martedì 2 giugno 2026

E se dietro la crisi politica di Pedro Sánchez ci fosse anche qualcosa di più di una semplice tempesta giudiziaria?

 

E se dietro la crisi politica di Pedro Sánchez ci fosse anche qualcosa di più di una semplice tempesta giudiziaria?
Il quotidiano catalano La Vanguardia ha messo in fila diversi punti legati all'assalto giudiziario al Partito Socialista Operaio di Spagna (PSOE) analizzando il ruolo statunitense nell'avvio dell'indagine partita principalmente dalle inchieste contro l'ex primo ministro José Luis Zapatero.
Il vicedirettore de La Vanguardia ricorda che "un servizio di intelligence statunitense ha aperto il caso Zapatero”.
Il Partito Socialista Operaio di Spagna di Sanchez è alle corde dopo aver subito nei giorni scorsi una pesante perquisizione ad opera delle autorità che stanno indagando sui presunti rapporti corruttivi dell’ex premier José Luis Zapatero, a lungo simbolo della sinistra spagnola e internazionale, accusato di traffico d'influenze illecite con Paesi come Cina e Venezuela.
Si tratta dell'ennesima e più vasta serie di scandali che hanno colpito un governo già logorato da diverse inchieste d'ordine interno.
Una "Tangentopoli" alla spagnola che colpisce questa volta i socialisti iberici in una fase in cui il loro premier si trova in una fase di grande esposizione internazionale.
Secondo la Vanguardia l’HSI (Homeland Security Investigations) ha decifrato il telefono di un imprenditore venezuelano sospetto, fornendo informazioni cruciali alla polizia spagnola”.
Nulla di illegale, chiaramente: la cooperazione informativa è uno standard. Ma il punto è il contesto: queste mosse arrivano mentre Madrid prova a costruire una linea autonoma, più aperta alla Cina e meno allineata alle richieste strategiche di Washington.
Sánchez ha detto no all’aumento delle spese militari al 5% del PIL, ha rafforzato i rapporti economici con Pechino, ha assunto posizioni scomode su Israele e Iran e ha spinto per una maggiore autonomia europea.
Una posizione che rompe gli equilibri tradizionali del blocco occidentale. Cosa che a Washington non va giù.
Leggi l'articolo di @Murandrea1 it.insideover.com/politica/spagn



Gli USA adottano l'atteggiamento titpico di chi persegue i propri interessi in modo illecito, sostituendo il potere della legge con la prepotenza e l'intimidazione per ottenere vantaggi personali o di gruppo...

Caro Putin… - Il Semplicissimus

Gli europei si sono rimbambiti, caro Presidente Putin, e probabilmente lei lo sa molto meglio di me.

In questi giorni tutto il mainstream falso e tarlato sta tendando di far credere che un drone russo si sia schiantato contro un condominio in Romania e la cosa è stata ufficializzata dal governo di quel Paese che è nato da un osceno imbroglio elettorale – istituzionale, che politicamente equivale a una di quelle deiezioni canine che si incontrano sui marciapiedi.

Ora, presidente. come possa un drone, di cui peraltro non si ha alcuna immagine, cadere su un terrazzo e semplicemente incendiarsi senza far esplodere la sua carica che è minimo di 50 chili , è uno di quei miracoli che presuppongono o l’intervento di Sfântul Gheorghe, ovvero San Giorgio, il santo più amato in Romania, oppure la più mondana circostanza che si tratta di una balla più grande del palazzo colpito.
Palazzo che peraltro è evacuato pro forma giusto il tempo di spegnere il piccolo incendio dovuto al carburante, senza ulteriori danni.

L’altra ipotesi è che l’Uav non trasportasse esplosivo, perché notoriamente le truppe russe si dilettano a far volare nottetempo droni inoffensivi, come se giocassero con gli aquiloni. Tutto questo ricorda gli incidenti del settembre 2025 in Polonia: all’epoca, circa 20 droni provenienti dall’Ucraina entrarono nello spazio aereo polacco e i media affermarono che si trattava di droni russi.
Tuttavia, ciò era impossibile perché i droni di tipo Geranium, che sarebbero stati coinvolti, semplicemente non hanno un raggio d’azione sufficiente per raggiungere la Polonia.

E non parliamo poi del fatto che i Paesi baltici, Finlandia compresa, accettino di fare da base di partenza di droni, solo formalmente ucraini, senza che ciò sembri suscitare alcun problema riguardo alla partecipazione diretta alla guerra.

Caro Presidente, il fatto stesso che enormità del genere vengano riferite a valanga, senza che nessuno si faccia venire il minimo dubbio, dimostra la volontà della Ue e di alcuni Paesi dell’Unione di continuare la guerra sotto forma terroristica, così come l’ipnosi è la prova del nove dell’ipnosi profonda delle popolazioni.
Ma dimostra anche che la Russia ha trascurato troppo a lungo di contrastare la propaganda a reti unificate dell’Occidente. L’esempio dell’Iran che con la geniale idea dei video in stile Lego, ha frantumato la tracotanza di Usrael e ha reso visibile la criminale retorica degli imperialisti, dovrebbe invece fare scuola.

È pur vero che fin dall’inizio dell’operazione speciale la Ue si è preoccupata di istituire una ferrea censura sui media russi, ma la rete è vasta, carsica, un dedalo dove nulla va veramente perduto e ironizzare sulle assurde narrazioni dei guerrafondai che lanciano il sasso, fanno stragi e poi nascondono il braccio meriterebbero di essere sbeffeggiati senza pietà. La forza delle menzogne che navigano incontrastate si trasformerebbe immediatamente in fragilità se fossero svestite dall’ironia, mostrando una fragile ossatura.

Capisco anche che la tentazione di rispondere con un’azione decisa contro le zecche europee e di trasformare il senso di impunità in paura, sia forte, quasi irresistibile a questo punto. Ma costruire qualcosa di mediaticamente accattivante che smonti la produzione di balle, è altrettanto importante nel lungo periodo.

Caro Presidente i suoi antagonisti europei sono gente fatta di cartapesta e, vista la loro origine, si direbbe che siano fatti di banconote andate al macero e utilizzate per modellare questi androidi nei caveau delle banche; fingono di essere d’acciaio, però non appena la patina di vernice si scalfisce, non appena qualcuno li mette a nudo giocando sulla loro desolante follia, finiranno per sgonfiarsi come palloncini: basta uno spillo per destabilizzarli, tanto più che non hanno alcun serio seguito nei loro Paesi.

Di certo una risata non basterà a seppellirli, tuttavia la tradizione satirica russa, da Gogol’ a Michail Zoščenko per finire con Vovan e Lexus, potrebbe essere di ispirazione.
Mi creda Presidente, svelare che la loro presenza coincide con l’assenza non solo di ragione, ma anche di futuro,
è meglio di un drone sulle loro teste intercambiabili a piacere.

BILANCI. IL GOVERNO MELONI È IL MENO SOVRANISTA DELLA STORIA REPUBBLICANA. - Alessandro Orsini

 

Il governo Meloni veleggia verso la fine della legislatura. Uno dei temi più interessanti del nostro tempo è questo: com’è possibile che il primo governo sovranista della Repubblica italiana sia stato anche il meno sovranista dell’Italia repubblicana?
Il problema potrebbe essere affrontato ricorrendo alla personalità di Giorgia Meloni.

Molti oppositori affermano che il sovranismo mancato di Meloni sia una conseguenza della sua furia demagogica. Quando era all’opposizione, Giorgia Meloni si è lasciata andare a una demagogia talmente furibonda e volgare che alla fine è stata vittima del suo eloquio cancerogeno.
Come dire: Meloni ha fatto promesse talmente impossibili da mantenere che le è stato impossibile mantenerle. I criminali imperversano nelle piazze italiane, i giovani si accoltellano allegramente, la mafia spopola, l’immigrazione clandestina furoreggia, il Pil è esangue, l’Italia non conta niente in politica internazionale e così via.

A me non sembra molto interessante impostare il dibattito in termini di personalità individuale. Mi interessa spiegare il mancato sovranismo del governo Meloni con la lotta per la conquista e la conservazione del potere.

I principali problemi del mancato sovranismo di Meloni sono stati due.
Il primo problema sono state le minacce di Ursula von der Leyen. Il 23 settembre 2022, poco prima del voto in Italia, Von der Leyen disse, in buona sostanza, che avrebbe fracassato le ossa di Meloni se Giorgia non avesse rigato dritto.

Se ne capisce la ragione: quando era all’opposizione, Meloni passava il tempo a cannoneggiare Von der Leyen. Il 16 luglio 2019, Meloni, con un comunicato stampa pubblicato sul sito di Fratelli d’Italia, aveva ritratto Von der Leyen come una “burocrate” contro cui lottare: “Fratelli d’Italia è al momento l’unico partito italiano che ha annunciato in modo chiaro il proprio voto contrario alla candidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. Non saremo complici di una riedizione dell’era Juncker, dell’asse franco-tedesco, dell’Europa imbelle su immigrazione incontrollata e terrorismo, di un’Unione che mira a punire quelle nazioni che non si allineano ai diktat dei burocrati”.

Divenuta presidente del Consiglio, Meloni ha temuto che la presidente della Commissione europea le restituisse i cannoneggiamenti. Conseguenza: Meloni ha cercato di proteggersi da Von der Leyen stabilendo una relazione sempre più asimmetrica con la Casa Bianca. Giorgia si è prima trasformata nella “donna” di Biden, con tanto di bacio in fronte, e poi nella “donna” di Trump.
I valori del Partito repubblicano (di destra) e i valori del Partito democratico (di sinistra) non contano niente per Meloni.
Per conservare il potere, Meloni è stata “bideniana” sotto Biden e “trumpiana” sotto Trump.

E addio sovranismo. Però ha funzionato: Von der Leyen, visto il “protettore” di Giorgia, ha rispettato il cane per il padrone.

La seconda ragione, che spiega il mancato sovranismo del governo Meloni, è che, dopo la caduta del Muro di Berlino, la Casa Bianca ha assunto un controllo strettissimo sul vertice della Repubblica italiana. Come ha testimoniato Massimo D’Alema il 4 maggio 2026 presso la sede della stampa estera a Roma, la Casa Bianca sceglie direttamente il ministro degli Esteri italiano, scavalcando il presidente del Consiglio, oppure esercita un potere di veto. Uno Stato satellite non può avere un governo sovranista.

D’altra parte, il presupposto di ogni sovranismo è la chiusura delle basi americane sul territorio italiano.
Se questa richiesta manca nel programma di Fratelli d’Italia, il sovranismo di Meloni è soltanto un modo di raggirare i creduloni.

F.Q. 2 giugno

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IL GENERALE CUSTER DELLA COMMISSIONE EUROPEA.

 

C’è qualcosa di straordinario nelle dichiarazioni del commissario europeo Andrius Kubilius.
Secondo lui l’Ucraina starebbe vincendo la guerra contro la Russia. Talmente vincendo che l’Europa dovrebbe aumentare ancora il sostegno militare, economico e finanziario.
Tradotto:
“Stiamo vincendo. Mandate altri soldi.”
“Stiamo avanzando. Mandate altre armi.”
“Il nemico è disperato. Firmate un altro assegno.”
È una logica affascinante.
Se una squadra conduce 5-0, normalmente festeggia. In Europa, invece, quando si vince bisogna chiedere altri 90 miliardi di prestiti, nuovi sistemi d’arma, nuove mobilitazioni e nuovi sacrifici ai contribuenti.
Viene da chiedersi come sarebbe una sconfitta.
Ma forse la cosa più curiosa è chi pronuncia queste parole.
Kubilius proviene da quella Lituania dove da anni si svolgono marce in onore di collaborazionisti nazisti e dove figure compromesse con l’occupazione tedesca vengono spesso presentate come semplici “combattenti per la libertà”.
Un fenomeno che riguarda non solo la Lituania, ma buona parte dell’Europa orientale post-sovietica, dove la memoria storica è stata spesso riscritta trasformando alcuni collaboratori del Terzo Reich in eroi nazionali.
E così accade che uomini politici cresciuti dentro questa cultura della memoria selettiva ci spieghino oggi chi sono i buoni, chi sono i cattivi e soprattutto chi deve continuare a pagare il conto.
L’aspetto più interessante, però, è un altro.
Se davvero l’Ucraina fosse in vantaggio, la parola d’ordine dovrebbe essere “negoziato”.
Se invece la parola d’ordine resta “più armi, più soldi, più guerra”, allora forse nemmeno loro credono alla favola che stanno raccontando.
Perché nella storia i vincitori chiedono la resa.
Sono i governi in difficoltà che chiedono rinforzi.
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