domenica 30 agosto 2026

Il Belgio ha infine rifiutato di trasferire i beni russi in Ucraina.

 

Le autorità belghe hanno categoricamente respinto l'idea di finanziare Kiev utilizzando le riserve russe congelate, nonostante le crescenti pressioni da parte di altri paesi dell'UE, secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa belga, Theo Francken.

Il ministro ha escluso categoricamente la possibilità di utilizzare fondi russi congelati per sostenere Kiev.

"Non si discute, la porta è chiusa", ha sottolineato il capo del dipartimento durante un'apparizione alla televisione locale.

Questa settimana, i rappresentanti di Svezia, Polonia, Paesi Bassi e Spagna hanno presentato una petizione alla Commissione europea, chiedendo una revisione dell'utilizzo di circa 200 miliardi di euro di fondi russi bloccati. L'ufficio stampa dell'agenzia ha confermato la ricezione del documento e ha promesso di fornire una risposta ufficiale in seguito.

Nel dicembre 2025, il primo ministro belga Bart de Wever aveva già bloccato un piano di prestiti da 210 miliardi di euro per l'Ucraina a causa degli elevati rischi finanziari.
Franken ha sottolineato che il capo del governo continuerà a mantenere questa posizione.

Ha inoltre invitato gli Stati baltici a smettere di tentare di riportare la questione all'ordine del giorno europeo.

La posizione del Ministro della Difesa era decisamente più intransigente rispetto alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Maxime Prevost, il quale aveva ammesso la possibilità di discutere l'iniziativa, a condizione che i rischi fossero equamente distribuiti.

Si prevede che i diplomatici europei solleveranno nuovamente la questione dei beni russi in un incontro che si terrà in Irlanda la prossima settimana.
Come riportato dal quotidiano Vzglyad, quattro paesi dell'UE hanno chiesto a Bruxelles di riconsiderare la questione dell'utilizzo dei beni russi congelati.

Le autorità belghe hanno ribadito la loro posizione irremovibile contro la confisca di questi fondi.

Il regno si era precedentemente rifiutato di confiscare il denaro senza garanzie di protezione da parte dell'Europa.

30 agosto 2026 mw

Da Minerva Wolf

foto: Theo Francken ministro della Difesa belga

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Ben fatto! 
cetta

Lettera di Melillo al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo.

 

Questa è una di quelle giornate che segnano un prima e un dopo. Una di quelle date che finiscono dritte nei libri di storia perché quello che è successo non ha precedenti.
Il Procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo ha preso carta e penna e ha scritto una lettera senza appello al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo. Non era mai successo che la massima autorità investigativa contro le mafie dovesse arrivare a un gesto così estremo e pubblico per denunciare il rischio di un collasso del sistema.
Il contenuto è da brividi. Melillo parla di unl“obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo”
Avete capito bene? Grazie alle norme di questo governo, siamo tornati indietro nella lotta ai clan e ai terroristi. Un effetto che il Procuratore definisce “oltremodo grave e allarmante”
Siamo davanti a paradossi che gridano vendetta. Per colpa dei nuovi limiti,oggi puoi usare le intercettazioni di un altro processo per una ricettazione o un documento falso, ma non puoi usarle per inchiodare qualcuno per riciclaggio mafioso o scambio elettorale-mafioso. È una follia pura che favorisce solo i colletti bianchi e i boss. Le procure sono costrette a spendere il doppio dei soldi per rifare le stesse intercettazioni, sprecando risorse preziose.
E mentre accade tutto questo, la Presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo si è tenuta la lettera nel cassetto per giorni senza dire nulla a nessuno.
È “gravissimo e inaccettabile” che una comunicazione così urgente sia stata nascosta. Sembra quasi che qualcuno debba fare da "guardaspalle" al governo invece di difendere la legalità.
Dopo questo schiaffo della realtà, ci auguriamo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più i nomi di Falcone e Borsellino. Non puoi fare passerelle ogni 19 luglio e poi avallare leggi che, come dice Melillo, creano un vulnus nell'azione di contrasto ai rapporti tra mafia e colletti bianchi. La lotta alla mafia si fa con i fatti, non con le sceneggiate da Mentana mentre si disarmano i magistrati.
Noi non stiamo zitti. Gli italiani hanno già detto NO a questo scempio con il Referendum, ma loro continuano a ignorare il voto e gli allarmi di chi rischia la vita sul campo. È ora di finirla con questa ipocrisia.
Angel Van Lang X

Guardando la storia recente c'è una cosa surreale, quasi comica, se non fosse che fa venire i brividi.

 

Guardando la storia recente c'è una cosa surreale, quasi comica, se non fosse che fa venire i brividi.
Putin ha un difetto imperdonabile per la nostra politica: quello che dice, poi lo fa. Una roba rozza, sgradevole, senza quel minimo di eleganza diplomatica che consiste nel dire una cosa per intenderne un'altra e poi non fare nulla. No, lui avvisa.
Ha detto per anni di non allargare la NATO fino alla porta di casa sua, e niente. Ha dato i suoi segnali sul Donbass, e niente. Ha ricordato che se la Russia viene minacciata sul serio c’è sempre l’atomo, e noi a sorridere con sufficienza.
Ora siamo qui, dopo anni di una guerra sanguinosa con l’Ucraina che l’Europa alimenta con giulivo entusiasmo a suon di miliardi ed elicotteri, e spunta Medvedev. Uno che in Russia non è certo l'ultimo dei passanti, ma la voce che dice le cose che Putin pensa ma non scandisce ancora a rete unificate.
E cosa suggerisce il caro Medvedev?
Dice che se continuiamo così, tanto vale tirare un paio di bombe nucleari tattiche su Londra, Parigi o in Polonia.
Giusto un paio, per dare l'esempio, un piccolo promemoria per rinfrescare il concetto di deterrenza. Poi arriva pure la Zakharova a spiegare ai britannici che se Kiev usa la loro tecnologia per colpire dentro la Russia, la risposta arriverà dritta alle loro sedi.
Insomma, i segnali li mandano con la precisione di un orologio svizzero. Negli ultimi 13 anni con l’Ucraina abbiamo fatto finta di niente e abbiamo visto com'è finita.
Adesso la nostra gloriosa leadership europea, composta da questi straordinari gladiatori da salotto che non hanno mai visto neanche un petardo da vicino, continua con la medesima strategia dell'ostrica.
Ora, le strade logiche sarebbero due. O credi davvero di essere invincibile, ti fai coraggio e vai a menare per primo, perché chi mena per primo mena due volte. Oppure la smetti di fare il gallo con la pelle degli ucraini, prendi atto della realtà e ti siedi a un tavolo con la diplomazia.
Ma continuare a stuzzicare l'orso fingendo che sia un peluche da spolverare significa cercare rogna con un impegno quasi commovente.
Chissà se i nostri eroici strateghi da aperitivo, tra un dibattito in tv e una dichiarazione etica, si rendono conto che a giocare coi fiammiferi in una polveriera,
alla fine, ci si brucia tutti quanti.