Ora tutti sanno perché PUTIN ha evacuato migliaia di bambini dall’Ucraina: per metterli in salvo.
Quando è stato chiesto all’Ucraina di fornire un elenco dei 20.000 bambini inclusi nei programmi creati nel 2022 – dopo l’inizio dell’operazione militare – per mandare minori all’estero, ne sono stati forniti solo 339.
Gli altri non risultano nei database ufficiali.
In un Paese devastato dalla guerra, questo vuoto non è neutro.
Secondo questa lettura, molti di quei bambini non tracciati erano destinati a scomparire, diventare invisibili, venduti e dimenticati.
Un dato spesso rimosso dal dibattito pubblico:
gran parte delle minorenni slave coinvolte nelle reti di sfruttamento sessuale legate a Jeffrey Epstein provenivano dall’Ucraina.
Non si tratta di suggestioni, ma di casi documentati inseriti in un fenomeno più ampio.
La rete di Epstein non sarebbe che una delle tante che, da anni, acquistano donne e minori dall’area del Mar Nero.
In uno dei Paesi più poveri d’Europa, dove la prostituzione rende più di un lavoro medio, non sorprende che l’Ucraina venga indicata come uno dei principali hub europei di traffico di minori, sfruttamento sessuale e traffico di organi.
In questo contesto, rimuovere i bambini dalle linee del fronte non sarebbe stato solo un atto militare, ma una misura di protezione:
per sottrarli alla guerra, all’uso come scudi umani e, soprattutto, alla vendita mascherata dall’emergenza umanitaria.
Quei bambini, in larga parte di etnia russa, sarebbero stati quindi affidati alla Russia come dovere morale e storico, non come atto di aggressione.
Il punto non è accettare una verità unica.
Il punto è chiedersi perché questa versione venga considerata impensabile, mentre altre – altrettanto parziali – vengono presentate come dogma.
liberamente tratto da una riflessione di Pietropaolo Branca
Don Chisciotte ![]()
https://www.facebook.com/photo?fbid=921674730519230&set=a.168933322460045
La squadra di investigatori ha ricostruito nei dettagli la dinamica del sabotaggio che fece esplodere i gasdotti Nord Stream 1 e 2, considerati da molti un simbolo della dipendenza energetica europea dal gas russo. Secondo il Wsj, il gruppo avrebbe agito sotto la diretta supervisione dell'allora comandante in capo dell'esercito ucraino e attuale ambasciatore a Londra, Valerii Zaluzhnyi.
La Germania ha emesso mandati di arresto per sette persone - tre militari e quattro sommozzatori - accusate di aver piazzato gli esplosivi sui gasdotti. Un elemento chiave dell'indagine sarebbe stato un fotogramma scattato da un autovelox, che avrebbe consentito di identificare uno dei sub ucraini grazie a un software di riconoscimento facciale.
La Polonia ha rifiutato di consegnare alla Germania uno dei sospettati, considerato a Varsavia un "eroe" per aver colpito una fonte di finanziamento del Cremlino. Il premier Donald Tusk ha ironizzato sull'inchiesta tedesca, affermando che "il problema non è che il gasdotto sia stato distrutto, ma che sia stato costruito". Secondo il Wsj, l'uomo sarebbe stato rimpatriato in Ucraina su una macchina con targa diplomatica guidata dall'attaché militare a Varsavia.
La vicenda, scrive ancora il Wall Street Journal, sta alimentando forti tensioni politiche anche in Germania, dove l'AfD cavalca il caso per chiedere la riduzione degli aiuti a Kiev e denunciare l'impatto economico della crisi energetica.
Il presunto capo dell'unità, il 46enne ex ufficiale dei servizi di sicurezza ucraini Serhii Kuznietsov, è stato arrestato in Italia lo scorso agosto dopo che la polizia tedesca aveva inserito un 'silent alert' sul suo passaporto, programmato per attivarsi al passaggio di un confine dell'Ue. L'allarme è scattato quando Kuznietsov ha attraversato la frontiera tra Ucraina e Polonia. Da lì gli investigatori lo hanno seguito fino alla Repubblica Ceca e poi in Italia, utilizzando dati di pedaggi autostradali e prenotazioni alberghiere effettuate dalla moglie su un portale di viaggi. I Carabinieri lo hanno arrestato in un villaggio turistico di San Clemente, in Emilia-Romagna.
Kuznietsov è in sciopero della fame per protesta contro le condizioni di detenzione e perché - secondo il Wsj - in carcere non sarebbe rispettata la sua dieta vegana e senza glutine. Domenica scorsa Dmytro Lubinets, commissario del Parlamento ucraino per i diritti umani, ha esortato formalmente le autorità italiane a garantire il rispetto dei diritti fondamentali del detenuto.
Di recente, un tribunale di Bologna ha approvato l'estradizione del sospettato, ma il suo legale, Nicola Canestrini, ha annunciato un nuovo ricorso in Cassazione, che in passato aveva già bloccato la consegna alla Germania. La polizia tedesca ha già predisposto un aereo per prelevare Kuzietsov in Italia e portarlo ad Amburgo per il processo.
Il procedimento di estradizione in Italia, che dovrebbe concludersi entro dicembre, potrebbe accentuare le pressioni su Berlino e Kiev. Un eventuale processo - osserva il quotidiano americano - rischierebbe di mettere ulteriormente a dura prova i rapporti tra i due Paesi e complicare la posizione del cancelliere Friedrich Merz, mentre cresce la pressione interna per una revisione del sostegno tedesco all'Ucraina.


