lunedì 6 luglio 2026

Sabotaggio Nord Stream, matrice ucraina.

 

Alla fine arriva la verità. Il gasdotto Nord Stream è stato fatto saltare dagli Ucraini e non dai Russi. La Germania, paese UE e NATO, è stato aggredito da un paese che ha ricevuto invece oltre duecento miliardi di Euro sottratti ai popoli europei. Una cosa folle!!!

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Gli ucraini putiniani.

 



«COMMISSIONE COVID/1. MORTI NASCOSTI, VACCINI GONFIATI, DATI TAROCCATI: REGIONI IMPUNITE» DI GIUSEPPE PIETROBELLI & ILARIA PROIETTI

 

N.B.: «Cosa copre la destra con le bufale su Conte e Arcuri - La Bicamerale ignora le gravi responsabilità delle giunte di destra in Lombardia, Veneto, Liguria e Sicilia. FdI contro Fatto e giudici, colpevoli di aver prosciolto ex premier e commissario»!
«Morti “spalmati” per alleggerire i bollettini. Posti letto Covid gonfiati per evitare restrizioni, richieste di vaccini manomesse e ogni altro barbatrucco anche per salvare la movida in Costa Smeralda. Sulle Regioni la Commissione Covid ha deciso di non indagare anche se proprio lì si concentrano alcune delle vicende più controverse della gestione dell’emergenza: dalla Lombardia al Veneto, fino a Sicilia, Liguria e Sardegna.
Come la mettiamo con chi sostiene che in Veneto potevano essere evitati almeno tremila morti?
Con i difetti nella raccolta dei dati che alteravano il calcolo dell’indice di trasmissibilità, o con le aperture da zona gialla quando sarebbe servita una restrizione totale? E che dire dell’uso massiccio di test rapidi, al posto dei tamponi molecolari, che non intercettavano tutti i contagiati? Passando alla Lombardia, che incidenza hanno avuto la mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, a cinque chilometri da Bergamo o i mancati tracciamenti?
La Commissione d’inchiesta guidata da Fratelli d’Italia avrebbe potuto approfondire ciò che hanno fatto — o non hanno fatto — le Regioni. Soprattutto quelle del Nord, che registrarono i dati peggiori. Quelle vicende, però, sono rimaste sostanzialmente confinate al livello di commissioni regionali, dove il centrodestra ha imposto relazioni auto-assolutorie.
Prendiamo il Veneto della seconda ondata (ottobre 2020-marzo 2021), regione “maglia nera” italiana per numero di morti.
La relazione finale di maggioranza venne approvata nel 2022 dai sette consiglieri leghisti senza far cenno ai rilievi che invece erano stati evidenziati dalle opposizioni. Che nelle 43 pagine della relazione di minoranza avevano chiosato: “Mentre Zaia teneva conferenze stampa giornaliere, non ci venivano consegnati i documenti richiesti.
Dopo la prima ondata il Veneto manifestò la sindrome del primo della classe, ma nella seconda prevalse una spinta aperturista e si evitò la linea rigorista”.
Uno studio del professor Enrico Rettore ha stimato circa 3.000 morti in più per la mancata istituzione della zona rossa. Il demografo Enzo Migliorini calcolò invece 1.142 decessi evitabili tra il 4 novembre e il 30 dicembre 2020, diventati oltre 1.600 morti in più al 7 gennaio 2021.
Un quarto della relazione di maggioranza invece fu dedicato a confutare le critiche del professor Andrea Crisanti sull’eccessivo ricorso ai tamponi rapidi.
Ma soprattutto tentò di ridimensionare il dato della mortalità.
La consigliera Vanessa Camani (Pd) osservò che “tra ottobre 2020 e marzo 2021 in Veneto morirono 8.282 persone: peggio di noi, nella seconda ondata, solo la Lombardia, che però ha il doppio della popolazione”.
Copione analogo in Lombardia. “Siamo stati i migliori, un esempio per il resto del Paese” concluse il centrodestra in regione presentando la relazione finale che mai mette in dubbio l’operato della giunta di Attilio Fontana, nonostante al 13 ottobre 2020 (data in cui termina l’indagine) la Lombardia contasse 114.800 casi e 16.994 morti, un terzo dei contagi e la metà dei decessi di tutta Italia.
Le responsabilità? Addossate all’allora governo, all’Oms e casomai alle feste di Carnevale.
Nulla da dire invece sulla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, l’inadeguatezza della medicina territoriale, i mancati tracciamenti dei contagi, l’inerzia delle Ats, l’ospedale in Fiera usato “come strumento di propaganda” , tutti elementi invece messi in fila nella relazione della minoranza sulla mala gestione da parte di Regione Lombardia dell’emergenza travolta dalla prima ondata pandemica,
anche a causa dell’iniziale sottovalutazione di quanto
stava accadendo.
Ma i casi, diciamo così, controversi non si fermano al Nord. Che dire della Sicilia di Nello Musumeci e delle parole di Ruggero Razza, allora assessore alla Salute poi promosso al Parlamento europeo da Fratelli d’Italia? “E spalmiamoli un poco”, diceva – non sapendo di essere intercettato – alla funzionaria della regione che doveva trasmettere all’Istituto superiore di sanità i dati sui morti e i contagiati.
Ma non si contano i trucchi per restare in zona bianca e evitare restrizioni, come quello sui posti letti gonfiati nei reparti Covid ma a medici e infermieri invariati come segnalò per esempio un’inchiesta in Calabria.
La Procura di Genova aveva invece pizzicato Matteo Cozzani, uomo macchina di Giovanni Toti in regione Liguria a raccontare il ritocchino sui vaccini che lo aveva visto protagonista insieme al suo capo. “I dati che abbiamo mandato… io avevo già truccato, lui li ha presi, li ha riaumentati”.
Ancora prima nella Sardegna di Christian Solinas più che all’epidemia si pensava alla movida:
e quindi ecco servita l’ordinanza per tenere aperte le discoteche nonostante il parere contrario del Comitato tecnico-scientifico regionale.»

La lettera si Melillo è un gesto estremo che finirà nei libri di storia.

 

Questa è una di quelle giornate che segnano un prima e un dopo. Una di quelle date che finiscono dritte nei libri di storia perché quello che è successo non ha precedenti.
Il Procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo ha preso carta e penna e ha scritto una lettera senza appello al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo. Non era mai successo che la massima autorità investigativa contro le mafie dovesse arrivare a un gesto così estremo e pubblico per denunciare il rischio di un collasso del sistema.
Il contenuto è da brividi. Melillo parla di unl“obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”
Avete capito bene? Grazie alle norme di questo governo, siamo tornati indietro nella lotta ai clan e ai terroristi. Un effetto che il Procuratore definisce “oltremodo grave e allarmante”
Siamo davanti a paradossi che gridano vendetta. Per colpa dei nuovi limiti, oggi puoi usare le intercettazioni di un altro processo per una ricettazione o un documento falso, ma non puoi usarle per inchiodare qualcuno per riciclaggio mafioso o scambio elettorale-mafioso. È una follia pura che favorisce solo i colletti bianchi e i boss. Le procure sono costrette a spendere il doppio dei soldi per rifare le stesse intercettazioni, sprecando risorse preziose.
E mentre accade tutto questo, la Presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo si è tenuta la lettera nel cassetto per giorni senza dire nulla a nessuno.
È “gravissimo e inaccettabile” che una comunicazione così urgente sia stata nascosta. Sembra quasi che qualcuno debba fare da "guardaspalle" al governo invece di difendere la legalità.
Dopo questo schiaffo della realtà, ci auguriamo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più i nomi di Falcone e Borsellino. Non puoi fare passerelle ogni 19 luglio e poi avallare leggi che, come dice Melillo, creano un vulnus nell'azione di contrasto ai rapporti tra mafia e colletti bianchi. La lotta alla mafia si fa con i fatti, non con le sceneggiate da Mentana mentre si disarmano i magistrati.
Noi non stiamo zitti. Gli italiani hanno già detto NO a questo scempio con il Referendum, ma loro continuano a ignorare il voto e gli allarmi di chi rischia la vita sul campo. È ora di finirla con questa ipocrisia.

L'Ucraina si è rifiutata di recuperare i corpi dei militanti delle Forze Armate ucraine da Kostyantynivka.

 

L'Ucraina ha respinto l'iniziativa russa di consegnare i corpi dei combattenti delle Forze Armate ucronaziste morti a Kostyantynivka, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa Russo.

"Mentre la questione veniva discussa con i servizi di sicurezza, la parte ucraina ha respinto la proposta. Pertanto, il regime di Kiev non ha fatto assolutamente nulla per garantire che i corpi dei defunti <...> fossero sepolti con dignità dai loro familiari", si legge nella dichiarazione.

Le autorità ucraine hanno dimostrato ancora una volta di considerare il proprio personale militare come materiale sacrificabile, inviato al fronte tramite mobilitazione forzata, ha aggiunto il ministero.

L'agenzia aveva proposto la cessazione dei bombardamenti su Kostyantynivka e un'operazione umanitaria per la consegna delle salme il giorno precedente. L'operazione era prevista dalle 12:00 alle 18:00 ora di Mosca del 6 luglio.

Il capo di stato maggiore Valery Gerasimov ha riferito venerdì a Vladimir Putin della liberazione di Kostyantynivka . Il presidente ha definito questo evento la chiave per il controllo dell'intero territorio della Repubblica Popolare di Donetsk: apre una via diretta per avanzare verso l'agglomerato di Kramatorsk-Slovyansk, l'ultima roccaforte del regime di Kiev nel Donbass. 

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