Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
lunedì 3 agosto 2026
GIGIORGIA D' ARABIA ED I SEGRETI DEL GOLFO.
martedì 14 luglio 2026
Lettera aperta a Mattarella del Prof. Avv. Augusto Sinagra.
martedì 28 aprile 2026
GRAZIA, GRAZIELLA... di Marco Travaglio
Ora che Mattarella ha letto il Fatto, ha capito di essere stato buggerato sulla grazia frettolosa e clandestina alla Minetti e ha scaricato Nordio che gli aveva confezionato il pacco farlocco, la cosiddetta informazione può finalmente raccontare agli italiani quello che i lettori del Fatto sanno da diversi giorni.
E cioè le testimonianze su santa Nicole piena di grazia in veste di madame di squillo tra Ibiza e l’Uruguay;
sul fidanzato Cipriani filantropo dei due mondi ed ex socio di Epstein dedito all’import-escort; e il povero orfanello da curare che puzza tanto di kid washing: ha entrambi i genitori, pare sia già stato curato e comunque non subirebbe alcun danno se la Minetti scontasse la pena ai servizi sociali.
C’è tempo per scoprire chi ha sbagliato di più fra la Procura generale di Milano e il ministero della Giustizia, che hanno timbrato la pratica senza verifiche, e Mattarella, unico italiano rimasto a prendere sul serio Nordio.
Ma lo scandalo verrà studiato come uno dei punti più bassi della storia dell’informazione.
Mentre il Fatto indagava su una grazia piena di buchi, tutti gli altri media prendevano per oro colato le veline ufficiali e manganellavano il nostro giornale che si permetteva di passarle al setaccio.
Su Rep, giuristi strappalacrime si bevevano le “ragioni dell’umanità”; cronisti boccaloni narravano della nuova Maria Goretti che trasloca in Uruguay “per seguire l’amore” e “avviare iniziative a favore dell’infanzia” e adesso “passa ore in un doposcuola alla Caritas nella chiesa di San Marco tra bambini che fanno i compiti e famiglie in difficoltà”;
Francesco Merlo, per santificare l’uomo del Colle,
beatificava per contagio pure la igienista dentale per il suo “aggraziato ingresso al Consiglio regionale lombardo”, dove si era rivelata la “migliore di tutti”,
quindi “Mattarella ha graziato la grazia”
(e anche un po’ la graziella).
Il Corriere turibolava: “La protesta social non turba il Quirinale.
La giornata del presidente ‘sereno, convinto di aver fatto la cosa giusta’” e intervistava la Pg Nanni “ferita dalla malafede di chi vede favoritismi”
. Il Giornale incensava “la grazia legittima” e sparava sul Fatto (“campionario di falsità”).
L’Unità ci dava dei “vigliacchi” che scrivono “sciocchezze atroci”.
Il Domani tagliava corto: “Nessuno scandalo o favoritismo per Minetti. I fatti smentiscono la versione complottista. Con Mattarella al Colle, la salute dei congiunti è stata molte volte decisiva nella concessione della grazia”.
Il Messaggero superava tutti: “La showgirl (sic, ndr) si fidanza con l’imprenditore Cipriani e dal loro amore nel 2018 è nato un figlio”. Previa apparizione dell’arcangelo Gabriele.
Poi ieri, al segnale convenuto del Colle, si sono strappati tutti il bavaglio che si erano messi da soli.
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domenica 28 dicembre 2025
Lettera aperta di Mario Capanna a Sergio MATTARELLA!
Signor Presidente,
mi rivolgo a Lei in forma aperta perché è di interesse pubblico il tema che Ella ha recentemente sollevato.
Nel Suo discorso per lo scambio di auguri con i rappresentanti delle istituzioni ha dichiarato: “La spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la sicurezza collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare (…) e tuttavia, poche volte come ora, è necessaria”.
Dissento con rispettosa fermezza.
Questa sua posizione bellicista confligge con i sentimenti della grande maggioranza del popolo italiano, decisamente contrario al riarmo.
Senz’altro Lei conosce il sondaggio del Censis, secondo cui, se l’Italia fosse coinvolta in una guerra, solo il 16 per cento dei cittadini impugnerebbe le armi: tutti gli altri, con diverse motivazioni, si rifiuterebbero.
Secondo Lei la “necessità” del riarmo deriverebbe dal fatto che “siamo costretti a difenderci da nuovi rischi che, senza infondati allarmismi, sono concreti e attuali”.
Quali i “nuovi rischi, concreti e attuali”?
Su questo punto focale non può essere reticente, ha il dovere di indicarli.
Qualcuno potrebbe aggredirci? Chi?
Posto che ad invaderci non possono essere né la Repubblica di San Marino né lo Stato del Vaticano né un Paese europeo né gli Usa né la Cina, che ha interesse a commerciare tranquillamente, non resta che la Russia, da Lei in altre occasioni indicata ripetutamente come il “nemico”.
Mentre Putin va ripetendo a chiare lettere di non voler portare la guerra in Europa, ma che è pronto a difendere il suo Paese se essa e la Nato lo attaccassero – il che è stato considerato da Bruxelles una “minaccia” (!?).
Per riarmarci, rovesciamo la realtà.
Nelle stesse ora in cui Lei pronunciava il Suo discorso, Papa Leone XIV, nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, affermava: “E’ scandaloso che si faccia la guerra per raggiungere la pace (…) con campagne di comunicazione e programmi educativi che trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza, (…) con forme di blasfemia per trascinare le parole della fede nel combattimento politico”.
Si scagliava, poi, contro “la logica contrappositiva, che va molto al di là del principio di legittima difesa, dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità”.
Tutto ciò, sottolineava il Pontefice, si traduce in “ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentate da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui” (de te fabula narratur?...).
L’alternativa indicata è la ricerca della pace, attraverso la “via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale”.
Non trova pure Lei preoccupante che i maggiori media italiani non abbiano dato notizia del messaggio di Leone XIV?
Siamo arrivati al punto che la “libera” stampa censura anche il Papa, perché ragiona al contrario del pensiero unico.
Le parole del Pontefice collimano con quelle di Albert Einstein: “Senza il disarmo non vi può essere una pace stabile. La corsa agli armamenti porterà inevitabilmente a nuove catastrofi”.
Signor Presidente, il riarmo genera una doppia tragedia: sottrae montagne di risorse per i bisogni sociali più importanti e non è mai univoco, nel senso che se uno si dota di più armi lo fa anche l’altro.
Così si riarmano l’Europa, gli Usa, la Russia, la Cina: una spirale annichilente che va assolutamente fermata, prima che la parola passi alle armi nucleari.
Perciò mi permetta di nutrire la speranza che Lei, nel prossimo messaggio di fine anno, eviti la coazione a ripetere.
Con cordialità Mario Capanna
La redazione di stop vuole aggiungere una sola cosa: Presidente Mattarella siamo convinti abbia a cuore la stabilità del governo ma la invitiamo a non insistere nel foraggiare gli approcci di un governo che continua a manifestarsi opportunista, lontano anni luce dal perseguire perequazione ed uguaglianza e che continua ad appoggiare regimi a cui la nostra nazione avrebbe il dovere di tenere le distanze e verso i quali si sono palesate e manifestate connivenze delinquenti ( vedi caso Almasri) o derubricazione dei diritti fondamentali! Senza parlare della vicenda a Gaza per la quale il governo risulta persino denunziato a livello internazionale per concorso in genocidio. La invitiamo pertanto a riflettere evitando dichiarazioni che travalichino il ruolo di garanzia che lei e’ tenuto ad assicurare alla nazione, anche e se necessario a discapito del governo in carica! Grazie!
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domenica 21 dicembre 2025
La politica estera secondo Mattarella. -
(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Da quando, a luglio, citò il Terzo Reich per dire che l’aggressione russa all’Ucraina era “della stessa natura”. Fino a venerdì scorso quando ha chiesto ai partiti di non fare storie nel sostenere le “necessarie” spese per la Difesa, “nel momento in cui il modello democratico appare sfidato da Stati sempre più segnati da involuzioni autoritarie”. Il protagonismo di Sergio Mattarella sul conflitto Russia-Ucraina espresso nelle più svariate circostanze rituali, e dalle più alte cattedre europee, non conosce sosta. Sono soprattutto gli attacchi frontali che il capo dello Stato sferra continuamente contro il Cremlino a fare notizia. “Non evochi la pace chi muove la guerra”. “La sola minaccia del nucleare è un crimine contro l’umanità”. “La Russia vuole ridefinire con la forza i confini dell’Europa”. “Mosca fuori dalla storia”. “È in atto un’operazione contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni”. Queste incisive frasi, e le numerose altre che non riportiamo per ragioni di spazio, proprio per la vasta risonanza suscitata e, naturalmente, per il ruolo e l’autorevolezza di chi le ha pronunciate. Non dovrebbero indurre a qualche seria riflessione sulle conseguenze che ne derivano? Prima di tutto l’esposizione in prima persona del presidente della Repubblica alle ritorsioni e alle minacce russe, affidate alla postura aggressiva della portavoce Maria Zakharova incaricata di sibilare le veline di Vladimir Putin. Colpisce poi una certa solitudine del nostro capo dello Stato rispetto ai suoi pari grado occidentali, anche nel gruppo dei cosiddetti volenterosi, che preferiscono non esporsi su un terreno così minato e che, a sua differenza, adottano preferibilmente un cauto linguaggio di stampo paludato-istituzionale. Esiste, infine, un contesto interno che potrebbe riguardare, sul tema della guerra, non solo una certa sovraesposizione del linguaggio allarmato ed esplicito del Quirinale rispetto a quello più diplomatico del governo, ma appunto le scelte che ne scaturiscono. Data la natura delle questioni sollevate, le parole di Mattarella infatti non possono essere rubricate semplicemente nella categoria dei “moniti”, frequentemente usati (e abusati) nella storia recente e passata dagli inquilini del Colle. Il capo dello Stato, tra gli altri incarichi, presiede un organismo di eccezionale importanza strategica come il Consiglio supremo di difesa, nel quale insieme ai vertici militari siedono i ministri di Esteri, Interno, Economia, Difesa, Sviluppo economico. Si suppone che nelle riunioni di questo alto consesso venga praticata l’arte della sintesi, né si hanno notizie in contrario. Ma qualche interrogativo sulle indicazioni di fondo rimane. Prendiamo la linea del governo Meloni-Salvini favorevole a quel piano Trump che non esclude, anzi, la cessione alla Russia del Donbass, almeno quella parte prevalente della regione già conquistata dall’esercito di Putin sul campo. Come si concilia tutto ciò con le parole di Mattarella? Quando per esempio egli sostiene che “non si possono ridefinire con la forza i confini dell’Europa”? E dal tradizionale discorso di fine anno quali scenari di pace e di guerra saranno disegnati da colui che oggi, di fatto, appare il frontman della politica italiana estera e di difesa?
mercoledì 17 dicembre 2025
MA MATTARELLA DA CHE PARTE STA?
venerdì 21 novembre 2025
Garofani ha servito ai melones un bell’assist per il premierato.
giovedì 31 luglio 2025
RUSSOFOBI COL BRONCIO. - Marco Travaglio
mercoledì 4 giugno 2025
Lettera aperta a Mattarella del Prof. Avv. Augusto Sinagra.
mercoledì 25 settembre 2024
Nicola Gratteri e il siluro lanciato contro Mattarella: non si fa problemi a puntare il dito sul Quirinale parlando della crisi di credibilità della magistratura
“NOI MAGISTRATI OGGI SIAMO AI MINIMI STORICI DI CREDIBILITÀ” – NICOLA GRATTERI APRE LE VALVOLE E NON RISPARMIA NEANCHE SERGIO MATTARELLA: “AVEVO DETTO CHE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AVREBBE DOVUTO CONVINCERE I COMPONENTI DEL CSM A DIMETTERSI DOPO IL CASO PALAMARA.
NON È STATO FATTO, ED È PASSATO IL MESSAGGIO CHE SI VOLEVA TUTELARE UNA CORPORAZIONE CHE NON VOLEVA LASCIARE LA POLTRONA” – “LE MAFIE ORA SONO SU TIKTOK PER ACCALAPPIARE I GIOVANI…”
Estratto dell’articolo di www.adnkronos.com
“Mostrandosi come modello vincente, in Italia la prima mafia che ha utilizzato i social per avvicinare, accalappiare i giovani utili idioti portatori di acqua al pozzo del capomafia, è stata la Camorra, poi anche parte dell”ndrangheta di Gioia Tauro”. Così il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nicola Gratteri, in occasione della seconda edizione di Capri D’Autore.
“Quando è nato – spiega Gratteri -, i primi a utilizzare Facebook sono state le mafie messicane con il cartello del Golfo e quello di Sinaloa: postavano video in cui si mostravano ricchi e potenti, con macchine di lusso. Poi i giovani, che rappresentano la fascia sociale che ha meno soldi ma consuma di più, sono passati da Facebook a TikTok, di conseguenza anche le mafie si spostate su questa piattaforma”.
Gratteri ricorda di aver approfondito e scritto sul tema dei social, il rapporto con i giovani e con le mafie, tanto che “TikTok di Dublino ci ha chiesto un incontro, poi avvenuto a Roma insieme al professor Antonio Nicaso. Abbiamo spiegato loro il linguaggio, le parole chiave dei video che inneggiavano alle mafie e al consumo di droga. TikTok in poco tempo ha costruito un software che, grazie alle nostre indicazioni, ha potuto cancellare in pochi giorni 36mila audio e video sul social”.
Magistratura.
“Noi magistrati oggi siamo ai minimi storici di credibilità, perché abbiamo fatto degli errori”. Così il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nicola Gratteri, intervistato da Gianluigi Nuzzi nel corso della seconda edizione di Capri D’Autore, la rassegna culturale curata da Valentina Fontana e Gianluigi Nuzzi, e organizzata da Vis Factor, società leader a livello nazionale nel posizionamento strategico.
“Io avevo detto che il presidente della Repubblica avrebbe dovuto convincere i componenti del Consiglio superiore della magistratura a dimettersi, perché sul caso Palamara bisognava lanciare il messaggio alla gente che si stava voltando pagina, che si faceva un taglio netto. Non è stato fatto, con il risultato che è passato il messaggio che si voleva tutelare una corporazione che non voleva lasciare la poltrona. E questo ci ha resi più deboli, anche perché le correnti all’interno della Magistratura sono ancora tante”.
Sovraffollamento nelle carceri.
“Il sovraffollamento nelle carceri riguarda tutti i paesi europei, cambiano solo le percentuali” dice Gratteri. “Purtroppo, oggi in Italia il problema si è ulteriormente acuito non tanto per i numeri, ma anche perché mancano migliaia di uomini e donne della polizia penitenziaria. E quindi le carceri sono contenitori, non si fa trattamento. Anziché parlare di amnistia e indulto – e immagino che questo governo non lo farà – si potrebbe, per esempio, lavorare sui detenuti tossicodipendenti cercando di portarli nelle comunità terapeutiche e curarli”.
Non è solo una questione di “ridare vita” a questi giovani curandoli, spiega Gratteri ma “un detenuto in carcere – aggiunge – costa mediamente 180 euro, in una comunità terapeutica 60 euro: anziché uno in carcere, si potrebbero tenere tre agli arresti domiciliari. In parte così si risolverebbe anche il problema del sovraffollamento”.
Le ordinanze.
“Sono contro il divieto di pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare da parte della stampa perché vi è un maggior rischio di cadere in errore attraverso interpretazioni non esatte” dice Gratteri. “Era molto più comodo riportare pezzi dell’ordinanza di custodia cautelare e poi a margine, eventualmente, fare dei commenti”.