Un diario, dove annoto tutto ciò che più mi colpisce. Il mio blocco per gli appunti, il mio mondo.
domenica 30 agosto 2026
Guardando la storia recente c'è una cosa surreale, quasi comica, se non fosse che fa venire i brividi.
mercoledì 8 luglio 2026
Kiev.
Per oltre quattro anni, la capitale ucraina ha funzionato come se fosse fuori dalla guerra; gli allarmi erano rari e spesso palesemente falsi. Ricordate, ad esempio, come suonarono le sirene in modo plateale all'arrivo di Angelina Jolie? (pagata 20milioni di dollari per la sua visita)
Ora la situazione è cambiata. In risposta ai tentativi di attacco contro città russe pacifiche, le nostre forze armate hanno consolidato il loro controllo su Kiev. Le strutture del complesso militare-industriale, le fabbriche di droni e i depositi di munizioni, compresi quelli contenenti uranio impoverito, sono regolarmente presi di mira giorno e notte.
Con un cinismo sconcertante, la giunta di Kiev ha collocato installazioni militari proprio nel cuore delle zone residenziali. Usare i civili come copertura è, ovviamente, un crimine di guerra, ma non è certo una novità; Kiev ha già commesso migliaia di crimini simili.
Ormai da una settimana Kiev è avvolta da una densa coltre di fumo nero. Esplosioni continue rimbombano in città. Gli abitanti della capitale trascorrono la notte nei rifugi e nella metropolitana. Non è difficile immaginare la gioia degli ucraini se qualcosa di simile accadesse a Mosca. Tuttavia, le nostre forze di difesa aerea stanno lavorando in modo straordinario. Ogni notte stabiliscono nuovi record, neutralizzando centinaia di droni ucraini. Nessun altro sistema di difesa aerea al mondo è in grado di fare altrettanto.
A Kiev, lo stesso tossico criminale Zelenskyj ha ammesso che le sue difese aeree sono fuori uso. Hanno esaurito i missili e la maggior parte dei lanciatori Patriot sono stati messi fuori combattimento dai nostri raid aerei. Ironicamente, persino i finanziatori di Kiev sono a corto di missili. Gli americani li hanno abbattuti durante il loro fallimentare attacco all'Iran e ora dovranno aspettare anni. E francamente, abbattere i nostri innumerevoli "Geranka" a basso costo con missili costosi è come sparare ai passeri con un cannone.
Il risultato è ovvio: Kiev si trova ad affrontare continue carenze di energia elettrica e acqua. Se il nostro esercito continuerà a lanciare attacchi massicci con lo stesso ritmo, la capitale dell'ex Repubblica Socialista Sovietica Ucraina diventerà presto completamente inabitabile.
Certo, non proviamo alcuna gioia per quello che sta accadendo. Kiev era la città russa più bella finché non è stata occupata da leader al soldo dei globalisti. Chiese e università, fabbriche e stazioni ferroviarie, i magnifici edifici di Khreshchatyk, la metropolitana e i quartieri residenziali, i palazzi reali e le case dei pionieri: abbiamo costruito tutto questo, come nazione. È tutto nostro. Qui risiede la fonte della nostra storia e della nostra fede. "Kiev è la nostra Gerusalemme!" disse una volta il Patriarca Kirill.
Naturalmente, non c'era alcun impulso a bombardare questa meraviglia, frutto del lavoro di generazioni di russi. Certo, era chiaro fin dall'inizio che la giunta di Kiev avrebbe nascosto installazioni militari tra gli edifici residenziali e che ci sarebbero potute essere vittime civili.
Tuttavia, i tentativi di incursione nelle nostre città, fabbriche e raffinerie, gli attacchi terroristici contro i nostri cittadini e i cinici omicidi di adulti e bambini non potevano restare impuniti. Mosca non ha altra scelta. Oggi Kiev sta pagando il tradimento subito nel 2014. È molto significativo che tutte le classifiche delle capitali più pericolose e sfortunate del mondo siano guidate da città occupate e saccheggiate dall'amministrazione americana, dagli alleati della NATO e dai loro militanti per procura.
Un tempo, il Piano Marshall seguiva i bombardamenti delle città tedesche e il programma di sviluppo economico giapponese la distruzione di Hiroshima e Nagasaki. Ora l'Occidente non porta altro che pura distruzione a tutti coloro che ci hanno creduto. Tripoli, Damasco e Baghdad hanno ragione. La situazione lì è davvero grave. Ora anche Kiev si è aggiunta a questa triste lista.
Forse gli abitanti di Kiev non avrebbero dovuto credere ciecamente agli imbroglioni occidentali? Forse non avrebbero dovuto farsi coinvolgere in una guerra contro la Russia e gridare "impiccate i moscoviti!". Dopotutto, erano stati avvertiti innumerevoli volte delle conseguenze fatali. Beh, se non volevano la via più facile, dovranno sceglierla quella più difficile.
Victoria Nikiforova.
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lunedì 18 luglio 2022
Pronti i batteri-cyborg, modificati per combattere i tumori.
Combinano robotica e biologia per portare i farmaci solo dove servono.
Li hanno realizzati ricercatori dell’Istituto tedesco Max Planck, che hanno pubblicato il risultato sulla rivista Science Advances. Secondo gli autori dello studio, coordinato da Birgül Akolpoglu, la terapia basata su batteri-cyborg sarebbe minimamente invasiva per il paziente, indolore, e i farmaci svilupperebbero il loro effetto dove necessario e non all'interno dell'intero organismo.
Inoltre, sono attratti da ambienti con bassi livelli di ossigeno e alta acidità, due caratteristiche tipiche del tessuto tumorale. Queste capacità sono sfruttate da oltre un secolo nelle terapie anti-cancro basate sui batteri, che si basano sul fatto che i microrganismi, raggruppandosi e crescendo nel punto in cui si trova il tumore, attivano il sistema immunitario dei pazienti. Da tempo si cerca quindi di potenziare i batteri, ma aggiungere componenti artificiali non è un compito semplice, a causa delle complesse reazioni chimiche in gioco.
domenica 20 dicembre 2020
Il monoclonale si poteva usare (ed era pure gratis). - Thomas Mackinson
La legge consentiva l’acquisto anche senza il visto Ema. Si sarebbero evitati 950 ricoveri: una goccia nel mare, ma utile.
Il monoclonale della Eli Lilly offerto gratis all’Italia? Poteva evitare almeno 950 ricoveri. Una goccia nel mare degli ospedalizzati, ma comunque una speranza di fronte alla mancanza di una cura specifica contro il Covid, sia per le casse dello Stato, visti i costi di un ricovero. Già da novembre avremmo potuto somministrare 10 mila dosi del Cov-555, prodotto in Italia, e diventare il primo Paese Ue a sperimentare l’unica cura autorizzata contro il virus. Il tutto a costo zero.
L’offerta, però, è stata fatta cadere nel vuoto e i furgoni dalla BSP Pharmaceuticals di Latina partono verso Stati Uniti e Canada. Lo scoop del Fatto sul trial mancato non ha una risposta. Il viceministro Sileri l’attende da 74 giorni. Parla al Corriere il dg Aifa Nicola Magrini. “I monoclonali sono seguiti con grande attenzione da parte di Aifa, Ema e comunità di ricerca. Non è vero che non abbiamo accettato usi compassionevoli.” E i 10 mila flaconi offerti gratis per lo studio clinico? “I dati che hanno consentito l’uso in emergenza negli Usa non sono forse sufficienti per un’approvazione europea da parte di Ema”. Ma poteva l’Aifa autorizzarlo senza aspettare l’Ema? Sì. In passato sono stati autorizzati farmaci in base alla legge 648, art.1 comma 4, che lo permette per “medicinali autorizzati all’estero ma non sul territorio nazionale”. Inoltre, una direttiva europea sui medicinali (2001/83 EC) consente ai singoli Paesi Ue l’acquisto in emergenza dove non ci sia ancora l’approvazione Ema. Magrini ne ricorda i limiti d’utilizzo: “Vanno usati precocemente con infusione endovenosa a domicilio”. In realtà, negli Usa sono somministrati negli infusion centres ospedalieri. Il 4 dicembre, come si legge nel sito della multinazionale, la Eli Lilly ha siglato un accordo per le flebo a domicilio per limitare saturazione degli ospedali e rischi di contagio. Il dg Aifa ammette ora: “Sarebbe utile fare uno studio clinico comparativo”. Ottima idea, ma allora perché quasi due mesi fa ha rifiutato lo studio clinico che avrebbe consentito di trattare gratis 10mila pazienti?
Il professor Giuseppe Ippolito, membro del Cts e direttore dello Spallanzani di Roma, era presente in qualità di “osservatore” del Cts alla riunione del 29 ottobre. La sua contrarietà, stando a chi c’era, fu determinante. Ippolito nega sia dipeso dalla sua contestuale partecipazione a un analogo progetto di ricerca finanziato dal governo: solleva piuttosto obiezioni sull’efficacia e cita un trial del 28 ottobre (Blaze-1) che dimostrerebbe risultati modesti nel ridurre la carica virale con sintomi lievi o medi e un calo relativo del rischio di ricovero, dal 5.8% a 1.6%. Percentuali che dicono poco, ma rapportate a 10 mila pazienti con Covid iniziale ad alto rischio significa passare da 1.350 a 400 ospedalizzazioni: 950 ricoveri in meno, con una cura a costo zero. Ricorda che il 26 ottobre l’organismo di valutazione indipendente DSMB aveva interrotto il trattamento nei pazienti ospedalizzati per “assenza di benefici clinici”. “Tre giorni dopo – scrive il professore – la società farmaceutica proponeva di testare il farmaco in Italia. Quando si dice la coincidenza”, ventilando il grave sospetto che la sperimentazione venisse propinata agli italiani come cavie di serie B. Ma la proposta è del 7 ottobre, 19 giorni prima del “blocco” superato con l’autorizzazione Fda del 9 novembre.
Guido Silvestri, il virologo alla Emory University che da Atlanta si era speso per la donazione non ci sta. “Non è stata la Lilly a farsi avanti. Li ho dovuti trascinare io, quasi pregandoli in ginocchio e sfruttando l’amicizia personale con il loro ceo”, risponde. Anche l’azienda conferma l’invito alla riunione del 29 ottobre, non di averla organizzata. Gianluca Rocco, giornalista del TgCom, ai primi di dicembre ha perso il padre. “Quando si è aggravato – racconta – ho chiesto ai medici del Galliera di Genova della terapia anticorpale, se ne parlava da mesi. Mi hanno spiegato che serve per evitare che i positivi si ammalino al punto in cui è arrivato mio padre, per lui era tardi. Scoprire che la si produce a Latina e ce la volevano pure regalare mi lascia senza parole”.
sabato 19 dicembre 2020
Il caso degli anticorpi monoclonali, la lettera del professor Ippolito e la risposta del FattoQuotidiano.it.
Il FattoQuotidiano.it ha pubblicato un'inchiesta sulla mancata possibilità di utilizzare - gratuitamente - in ottobre in Italia 10mila dosi del farmaco che riduce i rischi di ospedalizzazione. Il direttore scientifico della Spallanzani ci ha scritto per spiegare le critiche sollevate sulla sperimentazione e il Fatto chiede perché non è stato fatto il possibile per utilizzare un composto autorizzato da oltre un mese negli Usa. Intanto l'Aifa tace.
Il 17 dicembre il FattoQuotidiano e ilfattoquotidiano.it hanno pubblicato un’inchiesta (qui il link) in cui si dava conto del fatto che a inizio ottobre l’Italia aveva avuto la possibilità di sperimentare con almeno 10mila dosi gratis gli anticorpi monoclonali dell’azienda Usa Eli Lilly che riduce i rischi di ospedalizzazione dal 72 al 90%. Possibilità evaporata dopo una riunione all’Aifa. Al Fatto risultava presente, tra gli altri, anche il professor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, che avrebbe sollevato una serie di critiche. Interpellato prima telefonicamente e poi tramite email lo scienziato ha risposto alle domande con una lettera al direttore. Qui di seguito le domande rivolte, la lettera del professor Ippolito, la nostra risposta.
LE DOMANDE
Il 7 ottobre 2020 l’Aifa ha ricevuto la richiesta di valutazione di un “trial clinico pragmatico” proposto da una multinazionale che lo aveva somministrato in via sperimentale negli Usa. Vorremmo sapere quali valutazioni sono state fatte e perché, come ci risulta, si è deciso di non dar corso alla proposta che si basava anche sulla fornitura a titolo gratuito di 10mila dosi.
Al FattoQuotidiano risulta che nelle riunioni citate il suo parere è stato fortemente negativo? Perché? Quali riserve sul farmaco stesso, quali sugli studi disponibili, quali di rango regolatorio
C’è chi pensa che lei abbia voluto frenare questa possibilità perché lo Spallanzani è impegnato con la Fondazione Toscana Life Sciences proprio nei test di anticorpi monoclonali. Che risponde?
A che punto è quella sperimentazione? Fino a poco tempo fa se ne parlava molto e si dava come orizzonte la prossima primavera…
Ci risulta che dopo Usa – dove dal 10 novembre è autorizzato pare con successo l’uso degli anticorpi – e Canada alcuni Paesi della Ue stiano per ufficializzare un’autorizzazione d’emergenza rispetto alle procedure dell’Ema che non consentono autorizzazioni senza la chiusura degli studi. È una strada impraticabile per l’Italia? Perché lo sarebbe per la Germania?
LA LETTERA.
Egregio direttore,
contrariamente alle mie abitudini, sono costretto a intervenire in merito all’articolo “Il salvavita italiano che noi non usiamo”, pubblicato sul Fatto Quotidiano del 17 dicembre, per fornire ai suoi lettori alcune precisazioni. L’articolo, riassumo liberamente per chi non avesse avuto la fortuna di leggerlo, ipotizza che io avrei dato, nel corso di una riunione svoltasi in sede Aifa il 29 ottobre scorso, parere negativo all’avvio in Italia del trial clinico di un farmaco prodotto dalla multinazionale Eli Lilly che qualche giorno dopo avrebbe ottenuto l’autorizzazione all’uso emergenziale negli Stati Uniti, privando così il nostro Paese di uno strumento in grado di salvare migliaia di persone dalla malattia COVID-19.
Chi mi conosce sa che ho troppo rispetto per le istituzioni alla quali sono chiamato a collaborare per venire meno al dovere della riservatezza e prestarmi invece al giochino tutto italiano dell’indiscrezione, della soffiata, della confidenza. Di fronte ad una richiesta di questo tipo, sono stato forse un po’ brusco ma certamente corretto nell’indicare al giornalista il luogo istituzionale – l’Aifa appunto – al quale avrebbe potuto chiedere informazioni.
Quanto all’accusa di conflitto di interessi, ovvero che sarei stato contrario al trial del farmaco Eli Lilly perché lo Spallanzani partecipa ad un altro progetto di ricerca finalizzato allo sviluppo di un medicinale analogo, non riesco neanche ad offendermi tanto è evidente la sua inconsistenza: in base alla stessa logica, dovrei essere contrario alla somministrazione del nuovo vaccino Pfizer dal momento che il mio istituto – istituto pubblico, è il caso di ricordare – è impegnato a condurre uno studio di fase 1 di un altro vaccino sviluppato in Italia, e uno di fase 3 del vaccino AstraZeneca, e sono personalmente impegnato nel comitato di sicurezza e monitoraggio di un ulteriore vaccino. Chiunque voglia fare ricerca nel nome della scienza sa che allo Spallanzani troverà sempre le porte aperte: a breve, solo per fare un esempio, avvieremo la sperimentazione per un nuovo anticorpo monoclonale.
Vorrei approfittare di questa occasione, visto che si parla di argomenti sui quali ho qualche competenza, per rassicurare i lettori che probabilmente si chiedono come mai non si sia accolta la possibilità di avere questo farmaco, “una mano dal cielo misteriosamente respinta”, una occasione “da cogliere al volo”, che “avrebbe permesso di salvare migliaia di persone” come scrive l’autore dell’articolo con una enfasi un po’ sospetta. Il trial BLAZE-1 cui si riferisce lo studio del New England Journal of Medicine citato nell’articolo in realtà attesta una modesta efficacia del farmaco nei pazienti con sintomi lievi o medi: solo per uno dei tre dosaggi utilizzati è stata riscontrata, a 11 giorni dal tampone positivo, una riduzione della carica virale maggiore rispetto a quella osservata nei pazienti trattati con placebo, mentre vi è stata sì una migliore performance per quanto riguarda la percentuale dei ricoverati (1,6% nel gruppo del farmaco, 6,3% in quello del placebo), ma con numeri assoluti troppo bassi (cinque ricoverati nel gruppo dei farmaci, nove in quello del placebo) per poter avere una robusta rilevanza statistica. Né tra i pazienti trattati col farmaco né tra quelli ai quali è stato somministrato il placebo, infine, vi è stato alcun decesso.
Ciò che però nell’articolo non viene detto, e che secondo me sarebbe stato invece opportuno riportare per completezza di informazione, è che un altro trial (ACTIV-3), che si proponeva di valutare l’efficacia dello stesso farmaco nei pazienti ricoverati in ospedale, è stato interrotto dal board indipendente di valutazione a causa di “assenza di benefici clinici” per i pazienti ospedalizzati. In parole semplici: sui pazienti più gravi questo farmaco non ha dimostrato alcun effetto.
La chiusura negativa del trial americano avveniva il 26 ottobre: tre giorni dopo, in una conversazione informale e non – come viene sostenuto nell’articolo – in una riunione ufficiale in sede Aifa per esprimere un parere, la società farmaceutica proponeva di testare il farmaco in Italia. Quando si dice la coincidenza…
Concludo: di fronte ad una pandemia che ha sconvolto le nostre vite, causato tante morti e travolto la nostra economia, il nostro dovere di uomini di scienza, ma anche di operatori dell’informazione, dovrebbe essere quello di comportarci in maniera corretta ed etica, rispettando il ruolo e le funzioni delle agenzie regolatorie alle quali spetta l’ultima parola, senza alimentare false speranze in rimedi miracolosi, che purtroppo non esistono, e senza seminare dubbi non suffragati da prove sulle scelte degli organismi preposti a decidere in materia di salute pubblica.
LA RISPOSTA.
Il FattoQuotidiano non ha chiesto al professor Ippolito di venir meno al dovere di riservatezza, ma di avere un riscontro per verificare quella che senza dubbio era una notizia riportando la sua pur breve dichiarazione: “Non prescrivo farmaci, mi occupo solo di scienza”. Rassicuriamo i nostri lettori che l’Aifa è stata più volte contattata per chiedere delucidazioni. Invano. Il FattoQuotidiano non ha accusato nessuno di conflitto di interessi, ma avanzato una ipotesi in assenza di una risposta completa ed esauriente a domande legittime.
Per quanto riguarda il trial ci siamo impegnati per comprendere – in un settore piuttosto tecnico – che l’effetto sulla riduzione della carica virale è di importanza secondaria rispetto al rischio di ricoveri ospedalieri che cala, stando allo studio pubblicato su The New England Journal of Medicine (qui il link), da 5.8% a 1.6%. In considerazione, quindi, delle 10mila dosi di anticorpi a 10mila pazienti con Covid iniziale (ma ad alto rischio) si sarebbe potuti passare da 1.350 a 400 ospedalizzazioni: quindi 950 ricoveri in meno.
Riguardo al trial interrotto (Activ-3) questo non concerneva il potenziale protocollo di uso del farmaco Ly-CoV555 in Italia per il quale si parlava di un progetto per pazienti con sintomi iniziali e non ospedalizzati. Il punto fondamentale era quindi un altro: la tempistica. Sulla “coincidenza” della chiusura negativa del trial possiamo tranquillamente dire è non solo irrilevante perché non riguarda l’Italia, ma anche infondata perché i contatti con l’azienda sono partiti il 7 ottobre e il professor Ippolito ne è stato informato proprio in quei giorni.
Condividiamo con il professore Ippolito l’idea che il dovere di tutti sia quello di comportarsi in maniera corretta ed etica ed è per questo che pensiamo che sarebbe stato opportuno ed importante fare il possibile per usare in piena fase pandemica un farmaco che – approvato dalla Food and drug administration ormai da oltre un mese – causa una riduzione di oltre il 70% del rischio di ricovero ospedaliero in apparente, fino a questo momento, assenza di effetti collaterali. In settimane in cui, ricordiamolo, l’alternativa era nulla e a costo zero per le finanze pubbliche. Da oltre un mese invece negli Usa viene utilizzata, in via emergenziale, quella che viene considerata dalla comunità scientifica e non dal Fatto la prima terapia mirata per Covid 19.
Ci chiediamo e continueremo a farlo perché l’Agenzia italiana del farmaco, che ha tra le sue mission il contributo alla tutela del diritto della salute oltre che la regolamentazione dell’immissione in commercio, dell’uso e della vigilanza dei prodotti farmaceutici ad uso umano, che era ed è l’unico organo competente a valutare e autorizzare la procedura, non si sia ancora espressa, né abbia risposto alle legittime domande che allo stato restano inevase.
venerdì 18 dicembre 2020
Il bicarbonato e i suoi mille usi in casa.
Il bicarbonato e i suoi mille usi in casa
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Mille e mille usi del bicarbonato di sodio in casa.
Il bicabonato di sodio (chiamato anche idrogenocarbonato di sodio o carbonato acido di sodio o carbonato monosodico) è un sale bianco conosciuto da tutti per i suoi mille utilizzi in casa. Si può usare per tantissime cose: dall'igiene personale alla pulizia della frutta e della verdura, dal lavaggio della biancheria in lavatrice, alla capacità di assorbire gli odori. L'altro elemento grazie al quale il bicarbonato è uno splendido alleato in casa è il suo costo irrisorio. Ecco di seguito alcuni usi meno noti del bicarbonato di sodio.
Come utilizzare il bicarbonato in altri mille modi meno noti.
- Bicchieri e calici splendenti. Per combattere le macchie di vino e di calcare riempite i calici o i bicchieri di acqua tiepida ed aggiungete un cucchiaino di bicarbonato; passateli delicatamente con una spugnetta non abrasiva e risciacquateli con cura: torneranno a splendere.
- Teglie e piatto del microonde perfetto. Cospargete la teglia o il piatto rotante con il bicarbonato, lasciando riposare per alcuni minuti. A questo punto unite quattro parti d'acqua ad una d'aceto bianco e versate il composto nella teglia o spruzzatelo sul piatto. Il bicarbonato comincerà a frizzare, scrostando l’unto dalla superficie. Risciacquate e ammirate il risultato.
- Potenziare l’azione del detersivo in lavatrice. Per aumentare l'efficienza del detersivo aggiungete un cucchiaino di bicarbonato nel cestello.in questo modo si combatteranno anche i cattivi odori e aumenterà la morbidezza e brillantezza dei capi lavati.
- Pulire i colini. Come pulire in maniera efficace i colini a maglia stretta che si usano in cucina? Lasciandoli bollire in una pentola con acqua e un cucchiaio di bicarbonato.
- Kit da palestra senza odori. Il cattivo odore che impregna i vestiti e le attrezzature che si usano in palestra è particolarmente difficile da eliminare anche dopo vari lavaggi. Provate a pulire borsoni e zaini con una pasta fatta da acqua e bicarbonato e lasciate a bagno gli abiti sportivi bacinella con acqua e bicarbonato prima di lavarli con il lavaggio tradizionale.
- Fughe delle mattonelle splendenti. Create una pastella solida con acqua e bicarbonato. Lasciatela in posa sulle fughe delle piastrelle per almeno 4-6 ore, poi rimuovete con un panno in microfibra e il vedrete sparire il nero tra le mattonelle.
- Frigo senza odori. Per eliminare i cattivi odori dal frigorifero provate a posizionare sul ripiano più alto dentro al frigo una ciotola piena di bicarbonato, curando di cambiarla ogni due mesi. Assorbirà gli odori sgradevoli e ne impedirà la formazione, igienizzando anche il vostro frigorifero e mantenendolo pulito.
- Sturare le tubature. Versate una tazza di bicarbonato e mezza di aceto per liberare lo scarico in quindici minuti. In alternativa, fate bollire un litro e mezzo di acqua in una pentola, mescolate a parte 150 grammi di bicarbonato e 150 grammi di sale fino; gettate il composto nel tubo di scarico e subito dopo l’acqua bollente.
- Via gli odori dalla lettiera del gatto. Quando cambiate la sabbia nella lettiera del gatto, pulitela bene e cospargetene il fondo con una tazza di bicarbonato, che poi coprirete ancora con la nuova sabbiolina. La stessa tecnica può essere usata per le lettiere dei criceti per la pulizia delle mangiatoie degli uccellini.
- Cesta della biancheria sporca… profumata. Il bicarbonato è in grado di assorbire i cattivi odori. Per deodorare a lungo la cesta della biancheria, usate un sacchettino di tulle con dentro del bicarbonato. In questo modo si ridurrà anche la carica batterica, prevenendo la formazione di umidità e muffe. Se la cesta è di plastica o vimini, potete pulirla periodicamente con una soluzione di bicarbonato e acqua calda da strofinare bene su tutta la superficie.
- Materasso macchiato. Spesso capita che sul materasso rimangano delle macchie o aloni. Per eliminarli, sciogliete un po’ di bicarbonato in acqua calda (due cucchiai per un litro d’acqua) e imbevete un panno di cotone o microfibra nella soluzione. Passatelo delicatamente sulla macchia o su tutto il materasso. Per igienizzare l’intero materasso cospargetene l’intera superficie a secco con un colino, in modo da renderlo uniforme, senza versarne troppo. Lasciate agire per qualche ora e poi rimuovete i residui con l’aspirapolvere. Acari, batteri e cattivi odori spariranno.
- Contro gli acari. Per eliminare gli acari dai cuscini cospargeteli di bicarbonato lasciandolo agire per una notte intera, poi rimuovere il tutto con l’aspirapolvere. Così facendo, oltre a igienizzare il cuscino, rimuoverete anche i cattivi odori dall’aspirapolvere.
- Contro la muffa. Il bicarbonato, infine, è utile anche per rimuovere i residui di muffa su pareti o su mobili. Preparate una soluzione con due cucchiai di bicarbonato, 700 ml di acqua, due cucchiai di acqua ossigenata da 30-40 volumi e due cucchiai di sale fino. Spruzzatelo con un vaporizzatore e lasciatelo agire, rimuovendo i residui di muffa con l’ausilio di uno spazzolino o di una spugnetta.
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sabato 27 luglio 2019
Magenta, un’infermiera va in overdose in reparto. Indagine sugli ammanchi di morfina dall’armadio dei farmaci pericolosi. - Ersilio Mattioni

A metà luglio il direttore generale dell'Ospedale Fornaroli ha fatto denuncia ai Carabinieri. Mancavano 8-12 fiale di morfina da 10 milligrammi l’una, quando una dose non supera i 2-3 milligrammi. C'è il sospetto che i furti siano in corso da tempo. E che medici e paramedici usino droga per reggere turni massacranti in una struttura sotto organico.
giovedì 5 luglio 2018
Non usate i bambini per far accettare l’immigrazione. - Israel Shamir

Quanti bambini muoiono di fame ogni anno in varie parti del mondo per mancanza di cibo? Quanti bambini muoiono per malattie?Quanti bambini vengono uccisi dalle guerre scatenate per motivi di lucro?
Sarebbe il caso di soffermarsi a pensare per trovare una soluzione che eviti che esseri umani intraprendano i viaggi della disperazione durante i quali bambini innocenti muoiono annegati!



