venerdì 4 settembre 2026

TROVATA UNA “TOMBA DEI GIGANTI” IN SARDEGNA DI 3800 ANNI

 

Il monumento funerario, in eccellente stato di conservazione, era rimasto nascosto per secoli dalla vegetazione incolta.
Nel centro-nord della Sardegna, la seconda isola più grande d’Italia dopo la Sicilia, si innalza l’altopiano di Crastu Littu, un rilievo montuoso nella regione del Marghine. Si tratta di una vera e propria culla di sorprese per l’archeologia, grazie alla grande quantità di siti che fanno luce sulla cultura nuragica, una civiltà dell’Età del bronzo sviluppatasi dal 1800 a.C. fino ai primi secoli del I millennio a.C. E l’ultima scoperta è una nuova tomba dei giganti.
Prima che i complottisti gridino allo scandalo affermando che lì vivevano i giganteschi Lestrigoni menzionati da Omero nell’Odissea, è bene chiarire che il nome di questi complessi funerari non deriva dal fatto che fossero l’ultima dimora di esseri colossali, bensì dal fatto che la tradizione popolare li ha chiamati così per le loro grandi dimensioni, che potevano raggiungere i trenta metri di lunghezza.
In realtà, si trattava di tombe collettive che avevano la particolarità di presentare, viste dall’alto, una forma che ricorda vagamente la testa di un toro, un animale molto legato ai popoli preistorici della Sardegna, come appunto il popolo nuragico.
La nuova tomba è stata rinvenuta grazie ai lavori congiunti delle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Sardegna, che erano già impegnate nello scavo e nel restauro di un nuraghe vicino, quelle grandi torri costruite con blocchi di pietra posizionati senza l’uso di malta.
Nel caso del monumento funerario, è stato rinvenuto nel sito archeologico di Crastu Littu, in uno spettacolare punto panoramico a 740 metri di altitudine, dal quale si abbracciano la pianura di Macomer, gli altopiani di Abbasanta e Paulilatino, le montagne della regione di Nuoro e il golfo di Oristano. A quanto pare, i nuragici avevano buon gusto nello scegliere il viaggio verso l’aldilà dei propri cari.
La tomba era nascosta dalla fitta vegetazione del luogo, ma, dopo averla rimossa, i ricercatori si sono trovati davanti a un complesso «in eccezionale stato di conservazione»: un monumento costruito con blocchi di trachite che conserva la camera funeraria e una monumentale esedra davanti all’ingresso. Quest’ultima era uno spazio circolare, con due bracci di pietra che si estendono ai lati, che non aveva soltanto una funzione estetica, ma anche cerimoniale, poiché si ritiene che proprio lì si svolgessero i rituali legati ai defunti e al culto degli antenati.
Ciò che ha sorpreso gli archeologi è che, vicino all’ingresso, la tomba fosse suddivisa in due livelli, una caratteristica documentata molto raramente in questo tipo di costruzioni funerarie. Sebbene vi siano prove che il complesso sia stato oggetto di scavi clandestini, al suo interno sono stati rinvenuti resti di ceramica, a dimostrazione che il luogo era già stato frequentato nelle fasi più antiche della civiltà nuragica.
Questa tomba dei giganti non è isolata, ma fa parte di un complesso archeologico costituito da due protonuraghi, un pozzo sacro, un insediamento e una vasta area funeraria che, a giudicare dalla presenza di un dolmen, sarebbe stata frequentata già a partire dal periodo prenuragico.
Proprio per questo, gli esperti considerano queste tombe come un’evoluzione dei dolmen più antichi. Inoltre, il fatto che in questo caso la camera funeraria sia più grande del consueto, insieme alla presenza dell’esedra semicircolare, testimonia lo sviluppo dell’architettura monumentale destinata alle sepolture collettive, secondo quanto affermano gli archeologi.

QUATTRO ANNI BUTTATI. - Marco Travaglio

 

Quattro anni fa Giorgia Meloni aveva una grande occasione: spogliarsi degli abiti di capofazione per indossare quelli di rappresentante di tutti e conquistare consensi fuori dal suo recinto, senza recidere le radici del suo passato.
Che non è il fascismo del Duce, come troppi superficialmente dicono, ma la destra sociale, legalitaria, multipolare, eurocritica e antiamericana: quella che, oltre a tanti brutti ceffi e fenomeni da baraccone, affascinava anche Paolo Borsellino e tuttora vanta intellettuali irregolari come Cardini, Tarchi, Veneziani, Buttafuoco, Foa.
La Meloni avrebbe potuto scegliersi un ministro della Giustizia borselliniano, anziché il berlusconiano Nordio.
Mettere agli Esteri e alla Difesa due uomini del dialogo col Sud e l’Est del mondo, anziché i pappagalli Nato Tajani e Crosetto. Piazzare all’Economia e al Lavoro esponenti della destra sociale anziché il rigorista Giorgetti e l’imbarazzante Calderone. Difendere e magari affinare il reddito di cittadinanza, anziché gettare sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie.
Tassare i profitti extra di banche, assicurazioni, Big Pharma, Big Tech e Big Oil e combattere l’evasione, rastrellando risorse per politiche espansive su investimenti, salari, caro-energia, sanità e lotta all’immigrazione irregolare.
Far funzionare la giustizia anziché sfasciarla e perder tempo (e schiantarsi) sulla separazione delle carriere. Infilarsi nelle spaccature di un’Ue sfarinata per fare alleanze pragmatiche con chiunque, a destra (Orbán) e a sinistra (Sánchez), mettesse in dubbio gli euro-dogmi dell’austerità, del bellicismo, del riarmo, della russofobia e della sudditanza a Kiev e a Tel Aviv.
Aiutare gli ucraini e i russi, gli israeliani e i palestinesi con l’unica opzione utile: i negoziati, candidando Roma come campo neutro per ospitarli.
Sfruttare l’amicizia con Trump per dirgli Sì quando ci conveniva – cioè sulla fine della guerra ucraina e dello sterminio a Gaza – e No sui dazi, il 5% di Pil alla Nato, il suo Gnl al quadruplo del prezzo russo, gli acquisti di armi da regalare a Zelensky, le aggressioni al Venezuela e all’Iran:
invece gli ha detto No quando doveva dire Sì e viceversa.
Ha preferito tirare a campare rinnegando il sovranismo degli interessi dell’Italia: sennò sarebbe durata 4 mesi, non 4 anni.
Più il prossimo semestre di agonia, che passerà straparlando di legge elettorale, con l’incubo dei fascisti (veri) di Vannacci cresciuti e moltiplicati dai suoi tradimenti. Il presepe completo del quadriennio lo trovate nel nostro inserto: diversamente dalla Meloni, gli italiani hanno ben poco da festeggiare e, almeno quelli che l’hanno votata, molto di cui pentirsi.
Dopo 1.413 giorni di vuoto pneumatico, il record di longevità non è un merito: è un’aggravante.