(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Da quando, a luglio, citò il Terzo Reich per dire che l’aggressione russa all’Ucraina era “della stessa natura”. Fino a venerdì scorso quando ha chiesto ai partiti di non fare storie nel sostenere le “necessarie” spese per la Difesa, “nel momento in cui il modello democratico appare sfidato da Stati sempre più segnati da involuzioni autoritarie”. Il protagonismo di Sergio Mattarella sul conflitto Russia-Ucraina espresso nelle più svariate circostanze rituali, e dalle più alte cattedre europee, non conosce sosta. Sono soprattutto gli attacchi frontali che il capo dello Stato sferra continuamente contro il Cremlino a fare notizia. “Non evochi la pace chi muove la guerra”. “La sola minaccia del nucleare è un crimine contro l’umanità”. “La Russia vuole ridefinire con la forza i confini dell’Europa”. “Mosca fuori dalla storia”. “È in atto un’operazione contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni”. Queste incisive frasi, e le numerose altre che non riportiamo per ragioni di spazio, proprio per la vasta risonanza suscitata e, naturalmente, per il ruolo e l’autorevolezza di chi le ha pronunciate. Non dovrebbero indurre a qualche seria riflessione sulle conseguenze che ne derivano? Prima di tutto l’esposizione in prima persona del presidente della Repubblica alle ritorsioni e alle minacce russe, affidate alla postura aggressiva della portavoce Maria Zakharova incaricata di sibilare le veline di Vladimir Putin. Colpisce poi una certa solitudine del nostro capo dello Stato rispetto ai suoi pari grado occidentali, anche nel gruppo dei cosiddetti volenterosi, che preferiscono non esporsi su un terreno così minato e che, a sua differenza, adottano preferibilmente un cauto linguaggio di stampo paludato-istituzionale. Esiste, infine, un contesto interno che potrebbe riguardare, sul tema della guerra, non solo una certa sovraesposizione del linguaggio allarmato ed esplicito del Quirinale rispetto a quello più diplomatico del governo, ma appunto le scelte che ne scaturiscono. Data la natura delle questioni sollevate, le parole di Mattarella infatti non possono essere rubricate semplicemente nella categoria dei “moniti”, frequentemente usati (e abusati) nella storia recente e passata dagli inquilini del Colle. Il capo dello Stato, tra gli altri incarichi, presiede un organismo di eccezionale importanza strategica come il Consiglio supremo di difesa, nel quale insieme ai vertici militari siedono i ministri di Esteri, Interno, Economia, Difesa, Sviluppo economico. Si suppone che nelle riunioni di questo alto consesso venga praticata l’arte della sintesi, né si hanno notizie in contrario. Ma qualche interrogativo sulle indicazioni di fondo rimane. Prendiamo la linea del governo Meloni-Salvini favorevole a quel piano Trump che non esclude, anzi, la cessione alla Russia del Donbass, almeno quella parte prevalente della regione già conquistata dall’esercito di Putin sul campo. Come si concilia tutto ciò con le parole di Mattarella? Quando per esempio egli sostiene che “non si possono ridefinire con la forza i confini dell’Europa”? E dal tradizionale discorso di fine anno quali scenari di pace e di guerra saranno disegnati da colui che oggi, di fatto, appare il frontman della politica italiana estera e di difesa?
Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
domenica 21 dicembre 2025
lunedì 2 giugno 2025
Nessun Armageddon. La risposta di Putin agli attacchi di Kiev. - Clara Statello per l'AntiDiplomatico
I negoziati continuano, la Russia siederà oggi al tavolo di Istanbul. Gli attacchi alle ferrovie e l’operazione ragnatela contro le basi dell’aviazione strategica russa hanno fallito l’obiettivo di fermare il processo.
Non appena il presidente ucraino Zelensky ha confermato, domenica pomeriggio, la partecipazione ai colloqui di oggi, la stampa russa ha annunciato la partenza della delegazione russa per la Turchia.
Al suo arrivo a Istanbul, poco dopo le 20, il capo dei negoziatori, Vladimir Medinsky ha affermato che l’indomani sarebbero state rilasciate dichiarazioni dettagliate sulla posizione della Russia nei confronti dell'Ucraina.
La parte russa ha ricevuto il memorandum di Kiev sulla risoluzione del conflitto, in ucraino e in inglese. Reuters nel pomeriggio di ieri ne aveva pubblicato i punti principali. La Russia non renderà pubblico il suo documento sull'accordo ucraino. Sarà presentato alla parte ucraina durante la riunione.
È previsto che l’incontro delle delegazioni avverrà oggi, lunedì 2 giugno per le 13:00 presso il Palazzo ?iragan.
E la Russia non ha alcuna ragione per saltare questo momento.
Con l’attacco contro le componenti della triade nucleare russa e con la pubblicazione delle sue condizioni, l’Ucraina ha dato un importante vantaggio negoziale alla Russia.
Zelensky ha dimostrato pubblicamente la volontà di proseguire con la guerra, anche a costo di provocare una pericolosa escalation bellica. Una risposta militare proporzionale e simmetrica della Russia per ripristinare la propria deterrenza, potrebbe provocare l’estensione del conflitto ad altri attori anche al di fuori del campo di battaglia ucraino. Cioè uno scontro diretto fra potenze militari.
Chi si aspettava una feroce rappresaglia notturna della Russia, invece, non l’ha avuta. Anzi, i sistemi di difesa aerea russi hanno respinto un altro attacco su larga scala, con droni kamikaze a lungo raggio ucraini, contro diverse regioni russe. Secondo il ministero della Difesa russo, dalle 20 alle 2 di notte, sono stati intercettati più di 150 UAV ucraini. L’Ucraina è stata attaccata con due missili balistici a Kharkov e droni in diverse città.
L’assenza di una reazione russa non è un segnale di debolezza, ma della volontà di Mosca di proseguire con i negoziati. È esattamente la dimostrazione di voler “far sul serio” che Donald Trump ha più volte chiesto a Vladimir Putin.
Gli attacchi condotti ieri sul territorio russo accreditano la Russia e screditano l’Ucraina come attori negoziali. Negli ultimi mesi la coalizione pro-Kiev ha tentato di dimostrare esattamente il contrario.
Al tavolo di Gedda la delegazione guidata da Andri Yermak era stata costretta ad accettare un indigesto cessate il fuoco. Da quel momento, la strategia dell’Ucraina e dei suoi partner è stata quella di dimostrare che Putin non voleva davvero i negoziati, ma mirava a prendere tempo con la Casa Bianca.
In tal modo, i neocon e i leader europei del gruppo dei “volenterosi” (Francia, UK, Germania, Polonia, Italia, Finlandia) hanno esercitato pressioni su Trump al fine di “utilizzare il bastone” anziché la “carota” con Mosca, con l’inasprimento di sanzioni e l’aumento dell’assistenza militare a Kiev. Il senatore repubblicano Lindsay Graham, a capo di una cordata trasversale, ha preparato un bozza per sanzioni secondarie e dazi al 500% da imporre ai Paesi che continueranno ad acquistare prodotti energetici e risorse strategiche da Russia, in particolare Cina e India.
L’Ucraina ha fornito un casus belli alla vigilia del secondo round di colloqui diretti. L’attacco di ieri mette Mosca nelle condizioni di dimostrare agli Stati Uniti e alla comunità internazionale che Kiev è una minaccia esistenziale alla propria sovranità e integrità territoriale.
Il capo dell’SBU Vasilly Maliuk ha dichiarato che l’attacco alle basi militari russe ha inflitto un grave danno irreparabile alla deterrenza nucleare russa, distruggendo il 34% dei vettori missilistici strategici da crociera, presso i principali aeroporti della Federazione Russa. Ha stimato una perdita di 7 miliardi di dollari. Secondo la stampa ucraina oltre 40 bombardieri strategici sarebbero stati danneggiati in sei aeroporti dell’aviazione strategica della triade nucleare.
In realtà, in base ai dati forniti dai satelliti, il danno è di gran lunga inferiore. Secondo Clash Reporter le perdite accertate consisterebbero in 8 bombardieri strategici e un aereo per il trasporto dell’unità danneggiati o distrutti nell’aeroporto militare di Belaya, quello maggiormente colpito.
Kiev ha dimostrato a Mosca di poter colpire la sua deterrenza, rendendola più vulnerabile nel confronto con la NATO. In caso di fallimento della strada diplomatica, la Federazione Russa dovrà agire di conseguenza con un salto di qualità: concludere l’operazione militare speciale e dichiarare guerra all’Ucraina. A questo punto, forte del sostegno dei nazionalisti e del consenso pubblico, il Cremlino potrebbe lanciare una mobilitazione generale e passare ad un regime di economia di guerra.
Secondo i servizi segreti esteri ucraini Mosca ha la capacità di mobilitare fino a 25 milioni di riserve addestrate. In secondo luogo potrebbe far valere l’art.4 del trattato di partenariato strategico globale con la Repubblica Popolare della Corea del Nord, per compensare la diminuzione della propria deterrenza.
Il silenzio della Casa Bianca, che si è dissociata dall’operazione ragnatela, è indicativo delle difficoltà in cui si trova l’Occidente dopo le mosse ardite di Kiev. Anche le autorità russe non si sono esposte, mantenendo un’apparente calma per non interferire con i colloqui di oggi.
In serata si è svolta una conversazione telefonica tra il ministro degli Esteri Lavrov e il segretario di Stato Marco Rubio. Su iniziativa russa. Il capo della diplomazia statunitense ha “ribadito l'appello del Presidente Trump a proseguire i negoziati diretti tra Russia e Ucraina per raggiungere una pace duratura", ha dichiarato il Dipartimento di Stato in una sintetica nota.
La Russia siederà tra poche ore al tavolo di Palazzo ?iragan portando un ramoscello d’ulivo in una mano e nell’altra un “fucile” da prima potenza nucleare al mondo (ferita). Se il ramoscello dovesse cadere Putin avrà le carte per attribuire all’Ucraina la responsabilità del fallimento dei negoziati. Cosa farà allora Trump? Se si ritirerà, fino a che punto i “volenterosi” di Inghilterra, Francia, Germania e Polonia si spingeranno nel sostegno alla guerra a tutti i costi che Zelensky sembra voler combattere?
sabato 28 agosto 2021
Afghanistan: allerta massima di attacchi anche in Usa. -
Raid Usa con drone, ucciso un membro dell'Isis-K.
In particolare, si stanno tracciando "tre minacce principali", compresa l'infiltrazione di cellule dell'Isis o di al Qaeda nel processo di evacuazione in Usa di profughi afghani. "E' in corso un approfondito screening di chi entra", ha detto nell'incontro il capo dell'intelligence del Dhs, John Cohen.
La risposta americana al sanguinoso attacco all'aeroporto di Kabul non si è fatta attendere. Dopo essersi presentato davanti alla telecamere in lacrime ed aver assicurato che i responsabili dell'attentato l'avrebbero pagata, il presidente Joe Biden ha autorizzato un raid in Afghanistan, nella regione di Nagahar, durante il quale è stata colpita e uccisa una delle menti dell'Isis-K che progettava futuri attacchi.
L'identità del militante non è stata resa nota: il Pentagono lo ha definito un 'planner' dell'organizzazione. Secondo indiscrezioni, l'uomo tramava futuri attacchi ma non sarebbe stato direttamente coinvolto con l'attentato a Kabul. "Riteniamo che questo terrorista fosse coinvolto nella pianificazione di futuri attacchi a Kabul", riferisce un funzionario dell'amministrazione citato dai media americani. L'uomo sarebbe stato sotto osservazione da prima dell'attentato e il personale americano avrebbe atteso che fosse solo prima di lanciare l'attacco con il drone. Il Reaper americano, partito da una base in Medio Oriente, lo avrebbe colpito mentre era a bordo di un veicolo. "Le forze armate americane hanno condotto un'operazione anti terrorismo contro uno degli organizzatori dell'Isis-K. Il raid è avvenuto nella provincia di Nangahar, in Afghanistan. Le indicazioni preliminari segnalano che il target è stato ucciso. Non siamo a conoscenza di vittime civili", si legge in una nota di Bill Urban, portavoce del Central Command. L'ordine di colpire è stato impartito dal ministro della Difesa, Lloyd Austin. Non è chiaro se il raid sia un caso isolato o se sia il primo di una serie in risposta all'attacco a Kabul, durante il quale hanno perso la vita quasi 200 persone di cui 13 militari americani.
L'azione mirata americana segue la nuova allerta lanciata dall'ambasciata Usa a Kabul, che ha invitato gli americani a non recarsi all'aeroporto. A chi si trova già nei pressi dello scalo è stato chiesto di lasciarlo immediatamente alla luce delle minacce per la sicurezza. La autorità Usa ritengono infatti che nuovi attacchi siano probabili in questi ultimi giorni prima del 31 agosto. Una scadenza che si avvicina e che rende sempre più urgente l'evacuazione dal Paese asiatico. Nelle ultime 12 ore sono 4.200 le persone evacuate da Kabul, riferisce la Casa Bianca sottolineando che dal 14 agosto sono state evacuate 109.200 persone, mentre dalla fine di luglio ne sono state evacuate 114.800. Il Dipartimento di Stato ha riferito di essere in contatto con circa 500 americani in Afghanistan che chiedono assistenza per essere evacuati.
Dopo l'attacco all'aeroporto di Kabul, Joe Biden aveva assicurato gli Stati Uniti avrebbero perseguito i responsabili: "Vi prenderemo e ve la faremo pagare", ha detto con le lacrime agli occhi, riportando alla memoria le parole dell'ex presidente George W. Bush dopo gli attacchi dell'11 settembre. La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, è stata ancora più esplicita del presidente: Biden "non vuole" che i responsabili "vivano più sulla Terra".
ANSA
domenica 28 febbraio 2021
Sull’Arabia Saudita Renzi si intervista da solo. Rivendica i rapporti e i soldi ricevuti. E attacca Pd-M5s-Leu: “Uniti solo contro di me”.
Il leader di Italia viva risponde con una auto-intervista alle richieste di chiarimenti da parte degli ex alleati di governo sui suoi rapporti con il principe Bin Salman. L'ex premier si fa le domande e si dà le risposte da solo. E il report della Cia che accusa direttamente l'erede al trono dell'omicidio di Khashoggi non cambia le sue posizioni.
Aveva garantito che avrebbe convocato una conferenza stampa per chiarire i suoi rapporti con il regime saudita, alla fine ha deciso di auto-intervistarsi. Matteo Renzi, di fronte alle richieste di Pd-M5s-Leu di spiegazioni sui legami con il principe Bin Salman e sulla sua partecipazione a Riad agli eventi della fondazione Future Investment Initiative Institute (del cui advisory board è membro con un compenso fino a 80mila euro annui), ha deciso di diffondere una Enews dove si fa da solo le domande e si dà le risposte. Solo ieri, l’amministrazione Biden ha diffuso un report della Cia che accusa direttamente il principe dell’efferato omicidio del giornalista Khashoggi. Lo stesso principe saudita “intervistato” dal leader di Italia viva, durante una conferenza per la quale è volato a Riad nel pieno della crisi di governo del Conte 2: un colloquio diffuso poi su Youtube nel quale l’ex premier parla in toni entusiastici di un presunto “nuovo Rinascimento” dell’Arabia saudita e si spinge a dire che invida il loro “costo del lavoro”. Secondo Pd-M5s-Leu, il chiarimento ora, alla luce delle accuse della Cia, non è più solo questione di “opportunità”, ma una faccenda di “interesse nazionale“.
Renzi alle critiche risponde auto-intervistandosi: rivendica non solo i rapporti, ma anche i soldi ricevuti. E attacca gli ex alleati di governo, dicendo che “sanno essere uniti solo contro di lui”. E soprattutto, nelle cinque risposte ai suoi stessi interrogativi non cita mai il principe Bin Salman e, di fatto, non entra mai nel dettaglio dei fatti che gli vengono contestati. “Tu, Matteo Renzi, svolgi attività stile conferenze o partecipazione ad advisory board o attività culturali o incarichi di docente presso università fuori dall’Italia?”, è la domanda 1, ovvero quella che dovrebbe chiarire la questione dei compensi. “Risposta: Sì. Svolgo attività previste dalla legge ricevendo un compenso sul quale pago le tasse in Italia. La mia dichiarazione dei redditi è pubblica. Tutto è perfettamente legale e legittimo“.
Per evitare di entrare nel dettaglio degli 80mila euro, allora Renzi risparmia a se stesso la seconda domanda e passa subito a una domanda che riguarda presunti finanziamenti ai partiti italiani: “Il tuo partito, Pd prima e Italia Viva poi, ha ricevuto da governi stranieri – o agenzie collegate – finanziamenti per la propria attività politica?”. “Risposta. No. Il Pd sotto la mia gestione e Italia Viva dalla sua nascita non hanno mai ricevuto denari da governi stranieri o strutture ad essi collegati. Mi auguro che possano dirlo tutti gli altri partiti, a cominciare da chi in passato ha stretto rapporti strategici con il Venezuela”. Un riferimento a una vicenda sollevata dal giornale spagnolo Abc a giugno scorso su presunti finanziamenti al M5s, smentita dall’ambasciata di Caracas che parlò di un “documento contraffatto”. E che al momento non ha avuto alcuna conferma.
Archiviata quindi in poche righe la questione dei soldi ricevuti e come questi siano legati al regime saudita, Renzi passa appunto ai rapporti con il principe messo sotto accusa dalla Cia. Domanda 3, Renzi si chiede qualche dettaglio in più sui rapporti con il regime saudita. “E’ giusto intrattenerli”? “Risposta: Sì. Non solo è giusto, ma è anche necessario. L’Arabia Saudita è un baluardo contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni”. E per sostenere la sua tesi, cita il presidente degli Stati uniti: “Anche in queste ore il Presidente Biden ha riaffermato la necessità di questa amicizia in una telefonata al Re Salman. Biden ha, tuttavia, ribadito la necessità di procedere con più determinazione sulla strada del rispetto dei diritti. Non dimentichiamo che, fino a cinque anni fa, in Arabia Saudita le donne non potevano nemmeno guidare la macchina. Le esecuzioni capitali stanno scendendo da 184, nel 2019, a 27 nel 2020. Ma Biden ha chiesto giustamente di fare di più. Soprattutto sulla questione del rispetto dei giornalisti. Sulla quale rimando alla domanda numero 5″. A questo punto sarebbe stata necessaria un’altra domanda, piuttosto sull’opportunità di Renzi come senatore e leader di partito (non è un capo di Stato) di avere rapporti con il regime saudita. Ma anche in questo caso, ha deciso di non farsela.
Anzi, alla domanda 4, Renzi ha chiesto a se stesso di parlare di più del programma Vision 2030, ovvero il programma di riforme voluto, finanziato e portato avanti da Bin Salman. “Hai elogiato pubblicamente il Programma Vision 2030. Ti sei pentito di averlo fatto?”. “Risposta: No. Credo in questo programma. Vision2030 è la più grande possibilità per modernizzare l’Arabia Saudita. Ed è una grandissima opportunità anche per le aziende di tutto il mondo che lavorano lì, tra cui moltissime italiane. Rispettare i diritti umani è una esigenza che va sostenuta. Ma chi conosce il punto dal quale il regime saudita partiva sa benissimo che Vision 2030 è la più importante occasione per sviluppare innovazione e per allargare i diritti”. Insomma, Renzi non fa più ricorso all’infelice espressione “nuovo Rinascimento”, giù usata pubblicamente per magnificare l’Arabia saudita, ma di certo non rivede le sue posizioni.
Infine, solo alla domanda 5, arriva a parlare dell’efferato omicidio del giornalista Khashoggi, tagliato a pezzi nell’ambasciata saudita di Istanbul. “Perché tu, Matteo Renzi, non hai condannato la tragica scomparsa del giornalista saudita?”, si chiede. “Risposta: Ho condannato già tre anni fa quel tragico evento e l’ho fatto anche nelle interviste sopra riportate, su tutti i giornali del mondo. Difendere i giornalisti in pericolo di vita è un dovere per tutti. Io l’ho fatto sempre, anche quando sono rimasto solo, come nel Consiglio Europeo del 2015, per i giornalisti turchi arrestati. Difendere la libertà dei giornalisti è un dovere, ovunque, dall’Arabia Saudita all’Iran, dalla Russia alla Turchia, dal Venezuela a Cuba, alla Cina”.
Quindi, a conclusione della sua auto-intervista (“io non scappo mai”, dice a se stesso), parla degli ex alleati di governo. E li attacca per le richieste di chiarimento arrivate in queste ore: “Sono, del resto, felice perché in queste settimane, dopo la fine dell’esperienza del governo Conte (l’ex premier, peraltro, ha ripreso a insegnare proprio a Firenze, auguri sinceri di buon lavoro), i Cinque Stelle, il Pd e persino Leu sono dilaniati da polemiche interne. Litigano su tutto, a cominciare dai posti al governo. Sono davvero felice di essere uno dei rari motivi di unità: si ricompattano solo per sparare a zero su di me”. E chiude: “Mi spiace solo che si utilizzi la vicenda saudita per coprire le difficoltà interne italiane e per giustificare un’alleanza dove – come spesso è accaduto a una certa sinistra – si sta insieme contro l’avversario e non per un’idea”.
venerdì 14 giugno 2019
Gli attacchi odierni alle petroliere nel Golfo di Oman sono contro gli interessi dell’Iran – O no? - moonofalabama.org

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Il consigliere anziano per gli affari internazionali del capo supremo dell’Iran, Ali Akbar Velayati, ha dichiarato che il suo paese si vendicherà.
lunedì 21 luglio 2014
Israele attacca Gaza. Missile su ospedale, Obama: basta vittime civili.
Nuovo bilancio: '514 morti e 3.150 feriti' secondo fonti palestinesi
Tv canale 10, oggi sette soldati israeliani morti
Sette militari israeliani sono morti oggi: lo ha detto la tv Canale 10 secondo cui quattro sono caduti nel Neghev occidentale e tre a Gaza. Il portavoce militare israeliano ha confermato la notizia precisando che nei combattimenti odierni altri tre soldati sono rimasti feriti in modo grave, otto hanno riportato ferite medie e altri 19 sono stati ricoverati in condizioni non gravi. Dall'inizio dei combattimenti sono rimasti uccisi complessivamente 25 fra ufficiali e soldati israeliani.
Tv Israele, 150 'terroristi' uccisi da forze terra
Dall'inizio delle operazioni terrestri a Gaza le forze di terra israeliane hanno ucciso "150 terroristi" palestinesi: lo riferisce la tv commerciale Canale 2, basandosi su fonti militari. I militari impegnati a Gaza hanno portato alla luce 45 ingressi di 16 tunnel offensivi scavati fino sotto al territorio israeliano.
Sarebbero almeno quattro i morti nell'ospedale di Al-Aqsa nella parte centrale della Striscia colpito da Israele. Lo dicono i media israeliani citando il portavoce del ministero della Sanità a Gaza.
L'ospedale colpito e' quello dedicato ai 'Martiri di al-Aqsa' (l'ala militare di al-Fatah), costruito una decina di anni fa dall'Autorita' nazionale palestinese. Secondo testimoni il razzo ha colpito il piano superiore dell'edificio, provocando gravi danni.

Ambasciatore Israele: "Per pace serve distacco fra Anp e Hamas""Vogliamo un processo di pace con l'Autorità palestinese, con l'auspicio che ci possa essere una interruzione fra l'Autorità palestinese e l'organizzazione terroristica Hamas. In questo modo potremo ritornare al tavolo negoziale". Lo ha detto l'ambasciatore israeliano in Italia, Naor Gilon, alla trasmissione Radio anch'io su Rai Radio1. "Da una parte abbiamo Abu Mazen - ha proseguito Gilon - col quale abbiamo avviato un processo di pace, finché non ha deciso di formare un governo di unità con Hamas. Un governo che ha posto grossi problemi quando Abu Mazen ha cercato di porre fine all'attacco a Israele e non c'è stata risposta da parte di Hamas". Per Gilon "Hamas è un'organizzazione terroristica che vuole la distruzione di Israele e l'uccisione degli ebrei" e con questa "al massimo si può arrivare a una tregua... Non sono partner, come l'Isis".
Nella città si sono udite quattro forti esplosioni, probabilmente dovute all'intercettamento dei razzi sparati da Gaza da parte del sistema di difesa aerea israeliano Iron Dome che ha intercettato due razzi lanciati da Gaza sopra l'area metropolitana. Per il portavoce militare, c'e' stato una vera e propria salva di razzi scagliata verso la parte sud e centro di Israele. L'allarme e' risuonato anche ad Ashdod e Ashkelon, nel sud, e a Beit Shemesh le colline ad ovest di Gerusalemme, nel centro.
''L'operazione continuera' finche' non sara' riportata la calma'' nel sud del paese. Lo ha detto il ministro della difesa israeliano Moshe' Yaalon, che non ha escluso il richiamo di altri riservisti ''se sara' necessario''. Yaalon ha detto che finora sono stati colpiti piu' di 2.700 obiettivi nella Striscia.
Continua nelle strade delle capitali europee la protesta contro l'offensiva israeliana nella striscia di Gaza che chiede a gran voce che 'Israele si fermi', dopo che già ieri migliaia di persone erano scese in piazza, a partire da Londra, scandendo slogan pro-palestinesi e chiedendo la fine del massacro. Oggi cortei pacifici si sono tenuti da Amsterdam a Vienna, mentre in Francia, alle porte di Parigi, sono tornati a registrarsi tensioni e incidenti. Come era accaduto anche ieri, i divieti ai cortei imposti dalle autorità francesi non sono stati sufficienti a fermare la protesta e una nuova manifestazione contro l'incursione israeliana nella Striscia di Gaza organizzata vicino Parigi è degenerata in disordini con auto in fiamme e cassonetti rovesciati per strada. Centinaia di simpatizzanti filo-palestinesi si sono radunati nei pressi della stazione ferroviaria della banlieue di Garges-Sarcelles, a nord della capitale francese, facendo scattare il massiccio dispositivo di sicurezza delle forze dell'ordine. Dopo le prime resistenze i manifestanti, pur denunciando il divieto imposto dalle autorità al raduno, hanno invitato alla calma. Il corteo è andato così scemando fino a sciogliersi, con l'eccezione tuttavia di alcuni dimostranti che hanno acceso petardi e fumogeni: due automobili sono state incendiate e altri veicoli sono stati danneggiati. Non è un caso che le tensioni siano esplose proprio a Sarcelles che è nota come la "piccola Gerusalemme" per la numerosa comunità ebraica sefardita che la abita. Gli agenti hanno creato un cordone di sicurezza vicino alla sinagoga, mentre davanti al tempio una trentina di giovani filo-israeliani agitava bandiere dello Stato ebraico ma anche sbarre di ferro.



