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Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
sabato 24 ottobre 2026
L'Europa ha finalmente deciso di dialogare con Vladimir Putin.
venerdì 23 ottobre 2026
Ursula von der Leyen la nuova fuhrer d’Europa.
lunedì 12 ottobre 2026
Un'Europa unita che collabora per un'indipendenza economica.
E che il passo successivo per l'Europa è liberarsi (democraticamente?) di tutti i leaders disgraziati, stupidi e corrotti che imperano a nostro danno.
Per poi poter costruire la vera Europa, quella che arriva fino agli Urali, che integra strategicamente la Russia.
Unione che si formalizzi con nuovi trattati e che realizzi l'incubo americano:
una collaborazione strategica di lungo periodo Germania-Russia e quindi europea.
Avremo tutto: energia, carburante a prezzi bassi, gas, terre rare, etc. Oltre a diventare ponte tra ovest e paesi Brics, usufruendo di mercati sconfinati in enorme espansione che necessitano proprio di macchinari e forniture industriali di storia europea.
Questo senza neanche citare la Cina, che dovrebbe connettersi direttamente ai nostri porti tramite i canali della nuova via della seta. Cosa voluta non da qualche stravagante sognatore, ma dalla storia sin dall'impero Han
con l'impero Romano.
Se le masse non capiscono questo, l'unica Europa che potremo avere sarà un carrozzone grottesco, schizofrenico
e autoritario che vivrà in funzione di guerre e austerità ai danni dei popoli.
di Giux Novecento
#TGP #Europa #Geopolitica
Termometro Geopolitico
Fonte: https://www.facebook.com/giux.novecento
giovedì 8 ottobre 2026
CHE SI GODANO LA SITUAZIONE.
Dmitrij Medvedev, con la delicatezza diplomatica di una porta blindata che cade dalle scale, ha riassunto così il rapporto tra Europa e Russia:
«Avete distrutto la cooperazione? Bene. Adesso godetevi le conseguenze.»
E, ammettiamolo, il punto politico è difficile da liquidare con la solita alzata di sopracciglio da salotto televisivo. Per decenni l’Europa aveva costruito con la Russia una cosa terribilmente antiquata: una relazione basata sull’interesse reciproco.
Noi compravamo energia a condizioni vantaggiose.
Loro vendevano energia.
Le industrie europee producevano.
Le imprese commerciavano.
Gli Stati incassavano.
Il continente non esplodeva se qualcuno pronunciava la parola Mosca.
Poi arrivò la grande stagione della geopolitica morale.
SANZIONI.
EMBARGHI.
DISACCOPPIAMENTO.
“NON UN EURO ALLA RUSSIA!”
Applausi.
Peccato per quel piccolo dettaglio chiamato economia reale.
Perché il gas russo non ha letto gli editoriali.
Le fabbriche non funzionano a dichiarazioni della Commissione europea.
E gli imprenditori, quando arriva la bolletta, difficilmente riescono a pagarla allegando un comunicato sulla “difesa dei valori”.
Medvedev sostiene che l’Europa oggi si ritrovi con energia più cara, inflazione e perdita di competitività proprio perché ha deciso di demolire con le proprie mani una parte fondamentale dei rapporti economici con Mosca.
Naturalmente a Bruxelles la spiegazione sarà diversa.
Probabilmente è ancora colpa di Putin.
Se piove: Putin.
Se aumenta il gas: Putin.
Se chiude una fabbrica: Putin.
Se il caffè costa 1,70: attendiamo una dichiarazione della von der Leyen.
Ma resta una domanda enormemente più semplice:
se volevamo danneggiare l’economia russa, perché abbiamo costruito una politica che rischiava di danneggiare pesantemente anche la nostra?
Perché un conto è fare politica estera.
Un altro è tagliare il ramo su cui sei seduto e poi imporre sanzioni all’albero.
Medvedev chiude con una frase che è quasi una dedica:
«Che si godano la situazione.»
Tranquillo, Dmitrij.
La stiamo pagando.
Letteralmente.
Don Chisciotte
Seguimi per altre cavalcate contro i mulini della propaganda.
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lunedì 5 ottobre 2026
Il nemico di cui aver paura non è la Russia.
Quello che ha detto oggi al Corriere della Sera Carmine Masiello, che è il capo di Stato Maggiore, è gravissimo:
«Sul fianco est ci è stato chiesto di schierare, in tempi molto rapidi, unità capaci di esprimere una deterrenza reale».
Vorremmo sapere chi lo ha chiesto?
E soprattutto, chi ha deciso questo schieramento di truppe italiane?
Solitamente queste cose dovrebbero passare dal Parlamento.
Dovrebbero essere discusse anche con un dibattito pubblico. Invece no, le apprendiamo da un'intervista, che affrontano come se parlassero di asfaltare le strade. Incredibile!
Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a morire per quei Paesi baltici guerrafondai e russofobi?
Qualcuno ha chiesto agli italiani se sono disposti a crepare per Zelensky?
Mentre Putin dice, in mondovisione, per l'ennesima volta, che non pensano minimamente di attaccare i Paesi dell'Unione Europea e che la Russia è sempre disponibile a riprendere le relazioni, questi continuano ad abbaiare alle porte di Mosca.
Anziché tirare il piede dall'acceleratore delle provocazioni, lo premono sempre più forte.
No, il nemico di cui aver paura non è la Russia. I nemici di cui aver paura ce li abbiamo a casa nostra!
Giuseppe Salamone
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