dunque assume una nuova declinazione e diventa la promessa della variante regionale: dove si vince, è la sfida della stagione estate/autunno 2025, lo faremo. Almeno lì.

https://tg24.sky.it/politica/2025/08/14/manovra-bilancio-2026-programmi-partiti-regionali?utm_source=Klaviyo&utm_medium=campaign&intcmp=nl_editorial_insider_null

mercoledì 6 agosto 2025

Caso Almasri, se ora Meloni rischia il testacoda politico.

 

Liberare Almasri non rispecchia l’azione di un governo “legge ed ordine”. La premier ci mette la faccia: sa che è una prova del fuoco per la maggioranza.

(Flavia Perina – lastampa.it) – La premier Giorgia Meloni ha capito benissimo, e di sicuro prima degli altri, che il dibattito sull’autorizzazione a procedere contro i ministri Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano sarà una prova del fuoco per il governo, il momento di un possibile corto circuito tra ragioni di giustizia, ragioni di Stato e ragion politica della maggioranza.

Se ha aperto l’ombrello della corresponsabilità personale sui tre collaboratori è anche per questo. Come in altre circostanze è chiamata in prima persona a risolvere i pasticci e le approssimazioni dei fedelissimi, consapevole che la loro vecchia linea difensiva sulla scarcerazione e rimpatrio del generale libico Nijeem Osama Almasri, le giustificazioni tecniche, i vaghi accenni a verbali mal tradotti e a date contraddittorie, non saranno sufficienti a fare scudo all’esecutivo.

Certo, il voto d’aula favorevole ai ministri è scontato, ma tutto il resto no. A cominciare dal rischio politico connesso al salvataggio di un torturatore, con un lunghissimo curriculum criminale, un personaggio sulfureo che nelle logiche della destra avrebbe meritato il fine pena mai.

È largamente franata la linea difensiva degli esordi, quando si cercò di archiviare la questione come ennesima prova della malevolenza dei giudici (europei in questo caso) verso il centrodestra o addirittura come un complotto tedesco per riversare sull’Italia l’incombenza di un arresto complicato. Ma anche riferirsi a una manovra anti-governo della magistratura italiana è più difficile che in altri casi.

Il Tribunale dei ministri che chiede l’autorizzazione a procedere nei confronti di Nordio, Piantedosi e Mantovano è un organo collegiale costituito per sorteggio: esattamente la pratica che la destra vuole introdurre per l’elezione del Csm come massima garanzia di imparzialità.

Per di più l’inchiesta sulla liberazione e sul rimpatrio di Almasri non nasce “motu proprio” dall’iniziativa di un pubblico ministero ma dalla denuncia di un privato cittadino. C’è infine l’assennatezza con cui lo stesso Tribunale, dopo i doverosi approfondimenti, ha archiviato la posizione della premier, distinguendo (lo ha spiegato ieri il presidente del Csm Cesare Parodi, un moderato non tacciabile di faziosità) tra responsabilità penale e politica. Insomma, risulta quasi impossibile riesumare il vecchio claim: vogliono abbattere il governo per via giudiziaria.

Neppure la fuga di notizie è contestabile. L’annuncio dell’esito delle indagini preliminari l’ha data Giorgia Meloni in persona, non un quotidiano “avversario”, non una fonte interessata a intorbidare le acque, e vai a vedere quali carte e quali dettagli ha messo insieme il Tribunale, e in che misura contraddicono le spiegazioni date in aula da Nordio e Piantedosi forse nella convinzione che il caso si sarebbe inabissato senza code giudiziarie.

E tuttavia il corto circuito ha anche una natura più politica. I reati contestati ad Almasri, descritto dalle sue vittime come il sadico capo della polizia di Tripoli, torturatore e assassino anche di bambini, suscitano un rifiuto morale che non conosce destra e sinistra. Averlo di fatto graziato e persino rimpatriato con l’onore di un volo di Stato non è certo l’azione di un governo “legge e ordine”, che per di più si vanta di esercitare a tutto campo la sua sovranità.

È questo il cortocircuito che Giorgia Meloni dovrà affrontare in prima persona, perché se il dibattito d’aula ha un esito pratico già scritto – il centrodestra farà muro contro l’autorizzazione a procedere e vincerà – il risultato politico è tutt’altro che messo in sicurezza. La premier dovrà metterci la faccia. Coprire la pasticciata liberazione di Almasri con un “non possumus” in nome dell’interesse nazionale. E sperare che basti per accontentare almeno il pubblico dei suoi elettori.

https://infosannio.com/2025/08/06/caso-almasri-se-ora-meloni-rischia-il-testacoda-politico/

martedì 8 luglio 2025

IL MIRACOLO MELONIANO... A PICCO!

 

Buongiorno 😊
Sono usciti i dati ISTAT...volete sapere cosa sta succedendo realmente? 🫣

IL MIRACOLO MELONIANO... A PICCO!
Altro che ripresa, qua ci stanno rovinando col sorriso sulle labbra...

 Pressione fiscale in aumento: +0,5% nel 1° trimestre 2025.
Ma tranquilli, è per "difendere l’interesse nazionale". Tradotto: noi paghiamo, loro brindano.

 Export extra-UE: maggio -5,2%.
Nel 2022 eravamo a +20,1%, oggi… un misero +0,5% nei primi 5 mesi del 2025.
Altro che "rilancio dell’economia", qui è crollo assistito.

 Con la Cina, poi, è un capolavoro:
 Esportazioni: -13,2%
 Importazioni: +32,2%
 Risultato? Uno sbilancio commerciale di -20,3 miliardi di euro.
Abbiamo comprato venti miliardi di roba in più di quanta ne abbiamo venduta.
E poi parlano di "sovranismo economico"... RIDICOLI.

 E mentre i numeri affondano, loro continuano a suonare la fanfara della propaganda:
"Giorgia ci ha restituito dignità", "L’Italia cresce", "Il governo del fare"…
Sì, fare disastri.

 La verità? Questo governo sta demolendo il Paese pezzo per pezzo, ma vi vuole far credere che è tutto merito del "destino patriottico".
E intanto il Paese sprofonda… con orgoglio, ma sprofonda.

By Massimo Baruffa

https://www.facebook.com/photo?fbid=655304870858781&set=a.108031295586144

mercoledì 28 maggio 2025

MATTONE DOPO MATTONE, COSÌ STANNO SMONTANDO LE LEGGI CONTRO LE COSCHE . - Antonella Mascali

 

Dal decreto sui rave ai benefici carcerari anche ai boss che non collaborano fino alla stretta intercettazioni

Antonella Mascali

Le nuove norme sul sequestro di smartphone e altri dispositivi sono l’ultimo tassello della maggioranza per chiudere il cerchio di una serie di provvedimenti che complicano e spesso vanificano le indagini in materia di corruzione e mafia.

Con tanti saluti ai proclami “la lotta alla mafia non si tocca”.

Si tocca eccome, anche perché, come dicono magistrati, investigatori e giuristi, se si abolisce l’abuso d’ufficio, si svuota il traffico di influenze, si allargano le maglie della lotta alla corruzione, di fatto si indebolisce anche la lotta alla mafia perché quelli ormai sono reati quasi sempre connessi:
“Le mafie non opprimono il mercato legale – ha detto al Fatto il pm Nino Di Matteo – ma lo finanziano.
Anche per questo l’indebolimento del sistema di contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione finisce per incidere negativamente e in maniera pesante anche sulla lotta alla mafia”.

Vale la pena, per capire, mettere in fila i principali tasselli del mosaico di norme svuota indagini.

MANI LEGATE AL PM
Chiedere al gip e avvertire gli indagati.

Con il ddl Bongiorno-Zanettin il pm, ora “autonomo”, avrà bisogno della doppia autorizzazione del giudice: una per il sequestro e un’altra per l’uso di chat e altro materiale informatico, ai fini delle indagini. Inoltre, lo stesso materiale non potrà essere utilizzato per muovere un’accusa diversa da quella per cui c’è stato il via libera al provvedimento, anche se fosse un elemento stringente di prova per un crimine grave.
Dopo il sequestro, il pm deve avvisare le persone coinvolte: gli indagati, i difensori, le persone offese, per la duplicazione del materiale sequestrato.
Non è una procedura neutrale, ma aiuterà responsabili di reati, anche collegati a mafia e corruzione, perché il pm sarà costretto a scoprire le sue carte prima del tempo.

BENEFICI CARCERARI: collaborare non conviene più, meglio tacere.

Il decreto “anti Rave” ha cancellato dall’elenco dei reati ostativi ai benefici carcerari quelli corruttivi puniti anche fino a 20 anni di carcere.
Con la riforma ai mafiosi arrestati non converrà più collaborare per non avere maggiori obblighi di chi resta zitto e si può aspirare, comunque, ai benefici. Ai collaboratori, ha spiegato l’ex Pg di Palermo, il senatore Roberto Scarpinato, è imposto l’obbligo di specificare tutto il patrimonio occulto accumulato,
pena la revoca del programma di protezione e di tutti gli altri benefici. Invece, chi non collabora può tacere sul suo patrimonio senza sanzioni.
Per ottenere i benefici deve avere una revisione critica della condotta,
ma non un ravvedimento, come invece richiesto ai pentiti.

LA GUERRA TOTALE ALLE INTERCETTAZIONI Quarantacinque giorni e poi tanti saluti

È stato approvato il ddl che mette un tetto di 45 giorni alle intercettazioni per i reati comuni, compresi omicidi, sequestri di persona, violenza sessuale e altri reati da codice rosso. Per mafia e terrorismo è prevista una deroga. Il tetto dei 45 giorni, però, varrà anche per la ricerca dei latitanti, spesso boss mafiosi, hanno spiegato diversi magistrati. Il tetto dei 45 giorni, salvo casi eccezionali, è un ostacolo quasi impossibile da superare poiché di solito quel tempo basta appena individuare le utenze utili da intercettare.
Secondo il procuratore di Roma Francesco Lo Voi è una norma che equivale a un “divieto di indagare”. A insaputa del centrodestra, però, come ha rivelato il Fatto, durante la discussione del ddl, a marzo, il tetto dei 45 giorni non vale per i reati di corruzione: in materia di intercettazioni sono equiparati ai reati di mafia, per una legge del 2017.
Ma non è detto che il governo non riscriva quella norma. Dal 2023, inoltre, è legge il divieto di utilizzare le intercettazioni per reati diversi da quelli per cui c’è stata l’autorizzazione a registrare, tranne se è previsto l’arresto in flagranza.

L’ARMA “FINE-DI-MONDO” La separazione delle carriere e il doppio Csm

Resta sempre sullo sfondo la riforma della separazione delle carriere di pm e giudici, con doppio Csm.
La prospettiva è quella di un pm dilagante, di procuratori capi con un potere sempre più accentrato sotto l’influenza, inevitabile, del governo di turno, specie se si aggiungono le priorità di indagini dettate dal Parlamento.

F.Q. 28 maggio

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domenica 18 giugno 2023

Il Governo è in ritardo sull’indicazione delle fonti energetiche alternative...


Pubblichiamo il comunicato stampa dell'Osservatorio sulla Transizione Ecologica-PNRR - promosso da Laudato Sì, Coordinamento Democrazia Costituzionale, Nostra, Ambiente e lavoro - dal titolo: "Il Governo è in ritardo sull’indicazione delle fonti energetiche alternative e non prevede nessuna consultazione con i portatori di interesse né la necessaria partecipazione alle scelte".


Il Governo ancora non indica, se non nel vago, quali siano le riforme e i progetti che intende sostenere e incentivare sia nel PNRR che nel nuovo capitolo del REPowerEU, un fondo di integrazione con l’obiettivo di assicurare la diversificazione delle forniture e accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili, ricordando l’obiettivo della riduzione del 55% entro il 2030 delle emissioni climalteranti. Su questo argomento strategico per i comparti produttivi del nostro Paese il Governo non prevede la necessaria partecipazione alle scelte, nemmeno la consultazione dei portatori di interesse prevista dalla UE.

I progetti vanno realizzati entro agosto 2026: ritardare ancora può comprometterne la realizzazione, indispensabile per rafforzare la disponibilità energetica del Paese, ridurne i costi e decarbonizzare le attività produttive, in coerenza con il contrasto al cambiamento climatico.

I segnali della maggioranza, del Governo e dei Ministri responsabili delle scelte sono inquietanti. Il sequestro del carbonio nel sottosuolo (CCS) con soldi pubblici, bocciato dal Consiglio regionale dell’Emilia Romagna e da una call dell’UE, escluso dal PNRR rientra dalla finestra con il REPowerEU; il carbone forse uscirà prima del previsto, ma il governo vuole reintrodurre il nucleare in Italia stracciando i risultati di ben due referendum popolari.

Il Ministro Pichetto Fratin ha anticipato l’aggiornamento del Pniec ma senza la prevista consultazione dei portatori di interesse, ipotizzando un mix energetico al 2030, con due terzi di rinnovabili e un terzo di fossili, ma non perde occasione per dichiararsi per il ritorno al nucleare, senza alcun rispetto per il voto della maggioranza dei cittadini.

Facile intravvedere nel terzo di fossili il mantenimento, se non l’aumento, del metano, nella prospettiva di diventare un hub per l’Europa, che non dovrebbe esistere nella transizione energetica di alcun paese dell’UE. Il Governo sta preparando la reintroduzione dell’azzardo del nucleare da fissione. Si parla di fusione solo per confondere le idee, perché comunque non sarà disponibile prima di molte decine di anni.

Gli interessi che vogliono il nucleare da fissione non vanno sottovalutati, hanno lavorato da anni per la sua riabilitazione. Il nucleare da fissione sarebbe una scelta grave e sprezzante della volontà popolare e non potrebbe che trovare risposta in un nuovo referendum abrogativo, perché nulla è sostanzialmente cambiato - a cominciare dal problema irrisolto della sicurezza e delle scorie - da quando l’Italia ne è uscita per prima, per di più ora anche la Germania ha chiuso le sue centrali.

Gran parte delle centrali nucleari sono invecchiate e la terza generazione avanzata, la cosiddetta III+ (AP 1000, reattore PWR della Westinghouse, EPR PWR di Areva) sono un clamoroso fallimento senza dimenticare che l’EPR che Sarkozy voleva appioppare al Governo Berlusconi, respinto dal referendum del 2011, è passato a Flamanville da 3,2 miliardi di Euro a 19 come ha denunciato la Corte dei Conti francese.

Solo il salvataggio dello stato francese tramite EDF ha evitato il clamoroso fallimento di Areva. Miliardi di quella rovinosa avventura saranno recuperati dalla Francia tramite l’inserimento del nucleare, insieme al gas, nella “tassonomia verde”, a carico quindi di tutti i Paesi della UE. Un esito fortemente voluto e determinato al Parlamento di Strasburgo da tutta la Destra europea.

La IV generazione del nucleare da fissione è di là da venire, e, in ogni caso, sarà a carico dello stato, visto che da quando i sei progetti di reattori sono stati presentati nel 1999 dal Generation International Forum (GIF), nessun privato da 20 anni si è fatto avanti per produrre un prototipo industriale di potenza.

E’ auspicabile che la Destra al governo cominci a dubitare del nucleare. Le grandi centrali di potenza invecchiano prima di essere allacciate alla rete, i loro costi si moltiplicano per sei, la Generation IV che doveva subentrare resta sulla carta, né si può ripiegare sui reattori (Small Modular Reactor), “piccoli e sicuri” che semplicemente non lo sono ma moltiplicano i problemi. Per di più il numero di SMR per ottenere una potenza pari a quella di un EPR (1.600 MW) configura una disseminazione radioattiva di decine di piccoli impianti di 70-100 MW, come i due attualmente in esercizio sui 50 progettati. Questa filiera è militare, come la costruttrice Rolls Royce ha rivendicato dal Governo inglese.

Il nucleare è più vecchio del transistor, ha sottolineato il Nobel Giorgio Parisi, infatti i Reattori III+, Generazione IV, SMR sono tutti basati sugli stessi principi di funzionamento. Da quando la fissione nucleare è diventata impianto per la generazione elettrica le migliorie sono solo ingegneristiche, nessuno ha ripensato alla Fisica del Reattore per garantire la sicurezza della fissione in termini non solo di componenti e loro modifiche o di sala di controllo.

Il Governo è paralizzato nella realizzazione del Deposito nazionale per la bassa e media attività radioattiva. Si è tentato di aggirare il problema delle scorie ad “alta attività” stoccando tutto nella stessa area, allarmando ancora di più le popolazioni e facendoci così restare sotto infrazione della Commissione UE. La credibilità del governo sul nucleare è pari alla sua incapacità di dare attuazione ai Depositi per le scorie.

Mario AgostinelliAlfiero GrandiJacopo RicciMassimo SerafiniMassimo Scalia

Foto: https://it.freepik.com/foto-premium/mano-che-tiene-l-energia-solare-del-

sistema-ecologico-in-citta_3896415.htm

https://www.adista.it/articolo/70173

lunedì 5 giugno 2023

CI STIAMO PERDENDO IL PNRR PER LA 'TROPPA' BRAVURA DEL GOVERNO - Viviana Vivarelli - 4.giugno.2022


La Meloni è in difficoltà col PNRR perché non sa come spendere i soldi che l'Ue le darebbe se solo lei presentasse qualche proposta seria su come spenderli. Ma per ora non lo sa fare e a poco le servono i 4 Cavalieri dell'Apocalisse: Mantovano, Cassese, Violante e Marini.

Quando il Governo decide una spesa o un condono o una proroga di pagamenti, la Corte dei Conti deve dire se ce lo possiamo permettere o se manda all'aria il Bilancio, Ebbene, la Corte dei Conti ha criticato il modo in cui il Governo spende e spande i soldi per i soliti noti, restando poi con le casse del Tesoro vuote per cose più importanti: il lavoro, la sanità o i disastri naturali. E allora la gaia Giorgia ha limitato i poteri della Corte dei Conti, dicendole in pratica che il bilancio lo faccia a casa sua.
Nell'ultimo emedamento il Governo ha decretato la proroga dello scudo erariale e l’eliminazione del controllo che la Corte dei Conti esercita sul Pnrr e sul Pnc, il Piano Nazionale Complementare del valore di 30,6 miliardi, allegato al Piano di Ripresa e Resilienza.
Ma a questo punto hanno paura che la casalinga di Voghera non capisca quanto accada.
Lo scudo erariale è una specie di ciambella di salvataggio che salva gli amministratori da responsabilità per colpa grave. E' vero che lo aveva messo Conte ma era in tempo di pandemia, mentre ora allungarlo non avrebbe più ragione. Le regole europee per l’utilizzo dei fondi del Recovery Fund prevedono che ci sia un controllo sulla gestione finanziaria anche «per colpa grave».
La casalinga di Voghera avrebbe delle idee molto chiare su come spendere i soldi dell'Europa, essendo abituata da sempre a gestire i fondi di casa sua con prudenza e non a sfarfalleggiare spargendo ricchi premi e cotillon ai cortigiani di turno. E per sua fortuna non ha 4 leccakulo appresso che la approvano se spende in lustrini e galà.
In quanto al giudizio negativo dell'Unione Europea, ma chi se ne frega? È solo “Un fastidioso pregiudizio contro il governo”. Lo hanno detto anche al Tg1.
Peccato che da questo "pregiudizio" derivi avere o no 30,9 miliardi di euro.
Magari Cassese ci spiegherà come queste siamo bazzeccole. Ormai è in grado di spiegare anche la natura angelica dei diavoli. E che sarà mai?
Per Fitto “il caso è chiuso”. Lunedì mette la fiducia sul decreto. E bona lì. E Mattarella? Mattarella ha smesso da tempo di essere il custode della Costituzione e i discorsi seri li fa solo davanti all'Altare della Patria. Per il resto: ciccia.

lunedì 17 aprile 2023

Ubriachi di cazzate con la guerra sotto casa. - Gioacchino Musumeci - L'opinione contro

 

Così dopo aver ignorato migranti in mare e averne minimizzato la morte, obbligando la Ue a intervenire seccamente, la Meloni, riconfigurata in modalità umana, si fa fotografare in un tenero abbraccio profuso a coloro contro cui ha nutrito nei beoti il germe della discriminazione.
Non mi frega niente della mossa mediatica in cui l'assurda premier stride come ghisa di rotaie alla frenata di un convoglio. E' più significativo che mentre una pataccara sfacciata ridisegna il proprio look a uso e consumo di scostumati quanto consunti cervelli, sfilano M 109 in una processione oscena dalla stazione di Udine verso l'Ucraina.
Solo poco tempo fa mancava il coraggio di mostrare tanta spregiudicatezza nella gestione dello scenario ucraino. Ma le cose cambiano, l'inerzia popolare suggerisce che si può e si deve osare di più nella certezza che non si vedrà alcuna reazione sostanziale. I governi l'hanno sempre saputo: l'Italia “unita” - che triste barzelletta!- è degli stolti, oppure degli infermi o di accidiosi. E se non è di questi è degli analfabeti funzionali, a milioni riversati sui social per pubblicare nella più imbecille incoscienza il negazionismo spudorato del militarismo sempre più pesante che ammorba l'aria, e i TG ormai ci sbattono in faccia.
Deragliati dal perimetro costituzionale ignorato e sbeffeggiato dai più, il governo ci traghetta, nel continuum orgoglioso del bellicismo draghiano, alle soglie di un conflitto che comporterà gioco forza l'invio di truppe terrestri. Si sa fin dall' inizio della guerra, l'Ucraina non possiede risorse umane ma tonnellate di armi su cui, secondo l'ennesimo servizio bomba del Pulitzer Seymour Hersh, il presidente Zelensky e corrottissimi a lui vicini, fanno la cresta per migliaia e migliaia di dollari.
Con tutto il rispetto l'Ucraina avrebbe meritato di meglio come d'altra parte l'Italia che non solo si presenta con una caricaturale colonella a capo del governo, ma è carente di italiani che si diano un significato oltre le stupidaggini a cui rispondono sorprendentemente bene.
Capaci di scendere in piazza autonomamente contro il green pass, non sanno difendere pensioni, stipendi, scuole, sanità e futuro di figli più maturi dei genitori. Ragazzi bastonati spesso e volentieri perché capaci di protestare pubblicamente. E gli adulti responsabili? Ammutoliti perfino dopo una processione di carri armati alla luce del sole.
Il nostro paese sonnambulo è guidato da un plotone di allucinati militaristi, i fascisti di ieri riciclati ancora al comando. E che accade di nuovo sotto il sole? Si inneggia alla guerra contro i russi con veemenza molto familiare. Alcune cose cambiano, altre non cambiano mai.
Ma al popolino di sorprendenti immemori basta sapere che l'unico contrario a questo orrore si chiama Giuseppe Conte. I manipolati sostengono o negano la guerra sotto casa, è vero, ma assai tapini i sostenitori dell'ex premier, partiti d'opposizione compresi. A ben vedere iniziative 0 spaccato.
Tanto basta da una parte per negare la realtà fino a farsi piacere la prospettiva di un conflitto su larga scala, e dall'altra accettarne passivamente il suo marciare ostinato e apparentemente inarrestabile. La sensazione di impotenza è palpabile, da soli non si risolve niente. Però si sappia: vengono così le guerre, per l'inerzia di chi poi dovrà parteciparvi volente o nolente.
Certo, avrei potuto nascere in un momento storico più positivo e nonostante tutto sono sempre stato molto ottimista ma non potevo prevedere l'oggi, il più sconcertante che potessi immaginare. Dopo aver studiato lingue morte al liceo, chimica e fisica all'università non potevo prevedere che se delle lingue resta sempre qualcosa, è degli italiani intelligenti che probabilmente resterà poco o niente oltre quello che i posteri vedranno nei musei.

Gioacchino Musumeci 

https://www.facebook.com/photo/?fbid=917953336207607&set=a.104436357559313

sabato 8 aprile 2023

Natalità e mortalità in Italia.

 

(Prologo) La natalità in Italia è al minimo storico e la mortalità resta ancora elevata: meno di 7 neonati e più di 12 decessi per 1.000 abitanti. È quanto emerge dagli indicatori demografici dell’Istat. Nel 2022 i nati sono scesi, per la prima volta dall’unità d’Italia, sotto la soglia delle 400mila unità, attestandosi a 393mila. Dal 2008, ultimo anno in cui si registrò un aumento delle nascite, il calo è di circa 184mila nati, di cui circa 27mila concentrate dal 2019 in avanti.(IlSole24Ore)

Quando nulla funziona come dovrebbe succede che nessuno mette al mondo figli e i bisognosi di cure muoiono; i figli costano e hanno bisogno di strutture inesistenti, gli ammalati muoiono perché la sanità funziona malissimo. Siamo alle solite, quando al governo ci sono incapaci il risultato non può essere diverso dall'attuale.
“Albert Einstein diceva: ”Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai delinquenti, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e se ne stanno lì a guardare”. …
Abbiamo quel che meritiamo...

cetta

venerdì 7 aprile 2023

Governo ingiusto..

 

Questo governo, con tale "mancata" manovra, sta agevolando le banche che, oltre a guadagnare sulla possibilità di erogare denaro giacente nelle proprie casse a zero costi, possa guadagnare anche dalle commissioni che gravano sulle transazioni di acquisto.
E' un governo di destra che privilegia i potenti e danneggia il lavoro, oltre che agevolare l'evasione.
E non è gradevole per chi rispetta le regole e si vede tartassato a dismisura per colpa di chi, con la compiacenza dei governanti, non paga il dovuto.

cetta

Qui l'articolo de: ILFQ: https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/07/pos-il-governo-dimentica-la-tassa-sugli-utili-delle-banche/7122333/?fbclid=IwAR2UXtr0QMhl1OatGbLc-R9StGdTs4YJumZN3e06_nmjzOtsgzZ_5NfMG3s

giovedì 27 ottobre 2022

Alto profilo Governo Meloni - Iacopo Aik Conte




- Economia: Giorgetti, moglie e socio condannati per truffa.
- Esteri: Tajani, soldi ai partiti sì, ma contrario al reddito di cittadinanza
- Difesa : Crosetto, finta laurea (è solo diplomato) ha un'azienda che produce ARMI
- Interno : Piantedosi, indagato sulla Diciotti.
- Imprese : Adolfo Urso, in rapporti con un fornitore di velivoli in Iran e Libia, condannato grazie ai Servizi segreti.
- Agricoltura: Francesco Lollobrigida, cognato della Meloni indagato per corruzione
- AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA: Gilberto Pichetto Fratin Indagato per fallimento Novaceta
- INFRASTRUTTURE E MOBILITA' SOSTENIBILI: Matteo Salvini no comment
- LAVORO E POLITICHE SOCIALI: Marina Calderone, il marito è nel CDA DELL'INPS
- ISTRUZIONE E MERITO: Giuseppe Valditara, indagato per il digitale nelle università
- UNIVERSITA' E RICERCA: Anna Maria Bernini, indagata per concorsi universitari truccati
- TURISMO: Daniela Santanché indagata per reati fiscali aveva solo un piccolo yacth da 400 mila euro non dichiarato.
....lasciamola lavorare

(Copiato da Silvia Quinto/Iacopo Aik Conte/facebook-22/10/22)

sabato 22 ottobre 2022

Dalla Natalità alla Sovranità Alimentare fino al Merito: perché Giorgia Meloni ha cambiato il nome ai ministeri. - Antonio Di Noto

 

La scelta lessicale richiama all’idea di Italia che è il pallino della nuova premier.

Una cosa si nota subito scorrendo la lista dei ministri della nuova premier Giorgia Meloni: molti di questi hanno cambiato nome. E lo hanno fatto per riflettere i valori e la direzione del nuovo governo. Etichette che lanciano un segnale agli elettori su quello che il nuovo esecutivo si prepone di fare e che ribadiscono che quello appena formatosi – seppur europeista ed atlantista – rimane un governo di destra senza “se” e senza “ma”. Un esempio lampante è quella «natalità» di cui si fa carico la nuova ministra della Famiglia Eugenia Roccella che si è schierata contro il termine di gravidanza: «L’aborto non è un diritto». Il termine, però, può indicare anche un possibile sostegno pubblico alle famiglie che decidono di avere figli. Tuttavia, non è raro che a sinistra questo venga inteso più sulla falsa riga del motto «figli alla patria».

Il «merito» nell’istruzione e il «mare» del sud.

Compare poi un «merito» accanto all’Istruzione in carico a Giuseppe Valditara che ribadisce un principio cardine della scuola, forse lasciandone in disparte un altro, quello delle pari opportunità che devono essere garantite a chi proviene da contesti più disagiati e perciò potrebbe non avere i mezzi per stare al passo con i più fortunati. Curioso poi, che il «Mare »sia stato associato al Sud di Nello Musumeci, richiamando il più classico degli stereotipi. Anche se per quel dicastero potrebbe arrivare presto il primo scontro in maggioranza, visto che le competenze sulle capitanerie sono in capo alle Infrastrutture di Salvini.

«Sicurezza energetica» e «sovranità alimentare»

Altra aggiunta evidente è quel «sicurezza energetica» che accompagna l’ambiente nel ministero di Pichetto Fratin. Un tema figlio dei tempi che può essere interpretato come un segno dell’intenzione di rendere l’Italia indipendente sotto questo punto di vista. Nome che porta subito alla mente quella «Sovranità alimentare» che Francesco Lollobrigida – all’Agricoltura – cercherà di garantire. Tuttavia non è ben chiaro cosa si intenda con la locuzione, poiché le abitudini alimentari degli italiani vanno ben oltre quello che può essere prodotto nel Paese.

Il governo «delle imprese e del Made in Italy»

C’è un evidente richiamo alla Nazione nei nomi dei dicasteri. Che viene esplicitato nell’ormai ex ministero dello Sviluppo Economico. In mano a Adolfo Urso prende il nome di «ministero delle Imprese e del Made in Italy» rifacendosi a un vecchio pallino di Meloni. La premier, in effetti, dà 10 ministeri al suo partito; cinque vanno alla lega e altri cinque a Forza Italia, oltre ai quattro profili tecnici, che secondo le previsioni sarebbero stati di più.

https://www.open.online/2022/10/22/governo-meloni-cambio-nome-ministeri-perche/