N.B.: «Cosa copre la destra con le bufale su Conte e Arcuri - La Bicamerale ignora le gravi responsabilità delle giunte di destra in Lombardia, Veneto, Liguria e Sicilia. FdI contro Fatto e giudici, colpevoli di aver prosciolto ex premier e commissario»!
«Morti “spalmati” per alleggerire i bollettini. Posti letto Covid gonfiati per evitare restrizioni, richieste di vaccini manomesse e ogni altro barbatrucco anche per salvare la movida in Costa Smeralda. Sulle Regioni la Commissione Covid ha deciso di non indagare anche se proprio lì si concentrano alcune delle vicende più controverse della gestione dell’emergenza: dalla Lombardia al Veneto, fino a Sicilia, Liguria e Sardegna.
Come la mettiamo con chi sostiene che in Veneto potevano essere evitati almeno tremila morti?
Con i difetti nella raccolta dei dati che alteravano il calcolo dell’indice di trasmissibilità, o con le aperture da zona gialla quando sarebbe servita una restrizione totale? E che dire dell’uso massiccio di test rapidi, al posto dei tamponi molecolari, che non intercettavano tutti i contagiati? Passando alla Lombardia, che incidenza hanno avuto la mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, a cinque chilometri da Bergamo o i mancati tracciamenti?
La Commissione d’inchiesta guidata da Fratelli d’Italia avrebbe potuto approfondire ciò che hanno fatto — o non hanno fatto — le Regioni. Soprattutto quelle del Nord, che registrarono i dati peggiori. Quelle vicende, però, sono rimaste sostanzialmente confinate al livello di commissioni regionali, dove il centrodestra ha imposto relazioni auto-assolutorie.
Prendiamo il Veneto della seconda ondata (ottobre 2020-marzo 2021), regione “maglia nera” italiana per numero di morti.
La relazione finale di maggioranza venne approvata nel 2022 dai sette consiglieri leghisti senza far cenno ai rilievi che invece erano stati evidenziati dalle opposizioni. Che nelle 43 pagine della relazione di minoranza avevano chiosato: “Mentre Zaia teneva conferenze stampa giornaliere, non ci venivano consegnati i documenti richiesti.
Dopo la prima ondata il Veneto manifestò la sindrome del primo della classe, ma nella seconda prevalse una spinta aperturista e si evitò la linea rigorista”.
Uno studio del professor Enrico Rettore ha stimato circa 3.000 morti in più per la mancata istituzione della zona rossa. Il demografo Enzo Migliorini calcolò invece 1.142 decessi evitabili tra il 4 novembre e il 30 dicembre 2020, diventati oltre 1.600 morti in più al 7 gennaio 2021.
Un quarto della relazione di maggioranza invece fu dedicato a confutare le critiche del professor Andrea Crisanti sull’eccessivo ricorso ai tamponi rapidi.
Ma soprattutto tentò di ridimensionare il dato della mortalità.
La consigliera Vanessa Camani (Pd) osservò che “tra ottobre 2020 e marzo 2021 in Veneto morirono 8.282 persone: peggio di noi, nella seconda ondata, solo la Lombardia, che però ha il doppio della popolazione”.
Copione analogo in Lombardia. “Siamo stati i migliori, un esempio per il resto del Paese” concluse il centrodestra in regione presentando la relazione finale che mai mette in dubbio l’operato della giunta di Attilio Fontana, nonostante al 13 ottobre 2020 (data in cui termina l’indagine) la Lombardia contasse 114.800 casi e 16.994 morti, un terzo dei contagi e la metà dei decessi di tutta Italia.
Le responsabilità? Addossate all’allora governo, all’Oms e casomai alle feste di Carnevale.
Nulla da dire invece sulla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, l’inadeguatezza della medicina territoriale, i mancati tracciamenti dei contagi, l’inerzia delle Ats, l’ospedale in Fiera usato “come strumento di propaganda” , tutti elementi invece messi in fila nella relazione della minoranza sulla mala gestione da parte di Regione Lombardia dell’emergenza travolta dalla prima ondata pandemica,
anche a causa dell’iniziale sottovalutazione di quanto
stava accadendo.
Ma i casi, diciamo così, controversi non si fermano al Nord. Che dire della Sicilia di Nello Musumeci e delle parole di Ruggero Razza, allora assessore alla Salute poi promosso al Parlamento europeo da Fratelli d’Italia? “E spalmiamoli un poco”, diceva – non sapendo di essere intercettato – alla funzionaria della regione che doveva trasmettere all’Istituto superiore di sanità i dati sui morti e i contagiati.
Ma non si contano i trucchi per restare in zona bianca e evitare restrizioni, come quello sui posti letti gonfiati nei reparti Covid ma a medici e infermieri invariati come segnalò per esempio un’inchiesta in Calabria.
La Procura di Genova aveva invece pizzicato Matteo Cozzani, uomo macchina di Giovanni Toti in regione Liguria a raccontare il ritocchino sui vaccini che lo aveva visto protagonista insieme al suo capo. “I dati che abbiamo mandato… io avevo già truccato, lui li ha presi, li ha riaumentati”.
Ancora prima nella Sardegna di Christian Solinas più che all’epidemia si pensava alla movida:
e quindi ecco servita l’ordinanza per tenere aperte le discoteche nonostante il parere contrario del Comitato tecnico-scientifico regionale.»