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venerdì 16 ottobre 2026

SPINGITORI DI RENZI. - Marco Travaglio

 

C’è così tanto bisogno di lavoro che la nascita di nuovi mestieri, specie se resistenti all’IA, è sempre una buona notizia.
L’ultimo, piuttosto redditizio e cumulabile con altri
(di solito il giornalismo), è lo spingitore di Renzi.
Ogni giorno che Dio manda in terra i media si riempiono di queste strane figure che adorano il politico più detestato dagli italiani e il cui unico scopo nella vita è trovargli un posto anche nel prossimo Parlamento.
Eppure lo sanno benissimo che per portare a votare giovani e astensionisti, come al referendum sui giudici, bisogna evitarlo come la peste bubbonica.
Che, se Conte e Schlein dissentono fra loro su Kiev, da lui dissentono su tutto il resto.
Che con lui i progressisti hanno molte meno chance di vincere che senza di lui.
Che, anche se vincessero con lui, anzi malgrado lui, il governo durerebbe quanto un gatto in tangenziale, visto che la sua specialità è demolire i governi “amici” (il Letta, il Conte-2 e persino il suo) per trafficare coi “nemici” (B., Verdini, Vannacci), riportarli al potere (FI e Lega nel governo Draghi)
o votare con loro qualunque cosa per farsi caricare
(l’ha fatto pure con la Meloni, che però l’ha rimbalzato).
Che, con lui, i progressisti non possono aprire bocca sulle porcate delle destre, perché lui ne ha fatte o tentate di ben peggiori prima di loro o ha votato direttamente le loro.
Ma, siccome al cuore non si comanda, gli spingitori insistono per forza d’inerzia, anche a costo di coprirsi di ridicolo.
Attaccano Conte perché chiede garanzie affinché il passato non si ripeta.
Bombardano le primarie, che quando il Pd le inventò e Renzi le vinse erano una “festa di popolo” e un “bagno di democrazia”, mentre ora sono una ciofeca perché metti che vinca Conte e lasci fuori Renzi.
Ora si sono inventati che “si parla troppo di Renzi e poco di programmi”: lo scrive soprattutto il Corriere, che dedica a Renzi due articoli al giorno e due interviste a settimana
(al netto di quella quotidiana a rotazione sui vari talk dello stesso editore) e, quando Conte presenta il programma dei 5Stelle, ne descrive “l’abito blu e la camicia sbottonata”, senza dimenticare la “pochette subliminale”.
L’altroieri Renzi applaudiva la Meloni per le supercazzole guerrafondaie sull’Ucraina con la destra Pd e la ruota di scorta Calenda.
Posizione perfettamente coerente:
le mani di questi “riformisti” per mancanza di riforme sono irresistibilmente attratte dal plauso alla destra, come il braccio del dottor Stranamore dal saluto al Führer.
Con la destra han sempre fatto governi, Bicamerali,
patti del Nazareno, schiforme elettorali e costituzionali:
mai un giorno di opposizione.
È la missione degli spingitori: sostituire la destra meloniana con un’ameba che faccia le stesse cose sotto mentite spoglie.

lunedì 5 giugno 2023

Travaglio su Renzi - 20 settembre 2022

 

“C`è in giro un poveretto che otto anni fa prese il 40,8% alle Europee e ora veleggia sul 2%. Minacciò di lasciare la politica se avesse perso il referendum, poi perse il referendum proprio perchè aveva minacciato di lasciare la politica (per gli italiani la minaccia era una speranza), ma restò in politica, con annessi stipendio e immunità, per abbattere i governi più popolari del suo (tutti) e fare marchette a bin Salman e al suo "nuovo Rinascimento" al sangue.

Si vanta di aver combattuto il climate change, infatti vuole nucleare, trivelle, inceneritori, rigassificatori e fa campagna elettorale su un jet privato da 4,8 tonnellate di CO2 a viaggio. Invoca inchieste parlamentari sui rapporti fra Conte e Mosca, ma il suo governo autorizzò vendite di armamenti alla Russia in barba all`embargo Ue e lui ha seduto nel Cda di Delimobil, il gruppo di car sharing fondato in Lussemburgo dall`italiano Vincenzo Trani in società con una banca di Stato russa, fino all`invasione in Ucraina. S`è scambiato insulti e scomuniche con Calenda e ora è in lista con lui.

Guadagna milioni, ma vuole levare 500 euro al mese ai poveri, con raccolte di firme per abrogare il reddito di cittadinanza, peraltro mai viste. L`altroieri assicurava che "Draghi accetterebbe un bis" e Draghi, a stretto giro, lo sbugiardava. Intanto saltavano fuori i suoi tour in jet da Premio Attila. Così, mentre la famiglia di Giggino `a Purpetta (imputato per camorra) aderiva al suo Centro, ha accusato Conte di "voto di scambio" e "clientelismo" con il Reddito di cittadinanza; e, quando quello l`ha sfidato a ripeterlo al Sud senza scorta, l`ha tacciato di "linguaggio mafioso" piagnucolando perchè per colpa sua "ho decine di minacce di morte su Instagram"; ma su Instagram non ne risulta nessuna e su Twitter una. Vergogniamoci per lui” 

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giovedì 25 maggio 2023

RENZI LO STRATEGA DELLA SEGA E IL PNRR. - Gioacchino Musumeci

 

Non sono lontani i tempi in cui Renzi ritirava due ministri innescando la crisi di governo che portò alla caduta di Conte. L'argomento era che il premier e il suo esecutivo non sarebbero stati all'altezza delle sfide all'orizzonte.
Le ragioni erano altre e sinteticamente si può dire che la sommatoria grillini piddini svolgeva un buon lavoro. Conte aveva il merito di aver perfino offerto una seconda chance al Pd che coi grillini avrebbe rovesciato il paradigma della politica fine a sé stessa. Questo sogno, come la storia ha dimostrato, è durato troppo poco anche a causa della diaspora interna al movimento in cui le figure più deboli, abbacinate dal miraggio del potere, sono state corrotte e bruciate. Unico sopravvissuto Luigi Di Maio, patetica figura ormai dimenticata nonostante il ruolo accessorio guadagnato coi servigi a Mario Draghi.
La premessa per introdurre quanto Renzi non ne abbia azzeccata una da quando il referendum lo ridimensionò a l'insufficiente che è. Conte non sarebbe stato all'altezza? Benissimo, durante il governo del magnificente Draghi non un solo punto del PNRR è stato anche lontanamente affrontato perché a dire il vero l'esecutivo, oltre l'impegno nella campagna vaccinale che non commento, era più che altro indaffarato nel preparare il terreno alla demolizione delle due misure grilline principali: il Rdc e il Superbonus.
Come sappiamo Draghi in un impeto di narcisismo infantile, presentò le dimissioni aprendo allo scenario sucida in cui il Pd ha fatto le figura peggiore dai tempi dell'evidentemente incapace Renzi, le cui previsioni di successo dell'invocato Draghi, si scontravano col successo elettorale della Meloni. E qui torniamo alla lungimiranza di Renzi, spacciato da statista presso l'establishment mediatico più bugiardo d'Europa, esclusa l'Ucraina clamoroso caso a parte. La risultante dell'impegno renziano è il governo Meloni, in cui Fitto, Ministro deputato alla gestione fondi PNRR, non fa altro che informare su quanto sia impossibile spendere i fondi per mancanza di progetti, che tra le varie cose dovrebbe redigere proprio la maggioranza con la cabina di regia che avrebbe supportato Fitto. Invece niente di niente.
Eppure di settori su cui progettare e investire ce ne sarebbero diversi, primi fra tutti scuola, sanità e infrastrutture ridotte alla mitologia del ponte sullo stretto di Messina. Ma è chiaro che certi capitoli se di spesa sono indegni, meglio investire nel giro d'Italia: è di oggi la notizia che il campidoglio ha finanziato la tappa romana del giro coi fondi PNRR. Ciò con tanto di contratto tra il Campidoglio e Rcs, e sopra l’intestazione: "Finanziato dall'Unione europea– Next Generation EU". Il Comune ha stipulato un contratto con Rcs: solo la volata sui Fori Imperiali costerà 1,5 milioni di euro e tutto sarà finanziato dall'Europa.
Potremmo orgogliosamente vantare di aver sostenuto il giro coi nostri soldini, dubito molto che la UE finanzi gratuitamente un evento di ciclismo nazionale. Il tutto mentre scompaiono istituti scolastici e si aspetta due anni per una risonanza magnetica.
Stante questo posso affermare che Matteo Renzi ci capisce di politica come mia madre di astronautica, in compenso di fallimenti e marciume ci capisce parecchio, tant'è che da politico del 2% s'è riciclato nel ruolo di direttore di un giornale semifallito, il Riformista, il cui destino con Renzi è del tutto scontato.

mercoledì 17 maggio 2023

Il Rosiconista - Marco Travaglio


Non tutti sanno che c’è un giornale, più che altro un ciclostile, con un editore imputato, Alfredo Romeo, e un direttore editoriale imputato, Matteo Renzi: il Riformista. Però va detto che la linea editoriale non risente minimamente dello status dell’editore e del direttore editoriale: infatti si dedica precipuamente a bombardare i magistrati che processano l’editore e il direttore editoriale, ma anche, ad abundantiam, quelli che non processano l’editore e il direttore editoriale (o non ancora: hai visto mai). L’editore è coimputato del padre del direttore editoriale, perché aveva scritto su un pizzino la cifra che intendeva devolvergli mensilmente in cambio di aiutini per gli appalti Consip: “30mila per T.”. Purtroppo fu beccato prima del bonifico, ma ora potrà pagare legalmente il figlio direttore editoriale, a sua volta imputato per i finanziamenti illeciti alla fondazione Open. Costui però, allergico com’è ai conflitti d’interessi, sta bene attento a non confondere la sua veste di direttore editoriale da quella di imputato: ieri, per dire, ha scritto un editoriale (“Open to Meraviglia”) per avvisare gli eventuali lettori che “anche oggi mi presenterò in tribunale, a Firenze, nell’ambito del ‘processo Open’”, frutto di “un’inchiesta nata da un pregiudizio ideologico” e da “scandalosi sequestri show”. Ma solo per precisare che “il Riformista non seguirà questa udienza preliminare”, nata peraltro da “una indagine assurda”. Infatti “questo giornale non è il luogo della mia difesa. Mi difendo da solo”: sul giornale che non è il luogo della sua difesa.


“Il Riformista parlerà invece degli altri errori giudiziari, quelli che riguardano cittadini comuni”, tipo lui che, “citando lo straordinario discorso di Enzo Tortora, so di essere innocente e spero che lo siano anche i magistrati che mi indagano ingiustamente”. Ma, sia chiaro, “questo giornale non può servire per regolare i miei conti”. Dunque nessuno, sul Riformista, si azzardi a parlare di lui, a parte lui, che si limita a precisare di aver “denunciato i magistrati che ritenevo responsabili”. Silenzio stampa assoluto anche sui suoi libri: sì, è vero, il suo libro “Il Mostro è stato un best seller”, ma non sta certo a lui dirlo, tantomeno sul suo giornale. Quindi, ricapitolando: a parte l’editoriale dell’imputato, “questo giornale non si occupa del processo Open perché parla di tutto il resto”. Un esempio a caso di tutto il resto: “le vergognose indagini fiorentine” sul caso Open, che “sarà ricordato come uno dei tanti flop”, anzi “più grave degli altri” perché l’imputato è il direttore editoriale.

Però ora basta parlare di Open. Sennò qualcuno penserà che il Riformista si occupi di Open, che il direttore editoriale sia imputato e che non l’abbia presa proprio benissimo.

FQ 13 maggio 

giovedì 27 aprile 2023

Un "Genio" o solo un disperato? - Massimo Erbetti

 

Altro grande colpo di Renzi…Borghi passa dal PD ad Italia Viva…il "Genio" Renzi continua a tessere tele…a fare proseliti e a mettere tasselli importanti…

Beh, vista così sembrerebbero le gesta di un "Genio" che continua nella sua arte di incidere nel mondo della politica anche non avendo i numeri…numeri che mancano alle votazioni…governi che cadono…parlamentari strappati ad altri…insomma…uno che ci sa fare…e ci fa fare anche molto bene.

Ma noi conosciamo tutta la verità? Abbiamo gli strumenti per giudicare? Sappiamo quali sono i reali motivi delle mosse del "Genio"?

Ad esempio…perché proprio Borghi? Forse perché Borghi è un Senatore e membro del Copasir?

Quel Copasir che tanto interessa a Renzi…e prima l'incontro con Mancini in autostrada…e poi la guerriglia per la presidenza proprio del Copasir alla fine dello scorso anno…

Ma perché il copasir interessa tanto a Renzi? Forse per questo?:
"Inchiesta Open, il Copasir chiede chiarimenti sui compensi di Renzi all'estero"
(Repubblica 9 novembre 2021)

Forse…o forse c'è molto altro…chissà.

Poi guarda caso aggiungere un Senatore permette a IV di avere il numero di senatori per costituire un gruppo…e sapete quanti soldi porta la Costituzione di un gruppo in senato?

Ora per ironia della sorte (?) Renzi ha due membri al copasir, mentre il PD solo uno (il presidente) che oltretutto è anche critico nei confronti di Schlein…

Ma Renzi è un vero "genio"...oppure la sua genialità è guidata dalla disperazione?

Come lo mandi avanti un partito se non hai soldi? Sapete vero che i finanziatori hanno chiuso i rubinetti?
"Imprenditori e finanzieri staccano la spina sia a Renzi che a Calenda. Il solo che continua a sostenerli nel 2023 è Gianfranco Librandi"
(Open 19 aprile 2023)

A volte la genialità è solo dettata dalla disperazione…e quello che appare un genio è solo un disperato…però fate attenzione ai disperati…perché sono pronti a tutto, pur di sopravvivere. 

Massimo Erbetti


Questi personaggi sono estremamente pericolosi perché, con ostentazione, senza alcuna vergogna -poiché privi di dignità e pudore- fanno e disfano tele a loro piacimento, come a dire "io sono io e voi non siete che un cavolo, perché io, grazie alla vostra dabbenaggine, sono stato posto in una situazione di potere e mi permetto di fare ciò che più mi aggrada, anche a vostro discapito." 

Ed è per questo che, chi la pensa come lui, gli si aggrega, sperando, vanamente, di acquistare un posto di prestigio in quella società posta ai limiti, o, meglio, fuori dalle regole del vivere civile. 

Lui è un adoratore di Silvio e ambirebbe a prenderne il posto. Lui non ha più remore, va dove lo porta il potere, del quale si nutre famelicamente. 

L'ambizione lo ha disumanizzato.

cetta

martedì 14 febbraio 2023

DAL 2014 LA CARICA PIÙ ALTA IN MAGISTRATURA LA SCEGLIE MATTEO RENZI. - Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

 

L'avvocato di Alberto Bianchi "caso Open", Fabio Pinelli, è stato eletto vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Dopo Legnini ed Ermini un altro uomo legato al "Giglio Magico" va a garantire i "Poteri" di fronte alla legge.


Nemmeno il diavolo in persona sarebbe capace di tale sfrontatezza!

Dopo che Matteo Renzi in persona, ha dichiarato sul suo libro e più volte in TV che è stato l’artefice delle nomine degli ultimi due vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) [1][2], utilizzando il metodo Palamara, il nostro Presidente della Repubblica, capo del CSM stesso e custode della nostra Costituzione, accetta impassibile e probabilmente di buon grado, che anche questa nomina del suo vice a Palazzo dei Marescialli, sia dettata dagli stessi poteri che hanno mostrato agli italiani di essere capaci di ridurre la magistratura ad un degrado tale, da far perdere al nostro paese la qualifica di stato di diritto.

“Al vicepresidente appena eletto i miei auguri. Sono certo che saprà affrontare con senso istituzionale e con spirito collaborativo le funzioni rilevanti a cui è chiamato. Sono certo che il consiglio con la sua conduzione, affronterà con obiettività e concretezza anche le questioni più complesse che di volta in volta gli saranno sottoposte”. Così si è espresso il presidente della Repubblica. “Desidero ricordare anche qui il ruolo di questo Consiglio, organo di garanzia che la Costituzione colloca a presidio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. A lei, signor vicepresidente, spetta il compito di favorire la coesione dell’attività del Consiglio. L’adozione di delibere condivise, ne rende più efficace ed autorevole il percorso”, ha detto. [3]

All’ennesimo colpo di mano ha partecipato tutto il centro destra con a capo la Lega ed in prima persona Matteo Salvini, ormai adepto del “Giglio” a tutti gli effetti che ha fatto asse con Matteo Renzi, a conferma che la trasversalità è decisamente caratteristica cromosomica della genetica del nostro “deep state”.

Non saremmo qua a scandalizzarci e vomitare tutto il nostro disprezzo, se non che il nuovo vice di Mattarella al CSM, per pura casualità, non avesse difeso il guro della Lega Morisi e per giunta fosse colui che ha assistito Alberto Bianchi nel caso Open. E sempre casualmente, sempre rispetto al caso Open, essere stato scelto come legale in sostegno del Senato nel conflitto di attribuzioni con la procura di Firenze.

“Cerchiamo di essere credibili e trasparenti, mai obliqui, nell’interesse del Paese”, ha esordito Fabio Pinelli, prendendo la parola al Plenum. “Orienterò ogni mio comportamento nell’interesse del Paese”, ha continuato. “Avrò come riferimento la guida ed il faro del presidente della Repubblica”. Poi ha spiegato: “Il comportamento del Csm sia orientato sempre a scelte condivise”. Scusandosi per non aver preparato un discorso “sarebbe stato irrispettoso nei confronti di chi non mi ha votato” ha ammesso che dovrà svolgere un “incarico gravosissimo”, dicendosi “emozionato ed onorato”. La conclusione ha richiamato una citazione di Rosario Livatino, il giudice ucciso dalla mafia e proclamato beato. “Diceva che quando si muore nessuno chiederà se si è stati credenti, ma credibili”. [3-ibidem]

Concetti forti quanto di circostanza, vedremo come il vice presidente Pinelli riuscirà a non prostrarsi all’obliquità che gli verrà richiesta di fronte ai molti fascicoli giudiziari che sono a carico dei “fratelli” che si sono fatti in quattro per metterlo su quella poltrona.

Infatti, a turbare i sonni di Pinelli, ci sono le urgenti le nomine dei procuratori capo di alcuni distretti chiave. A Napoli il derby è tra il procuratore di Bologna Giuseppe Amato e quello di Catanzaro Nicola Gratteri, rimasto a bocca asciutta già tre volte (correva per Dap, Milano e Antimafia). Impossibile non accontentarlo. A Firenze dove era dato per certo l’approdo del ferreo magistrato calabrese, oggi procuratore di Livorno Ettore Squillace Greco, qualcosa ci dice che dopo il “blitz” dei due “Matteo” (Renzi e Salvini), ci saranno delle sorprese.

Non dimentichiamoci che sul capoluogo toscano, orfano del procuratore generale dopo la partenza di Marcello Viola per Milano e dell’Avvocato generale, pesano tre procedimenti tosti: quello su Matteo Renzi e la Fondazione Open, gli strascichi delle indagini sulla Trattativa Stato-mafia e le stragi del ’92-93, la bomba inesplosa sui trojan di Luca Palamara.

Soprattutto per quanto riguarda il secondo fascicolo, oggi con il polverone sollevato dal fiancheggiatore dei fratelli Graviano, il gelataio palermitano Salvatore Baiardo [4][5], in merito alla sua puntale e precisa premonizione sull’arresto del boss latitante Matteo Messina Denaro, collegata ad una nuova presunta trattativa fra pezzi deviati dello Stato e la Mafia, urge per i poteri profondi, una gestione più che perfetta per non far sì che questa seconda Repubblica si disintegri insieme a tutti i suoi più che spregevoli attori.

Da Firenze a Siena il passo è breve e gli affiliati alle logge da salvaguardare tanti. Il fatto che sia ancora reggente del posto di procuratore capo quel Nicola Marini, da 40 anni nella Rocca, invischiato nei pasticci del caso David Rossi (su cui indaga la Procura di Genova) e recentemente sfiorato da altre due indagini con molti buchi neri, lascia noi gente seria senza parole ed una bella palla di piombo al piede di Pinelli da gestire con precisione per non deludere chi con spirito di appartenenza lo ha appena nominato contando sui suoi servigi.

Questo nomina è l’ennesima dimostrazione che nel nostro paese il livello di corruzione politico istituzionale sta veramente andando oltre agli “standard” di alcuni paesi sudamericani. Ditemi voi se i 30 anni di latitanza dorata di Matteo Messina Denaro spesi a casa sua, non superano la presa in giro della detenzione di Pablo Escobar nella famosa Catedral, una prigione a cinque stelle auto-costruita, dove il narco trafficante di Medellin si godeva tutto il suo lusso più sfrenato.

Quello che è strano, il livello di assuefazione della massa è tale, che pare non scandalizzarsi più nessuno.

[1] Renzi ed Ermini “fratelli” coltelli: è l’inizio del terremoto politico italiano? – Megas Alexandros

[2] PALAMARA E RENZI ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, BUSCETTA ALL’ANTIMAFIA E JACK LO SQUARTATORE ALLA SANITÀ … – Megas Alexandros

mercoledì 30 novembre 2022

Caso Assange, caso Renzi. - Alessandro Di Battista

 

Sul caso Assange sostengo da tempo una cosa: si vuole colpire Julian per educare tutti gli altri. “Colpiscine uno per educarne cento” fu lo slogan utilizzato dalle Brigate Rosse quando fecero il primo sequestro, quello di Idalgo Macchiarini. Le BR odiavano il sistema ma, come vedete, il sistema fa le stesse identiche cose e forse le fa in modo più subdolo. Il caso Assange è, chiaramente, molto diverso dalla vicenda Report incontro in autogrill Renzi-Mancini. Ma c’è qualcosa in comune. Ripeto, vogliono distruggere (e ci stanno riuscendo) Assange per evitare che vi siano altri Julian in futuro. Chi avrà ancora il coraggio di diffondere documenti scottanti sui potenti della terra, a cominciare dalla CIA, se Assange dovesse finire i suoi giorni in carcere? Colpirne uno per educarne 100. Tutti educati al silenzio, alla mansuetudine, ad abbassare la testa.

Ebbene guardiamo la vicenda Report Renzi-Mancini. Una cittadina italiana perbene, un’insegnante, un mattina in autogrill assiste ad un incontro molto strano tra un ex presidente del Consiglio, Renzi, ed un uomo che non riconosce. I due arrivano in auto di servizio e parlottano nella piazzola dell’autogrill. Lei ha la prontezza di riprenderli e invia il filmato a Report. I giornalisti di Report scoprono che quella persona è un agente dei servizi segreti italiani, tal Marco Mancini. Parte giustamente un’inchiesta giornalistica sull’incontro. Perché si sono incontrati lì, di cosa hanno parlato? Il prefetto Gabrielli, divenuto autorità delegata per la sicurezza della Repubblica emana, giustamente, una direttiva restrittiva sugli incontri tra politici e 007. Segno che filmare quell’incontro e dare il video a Report è stato un atto di pubblico interesse.

Ebbene quella donna, un’insegnante e, soprattutto, una fonte giornalistica, è indagata per aver filmato Renzi e per aver fornito il materiale a Report. Rischia 4 anni di carcere. Non rischia 175 anni di carcere come Assange, non finirà (speriamo) in prigione neppure per un giorno. Ma anche lei vuole essere colpita con l’obiettivo di educare altri cittadini attenti, coraggiosi e potenziali “giornalisti”.

Chi in futuro avrà il coraggio di filmare un politico in situazioni sospette o comunque “particolari” qualora l’insegnante che ha filmato l’incontro Renzi-Mancini dovesse finire sotto processo? Questa roba è vomitevole e ancor più vomitevole è il silenzio di gran parte della stampa italiana.

Oggi farò una diretta con Marco Lillo del Fatto Quotidiano. Giornalista che stimo e che ha sempre seguito queste vicende che sembrano di poco conto ma che hanno veramente a che fare con la libertà di stampa dunque con la libertà in generale. 

Alessandro Di Battista

https://www.facebook.com/photo/?fbid=10225229906828265&set=a.10200749524234000

lunedì 11 luglio 2022

Ungheria: “Conte, accuse false. E Amara si interessò di Renzi”. - Antonio Massari

 

PRESUNTA LOGGIA - I magistrati chiedono di archiviare. Ma qualcosa è riscontrato: “Il legale voleva pilotare un’indagine contabile” sul capo Iv.

La Loggia Ungheria descritta da Piero Amara non è mai esistita: la procura di Perugia chiede l’archiviazione per il reato di violazione della Legge Anselmi. L’inchiesta condotta dal procuratore Raffaele Cantone e dai sostituti Mario Formisano e Gemma Miliani ha il pregio di fare chiarezza su molti punti essenziali. Non è stata un’inchiesta semplice – “condizionata” in “modo indiscutibile” dalla “fuga di notizie” che l’hanno riguardata – e questa richiesta d’archiviazione, per certi aspetti, sembra una sentenza. Innanzitutto Amara non è un “invasato”, un “mitomane”, uno “sprovveduto faccendiere in cerca di notorietà”, ma non è stata provata l’esistenza dell’associazione segreta descritta dalla norma. Alcuni suoi racconti sono stati riscontrati altri erano fondati su fatti veri che ha incorniciato con una serie di falsità. Spargendo fango su personaggi importanti delle istituzioni. E bisognerebbe capire perché.

Nel dicembre 2019 Amara addita il premier Giuseppe Conte sostenendo di averlo raccomandato, in passato, per fargli affidare un incarico – pagato in modo sproporzionato – dalla società Acquamarcia spa. Incarico affidato attraverso un amico di Amara, Fabrizio Centofanti, e l’intervento dell’ex vice presidente del Csm Michele Vietti. Centofanti smentisce spiegando di averne “parlato con Amara soltanto dopo che Conte era già stato individuato”. Nega di “aver mai esternato lamentele” sull’operato di Conte e sulle sue parcelle e tanto meno di averlo individuato “quale garanzia del buon esito della procedura concorsuale avviata”. Ma perché Amara ha fatto queste dichiarazioni su Conte? “Non si comprende” scrive la procura “a meno di non voler ipotizzare che il riferimento a Conte, avvenuto mentre rivestiva la carica di presidente del Consiglio, non fosse un modo per accreditare la rilevanza del suo narrato”. Potremmo aggiungere che la “balla” di Amara su Conte avrebbe potuto produrre un ulteriore risultato (sempre che non l’abbia prodotto comunque, vista la circolazione dei verbali già nella primavera 2020): indebolire il governo in carica.

Dagli atti emerge piuttosto il rapporto tra Amara e l’ambiente renziano. In particolare con Luca Lotti per il tramite di Andrea Bacci. Le dichiarazioni su Lotti, per la procura, rappresentano un “dato distonico” in quanto “non avrebbe mai fatto parte di Ungheria”. C’è un’ulteriore distonia, a nostro avviso, che riguarda la tempistica dei racconti di Amara: nel dicembre 2019 fa il nome di Conte (dicendo balle) ma nulla dice di un “pizzino” potenzialmente utile a Matteo Renzi (dagli atti non risulta alcun suo coinvolgimento nella vicenda, ndr) che, invece, mette sul tavolo ben due anni dopo. Nell’ottobre 2021 mette la procura di Perugia nelle condizioni di dare un’occhiata a un foglietto sequestrato a Bacci nel 2017. Un “manoscritto redatto da Amara, a dire dello stesso Bacci (…) nel quale viene richiesto un incontro con Lotti, da parte di Raffaele De Dominicis, magistrato di vertice della Corte dei Conti in relazione a un fascicolo da lui trattato che avrebbe coinvolto l’allora presidente del consiglio Renzi, richiesta di cui si faceva portatore proprio Amara”. Una vicenda tutta da verificare e, fino a prova contraria, priva di rilievi penali che però, per la procura umbra, costituisce “un riscontro oggettivo delle dichiarazioni rese da Amara in merito ai suoi rapporti con Lotti, sia pure mediati da Bacci, e al suo essere al centro di un sistema di relazioni che si prefiggeva di ingerirsi nelle nomine degli apicali della magistratura”. Il “sistema Amara”, quindi, era tutt’altro che una barzelletta. La procura spiega che la faccenda del “pizzino” in questione “non va sottovalutata”: “Amara si fa latore di un messaggio che sembra venire dal Procuratore Generale della Corte dei conti per ‘concordare’ l’esito di un’indagine contabile che riguardava niente di meno che l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri”.

Passiamo al consigliere del Csm Sebastiano Ardita, definito da Amara vicino a Ungheria e tirato in ballo per una cena con altri presunti sodali della Loggia. Un’altra fandonia con “circostanze non secondarie oggettivamente smentite dai fatti”. Dopo la bufala che può mettere in crisi il governo Conte, arriva quindi la bufala su Ardita, che può devastare una parte del Csm, spaccare la corrente Autonomia&Indipendenza (determinante nell’imminente scelta del nuovo procuratore di Roma), distruggere il rapporto tra Ardita e Piercamillo Davigo e, dopo il caso Palamara, delegittimare ulteriormente la magistratura. Dopo le balle su Conte e Ardita c’è anche quella sul comandante generale della Guardia di Finanza Giuseppe Zafarana: sarebbe membro di Ungheria e gli avrebbe raccomandato di assumere, nel suo ufficio legale, l’avvocata Cristina Sgubin. Se la notizia fosse filtrata sarebbe crollato anche il vertice della Gdf. C’è qualcosa di vero? La procura parla di “assenza assoluta di ogni riscontro” a parte la “assoluta illogicità” per un generale della Finanza di “veicolare” la raccomandazione attraverso un “terzo estraneo” a un ulteriore “soggetto” che “fra l’altro avrebbe dovuto essere stato un suo sodale fratello” nella loggia in questione. Ma perché Amara tira in ballo Zafarana? È plausibile, spiega la procura, l’ipotesi di un “rapporto certamente non idilliaco fra Amara e la GdF” che aveva “condotto tutte le indagini” che hanno portato al suo arresto e alla sua condanna.

Altri racconti hanno però trovato riscontri che meritano ulteriori approfondimenti. La procura nazionale antimafia (coinvolta da Perugia) ha trovato riscontri, per esempio, su episodi che riguardano l’ex procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra o vecchi processi siciliani che riguardavano Berlusconi (fu archiviato) nelle stragi mafiose del 1992: “In definitiva” scrive la procura di Perugia “si può affermare che alcune circostanze narrate da Amara sono almeno in parte riscontrate. Lo sono le ombre gettate sulla figura di Tinebra in relazione all’omicidio di Luigi Ilardo”. E ancora: “In merito all’esistenza di procedimenti nisseni che avevano coinvolto Berlusconi (e Dell’Utri, ndr) è stato citato il procedimento (…) chiuso con decreto di archiviazione del Gip del 3 maggio 2002 (…) dal riscontro citato tuttavia non emerge il nominativo del pm che avanzò richiesta di archiviazione (…)”. La procura sul punto conclude che queste dichiarazioni avrebbero dovuto “rappresentare l’incipit del racconto fatto (da Amara, ndr) a Milano”. E sottolineando le sue contraddizioni, spiega che, però, le “circostanze acclarate come vere non rappresentano la prova che Amara le abbia acquisite” grazie alla “sua intraneità alla loggia”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/07/09/ungheria-conte-accuse-false-e-amara-si-interesso-di-renzi/6655345/

venerdì 4 marzo 2022

Renzi statista “brucia” anche la Merkel. - Antonio Padellaro

 

L’aggressione criminale di Putin al popolo ucraino è così disperata, per chi la subisce, e così disperante per noi che osserviamo quella tempesta di bombe ogni giorno meno lontana, da renderci pronti ad afferrare qualsiasi speranza di tregua, anche la più labile e ipotetica. Saremmo disposti, perfino, a dare ascolto a Matteo Renzi, il quale ospite ieri di Myrta Merlino ha ribadito la proposta di nominare Angela Merkel inviato speciale Ue-Nato per trattare con il feroce zar della guerra. Sarebbe magnifico, abbiamo pensato, riconoscendoci pienamente nella figura dell’ex cancelliere tedesco, circondata dal prestigio, pressoché universale, che ha saputo raccogliere e conservare nel tempo. Per una volta, accantonate le nostre (e non solo nostre) pesanti riserve sulle opere e i giorni del rignanese, abbiamo pensato che un ex presidente del Consiglio quando lancia un nome così impegnativo per un negoziato talmente complesso saprà certamente di cosa sta parlando. Aggrappati a questo ipotetico fuscello di pace ci siamo voluti convincere che un qualche riscontro alla sua proposta Renzi l’avesse già ricevuto dalla diretta interessata. Accompagnato, perché no, da un qualche segnale di assenso dalle due parti in guerra. Poiché vogliamo credere che nessuno possa essere così irresponsabile da bruciare il nome di Angela Merkel per raccattare qualche titolo sui giornali. Però, nel pensarlo, abbiamo anche considerato che nell’Abc della diplomazia internazionale (ma anche nelle partite di tressette) se si ha una carta forte in serbo la si tiene coperta fino a quando non si ha la certezza di poterla giocare. Mentre meditavamo sospesi tra fiducia e diffidenza al senatore di Italia Viva è stato chiesto un commento alla proposta di una marcia per la pace in territorio ucraino avanzata dal segretario della Lega, Matteo Salvini. Quando Renzi, con l’abituale sorrisetto, ha risposto “meglio non commentare”, c’è venuto in mente, così senza volerlo, quel proverbio del bue che dice cornuto all’asino. In attesa che l’asino dia del somaro al bue.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/03/04/renzi-statista-brucia-anche-la-merkel/6514892/

“Nomine irregolari al Comune di Firenze”. Renzi condannato: dovrà pagare 70mila €. - Gianluca Rosselli

 

Matteo Renzi è stato condannato dalla Corte dei conti per un danno erariale al Comune di Firenze di 70 mila euro. La sentenza di primo grado depositata ieri (ma l’udienza è del 4 novembre 2021) riguarda due incarichi giudicati irregolari all’epoca in cui era sindaco di Firenze, dal 2009 al 2013. Insieme al leader di Italia Viva, condannato a pagare un risarcimento di 69.738 euro, la Corte ha sanzionato anche due dirigenti comunali di allora: Sarina Liga condannata a pagare 313.821 euro e Claudio Martini sanzionato per 34.969 euro. I fatti in questione riguardano due incarichi di collaborazione nello staff dell’allora sindaco: la nomina di Marco Agnoletti a responsabile dell’ufficio per la comunicazione e di Bruno Cavini a portavoce del sindaco. I due incarichi, secondo la sentenza della Corte, sono di natura dirigenziale e potevano essere attribuiti solo a persone laureate, mentre, si legge nella sentenza, “Agnoletti aveva conseguito il diploma di scuola media superiore, mentre Cavini addirittura solo del diploma di scuola media inferiore”. Quindi, secondo i giudici contabili, i due avrebbero percepito “una retribuzione non proporzionata al titolo di studio posseduto”. Agnoletti (80 mila euro lordi annui), col suo diploma di maturità scientifica, e Cavini, con la terza media, erano dunque privi dei titoli. Agnoletti e Cavini non sono inquisiti, né sanzionati. La richiesta iniziale della procura era stata quantificata in 697 mila euro, ma la Corte ha deciso di abbassarla a 418.528 euro, suddivisi per il 45% a carico di Liga, per il 10% a Renzi e per il 5% a Martini. Agnoletti e Cavini erano due persone di fiducia di Renzi, che le ha volute con sé a Palazzo Vecchio per gestire la comunicazione. Agnoletti è il suo storico portavoce: dopo essere stato con lui a Firenze, l’ha seguito anche al Nazareno nel 2017, dopo che Renzi, dimessosi da presidente del consiglio nel 2016, è stato rieletto segretario del Pd. Mentre nel 2013 Agnoletti è rimasto a Firenze anche col nuovo sindaco, Dario Nardella, per cui ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa e portavoce, con un contratto però non più da dirigente. Oggi Agnoletti non lavora più con la politica, ma ha una società di comunicazione, Jump, che tra i clienti annovera il Milan, Msc Crociere e Fabio Fazio. Sempre per vicende legate all’attribuzione, ma di altri incarichi a Firenze, Renzi è stato condannato altre due volte dalla Corte dei conti, ma in entrambi i casi è stato assolto in secondo grado. Anche in questo caso l’ex premier ricorrerà in appello.

domenica 27 febbraio 2022

“Open, nessun reato dei pm: le chat acquisite lecitamente”. - Marco Grasso e Valeria Pacelli

 

Chiesta l’archiviazione per i magistrati fiorentini denunciati da Renzi: “Sull’uso dei messaggi deve decidere il giudice competente”.

Per i magistrati di Genova i colleghi di Firenze non hanno commesso reati nell’indagine sulla Fondazione Open. Il perché lo scrivono in tre pagine in cui chiedono di archiviare il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e i pm Luca Turco e Antonino Nastasi, indagati per abuso d’ufficio dopo la denuncia di Matteo Renzi dello scorso 11 febbraio. Si tratta dei tre pm fiorentini che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio per finanziamento illecito nei confronti di Renzi e altri nell’ambito dell’indagine sulla Fondazione Open (udienza preliminare il 4 aprile). Renzi li ha denunciati per violazione dell’articolo 68 della Costituzione (sulle guarentigie parlamentari) e abuso d’ufficio, lamentando che erano stati “acquisiti senza autorizzazione a procedere” i suoi messaggi Whatsapp di giugno 2018 con l’imprenditore Manes (non indagato) e le mail con l’imprenditore Marco Carrai, indagato per finanziamento illecito nella stessa indagine fiorentina su Open. Renzi nella sua denuncia fa anche riferimento all’estratto del conto corrente finito agli atti.

Su questi fatti la Giunta per le autorizzazioni a procedere ha sollevato un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale: per la giunta era necessaria l’autorizzazione preventiva del Senato. La relazione è stata approvata (con 167 voti sì e 76 no) anche dal Senato. Vedremo cosa deciderà la Consulta.

Intanto nella richiesta di archiviazione la Procura di Genova spiega perché l’autorizzazione a procedere per acquisire l’estratto del conto corrente del senatore non era necessaria: “Si è trattato – scrivono i pm – di acquisizioni documentali (…) che non rientravano nella nozione di corrispondenza per cui potevano, così come ha precisato anche la Suprema Corte (…), essere oggetto di sequestro senza previa autorizzazione della Camera di appartenenza”. Ci sono poi le email e messaggi, risalenti a quando Renzi era già senatore. Tra questi quelli con Carrai, il quale ha presentato ricorso contro le perquisizioni del 2019, incassando diversi pareri favorevoli della Cassazione, l’ultimo, senza rinvio, il 18 febbraio. Le chat di Carrai saranno sfilate dal processo.

Per i pm di Genova, però, sulle chat non c’è un problema di acquisizione. I messaggi del senatore, spiegano nella richiesta di archiviazione, sono finiti agli atti in modo casuale e non “mirato”: “Non si ravvisano – scrivono i pm – evenienze dalle quali si possa desumere che ci si trovi in presenza di acquisizioni ‘mirate’, emergendo anzi elementi di segno opposto”. Inoltre “i sequestri – continuano i pm – sono stati eseguiti nei confronti di soggetti non legati dal rapporti di parentela” con Renzi, ma “direttamente sottoposti a indagine (Carrai) o ai quali erano riferibili contributi (Manes) a favore della Fondazione, rispetto alla quale lo stesso querelante ha sempre precisato non rivestire cariche formali”.

La questione, secondo i pm genovesi non è dunque se si potevano sequestrare le chat, ma il loro utilizzo nel procedimento Open e su questo, spiegano, deve decidere il giudice di Firenze competente. Non è una questione di “illiceità delle acquisizioni probatorie, che evidentemente non sussiste” – è scritto nella richiesta di archiviazione –, semmai di “utilizzabilità degli elementi probatori acquisiti nei confronti del parlamentare, essendo invece pacifica l’utilizzabilità nei confronti degli altri indagati non tutelati”. E così i pm concludono: “Deve ritenersi esclusa ogni ipotesi di reato in relazione alle condotte dei magistrati (…), trattandosi invece di questione endoprocessuale, che appartiene alla esclusiva competenza del giudice penale di Firenze competente (…) che in questa sede non può essere valutata”.

Sarà il Gup di Genova – davanti al quale Renzi chiederà di essere interrogato – a decidere se archiviare. “Se Genova impiega solo 10 giorni (per decidere sulla denuncia, ndr) – ha detto il leader di Iv – significa che ha una straordinaria efficienza (…). Sono certo che sia sempre così per tutti e non solo quando gli indagati sono colleghi magistrati”. Essendo questioni procedurali, spiegano fonti investigative, le indagini si sono basate sullo studio della giurisprudenza e delle sentenze di Cassazione: ciò basta per chiedere l’archiviazione.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/02/26/open-nessun-reato-dei-pm-le-chat-acquisite-lecitamente/6508280/?utm_content=marcotravaglio&utm_medium=social&utm_campaign=Echobox2021&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR1-AgWa8vBTO2d3l-LKaGFHFa1ueuOU493iqu9CU9xZFlsZdeTBDJBAqz0#Echobox=1645874298

giovedì 24 febbraio 2022

Cercansi monetine. - Marco Travaglio

 

Undici anni fa, quando la Camera si coprì di ridicolo trascinando i magistrati di Milano alla Consulta per non aver creduto alla balla di B. su Ruby nipote di Mubarak, la grande stampa dedicò a quello sconcio paginate piene di sdegno e di parole come “vergogna”, “scandalo”, “impunità”. Ieri invece, dopo che il Senato ha concesso il bis trascinando i magistrati di Firenze alla Consulta per non aver creduto alla balla di Renzi sull’immunità parlamentare di un suo amico non parlamentare, le paginate erano su ben altro: la presunta crisi sentimentale fra Totti e Ilary Blasi. Il fatto che Renzi un anno fa abbia fatto il lavoro sporco per conto dei grandi editori e che il Pd nel 2011 fosse sulle barricate contro B. e l’altroieri sulle barricate con Renzi e B. non è casuale. In Italia il “garantismo” è come il patriottismo per Samuel Johnson: “l’ultimo rifugio delle canaglie”. Basta ascoltare le miserevoli dichiarazioni di voto (tutte, eccetto quella impeccabile di Grasso per LeU e quella troppo generica della Castellone per il M5S). Tal Parrini del Pd si arrampica sugli specchi spacciando quel voto eversivo per una disquisizione giuridica per “fare chiarezza con la Consulta”, non sapendo (o, peggio, ben sapendo) che è tutto chiarissimo: per la legge e la Cassazione, le chat sequestrate sui cellulari sono documenti e non corrispondenza e l’immunità parlamentare vale per i parlamentari, non per gli amici che chattano con loro. E il Senato non ha chiesto chiarimenti alla Consulta: ha votato la relazione di FI che accusa la Procura di Firenze di violare la Costituzione.

Per il resto il Senato pare quel vecchio spot dei preservativi, col professore che ne sventola uno in classe chiedendo di chi è e tutti gli allievi rispondono “È mio!”. Il leghista dice che la Lega non difende Renzi, ma la Costituzione, perché i giudici cattivi perseguitano anche il povero Salvini. La forzista dice che FI non difende Renzi, ma la Costituzione, perché i giudici cattivi perseguitano anche il povero Silvio. Il fratello d’Italia dice che FdI non difende Renzi, ma la Costituzione, perché vabbè, i giudici cattivi non hanno ancora fatto nulla alla povera Meloni, ma un cronista cattivo le ha chiesto se ha vaccinato la figlia e con quella “domanda impertinente e fuori luogo ha violentato una madre!”. Una scena strepitosa, che mescola vergogna e ridicolo in un’aula che ha smarrito l’una e l’altro. La perfetta natura morta di una casta autistica e interessata solo alla sua impunità di gregge, che si esibisce davanti a un Paese terrorizzato dal caro bollette, dagli stipendi da fame e dalle conseguenze della crisi ucraina. Una banda larga che, se non avesse tutta la stampa dalla sua, starebbe già rimpiangendo le monetine all’hotel Raphael.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/02/24/cercansi-monetine/6505356/

mercoledì 23 febbraio 2022

Giuseppe Conte.

 

Qualche quotidiano stamattina scrive che il Movimento 5 Stelle sarebbe "isolato". Siamo isolati se diciamo - come abbiamo fatto ieri in Aula sul caso Open-Renzi - che i politici devono difendersi nei processi e non dai processi? Siamo isolati se vogliamo approvare subito il salario minimo per alzare gli stipendi da fame, combattendo precarietà e paghe da 3 o 4 euro l'ora? Se questa determinazione significa “isolamento” allora ne vado fiero. Ma in realtà io non credo proprio che ci ritroveremo isolati, perché avremo sempre il Paese al nostro fianco.

La nostra linea è molto chiara: spetta agli altri fare chiarezza sulle proprie scelte di ieri e di domani. Chi vuole lavorare con noi non può eludere queste questioni, deve assumersi queste responsabilità. Possiamo discutere di tante cose, possiamo confrontarci per trovare nel dialogo tante soluzioni. Ma ci sono alcuni passaggi che non sono negoziabili, perché richiamano valori fondamentali del nostro essere in politica e del nostro modo di fare politica. Noi ci siamo per vocazione, per realizzare un progetto di società migliore.

L’agenda politica di ieri, quella di oggi e quella di domani pone sempre il grande problema del vuoto, del silenzio della politica sui temi di etica pubblica e di giustizia sociale. Il Movimento è nato per colmare questo vuoto e continuerà ad esserci per assolvere a questa missione. Con forza, con coraggio, con ostinazione.

sabato 19 febbraio 2022

“Immunità”: Lotti e Boschi, nessuno segue l’ex premier. - Marco Lillo

 

Matteo Renzi ieri ha depositato il suo esposto alla Procura di Genova contro i pm che lo indagano a Firenze: Giuseppe Creazzo, Luca Turco e Antonino Nastasi. La sua tesi è che abbiano violato le guarentigie del Parlamento depositando nell’inchiesta Open le sue chat. Erano state trovate nei cellulari sequestrati non a Renzi ma ad altri soggetti che avevano interlocuzioni su Whatsapp con il senatore. I pm di Firenze le hanno depositate perché non le considerano conversazioni o corrispondenza (quindi tutelata dall’articolo 68 della Costituzione), bensì documenti sequestrati a terzi utilizzabili esattamente come la lettera di Tiziano Renzi trovata nel pc del padre durante una perquisizione (e non si sa se mai inviata al figlio senatore) depositata nel processo del padre per bancarotta.

Se le chat non sono conversazioni o corrispondenza, come dicono i pm, non serve la richiesta di utilizzazione. Ergo Matteo Renzi sta denunciando i pm per una violazione inesistente. Se lo sono però dovrebbe essere un giudice a stabilirlo. Non Renzi, il Senato, la Procura di Genova o l’opinione pubblica. Questo è il punto.

Il leader di Italia Viva invece, prima di sollevare la questione di fronte al giudice competente, è andato in tv (Porta a Porta, Tg2 Post) e persino a Radio Leopolda per sostenere la sua tesi aggiungendoci sopra il carico di attacchi ad personam per i tre pm su altre questioni. Renzi non è il primo ex premier che preferisce difendersi dal processo piuttosto che nel suo processo. Però c’è un dato che nessuno ha sottolineato: a indebolire le sue tesi ardite sono i comportamenti ben diversi di due parlamentari indagati con lui che, trovandosi nella medesima condizione, hanno scelto una strada diversa. Maria Elena Boschi e Luca Lotti non hanno sollevato la questione dell’articolo 68 della Costituzione obbligando la Giunta della Camera a un braccio di ferro analogo a quello aperto in Senato con la magistratura. Lotti e Boschi avrebbero potuto firmare anche loro un esposto a Genova come quello di Renzi contro i pm. Non lo hanno fatto. Probabilmente i due parlamentari faranno valere i loro diritti nella sede propria, cioé a Firenze davanti al giudice competente. In caso di uso delle chat contro di loro, probabilmente chiederanno al giudice di stabilire se le loro prerogative sono violate. Punto. Niente interviste, niente denunce, niente attacchi personali.

La guerra di Renzi parte un anno e mezzo fa. Il 21 settembre 2020 i suoi difensori intimano al pm Turco “di astenersi dallo svolgimento di qualsivoglia attività investigativa preclusa ai sensi dell’articolo 68 della Costituzione”. Il 4 ottobre Turco risponde picche e allora il 7 ottobre 2020 Renzi scrive alla Presidente del Senato Casellati che il 14 ottobre scrive a Turco per fargli sapere che la questione “su richiesta del Senatore Renzi è stata deferita alla Giunta”. Renzi scrive ancora a Turco il 24 novembre 2020 e poi il 27 novembre allegando la missiva alla solita Casellati e anche al procuratore generale della Cassazione e al vicepresidente del CSM, competenti per le azioni disciplinari contro i pm. La Giunta delle immunità ha ora votato a favore di Renzi e la questione del conflitto di attribuzione dovrà essere votata in aula al Senato. Lotti e Boschi non hanno chiesto nulla di simile ai colleghi della Camera.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/02/19/immunita-lotti-e-boschi-nessuno-segue-lex-premier/6499495/?fbclid=IwAR2cqzTHUtnoz9Ljn_Y_VbzM5BIEfKPHHnfuhXR29YHRIaNFJZ3Gbcbu5S4

martedì 15 febbraio 2022

Querelatevi da soli. - Marco Travaglio

 











Della letterina di babbo Tiziano al figlio Matteo su “Carrai uomo falso” e la “Banda Bassotti (Bianchi, Bonifazi, Boschi) che hanno lucrato senza ritegno dalla posizione di accoliti tuoi”, si occupa da par suo Padellaro. Noi ci limitiamo a proporre di affiggerla in tutte le bacheche del Tribunale di Firenze, di cui la famiglia Renzi è fornitore ufficiale: per indagini e processi a carico e per le querele e le cause civili intentate a giornalisti. Che di solito vengono denunciati, e talvolta financo condannati, per aver detto o scritto un millesimo di quello che i membri del Giglio Magico si dicono a vicenda. È noto ormai che i peggiori nemici dei renziani sono quelli che li conoscono meglio: i renziani. Nel 2017 l’Innominabile trattava il povero genitore al telefono come un bugiardo matricolato su Consip: “Non voglio essere preso in giro… non puoi dire bugie o ‘non mi ricordo’… Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi (con l’ad di Consip Marroni, ndr), non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje… Non ti credo.. non è credibile che non ricordi di aver incontrato uno come Romeo… La verità non l’hai detta a Luca e non farmi aggiungere altro”; e definiva le accuse “una cosa molto seria”, per cui “andrai a processo” e “stai distruggendo un’esperienza” (la sua). E in pubblico definiva l’inchiesta Consip un complotto del pm deviato Woodcock, dei carabinieri golpisti del Noe e del “Falso quotidiano”.

Chi scrive ha perso due cause civili per aver accostato babbo Tiziano a una “bancarotta” (infatti è sotto processo con la moglie per bancarotta) e ipotizzato un conflitto d’interessi fra il padre che traffica su appalti Consip e il figlio premier che nomina i vertici Consip. Figurarsi se avessi detto “Banda Bassotti”. O ripetuto l’epiteto sessista usato da Bianchi in un appunto sulla Boschi e il suo sfogo contro l’Innominabile per i “2 milioni spesi per quel referendum del cazzo e i social, senza averli”. O i suoi smadonnamenti quando Matteo accollò alle casse (vuote) di Open un volo privato Ciampino-Washington per commemorare per 2 minuti l’incolpevole Bob Kennedy, noleggiando un jet Dessault Falcon 900 alla modica cifra di 134.900 euro. Bianchi: “134.900???! Ma ha perso la testa?”. Lotti: “Non ho parole. Io gli ho detto che senza copertura non si può”. In attesa che il Parlamento, nella settimana dei tre giovedì, approvi la legge contro le querele temerarie e distingua tra critiche e fatti falsi, facciamo così: o Renzi padre e figlio, Boschi, Bianchi, Bonifazi & C. ritirano le querele ai giornalisti che li hanno trattati molto meglio di quanto non si trattino loro e ci lasciano scrivere almeno quello che si dicono tra loro; oppure si querelano da soli.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/02/15/querelatevi-da-soli/6493793/

Altro che “Il fatto”: se ora lo dice pure lui… - Antonio Padellaro

 

Davanti al passaggio della lettera di Tiziano Renzi al figlio Matteo che definisce “Boschi, Bonifazi e Bianchi la Banda Bassotti che ha lucrato su di te senza ritegno” (per non parlare di Marco Carrai, “un uomo falso”) il primo, immediato pensiero è che se un giudizio del genere fosse stato pubblicato sul Fatto Quotidiano, lo statista di Rignano avrebbe preteso, a dir poco, il sequestro della testata, oltre al pignoramento del mobilio di casa. L’altra, inevitabile, riflessione è: se lo dice lui… Perché babbo Renzi, oltre ad aver conosciuto, e molto da vicino, le “cattive” compagnie del su figliolo non ignora certo le bassezze della politica, avendola a lungo frequentata sia pure in ambiti periferici. E, tuttavia, essere arrivato al punto di marchiare come “Banda Bassotti” il Giglio Tragico, significa che deve avere osservato, e molto da vicino, cose che noi umani neppure immaginiamo. Poiché la lettera (depositata dalla Procura di Firenze al processo per bancarotta) risale al 2017, proviamo a immaginare l’esistenza di altre missive riguardanti le successive tappe della, per così dire, mutazione renziana. Scritte con il medesimo linguaggio esplicito di un padre piuttosto preoccupato dalle frequentazioni del figlio. Dalla creazione di un partito finto come Italia Viva (dopo averne distrutto uno esistente). Fino agli stretti rapporti intrattenuti con l’autocrate saudita Mohammad bin Salman (accusato di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Khashoggi). E alle ricche consulenze percepite da uno dei regimi più oscurantisti del pianeta, definito con entusiasmo dal percettore come la patria di un “nuovo Rinascimento”. Purtroppo stiamo galoppando troppo con la fantasia a giudicare dal passaggio della lettera dove Tiziano, nell’elogiare l’erede, considera “geniale” la “mossa di rimandare le dimissioni” da segretario del Pd. E qui ci soccorre il latinorum: qualis pater, talis filius. O no?

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/02/15/altro-che-il-fatto-se-ora-lo-dice-pure-lui/6493813/?fbclid=IwAR0qt9r8Vmnfna_6-WY510fTXsobpeRrobfna6DdEQ1lyFmB3xTkJ-GG0n4

giovedì 10 febbraio 2022

Tutti uguali tranne due. - Marco Travaglio

 

A chi dice “Sono tutti uguali”, segnaliamo quanto segue. I 5Stelle si vedono congelare il leader dal Tribunale civile di Napoli per averlo eletto in base al proprio regolamento interno che l’ordinanza cautelare afferma non esistere e invece esiste dal 2018; il fondatore Beppe Grillo commenta: “Le sentenze si rispettano” (anche se quella non lo è). La Procura di Milano chiede la condanna a 8 mesi di carcere per il tesoriere della Lega, il deputato Giulio Centemero, per un finanziamento illecito di 40mila euro da Caprotti, passato per l’associazione “Più voci” e finito a Radio Padania e ad altre attività politiche del partito; nessun commento da Salvini. La Procura di Firenze chiede il rinvio a giudizio per Renzi, Boschi, Lotti, Bianchi, Carrai, altri 6 imputati e 4 società per l’inchiesta Open, con accuse che vanno dal finanziamento illecito alla corruzione, dal riciclaggio al traffico d’influenze illecite. L’imputato Renzi, nel felicitarsi perché “finalmente inizia il processo nelle aule”, rinverdisce i fasti del collega B. denunciando i pm per abuso d’ufficio, cioè per aver violato l’art. 68 della Costituzione: quello che vieta di perquisire i parlamentari. Purtroppo, all’epoca dei fatti contestati, Renzi non era senatore e non aveva alcuna immunità; e i messaggi e le chat agli atti sono stati estratti dai cellulari sequestrati ad altri indagati, non a lui. Ma per lui il “lei non sa chi sono io” tipico dei marchesi del Grillo si coniuga in formato extralarge: “Lei non sa chi ero io e chi sono i miei compari”.

Già che c’è, il noto garantista di scuola Rondolino procede alla character assassination dei tre pm: Creazzo “sanzionato per molestie sessuali dal Csm” (sanzione già impugnata in Cassazione e nessun processo penale); Turco “volle l’arresto dei genitori di Renzi poi annullato dal Tribunale della Libertà” (arresto disposto non da Turco, ma dal gip e annullato per cessate esigenze cautelari, non per innocenza, infatti i due sono stati rinviati a giudizio); e Nastasi “accusato da un ufficiale dell’Arma di aver inquinato la scena criminis della morte del dirigente Mps David Rossi” (accuse postdatate, tutte da dimostrare e mai approdate a un processo). Che c’entra tutto ciò con l’inchiesta Open? Nulla, a parte il penoso e disperato tentativo di coprire i fatti. Che, a prescindere dagli aspetti penali, hanno già immortalato i fedelissimi del fu premier intenti a screditare politici e giornalisti liberi e a fare marchette con norme e fondi pubblici a chi foraggiava la cosiddetta fondazione. Soldi poi usati per viaggi privati, cellulari, tablet, pranzi, “spuntini”, giù giù fino ai 7,5 euro rimborsati a Renzi nel 2014 per “Auguri Natale Quirinale”. Più che finanziamento illecito, accattonaggio molesto.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/02/10/tutti-uguali-tranne-due/6488413/