Mentre quasi tutti i bollettini dell’oligarchia europea, chiamati impropriamente giornali, si dedicano alla demonizzazione delle parole del giornalista e conduttore russo Vladimir Solov’ëv, quello che dopo la Meloni se l’è presa anche con Calenda che è come sparare sulla Croce rossa, ci sono ben altre notizie che arrivano e che testimoniano di come l’evoluzione delle cose stia mettendo all’angolo la Germania bellicista che di fatto governa l’Europa continentale.
Proprio ieri è arrivata la notizia che il petrolio del Kazakistan non arriverà più in Germania a partire al primo maggio: l’oleodotto Druzhba che trasporta l’oro nero dal cuore dell’Asia fino in Europa, in Ungheria, Slovacchia e che rifornisce la stessa Ucraina e arriva anche alla raffineria di Schwedt a 90 chilometri da Berlino, passando ovviamente per il territorio russo.
Ed evidentemente Mosca non ha più intenzione di permettere il rifornimento di fabbriche che poi lavorano per l’Ucraina. L’antifona è talmente chiara che Euronews, il megafono che strilla gli ordini del giorno per l’informazione, tenta pietosamente di ciurlare nel manico ipotizzando che l’oleodotto sia stato colpito da qualche drone ucraino che avrebbe danneggiato gli impianti di pompaggio.
Questo evento, benché molto spiacevole per il più ottuso alleato del regime neonazista di Kiev, nasconde in qualche modo le conseguenze dell’assurdo bellicismo di Berlino e di Bruxelles che peraltro viene ricattata anche da Kiev: a gennaio aveva chiuso il ramo dell’oleodotto che passa sul suo territorio,
con la solita balla dell’attacco russo, mentre in realtà vuole soltanto soldi, sempre più soldi per le sue oligarchie nazi – sioniste.
Dunque proprio mentre infuria la crisi petrolifera scatenata dall’aggressione all’Iran, la Germania vede disseccarsi quel rivolo di energia diventata preziosa: infatti le importazioni erano molto aumentate nel primo trimestre del 2026: 730 mila tonnellate, contro i due milioni di tonnellate totali del 2025. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
E in questo caso il male riguarda la stessa raffineria di Schwedt che è di proprietà della russa Rosneft, ma che era stata stata posta sotto l’amministrazione fiduciaria del governo tedesco a seguito della guerra in Ucraina e dell’interruzione dei legami energetici con Mosca.
Un’azione di pura rapina
che adesso rimane a secco.
Qui viene a proposito la dichiarazione fatta da Putin nel dicembre dello scorso anno:
“Non abbiamo intenzione di entrare in conflitto con l’Europa, l’ho già detto cento volte. Ma se l’Europa improvvisamente volesse combattere e iniziasse, noi saremmo pronti fin da subito.
Con l’Ucraina stiamo agendo con cautela e precisione, in modo che… beh, capite, no?
Non si tratta di una guerra nel senso moderno e diretto del termine. Se l’Europa improvvisamente volesse iniziare una guerra e la cominciasse, allora potrebbe verificarsi molto rapidamente una situazione in cui non avremmo nessuno con cui negoziare.”
Insomma il gioco di fare la guerra senza impegnarsi direttamente sta ormai mostrando la corda e Mosca sta perdendo la pazienza: se la Germania e l’Europa vogliono diventare nemici esistenziali della Russia, allora ne pagheranno tutte le conseguenze.
Anzi noi pagheremo le conseguenze degli atti compiuti da questi orribili e stupidi burattini. Per ora il blocco dell’oro nero durerò per tutto il mese di maggio ed è chiaramente un avvertimento che si cerca in qualche modo di non fa arrivare
alle opinioni pubbliche.