venerdì 10 luglio 2026

Marco Travaglio

 

Se il giornalismo esistesse ancora, la stampa europea inchioderebbe i leader Nato a una domanda: “Ci spiegate perché l’Europa dovrebbe buttare altre centinaia di miliardi nelle armi, levandoli allo Stato sociale?”.

1) Rutte: “La Russia, anche dopo la fine della guerra in Ucraina, continuerà a rappresentare una minaccia di lungo periodo alla sicurezza euro-atlantica”. Generale americano Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa: “Ho seguito molto attentamente le informazioni di intelligence. La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Infatti gli Usa ritirano risorse militari in Europa (verso il Golfo e il Pacifico), pur mantenendovi basi e soldati per presidiarla e usarla come pista verso il Medio Oriente, perché non credono a minacce russe. La Nato di Grynkewich è la stessa di Rutte, o un’altra a noi ignota?
2) Gli europei s’impegnano a spendere per la difesa Nato il 5% del Pil, mentre gli Usa sono al 3,1. Nel 2026 le loro spese per la difesa salgono dai 418 miliardi del 2025 a 454, cioè il 2,4% del Pil Ue e la metà del bilancio del Pentagono, mentre la Russia ne spende appena 150 (1/3 dell’Ue e 1/10 della Nato) non solo per la guerra, ma per difendere il suo territorio di Paese più vasto del mondo.
3) La Nato spillerà ai suoi soci (Usa esclusi) altri 140 miliardi in due anni per l’Ucraina, che non ne fa parte (la Meloni era contro la formula biennale, poi si è subito calata le brache). Ma Trump annuncia che “la guerra sta per finire”, forse perché ha saputo quel che accade sul campo: caduta Kostjantynivka, ora tocca a Lyman, poi ai russi restano due roccaforti per completare la conquista del Donetsk (Kramatorsk e Sloviansk). Che senso ha pianificare fondi per due anni, se tra pochi mesi potrebbe non esistere più un fronte ucraino da difendere?
4) Zelensky firma accordi con Paesi Ue per venderci un quarto delle armi e munizioni prodotte dall’Ucraina, ma intanto continua a chiederci armi gratis e soldi per fabbricarle (in 52 mesi ha avuto 215 miliardi dall’Europa e 115 dagli Usa, che ora hanno smesso). Ma se ne ha in sovrappiù, perché seguitiamo ad armarlo e a finanziarlo? E, se gliene servono di diverse, perché quelle che ci vende non ce le facciamo regalare?
5) Rutte, a sua insaputa, confessa al Financial Times: “Europa e Canada si sono impegnati ad acquistare armi dagli Usa per 300 miliardi di dollari. Questo ha l’effetto di sostenere circa 195mila posti di lavoro negli Usa”. Quindi la Nato è il bancomat di Trump, di Zelensky e delle loro industrie militari. E noi europei ci imbottiamo di armi per continuare, con più mezzi, nell’esercizio che ci riesce meglio: spararci nelle palle.

Auspicando la vittoria della Russia, dell’Iran e dei Brics, nel nuovo ordine mondiale fuori del Far West! - Tommaso Merlo

 

Auspicando la vittoria della Russia, dell’Iran e dei Brics, nel nuovo ordine mondiale fuori del Far West!

La speranza è che la Nato in Ucraina subisca una disfatta tale da disintegrarsi. La speranza è un trionfo russo dopo decenni a buttare via miliardi in guerre folli in modo da aprire una nuova stagione di buonsenso politico e di pace. La Nato da organizzazione difensiva è diventata la nostra principale minaccia. Perché cocciutamente guerrafondaia nonostante l’infinita collezione di disastri e perché talmente potente da forzare singoli paesi a dissanguarsi nonostante i loro cittadini scivolino in miseria. Dopo decenni ad insanguinare il mondo, la Nato ci ha portato la guerra in casa e da anni ormai ci costringe a regalare a Zelensky arsenali interi nella speranza sconfigga Putin per conto nostro e coroni il sogno occidentale di marciare su Mosca. Un trionfo russo metterebbe la parola fine ai rigurgiti da guerra fredda, silenzierebbe i russofobi una volta per tutte e costringerebbe gli americani a levarsi finalmente dai piedi. Una bella notizia dopo l’altra. Ma non solo, un trionfo russo creerebbe un’onda d’urto politica tale da far crollare tutti i governi europei che hanno sponsorizzato il suicidio ucraino fregandosene per anni della verità sia nelle trincee del Donbas che in quelle delle loro società. Buttare via miliardi in una guerra autolesionista ed evitabile con un minimo di prudenza quando il tuo popolo soffre, è un crimine politico imperdonabile. E non finisce qui. Un trionfo russo affonderebbe l’attuale Commissione Europea di guerrafondai nella fogna della storia come merita e si aprirebbe l’opportunità di ricostruire dalle fondamenta il progetto europeo. In un mondo sempre più continentale serve una “massa europea”, ma il pantano ucraino ha dimostrano quanto sia pericoloso il mostro tecnocratico che hanno creato. Putin sembra l’unico adulto della situazione e la speranza è che si limiti a distruggere la Nato senza allargare il conflitto in Europa nonostante la diretta complicità di alcuni paesi. I cittadini europei vogliono la pace, non vedono l’ora di ristabilire rapporti di amicizia e di collaborazione col popolo russo e non è giusto paghino per le indegne élite che li governano. E non finisce qui. La speranza è che trionfi anche l’Iran mettendo fine a decenni di catastrofica egemonia americana. Una leadership tutta dollari, basi militari ed ipocrisia che ha insanguinato il mondo con l’unico risultato di renderlo più ingiusto e pericoloso. Trump ha firmato un memorandum di resa per prendere tempo e manipolare sia il mercato del petrolio che quello politico. Incombono le elezioni e per colpa dello Stretto di Hormuz non può raccontare balle. Vanno dal benzinaio e a far la spesa anche gli invasati maga superstiti che non sanno nemmeno cosa sia l’Iran e l’unica cosa che leggono è il proprio conto corrente. Mesi di bombardamenti hanno solo svuotato gli arsenali di un paese già sull’orlo di una bancarotta finanziaria ma anche sociale per una giungla oligarchica ormai fuori controllo e una presidenza demenziale. Trump è incaprettato. La mafia sionista ormai lo tampina anche al cesso, degli Stati Uniti non gliene è mai fregato nulla ma dopo tutti i soldi spesi per comprarsi quella manica di burattini politici che gironzolano per Washington, non si rassegnano. Vogliono che quell’idiota dello sceriffo a stelle e strisce continui a duellare con gli ayatollah per conto loro e gli consegni l’agognata egemonia regionale. In modo che persiani e tutti gli arabi e un domani pure i turchi facciano la fine dei palestinesi. Deliri ideologici che un trionfo iraniano archivierebbe per sempre. Una bella notizia dopo l’altra perché checche strilli la propaganda mainstream, l’Iran vuole libertà, giustizia e rispetto del diritto internazionale per se stesso, per il Libano e per il martoriato popolo palestinese. Dopo ottant’anni di persecuzione e oppressione, vuole la fine di ogni atrocità e che i palestinesi abbiano il sacrosanto diritto di decidere sul proprio destino a casa loro. È questa la speranza. Un trionfo russo ed un trionfo iraniano che interrompano decenni di ipocrisie politiche occidentali e di miliardi buttati via con l’unico risultato di rendere il mondo più ingiusto ed insicuro. Putin e gli iraniani sembrano gli unici adulti della situazione e la speranza è che riescano a sconfiggere la Nato, gli Stati Uniti ed i sionisti evitando una escalation perché non è giusto che i cittadini paghino per le indegne élite che li governano. La speranza è che cambino schemi ed equilibri che reggono il mondo in modo da aprire una nuova stagione di buonsenso politico e di pace.
Tommaso Merlo

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