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giovedì 23 luglio 2026

IL DEBITO USA È DAVVERO IN ZONA ROSSA. MA QUALCUNO HA AGGIUNTO LA MACCHINA DEL FUMO. - Don Chisciotte

 

Christine Lagarde è andata a Washington e ha incontrato il nuovo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh e il segretario al Tesoro Scott Bessent.

Questo è vero.

Che sia partita precipitosamente per partecipare a un vertice d’emergenza destinato a impedire il collasso del debito americano, invece, non compare in alcun comunicato ufficiale. Il calendario della BCE certifica gli incontri, non la sceneggiatura di Mission Impossible – Salviamo il Treasury.

Il debito americano resta comunque una bestia molto seria.

Nel primo trimestre del 2026 il debito federale totale era pari al 122,6% del PIL, non al 125-130%. Quello detenuto dal pubblico era al 98,7% e il Congressional Budget Office lo prevede al 101% entro la fine dell’anno.

Numeri enormi, storici e sufficientemente preoccupanti senza doverli mandare anche in palestra per farli diventare più grossi. (cbo.gov)

Anche il risparmio delle famiglie è basso: appena il 3% del reddito disponibile. Ma sostenere che il debito privato sia complessivamente peggiore rispetto alla vigilia del 2008 è un’altra forzatura.

Oggi il debito delle famiglie equivale a circa il 67,8% del PIL. Prima della crisi Lehman sfiorava il 100%. Esistono difficoltà reali sulle carte di credito, sui prestiti automobilistici e soprattutto tra i redditi più bassi, ma tra «famiglie sotto pressione» e «siamo messi peggio del 2008» passa ancora qualche trilione di dollari. (fred.stlouisfed.org)

Poi c’è il funerale del dollaro, ormai celebrato con cadenza quasi settimanale.

Peccato che, secondo il Fondo monetario internazionale, nel primo trimestre 2026 il dollaro rappresentasse ancora il 57,13% delle riserve valutarie mondiali, non meno del 55%, ed era persino in aumento rispetto al trimestre precedente.

Anche il dollaro «ai minimi storici come ai tempi di Carter» deve essere rimandato alla prossima puntata: il principale indice ampio della Federal Reserve era a 120,5, ben sopra la base 100 del 2006.

I sistemi alternativi come mBridge sono reali e meritano attenzione. Ma mBridge ha raggiunto lo stadio di piattaforma minima funzionante, non quello di ruspa già parcheggiata sulla tomba del dollaro. (data.imf.org)

Ancora più clamoroso il capitolo sulla moneta.

Si sostiene che la quantità di nuovi dollari, misurata attraverso M2, sarebbe in contrazione come durante la Grande Depressione. In realtà, a maggio 2026 M2 era salita a 23.052 miliardi di dollari, contro 21.834 miliardi dell’anno precedente: circa il 5,6% in più.

Una contrazione così violenta che, evidentemente, i dollari hanno dimenticato di diminuire. (fred.stlouisfed.org)

Warsh ha effettivamente ridimensionato la forward guidance e cancellato dal comunicato della Fed l’orientamento implicito verso futuri tagli dei tassi. Ma non ha annunciato alcun «QT aggressivo» né la fine del sostegno al mercato dei Treasury.

La Fed ha riaffermato la politica delle riserve abbondanti, il reinvestimento dei titoli in scadenza e persino la possibilità di acquistare Treasury a breve quando necessario per mantenere adeguata la liquidità.

Più che ritirare il paracadute, sta discutendo come ripiegarlo senza lanciarlo accidentalmente dal finestrino. (Federal Reserve)

Un dato del testo, invece, è sostanzialmente corretto: a parità di potere d’acquisto gli Stati Uniti rappresentano oggi circa il 14,5% del PIL mondiale, contro il 19,9% della Cina. L’America non è più la fabbrica incontrastata del pianeta, anche se rimane il centro del sistema finanziario internazionale. (IMF)

Il vero ALLARME ROSSO non è dunque un imminente default americano annunciato in una stanza segreta da Lagarde e Warsh.

È una dinamica fiscale molto meno cinematografica e molto più concreta: deficit al 5,8% del PIL, debito pubblico in crescita e interessi destinati ad assorbire una quota sempre maggiore del bilancio federale.

Washington ha già abbastanza debiti. Non serve farle prendere in prestito anche i numeri dalla fantasia.

Don Chisciotte ⚔️

Fonti: BCE; Federal Reserve e verbali FOMC; Congressional Budget Office; Federal Reserve Bank of St. Louis/FRED; Bureau of Economic Analysis; Federal Reserve Bank of New York; Fondo monetario internazionale; U.S. Treasury.

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giovedì 16 luglio 2026

Non capisco ma è un limite mio.

 

Gli Stati Uniti riprendono gli attacchi sull'Iran perché hanno un'economia in chiaro affanno e un debito ingovernabile tanto da spaventare persino Madame Lagarde.
Trump afferma anche che imporrà un dazio, subito dichiarato illegittimo dall'Agenzia marittima delle Nazioni Unite, pari al 20% del valore delle merci che transitano da Hormuz.
L'effetto molto probabile sarà un'inflazione che potrebbe arrivare in Europa all'8/9 per cento, con una drammatica erosione del potere d'acquisto e con un rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce.
Tale rialzo è destinato a essere mortale per famiglie e imprese del Vecchio Continente, sottomesse ad una nuova austerity a cui si lega un accrescimento delle disuguaglianze.
Tutto ciò in nome del tentativo, disperato, della presidenza Trump di risollevare l'economia Usa puntando sul controllo armato delle risorse fossili; quindi praticando continue guerre fino a quando il debito Usa non esploderà trascinando con sé tutti gli asset in dollari, a cominciare da quelli diffusissimi in Europa nelle varie tipologie di prodotti finanziari.
Nonostante questo, i leader europei omaggiano la Nato, anzi si impegnano a spendere sempre più soldi nel riarmo, finanziando l'Ucraina che ormai è diventato un gigantesco hub militare dove affluiscono non solo i finanziamenti Ue ma le decine di miliardi di dollari delle grandi imprese produttrici di armi che scelgono di produrre lì, dove la manodopera costa poco e i vincoli ambientali sono inesistenti.
Quando i tassi di interesse europei arriveranno al 5% sui decennali per la concorrenza Usa e per l'esplosione dell'inflazione da guerra, i bilanci degli Stati inizieranno a diventare sempre più stretti e il riarmo continuerà ad assorbire risorse perché ci hanno detto che siamo in guerra con la Russia.
Il capitalismo finanziario Usa produce guerre e povertà diffusa, nel cuore dell'Europa sta sviluppandosi uno Stato dove la spesa militare è pari a poco meno del 50% del Pil, con un bilancio sul modello di Israele, ma dire che forse la Russia non è il primo pericolo in assoluto per la popolazione europea è un sacrilegio, di cui i chierici di stretta osservanza neoliberal pretendono la più immediata abiura.


La situazione creatasi, non dà alcuno spazio ai dubbi: gli USA, nella persona di Trump, avendo un urgente bisogno di rimettere a posto le risorse finanziarie in forte caduta, scelgono di costringere gli stati europei ad investire denaro sonante acquistando armi dalle loro industrie ed imponendo dazi illeggittimi a chi attraversa lo stretto di Hormus; 
oltretutto, è lecito ricordare che i figli di Trump investono miliardi nella difesa proprio mentre gli Usa puntano sulla spesa militare... 

"pecunia non olet"
cetta.

venerdì 26 giugno 2026

CORAGGIO, NON FACCIAMOCI SCAPPARE 15 MILIARDI DI DEBITI PER COMPRARE ARMI .

 

L’Unione Europea ha mandato il promemoria a Roma: cara Italia, hai ancora un mese per decidere se prendere i prestiti SAFE per la difesa. Quasi 15 miliardi. Non regali. Non fondi piovuti dal cielo. PRESTITI.
Cioè debito.
Debito europeo, naturalmente. Quello elegante. Quello profumato. Quello che non puzza mai quando serve a comprare missili, radar, droni, munizioni e giocattoli per adulti in uniforme.
🧾 Quando si parla di sanità, scuola, pensioni, stipendi, energia, famiglie massacrate dalle bollette, improvvisamente arriva il sacerdote del rigore: “Non ci sono coperture”. “Lo spread ci guarda”. “I mercati si innervosiscono”. “I nostri figli non devono pagare i nostri debiti”.
Poi però basta pronunciare la parola magica DIFESA, e i figli possono tranquillamente nascere già con l’elmetto e il mutuo sulle spalle.
Giorgetti prende tempo. Crosetto preme. Bruxelles incalza. La Commissione avverte: decidete, altrimenti quei soldi li dirottiamo ad altri Paesi più entusiasti di indebitarsi per armarsi.
E qui il capolavoro è tutto linguistico: non si dice “fare debito per comprare armi”. Si dice “rafforzare la sicurezza europea”. Non si dice “spostare risorse verso l’industria bellica”. Si dice “investire nella difesa comune”. Non si dice “prepararsi alla guerra”. Si dice “garantire la pace”.
🧨 La neolingua funziona sempre così: cambia il nome alle cose finché la gente smette di vedere le cose.
Un ospedale è una spesa.
Una scuola è una spesa.
Un contratto dignitoso è una spesa.
Un missile è un investimento.
E allora coraggio, non facciamoci scappare questa occasione storica: altri 15 miliardi di debiti, ma finalmente con una bella verniciatura mimetica. Così quando i nostri figli chiederanno perché non ci sono soldi per curarsi, studiare o vivere decentemente, potremo rispondere con orgoglio:
“Perché abbiamo comprato la sicurezza europea, tesoro”.
Sperando almeno che ce la consegnino con le batterie incluse.
Don Chisciotte
N.B. Qui le fonti ci sono: Open, Consiglio UE, ANSA/Reuters. Quindi niente caccia rituale al “gomblotto”: questa volta il debito è ufficiale, istituzionale e con timbro europeo.

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lunedì 11 maggio 2026

MELONI: DEBITI E INCIUCIO. PER UN'ITALIA IN BOLLETTA - Ivo Caizzi

 

Al governo di Meloni, Tajani e Salvini non è bastato aver fallito un primo inciucio con la Commissione europea, che prevedeva di ridurre il deficit eccessivo sotto al 3% del Pil
per uscire dalla relativa procedura d’infrazione Ue e poter aumentare pericolosamente il maxi debito pubblico, verosimilmente per elargire fondi anche a bacini di voti e lobby varie in vista delle prossime elezioni politiche.
Ora Meloni & C. ci riprovano.
Chiedono all’Europa di poter utilizzare da clausole/deroghe fino a revisioni contabili per svicolare le restrizioni imposte ai Paesi membri con difficoltà finanziarie dalle nuove (e pur più blande) regole di controllo sui bilanci nazionali del Patto di stabilità Ue.
Anche questo secondo inciucio servirebbe a sfondare i limiti di spesa pubblica senza subire i richiami della Commissione, politicamente negativi in campagna elettorale. Ma secondo quanto è trapelato informalmente dal negoziato riservato tra Roma e Bruxelles, per superare con un compromesso i “no” dell’Ue all’Italia super-indebitata, verrebbe richiesto al governo di fare concessioni come mantenere l’impegno di acquisti militari multimiliardari e rimangiarsi il “no” al contestatissimo euro-strumento Mes.
Meloni & C. dovrebbero piuttosto attuare con urgenza politiche economiche e di bilancio efficaci, anche per evitare attacchi speculativi sul maxi debito. Non sono scivolati solo sul deficit eccessivo.
Hanno registrato da una crescita rasoterra (nonostante gli aiuti e i prestiti Ue del Pnrr) al rischio di recessione, ammesso dal ministro dell’Economia Giorgetti, fino all’aumento dell’indebitamento a 3.139 miliardi. Un primo allarme di possibili attacchi speculativi è arrivato con il recente deprezzamento dei titoli di Stato.
Clausole/deroghe e inciuci Ue salvano per un po’ dagli euro-richiami sui conti pubblici. Ma non eliminano le pesanti difficoltà di bilancio dell’Italia, peggiorate da effetti delle guerre in corso (non solo energetici), che gravano soprattutto sui meno abbienti.
Spendendo di più e male, il maxi debito sale anche se a Bruxelles concedono più “flessibilità”. Vanno invece investite meglio le ingenti entrate fiscali (incrementabili recuperando tasse evase o eluse e tanto altro) per sostenere adeguatamente l’economia e i cittadini penalizzati da diseguaglianze da Terzo mondo.
In ogni caso, il governo non può sprecare denaro pubblico per mance elettorali.
Né si può chiedere all’Italia con le casse quasi vuote di fare ancora più debito per la difesa da un ipotetico futuro attacco bellico.
La priorità di spesa resta difendere gli italiani nella simil-guerra civile in atto con troppi morti, feriti, devastazioni e impoverimenti.
Già solo l’insufficiente finanziamento e controllo del Servizio sanitario pubblico (spesso penalizzato per favorire la sanità privata) ha contribuito alle molte migliaia di decessi stimati annualmente per presunta “malasanità”.
Si sale nelle centinaia di migliaia contando i pazienti con danni non letali o esclusi dalle cure per lunghe liste di attesa.
Altre migliaia di morti e feriti scaturiscono dal non saper garantire più sicurezza sulle strade, sul lavoro, nelle città, nelle aree in dissesto e nelle carceri. Scontri cruenti si combattono per traffici di droga della criminalità organizzata con tante vittime e menomazioni anche tra i tossicodipendenti e tra incolpevoli abitanti vicini alle piazze di spaccio.
C’è poi la strage lenta tra circa sei milioni di cittadini in condizioni di povertà e di esclusione sociale, che già da bambini scontano carenze alimentari e danni esistenziali destinati a minare salute, equilibrio psico-fisico e aspettative di vita. I bassi salari e i prezzi in salita dei beni necessari stanno decimando la classe media. Un esercito di giovani deve “disertare” – emigrando all’estero – per sfuggire la disoccupazione o compensi vergognosi.
Anziani indifesi finiscono prigionieri in Rsa simili a lager o in balia di bande di truffatori. Gli speculatori immobiliari provocano masse di “gentrificati” e senzatetto paragonabili a sfollati nei conflitti.
Preoccupa vedere Meloni & C., al quarto anno di mandato, mendicare in Europa di poter aumentare l’indebitamento.
Se lo ottenessero e continuassero a mal gestire la spesa pubblica – anche con insostenibili acquisti di armi e sprechi elettorali – moltiplicherebbero i pericoli di morti e feriti in Italia. Potrebbero far esplodere tensioni sociali e avviare verso uno scenario di crollo finanziario (tipo Grecia). Anche perché il governo “sovranista” avrebbe dovuto almeno allargare la quota nazionale del maxi debito, mentre è cresciuta quella in mani estere a oltre mille miliardi:
dilatando gli spazi per attacchi degli speculatori.

venerdì 20 ottobre 2023

Chi ha creato il debito pubblico italiano?

 

Il debito pubblico italiano ha ormai superato in valore nominale quota 2.300 miliardi di euro, mentre la sua incidenza sul prodotto interno lordo era - a fine 2018 - pari al 132,1 per cento. È un fardello che condizionerà le scelte di politica economica per i prossimi anni. Vediamo in quali anni si è formato e sotto la responsabilità di quali governi, con i dati Banca d’Italia e Istat aggiornati nel 2019.

AnnoGoverniInflazioneDebito (Milioni di euro)Rapporto debito/Pil
1970Rumor, Colombo5,1%13.08737,1%
1971Colombo5,0%16.14642,0%
1972Andreotti5,6%20.10847,7%
1973Andreotti, Rumor10,4%25.78050,6%
1974Rumor, Moro19,4%32.40450,2%
1975Moro17,2%41.89956,6%
1976Moro, Andreotti16,5%52.31856,2%
1977Andreotti18,1%62.46055,2%
1978Andreotti12,4%79.09259,4%
1979Andreotti, Cossiga15,7%94.80158,2%
1980Cossiga, Forlani21,1%114.06656,1%
1981Forlani, Spadolini18,7%142.42758,5%
1982Spadolini, Fanfani16,3%181.56863,1%
1983Fanfani, Craxi15,0%232.38669,4%
1984Craxi10,6%286.74474,9%
1985Craxi8,6%347.59380,9%
1986Craxi6,1%404.33685,1%
1987Craxi, Fanfani, Goria4,6%463.08389,1%
1988Goria, De Mita5,0%524.52890,8%
1989De Mita, Andreotti6,6%591.61993,3%
1990Andreotti6,1%667.84895,2%
1991Andreotti6,4%755.01198,6%
1992Andreotti, Amato5,4%849.921105,5%
1993Amato, Ciampi4,2%959.714115,7%
1994Ciampi, Berlusconi3,9%1.069.415121,8%
1995Berlusconi, Dini5,4%1.151.539116,9%
1996Dini, Prodi3,9%1.213.535116,3%
1997Prodi1,7%1.239.879113,8%
1998Prodi, D’Alema1,8%1.258.223110,8%
1999D’Alema1,6%1.285.054109,7%
2000D’Alema, Amato2,6%1.302.548105,1%
2001Amato, Berlusconi2,7%1.360.285104,7%
2002Berlusconi2,4%1.371.679101,9%
2003Berlusconi2,5%1.397.460100,5%
2004Berlusconi2,0%1.449.657100,1%
2005Berlusconi1,7%1.518.640101,9%
2006Berlusconi, Prodi2,0%1.588.072102,6%
2007Prodi1,7%1.606.20399,8%
2008Prodi, Berlusconi3,2%1.671.401102,4%
2009Berlusconi0,7%1.770.230112,5%
2010Berlusconi1,6%1.851.817115,4%
2011Berlusconi, Monti2,7%1.908.004116,5%
2012Monti3,0%1.990.130123,4%
2013Monti, Letta1,1%2.070.254129,0%
2014Letta, Renzi0,2%2.137.322131,8%
2015Renzi-0,1%2.173.403131,6%
2016Renzi, Gentiloni-0,1%2.219.581131,3%
2017Gentiloni1,1%%2.263.479131,3%
2018Gentiloni, Conte1,1%%2.316.697132,1%
Fonte: Banca d’Italia, Istat


Il tasso di inflazione per motivi storici è misurato con l’indice Foi (famiglie di operai e impiegati) esclusi i tabacchi

https://www.irpef.info/chi-ha-creato-il-debito-pubblico