venerdì 22 marzo 2019

L’altra guancia del Movimento. - Tommaso Merlo



Dopo anni d’opposizione anche aspra, il Movimento si è messo il vestito della festa ed è entrato nei palazzi che contano sottovoce. Ha cioè preso il potere con senso di responsabilità e di servizio. Ed invece di regolare i conti col vecchio regime che l’aveva ghettizzato e infamato per anni, ha ritenuto opportuno porgere l’altra guancia. Come risposta il Movimento si sta beccando violenti schiaffoni. Porgere l’altra guancia nella vita è sicuramente un gesto nobile e perfino ammirevole, in politica è molto pericoloso soprattutto se dall’altra parte hai un regime spietato che non vuole rassegnarsi ed hai cittadini stremati da decenni di malapolitica. È vero, in democrazia le istituzioni appartengono a tutti e non solo a chi vince le elezioni, ma un approccio troppo morbido e perbenista sta logorando il Movimento. Il Movimento non è mai stato considerato una forza politica pienamente legittima dal vecchio regime, ma una sorta di anomalia da debellare, una malattia passeggera da curare. E il vecchio regime non ha affatto rinunciato alla sua intenzione di distruggere il Movimento 5 Stelle. I pupazzi politici e giornalistici dei potentati economici vogliono che la politica torni in mano a partiti controllabili da loro e in linea coi loro interessi e le loro idee. Vogliono levarsi dai piedi quel maledetto Movimento e tornare a farsi i propri sporchi comodi. È palese oggi più che mai. La crudeltà con cui viene aggredito da sempre il Movimento 5 Stelle è la più plastica dimostrazione della sua validità e della natura innovativa. Se il Movimento fosse un partito come gli altri, i potentati economici sarebbero già scesi a patti e i loro giornaloni sonnecchierebbero tranquilli. Un esempio concreto di “altra guancia” sono proprio i fondi dell’editoria tagliati gradualmente invece che tutti e subito. Il risultato è che il dibattito pubblico rimane infestato dai giornaloni del vecchio regime e non è ancora sorta un’informazione libera alternativa che possa competere con loro. E così il Movimento si ritrova a governare ed affrontare le elezioni intermedie con l’informazione mainstream in mano ai suoi peggiori nemici. Altro esempio è la legge sui conflitti d’interessi che inspiegabilmente si fa attendere. Ma in politica, porgere l’altra guancia è doppiamente dannoso. Non solo ti espone agli schiaffoni dei tuoi nemici, ma ti espone anche al giudizio dei cittadini che ti vedono prenderli. Se il Movimento è arrivato così in alto, lo deve ai cittadini, lo deve alle vittime del vecchio regime che hanno compiuto un mezzo miracolo nella selva individualistica italiana e cioé hanno ritrovato il coraggio di crederci e si sono riuniti in milioni intorno ad un sogno. Dopo decenni di umiliazioni e prese per i fondelli, quei cittadini esasperati non vogliono affatto che il Movimento porga l’altra guancia. Anzi, vogliono che la loro ansia di cambiamento radicale si rispecchi nelle parole e nei comportamenti dei portavoce dentro ai palazzi. Ogni ammiccamento, ogni inchino, ogni stucchevole perbenismo fa venire l’orticaria e dai marciapiedi italiani si sente puzza di tradimento, di rammollimento rispetto alle ambizioni rivoluzionarie del Movimento 5 Stelle. Non c’è dubbio che Di Maio stia facendo un gran lavoro, ma si sente una dannata mancanza di uomini come Alessandro Di Battista. Si sente un dannato bisogno di un Movimento che la smetta di porgere l’altra guancia e ritorni a prendere a schiaffoni il vecchio regime.

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