domenica 2 luglio 2023

Carta Bianca deve chiudere? - Alesandro Orsini

 

Terminata la stagione di Carta Bianca, vorrei dire un po' di cose fuori dai denti.
In primo luogo, rispondo a una minaccia di querela che Enrico Mentana aveva agitato contro di me in una lettera pubblica a Marco Travaglio alcuni mesi fa. Replico soltanto oggi perché Enrico Mentana ha ripreso a cannoneggiarmi dal suo “Open” che mi ritrarre come una spia russa soltanto perché ho sviluppato a Carta Bianca un’analisi della rivolta di Prigozhin nel rispetto della logica dell’indagine scientifico-sociale con tanto di interrogazione parlamentare di Maria Elena Boschi e Matteo Renzi, i parlamentari più ridicoli della Repubblica Italiana.
Secondo “Open”, sarei una spia russa o un propagandista del Cremlino perché a Carta Bianca ho detto che la rivolta di Prigozhin non ha scalzato Putin dal potere che è la registrazione di un dato empirico poco gradito a quel propagandista della Nato che è Mentana.
Siccome “Open” mi ha rotto l’anima, e siccome Mentana è un incubo informativo che ci perseguita tutti i giorni su radio e tv, fatemi dire un’altra cosa.
Se “Open” di Mentana dice che la Russia sta per andare in bancarotta ed io dico che non è vero, e poi le mie previsioni si verificano puntualmente, questo non vuol dire che io sia una spia russa e che Carta Bianca debba essere chiusa.
Se Concita De Gregorio scrive su Repubblica che l’esercito russo è allo sbando ed io dico che non è vero, e le mie previsioni si verificano puntualmente, questo non vuol dire che io sia una spia russa e che Carta Bianca debba essere chiusa.
Se io dico che Putin, posto in una condizione disperata dalla Nato, userebbe le armi nucleari, e poi Biden rilascia una dichiarazione che mi dà ragione, questo non vuol dire che io sia una spia russa e che Carta Bianca debba essere chiusa.
Se i media dominanti dicono che l’esercito ucraino conquisterà Bakhmut, ed io dico che avverrà il contrario, e le mie previsioni si verificano puntualmente, questo non vuol dire che io sia una spia russa e che Carta Bianca debba essere chiusa.
Se Stefano Cappellini si beve completamente il cervello e mi bombarda su Repubblica con argomenti che persino un bimbo della prima elementare gli chiederebbe: “Ma sei tutto scemo o a metà?”, ebbene, Cappellini non è un problema mio, ma di un sistema dell’informazione che consente a un personaggio squalificato di diventare vice-direttore e insultare le persone su Repubblica.
Io sono semplicemente un uomo libero che difende il progetto illuministico in un Paese pieno di schiavi. A peggiorar le cose, sono un pacifista.
E scusate la sgrammaticatura, ma io il prezzo della mia libertà me lo pago tutto perché sconti non ne prendo da nessuno.
Io vivo sotto assedio dal 24 febbraio 2022 e non mi hanno manco sfiorato perché i miei nemici sono dei mediocri che ridicolizzo tutti i giorni come faccio con Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.
Terminata Carta Bainca, fatemi dire una cosa: ci sono Mentana, Cappellini, Renzi, Boschi.
E poi c'è Berlinguer.
Mi dispiace per loro. 

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Gli archeologi scoprono città sotterranea perduta in Messico. - Lucia Petrone

 

Un team archeologico del progetto Lyobaa ha confermato l’esistenza di un vasto complesso sotterraneo zapoteco nel sito archeologico di Mitla.

Mitla è un sito archeologico associato alla cultura zapoteca, situato nella valle di Oaxaca, nell’attuale stato di Oaxaca, nel sud del Messico . Gli zapotechi la abitarono per la prima volta durante il periodo classico (100-650 d.C.), dopo essersi sviluppata da un villaggio fortificato in un grande centro religioso. Gli zapotechi credevano che Mitla servisse da porta tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti per la sepoltura dell’élite zapoteca, da cui il nome nahuatl Mictlán, che significa “luogo dei morti” o “mondo sotterraneo”. È stato a lungo creduto che l’antico popolo zapoteco avesse costruito un enorme e intricato labirinto di camere e passaggi sotto le monumentali strutture in pietra trovate nel sito archeologico di Mitla nello stato messicano meridionale di Oaxaca. L’obiettivo di questo sistema di tunnel era quello di condurre alla fine a Lyobaa, l’ingresso agli inferi zapotechi o Terra dei Morti. Nell’ambito di un nuovo studio condotto dal progetto Lyobaa con il supporto dell’Istituto nazionale di antropologia e storia (INAH), i ricercatori hanno lanciato un progetto di esplorazione a Mitla nel 2022. La loro ricerca ha anche rivelato dettagli affascinanti sulle varie strutture sotterranee, rivelando informazioni cruciali su una mecca spirituale costruita da e per il popolo zapoteco che occupava il sud del Messico durante l’era precolombiana.

I ricercatori stanno utilizzando tecniche di prospezione geofisica per confermare l’esistenza di camere e passaggi sotterranei precedentemente non rilevati sotto Mitla. Le tecnologie implementate includevano il Ground Penetrating Radar (GPR), la tomografia di resistività elettrica (ERT) e la tomografia sismica del rumore, ciascuna delle quali utilizza emissioni elettromagnetiche per penetrare la superficie della terra e generare immagini di ciò che si trova dall’altra parte di quella barriera fisica . I ricercatori hanno creato modelli 3D compositi del mondo sotterraneo trovato appena sotto la superficie di Mitla combinando i risultati delle loro intense procedure di scansione. Ancora più importante, i risultati dell’indagine geofisica confermano inequivocabilmente la presenza di molteplici camere e tunnel sotterranei che si snodano attraverso la terra sotto una serie di strutture note come il Gruppo della Chiesa (ci sono cinque serie di strutture fuori terra a Mitla, una delle quali presenta una chiesa cattolica costruita alla fine del XVI secolo). I rilievi hanno anche esaminato le aree al di sotto del Palazzo delle Colonne, l’edificio più elaborato del sito e membro del cosiddetto Gruppo di edifici delle Colonne. Qui, le scansioni hanno prodotto immagini che hanno fornito informazioni sulle prime fasi di costruzione dell’edificio. I ricercatori continueranno a studiare i risultati delle loro esplorazioni iniziali, alla ricerca di dettagli che potrebbero essere sfuggiti durante la prima analisi.

https://www.scienzenotizie.it/2023/07/02/gli-archeologi-scoprono-citta-sotterranea-perduta-in-messico-5770820?fbclid=IwAR0Sa5rh1T-UwRUju_36tJv6ReIbQtsEwWwDWylK4Cg9DPa576vB9KwEVH8

In Gabon Il reattore nucleare vecchio due miliardi di anni.

 

Il reattore nucleare vecchio due miliardi di anni

Lo chiamavano il ‘mostro atomico‘. In tutto il pianeta non è mai esistito un generatore di energia così grande e così efficiente: pareti ad angolo inclinato, isolamento per i residui nucleari e il miglior sistema di raffreddamento che l’ingegneria abbia mai potuto sviluppare. Ma questo reattore nucleare è vecchio di due miliardi di anni.

Il reattore nucleare della Repubblica del Gabon ha una struttura talmente ben progettata che avrebbe potuto funzionare per sempre. C’è chi dice che sia appartenuto a un’antica civiltà super avanzata, citando la suggestiva teoria che vede la storia umana come un susseguirsi di estinzioni di massa e ritorno della civiltà. Dopo il periodo della ‘grande distruzione’, molte civiltà successive avrebbero provato ad approfittare dei resti del ‘mostro’, per ritornare ai tempi di gloria.

Nel corso degli anni, la struttura del reattore originale potrebbe essere divenuta troppo traballante e il sistema di riciclaggio dell’uranio potrebbe aver smesso di funzionare. Alla fine, con il passare dei millenni, le pareti e i canali di raffreddamento, arrugginiti, avrebbero finito per confondersi con la montagna che un tempo li aveva ospitati. Miliardi di anni dopo, l’unico resto di quel possibile sito ‘tecnologico’ era l’uranio impoverito: il resto del reattore era irriconoscibile.

Questo scenario fittizio potrebbe non esser molto lontano da quello reale, se teniamo in considerazione che per molti scienziati l’esistenza del ‘reattore nucleare del Gabon’ ‒ un gigantesco deposito di uranio scoperto in Africa nei primi anni 70 ‒ è un fenomeno che non si sarebbe mai potuto verificare naturalmente. Con un’età approssimativa di due miliardi di anni, le miniere di Oklo, nella Repubblica del Gabon, sono state scoperte quando i tecnici di una società francese si sono accorti che l’uranio del luogo era già stato estratto e utilizzato.

Dopo aver analizzato i campioni della miniera, i tecnici della Centrale Nucleare di Tricastin si sono resi conto che il minerale non poteva essere utilizzato a fini industriali. Sospettando una possibile frode da parte della società che lo esportava, i responsabili della centrale di Tricastin hanno deciso di indagare sul motivo per cui, mentre i normali campioni di uranio possedevano circa lo 0,7 per cento di materiale utilizzabile, quelli di Oklo ne avevano solo lo 0,3 per cento. Una volta confermato che il materiale era quel che rimaneva di una vecchia reazione nucleare, i ricercatori di tutto il mondo sono accorsi sul luogo per studiare il fenomeno.

Dopo approfondite analisi chimiche e geologiche, la comunità scientifica arriva a una sorprendente conclusione unanime: la miniera di uranio del Gabon era stata un reattore di 35 mila chilometri quadrati, entrato in funzione 2 miliardi di anni fa e rimasta funzionante per 500 mila anni.

Queste enormi cifre hanno spinto molti specialisti a impegnarsi per trovare una spiegazione plausibile. Ma ancora oggi il caso del Gabon suscita gli stessi e scomodi interrogativi di quaranta anni fa. Cosa o chi aveva usato il nucleare prima che qualsiasi civiltà mettesse piede sulla Terra? Come riuscirono a progettare un complesso di reattori così grandi? Come hanno potuto mantenerlo in funzione per cosi tanto tempo?

LA SPIEGAZIONE IMPROBABILE

Nel tentativo di spiegare l’origine del reattore, gli scienziati si sono rivolti a una vecchia teoria del chimico giapponese Kazuo Kuroda, che anni prima era stato ridicolizzato dopo averla divulgata.

Kuroda aveva sostenuto che una reazione nucleare potesse aver luogo anche senza l’intervento dell’uomo, se esistevano in natura un certo numero di condizioni essenziali: un deposito di uranio della giusta dimensione, un minerale con un’alta percentuale di uranio fissile, un elemento che agisse come moderatore, e l’assenza di particelle disciolte, poiché ostacolano la reazione.

Nonostante ben tre di queste condizioni fossero altamente improbabili, ancora più difficile da spiegare era come una reazione nucleare naturale potesse essersi mantenuta in equilibrio senza che il nucleo di uranio scomparisse o si fondesse durante un periodo stimato di 500 mila anni. Per questo motivo, gli scienziati hanno aggiunto all’ipotesi di Kuroda un ultimo fattore: un sistema geologico casuale che permetteva l’entrata di acqua nei depositi e l’uscita del vapore di reazione.

Si stima che milioni di anni fa, la percentuale di uranio fissile presente in natura fosse molto più alta (circa il 3 per cento del minerale), un fatto chiave perché la supposta reazione potesse avvenire. In base a questo fattore, gli scienziati proposero che ogni tre ore i depositi di uranio potevano essersi attivati spontaneamente quando venivano inondati dall’acqua filtrata dalle fessure, generando calore e raffreddandosi, quando l’acqua, che funzionava da moderatore, evaporava completamente.

Tuttavia, secondo la teoria di Kuroda, l’acqua doveva avere una buona percentuale di deuterio (acqua pesante), e doveva essere priva di qualsiasi particella che potesse impedire ai neutroni di innescare la reazione. Poteva l’acqua filtrata dalla rocce avere caratteristiche così eccezionali? Potrebbe esistere in natura un liquido che anche oggi richiede un così elaborato processo produttivo?

INGEGNERIA ESTREMA

Dopo una serie di analisi geologiche, i ricercatori hanno scoperto che il reattore di Oklo conservava ancora un’ultima sorpresa: i ‘depositi’ dei rifiuti erano disposti in una maniera tale da far rilevare ancora radioattività nella miniera, nonostante fossero passati milioni di anni. Infatti, è stato stimato che l’impatto termico di quei reattori a Oklo non superasse il raggio d’azione di 40 metri. Gli scienziati riconoscono l’impossibilità di emulare un sistema di smaltimento così efficiente, e il reattore ancora viene studiato al fine di progettare nuove tecnologie basate sulla sua struttura.

In poche parole, il reattore gigante nel Gabon era progettato meglio di qualsiasi altro reattore moderno.

Pertanto, anche se la teoria dei ‘reattori naturali’ è oggi la più diffusa a livello accademico, sul sito di Oklo molte domande devono ancora ricevere una risposta. Perché l’uranio è stato rinvenuto in depositi ben definiti e non sparsi in tutto il territorio? Può una reazione avvenire spontaneamente e in forma indipendente in venti luoghi distinti di tutto il giacimento? Perché questo fenomeno è accaduto esclusivamente in Africa e non anche in altre parti del mondo? Possono le pareti di una miniera formare casualmente un disegno tale che non permetta alla radioattività di fuoriuscire? Ma soprattutto, che cosa è accaduto esattamente in Gabon due miliardi di anni fa?

https://www.universo7p.it/in-gabon-il-reattore-nucleare-vecchio-due-miliardi-di-anni/misteri/?fbclid=IwAR1vD4w35BzPOHQSg2t0qq5FhvY2fjAJKZ7iN30yw93vtxthIJq2gFBWdag

Ma che ti aspetti da Sgarbi? - Massimo Erbetti

 

“Conta delle donne” e volgarità: Sgarbi-show con Morgan sul palco del Maxxi e i dipendenti del museo protestano con il direttore Giuli
(F. Q. 1 luglio 2023)

Sgarbi al Maxxi fra volgarità e parolacce, dipendenti in rivolta
(ANSA 1 luglio 2023)

Eh no! Adesso basta, perché se Sgarbi e come lui, tanti altri, si possono permettere di dire e fare quello che vogliono…anzi se è proprio quello che dicono e fanno a dargli tanto potere e successo…è anche perché noi li tolleriamo per quello che sono.

"e vabbè, ma che ti aspetti da Sgarbi?"... "il solito Sgarbi"..."ma chi Sgarbi?"...eh no cari miei, la colpa è nostra…ci abituiamo, ci adattiamo, tolleriamo, sopportiamo in silenzio, subiamo, ingoiamo…siamo ormai rassegnati, permettiamo, accettiamo… consentiamo che tutto ciò accada, e alla fine perdoniamo…lasciamo correre…siamo addirittura indulgenti…ma si dai…cosa ti aspetti da uno così…

E intanto "uno così" può permettersi di tutto e ogni volta si permette di più…e alza il tiro…e stuzzica…e alza la voce…e insulta…e sproloquia…e noi? "e vabbè ma è Sgarbi"...e allora? E chissenefrega se è il solito Sgarbi…indignamoci, alziamo la voce…quando lo vediamo cambiamo canale…

E invece no, non lo facciamo…siamo presi dal voyerismo…ci piace guardarlo…come se tutto ciò ci provocasse un certo eccitamento…lo guardiamo per vedere "cosa farà stavolta"...e lui ci accontenta…ogni volta si spinge oltre…ogni volta stupisce…e noi ogni volta diciamo la stessa identica cosa "e vabbè ma è Sgarbi".

Sembra quasi che non voglia deluderci…e se proviamo a criticarlo, lui gira la frittata…attacca chi lo attacca…cone se fosse in diritto di farlo…e forse diciamocelo francamente lo è proprio perché noi da lui ce lo aspettiamo…anche perché se non lo facesse, non sarebbe Sgarbi, no?

Il problema è culturale…da una parte ci scandalizzano e dall'altra ci piace poter criticare, ma senza far nulla di concreto affinché tutto questo finisca…beh ma cosa ci aspettiamo da una società in cui tutto è concesso? Anzi dove più si va oltre e più si è "qualcuno"?

I modelli da seguire sono sempre peggiori…urla, insulti, provocazioni…senza di loro sei il nulla cosmico…per aver ragione devi aggridire il tuo interlocutore…se non gli urli in faccia hai perso…se non provochi nessuno parlerà di te…e se non parlano di te, non sei niente.

"oh c'è quel folle che dice che la terra è piatta…andiamo a sentire che dice"...e il folle diventa famoso…mentre chi veramente dovrebbe esserlo, non lo diventerà mai.

Non consideriamo più il merito…non serve…basta sconvolgere…non serve più informarsi, conoscere…perché poi alla fine fama e ricchezza arrivano da altro.

Ma che ti aspetti da Sgarbi?...Beh da lui non mi aspetto niente…mi aspetterei molto da noi…ma noi siamo quelli che hanno creato il fenomeno Sgarbi…e il problema è proprio questo.

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